Vai al contenuto principale

← We "R"

Creato il 02/09/2026, 17:39 · Aggiornato il 02/09/2026, 17:39

Capitolo 5: Magie, Pozioni e Sterco di Drago

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

«Sicura sia tutto in ordine?» Daisy lisciò la propria divisa.

«Vai benissimo.» Le rispose Jo con un sorriso divertito, per l’ennesima volta. «Non preoccuparti, andrà tutto bene.» Lei invece aveva la cravatta blu e bronzo messa un po’ storta, Daisy la aiutò a raddrizzarla.

Con un’ultima, fiera occhiata al simbolo di Corvonero sulle loro divise, uscirono dalla stanza. Fremevano per l’emozione di iniziare il loro primo giorno.

Nella Sala Comune trovarono Ambrosius che ancora osservava il movimento delle stelle sul soffitto ma quando le vide arrivare si riscosse.

«Allora, andiamo?»

Felici che le avesse aspettate, le due ragazze si unirono a lui nel percorso verso la Sala Grande per la colazione. I corridoi erano vivaci e pieni di vita, mentre studenti e insegnanti si avviavano verso la Sala Grande, con i quadri e i fantasmi che auguravano loro un buon anno accademico.

Sedettero al tavolo di Corvonero con i loro altri compagni del primo anno.

Ambrosius prese una tazza di tè con un po’ di latte, senza zucchero; Josephine preferì del succo di zucca; Daisy si versò della semplice spremuta d’arancia.

Mentre si servivano uova, pancetta e pane tostato, Flitwick passò facendo volteggiare gli orari scolastici di Corvonero.

«Primo anno.» Fece volare verso di loro gli undici fogli, uno per ognuno.

Li afferrarono al volo e controllarono subito le lezioni di quel giorno:

Martedì:

7:00 a.m-9:30 a.m. Colazione

9:45 a.m-10:45 a.m. Incantesimi

11:00 a.m-12:00 a.m. Erbologia (con Tassorosso)

12:00 a.m-1:00 p.m. Pranzo

1:15 p.m-2:15 p.m.  Pozioni

2:30 p.m-3:30 p.m. Difesa Contro le Arti Oscure

3:30 p.m-6:00 p.m. Pausa

6:00 p.m-8:00 p.m. Cena

Tra la fine di una lezione e l’inizio di un’altra avevano quindici minuti per cambiare aula. Alcune lezioni le avrebbero tenute con le altre case durante la settimana, quel giorno avevano Erbologia con Tassorosso. Si chiesero se fosse una buona cosa, visto che la Sprout avrebbe potuto preferire chiaramente la sua stessa casa ma furono rassicurati da Alethea, che disse loro che Flitwick e la Sprout erano i più obiettivi tra i quattro responsabili delle case.

«Quali testi ci conviene portare?» Chiese Alexander, un loro compagno.

«Direi ovviamente Manuale degli Incantesimi, Mille Erbe e Funghi Magici, Infusi e Pozioni Magiche e Le Forze Oscure.» Rispose Ambrosius.

«E anche Teoria della Magia e Animali Fantastici e dove trovarli.» Rifletté Daisy. «Potrebbero risultare utili per Incantesimi, Difesa e Pozioni.»

Jo annuì: «Sì, concordo. I professori potrebbero decidere di concentrarsi sulla teoria, almeno al momento. E dovremo portare anche il materiale per pozioni e gli indumenti per Erbologia, come i guanti in pelle di drago.»

Subito dopo aver finito di fare colazione, ritornarono nella Sala Comune e presero il necessario per le lezioni del mattino: Teoria della Magia, Manuale degli Incantesimi, Mille Erbe e Funghi Magici. Più i guanti di drago per Erbologia e, ovviamente, le bacchette.

