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Scesero alla stazione di Hogsmeade, un villaggio di maghi, come Diagon Alley, vicino alla scuola. Daisy non fu contenta di dover consegnare Honey ai dipendenti della stazione, che però le rassicurarono lo avrebbe ritrovato nella sua camera a fine serata.
Rassicurata da Ambrosius e Josephine, che consegnarono anche i loro animali, li seguì.
Vide avvicinarsi una sagoma enorme, persino più alta e possente del padre di Jo. Gelò sul posto.
«Primo anno! Da questa parte!» Gridò un vocione.
Quando la figura alzò una lampada davanti al proprio viso, vide un omone barbuto.
«Quello è Hagrid, è sia il Custode di Hogwarts che insegnante di Cura delle Creature Magiche.» Le sussurrò l’amica. «Si tratta di un mezzo gigante ma mio padre dice che è molto buono e sempre disponibile, è stato molto gentile con lui»
Il fatto che glie lo dicesse proprio Jo, aiutò Daisy a rilassarsi.
«Dunque, siete tutti? Bene, bene! Andiamo, verso le barche!»
Quando si furono radunati tutti i primini, molti affascinati da Hagrid, altri intimoriti, altri ancora semplicemente curiosi, lo seguirono tutti lungo un sentiero ripido e stretto. Daisi rischiò di inciampare un paio di volte: in quel momento, pensò che sarebbe stato meglio esercitarsi con Lumos.
«Tra poco, vista panoramica su Hogwarts!» Annunciò il mezzo-gigante.
A quelle parole, si distrasse e inciampò di nuovo. Fu Josephine ad afferrarla per un braccio e impedirle di cadere. Svoltarono in una curva.
Si alzò un sospiro di meraviglia tra tutti i nuovi studenti.
In cima ad un’altra montagna, oltre una massa di acqua scura, svettava un castello con alte torri. La moltitudine di finestre era illuminata dall’interno e la luce si rifletteva sul lago.
«Coraggio, siamo in ritardo! Massimo quattro per barca!»
Solo allora si accorsero delle canoe sulla riva.
Daisy, Ambrosius e Jo non esitarono e si sedettero assieme, a loro si unì un’altra ragazza che però non rivolse loro la parola per tutto il viaggio.
Navigare sull’acqua scura del lago fu inquietante, sembrava che qualcosa potesse sbucare da quella pozza nera e afferrarli, o che avrebbero potuto venire inghiottiti nel nulla e, per quando Daisy ne sapesse, avrebbe potuto accadere, ma il viaggio fu tranquillo, anche se le barche si muovevano da sole.
Sbarcarono ed ebbe bisogno d’aiuto per seguire il resto del percorso. Superarono infatti una cortina di edera e le barche attraccarono in un passaggio sotterraneo. Dovettero arrampicarsi fuori dall’apertura nel terreno e Josephine dovette aiutarla, tirandola su con facilità con un solo braccio. Anche Ambrosius si scoprì poco atletico ed ebbe bisogno di una mano.
Hagrid sorrise divertito alla luce della lanterna: «Ci siamo tutti? Sì? È rimasto qualcuno sulle barche? No? Allora, andiamo!»
A quel punto si trovavano sul verde prato di fronte al portone d’ingresso. Hagrid si avvicinò con tutti loro al seguito e bussò. La porta si aprì.
Inizialmente, non videro nessuno. Poi, una voce parlò: «Era ora, Hagrid!» E abbassarono lo sguardo.
La scena era tanto assurda quanto buffa: un uomo, parecchio più basso persino di lei, tanto da arrivarle alle ginocchia, stava in piedi sulla soglia. Aveva una folta massa di capelli grigi. Davanti ad Hagrid, alto più di due metri, sembrava un topo davanti ad un leone.
«Scusi, professor Flitwick, ma adesso ci siamo tutti.» Il mezzo-gigante indicò tutti gli studenti del primo anno.
«Molto bene, molto bene! Benvenuti ad Hogwarts!» Il professore li fece accomodare nella hall del castello, gigantesca, illuminata da fiaccole, con grandi gradinate che portavano ai piani superiori.
