Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo IV

Copertina di Rimpatriata a NY
Copertina con AI

Rimpatriata a NY

di @bloodymary79

Originale · Classificazione: Esplicito · Completa

14.498 parole · 5 capitoli · 1 lettura · aggiornata il 30 ottobre · nessuna recensione ›

Avvertenze

Contenuto sessuale esplicito

Tag

F/M · Introspettivo · Romantico · Slice of life

Personaggi

Personaggi originali

Sally La protagonista femminile. Una ragazza introspettiva, fragile ma incredibilmente resiliente. Nell'adolescenza affronta la forte pressione familiare, la perdita del nonno e una battaglia silenziosa contro le proprie insicurezze. Crescendo, si trasforma in una donna colta e indipendente, ricercatrice accademica divisa tra l'Italia, la Germania, l'Austria e l'America, senza mai perdere la sua…

Capitoli

5 capitoli, del 30 ottobre

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Riassunto

Riassunto

Un vortice di luci stroboscopiche, adrenalina pura e sogni che superano l'oceano. Nel cuore pulsante di New York, tra il caos frenetico e glamour del backstage di un club a Chelsea e l'energia inconfondibile di una notte rock sregolata, le strade dei protagonisti tornano a intrecciarsi inaspettatamente.

È una storia che profuma di rivincita e di libertà, ma soprattutto un tributo toccante all'amicizia viscerale che tiene unito questo gruppo nel corso degli anni. Tra le risate, i brindisi e le chiamate in streaming oltreoceano con chi è rimasto a casa, emerge con forza la complicità fraterna e la lealtà incrollabile che lega Sally a Marco — l'amico di sempre, spalla solida e rifugio sicuro fin dai tempi della periferia. Al contempo, la notte newyorchese riaccende la chimica magnetica e intensa tra Sally e Teo: un'intesa fatta di sguardi, desiderio represso e una passione bruciante che non ha mai smesso di scorrere calda sotto la superficie. Tra imprevisti gestiti con sfrontatezza e una colonna sonora che batte al ritmo di un'epoca irripetibile, questa parentesi newyorchese dimostra che, qualsiasi cosa accada nel mondo, certi legami sono destinati a rimanere indissolubili.

Capitolo 4

La Sfilata

2.528 parole, circa 13 minuti

Copertina del capitolo 4

Il chiasso del backstage del club a Chelsea era un vortice pirotecnico di vapore, lacca spray a getto continuo, profumi di nicchia da centinaia di dollari e grida isteriche sputate in almeno quattro lingue diverse. Tra i camerini improvvisati delimitati da paraventi neri e gli stender stracolmi che rischiavano di ribaltarsi sotto il peso di pelle borchiata, pizzo e seta scarlatta, la tensione non si tagliava con un coltello: si spalmava come burro fuso sull'asfalto rovente.

Elena, con un pettine a coda infilato come un pugnale tra i ricci castani in fiamme e un rossetto scuro tenuto stretto tra i denti, finì di tirare i lacci del corsetto di Sally con la precisione spietata di un boia del Seicento. Sally trattenne il fiato con un gemito soffocato, sentendo la seta e il pizzo rossi adoperarsi come un’armatura sensuale e impietosa sulla pelle scoperta, mentre il petto le saliva e scendeva a ritmo battente.


«Ascoltami bene, Sally, e ficcatelo in quella testa da prof!» ruggì Elena, togliendosi il rossetto dalle labbra con un gesto teatrale e puntandole il dito dritto tra le clavicole, gli occhi spalancati da una trance da palcoscenico puro. «Quando arrivi in fondo a quella cazzo di passerella, non voglio vedere la prof di provincia che pensa alle correzioni in rosso! Voglio che tu sia sensuale e sfrontata sul palco come se tu e Jo faceste sesso fantastico e sfrenato in questo esatto momento! Deve trasudare tensione pura, sudore, ritmo e corto circuito!»


Teo, appoggiato a uno stander metallico con le braccia incrociate bofonchiò un'imprecazione fitta prima di esplodere a voce alta: «Ma che cazzo vai dicendo, Elena?! Ma ti sembra il momento e il modo di sparare certe stronzate?!»

Elena si girò di scatto verso di lui senza neanche interrompere il movimento rotatorio con cui stava applicando una dose generosa di illuminante dorato sulle spalle di Sally: «Zitto tu, Teo! Santo cielo, sei antico come le prugne secche! Questa è arte, è spettacolo, è rock and roll, e la gente là fuori vuole sentire il sangue scorrere caldo e le pulsioni a mille, mica le tue gelosie da quattordicenne!»


Poco più in là, incastrato tra due casse da imballaggio e un cumulo di prolunghe elettriche, Marco era seduto con un tablet da dieci pollici tenuto in bilico sulle ginocchia.