L’aula di Incantesimi si trovava al terzo piano, l’ingresso alla scalinata della Sala Comune di Corvonero al quinto; quindi, dovettero scendere due rampe di scale ma quasi Daisy cadde quando un gradino svanì sotto i suoi piedi. Josephine la afferro per il retro della divisa e le impedì di precipitare nel vuoto.

«Attenta. Ad Hogwarts, alcuni gradini svaniscono, e alcune rampe di scale portano in zone diverse del castello durante specifici giorni della settimana. Determinati passaggi appaiono solo in precisi momenti del mese o dell’anno. Anche gli insegnanti più anziani non conoscono tutti i segreti della scuola.»

Prese un appunto mentale ma si chiese perché non fosse stata avvertita prima.

«Inoltre, Hogwarts è stata in parte distrutta dopo l’ultima battaglia.» Ambrosius continuò a camminare: «Pare che anche dopo la sua ricostruzione non si sia riusciti a farla tornare esattamente come prima e abbia iniziato a comportarsi in modo strano. Beh, più strano di prima.»

Entrarono quindi nell’aula di Incantesimi: ampia, spaziosa e luminosa.

Dietro la cattedra, una monumentale pila di libri permetteva a Flitwick di farsi vedere dai propri studenti e, soprattutto, di poterli osservare lui stesso da una posizione agevole.

I banchi si trovavano al lati della stanza, posti come due semicerchi su più livelli.

Per rimanere accanto a Josephine, che essendo molto alta rischiava di ostruire la vista degli altri, e aveva bisogno di più spazio, Ambrosius e Daisy si sedettero con lei nella fila più rialzata. Questo permise anche a Daisy, molto bassa, di osservare bene il professore.

Quella lezione sarebbe stata solo per loro Corvonero del primo anno, erano quindi in undici totali.

«Benvenuti, giovani e nuovi Corvonero! Sono Filius Flitwick, e sarò il vostro insegnante di Incantesimi, nonché responsabile della vostra Casa. Quindi, cercate tutti di dare del vostro meglio per la gloria di Corvonero!» Seguì l’appello, piuttosto rapido.

Quando giunse a Daisy le sorrise: «La nostra testurbante!» Ma non si soffermò troppo su quel dettaglio.  

Dopo quest’introduzione entusiasta, chiese loro: «Chi ha dato un’occhiata al manuale di Teoria della Magia?»

La maggior parte di loro, ovviamente, alzò la mano.

«Allora chi sa dirmi le tre componenti fondamentali per lanciare un incantesimo?»

Di nuovo, quasi tutti alzarono la mano.

«Signor Shafiq.»

Ambrosius si alzò e rispose con voce alta e chiara: «Vocale, Somatica, Mentale. La corretta pronuncia dell’incantesimo; l’esatto gesto necessario per incanalare l’energia necessaria ad evocarlo; la forza emotiva e mentale e la concentrazione sull’obiettivo che si vuole raggiungere.»

«Eccellente. Cinque punti per Corvonero.»

Josephine diede una pacca sulla spalla all’amico che quasi la piegò fino a sbattere sul banco.

I primi cinque punti per Corvonero erano nelle loro tasche, e avevano appena iniziato la lezione.

Il professore prese la bacchetta e la puntò contro un gessetto che iniziò a scrivere da solo su una delle due lavagne poste ai lati della cattedra ciò che Daisy aveva appena riassunto.

«La componente vocale è importante.» Parlò Flitwick mentre il gessetto scriveva. «La maggior parte degli incantesimi richiedono la pronuncia ad alta voce della formula. Gli incantesimi non verbali, che tratteremo tra qualche anno, sono molto più complessi e non tutti sono in grado di gestirli. L’importante è che la pronuncia sia chiara, precisa, scandita. Se sbagliate una formula, la bacchetta potrebbe non reagire o, addirittura, scatenare qualche incidente.» Indicò poi con la bacchetta il secondo punto: «Ogni incantesimo richiede un gesto ben preciso da compiere con la bacchetta, tranne alcuni molto semplici, come vedremo. Sbagliate il gesto, e potreste non apprezzare le conseguenze.» Passò al terzo. «L’intenzione. Ovviamente, dovete avere chiaro nella vostra testa l’effetto dell’incantesimo che state cercando di evocare, in maniera chiara. Presto, alcuni incantesimi semplici vi risulteranno naturali, ma più una magia è complessa, più concentrazione richiede.»

