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Creato il 08/05/2026, 15:26 · Aggiornato il 08/05/2026, 15:27

Capitolo 7: La città maledetta

@saymanSayman
GeneraleIn corso

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Terra-13

L'aria tremava per la violenza dello scontro. I due kryptoniani si affrontavano nel cielo, fendendo l'azzurro come due comete impazzite. Poi, con una serie di pugni ben assestati da parte della bionda, lo zombie venne scaraventato sulla Luna, schiantandosi e creando un cratere nell'impatto.

Assaporando quei momenti di pausa e asciugandosi il rivolo di sangue che le usciva dal labbro spaccato, che guarì quasi istantaneamente grazie alla luce gialla del Sole, Supergirl osservò la Terra. Kara adorava quel mondo, il mondo che l'aveva accolta dopo che la sua casa era stata distrutta; era per le persone laggiù che combatteva ogni giorno, ed era per loro che stava combattendo anche adesso.

Con la coda dell'occhio vide suo cugino avvicinarsi ancora una volta e senza esitazione, partì alla carica abbracciandolo per la vita per trascinarlo nuovamente verso il satellite, nel tentativo di fermarlo lì. Aveva scelto appositamente di portarlo nello spazio, poiché il loro scontro sulla Terra avrebbe potuto causare seri danni. Qui, invece, potevano sfogarsi quanto volevano, cercando almeno di non arrecare gravi danni alla Luna. La Ragazza d'Acciaio non credeva di essere così forte, ma con la loro immensa potenza mai dire mai.

Dopo aver fatto schiantare ancora una volta il non-morto sulla Luna, venne colpita ripetutamente al volto da quest'ultimo. Poi, il mostro si fermò e sorrise sadicamente: i suoi occhi verdi e i denti in decomposizione gli conferivano un aspetto tutt'altro che rassicurante. Il volto dello zombie tornò ancora una volta "stupido" e ringhiante, mentre attaccava nuovamente l'eroina.

Lo scontro fu tremendo e brutale; i loro pugni erano così potenti da creare nuovi crateri sulla Luna e quando combattevano sul lato oscuro, i loro raggi laser illuminavano l'ambiente di blu e verde. Supergirl sapeva che non poteva continuare così: lei si stava stancando, mentre il cugino sembrava inarrestabile. Doveva chiamare aiuto, ma il non morto non le dava tregua.

In quell'istante, volò verso il terreno e lo attraversò per poi riemergere in superficie con un masso grande quanto una nave da crociera, che scagliò contro il cugino stordendolo. Poi lo congelò con il suo fiato congelante. Purtroppo, sia con la forza bruta che con il calore dei suoi raggi ottici, si liberò quasi subito e lo scontro continuò senza esclusione di colpi.

National City

Lo scontro tra i due titani veniva osservato in diretta dal maxischermo della base del D.E.O. e tutti gli agenti sembravano preoccupati. Per quanto lavorassero ogni giorno con super alieni, a molti sembrava ancora impossibile che esistessero esseri di tale potenza. Uno solo di loro valeva quanto l'intero esercito americano, se non quello terrestre e la cosa era inquietante.

<< È assurdo pensare che esistano esseri del genere... >> disse un agente e alcuni di loro annuirono. Per carità, erano grati ai due super cugini per tutto ciò che avevano fatto, così come sapevano che anche tra gli umani vi erano persone dai grandi poteri, come Flash o altri metaumani. Tuttavia, ciò non toglieva il fatto che fosse qualcosa di preoccupante, anche perché, per quanto ne sapevano, solo pochi umani possedevano poteri, mentre esistevano intere razze aliene la cui popolazione era interamente super potente.

Dietro alla consolle principale, con lo sguardo incollato agli schermi e le dita che si muovevano freneticamente sulla tastiera, c'era Winn Schott. Un ragazzo dai capelli castani spettinati, gli occhi vivaci e un'espressione ansiosa sul volto, mentre analizzava i dati e cercava di raccogliere ogni possibile informazione sullo scontro. Era arrivato tardi al lavoro per via di un impegno personale e guarda che casino che era successo. Ovviamente aveva già cercato di contattare si Alex che J'Hon, ma a quanto pare al momento erano irrperibili.

<< Dai, Kara... ce la puoi fare... >> mormorò tra sé e sé, quasi senza accorgersene. Il sudore gli imperlava la fronte, ma continuava a lavorare, cercando disperatamente qualcosa che potesse aiutarla. Sapeva che non era un guerriero, ma la sua intelligenza e le sue abilità potevano fare la differenza. In fondo era il miglior hacker del D.E.O.

Accanto a lui, un altro bel ragazzo alto e prestante osservava lo scontro con apprensione. Anche se il suo rapporto con Kara era iniziato nel peggiore dei modi, Mon-El doveva ammettere che si stava davvero affezionando a quella ragazza e sperava che, forse, sarebbero diventati qualcosa di più. Il Daxamita ardeva anche di rabbia, ben conscio che tra i suoi poteri non vi fosse il volo; altrimenti, sarebbe già corso ad aiutarla. Come tutti, trovava assurdo il fatto che Superman fosse impazzito. Perché mai?

Tutti in quell'edificio speravano per il meglio.

Metropolis

<< Quindi fammi capire bene... >> disse Alex, mentre camminava nervosa su e giù per l'appartamento dei Kent, cercando di non guardare il cadavere mutilato di Lois, visto che non era un bel vedere. << Lui è una sorta di stregone che dà la caccia a esseri del folclore, giusto? >> concluse, ancora dubbiosa, osservando Constantine, che se ne stava appoggiato a un muro con un sorriso beffardo e le mani infilate nel lungo cappotto marrone.

<< In breve sì, amore >> le rispose con tono sfacciato lo stregone.

<< Hai detto che Lois è stata attaccata da uno spettro, giusto? >> gli chiese il marziano e lui annuì.

<< Ammetto che è uno strano spettro, quasi anomalo per questa realtà >> disse, visto che aveva già analizzato le energie presenti nell'appartamento. Era entrato poco prima dei due agenti, che ovviamente non lo avevano notato, troppo intenti a osservare il cadavere.

<< Puoi localizzarlo? >> gli chiese Alex, ormai entrata in piena modalità agente... e forse anche un po' in modalità vendicativa, data la situazione.

<< Amore, credo che sappiamo già dove si trovi >> le rispose lui, indicando il cielo. << Ultimamente qualcuno si sta comportando in maniera anomala? Magari un certo alieno volante? >> aggiunse sarcastico. I due sbiancarono.

Anche se intenti a svolgere la loro missione, lo scontro tra i due super cugini non era passato inosservato, soprattutto per Alex, preoccupata per la sua sorellina adottiva. Aveva tenuto sotto controllo lo scontro tramite il suo smartphone, collegato al computer centrale della loro base, che stava trasmettendo tutto in diretta.

In quel momento, Hank Henshaw si trasformò, diventando un alto umanoide verde, calvo, con un aspetto vagamente gommoso... o almeno così appariva agli occhi umani. Indossava una tuta aderente grigia con inserti blu e una grande "X" che gli attraversava il petto. Quella era la sua vera forma: l'ultimo dei marziani verdi. Lui era Martian Manhunter.

<< Vado ad aiutare Kara >> disse con una voce ora più profonda. Aveva capito che, con un Superman posseduto,o qualcosa di simile, Kara non poteva farcela da sola.

Proprio in quel momento, un boato scosse l'aria e del fumo si alzò in lontananza. Sospirando irritato per il pessimo tempismo, J'onn volò via, lasciando Alex e Constantine soli.

<< Noi torniamo al D.E.O. e troviamo un modo per esorcizzare Superman >> ordinò Alex allo stregone, non capacitandosi di aver davvero pronunciato quella frase. La sua vita aveva appena raggiunto un nuovo livello di stranezza.

Los Angeles

Il notiziario stava trasmettendo lo scontro tra i due eroi su tutte le TV nazionali e oltre, diffondendo un'ondata di terrore tra la popolazione umana e non solo. Anche due Arcangeli, che ormai chiamavano la Città degli Angeli la loro casa e la fidanzata di uno di loro, stavano discutendo su ciò che stava accadendo. Tuttavia, ciò che li preoccupava era qualcosa di diverso.

Se la bellissima bionda, snella e con un paio di occhi chiari vigili, era completamente concentrata sullo scontro tra i due, almeno per quanto mostrato dai notiziari, dato che non avevano i satelliti avanzati del D

Se la bellissima bionda, snella e con un paio di occhi chiari vigili, era completamente concentrata sullo scontro tra i due, almeno per quanto mostrato dai notiziari, dato che non avevano i satelliti avanzati del D.E.O., i due Arcangeli parlavano d'altro.

<< Fratello >> disse con voce potente un uomo di colore massiccio, dal volto serio. Indossava una semplice maglia marrone e calzoni neri. << Credi che lo spostamento tra le realtà abbia causato questo scontro? >>

<< No, non credo, Amenadiel >> rispose stancamente un uomo affascinante dai capelli castani, vestito con un elegante abito nero sopra una camicia bianca. Il suo abbigliamento sembrava più adatto a una serata di gala che alla vita mondana. Appariva stanco e si massaggiava distrattamente il volto. << I mortali fanno cose del genere ogni giorno >>.

<< Andiamo, Lucifer! >> ribatté l'altro. << Non puoi davvero credere che questo non sia in qualche modo collegato. Prima eravamo su Terra-666, ora siamo sulla Terra-1 e non siamo stati gli unici a essere portati qui. Qualcuno ha fuso le nostre realtà e non sappiamo perché. Ho provato a chiedere al Padre, ma... >>

<< Figurati se quello ti risponde >> sbottò Lucifer. Amenadiel non si scompose; conosceva fin troppo bene l'odio che suo fratello provava per il loro Padre, un rancore così profondo che ogni persona nel mondo ne aveva sentito parlare. La caduta di Lucifero era letteralmente una storia biblica, anche se i mortali lo dipingevano più malvagio di quanto fosse realmente. << Inoltre, fratello, non è stato nostro Padre a fondere le realtà, ma qualcuno di oltre. Avrai percepito anche tu la sua presenza >>.

Amenadiel annuì, visibilmente preoccupato. Conoscevano un solo essere del genere, appartenente a miti così antichi e assurdi che non potevano essere veri. Il Guardiano dell'Omniverso era sempre stato considerato una leggenda e nulla di più.

<< Lucifer, non hai una bella cera e sei agitato da questa mattina. Che ti prende? >> chiese la bionda, che di Dio, angeli, religioni e universi paralleli non ne capiva nulla e preferiva concentrarsi su questioni più mondane.

<< Ho avuto solo degli incubi >> la liquidò lui con un gesto della mano. << Sul serio, detective, sto bene >> la verità, però, era che non stava affatto bene. Aveva avuto ripetuti incubi su qualcuno che stava arrivando. Qualcuno che era lui, ma allo stesso tempo non lo era. Qualcuno infinitamente più cattivo e potente. Conoscendo il Multiverso, sapeva già che esistevano altre sue varianti e che la maggior parte erano davvero come gli umani lo descrivevano, ma questo... questo era qualcosa di oltre.

La bionda annuì, incerta. Era grata che sua figlia fosse in giro con la sua babysitter demoniaca, visto che le cose stavano davvero per precipitare. O almeno, così temeva.

