Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo I

Copertina di Rimpatriata a NY
Copertina con AI

Rimpatriata a NY

di @bloodymary79

Originale · Classificazione: Esplicito · Completa

14.498 parole · 5 capitoli · 0 letture · aggiornata il 30 ottobre · nessuna recensione ›

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Contenuto sessuale esplicito

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F/M · Introspettivo · Romantico · Slice of life

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5 capitoli, del 30 ottobre

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Riassunto

Riassunto

Un vortice di luci stroboscopiche, adrenalina pura e sogni che superano l'oceano. Nel cuore pulsante di New York, tra il caos frenetico e glamour del backstage di un club a Chelsea e l'energia inconfondibile di una notte rock sregolata, le strade dei protagonisti tornano a intrecciarsi inaspettatamente.

È una storia che profuma di rivincita e di libertà, ma soprattutto un tributo toccante all'amicizia viscerale che tiene unito questo gruppo nel corso degli anni. Tra le risate, i brindisi e le chiamate in streaming oltreoceano con chi è rimasto a casa, emerge con forza la complicità fraterna e la lealtà incrollabile che lega Sally a Marco — l'amico di sempre, spalla solida e rifugio sicuro fin dai tempi della periferia. Al contempo, la notte newyorchese riaccende la chimica magnetica e intensa tra Sally e Teo: un'intesa fatta di sguardi, desiderio represso e una passione bruciante che non ha mai smesso di scorrere calda sotto la superficie. Tra imprevisti gestiti con sfrontatezza e una colonna sonora che batte al ritmo di un'epoca irripetibile, questa parentesi newyorchese dimostra che, qualsiasi cosa accada nel mondo, certi legami sono destinati a rimanere indissolubili.

Capitolo 1

Radici a metà

1.314 parole, circa 7 minuti

Copertina del capitolo 1

Personaggi originali

Sally La protagonista femminile. Una ragazza introspettiva, fragile ma incredibilmente resiliente. Nell'adolescenza affronta la forte pressione familiare, la perdita del nonno e una battaglia silenziosa contro le proprie insicurezze. Crescendo, si trasforma in una donna colta e indipendente, ricercatrice accademica divisa tra l'Italia, la Germania, l'Austria e l'America, senza mai perdere la sua…

La pioggia tamburellava sui vetri ad Ann Arbor, lasciando colare gocce pesanti che sfumavano le luci dei lampioni lungo la strada. All'interno dell'appartamento, il profumo della moka si mescolava a quello dei libri di testo, delle dispense universitarie e della carta stampata sparpagliata sul tavolo della cucina. A quasi trent'anni, la vita di Teo e Sally si incastrava in una quotidianità precisa. Non c'era più bisogno di misurare le parole o difendere gli spazi: dopo gli anni rimasti in silenzio e le strade separate che li avevano portati a migliaia di chilometri da casa, stare insieme era diventato un gesto naturale, privo di calcolo. La certezza viscerale di chi si era cercato a lungo, si era fatto male, e alla fine aveva trovato l'unico posto in cui poter respirare davvero.

Eppure, a volte, la nostalgia sapeva essere ingombrante.


Quella sera, mentre Teo era chino sul portatile a controllare le ultime bozze di lavoro, con le spalle ancora tese per aver guidato lungo la I-94 tra Detroit e Ann Arbor, il suo sguardo cadde inevitabilmente sull'angolo del soggiorno. Lì riposava la sua vecchia chitarra acustica, chiusa in una custodia rigida che conservava ancora l'odore di vecchi viaggi, treni regionali e stanze affittate. A pochi passi, appoggiata contro la libreria, c'era la tastiera di Sally.


«Te lo ricordi quando imbracciavamo le chitarre solo per noi, per quattro amici in un salotto affumicato o in qualche serata intima tra le nebbie della nostra Emilia?» sussurrò Teo, interrompendo il silenzio della stanza e lasciando che le dita sfiorassero per un istante il legno freddo della scrivania, come se cercassero i tasti di un manico invisibile. «Come quella sera a casa di Dado, quando è saltata la corrente e siamo rimasti a suonare alla luce tremolante delle candele fino all'alba, con Tommy che cercava di tenere il tempo battendo le dita su una vecchia scatola di biscotti?»


Sally alzò lentamente gli occhi dal suo taccuino, accennando un sorriso intriso di dolcezza e di un rimpianto sottile. «Come potrei dimenticarlo? Eravamo solo noi due, le nostre voci che si incastravano alla perfezione e quella manciata di brani suonati con l'anima, senza la pretesa di dover dimostrare niente a nessuno. Qui abbiamo messo radici, abbiamo la nostra casa, il nostro amore... ma a volte mi manca da morire quella semplicità, il profumo di casa e la certezza che bastassero tre accordi in acustico per rimettere a posto il mondo.»


I loro sguardi corsero a una vecchia foto incorniciata sul mobile dell'ingresso: loro due, Elena con la sua risata contagiosa, Marco, e le sagome sbiadite di Dado e Tommy immortalate durante una festa estiva finita all'alba dopo fiumi di alcolici presi al supermercato. Un silenzio denso attraversò la stanza, pesante e tangibile, a misurare quanto fosse vasto il mondo e quanto pesassero i chilometri accumulati negli anni.