Mentre parlava, tutti gli studenti recuperarono penne, calamai e pergamene e iniziarono a prendere appunti.

«Ma non c’è niente di meglio della pratica, per comprendere la teoria. Iniziamo da una lezione semplice: l’incantesimo accendi-bacchetta. Aprite il Manuale degli Incantesimi. Capitolo tre.»

Daisy ricordò l’incantesimo che aveva pensato di provare a casa. Aprì il manuale.

«La formula dell’incantesimo è Lumos. Ricordate di aprire bene la O, scandite bene le sillabe, l’accento è sulla prima sillaba*.* Non servono particolari movimenti della bacchetta, basta puntarla su ciò che volete illuminare. Anche se la vostra bacchetta è appoggiata da qualche parte, lontano da voi, se doveste pronunciare l’incantesimo, si accenderebbe. Ma proprio per la sua semplicità, se usata con leggerezza questa magia può causare incendi indesiderati. Quindi, assicuratevi di non trovarvi accanto ad oggetti facilmente infiammabili.»

Daisy deglutì, poggiando la mano sulla propria bacchetta, posta alla cintura. Ma quando le dita si chiusero attorno all’impugnatura, si sentì rassicurata.

«Prendete le vostre bacchette per favore.»

La estrasse.

La bacchetta di Josephine aveva un fascino rustico. Di colore beige verdastro, era caratterizzata da sfaccettature irregolari, non era levigata ma mostrava ancora gli intagli del coltello. L’impugnatura sembrava un ramo che si chiudeva in un nodo.

Quella di Ambrosius era un capolavoro, color grigio chiaro perlaceo con venature scure piuttosto nette, elegante e ben levigata. L’impugnatura era intagliata in motivi geometrici ben definiti.

Prima che potessero iniziare ad esercitarsi con l’incantesimo, Flitwick passò tra di loro ad osservare e valutare i loro catalizzatori e a sistemare le loro impugnature.

«Cercate una presa che vi venga naturale ma evitate prese poco salde. Svilupperete il vostro stile con il tempo.» Disse loro.

Quando fu sicuro che nessuno rischiasse di cavarsi un occhio o di far volare via lo strumento, tornò al suo posto.

«Bene, iniziate.»

Ci fu un coro di «Lumos!» pronunciato con toni diversi. Da alcune bacchette scaturirono luci fioche o lampeggianti che durarono molto poco, da uno o due catalizzatori uscì fumo, da altri scintille.

«Lumos!» Josephine pronunciò la formula a voce alta, Daisy e Ambrosius quasi furono accecati dal flash che seguì, accompagnato da scintille arancioni.

Flitwick si voltò verso di loro con fare incoraggiante: «Riprovi, signorina Vance. Con meno intensità, si concentri un po’ di più.»

E dopo un altro paio di tentativi, Josephine riuscì: la sua bacchetta emise il suono di uno schiocco, la punta emise una luce forte e calda, simile al riflesso di una fiamma.

«Molto bene. Sono certo che quando toccherà all’incantesimo Incendio non avrà alcun problema, signorina.» Le sorrise il professore, e lei sorrise contenta.

«Lumos.» Ambrosius fu il seguente. Il suo tono fu sicuro seppur non alto come quello di Josephine. La luce sulla punta della sua bacchetta crebbe gradualmente, fino a trasformarsi in una sfera perfetta e brillante, che parve quasi un solido luminoso.

«Bel lavoro, signor Shafiq. Forse un po’ troppo rigido? Provi ad evocare una luce più immediata.»