«La cerimonia di Smistamento si terrà tra pochissimo.» Continuò l’insegnante. «Verrete smistati in una delle quattro case: Grifondoro, Tassorosso, Corvonero o Serpeverde.» Fece una pausa perché potessero metabolizzare le informazioni, se nuove. «Durante l’anno, ogni lezione, ogni attività extra-curriculare come il Quidditch, vi aiuterà a guadagnare punti per la vostra casa e alla fine dell’anno a quella con più punti verrà assegnata la Coppa delle Case. Come potete ben immaginare, i punti si possono sia vincere che perdere. Nel caso di gravi infrazioni alle regole, potreste perdere parecchi punti oltre che ricevere una severa punizione.»
Daisy deglutì.
«Vi chiameremo quando saremo pronti per ricevervi. Accomodatevi nella stanza accanto.» Indicò una porta aperta e tutti gli studenti obbedirono, ansiosi.
«Spero di finire in Grifondoro…»
«Stai scherzando, vero? Corvonero è la Casa dei più in gamba!»
«Hai dimenticato forse Serpeverde.»
«I Tassorosso si sono dimostrati i migliori negli ultimi anni!»
Ognuno aveva la propria idea. Daisy rimase in disparte, senza dire nulla, insieme ai suoi due nuovi amici, osservando le discussioni.
«I Tassorosso sono i più deboli, lo sanno tutti!» La ragazza che si era seduta sulla barca con loro tre rise alle parole di una dei primini.
Lei ribatté, offesa: «Non è vero! Sanno tutti che i Tassorosso sono gli unici, oltre ai Grifondoro, ad essere rimasti tutti al fianco di Harry Potter durante l’ultima battaglia!»
Molti concordarono a quelle parole.
«Esatto! Mentre Corvonero e Serpeverde si nascondevano!» Esclamò un ragazzo.
Molti iniziarono a borbottare tra di loro, offesi, e alcune voci si alzarono.
«Senza il sacrificio di Severus Piton e dei Malfoy, che erano Serpeverde, Harry Potter non avrebbe mai vinto! Lo stesso Prescelto lo ha ammesso!»
«Molti dei migliori amici di Harry Potter sono Corvonero! Non ce l’avrebbe mai fatta senza di loro!»
«Di loro si sente parlare a malapena! I grandi eroi del nostro tempo sono Grifondoro! Sono la Casa migliore!»
Fu Josephine a farsi avanti, con il suo metro e sessanta non poté non passare inosservata mentre si metteva in mezzo alla disputa: «Calmatevi tutti! Ogni Casa, a modo proprio, ha avuto un ruolo importante durante quella Guerra. Dobbiamo dare ad ogni partecipante il merito per la sua partecipazione, anche se piccola e passata inosservata. I Tassorosso, come ha fatto notare Carol, sono rimasti a combattere e molti di loro hanno perso la vita coraggiosamente; Kingsley Shaklebolt, un Corvonero, è stato uno dei più grandi eroi di quel giorno e adesso è anche Ministro della Magia; e nessuno mette in dubbio l’importanza della famiglia Malfoy nella vittoria di Harry Potter; i Grifondoro indubbiamente hanno dimostrato grande valore e coraggio e sono stati i protagonisti di quel giorno, ma non gli unici.» Parlò con voce alta ma calma e scandendo ogni parola.
Molti concordarono e la folla si disperse, solo la ragazza aspirante Grifondoro schioccò la lingua stizzita ma non disse alto.
Poco dopo, tornò il professor Flitwick: «Siamo pronti per ricevervi!»
La Sala Grande era meravigliosa: illuminata da candele fluttuanti, un soffitto che non aveva nulla a che vedere con quello visto da Daisy a Diagon Alley, molto più realistico, con stelle cadenti e nuvole sparse illuminate da galassie e dalla luce della luna; quattro tavoli erano posti al centro della sala, un quinto era in fondo, rialzato. Al centro, vide seduta la McGonagall in una lunga veste zaffiro, accanto a lei una sedia vuota, forse il posto di Flitwick, e un’altra occupata da una strega dalle fattezze morbide con capelli bianchi. Riconobbe anche Hagrid, accanto ad un giovane uomo con capelli neri arruffati, occhiali rotondi e grandi occhi verde smeraldo riconoscibili anche a distanza. Lo riconobbe subito dalla figurina delle cioccorane.