Star City

In una delle tante basi ARGUS, più precisamente quella situata poco fuori Star City, John Diggle stava camminando in uno dei lunghi corridoi infiniti che formavano il complesso. Se non fosse stato per le varie indicazioni che segnalavano il piano in cui si trovava o i laboratori accanto ai quali passava, era certo che si sarebbe perso. Ogni tanto gli passavano accanto alcuni plotoni di guardie armate o scienziati intenti a osservare i loro tablet.

Dopo aver camminato per un po' e oltrepassato una porta blindata gialla, aperta poco prima da uno dei soldati, arrivò davanti a una grande sala computer, piena di tecnici che lavoravano come formiche laboriose. Davanti al grande vetro in fondo alla stanza si trovava la donna più bella che John avesse mai incontrato: sua moglie, Lyla Michaels.

In qualità di direttrice dell'organizzazione, portava la sua autorità con disinvoltura. Aveva i capelli castani raccolti, occhi lucidi di concentrazione e una divisa militare nera che sottolineava la sua presenza fiera e decisa.

<< John, che ci fai qui? >> gli chiese lei, avvicinandosi per poi dargli un bacio sulle labbra.

<< Assumeresti un vecchio soldato? >> Seppur fosse convinto che lasciare Oliver fosse stata la scelta più giusta, visto che non condivideva i suoi metodi, non poteva negare che fosse comunque un suo amico e gli dispiaceva averlo lasciato da solo. Sapeva bene come fosse Oliver quando rimaneva isolato, ma ormai la decisione era stata presa.

<< È successo qualcosa tra te e il resto del team? >> chiese Lyla.

Lui fece un cenno, indicando che ne avrebbero parlato più tardi in privato. Poi si affacciò al vetro e notò, al piano inferiore, un gruppo di scienziati coperti da tute protettive bianche. Stavano analizzando quella che sembrava una vera e propria astronave.

<< È atterrata fuori città due notti fa, spaventando non poco una coppia appartata. L'abbiamo subito recuperata e occultato qualsiasi prova della sua esistenza >> gli spiegò lei.

<< Lyla, non voglio contestare i tuoi ordini, ma non sarebbe questo un ambito di competenza del D.E.O.? >>

L'ultima cosa che l'ex Spartan desiderava era che sua moglie si ritrovasse coinvolta in un conflitto con un'altra organizzazione segreta. Inoltre, era noto che gli esperti di alieni fossero gli alleati di Supergirl.

<< Lo so >> sospirò lei, << ma la vecchia ARGUS, quella di Waller, l'avrebbe recuperata senza dire niente a nessuno. Io sto cercando di cambiare le cose, ma ci vuole tempo e ci sono ancora molti fedeli di Waller che non vedrebbero l'ora di togliermi il comando >>.

John annuì, comprendendo la situazione. Poi abbassò di nuovo lo sguardo e vide che il gruppo di scienziati era riuscito ad aprire l'astronave. Stavano trasportando fuori quella che sembrava una figura umanoide dalla pelle viola, avvolta in una tuta aderente verde, lucida e iridescente. Al centro della divisa brillava un simbolo, ma da quella distanza John non riusciva a distinguerlo con chiarezza.

All'improvviso, gli scienziati balzarono indietro quando una scia sottile di luce smeraldo si staccò dalla mano destra dell'alieno e fluttuò nell'aria, come una scintilla viva. La luce attraversò il laboratorio e si fermò proprio davanti al vetro. Per un istante, l'intera parete rifletté il bagliore verde, che illuminò il volto di John con un alone spettrale e pulsante.

Poi, senza alcun preavviso, la scia si mosse con violenza: il vetro andò in frantumi con un'esplosione secca e la luce si proiettò a tutta velocità verso di lui, colpendogli la mano con precisione chirurgica. Un attimo dopo, le sue dita brillavano di verde, mentre un anello alieno si materializzava al suo dito.

Una voce meccanica risuonò:

"John Diggle della Terra, in te vedo una grande forza di volontà. Benvenuto nel Corpo delle Lanterne Verdi".

Senza che avesse il minimo controllo sul proprio corpo, si ritrovò a sfrecciare verso il cielo, sfondando i pavimenti dei vari livelli della base, diretto verso una meta a lui sconosciuta. L'ultima cosa che sentì fu la voce di sua moglie che gridava il suo nome.

Central City

Flash, dopo aver osservato Kara portare lo scontro nello spazio, decise di sfruttare quel momento di quiete, in cui non doveva salvare i civili dagli effetti collaterali della battaglia, per tornare alla sua base nei laboratori STAR. Voleva sapere se Felicity avesse scoperto qualcosa sul drone che stava osservando il combattimento.

Al suo arrivo, il piccolo spostamento d'aria che segnalava la fine della sua corsa fece sollevare i capelli delle sue due amiche. Caitlin, ormai abituata, non ci fece troppo caso, mentre Felicity, pur conoscendo i poteri della sua ex cotta, si stupiva ancora delle sue abilità.

Dopo essersi tolto la maschera e aver passato una mano tra i capelli con fare rassegnato, il velocista guardò l'hacker e chiese:

<< Hai scoperto di chi era quel drone che ci stava spiando? >>

Lei annuì con un sorriso e con un rapido movimento, mostrò su tutti gli schermi una grande "L" blu, il logo di un'azienda che tutti conoscevano fin troppo bene: la LuthorCorp, ora rinominata L-Corp sotto la guida del suo nuovo CEO, Lena Luthor, sorella del famigerato Lex Luthor, storico nemico di Superman.

Alla vista di quel simbolo, il velocista non si scompose più di tanto. Era solo uno dei tanti problemi che stavano rendendo quella giornata incredibilmente lunga, iniziata con l'arrivo di quel mostro nero nella sua città.

<< Pensavo... >> Felicity attirò la loro attenzione. << Che per abbattere Superman ci serva... Superman! >>

<< C'è  già Supergirl, no? >> intervenne Caitlin << e se le cose dovessero mettersi davvero male, c'è anche Martian Manhunter. Sono certa che ce la possano fare >>.

Felicity digitò sulla tastiera e sullo schermo apparve l'immagine del Marziano Verde, nel suo vero aspetto, impegnato in uno scontro contro un gruppo di metaumani dall'aria decisamente feroce, probabilmente nemici dell'eroico kryptoniano.

<< Come potete vedere, la sfortuna degli eroi ha colpito ancora una volta... ed è occupato >> commentò sarcastica. Poi cambiò di nuovo l'immagine sullo schermo, mostrando lo scontro tra i due super cugini. La ragazza d'acciaio stava decisamente perdendo.

<< Ho hackerato i satelliti del D.E.O. e come potete vedere, Supergirl non reggerà a lungo >>. A nessuna delle due sfuggì lo sguardo preoccupato di Barry mentre osservava lo schermo. << Quindi ho pensato... voi siete esperti di multiverso, giusto? >> continuò Felicity << e allora, come dicevo, per battere Superman ci vuole Superman! >>

Barry la osservò, ammettendo che il piano non era affatto male. C'era solo un problema grande quanto una casa: Cisco, colui che aveva l'abilità di viaggiare tra gli universi, era disperso e Barry non era ancora abbastanza veloce da poterlo fare senza il giusto strumento. Gli estrapolatori dimensionali c'erano, sì, ma permettevano solo di viaggiare verso universi già conosciuti, non uno scelto a caso. I risultati sarebbero potuti essere imprevedibili.

Caitlin si alzò di colpo e dopo essere sparita per un minuto, tornò con quello che sembrava una versione più piccola e meno ingombrante del dispositivo a tachioni, un congegno in grado di aumentare la velocità di Flash quel tanto che bastava per farlo viaggiare tra le realtà.

<< Cisco l'aveva appena terminato >> disse con un sorriso triste. << Quindi... il piano di Felicity è fattibile >>.

Il velocista prese il dispositivo con un sorriso e lo posizionò sotto il simbolo sul petto, in modo da camuffarlo alla perfezione.

<< Se io vado, però, chi si occuperà di indagare sui Luthor? >>

Dopo un sospiro, Felicity rispose:

<< Lo chiederò a Oliver. So che abbiamo litigato, ma non credo che Green Arrow si tirerà indietro. >> Poi lo guardò dritto negli occhi e aggiunse: << Tu pensa ad andare e ricorda: corri, Barry, corri... e portaci Superman! >>.

Barry sorrise. Dopo aver preso un estrapolatore per il ritorno, sfrecciò a tutta velocità e una volta raggiunto un luogo isolato, accelerò così tanto da aprire un portale azzurro. Quando vi entrò, vide scorrere accanto a sé svariate Terre, come se fossero un oceano di bollicine cosmiche.

Si ricordava bene dall'ultima volta che, in questo luogo oltre la realtà, poteva vedere brevi scorci di vari mondi, immagini che mostravano infinite possibilità

Si ricordava bene dall'ultima volta che, in questo luogo oltre la realtà, poteva vedere brevi scorci di vari mondi, immagini che mostravano infinite possibilità.

Il velocista decise di concentrarsi sul suo obiettivo: trovare Superman!

Davanti a lui apparve l'immagine di un giovane alto e muscoloso che si strappava la camicia bianca, rivelando la "S" del suo costume

Davanti a lui apparve l'immagine di un giovane alto e muscoloso che si strappava la camicia bianca, rivelando la "S" del suo costume. Quindi lui era Superman? Era decisamente diverso da quello che conosceva e se doveva essere oggettivo, anche più prestante e di bell'aspetto.

 Quindi lui era Superman? Era decisamente diverso da quello che conosceva e se doveva essere oggettivo, anche più prestante e di bell'aspetto

Poi vide un Superman dall'aria più arrabbiata. Anche lui affascinante, ma con un aspetto più selvaggio. Camminava tra una folla terrorizzata, mentre dietro di lui una macchina della polizia ancora fumante indicava che una battaglia era appena avvenuta.

Il Superman successivo lo sorprese non poco: sembrava identico a Ray Palmer, alias Atom! Certo, era più muscoloso e anche un po' più vecchio, ma era decisamente lui! Barry si chiese se, da qualche parte nel multiverso, potesse esistere anche un Su...

Il Superman successivo lo sorprese non poco: sembrava identico a Ray Palmer, alias Atom! Certo, era più muscoloso e anche un po' più vecchio, ma era decisamente lui! Barry si chiese se, da qualche parte nel multiverso, potesse esistere anche un Super-Barry.

Il Superman successivo lo sorprese non poco: sembrava identico a Ray Palmer, alias Atom! Certo, era più muscoloso e anche un po' più vecchio, ma era decisamente lui! Barry si chiese se, da qualche parte nel multiverso, potesse esistere anche un Su...

L'immagine successiva mostrava Superman fluttuare nel cielo notturno davanti a una gigantesca luna, che gli conferiva un'aria epica. Inoltre... sembrava un'immagine animata o erano solo i suoi occhi a ingannarlo?

 sembrava un'immagine animata o erano solo i suoi occhi a ingannarlo?

Infine, Barry trovò quello che cercava: un Superman familiare. Nell'immagine, l'alieno che conosceva stava volando insieme a due ragazzi con la "S" sul petto. Forse i suoi figli? Dietro di loro si vedevano due figure corazzate d'argento... Chi erano?

Barry annuì. Aveva trovato l'universo giusto. I suoi amici si sarebbero fidati molto di più di un volto familiare che di uno sconosciuto, anche se si trattava del più grande eroe del mondo.

Universo sconosciuto.