Daisy prese un grosso respiro, cercò di non pensare al possibile fallimento ma solo a fare del proprio meglio. Immaginò di essere in camera propria, da sola. Nessuno l’avrebbe guardata o giudicata, lì. Si stava solo esercitando, al buio della propria stanza, per poter leggere un libro a luce di bacchetta.

Visualizzò l’effetto che voleva creare e scosse appena la punta con un lieve movimento del polso. Si sentì un sibilo. Una sfera luminosa apparve sulla punta della bacchetta: bianca, limpida, stabile e accogliente. Al contrario di quella di Ambrosius, era più morbida e soffusa, ed emetteva filamenti argentei.

«Eccellente, signorina White! Dieci punti! Il suo è il miglior incantesimo Lumos praticato ad una prima lezione che vedo da, credo, dodici anni!»

Daisy arrossì, un po’ a disagio per l’aver attirato l’attenzione ma anche contenta per il proprio successo.

«Abbiamo quindici punti per Corvonero solo dalla nostra prima lezione!» Josephine sprizzava gioia da tutti i pori. «Ambrosius, Daisy, siete stati grandi!»

«Jo, abbassa la voce…» Stavano attirando troppa attenzione mentre camminavano verso Erbologia, e la cosa non le piaceva affatto. Non voleva la gente pensasse volesse vantarsi.

Ambrosius era silenzioso e Daisy temette per un momento che ce l’avesse con lei.

«Incantesimi è più difficile di quanto mi aspettassi.» Disse ad un certo punto il mago con un sospiro. «Non basta la precisione.»

«Posso dire lo stesso per la potenza.» Gli sorrise Jo, cercando di tranquillizzarlo. Sono certa che esistono categorie di incantesimi in cui saremo noi due ad eccellere, Shafiq. È solo la prima lezione, non buttiamoci giù.»

Si recarono verso il portone principale. Sulla parete opposta ad esso, vicino alla grande gradinata, erano poste le quattro clessidre, ognuna piena di pietre dai colori diversi: rubini, topazi, zaffiri e smeraldi.

La terza, la clessidra che segnava i punti di Corvonero, mostrava sul fondo una trentina di pietre blu, almeno il doppio delle altre tre.

Per raggiungere le serre di Erbologia, bisognava attraversare il cortile e dirigersi verso le serre. Il primo anno quel giorno era atteso nella serra numero 1.

La lezione l’avrebbero affrontata con i Tassorosso. In totale erano poco più di una ventina di studenti.

Non vi era solo la professoressa Sprout ad attenderli, ma anche un giovane mago: bassino, biondo, con denti leggermente sporgenti.

«Buongiorno a tutti. Sono la professoressa Sprout, insegnante di Erbologia e direttrice della casa di Tassorosso.» Li salutò la donna paffuta. «Il ragazzo al mio fianco è Neville Longbottom, quest’anno mi affiancherà durante le lezioni degli studenti del primo anno. È stato il mio studente migliore durante il suo percorso scolastico e aspira ad insegnare anche lui Erbologia, un giorno. Comportatevi bene nei suoi confronti, perché è l’equivalente di un professore è può togliervi e assegnarvi punti tanto quanto me.»

Ci fu un mormorio eccitato tra gli studenti e Josephine si chinò all’orecchio di Daisy: «Neville Longbottom era uno dei membri dell’Esercito di Silente che aiutò a combattere Voldemort.»

Daisy ripeté a sé stessa di doversi procurare un manuale di Storia della Magia Moderna.

Seguì l’appello e quando fu sicuro fossero tutti lì, il professor Longbottom si fece avanti: «Poggiate le vostre borse in quell’angolo, recuperate il libro Mille erbe e Funghi magici e i vostri guanti in pelle di drago, la lezione di oggi sarà pratica.» Recuperò un mucchio di grembiuli da lavoro e li distribuì.