Ovviamente erano accomodati anche altri insegnanti, ma sul momento Daisy non avrebbe saputo riconoscerli.
Davanti al tavolo degli insegnanti era poggiato uno sgabello su cui era poggiato un vecchio e rovinato cappello a punta. Affianco vi era una pila di libri posti a formare una gradinata, su cui Flitwick salì.
Uno degli strappi del Cappello, all’improvviso si aprì come una bocca e iniziò a recitare:
Forse mi vedete come un vecchio straccio,
grigio, sporco e logoro per gli anni,
ma la verità è che io abbraccio
i segreti più intimi e gli affanni.
Non fui creato per essere elegante,
né per coprire il capo a gran signore,
ma per guardare dentro voi in un istante,
e rivelare il vostro vero valore.
Forse la tua fiamma risplende sicura
come la criniera di un Grifondoro,
sfida le ombre senza paura,
fai dell'onore l’unico tesoro.
Se la terra di accoglie gentile,
nella calda tana dei Tassorosso,
per te il lavoro non è cosa servile
ogni dubbio di lealtà qui è rimosso.
E se la mente ti spinge lontano,
sulle ali di Corvonero,
in tè il pensiero si fa sovrano,
che solo la conoscenza persegue il vero.
Trova il tuo trono nell'acqua profonda
tra l’arguta stirpe di Serpeverde,
se l'orgoglio è la tua via feconda,
la fredda ambizione qui mai si disperde.
Io guardo dentro te, e non c'è inganno,
vedo ciò che sei e ciò che sarai,
ti guido io, non solo per questo anno,
nella casa in cui vivrai.
Il cappello si zittì. Daisy lo osservava con occhi sgranati, ma quando Flitwick riprese a parlare tornò in sé e sentì lo stomaco contorcersi.
«Chiamerò il vostro nome in ordine alfabetico, verrete avanti, indosserete il Cappello Parlante. Quando verrà annunciata la vostra Casa, andrete a prendere posto tra i vostri nuovi compagni.» Annunciò l’insegnante.
«Ackerman, Marcus.»
Un ragazzino dai capelli biondi si fece avanti, salì i gradini, sollevò il cappello e si sedette, poggiandolo sulla propria testa. Ci fu qualche secondo di silenzio, in cui la testa dell’undicenne rimase nascosta dentro il cappello troppo largo. Poi, l’oggetto magico gridò: «Grifondoro!»
Ci fu un applauso dal tavolo all’estrema sinistra della sala, i cui studenti indossavano divise con lo stemma rosso e dorato di un leone rampante.
La McGonagall, Hagrid, il professor Potter, e qualcun altro al tavolo degli insegnanti, applaudirono.
Ci fu poi: «Caldwell, Owen.» Il primo Serpeverde. Un professore dai baffi da tricheco applaudì forte quanto il tavolo della casata in questione, ovvero il secondo tavolo a destra entrati nella Sala Grande, il cui stemma era un serpente argentato su sfondo verde.
Anche Tristan Davenport fu assegnato a Serpeverde.
Poi Farley Tabitha, la ragazza che aveva viaggiato in barca con loro, che finì effettivamente in Grifondoro non appena il Cappello sfiorò la sua testa.
Fu il turno di «Gerrad, Florence.» La ragazza che aveva litigato con Tabitha poco prima.
Dopo pochi secondi, il Cappello annunciò: «Tassorosso!»
E i Tassorosso, il tavolo all’estrema destra, applaudì, come anche la donna seduta accanto alla McGonagall, che doveva essere la Sprout, intuì Daisy a quel punto.
Si susseguirono altri studenti per tutte e quattro le casate (Lancaster Penelope fu la prima Corvonero, con grande gioia di Flitwick).