Un portale blu si aprì con un sibilo elettrico e Flash ne sfrecciò fuori, fermandosi in una nuvola di polvere rossa. Davanti a lui si stagliava una graziosa fattoria in legno bianco, le assi scolorite dal sole e dal tempo, ma ancora solide. Le finestre avevano i bordi azzurri e una leggera tenda a fiori si muoveva con la brezza. Accanto alla casa, un grande capannone rosso dominava la scena: il tetto spiovente, la vernice sbiadita in alcuni punti e il portone scorrevole socchiuso lasciavano intravedere vecchi attrezzi e forse anche un trattore.

Il vialetto era sterrato, bordato da un recinto in legno un po' storto e conduceva a una veranda con due sedie a dondolo. Un'altalena di gomma pendeva ancora da un vecchio albero poco distante, mentre un campo di mais si estendeva sul retro fino all'orizzonte, ondeggiando dolcemente sotto il cielo azzurro.

Il velocista andò a bussare alla porta, sperando con tutto se stesso che appartenesse davvero a Superman e non a un semplice contadino... altrimenti sarebbe stato piuttosto imbarazzante.

La porta si aprì, rivelando l'alieno, vestito con una semplice camicia di flanella rossa. Il volto dell'alieno era gentile e affabile, in netto contrasto con la sua variante zombificata.

Barry si tolse la maschera in segno di amicizia e disse:

<< Ciao Superman, sono Flash... e ho bisogno del tuo aiuto >>.

Terra-0

Roma, la città eterna, era talmente bella da attirare l'attenzione non solo dei turisti terrestri, ma anche di visitatori provenienti da oltre le stelle o da altre realtà, fisiche o metafisiche. La meta più gettonata era senza dubbio il Colosseo, possente come duemila anni prima e come allora, sempre pieno di turisti.

Davanti al Colosseo si trovavano numerose bancarelle che vendevano per lo più prodotti legati all'antica Roma, come statuine di gladiatori o legionari, riproduzioni della Lupa capitolina, calamite con immagini della città e tanto altro. Tra una bancarella e l'altra si aggirava un legionario che si faceva fotografare con fierezza: dopotutto, quello era il suo lavoro. Lontani erano i tempi in cui chi indossava un'armatura simile andava in guerra contro i Galli o altre popolazioni barbare.

Poco più in là, leggermente distante dal viavai dei turisti, vi era una bancarella che vendeva prodotti leggermente più strani, forse esotici. Sì, erano comunque in linea con quelli delle altre bancarelle, ma sembravano di qualità superiore: le statuine apparivano più vive e i ciondoli, strani e piumati, sembravano emanare un senso di protezione misto a disagio. Il proprietario, seduto con un'aria seria, quasi mesta, era un giovane dall'aspetto pacioccoso, moro, vestito con una semplice felpa nera e jeans blu scuro.

A un primo sguardo poteva sembrare un normale nerd, impacciato e timido, ma la sua vera natura era decisamente più complessa. Era qualcosa di maledetto, un essere che coloro che abitavano nel vicino Vaticano non avrebbero esitato a dare la caccia. Lui era Ashoka Morningstar, nipote di Lucifero e figlio di uno degli esseri più aberranti che l'Omniverso avesse mai concepito: Emmanuel Morningstar.

Il giovane, giovane solo nell'aspetto, dato che portava con sé i pesi di millenni, rifletteva con fare mesto e triste sulla sua vita miserabile. Non gli sembrava affatto giusto che, dopo la distruzione del suo megaverso per mano di sua sorella Anya, fosse l'unico a non aver ancora trovato pace.
Anya diceva di amare Elysium così tanto da essere disposta a martirizzarsi per esso... eppure era stata la prima a dimenticarsene e suo padre... aveva sentito le storie: di come si stesse divertendo nelle altre realtà, di come fosse perfino diventato buono. Di come fosse migliorato con i suoi protetti, con i suoi nuovi figli adottivi e naturali.

Perché non era migliorato per lui? Cosa aveva che non andava?

Buffo come le due persone che amavano tanto quel posto da distruggerlo fossero le stesse che alla fine erano riuscite a trovare un nuovo scopo. E invece lui, il "buono" della famiglia, sembrava condannato a un'esistenza di tormenti solitari. Non capiva, perché? Non era mai stato attaccato a quel luogo o alla maggior parte delle persone che lo abitavano. Quindi... perché non riusciva ad andare avanti?

Perso nei suoi cupi pensieri, si accorse quasi immediatamente che il suo istinto sovrannaturale gli stava segnalando una possibile minaccia in avvicinamento o quantomeno, che qualcuno con poteri ben oltre quelli di questa realtà si stava dirigendo verso di lui.

Perso nei suoi cupi pensieri, si accorse quasi immediatamente che il suo istinto sovrannaturale gli stava segnalando una possibile minaccia in avvicinamento o quantomeno, che qualcuno con poteri ben oltre quelli di questa realtà si stava dirigendo...

Alzò lo sguardo e vide tre giovani avvicinarsi: Il primo, al centro, camminava con l'aria di chi si sentiva il più bello di ogni realtà. Il suo volto era affascinante e beffardo, i capelli corvini, il fisico ben scolpito, messo in evidenza da una canotta bianca e una giacca di pelle nera. Le ragazze lo notavano, arrossendo al suo passaggio. Ashoka ormai sapeva riconoscere un Mikaelson a chilometri di distanza e la sua natura ibrida non lasciava spazio a fraintendimenti: era il figlio di Hope e Landon. Se ci aveva visto giusto, il ragazzo era un vampiro, un lupo mannaro, uno stregone e una fenice. Beh, lui aveva conosciuto ibridi ben più particolari.

Il secondo ragazzo aveva l'aria da nerd, indossava una giacca di pelle sopra una camicia blu. Il volto era gentile e sebbene non brutto, non poteva competere con il suo compagno. Era chiaramente uno stregone Eldritch e Ashoka percepiva l'oscurità che lo avvolgeva, forse derivata da qualche esperimento necromantico.

L'ultima era una bellissima ragazza bionda, con curve perfette e un'espressione scocciata. Era una Time Lady. Ashoka poteva chiaramente sentire i suoi due cuori e l'odore della sua energia di rigenerazione. Tuttavia, c'erano tracce umane in lei... quindi, forse...

Una volta giunti alla bancarella, il belloccio prese in mano una delle statuine e la osservò con fare casuale. O almeno, sarebbe sembrato tale agli occhi di un venditore comune, ma Ashoka capì subito che stava prendendo tempo per analizzarlo.

<< Che cosa volete da me? >> chiese bruscamente, cercando di stroncare sul nascere possibili giochi di potere.

<< Sappiamo cosa sei e dobbiamo chiederti una cosa. Facci il favore di seguirci >> rispose secca la ragazza.

<< Non siamo qui per farti del male e anche se volessimo, non potremmo, dato il tuo potere >> aggiunse il giovane stregone, alzando le mani in segno di resa.

<< Passo. Se volete comprare qualcosa, fatelo, altrimenti andatevene >> li liquidò Ashoka, roteando gli occhi. Lo irritava essere riconosciuto anche in questo mondo, soprattutto perché voleva essere lasciato in pace.

<< Si tratta di Scarlett Pendragon. Hai la sua energia, dobbiamo farti delle domande su di lei >> disse il belloccio, sempre con il suo sorriso. << Comunque, io sono Damien Kirby, lui è Thomas Giles e la bellissima ma arrabbiata è Amy Smith. Siamo parte di un gruppo conosciuto come il potente Team di Damien! >>

Gli altri due lo guardarono male. << Siamo le Leggende dei Megaversi >> lo corresse Thomas timidamente, << o almeno, questo è il nome che abbiamo scelto poco fa... siamo un team da neanche un'ora... >>

<< Bravo >> sbuffò Amy. << Rivela a questo sottospecie di Ciccio Bello emo che siamo dei novellini, idiota >>.

<< Mi era già chiaro... >> disse Ashoka, notando quanto fossero inesperti. << Scarlett è mia nipote, certo che ho la sua energia. Se sapete cosa sono, dovreste sapere che è meglio non curiosare >> rispose Ashoka, incrociando le braccia.

<< Ascolta, coso, non abbiamo tempo da perdere. Muovi il culo e seguici! >> sbottò la bionda, che sembrava aver già esaurito la sua scarsa pazienza.

Thomas sospirò, infastidito dal comportamento della collega. << Non possiamo discuterne qui in mezzo alla gente. La nostra missione è top secret e ci è stata affidata proprio da tua nipote >>.

<< Non mi interessa >> replicò secco il venditore.

<< Ascolta, dicci almeno che fine ha fatto >> insistette Damien. < Non è normale che ci abbia dato una missione, per giunta pericolosa e poi si sia volatilizzata nel nulla. Alla faccia della mentore! >>

Ashoka chiuse gli occhi e sospirò, esausto. Odiava davvero la sua famiglia. "Vaffanculo, Scarlett*"* pensò irritato, poi guardò i ragazzi. << Scarlett ha vissuto una vita complicata. È meglio che non la cerchiate >>.

<< Cosa? >> Amy sembrava non aver capito bene.

<< Dovete lasciar perdere >> ribadì Ashoka e i tre lo guardarono allibiti. << Sentite... so che è brutto da dire, ma mia nipote non è abbastanza stabile per farvi da mentore >>.

Urtati come non mai, i tre si girarono e iniziarono ad allontanarsi. Sembravano aver rinunciato a parlargli. Ashoka, un po' dispiaciuto, bloccò il tempo per tutti tranne che per loro e richiamò la loro attenzione. << Va bene, fatemi le domande che volete >>.

Damien fu il primo a parlare: << Perché hai detto che non è stabile? >>

Ashoka sospirò: << Hai conosciuto la nostra famiglia? >> fece una pausa e poi aggiunse con voce più grave. << Inoltre, ha finto il suicidio. Nessuno che lo fa è propriamente stabile >>.

Damien abbassò lo sguardo. << No, non ho conosciuto la vostra famiglia >>.

<< Allora sei fortunato...>> Ashoka sembrava ancora più, se possibile, mesto.

Amy sbuffò, frustrata. << Fanculo, andiamocene. Tanto abbiamo capito che con questa presunta famiglia non ne caveremo un ragno dal buco >>.

Thomas aprì un portale dai contorni arancioni e scintillanti e i tre sparirono, lasciando Ashoka da solo.

Rimasto solo, il Nephilim imprecò e dopo un'ultima occhiata a quella versione di Roma, decise che era tempo di cambiare universo. Del resto, voci parlavano del ritorno di un essere terribile dalle profondità: il Primo Demone e lui non voleva essere lì quando sarebbe successo.

Con questi ultimi pensieri, sparì, portando via con sé la sua bancarella, non prima di aver cancellato la memoria dei locali, così che nessuno notasse la sua assenza.

Altrove...

Il portale creato da Thomas si aprì in quella che sembrava una foresta come le altre. L'unica cosa davvero notevole era la navicella spaziale gialla e nera, parcheggiata sopra un grande masso lì vicino.

La navetta spaziale aveva un design ultra moderno e davvero alla moda. Il colore nero lucente era interrotto da alcuni tratti di giallo dorato. Nella parte frontale si trovava un gigantesco pannello di vetro che mostrava la postazione di comando.

<< Fanculo a tutti e a tutto! >> urlò Amy. Gli altri membri del team, rimasti al campo base perché non in grado di mimetizzarsi al meglio in quella realtà, la guardarono, capendo che la loro missione era andata male.