Sullo schermo illuminato, le facce sgranate e pixelate di Dado e Tommy brillavano nella notte milanese, tra bottiglie di birra stappate a orari del tutto illegali e urla soffocate a gran voce per non farsi cacciare dai vicini di casa.

«Guardale là,» disse Marco avvicinando il viso alla fotocamera e parlando sottovoce per non farsi sentire dal caos dei camerini. «Guardate quelle due scatenate. Ve le ricordate al liceo?»

«Come dimenticarle?» rispose la voce gracchiante di Dado dallo speaker, mentre sullo schermo mandava giù un sorso generoso di birra. «Due mezze disadattate con i jeans strappati che sembravano cadute da un altro pianeta.»

«Esatto,» sorrise Marco con una sfumatura di sincera nostalgia negli occhi. «Infilate nei banchi di un liceo classico ultra-borghese dove non c'entravano assolutamente un cazzo. Due alieni tra mocassini firmati, giacche di tweed e maglioncini di cachmire. Si sono riconosciute al primo sguardo e non si sono più staccate. E guardatele adesso: stanno mettendo a ferro e fuoco Chelsea.»

«Un momento storico per l'Emilia!» esclamò Tommy sventolando una bottiglia di birra a mo' di trofeo. «Se quella sfilata non spacca, io e Dado veniamo a New York a piedi da Milano! Faccelo vedere, Marco, gira la fotocamera!»

«Forza ragazze, siamo in diretta streaming dalla nebbia di Milano!» aggiunse Dado ridendo. «Fate vedere a questi americani di che pasta siamo fatti noi emiliani!»


«Sipario e luci tra trenta secondi! Tutti fuori dal passaggio!» urlò lo stage manager americano, gesticolando come un forsennato dall'auricolare wireless.

Il debutto, però, fu tutt'altro che una passeggiata trionfale da manuale.

Quando le luci della sala si azzerarono di colpo e il basso distorto, viscerale e martellante di Mysterious Ways riempì il club di Chelsea facendone vibrare le pareti di mattoni a vista, l'impatto con il pubblico fu un muro di mattoni. Fuori c'era una fauna spietata: buyer di moda con l'occhiale scuro da notte, critici dal taccuino affilato, influencer della prima ora e vip con la puzza sotto il naso pronti a smantellare lo show al primo passo falso.


Al terzo metro sulla passerella di legno lucido, la sfortuna decise di fare la sua comparsa: il tacco a spillo di Sally si incastrò nell'intercapedine impercettibile tra due assi di legno. Un secondo prima stava prendendo il ritmo, quello dopo il piede le si bloccò di colpo e Sally sbilanciò il busto in avanti, con il cuore che le schizzò dritto in gola per la vergogna e il panico.


Ma Jo, al suo fianco, fu perfetto. Senza spezzare la camminata né perdere un solo battito della musica, le scivolò accanto con un movimento fluido e spaventosamente naturale. Le passò un braccio attorno alla vita con un'eleganza da ballerino rock, sostenendola prima che potesse cadere e sfruttando la spinta per farle liberare il tacco con un gesto secco ma incredibilmente scenografico. Sembrava una mossa studiata a tavolino, un passo di danza sfrontato e pieno di complicità.


Jo le mormorò sulle labbra, mantenendo l'inquadratura perfetta per i fotografi: «Ci sei, prof. Ora spacca.»

Sally sciolse le spalle, piegò leggermente la testa e lanció alla prima fila un sorriso sghembo, magnetico, incredibilmente sensuale e divertito dall'imprevisto. Un gesto spontaneo, organico, spudoratamente vero. Invece di pietrificarsi con la classica maschera di gesso delle modelle di professione, riprese a camminare non come un manichino da vetrina, ma come una donna reale che possedeva ogni singolo centimetro di quel pavimento.


Quella spaventosa freschezza, quell'assenza totale di pose precostruite e la capacità di trasformare un errore in un momento di puro magnetismo, bucarono la sala come una pallottola. I flash dei fotografi esplosero all'unisono in una scarica cieca e assordante. Il pubblico scattò in piedi.

Il finale fu un boato di urla, applausi e bicchieri infranti.


Al party post-sfilata, tra calici di champagne che fluivano a fiumi e musica lounge d'avanguardia a volume siderale, la collezione di Elena diventò in tre minuti il pezzo pregiato della notte newyorchese. Buyer e curatori le ronzavano attorno come vespe sul miele, pronti a contendersi i capi a suon di assegni.