Daisy notò che Radcliff Julian, smistato in Grifondoro, raggiunse subito Tabitha e Marcus, e i tre si strinsero le mani fieri e contenti.
Si susseguirono altri nomi, fino a: «Shafiq, Ambrosius.»
Daisy e Jo sorrisero incoraggianti all’amico che in maniera molto posata ed elegante raggiunse lo sgabello, indossò il cappello e si sedette.
Stavolta passarono un paio di minuti che parvero un’eternità, prima che il cappello gridasse: «Corvonero!»
Entrambe le ragazze applaudirono contente, mentre Ambrosius passava accanto a loro, felice, raggiungendo il loro tavolo, l’estremità opposta rispetto a quello di Serpeverde.
Poi, dopo Sophia Tipton (Tassorosso), arrivò: «Vance, Josephine.»
Daisy strinse la mano all’amica prima che andasse. A Jo il cappello non ricoprì la testa ma risultò comunque grande abbastanza da nasconderle gli occhi.
La ragazza strinse i bordi dello sgabello mentre avveniva il suo colloquio privato con il Cappello, poi: «Corvonero!»
Jo tolse il cappello, contenta, e lo passò al seguente studente: «Wainwright, Alistair.»
Anche lui andò in Serpeverde.
Infine: «White, Daisy.»
Era l’ultima. Rimasta praticamente sola, si sentì fortemente a disagio. Fece un paio di passi avanti, nervosa. Prima di sedersi incrociò lo sguardo della McGonagall che le diede un po’ di forza. Prese un grosso respiro, si sedette e indossò il cappello. La sua vista della sala fu oscurata.
«Mh… che mente interessante…» Sentì la voce nella sua testa. «Raro trovare una combinazione tale. Tosca Tassorosso e Corinna Corvonero erano grandi amiche, eppure avevano caratteri così opposti. In te c’è però qualcosa di entrambe: un cuore buono, un animo gentile, lealtà… e allo stesso tempo una forte curiosità, amore per la conoscenza, per la scoperta e lo studio. Oh, vedo… tuo padre è un bibliotecario, sei cresciuta fin da piccola tra i libri, pagine, carta e penna. Hai dimostrato da subito una mente sveglia e di essere rapida ad apprendere.»
A quel punto, Daisy si trovò a pensare: «Non credo di avere il talento per essere Corvonero.»
Sentì una risatina nel suo orecchio: «Non si tratta di talento, per quanto mi ritrovi a dissentire a riguardo. Stiamo parlando di indole. Se i Corvonero sapessero già tutto, non avrebbero bisogno di studiare, no?»
Daisy si sentì un po’ stupida, ritenendo che il Cappello avesse ragione.
«La scarsa fiducia che provi deriva dal tuo essere nata-babbana, indubbiamente, ma ha anche qualcosa di più profondo. Forse paura di non essere all’altezza dei tuoi? Tra i Tassorosso potresti trovare amici leali che ti aiutino nel superare queste insicurezze.»
A quel punto Daisy ripensò a Josephine e Ambrosius.
«Capisco.» Mormorò il cappello. «Hai già degli amici, ti piacerebbe essere con loro? Studiare al loro fianco, migliorarvi a vicenda, imparare gli uni dagli altri. È un bel modo di vedere l’apprendimento. Che sia Corinna che Tosca approverebbero.»
Passarono diversi minuti, Daisy li sentiva scorrere mentre il Cappello Parlante continuava, indeciso.
«Difficile… una scelta davvero difficile, come non mi accadeva da tempo. Un cuore grande e una mente tanto vivace…»
Daisy strinse le mani, che ormai era sicura fossero diventate quasi rosse dal suo continuo torturarsele.
«Ma credo che solo una Casa tra queste due ti permetterebbe di sfruttare del tutto il tuo talento e la tua passione. Sì, credo di esserci… CORVONERO!»
Daisy sentì un forte sollievo e un enorme gioia. Ci fu un fragoroso applauso, tolse il cappello dalla testa e lo porse a Flitwick che le sorrise raggiante e mormorò un: «Benvenuta.»