<< Data la tua reazione, devo supporre che la missione sia stata un fallimento >> disse con tono serio uno shinobi che se ne stava in piedi su un ramo d'albero, con la schiena appoggiata al tronco.

Aveva ispidi capelli neri, occhi scuri e un volto perennemente serio

Aveva ispidi capelli neri, occhi scuri e un volto perennemente serio. Le sue caratteristiche distintive erano i tre segni simili a baffi sulle guance. Indossava una veste grigio-blu scuro con fodera grigia e colletto di pelliccia, un mantello a brandelli dello stesso colore, una maglietta blu, guanti neri lunghi avvolti in cinturini di pelle rosso-marrone, larghi pantaloni neri e sandali rosso-marrone.

<< Manco poco >> sbuffò Damien, << ma non era una missione, Itachi, solo una banale perlustrazione. Stai shallo su >>.

<< Il fatto che voi non prendiate questo viaggio come una missione, ma come una scampagnata, è uno dei tanti problemi, se non il principale, di questo gruppo >> commentò il ninja. Sebbene conoscesse da poco quelle persone, aveva capito fin da subito che lui era l'unico davvero pronto per la missione. Era stato addestrato per questo. O forse no... ma, visto che il suo maestro conosceva Scarlett, era probabile che lo avesse preparato in segreto. Inoltre, molti degli allenamenti che un tempo gli sembravano strani ora avevano un senso. Gli altri, invece, facevano parte di quel gruppo per i più disparati motivi, ma soprattutto per curiosità o per sfuggire dalle loro realtà.

 Gli altri, invece, facevano parte di quel gruppo per i più disparati motivi, ma soprattutto per curiosità o per sfuggire dalle loro realtà

<< Siamo effettivamente un gruppo? >> domandò una bellissima ragazza. Aveva un'aria decisa e un fascino che mescolava eleganza casual e prontezza all'azione. I suoi capelli castani, raccolti in una coda di cavallo alta, incorniciavano un viso dai lineamenti delicati, ma determinati.

Indossava una giacca di pelle rosso scuro, dal taglio aderente e con dettagli metallici, che le conferiva un tocco ribelle e sofisticato allo stesso tempo. Sotto la giacca, un top nero aderente metteva in risalto la sua figura slanciata. I pantaloni neri, leggermente strappati, aggiungevano un tocco grintoso al suo look. Ai piedi, portava un paio di stivali neri stringati, pronti per affrontare qualsiasi terreno.

<< Lilian... >> Thomas cercò di zittire la gemella, ma lei lo interruppe con uno sguardo.

<< No, sul serio, ci conosciamo da quanto... mezz'ora? >>

<< Ok, ascoltate il vostro capitano, gente! >> urlò una bellissima ragazza dal corpo perfetto e lunghi capelli corvini. Il suo grande sorriso birichino le abbelliva il volto, mentre la semplice canotta nera le dava un'aria da ragazza di spiaggia.

<< Siamo giunti in questo mondo seguendo una richiesta di aiuto! Quindi, come membri della Ciurma dell'Omniverso, è nostro dovere soccorrere chiunque si trovi in difficoltà! >>

<< Siamo giunti in questo mondo seguendo una richiesta di aiuto! Quindi, come membri della Ciurma dell'Omniverso, è nostro dovere soccorrere chiunque si trovi in difficoltà! >>

<< Allora Ruby, sarai anche la figlia di Luffy, Re dei Pirati e uno dei miei personaggi anime preferiti, ma il leader di questo gruppo sono io >> disse Damien indicandosi fiero. Tutti gemettero in risposta.

<< La nave di chi è? >> domandò a brutto muso Amy, guardando il gruppo. << Esatto, è mia. Quindi, a rigor di logica, voi deficienti viaggiate con me. Dovrei essere io il capo, ma sinceramente non mi importa più di tanto >>.

<< Secondo me non dovremmo avere un capo. Siamo un gruppo di amici, no? >> intervenne l'ultimo membro del team, un timido ragazzino dai capelli rosa, che indossava una felpa dello stesso colore. Guardava tutti con un'espressione imbarazzata.

<< Aww! Mew, sei così tenero! >> Ruby non perse tempo e lo strinse in un abbraccio soffocante

<< Aww! Mew, sei così tenero! >> Ruby non perse tempo e lo strinse in un abbraccio soffocante. Il piccolo rosa arrossì, ma si lasciò coccolare: per quanto ricordasse, nessuno lo aveva mai coccolato prima. Era brutto non sapere chi fosse veramente...

<< Prima di tutto, non sarebbe il caso di farci raccontare cosa è successo al trio che è andato in perlustrazione? >> disse Itachi, come sempre il più diretto e concentrato sulla missione.

<< Hai ragione >> annuì Thomas, << ma prima gradirei fare un resoconto per organizzare meglio le idee...>> propose e gli altri annuirono. << Siamo stati reclutati da una misteriosa donna di nome Scarlett per affrontare il Nulla, una missione che, secondo il mio umile parere, è impossibile >>.

<< Più che altro, che cos'è il Nulla? O il Null, o quello che è? >> chiese Damien. Gli altri lo guardarono confusi. Alcuni avevano la tipica espressione "ma sei scemo?", altri erano solo dubbiosi. << No, sul serio. Sì, il Nulla è il Nulla, ma ci sono tanti tipi di Nulla o elementi simili, come il Vuoto >>.

<< Concordo con Damien >> intervenne Lily. << Scarlett non ci ha detto praticamente niente. Né cosa sia nello specifico, né come rintracciarlo. Siamo partiti alla cieca >>

<< Beh... >> ridacchiò la figlia di Luffy. << Eravamo eccitati per questa avventura e non ci abbiamo pensato troppo >>.

Mew annuì timidamente. << Davo per scontato che Scarlett ci dicesse cosa fare una volta partiti... >>

<< Queste cose non vanno mai date per scontate, Mew >> disse con gentilezza Itachi. Trovava adorabile quel ragazzino e non voleva ferirlo con le sue parole, anche perché era chiaro che il piccolo rosa avesse un carattere molto sensibile.

<< Fai tanto il bravo, ma nemmeno tu le hai chiesto i dettagli, giusto? >> lo riprese Ruby, incrociando le braccia.

<< Stavo per farlo, ma come avete visto, la nostra presunta benefattrice aveva una gran fretta di mandarci via >> si difese lui. Dopotutto, rispettava sempre gli ordini di un superiore.

<< Comunque...>> Thomas attirò la loro attenzione. << Dopo neanche mezz'ora di viaggio, abbiamo captato un segnale di soccorso che ci ha portati qui. Abbiamo provato a contattare Scarlett tramite un programma che aveva installato sulla nave di Amy...>>

Quest'ultima sbuffò: nessuno doveva permettersi di hackerare la sua nave, mai!

<< ...ma non ci ha risposto. Quindi, una volta atterrati, abbiamo cercato di localizzare la sua energia, sperando che si fosse teletrasportata qui. Un'ipotesi azzardata, certo, ma plausibile, vista la sua potenza. In effetti, l'abbiamo trovata... ma non era esattamente lei >>.

<< Che intendi? >> chiese curiosa Ruby.

<< Era suo zio. Non sappiamo il suo nome, non glielo abbiamo chiesto. Ci ha solo detto che Scarlett non sarà più la nostra leader perché...>>

<< Perché è una testa di cazzo psicopatica >> concluse per lui Amy.

<< In sostanza, ha finto il suicidio e ha combinato altra roba che non sappiamo. Ma ehi, quanto meno il viaggio a Roma non è stato vano: il segnale di soccorso proviene proprio da sotto la città >> cercò di sdrammatizzare Damien, con scarso successo.

<< Va bene, allora, ciurma! >> Ruby alzò il pugno. << Per prima cosa, andiamo a salvare questa persona. Poi vediamo il da farsi, perché sinceramente... una ciurma così sgangherata non l'ho mai vista >>.

<< Non ho mai visto tanta disorganizzazione in vita mia...>> Itachi era serio, << ma sì, concordo: concentriamoci sulla missione. Poi decideremo se proseguire o tornare a casa >>.

Un forte senso di disagio attraversò i ragazzi. Si erano ritrovati senza guida ad affrontare una missione pericolosa. In parte, era colpa loro per aver accettato senza riflettere, ma la responsabilità maggiore era di Scarlett. Si ripromisero silenziosamente di non affidarsi mai più a una leader scadente come lei.

Milano

Il Teatro alla Scala si ergeva con una sobrietà solenne nel cuore di Milano, affacciato su una piazza ordinata dove la statua di Leonardo da Vinci vegliava in silenzio. La sua facciata neoclassica, dai toni chiari e delicati, raccontava un'eleganza d'altri tempi: tre grandi archi introducevano all'ingresso, mentre al piano superiore si aprivano finestre rettangolari incorniciate da linee pulite e regolari. In cima, un timpano triangolare completava la struttura con la compostezza tipica dell'architettura settecentesca.

Davanti all'ingresso, un lungo tappeto rosso scendeva per le scale e si fermava davanti a una limousine, dalla quale scese una ragazza dalla bellezza mozzafiato.

Davanti all'ingresso, un lungo tappeto rosso scendeva per le scale e si fermava davanti a una limousine, dalla quale scese una ragazza dalla bellezza mozzafiato

Era una giovane italiana dai fluenti capelli castani, che le ricadevano sul collo e un volto quasi angelico, accentuato da profondi occhi verde oceano. Indossava un elegante abito estivo verde chiaro, arricchito da dettagli floreali, che le scivolava addosso esaltando le curve del suo corpo. Un vestito che, a prima vista, poteva sembrare semplice per un evento del genere, ma su di lei risultava di un'eleganza senza pari. A completare il tutto, un paio di splendidi orecchini di diamanti e una collana abbinata la facevano brillare ancora di più.

Appena scesa, fu subito inondata dai flash delle macchine fotografiche professionali e dalla luce tremolante degli smartphone sollevati in aria. I fan la chiamavano, cercando di immortalarla in uno scatto, tra grida entusiaste e richieste di selfie. Alcuni erano già in diretta streaming sui social, altri caricavano freneticamente foto con l'hashtag #EmiliaStella. Emilia era l'attrice più celebre degli ultimi tempi, distintasi non solo nel panorama italiano, ma anche in quello internazionale. Aveva persino ottenuto una stella sulla celebre Hollywood Walk of Fame, la leggendaria "via delle stelle". Il cognome "Stella" non era il suo vero nome, bensì un soprannome che aveva adottato proprio in quel luogo; nessuno conosceva il suo vero cognome, cosa che contribuiva a rendere la sua figura ancora più misteriosa e affascinante.

Emilia avanzò sul tappeto come se fosse su una passerella, elegante e fluida. In quel momento, però, qualcuno urlò indicando il cielo e subito dopo tutta la folla alzò lo sguardo.

Nel cielo stava volando un gigantesco rapace color acqua, o meglio, sembrava composto interamente d'acqua solida

Nel cielo stava volando un gigantesco rapace color acqua, o meglio, sembrava composto interamente d'acqua solida. Tra le zampe artigliate trasportava un furgone blindato, da cui spuntavano figure bardate: chiaramente dei ladri, che urlavano disperati.