Sally, indossando un abito rosso creato da Elena sopra il completo della sfilata, cercava disperatamente un angolo d'ombra per riprendere fiato e mandare giù un sorso di qualche alcolico per rinfrescare l'ugola in fiamme. Un uomo sulla cinquantina, abito gessato di taglio impeccabile, capelli brizzolati e la classica aria spietata di chi dirige un'agenzia di modelle top-tier a Manhattan, la agganciò al volo piazzandosi a tre centimetri da lei con un biglietto da visita già pronto tra le dita.


«Ipnotica. Semplicemente ipnotica, fresca, una presenza incredibile,» disse l'uomo squadrandola da capo a piedi con un entusiasmo vorace e commerciale. «Non ti ho mai vista a nessun casting in città. Per chi sfili? Con chi sei sotto contratto? Ho un paio di campagne internazionali per cui saresti il volto ideale... Parliamo di cifre...»


Sally diventò istantaneamente dello stesso colore rosso scarlatto dell'abito che indossava. Balbettò, gesticolando goffamente con la bottiglia di birra in mano: «Ah... no, guardi, la ringrazio moltissimo, ma io... io in realtà non sono una modella! Faccio tutt'altro nella vita, sono qui solo per un puro e semplice caso...»

«Oh, ma per favore! Tutti dicono così all'inizio!» la interrompe l'agente sfoderando un sorriso a trentasei denti. «Il tuo volto e quelle gambe parlano da soli, lasciati guidare da chi ha occhio—»


Teo, che stava seguendo la scena da un paio di metri con le mascelle serrate e gli occhi ridotti a due fessure, fece tre passi decisi in avanti pronto a piantarsi fisicamente tra l'agente e Sally per farlo sparire. Ma prima che potesse anche solo aprire bocca, Elena sbucò dal nulla come un ciclone di seta e profumo, con due bicchieri di gin tonic straboccanti e gli occhi ancora iniettati della follia della vittoria.


Si infilò di traverso con una spallata atletica tra l'uomo e Sally, alzando un dito smaltato di nero proprio a un millimetro dal naso del manager: «Spiacente, mio caro signore! Arrivi con una quindicina d'anni di ritardo sulla tabella di marcia!»


L'agente batté le palpebre, visibilmente spiazzato: «Prego?»

«Questa modella fantastica qui,» continuò Elena tirandosi Sally a sé per il collo con un impeto quasi violento e stampandole un bacio rumoroso sulla guancia che le lasciò il segno del rossetto, «ha già firmato un'esclusiva a vita ed eterna con la sottoscritta. È un patto inviolabile siglato con birra economica da discount e sangue sputato sui dizionari di Latino e Greco all'età di quattordici anni nei bagni del liceo! Non si vende, non si affitta, non si presta e soprattutto ha un'anima che la tua agenzia di fighetti non si potrà mai permettere! Ora scusaci, dobbiamo andare a prosciugare il bar!»


Senza concedergli un solo secondo per replicare, Elena trascinò Sally verso il bancone facendosi largo tra la folla, ammiccando con un gesto d'intesa verso Teo. Rimasto a metà strada, Teo si lasciò scappare un sospiro profondo, scuotendo la testa con un sorriso.


Da quel momento in poi, la festa smise di seguire qualsiasi logica e degenerò in un'orgia di adrenalina, gin tonic e rock n' roll picchiato a tavoletta che fece tremare le pareti di mattoni a vista del club.


La voce del successo clamoroso si era sparsa nell'underground newyorchese nel giro di venti minuti. Il locale era stato preso d'assalto: stilisti emergenti con occhiali da sole a mezzanotte, fotografi russi ubriachi che scattavano foto al soffitto, modelle scatenate che ballavano sui divanetti di pelle lisi e personaggi stravaganti della notte.


Al centro del bancone, Elena era salita direttamente sopra uno sgabello con i ricci castani sciolti, una bottiglia di Gin quasi vuota nella mano destra e il microfono del DJ nell'altra, urlando battute.


«A New York credono di aver visto tutto solo perché hanno quattro grattacieli!» ruggì nel microfono. Poi si girò verso Sally: «Non hanno ancora capito un cazzo, Sally! Bevi questo e andiamo a insegnare a questi fighetti come si devasta un locale!»


Sally, con l'abito rosso scarlatto ancora indosso ma con i tacchi spietati finalmente volati via sotto al tavolo, si ritrovò a ballare a piedi scalzi al centro della pista. C'era un momento di pura e selvaggia libertà in cui la professoressa non esisteva più: avvertiva solo la luce stroboscopica sui capelli biondi e una scarica elettrica che le attraversava ogni muscolo.