Daisy raggiunse contenta Jo e Ambrosius, la prima si alzò per stringerla in un abbraccio che rischiò di romperle le ossa, Ambrosius le sorrise ma rimase seduto in maniera composta.
«Benvenuta, Daisy.» I due prefetti di Corvonero, un ragazzo e una ragazza, si avvicinarono.
«Gideon Sterling e Alethea Thorne, per qualunque cosa non esitare a chiedere a noi.» Si presentò il primo.
«Però, uno smistamento lungo.» Commentò la seconda mentre si sedevano. «Non ci aspettavano un testurbante. L’ultimo è stato più di quaranta anni fa.»
«Testurbante…?»
«Il Cappello Parlante ci ha messo più di cinque minuti a decidere. In questo caso gli studenti sono definiti testurbanti, capita raramente. La McGonagall è una testurbante. Il cappello fu indeciso se mandarla a Grifondoro o a Corvonero ma alla fine scelse Grifondoro.»
Daisy annuì.
«Con cosa era indeciso nel tuo caso?»
«Tassorosso.»
Flitwick fece svanire lo sgabello, il Cappello Parlante e il mucchio di libri. Svanì per un momento dietro al tavolo e poi risbucò alla destra della McGonagall, sulla sedia vuota.
La direttrice a quel punto si alzò: «Non voglio prolungarmi troppo. Do il benvenuto a tutti i nuovi e il bentornato agli studenti più grandi e invito tutti a dare del proprio meglio per la Coppa delle Case. Imbecille, medusa, scampolo, pizzicotto. Grazie!»
Daisy rimase confusa per un attimo dall’ultima parte del discorso, soprattutto dopo aver conosciuto la McGonagall. Ma poi le giunse al naso un profumo delizioso… si voltò e vide che sul tavolo vassoi e piatti si erano riempiti di cibo: roastbeef, pollo arrosto, pudding, patate sia al forno che fritte, verdure…
Una cosa era certa, non lì non si rischiava di morire di fame. Sua madre ne sarebbe stata sollevata.
Si rese conto di avere appetito: prese due salsicce, una coscia di pollo e delle patate fritte che condì con del ketchup. Le emozioni erano state davvero troppe e le avevano aperto una voragine nello stomaco.
«Fame, Daisy?» Gideon le sorrise. «Naturale. Deve essere stato stressante. Mangia più che puoi e fai un bel sonno, stanotte. Domani devi iniziare alla grande. Sono anni che Grifondoro e Serpeverde si contendono la Coppa delle Case e la Coppa del Quidditch. Siamo stanchi di passare in secondo piano.» Addentò una bistecca d’agnello.
Annuì a quelle parole. Se ne era resa conto durante la discussione a cui aveva assistito poco prima: Tassorosso e Corvonero tendevano ad essere sottovalutate.
Fece per addentare una fetta di salsiccia sollevò lo sguardo e notò una donna seduta di fronte a lei. Ma non era propriamente una donna… il suo corpo era etereo, argentato, vi si poteva vedere attraverso. Era molto bella, ed elegante. Rimaneva seduta, in silenzio.
Josephine e Ambrosius le avevano parlato dei fantasmi di Hogwarts.
Daisy si guardò attorno e notò che ve ne erano altri: un uomo in completo elegante era seduto con i Grifondoro e parlava ad alta voce, uno vestito da frate rideva tra i Tassorosso e un altro ricoperto di liquido argenteo stava con i Serpeverde.
La donna notò la sua ansia e puntò gli occhi argentei su di lei.
Abbassò lo sguardo e non lo rialzò più. Svuotò il piatto in poco tempo, cosa che non aveva mai fatto in vita sua. Il sapore era qualcosa di unico, forse per l’atmosfera che la circondava.
Quando tutti furono sazi, avanzi e briciole scomparvero e vassoi e piatti tornarono puliti come prima. Poi, apparvero i dolci: bignè, pudding, torte, crostate, gelatine, frutta fresca… Prese una fetta di torta di mele. Squisita.
Alla fine del banchetto, era piena. Si adagiò sulla sedia e sentì gli occhi iniziare a chiudersi.