Per chi aveva sangue freddo e uno spirito logico, come Emilia, era fin troppo evidente che il rapace, ormai noto a tutta l'Italia con il soprannome dispregiativo di Blue Phesant, avesse appena sventato una rapina e stesse riportando la refurtiva alla banca. Il nome era sbagliato, visto che era palese si trattasse di un Nibbio Reale, non certo di un fagiano. Purtroppo, la maggior parte della folla era composta da persone impressionabili, che cominciarono subito a urlargli contro insulti e minacce.

<< Torna a casa, figlio del demonio! >> gridò un'anziana signora stringendo con foga il suo rosario.

<< Razza di mostro! Smettila di infestare i nostri cieli! >> inveì un uomo in giacca e cravatta, probabilmente un uomo d'affari.

I fotografi, intanto, avevano già iniziato a scattare e riprendere la scena. Gli insulti continuarono.

Distratto da tutte quelle offese, il Nibbio perse la presa sul furgone, che precipitò al suolo ed esplose, causando ingenti danni. Il rapace, visibilmente scosso e addolorato, si allontanò rapidamente. Emilia credette perfino di scorgere una lacrima solitaria scendere dal suo occhio destro, ma tutto era accaduto così in fretta che non poteva esserne certa.

Una cosa, però, lo era: se già prima aveva pensato di voler aiutare quel rapace, ora ne era completamente convinta. Non trovava giusto il comportamento della gente verso quell'eroe incompreso. Certo, capiva che un enorme volatile nel cielo potesse spaventare e ammetteva che talvolta i suoi interventi causassero più danni che benefici. Tuttavia, era evidente che il suo intento fosse positivo. Inoltre... beh, lei non era del tutto umana e nemmeno di questa realtà, questo, forse, le dava una visione più aperta e comprensiva rispetto alla gente del posto.

Senza farsi notare, cosa che le riusciva piuttosto facile, si fece strada tra la folla nel caos, superò le transenne che delimitavano il tappeto e cercò di raggiungere la sua limousine bianca, ma proprio in quel momento accadde qualcosa di ancora più incredibile: una tromba d'acqua si abbatté improvvisamente sul furgone in fiamme, spegnendolo all'istante. Quando tutto tornò alla calma, non c'erano feriti, tranne i ladri.

Decisa a indagare, Emilia aprì la porta della limousine e si ritrovò in un luogo familiare... ma che non aveva nulla a che fare con l'interno di una limousine.

Era un TARDIS, o meglio, un  TARDIO: la macchina spazio-temporale più bella dell'intero Omniverso

Era un TARDIS, o meglio, un  TARDIO: la macchina spazio-temporale più bella dell'intero Omniverso. Era guidata dal Signore del Tempo conosciuto come L'Artista o per gli amici e i terrestri, semplicemente Emilia. In questa rigenerazione, con tratti spiccatamente italiani, aveva deciso di usare la versione originale del suo nome, che era anche quello autentico.

Curiosamente, il suo aspetto attuale somigliava molto a quello della madre defunta. Emilia spesso si chiedeva se fosse stato un richiamo genetico o un omaggio inconscio. Prima o poi avrebbe dovuto chiederlo a suo padre, il Guardiano, anche se erano secoli che non lo vedeva.

Osservò brevemente il suo magnifico TARDIS. Aveva l'eleganza scenica e la raffinatezza di un'attrice del cinema d'oro; più che una navicella, sembrava il boudoir di una diva galattica, una fusione tra un camerino di Broadway e la sala da tè di una regina.

Le pareti, coperte di velluto porpora trapuntato, accoglievano piccoli salotti curvi, pronti a ricevere ospiti illustri tra un viaggio e l'altro. I lampadari di vetro di Murano, scintillanti come piogge di stelle, pendevano dal soffitto con curve eleganti, riflettendo la luce dorata che scaturiva dal cuore pulsante della console.

Al centro, la colonna temporale sembrava un maestoso flambeau teatrale e intorno, i comandi erano disposti con precisione quasi coreografica: ogni tasto, ogni leva, ogni schermo sembrava parte di uno spettacolo in atto.

Quando si voltò verso la porta, sobbalzò. Sulla soglia c'era un giovane dai lunghi capelli rossi e occhi verdi. Aveva un sorriso gentile e indossava un lungo mantello nero che gli copriva l'intero corpo.

 Aveva un sorriso gentile e indossava un lungo mantello nero che gli copriva l'intero corpo

<< Ciao Artista. Sono Alan Arthur Hikaru Nibbio Blu. Dobbiamo parlare >>.

Detroit

Detroit era forse la città americana con più edifici abbandonati. Un tempo, quella città brulicava di vita. Le strade erano piene di persone e i palazzi svettavano come promesse di un futuro brillante. Poi era arrivato il declino, lento e inesorabile. Le fabbriche avevano chiuso, le famiglie se n'erano andate e gli edifici erano rimasti lì: vuoti, silenziosi, inghiottiti dall'erba alta e dalla ruggine. Interi isolati sembravano congelati nel tempo, con finestre rotte, insegne sbiadite e porte che cigolavano al vento.

Oltre ai vari problemi che questi edifici portavano, come sporcizia, topi e altri animali, senzatetto che ci si rifugiavano abusivamente, tossicodipendenti e malavitosi vari, i peggiori erano, senza ombra di dubbio, i satanisti o comunque, quelle persone che praticavano un qualche tipo di magia oscura. Molti lo facevano solo per gioco, ma a volte finivano comunque per evocare qualcosa. Per la maggior parte della gente, il soprannaturale era pura finzione, ma per Michael Seraphim, detective del paranormale e stregone a domicilio, non era affatto così.

 Per la maggior parte della gente, il soprannaturale era pura finzione, ma per Michael Seraphim, detective del paranormale e stregone a domicilio, non era affatto così

Il grosso afroamericano di mezza età si trovava legato con delle catene a una sedia e sembrava logoro e malconcio. La sua testa rasata mostrava un grosso livido sulla sommità, chiaro segno che era stato colpito con forza. Il suo volto serio, segnato da qualche ruga, era incazzato come non mai. L'impermeabile grigio scuro era a tratti strappato e la camicia bianca gli pendeva slacciata sul petto.

Davanti a lui, ringhianti e sghignazzanti, c'era ogni sorta di demone minore. Per lo più sembravano un mix malriuscito di animali e persone. Uno assomigliava a un T-Rex blu a grandezza umana che brandiva una lama con le sue ridicole braccine. Un altro aveva un martello al posto della testa. Uno ancora era un piccolo polipo e così via. L'unica cosa che avevano in comune era l'odio viscerale per l'uomo legato davanti a loro.

<< Finalmente ti abbiamo catturato, esorcista! >> gracchiò un demone rana, indicando Michael con il suo tozzo dito palmato.

<< Sono uno stregone >> rispose lui con voce baritonale. << Gli esorcisti sono chierichetti. Io vi sembro un chierichetto per caso? Non mi piace la Chiesa tanto quanto non mi piacete voi >>.

I demoni risero e lui li guardò ancora più torvo. Odiava quando si ritrovava in certe situazioni.  Non parlava del fatto di essere legato, quello gli era capitato fin troppe volte, era quasi normale nel suo mestiere, ma di quando un gruppetto di ragazzetti idioti, per gioco, riversava abomini demoniaci nel mondo terreno. Perché poi, di chi era il compito di sistemare tutto? Suo. Cazzo. E questo lo faceva imbestialire.

<< Eppure... >> sibilò un cobra nero alto due metri, << porti il nome dell'Arcangelo guerriero e il tuo cognome è Serafino >>.

<< E allora? >> tuonò lui, con una tale forza che fece indietreggiare i demoni. << Lo ha scelto mia madre il nome! Quella vecchia e cara strega vodoo di New Orleans. Chissà che pensava... bah! >> mentì. Credeva di essere nato in quella città ricca di misteri e magie, ma più andava a ritroso nel tempo, meno ricordava della sua vita. Ricordava che da piccolo sua madre gli aveva regalato una collana dorata con una "K", dicendogli di non separarsene mai perché gli avrebbe portato fortuna. Ricordava che era morta di cancro. Ricordava di non aver mai conosciuto suo padre, ma oltre a questo... quasi nulla.

A lui non importava poi molto. Cacciava mostri a pagamento e tanto gli bastava. Eppure, a volte, sentiva di essere solo un piccolo frammento di qualcosa di molto più grande...

<< Bah! Fanculo tutte queste cazzate! >> sbottò, mentre con un'onda d'urto magica spezzava le catene e la sedia di legno. Si rialzò in piedi, con uno sguardo di sfida.

<< Avevi detto che la tua magia avrebbe funzionato! >> gracchiò l'uomo rana rivolto al cobra, che gli sibilò contro in risposta.

<< Lasciate perdere, idioti! La magia di quella biscia fa schifo! >> li prese in giro Michael. Allargò le braccia e fece esplodere le tubature del posto, allagando la zona. Poi estrasse un piccolo crocifisso dalla tasca e lo lanciò nell'acqua, recitando:

<< Exorcizamus te, creatura aquae, in nomine Dei Patris omnipotentis, et in nomine Jesu Christi, Filii ejus Domini nostri, et in virtute Spiritus Sancti... >>

Sommersi da quella che era appena diventata acqua santa, i mostri urlarono e si contorsero, bruciando dal dolore. Uno di loro, quello con la testa a martello, riuscì comunque a lanciarsi su di lui, graffiandogli la guancia destra con un artiglio. Poi urlò, tra le fiamme:

<< Io so chi sei davvero! Il Primo Demone ti sta cercando e non si fermerà finché non te l'avrà fatta pagareeee!! >> detto ciò, si dissolse tra le ceneri.

Confuso da quelle parole e se possibile, anche leggermente terrorizzato, cosa insolita per lui, Michael rimase immobile. Anni passati a combattere bestie del genere non lo avevano mai davvero scosso, ma ora... boh. Forse stava invecchiando.

Inoltre... cosa voleva Lucifero da lui? Perché sapeva bene che il "Primo Demone" era uno dei tanti nomi dell'ex preferito di Dio, ma era come se, dentro di sé, sentisse che c'era qualcosa di peggio di lui. Non sapeva spiegarlo, ma la sensazione c'era.

Perso nei suoi pensieri, si accorse all'improvviso che la sua mano destra era umida. Distratto, si era passato le dita sulla guancia ferita. Ma quando guardò il sangue... non era rosso. Era argentato!

<< Cosa...? >> mormorò, ma prima che potesse rifletterci, il sangue tornò alla sua normale colorazione. << Fanculo... sto davvero invecchiando... >> disse lo stregone.

Ora che non era più legato, cosa che comunque lo infastidiva parecchio, per il solo fatto di esserci finito di nuovo, si guardò intorno. I cadaveri dei ragazzini che avevano evocato i demoni giacevano a pezzi e la stanza, diroccata come tutto il resto del palazzo, era messa ancora peggio di prima. L'acqua santa aveva allagato tutto. Il pavimento era impregnato, marcio e puzzava in modo nauseante. Un pezzo di muro crollato mostrava la stanza adiacente. Una finestra sfondata lasciava entrare la luce del giorno.

"Almeno hanno avuto la brillante idea di evocare i demoni di giorno e non di notte" pensò. Alcuni di loro, infatti, temevano la luce del sole.

Sbuffando sonoramente, lo stregone uscì dalla stanza e si ritrovò in un corridoio, anch'esso illuminato da una finestra rotta che si affacciava su scale sgangherate e senza parapetto. Decise di esplorare il resto del piano, alla ricerca di eventuali mostri fuggiti.

