Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo XIII

Copertina di All'ombra del muro
Copertina con AI

All'ombra del muro

di @bloodymary79

Originale · Classificazione: Generale · In corso

25.646 parole · 18 capitoli · 6 letture · aggiornata il 28 ottobre · nessuna recensione ›

Avvertenze

Abuso (fisico o emotivo o psicologico) · Morte · Violenza

Tag

F/M · Giallo · Guerra · Storico

Note dell'autore, ispirata a e personaggi

Note dell'autore

Questa storia nasce dall' interesse per le atmosfere ruvide della Guerra Fredda, per le storie di resistenza silenziosa e per la musica come forma di salvezza.
Un paio di note storiche e narrative per la lettura:
Contesto storico & Frequenze: Berlino Est negli anni '70 era un labirinto di muri rigidi e frequenze radio clandestine. I dettagli sulle apparecchiature radio dell'epoca (come le Telefunken a valvole) e sui punti di passaggio clandestini si basano su veri metodi d'intercettazione e fuga usati durante quel periodo.
Musica & Lingua: Il viaggio emotivo di Elena e la sua voce sono il cuore pulsante del racconto. La musica underground che girava sui nastri pirata tra Berlino e la Scandinavia rispecchia il reale fenomeno del contrabbando di cassette del periodo.

L'opera è ispirata a

Opera a sfondo storico (Guerra Fredda, Germania anni 70)

Personaggi originali

Personaggi Principali Erich Hoffmann: analista radiofonico ed esperto di telecomunicazioni dell'Ovest, rimasto incastrato a Berlino. Mente analitica e pragmatica, usa la sua profonda conoscenza delle frequenze per aprirsi una via di fuga. Elena: musicista e voce profonda della scena underground di Berlino Est. Una figura appassionata e reattiva, che usa la musica come canale di resistenza…

Capitoli

18 capitoli, dal 22 agosto al 28 ottobre

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Riassunto

Riassunto

Berlino Est, 1975.

Vivere sotto l’occhio costante della Stasi significa imparare a misurare ogni respiro, ogni parola, ogni sguardo di troppo. Per Erich Hoffmann, brillante analista e operatore radio dell'Ovest rimasto incastrato tra le frequenze coperte della capitale, la sopravvivenza è una questione di calcoli matematici e circuiti integrati. Per Elena, musicista della scena underground di Prenzlauer Berg, la resistenza passa attraverso note clandestinedi canzoni incise su nastri pirata che girano segretamente per l'Europa.

Quando la rete di sorveglianza della Stasi stringe la sua morsa, lasciando dietro di sé una scia di tradimenti, i destini di Erich ed Elena si fondono nell'unica scelta possibile: la fuga.

Capitolo 13

La camera d'aria

1.231 parole, circa 6 minuti

Lo scalo merci di Westhafen puzzava di gasolio bruciato, gomma bagnata e cavolo bollito che saliva dalle mense per gli autisti. Sotto la tettoia d'acciaio rugginoso, le sagome imponenti dei Mercedes-Benz e dei MAN a motrice pesante stazionavano a motore acceso, vibrando nel buio della pioggia battente prima di imboccare la rampa per l'autostrada di transito.

Erich ed Elena individuarono l'uomo al bancone dell'ultima tavola calda a ridosso dei binari.

Aveva una giacca di pelle lisa segnata da macchie d'olio, mani enormi e gli occhi arrossati di chi macinava chilometri senza dormire da trentasei ore. Sul cruscotto del suo Hanomag-Henschel telato c'era la targa della Bassa Sassonia e il contrassegno di transito per la rotta Nord.

Quando Erich gli si avvicinò nell'angolo buio del piazzale, non ci furono convenevoli. Erich mostrò l'angolo della busta di plastica con novecento marchi dell'Ovest in banconote da cinquanta.

L'autista, un certo Hannes che masticava tabacco senza sputare, li guardò dall'alto in basso. Notò subito che non avevano bagagli, ma soprattutto lesse la disperazione nei loro sguardi. Non gli importava se fossero contrabbandieri, disertori o amanti in fuga: la cifra equivaleva a tre mesi del suo stipendio base.

«Dentro il rimorchio non se ne parla», disse Hannes a bassa voce, la voce raschiata dal fumo economico. «La Volkspolizei al controllo di frontiera usa i cani e le aste di ferro per sondare i bancali di legno. Se vi infilate tra le casse, vi infilzano come prosciutti.»

«Allora dove?», chiese Elena, facendo un passo avanti.

Hannes tirò una boccata dalla sigaretta, poi indicò la cima della motrice, proprio sopra la cabina di guida. Il camion montava un cassone telonato ribassato con uno spoiler aerodinamico in metallo e vetroresina sulla sommità.

«C'è un'intercapedine tra il tetto rigido della cabina e il telo di copertura superiore», spiegò l'autista, abbassando il tono. «Uno spazio di quarantacinque centimetri. Lo uso per far passare le partite di sigarette di contrabbando. C'è una tasca di tela spessa, cucita direttamente sulle centine di ferro del telaio. Ci si entra strisciando di schiena. Fa un freddo cane, il ronzio del motore vi spaccherà i timpani e sarete a trenta centimetri dai fari dei varchi di controllo. Se tossite o vi muovete mentre la polizia controlla i documenti in cabina, siamo morti tutti e tre.»

Erich e Elena si scambiarono un'occhiata veloce. Non c'erano alternative.

«Lo facciamo», disse Erich.