Prima di mandarli a letto, però, la McGonagall chiese di nuovo l’attenzione di tutti:
«Lasciate che illustri ai nuovi ragazzi le regole principali del Castello, sebbene anche ai vecchi non faccia male una rinfrescata…» Lanciò un’occhiata soprattutto ai propri studenti di Grifondoro: «Come prima cosa, l'accesso alla Foresta Proibita è tassativamente vietato a chiunque, salvo l’accompagnamento di professori per delle lezioni straordinarie sul campo. Non esiste eccezione per nessuno; Il coprifuoco scatta alle ore ventuno e trenta precise. Qualsiasi studente sorpreso a girovagare per i corridoi oltre l'orario consentito, privo di un permesso scritto firmato da un docente o da un Prefetto, subirà una severa decurtazione di punti per la propria Casa e una punizione immediata; Il signor Flinch, il nostro custode, ricorda che l'elenco degli oggetti vietati all'interno delle mura del castello è al giorno d’oggi esteso a cinquecentocinquanta articoli, e contiene qualsiasi manufatto acquistato da "Tiri Vispi Weasley". La lista completa, per chi avesse l'insolita curiosità di studiarla, o qualche dubbio su oggetti di cui è in possesso, è consultabile sulla porta del suo ufficio. Vi ringraziamo in anticipo per la collaborazione.» Fece qualche istante di silenzio per riprendere fiato, poi riprese: «Infine, una nota di carattere strutturale. Il castello è stato interamente ricostruito, ma la magia antica di alcune aree sta ancora stabilizzandosi, e quelle toccate da maledizioni oscure sono sotto stretta sorveglianza. Di conseguenza, alcune porte secondarie potrebbero risultare sigillate da incantesimi di blocco. Se una porta rifiuta di aprirsi, non tentate di forzarla con un Alohomora. Girate i tacchi e tornate indietro. Se doveste notare qualcosa di strano… beh, più strano del solito… correte ad avvertire un insegnante, non importa quanto insignificante possa essere. Chiediamo soprattutto la collaborazione di Prefetti e Caposcuola ma anche voi ragazzi del primo anno, non abbiate paura di venire a parlare con noi.» Osservò tutti e quattro i tavoli per assicurarsi avessero capito tutti perfettamente.
«Molto bene, potete andare. Domani mattina la colazione è dalle sette alle nove e trenta, durane la quale riceverete l’orario scolastico per il vostro corso.»
I prefetti si alzarono e fecero cenno agli studenti del primo anno di seguirli.
La Sala Comune di Corvonero si trovava nella zona ovest del castello, nella Torre di Corvonero, appunto.
«La seconda torre più alta dopo quella di Astronomia.» Spiegò loro Gideon, mentre li accompagnava lungo la scala a chiocciola.
Si fermarono davanti ad una porta, senza maniglia notò Daisy, ma con un batacchio a forma di aquila. Alethea bussò.
Daisy sussultò vedendo l’aquila dispiegare le ali. Doveva fare ancora l’abitudine a certe cose, e inoltre era parecchio stanca quella sera, aveva quasi raggiunto il suo limite.
Il becco si aprì e il batacchio parlò: «Più sono vasta, meno riesci a vedere. Più mi cerchi, meno riesci a trovarmi. Cosa sono?»
Alethea sorrise: «Qualcuno del primo anno vuole provare a rispondere? Sappiate che se nessuno di voi ci riesce, dormirete tutti fuori dalla Sala Comune.»
Ci fu un mormorio tra i poveri undicenni esausti.
Daisy provò a riflettere e vide anche Jo che teneva pensierosa una mano davanti alla bocca. Fu Ambrosius a fare un passo avanti, dopo essersi guardato attorno e aver visto che nessuno sembrava intenzionato a rispondere. Piuttosto che dare una risposta sbagliata, preferivano non parlare.
«L’ignoranza.»
«Motiva la tua risposta.»