Daisy non riuscì a trovare una misura abbastanza piccola per lei e tra grembiule bianco e i guanti in pelle di drago, sì della sua taglia ma spessi, si sentì ridicola; Josephine era quella con meno problemi perché era molto più alta di una undicenne e il grembiule che le venne dato le stava perfettamente. Ambrosius ne aveva portato uno da casa, per qualche motivo, che sembrava fatto su misura. Daisy gli rivolse un broncio e lui rispose con un sorrisetto divertito. Teneva però le maniche rialzate sulle braccia e guardava il materiale da giardinaggio con espressione disgustata.

«Bene, oggi inizieremo con una pianta magica semplice e anche molto utile: il Dittamo.» Con la bacchetta, fece alzare i veli che coprivano le i vasi posti sui banchi davanti a loro.

Contenevano delle piante dalle foglie ovali di un verde molto tenue e ricoperte di una peluria bianca, con fiori rosa.

«Chi mi sa dire le proprietà del Dittamo?»

Daisy stavolta non alzò la mano, non conosceva la risposta. Quasi tutti i Tassorosso si offrirono di rispondere ma la Sprout diede la parola a Miranda: «Signorina Pemberton?»

«Le foglie fresche possono essere poggiate su ferite profonde, bloccano il dissanguamento e chiudono il taglio lasciando solo una cicatrice di vecchia data. Sono l’ingrediente base per l’Essenza di Dittamo, una pozione con lo stesso effetto, ma più rapido. Comoda da portare dietro, può essere applicata subito sulle ferite.»

«Eccellente! Cinque punti a Corvonero!»

Miranda e Penelope batterono il cinque sotto al banco.

Daisy sorrise.

«Ad ognuno di voi ho assegnato un esemplare di pianta di Dittamo. A fine della fioritura, in base a quanto sana è cresciuta la vostra pianta, vi assegnerò dei punti.» La professoressa estrasse la propria bacchetta e richiamò un gruppo di vasi poggiati su un mobile della serra. Uno alla volta atterrarono davanti a loro. «Prima lezione: il rinvaso. Scrivete il vostro nome sull’etichetta.»

Daisy scrisse il proprio nome sull’etichetta attaccata al bordo del vaso vuoto.

«Aprite Mille Erbe e Funghi Magici per leggere con attenzione il terriccio e il concime più adatti. Una volta che avrete recuperato il necessario, passerò io alla dimostrazione pratica.» Spiegò Longbottom.

Daisy aprì il libro e iniziò a leggere il capitolo inerente al dittamo. Non era specificato un terriccio o un concime specifico, ma cercò di arrivarci per intuizione.

Il Dittamo detesta i terreni compatti e fangosi, che farebbero marcire le sue sensibili radici. Ha bisogno di un substrato leggero, drenante e ricco di sostanze naturali.

Diceva il testo.

Si avvicinò ai mucchi di sacchi di terriccio. Davanti ad ognuno, vi era un cartello il nome. Iniziò a scorrerli:

- Torba nera delle Paludi di Hogsmeade.

- Terriccio di sottobosco della Foresta Proibita.

- Sabbia argillosa delle sponde del Lago nero.

Scartò il primo a prescindere, e rimase a riflettere sugli altri due. L’argilla poteva effettivamente essere utile, essendo ricca di minerali, ma avrebbe rischiato di annegare le radici del dittamo, oltre che di soffocarle quando asciugandosi si induriva. Prese quindi un sacco del mucchio centrale. Tra i tre, le parve il più adatto. Quando lo aprì, si accorse di aver fatto una buona scelta: la terra era asciutta e mischiata a varie foglie secche.

Prima di versarla, però, tornò indietro verso gli scaffali. Aveva notato, infatti, dietro i sacchi di terriccio, dei vasi, uno dei quali riportava la dicitura: Argilla Espansa.

L’argilla poteva non essere il terriccio più adatto ma se posta sul fondo del vaso avrebbe potuto evitare i ristagni d’acqua. E non sarebbero state messe lì, proprio dietro i terricci, se non avessero potuto essere utili. Notò che Miranda aveva avuto la sua stessa idea.