Salire fu una tortura. Sfruttando l'ombra del capannone e il rumore dei compressori ad aria spenti, Hannes sganciò i tiranti posteriori del telo superiore. Erich aiutò Elena a salire sulla ruota di scorta, poi la spinse nella fessura buia sopra la cabina.

Lo spazio era soffocante. Il soffitto di metallo era a pochi dita dal loro viso, la tela cerata fredda e impregnata di polvere sottile li schiacciava dall'alto. Dovettero sdraiarsi pancia all'aria, uno accanto all'altra, incastrati nella tasca di tessuto pesante fissata alle centine. Erich prese la mano di Elena, intrecciando le dita nel buio pesto dell'intercapedine.

Il motore del camion ruggì sotto di loro, scuotendo le loro ossa con una vibrazione violenta e ininterrotta. Il viaggio verso il Checkpoint Dreilinden ebbe inizio.

Dopo venti minuti di marcia cieca, il mezzo rallentò fino a fermarsi.

Dalla fessura della tela filtrava la luce bianca, accecante, dei fari alogeni del varco di controllo della polizia di frontiera della DDR . Il motore del camion rimase al minimo, producendo un rimbombo sordo che faceva tremare la lamiera sotto la loro schiena.

Poi, i rumori della strada scomparvero, sostituiti dal calpestio ritmico di stivali sulla pedana della cabina.

Proprio sotto di loro, a meno di mezzo metro dalle loro schiene, la porta della cabina si aprì con un cigolio secco.

«Carte e foglio di via», ordinò una voce dura, priva di flessioni. Un agente della Volkspolizei.

Elena bloccò il respiro, chiudendo gli occhi. Il cuore le martellava contro le costole con una violenza tale da farle temere che il poliziotto potesse sentirlo attraverso il sottile strato di metallo della cabina. Erich le strinse la mano con una presa quasi dolorosa, immobile come una statua nell'oscurità della tasca di tela.

Sentirono il fruscio dei documenti timbrati, il rumore metallico di una torcia elettrica che sbatteva contro il cruscotto.

All'improvviso, un colpo secco e sordo risuonò proprio contro la tela esterna, a dieci centimetri dalla testa di Erich.

BAM.

Un altro agente stava perlustrando il perimetro esterno della motrice con un manganello di legno rigido per verificare la tensione dei teli.

BAM.

Il secondo colpo colse la tela esattamente sopra le gambe di Elena. Il tessuto cedette di un centimetro, sfiorandole le ginocchia. La donna serrò le mascelle fino a farsi male ai denti, reprimendo il riflesso istintivo di ritrarre le gambe.

«Cosa portate nel cassone superiore?», chiese il poliziotto dall'esterno.

«Componenti meccanici per i cantieri di Brema», rispose Hannes con voce ferma, accendendo con calma un fiammifero che i due fuggitivi sentirono chiaramente grattare sotto di loro. «I sigilli del settore Ovest sono intatti sulla sponda posteriore. Potete controllare il registro di carico.»

Un silenzio interminabile avvolse il mezzo. Sopra il tetto, il gelo dell'aria di transito filtrava attraverso la tela, congelando il sudore freddo sulla fronte di Elena.

Sentirono i passi dell'agente fare il giro del rimorchio. Un cane da guardia abbaiò due volte in lontananza, un suono acuto che fece salire il sangue alla testa di Erich. Se il cane si fosse avvicinato alla motrice, l'odore di sapone fresco dello Stadtbad li avrebbe traditi.

«Avanti al controllo sbarra. Non uscite dalla corsia di transito», disse infine la voce del poliziotto in cabina.

La portiera della cabina si richiuse con un colpo secco. I freni ad aria rilasciarono la pressione con un fischio assordante, e l' Hanomag-Henschel riprese lentamente ad avanzare, superando la sbarra di ferro dipinta di bianco e rosso.

L'autostrada di transito fu un calvario di tre ore nel buio e nel gelo scandinavo. Incuneati nella tasca di tela, sospesi sopra il ruggito del motore, Erich ed Elena non potevano parlare né muoversi: il vento di corsa sollevava i lembi del telo, facendo penetrare un'aria glaciale che azzerava la sensibilità delle mani e dei piedi.

Elena combatteva con i crampi alle gambe e la claustrofobia che le serrava la gola, ma la presa di Erich sulla sua mano non cedette un solo secondo.

Verso le quattro del mattino, il camion rallentò di nuovo. La corsa divenne sconnessa, segnata da scambi ferroviari e pavè bagnato. L'aria non sapeva più di gasolio d'autostrada: dentro la tasca di tela si insinuò l'odore inconfondibile di sale, nafta pesante, ruggine di cantiere e marea.

Il mare.

Il mezzo effettuò una svolta stretta, poi il motore venne finalmente spento. Il silenzio improvviso fu quasi doloroso per i loro timpani.

Sentirono tre colpi leggeri dati dal basso contro la lamiera della cabina.

Tink. Tink. Tink.

«Amburgo. Scalo merci di Veddel», disse la voce stanca di Hannes dall'esterno. «Scendete subito prima che arrivi la squadra del turno di mattina. E buona fortuna.»

Erich scivolò per primo fuori dal telo, atterrando pesantemente sul pavimento di cemento del capannone. Si voltò e prese Elena tra le braccia mentre lei si lasciava cadere dall'alto, tremante per il freddo e per la fatica.

Attorno a loro, tra le nebbie del porto di Amburgo, le gru dei cantieri navali si stagliavano come giganti di ferro contro il cielo grigio dell'alba. Erano fuori da Berlino, ma la caccia era appena cominciata.


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