Teo era a pochi passi di distanza, appoggiato al bancone con una birra in mano e la giacca di pelle scura abbandonata da qualche parte. Il suo sguardo verde rimase incollato su di lei mentre ballava con Elena, con Marco e Jo, acceso da un desiderio ruvido che non aveva più alcuna intenzione di contenere.


Quando la musica cambiò battito ed esplose in un One way or another di Blondie, Teo si fece strada a spintoni tra la folla, afferrò Sally da dietro e le diede un bacio rovente che le fece scorrere brividi di adrenalina dalla testa ai piedi.

Quella notte era completamente folle, fuori dalla loro routine…


«Sei completamente impazzita stasera, lo sai? E mi fai uscire di testa» le disse all'orecchio, la voce completamente rovinata dall'alcol e dal fumo.

Sally rise forte, afferrandolo per il bavero della maglietta scura e ricambiando il bacio con un'avidità sfrontata che lasciò Teo quasi senza fiato, mentre intorno a loro la gente urlava e saltava.

Teo non resistette un secondo di più. Con uno scatto improvviso, le afferrò il polso con una presa salda che non ammetteva repliche, trascinandola via dalla mischia della pista da ballo. Sally non protestò nemmeno; gli scoccò uno sguardo di sfida sfrontata, con il respiro corto e gli occhi lucidi per l'alcol e l'adrenalina.

La tirò via di peso lungo il corridoio buio e defilato del locale, spingendola dentro il primo bagno unisex libero e chiudendosi pesantemente la porta alle spalle con una spallata sorda che fece scattare la sicura arrugginita.


L'aria all'interno sapeva di candeggina economica, fumo di sigaretta e umidità stagnante, ma lì dentro, isolati dal boato assordante del club, c'era solo il ticchettio di una tubatura e il battito forsennato dei loro cuori. Prima che Sally potesse dire una parola, Teo le fu addosso. Le mani grandi e calde le afferrarono i fianchi, stringendola con una possessività ruvida e famelica contro il muro di piastrelle fredde. La stoffa scarlatta dell'abito di Elena si incraspò violentemente mentre le labbra di Teo si abbatterono sulle sue con una voracità disperata.

«Ti amo Sally, e questo weekend mi ha fatto ricordare che non siamo solo casa e lavoro» le mormorò contro la bocca, con la voce roca e spezzata, mentre le dita le affondavano nei capelli biondi disordinati, tirandoli leggermente all'indietro per costringerla a esporre il collo.

Il bacio si fece subito più profondo, intriso di tutto quello che avevano rappresentato quei giorni. Sally rispose con la stessa identica furia, le braccia strette forte attorno al suo collo, le unghie che affondavano nella pelle della sua schiena, mentre il basso martellante della musica fuori faceva vibrare il pavimento sotto i loro piedi. Non c'era spazio per la dolcezza: c'era solo l'attrito dei corpi, il sudore freddo e la frenesia di volersi addosso con un'urgenza che bruciava ogni regola. L'abito rosso si aprì sotto le mani impazienti di Teo, la pelle chiara a contatto con il brivido delle piastrelle e il calore rovente di lui che la sovrastava, consumando un'intimità sfacciata e violenta, lontana dal mondo e dai riflettori.


Quando, qualche minuto dopo, uscirono dal bagno a distanza di pochi secondi l'uno dall'altra, con i vestiti leggermente disordinati, i respiri pesanti e negli occhi la luce di chi aveva appena incendiato il mondo, la festa continuava a bruciare nel caos più totale.


Nel privè, Jo era riuscito a piazzare il tablet di Marco sopra un altoparlante da cinquecento watt. Dall'altra parte dello schermo, a Milano nelle prime ore del mattino, Tommy e Dado cantavano a squarciagola i pezzi dei Ramones insieme al resto del club, alzando i calici d'ordinanza contro l'obiettivo.


«Gira quel cazzo di telefono, Marco!» urlava Tommy dallo speaker gracchiante, mentre Dado sullo sfondo cercava di suonare una chitarra d'aria sopra il letto. «Vogliamo vedere la stilista dell'anno che sfascia il bar con la prof!»

«Ma quale bar, qui stanno buttando giù l'intero quartiere di Chelsea!» ridendo Marco riprese la scena surreale: Elena che insegnava il dialetto emiliano a uno famoso stylist di Brooklyn offrendogli shot di tequila, Jo che scuoteva la testa divertito mentre sorseggiava il suo bourbon liscio, e Teo e Sally nuovamente vicini, riemersi dal buio, stretti l'uno all'altra come se il resto del mondo fosse solo un rumore sfuocato.


Verso le cinque del mattino, quando le luci della consolle accennarono a spegnersi, Elena fu vista uscire dal club a spalle di un fotografo underground portando sottobraccio l'insegna al neon del locale che era riuscita a farsi regalare.

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