Andò quindi a cercare il concime. I quattro secchi emettevano un odore nauseante ma cercò di rimanere composta. Si trattava in tutti i casi di sterco di drago.

- Dorsorugoso Norvegese.

- Petardo Cinese.

- Gallese Comune Verde.

- Cornolungo Romeno.

Schioccò la lingua, cercando di capire. Poi, ricordò di aver letto di quelle specifiche specie di drago nel libro di Newt Scamander. Non lo aveva lì con lei, avendolo lasciato in dormitorio per recuperarlo dopo pranzo, ma provò a ricordare cosa aveva letto riguardo i quattro draghi e sulla loro dieta.

Scartò il letame di Petardo Cinese a prescindere, e poi anche il Cornolungo Romeno.

Il Gallese aveva una dieta a base di pecore, il Dorsorugoso invece di creature marine. Pensò che l’ultimo forse potesse contenere le sostanze nutritive di cui poteva avere bisogno il dittamo. Lo scelse e tornò al banco.

La Sprout passò davanti ad ogni banco per valutare le loro scelte e approvò quelle di Daisy.

«Bene, osservate ogni mio gesto.» Longbottom si posizionò dietro la cattedra. «Il Dittamo è una pianta delicata, evitate movimenti bruschi e usate la massima delicatezza.» Preparò il vaso nuovo con il terriccio, aprì una conca al centro e a quel punto recuperò il dittamo dal suo vaso, liberando le radici con delicatezza. Posizionò la pianta nel vaso nuovo e aggiunse altro terriccio per coprire e stabilizzare la base. Aggiunse dell’acqua e, solo a quel punto, aggiunse il concime.

Daisy cercò di imitarlo: posizionò i sassolini di argilla sul fondo, li coprì con la terra e seguì il procedimento.

Cercò di estrarre la pianta con più delicatezza possibile e con estrema attenzione si accurò che le radici fossero ben coperte. Bagnò il terriccio e aggiunse il concime. Quando ebbe finito, posò il proprio vaso sullo scaffale indicato dai professori.

«Prima che andiate…» Annunciò la Sprout prima che andassero via. «…voglio premiare la signorina Tipton, il signor Blake e la signorina Pemberton con cinque punti ciascuno per l’ottima tecnica dimostrata!»

Daisy applaudì a Miranda. Non era invidiosa, immaginò di aver sbagliato qualcosa nel procedimento ma era contenta per la propria compagna.

«Sento ancora l’odore di quello sterco addosso.» Si lamentò Ambrosius mentre si avviavano verso la Sala Grande.

Prima si erano recati verso i bagni per lavarsi e togliersi un po’ della sensazione di sporco di dosso.

«Non è stata la tua mattinata più brillante.» Jo rideva ancora. Era stata accanto ad Ambrosius per tutta l’ora di Erbologia ad osservarlo mentre si muoveva tenendo le pale di concime e di terriccio lontane da sé il più possibile, con aria disgustata.

«Almeno il pomeriggio migliora.» Sospirò lui. «Pozioni e Difesa Contro le Arti Oscure. Anche se non vedo l’ora della lezione di Trasfigurazione di domani.»

Pranzarono rapidamente e tornarono nei dormitori per recuperare i libri e il materiale per il pomeriggio.

Le lezioni di Pozioni si tenevano nei sotterranei, in un’aula scura e umida.

Il professor Slughorn era un mago basso e tondo e dal sorriso gioviale, nonostante l’aula fosse inquietante e buia, lui pareva tutto l’opposto: sorridente e amichevole.

«Benvenuti, benvenuti nuovi studenti del primo anno! Prego, prendete posto e recuperate il manuale di Pozioni.»

Daisy prese posto al primo banco e Josephine si sedette accanto a lei.