Quando tornò nel corridoio, vide riflessa su un muro, in fondo, una gigantesca ombra. Era la sagoma di un essere con una grande testa e una sorta di bastone da battaglia in mano.

Si girò di scatto, pronto ad attaccare e i suoi occhi si sgranarono per la sorpresa.

<< Mi stai prendendo per il culo?! >>

Universo sconosciuto

I Difensori dell'Infinito guardarono la città con crescente preoccupazione. Non era l'universo degli zombie, quello era certo. Sembrava piuttosto una versione contorta di Londra, il Big Ben svettava in lontananza, familiare e riconoscibile, ma tutto il resto sembrava... sbagliato.
L'atmosfera era densa, l'aria greve e innaturalmente fredda. Urla lontane, spezzate e disumane, si levavano in eco tra i vicoli vuoti.

Wanda, visibilmente scossa, fissava la scena con orrore. Era pallida, quasi tremante e il suo sguardo si soffermava su dettagli che il resto del gruppo stava appena iniziando a notare. Qua e là, lungo il marciapiede, tra le crepe dell'asfalto e all'ombra dei lampioni spenti... c'erano lapidi. Alcune intere, altre spezzate, incastonate nel terreno come se fossero cresciute lì, o come se la città stessa le avesse inglobate nel tempo.

<< C'è qualcosa di sbagliato in questo posto, lo sento fin dentro le ossa >> sussurrò. River le posò una mano rassicurante sulla spalla: evidentemente l'Avenger aveva percepito qualcosa che agli altri era sfuggito.

<< Wow, ci troviamo nella Città Maledetta! >> urlò Deadpool.

<< Conosci questo posto? >> gli chiese Cisco, curioso. Più sapevano di quella realtà, meglio era per tutti.

<< Beh, vedi Cisco, questa era la location della seconda storia di questa serie di Sayman >> iniziò a spiegare lui. << La prima era ambientata nel mondo di Daryl, poi si passava a questa. Ora invece ci siamo ritrovati nel mezzo della seconda storia proprio durante la prima. Il che è interessante! >>

Ovviamente tutti lo guardarono con espressione basita. Samarium bestemmiò, decisamente infastidito, soprattutto perché ora si trovavano a universi di distanza dal loro obiettivo.

<< Moccioso, apri uno dei tuoi portali e riportaci indietro! >> ordinò a Vibe, che lo guardò offeso ma, dopo aver annuito, decise di obbedire: era d'accordo sul fatto che dovevano tornare nel mondo di Daryl il prima possibile. Un getto di energia blu si sprigionò dalla sua mano destra, aprendo un portale, che però iniziò subito a muoversi come onde nell'acqua e poi svanì nel nulla. Dopo vari tentativi, l'eroe si arrese.

<< Che aspetti?! >> tuonò il bendato, ancora più irritato.

<< Non ci riesco... non so perché... >> Cisco era preoccupato. Perché non riusciva ad aprire i portali?

River lo scansionò con il suo manipolatore del vortice e dopo aver esaminato i risultati, sospirò frustrata. << I tuoi poteri sono stati mandati in tilt dal macchinario di Malcolm... o forse lo spazio tra noi e Terra-1 è diventato una marea instabile, sempre a causa del dispositivo. Le letture non mi sono del tutto chiare >> subuffò, mentre colpiva il suo manipolatore che le dava risultati contrastanti, era come se ci fosse un'interferenza.

<< Sistemare le vecchie storie e trovare nuove spiegazioni è sempre assurdo, non è vero, Sayman? >> Deadpool guardò nella "telecamera", << ma in questo caso hai fornito due spiegazioni altrettanto valide, facendo però persistere il dubbio. Rendendo il multiverso davvero un mistero per lettori e personaggi. Bel lavoro! >>

<< Ma che cazzo sta dicendo? >> sbottò l'arciere, mentre gli altri alzavano le spalle, confusi.

<< Wade rompe la quarta parete, è una delle sue abilità. Il che... significa che siamo in una storia? Siamo falsi? Il mondo è solo una bugia? Beh... boh? >> Andrey, da bravo nerd quale era, conosceva i poteri di Wade, ma tutto ciò sollevava svariate domande esistenziali. Forse però, non era il momento per pensarci.

<< A proposito di Malcolm... dov'è finito? >> chiese Raffaello. Il gruppo si guardò intorno, solo per vedere il creatore del dispositivo scappare, finché una mano mostruosa non lo afferrò da sotto terra, divorandolo. << Come non detto >> sbuffò il rettile, vedendo la loro ultima possibilità di fuga venir letteralmente divorata viva.

<< Il suo dispositivo ci sarebbe tornato utile >> commentò sarcastico Vibe. << Inoltre... se aveva quel dispositivo, perché non ha cambiato subito universo? E... Daryl è infetto, no? Non è un pericolo se si trova in questa realtà? >>

Il resto del gruppo si scansò istintivamente dal sopravvissuto, che li guardò in cagnesco. Andrey alzò la mano.

<< Non siamo a scuola, ragazzo >> lo riprese Samarium. Il biondo sbuffò.

<< Al primo quesito di Cisco forse posso rispondere io >> disse Andrey. << Malcolm ci aveva detto che era scappato da Atlanta da poco e forse, dico forse, voleva portare i suoi scagnozzi con sé.  Per trasferire così tanta gente ci vuole tempo. Se non è così, pace... ci troviamo qui, no? Che si fa? >>

In quel momento, un'inquietante risatina echeggiò nell'aria nebbiosa attorno a loro, seguita da una canzone intonata da una voce di bambina in lingue sconosciute. Solo Andrey riusciva a cogliere alcune parole, dato che era in grado di comprendere ogni lingua, ma la paura, unita al tono disturbante, a tratti lento, a tratti rapido e alle risatine soffocate, rendeva difficile afferrare il significato persino a lui. Tuttavia, le parole incubo e sofferenza eterna non gli sfuggirono.

<< Ragazzi, andiamocene... >> disse Andrey, guardandosi attorno allarmato, quando davanti a lui apparve una figura che lo fece urlare e balzare all'indietro, quasi facendolo cadere.
La figura sembrava quella di una giovane ragazza pallida, con lunghi capelli neri che le coprivano il volto e un sorriso sadico incorniciato da denti marcescenti.

Alla vista di quell'essere, i membri del gruppo si prepararono all'istante: River sfoderò le sue pistole, Raffaello impugnò i suoi Sai, mentre la mano destra del vecchio si avvolgeva di fiamme blu.

L'entità, però, aveva occhi solo per il biondo. Dopo un'altra risatina, si lanciò su di lui e lo toccò sulla fronte con il suo ossuto indice destro, facendolo collassare all'istante, non prima che Andrey emettesse un respiro soffocato.

A quel punto, Wade tentò di decapitarla con una delle sue katane, ma la lama le passò attraverso come se fosse fatta d'aria, facendola tremolare per un istante. Dopo un'altra risata disturbante, l'entità scomparve e riapparve alle spalle di Daryl, che trasalì e scagliò una freccia contro la lapide più vicina.

<< Stronza! >> imprecò lui. La ragazzina stava per colpirlo di nuovo, ma fu avvolta da una luce rossa e fatta esplodere dall'interno. Wanda, con entrambe le mani brillanti della stessa energia, la fissava con uno sguardo furente.

Appurato che la minaccia era stata neutralizzata, l'Avenger si rilassò leggermente, ma la calma durò poco: Cisco indicò con terrore un punto indefinito dietro di loro. Svariati occhi rossi li osservavano minacciosi e si avvicinavano sempre di più, ringhiando. Erano circondati.

Preso dal panico, Cisco evocò un portale e questa volta ci riuscì.

<< Dentro, presto! >> urlò Samarium, mentre sollevava Andrey e se lo caricava sulle spalle. Uno dopo l'altro, il gruppo abbandonò quella realtà da incubo.

Prima di attraversare il portale, però, Wade si voltò e disse:

<< Mi ero sbagliato. A quanto pare, questo è solo un piccolo cameo della seconda storia. Peccato, avrei voluto esplorare di più questo mondo... ma eh, i tempi cambiano e così anche le idee di Sayman. >> Fece una pausa, poi aggiunse: << Comunque, qualcosa della vecchia storia è effettivamente accaduto. Indovinate cosa! Al prossimo capitolo, amigos! >>

Detto ciò, si tuffò con una piroetta nel portale azzurro, che si chiuse all'istante.

Universo sconosciuto

Mark Grayson, alias Invincibile, guardava con orrore il cadavere tumefatto davanti a sé. Aveva lo sguardo colmo di vergogna e sensi di colpa. Con gli occhi pieni di lacrime fissava le sue mani ricoperte di sangue: il sangue dell'uomo che aveva appena ucciso e che ora giaceva a pezzi davanti a lui.

La sua parte razionale gli diceva che Armstrong Levi meritava ciò che gli era accaduto. Aveva minacciato crudelmente sua madre e il suo fratellino, e lo aveva spedito, contro la sua volontà, in numerosi universi paralleli. Alcuni erano estremamente pericolosi e lì aveva dovuto combattere per sopravvivere. Altri, invece, erano simili al suo: pieni di eroi e criminali, come quello di Spider-Man, dove lo aveva aiutato brevemente a combattere un certo Doctor Octopus, o come quello di Batman.

Eppure, la sua parte irrazionale gli urlava che ora, avendo ucciso, era diventato un mostro come suo padre. Come gli altri Viltrumiti. Aveva infranto il codice degli eroi: non uccidere. Ci teneva a quel codice...

Perso nei suoi pensieri, non si accorse della mano guantata che si posava gentilmente sulla sua spalla. Alzando lo sguardo, vide una donna bellissima e al tempo stesso spettrale, con occhi azzurri come il ghiaccio e un volto incantevole ma serio.

<< Invincible, sono il Guardiano e sono qui per offrirti il mio aiuto >> disse, con una voce melodiosa, ma fredda come le lande grigie e desolate della realtà in cui si trovavano. Mark notò anche un accento inglese nel suo parlare e osservando i suoi abiti vittoriani, pensò che probabilmente provenisse davvero da lì... anche se c'era qualcosa di alieno in lei.

La donna, che lui, per motivi inspiegabili, pensò come "la Tata", gli indicò un cilindro metallico poco distante e lui, stanco, svuotato, privo della forza di dubitare, si incamminò senza opporre resistenza.

Una volta che Mark fu all'interno, la Tata si voltò verso il cadavere di Levi. Lo osservò con disgusto e gli puntò contro il suo ombrello, dal quale partì un raggio che fece esplodere il corpo.

<< Nessuna resurrezione per te, Armstrong Levi >> disse con freddezza. Conosceva bene i piani dell'uomo per ritornare dalla morte, ma lei non lo avrebbe permesso. Lei proteggeva sempre i suoi giovani protetti.

Poi si incamminò lentamente verso il suo TARDIS, che scomparve silenziosamente da quella valle desolata.

Terra-14

Il viaggio in macchina durò a malapena venti minuti. Logan, in sella alla sua moto, aveva abbandonato quasi subito la strada principale per imboccare una stretta stradina sterrata, sollevando una nuvola di polvere dietro di sé. La macchina del team Cap lo seguiva a fatica, sobbalzando a ogni buca e scossone, mentre all'interno i passeggeri iniziavano a pentirsi di aver lasciato l'asfalto.