«Più la mente si espande e accumula sapere, più l'orizzonte dell'ignoranza si fa vasto e profondo, mostrandoci quanto poco in realtà riusciamo a vedere dell'universo,» spiegò lui, senza un filo di esitazione. «E più un uomo cerca la propria ignoranza con umiltà accademica, più essa svanisce, lasciando il posto alla conoscenza.»
Il batacchio richiuse le ali, non parlò più. La porta si aprì.
Tutti superarono Ambrosius dandogli pacche sulle spalle.
«Grande!»
«Sei un mostro di logica, Shafiq!»
Daisy osservò l’amico con ammirazione.
La Sala Comune era di forma circolare, l’intero perimetro, che richiamava la forma della torre, presentava alte finestre ad arco bifore che, notarono, dava una splendida visuale del parco di Hogwarts e del Lago Nero. Librerie erano ricolme di libri, e molti sedie, poltrone e tavoli permettevano di consultarli e studiare comodamente; morbidi tappeti blu e bronzo, intonati alle tende, coprivano il pavimento, l’enorme statua di una donna con la testa coronata da un diadema svettava in una nicchia di fronte alla porta.
«Corinna Corvonero, la nostra fondatrice.» Alethea la guardò con enorme rispetto.
Josephine corse a guardare fuori dalle finestre: «Da qui si può vedere il campo da Quidditch!» Esclamò estasiata.
«Questo cielo presenta perfettamente l’allineamento dei pianeti di stanotte…» Ambrosius osservava il soffitto, blu adornato di stelle dorate che si muovevano. Un incantesimo evidentemente diverso da quello della Sala Grande ma ugualmente affascinante.
Daisy fece scorrere un mappamondo e osservò alcuni libri che svolazzavano da sopra i tavoli per tornare ai loro osti delle librerie.
Alethea mostrò loro due diverse rampe di scale poste ai lati della statua di Corvonero: «Per i maschi, troverete i vostri dormitori a sinistra. Le ragazze, le vostre stanze sono poste a destra. Buonanotte a tutti, riposate come si deve e fate in modo di ritrovarvi svegli e con la mente fresca domani mattina!»
Daisy seguì Jo su per la scala fino ai dormitori delle ragazze. Essendo quattro, quell’anno, avrebbero dormito tutte nella stessa camera, su cui trovarono la dicitura Primo anno.
Si resero conto che le stanze erano organizzate così da ospitare fino ad un massimo di sei studenti: circolari, con due finestre ad arco che dividevano in coppie sei letti a baldacchino. Le tende delle finestre e dei letti erano blu e bronzo, e così anche le lenzuola e il tappeto che copriva il parquet. Al centro, un camino la cui canna si alzava fino al soffitto. Quella sera era spento, poiché le temperature erano ancora piuttosto tiepide.
Daisy trovò il proprio baule ai piedi del secondo letto a Sinistra, Honey acciambellato sopra.
Quando la vide, il gattino si lasciò coccolare, contento.
«Sono felice di vedere che stai bene, piccolo mio.» Vide anche due ciotole, una con dell’acqua e un’altra con dentro ancora qualche avanzo di cibo, poste accanto al baule. Almeno gli avevano dato da mangiare e da bere.
Sulla gabbia del gufo di Jo, invece, vi era una lettera che spiegava che i gufi stavano tutti bene ed erano stati mandati nella guferia, dove sarebbero stati trattati con le massime cure.
«Hermes si troverà bene.» Jo si sedette sul proprio letto, dal lato opposto alla finestra rispetto a quello di Daisy. Infatti erano state tutte e quattro sistemate in modo da avere la finestra accanto a loro, una cosa che apprezzarono.
Daisy conobbe meglio anche le altre compagne di stanza: Penelope Lancaster e Miranda Pemberton, nonché il rospo smeraldino di quest’ultima: Lotus.
Mentre si cambiavano per la notte e si infilavano sotto le coperte, parlarono tutte entusiaste: Penelope voleva assolutamente provare Pozioni, Miranda era ansiosa per Erbologia. Si chiesero cosa avrebbero dovuto affrontare il giorno dopo ma quando Daisy poggiò la testa sul cuscino sentì le loro voci allontanarsi e crollò definitivamente.