Prima di procedere, il professore iniziò l’appello e si soffermò particolarmente sul cognome di Ambrosius, che si era seduto accanto a David Baker.

«Shafiq… quegli Shafiq?»

«Sì, signore.»

«Capisco.»

Finito l’appello, Slughorn iniziò:

«Pozioni non è una materia semplice come può apparire.» Iniziò Slughorn, serio. «Molti credono che basti seguire la ricetta e che anche un babbano potrebbe farlo. Non è così. Richiede grandissima precisione, un solo grammo in più o in meno di uno degli ingredienti richiesti, e la pozione può trasformarsi da un rimedio ad un veleno micidiale. Le ricette vanno seguite nei minimi dettagli, mai invertire l’ordine dei passaggi, o sbagliare la temperature e le tempistiche della cottura. Inoltre, il necessario per terminare con successo un preparato, è agitare la bacchetta su di esso infondendogli un pizzico di magia, così da attivare la magia del preparato, che altrimenti non avrà effetto.»

Daisy annuì, seria ma preoccupata. La precisione non era la sua migliore qualità. Ambrosius sembrava invece emozionato come non era mai stato per tutta la mattinata.

«Iniziamo con una pozione semplice. La pozione Scacciabrufoli, ottima per combattere i problemi di acne. Ma attenti: se doveste sbagliare, potrebbe trasformarsi in un acido potentissimo. Avete con voi i vostri ingredienti base? Perfetto, iniziate!»

Daisy deglutì immaginando qualcuno che metteva sul viso una pozione uscita male per poi trovarsi con la faccia che si scioglieva. Cercò di non pensarci e aprì il libro al capitolo corrispondente ma rabbrividì quando vide i nomi di alcuni ingredienti:

Lumache cornute

Aculei di porcospino

Zanne di serpente

Ingrediente base

Ortiche secche

Recuperare alcuni di quegli ingredienti dalle scorte per la lezione non fu facile: l’aula era buia e cupa, era difficile leggere le etichette sui barattoli e sugli scaffali, inoltre Daisy era particolarmente bassa, il che le impediva di osservare gli scaffali più alti. Per fortuna c’era Josephine ma anche lei faceva fatica a leggere.

«Aspetta, forse…» Daisy recuperò la bacchetta e la agitò leggermente. «Lumos.» L’incantesimo, come durante la lezione di quella mattina, si sprigionò dalla punta della bacchetta con scie argentate che resero possibile leggere le etichette. Josephine ebbe alla sua volta un’idea e con la sua forza, superiore a quella di qualunque comune essere umano, la sollevò perché potesse illuminare gli scaffali alti. Dopo un momento di imbarazzo, Daisy si concentrò sul trovare il barattolo di Muco di Vermicolo.

Tornarono ai loro posti e cercarono di seguire la ricetta nel modo più preciso possibile:

- Aggiungi gli ingredienti base.

 - Metti 6 zanne di serpente nel mortaio e frantuma con il pestello fino a ottenere una polvere fine.

- Aggiungi 4 misurini di zanne tritate nel calderone.

- Riscalda il miscuglio a 250°C per 10 secondi.

- Agita la bacchetta.

- Aggiungi 4 lumache cornute nel calderone.

- Togli il calderone dal fuoco.

- Aggiungi 2 aculei di porcospino.

- Mescola 5 volte in senso orario e agita di nuovo la bacchetta.

Daisy iniziò il lavoro ma si sentiva piuttosto nervosa, il timore di sbagliare qualcosa era forte dentro di lei. Si voltò verso Ambrosius e vide che lui si muoveva con naturalezza in quell’ambiente, sicuro di sé e delle proprie abilità. Stavolta, la cosa non parve ritorcersi contro di lui come a Incantesimi. Anche lei provò a prendere un grosso respiro e a concentrarsi: era la cosa più importante al momento, preoccuparsi non sarebbe servito a nulla. Josephine si muoveva goffamente accanto a lei, cercando di controllare la propria forza mentre pestava gli ingredienti per non distruggere il mortaio. Lei aveva il problema opposto, perché non aveva molta forza e faceva fatica a ridurre le zanne di serpente in una polvere fine.