Seduta nei sedili posteriori, con la testa comodamente appoggiata sulla spalla sinistra di Steve, Natasha rifletteva sulle parole appena pronunciate dal mutante canadese. Possibile che Coulson fosse ancora vivo? Da spia, comprendeva perfettamente l'importanza di mantenere certi segreti, ma ciò non rendeva meno doloroso scoprire che un amico, creduto morto, non avesse mai cercato di contattarli. Anche Clint condivideva i suoi stessi pensieri. Lui e Natasha avevano sempre avuto un legame speciale con Coulson, più profondo rispetto a quello degli altri Avengers. Eppure, anche per loro, la morte dell'agente era stata un colpo devastante. Phil Coulson era quel tipo di persona che lasciava il segno: discreto, intelligente, affidabile. Un uomo normale in mezzo a dei superuomini, eppure uno dei più coraggiosi tra loro.

Steve osservava il paesaggio scorrere oltre il finestrino, immerso nei suoi pensieri. Non uno, ma ben due dei suoi vecchi amici erano tornati dalla morte... e se ci metteva anche Bucky, facevano tre. Una coincidenza inquietante, che iniziava a far vacillare anche il suo razionalismo da soldato.

Sul sedile anteriore, Scott guardava con ben poca discrezione la Vedova Nera e Cap, notando la loro intimità. Sam, al volante, lo notò subito e alzò gli occhi al cielo con un sorriso. << Fatti gli affari tuoi, Tic Tac >> disse bonariamente. Anche lui, che forse più di tutti passava il suo tempo con Nat e Steve, non si era mai accorto di nulla, ma a pensarci bene, non era così strano: Natasha era un enigma vivente, mentre Steve... Steve era il classico gentiluomo d'altri tempi, riservato e timido in tutto ciò che riguardava i sentimenti. Un figlio del secolo scorso, in tutti i sensi.

Il gruppo arrivò infine in una radura verdeggiante, immersa nel silenzio rilassante dell'estate. Attorno a loro si stendeva una foresta densa, interrotta solo dal sentiero da cui erano arrivati. Al centro della radura si stagliava un enorme aereo, tanto massiccio da sembrare più un edificio alato che un velivolo. La passerella era già abbassata e, proprio davanti ad essa, li attendeva con calma Phil Coulson.

L'agente era come lo ricordavano: statura media, capelli rasati quasi a zero, occhiali da sole neri e un impeccabile completo scuro. Il suo volto, sempre pacato, era illuminato da un sorriso bonario, ma nei suoi occhi si leggeva una certa tensione, come se sapesse quanto sarebbe stato difficile affrontare quel momento.

Non appena furono scesi dalla macchina, gli Avengers lo circondarono in silenzio. Alcuni lo guardavano con rimprovero, altri con gioia malcelata. La sorpresa si mescolava all'affetto. << Scusate >> disse Coulson con voce sincera << Fury mi aveva chiesto di mantenere la mia... resurrezione segreta >>.

Il gruppo sospirò all'unisono, ma fu Clint il primo a parlare, visibilmente irritato. << La prossima volta che vedo Fury, gli pianto una freccia da parte a parte >> sbottò, incrociando le braccia sul petto.

Fu allora che un rombo leggero riempì l'aria. Un jet nero, dal design affilato e futuristico apparve dal nulla, come emerso da un camuffamento ottico. Planò con eleganza sull'erba fresca e atterrò dolcemente a pochi metri da loro. Aveva sicuramente attivata la modalità stealth, perché nessuno l'aveva visto arrivare.

Dal velivolo scese un gruppo che Logan conosceva fin troppo bene: i suoi compagni, la sua famiglia. Gli X-Men.

Apriva il gruppo Ororo Munroe, conosciuta come Tempesta

Apriva il gruppo Ororo Munroe, conosciuta come Tempesta. Alta, di un'eleganza magnetica, con la pelle scura e i lunghi capelli bianchi che le cadevano sulle spalle come fili d'argento. I suoi occhi, privi di iride, le conferivano un'aria sovrannaturale e regale, accentuata dalla tuta nera e dal mantello che svolazzava dietro di lei con ogni passo.

Accanto a lei c'era Bobby Drake, alias l'Uomo Ghiaccio. Giovane, sorridente, con i capelli biondi spettinati e un'aria da eterno ragazzo. La sua tuta nera aderente era attraversata da venature ghiacciate che si animavano leggermente quando si muoveva.

Seguiva Hank McCoy, meglio noto come Bestia. Il suo corpo imponente, coperto di un fitto pelo blu, contrastava con i suoi modi gentili e lo sguardo colto. Sembrava una creatura uscita da un bestiario mitologico, eppure bastava ascoltarlo parlare per capire che era probabilmente il più intelligente del gruppo.

Poi arrivarono Kitty Pryde, la dolce Shadowcat, con i suoi capelli castani e l'aria sveglia. Camminava tenendo per mano Bobby, segno evidente della loro relazione.

Dietro di lei c'era Piotr Rasputin, il gigantesco Colosso. Alto, muscoloso, con i capelli neri corti e lo sguardo austero. Il suo aspetto era quello di una statua vivente, forgiata nell'acciaio.

Infine, chiudeva la formazione Warren Worthington III, detto Angelo. Alto, biondo, con un volto angelico e due magnifiche ali bianche che si piegavano alle sue spalle. Sembrava uscito da un affresco rinascimentale, ma la sua espressione seria rivelava un guerriero temprato da anni di battaglie.

Dallo sguardo deciso e dalla sicurezza con cui si muovevano, Natasha capì subito che erano un gruppo affiatato, rodato da anni di missioni condivise. Aveva senso: gli X-Men esistevano da molto prima degli Avengers. Erano stati protagonisti della scena mutante per anni, prima di sparire nell'ombra dopo la battaglia di Alcatraz.

Notò subito alcune assenze: Nightcrawler non c'era e nemmeno Rogue. Di quest'ultima ricordava che aveva preso la cura per diventare umana, ma un recente episodio con Magneto e Wanda la metteva in dubbio. Se Magneto era tornato, forse anche altri avevano riacquistato i poteri... Magari Logan avrebbe potuto chiarirle la situazione più tardi.

<< Se ci siamo tutti, direi che possiamo entrare >> propose Coulson con tono calmo. I due gruppi annuirono in silenzio.

La passerella metallica si sollevava dolcemente da terra e li conduceva all'interno del velivolo, con un lieve ronzio meccanico.

Appena varcata la soglia, vennero accolti da un'ampia baia d'hangar illuminata da luci soffuse integrate nelle pareti. Il pavimento era in una lega metallica scura, resistente ma liscia, riflettente quanto bastava per creare un senso di profondità. Alcuni vani laterali ospitavano attrezzature tecniche, strumenti da campo e armadietti sigillati da codici numerici.

Mentre proseguivano lungo il corridoio principale, il rumore dei loro passi rimbalzava leggero contro le pareti insonorizzate. Le pareti del Bus erano grigio canna di fucile, con inserti luminosi color ghiaccio che correvano lungo il soffitto, guidandoli come una freccia luminosa. Ogni porta che passavano era automatica, scorrevole e mostrava fugacemente altre stanze: una piccola infermeria, una sala armeria ordinata e un laboratorio con pareti in vetro rinforzato, vuoto ma perfettamente attrezzato.

<< Questo posto è... impressionante... >> mormorò Scott, più per sé che per gli altri, facendo scivolare lo sguardo su un monitor a parete che proiettava in tempo reale i dati ambientali esterni e la posizione del BUS.

Saliti una rampa metallica, si trovarono su un piano superiore. Qui l'atmosfera cambiava leggermente: meno militare, più sofisticata. Il corridoio si apriva in una sorta di lounge con divanetti grigi, uno scaffale con alcuni volumi tecnici e una macchinetta del caffè sorprendentemente fuori luogo, ma accogliente.

Proseguendo, giunsero infine alla sala meeting.

Le porte si aprirono con un sibilo e rivelarono una stanza ampia e luminosa, con una lunga tavola ovale in acciaio spazzolato al centro, contornata da sedie ergonomiche in pelle nera. Al fondo della stanza, una grande vetrata si affacciava sull'esterno della radura. Una parete digitale mostrava lo stemma dello S.H.I.E.L.D., ma rimaneva silenziosa e inattiva.

Natasha si fermò vicino a una delle sedie e fece scorrere le dita sul tavolo metallico. Steve si avvicinò alla vetrata, osservando la foresta che si stendeva sotto di loro. Logan rimase in piedi, vicino all'ingresso, braccia incrociate, lo sguardo vigile.

Gli X-Men si disposero con naturalezza, ognuno scegliendo un punto nella stanza, senza dire troppo. Avevano l'aria di chi aveva già visto luoghi simili, ma comunque rispettavano lo spazio.

L'Uomo Ghiaccio si avvicinò timidamente a Steve, che si voltò a guardarlo con gentilezza.

<< Bobby Drake, signore. Sono... l'Uomo Ghiaccio. Wow! Ho sempre desiderato incontrare Captain America! >> disse con entusiasmo, gli occhi brillanti d'ammirazione. Era sinceramente emozionato all'idea di trovarsi davanti a uno degli eroi più grandi e iconici del mondo.

<< Grazie, figliolo, ma ormai non sono più Captain America. Ora sono solo... Nomad >> rispose Steve con un sorriso malinconico e uno sguardo profondamente triste. Aveva rinunciato al suo nome e al suo simbolo nel momento stesso in cui aveva lanciato via lo scudo durante la guerra civile con Tony. L'America, la nazione che un tempo aveva rappresentato con orgoglio, lo aveva deluso nel profondo.

Imbarazzato, Bobby abbozzò un sorriso e si allontanò con passo incerto, comprendendo che Steve non era dell'umore giusto per chiacchierare.

<< Prima di venire qui, Logan ci ha mostrato alcune foto di Pietro e Jean intrappolati da qualche parte >> intervenne Occhio di Falco, andando subito al punto. Se c'era anche solo una possibilità di salvare il velocista, voleva coglierla. << Sembrano immagini fin troppo nitide... come se qualcuno fosse stato davvero lì, sul posto >>.

<< Abbiamo un'infiltrato >> disse Coulson, lasciando intendere chiaramente che non avrebbe aggiunto altro.

<< Scusate l'ignoranza, ma... come mai gli X-Men sono qui? Chi li ha contattati? Perché, sinceramente, sembra una riunione quasi casuale...>> chiese Scott, guardandosi attorno confuso. Gli altri lo guardarono con un mezzo sorriso divertito. << Okay, okay... fate finta che non abbia detto niente >>.

<< Per farla breve, cocco >> intervenne Logan con il suo tono ruvido. << Fury è venuto da me per avvertirmi che Ross e il governo stavano per attaccare la scuola. Studenti innocenti, i miei amici, tutta la mia famiglia... >> si interruppe un attimo, gli occhi persi in ricordi dolorosi. La morte di Jean lo aveva distrutto e la scomparsa del Professor X, suo vecchio amico e mentore, lo aveva spezzato del tutto. Aveva passato anni in solitudine, vagando per il mondo, perfino in Giappone, dove aveva scoperto che Xavier era ancora vivo... e che collaborava niente meno che con Magneto. Aveva tenuto il segreto per sé, cercando di andare avanti, mentre fantasmi del passato tornavano a tormentarlo. Anche se, ricordare Steve e gli altri vecchi compagni della Seconda Guerra Mondiale, aveva risvegliato qualcosa di bello in lui. << Sono arrivato giusto in tempo per fare a fette quei bastardi. Con il team siamo riusciti a fuggire e mettere in salvo i piccoli >>

<< Anche se ora loro e le loro famiglie, continuano a essere perseguitati >> aggiunse Ororo con rabbia. Un tuono lontano sembrò rispondere al suo stato d'animo. << Alcuni di noi, come Rogue, stanno aiutando là fuori a nascondere i sopravvissuti, cercando un posto sicuro dove possano vivere >>.