Prima che la conversazione potesse scivolare troppo nei territori della malinconia, il silenzio della sera fu rotto dallo squillo inconfondibile di una chiamata in arrivo sul portatile aperto di Sally, appoggiato proprio al centro del tavolo della cucina. Sullo schermo lampeggiava il logo di Skype e il contatto di Elena.


Sally scattò subito in avanti, ridendo per la chiamata via computer — l'unico modo per evitare che una telefonata intercontinentale prosciugasse i loro risparmi — e cliccò sul pulsante di risposta.


«Sally! Ma dimmi che non stai già dormendo sotto le coperte a fare la calza con Teo, ti prego!» esordì la voce di Elena dalle casse del portatile, squillante, carica di un'energia elettrica e inarrestabile che riempì la cucina. C'era un brusio di fondo fortissimo, tra bicchieri che tintinnavano e risate sguaiate.


«Elena? Ma che ora sono da te? Dovresti essere a letto da ore!» esclamò Sally, accennando un sorriso divertito mentre Teo si avvicinava subito, appoggiandosi al bordo del tavolo per origliare la conversazione da vicino.


«Il sonno è per i deboli, tesoro! E poi, con quello che ho tra le mani, chi ha tempo di chiudere gli occhi?» rispose Elena ridendo con quella sua punta di malizia tagliente. «La mia nuova linea di intimo ha fatto colpo su un pezzo grosso della moda di Manhattan. Hanno voluto uno spazio tutto per me nel quartiere più esclusivo di Chelsea per un evento pazzesco la settimana prossima! Vogliono pizzo, seta e molta, molta pelle scoperta... e vi assicuro che la mia roba calza a pennello, fa strage di cuori e tiene ben stretti i pezzi giusti, proprio come piace a voi due!»


Sally fece una finta boccaccia di stupore, scuotendo la testa, mentre Teo, sentendo la battuta, si mise a ridere a crepapelle sullo sfondo, urlando verso lo schermo: «Dille che se si parla di stoffe attillate e pizzo nero, io porto comunque la mia acustica per fare da sottofondo alle sue modelle, così magari mi distraggo un po'!».


«Senti chi parla il cantautore di quartiere! Portati quello che vuoi, Teo, purché ti muova a salire su un aereo o su un cazzo di treno!» riprese Elena dall'altra parte, ridendo di gusto prima che la sua voce si facesse leggermente più morbida.


Sally colse subito l'attimo per deviare sul personale, picchiettando un dito vicino al touchpad.


«E verrai tutta sola soletta a NY?»

«Oltre alle mie collaboratrici più strette verrà Jo»


Dall'altra parte dello schermo si udì un respiro lungo, seguito da un tintinnio di bicchieri.


«Il buon vecchio Jo… ma come vanno le cose fra di voi? Avete deciso di mettere la testa a posto alla soglia degli …enta?»

«Con Jo le cose sono sempre le stesse e mai uguali, Sally. Ha un bisogno disperato di staccare la spina da tutti i suoi calcoli da ingegnere e dalla sua testa sottovuoto. Non etichettiamo niente, ma so che averlo lì vicino, in quel caos, mi farà respirare. A proposito... ci sarete anche voi tutti americani d’adozione, non accetto un no come risposta.»

«Aspetta, aspetta, hai detto tutti?» domandò Sally, stringendo gli occhi. «Hai sentito anche Marco? Com'è la situazione con Chloe? L’ultima volta che ci siamo sentiti non andava proprio bene»


«Eh, lì purtroppo ci siamo» ammise Elena, abbassando il tono, facendosi seria per un istante. «Si stanno lasciando. Il matrimonio con Chloe è arrivato ufficialmente al capolinea ed è giù di corda, chiuso nel suo silenzio a Boston. Gli ho imposto di mollare tutto e di salire su un treno per raggiungerci. Abbiamo bisogno di tirarlo su di morale. Insomma, vi voglio tutti a New York. Muovetevi a preparare i bagagli!»


La chiamata si chiuse tra saluti urlati e promesse di sentirsi presto, e Sally cliccò sul tasto rosso per chiudere la sessione di Skype. Quando lo schermo del portatile tornò silenzioso, l'aria della cucina rimase densa e carica di elettricità.


Teo la guardò, con un sorriso complice che le illuminava gli occhi. Allungò una mano, le prese la vita e la tirò dolcemente a sé, facendole fare un piccolo scatto contro il suo petto.


«Quindi... New York?» mormorò lui a un soffio dalle sue labbra.


«New York» confermò Sally, sorridendo mentre affondava le dita nei suoi capelli leggermente arruffati. «Vedi di comportarti bene, eh. Niente distrazioni con le modelle di Elena.»


Teo rise, un suono basso e caldo che le vibrava contro il petto. Le sfiorò la punta del naso con il proprio, lo sguardo improvvisamente intenso e colmo di una tenerezza disarmante. «Ho gli occhi per vedere, è vero... ma vedo principalmente che tutto quello che voglio me lo ritrovo già qui, stretto tra le braccia.»


Senza aggiungere altro, catturò le sue labbra in un bacio profondo, rubandole il respiro e spazzando via il resto del mondo. E mentre fuori la pioggia continuava a battere sui vetri, in quell'abbraccio ritrovato ogni distanza, ogni silenzio del passato e ogni paura svanirono, lasciando spazio solo al loro presente.



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