<< Quel posto sicuro esiste >> disse Coulson, guardandoli uno ad uno. << Ed è esattamente dove stiamo andando >>

Solo allora il gruppo si accorse che il Bus era già decollato. Presi dai loro pensieri, non si erano neanche resi conto che il volo era iniziato.

Falcon si voltò verso Hank, incuriosito. << Tu non eri un politico? >>

<< Lo ero >> rispose Bestia con un tono pacato, << ma sono stato cacciato a causa della mia natura. Il mondo odiava i mutanti molto prima degli Accordi. >> Gli altri X-Men annuirono, silenziosi e con sguardi cupi, ricordando fin troppo bene la legge sulla "Registrazione dei mutanti" proposta dal senatore Kelly. Quello fu il primo tentativo del governo di controllare la loro gente e gli Accordi non erano che l'ultimo passo.

<< Io e il mio team stiamo cercando di proteggere più potenziati possibile >> spiegò Coulson. << Inumani, mutanti... chiunque venga considerato una minaccia. Molti stati stanno già costruendo campi di contenimento per gli inumani e non ci vuole molto per capire che presto toccherà anche ai mutanti e ai potenziati >> La sua voce si fece più dura. << Anche se ufficialmente collaboro con Talbot, in realtà stiamo lavorando contro il governo. Il mio team è sparso per il mondo, salvando quante più persone possibile >>.

<< I bambini vengono braccati  come animali e noi siamo ancora qui! >> sbottò Clint, impaziente. << Andiamo a salvare Pietro, poi penseremo a Ross. >> L'Arciere era già in tensione per la scomparsa di Wanda; ora, con anche Pietro in pericolo, l'attesa era insopportabile. Doveva aiutarli. Entrambi.

Tutti annuirono. Anche se andare contro la propria nazione era rischioso, era la cosa giusta da fare.

<< Non andremo da Pietro subito, Clint >> replicò Coulson con fermezza. << Come ho detto, stiamo andando nel rifugio per mutanti: l'isola segreta di Genosha. Io e Fury speriamo di trovare lì degli alleati per affrontare Orchis. Perché, e mi dispiace dirlo, ma... siamo ancora troppo pochi >>.

In quel momento, un ragazzo dall'aria gentile, con lo sguardo sveglio e determinato, entrò nella stanza con una valigetta in mano.

<< Signore, ciò che mi aveva chiesto è pronto >> disse con una voce rispettosa.

<< Molto bene. Grazie, Fitz >> rispose Coulson con un sorriso. Il ragazzo lanciò un'ultima occhiata affascinata agli eroi nella stanza, poi uscì. Coulson consegnò la valigetta a Logan. << Aprila >>.

Logan lo fece, sollevando il coperchio con un'espressione curiosa. All'interno, una nuova uniforme, moderna, rinforzata, perfetta per lui.

<< Fury pensa che sia ora di aggiornare il tuo look e ha una nuova missione per te. C'è un quinjet che ti aspetta qui sotto >>.

Logan borbottò qualcosa sottovoce, poi salutò con un cenno gli altri, prese la valigetta e si avviò verso l'hangar inferiore.

Di sopra, Coulson si voltò verso il resto del gruppo.

<< Noi andiamo a Genosha. Preparatevi >>.

Il gruppo annuì, pronti a dar battaglia ai loro nemici, anche perché vi era a rischio la loro libertà e quella di molte persone innocenti.

Canada

Vista l'incredibile velocità di quel velivolo, il viaggio durò davvero poco. Logan si avvicinò alla piattaforma di lancio, indossando per la prima volta una nuova uniforme che sembrava cucita su misura per la sua natura letale e furtiva.

La tuta, aderente, ma flessibile, era realizzata in un materiale tecnico nero opaco, con inserti grigio antracite che seguivano le linee muscolari del corpo, enfatizzando la sua corporatura massiccia. Le cuciture rinforzate e le protezioni strategiche su spalle, petto e avambracci suggerivano una resistenza superiore, adatta a sopportare scontri violenti.​

La maschera, anch'essa nera, presentava le iconiche "orecchie" affusolate, conferendo a Logan un aspetto ancora più minaccioso. Gli occhi, coperti da lenti scure, riflettevano una determinazione incrollabile. Sulla cintura, una piccola "X" argentata ricordava l'appartenenza al team, pur mantenendo un profilo basso.​

Quando la piattaforma di lancio si aprì e il vento gelido gli colpì il volto, ringhiò tra i denti:<< Andiamo, cazzo! >>

Quando la piattaforma di lancio si aprì e il vento gelido gli colpì il volto, ringhiò tra i denti:
<< Andiamo, cazzo! >>

E si lanciò nel vuoto.

Sapeva bene che, grazie al suo fattore rigenerante, l'atterraggio non sarebbe stato un problema. I danni si sarebbero riparati in pochi secondi. Non era la prima volta che faceva una follia del genere... e probabilmente non sarebbe stata l'ultima.

Durante la caduta, il suo pensiero corse alla missione. Una creatura sconosciuta stava decimando le popolazioni di alcuni piccoli villaggi nel profondo Canada. Il suo compito era semplice: trovarla e abbatterla.

Avrebbe preferito restare con gli altri e dare la caccia a Ross, certo, ma sapeva che anche questa era una priorità e poi... quando Fury ti manda da solo nel mezzo del nulla, di solito è perché si aspetta che qualcosa di grosso succeda. Non che si fidasse ciecamente di Nick, ma lo rispettava abbastanza da seguirne il giudizio.

Atterrò in una coltre di neve con una capriola che fece scricchiolare il ghiaccio sotto i suoi artigli. Si rialzò subito, annusando l'aria. Un attimo dopo, il terreno tremò. Tonfi pesanti scossero gli alberi attorno a lui, come se una montagna stesse camminando.

Poi, dalle nebbie bianche, emerse una figura imponente. Verde. Furiosa.

 Furiosa

Hulk!

Lo guardò con occhi carichi di rabbia e ruggì. Wolverine sgranò gli occhi e sospirò:

<< Merda... >>

Note di capitolo

Ed eccoci alla fine! ^^

Come sempre, parliamo delle varie trame:

Iniziamo dalla DC, dove accadono non poche cose: John diventa una Lanterna Verde, scelta più o meno canonica, ma che avrebbero dovuto fare molto prima nella serie. Personalmente, "Lantern Diggle" mi piace, quindi eccolo qua.

Sinceramente, una delle più grandi falle logiche delle trame DC è che tutti conoscono l'esistenza del multiverso, ma quando serve... non lo usano mai. Per fortuna, la Felicity della mia storia è abbastanza intelligente da pensare che esistono altri Superman nel multiverso. Con tutti gli altri eroi occupati, Barry decide di farsi un viaggetto, tramite uno strumento, visto che è ancora troppo lento per farlo da solo, attraverso il multiverso, vedendo vari Super-alieni in giro. Il primo che incontra è il Superman di "Smallville", poi quello dello "Snyderverse" (Cavill), successivamente quello di "Kingdom Come / Crisi sulle Terre Infinite" (CW), poi quello dell'universo animato "DCAU" e infine quello di "Superman & Lois", che è anche quello che decide di reclutare.

**Intanto Lucifero e Amenadiel nominano un personaggio che i miei lettori conoscono bene... e si spaventano a morte, soprattutto perché qualcuno di estramente oscuro sta arrivando. Chi sarà?
**

**Si passa quindi su Terra-0, il mondo reale, quello degli alter ego miei e dei miei amici autori. Se nello scorso capitolo era apparso l'alter ego di Emanuele, in questo troviamo anche quello di Nick "Nibbio Blu" e parlando di Nick... Alan è un suo personaggio, anche se ormai è un po' anche mio. Il Rosso è già apparso nella mia one-shot "Alan", che verrà riscritta (ma dettagli, XD).
Ci tengo a citare anche tutta la crew di "Battleground – Cronache del Multiverso" (trovate la fic su EFP), visto che Alan proviene da quella realtà, anche se non è presente nella storia.
**

Ashoka, invece, è un personaggio di Ema_Forte e a differenza di Alan, è apparso solo qui, giusto il tempo per "spiegare" alle Leggende che fine ha fatto Scarlett.

Per arricchire la trama di questo universo  e allo stesso tempo riprendere in mano vecchi personaggi,  ho deciso di far riapparire le Leggende. Sono apparse per la prima volta nella mia storia "The Legend of the Megaverses: La nascita delle leggende", ma da allora fin troppe cose sono cambiate e loro erano state messe un po' da parte... ora non più! ^^

Dal più ampio Omniverso arrivano anche l'Artista/Emilia, con una rigenerazione mai vista prima nelle mie fic. Con il Guardiano in giro, secondo voi non avrei incluso anche sua figlia? Per sapere di più su questi due signori del tempo vi basta leggere "Guardian Who" e "Le molte vite dell'Artista".

Avete davvero capito chi è Michael Seraphim, vero? Se sì, bravi. Se no... lo scoprirete nel prossimo capitolo!

Tutta la faccenda della Città Maledetta vi è già stata spiegata da Deadpool, quindi... XD. Diciamo che i miei piani originali prevedevano una trama un po' più lunga in quella realtà inquietante, ma per vari motivi non è stato possibile, quindi si è trasformata in un piccolo cameo, un omaggio ai vecchi tempi.

Intanto la Tata ha recuperato Invincible e ha modificato anche gli eventi della stagione 3, visto che ora Armstrong non è più una minaccia... o forse sì? Con un cattivo fuori gioco, ce ne sono sempre altri cento pronti a rompere le scatole all'eroe di turno. Sì, in questa storia, proprio come nei fumetti, Mark ha incontrato sia Spider-Man che Batman e non lo Spider-Man del discount visto nella serie. Quali versioni dei due eroi abbia conosciuto nei suoi viaggi multiversali... lo scoprirete in futuro.

**Infine, ecco gli X-Men e Hulk!
**

Sì, Hulk in questa storia è rimasto sulla Terra, perché diciamocelo sinceramente: "Thor: Ragnarok" è un film al massimo mediocre, che non dà il giusto rispetto al nostro gigante di giada preferito. Già vi dico che farò la mia versione del Ragnarok  e sarà del tutto diversa.

Per quanto riguarda il costume di Logan, ho deciso di dargli quello di "X-Force", perché fonde lo stile classico con quello nero dei film Fox. Sinceramente, non ce lo vedo il Wolverine Fox con il costumino giallo... e lo stesso vale per gli altri X-Men. Il Logan di "Deadpool vs Wolverine" è di un altro universo, quindi non conta. XD

Solo i veri fan Marvel avranno capito dove si trovano Hulk e Wolverine e da quale fumetto è ispirata la storia che sta per prendere forma. Così come sanno che posto è Genosha.^^ XD

Detto ciò... ci vediamo!

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