Bene o male, durante la lezione non ci furono particolari incidenti, e Slughorn ne fu contento, rivelando che: «I Corvonero sono sempre quelli più precisi.»

Infine, sia la pozione di Ambrosius che quella di Daisy emisero la nuvola di fumo rosa che segnava la buona riuscita della pozione ed entrambe avevano un colore bluastro, quella di Josephine uscì un po’ più chiara.

Il professore si fermò davanti al calderone di Ambrosius con un sorriso: «Degno del tuo nome, Shafiq! È la pozione migliore della lezione! Dieci punti a Corvonero!»

Ambrosius, riuscito finalmente a dimostrare le proprie abilità, sorrise soddisfatto di sé stesso. Prima di uscire dall’aula, venne fermato da Slughorn, con Daisy e Josephine che lo aspettarono davanti alla porta d’entrata.

«Cosa ti ha detto?» Josephine lo guardò curiosa.

«Mi ha invitata al suo personale Slug Club, dice che invita solo gli studenti che dimostrano di essere dotati di particolare talento e abilità.»

«Oh, ne ho sentito parlare!»

Daisy fu l’unica a non capire nulla. Non che le importasse, era contenta di non aver attirato troppa attenzione, non intendeva far parte di alcun club speciale o di dare l’impressone di vantarsi.

Per le lezioni di DCAO, dovettero salire al terzo piano e non fu facile con i calderoni tra le braccia. Arrivarono così un po’ trafelati.

L’aula si trovava in una torre, era molto ampia e illuminata da grandi finestre, cosa che fu una gioia per i loro occhi ancora provati dall’oscurità dei sotterranei.

Harry Potter li attendeva lì, sotto uno scheletro di drago appeso al soffitto che fece spalancare gli occhi a Daisy, mentre gli occhi di tutti gli altri erano sul mago più famoso del loro secolo: un giovane uomo di poco più di vent’anni, dal fisico snello, con capelli neri disordinati.

«Benvenuti, giovani Corvonero. Accomodatevi pure.»

Tutti si sedettero, quasi all’unisono. Non volava una mosca in quella classe, gli studenti pendevano dalle labbra dell’insegnante.

«Ci tengo subito a chiarire una cosa.» Disse lui, sedendosi scomposto sulla cattedra, con una banca piegata. «È vero, gli esami di fine anno richiedono anche la teoria; è vero, i programmi del Ministero vogliono che voi studiate sui manuali tutto ciò che riguarda le creature da cui imparerete a difendervi. Tuttavia, nel mio corso la cosa più importante e che valuterò maggiormente sarà la pratica.»

Il sorriso che Ambrosius aveva dopo la lezione di Pozioni, si spense.

«Questo perché senza una buona base pratica, per quanto possiate studiare gli Imp, i Lupi Mannari, le Banshee… rischiate di non essere in grado di difendervi quando li incontrerete. Per questo, studierete sì dai vostri manuali la teoria, vi lascerò ogni volta argomenti che vi preparino alla prossima lezione pratica. Ma almeno una volta alla settimana svolgerete delle lezioni pratiche. Iniziamo quindi subito con le basi del duello. L’Incantesimo di disarmo: Expelliarmus

Tutti iniziarono a sussurrare emozionati, solo Daisy e Baker, in quanto nati babbani, non capirono il perché ma la spiegazione arrivò subito dopo: «Come molti di voi sapranno, mi ha salvato la vita in più di un’occasione. Mentre faccio l’appello, voglio che ognuno di voi si faccia avanti. Dopo creerò delle coppie e faremo delle simulazioni di duello.»

Così, iniziò a chiamare.

«Vance, Josephine» Quando Harry individuò la ragazza, e comprese la sua natura, le sorrise. «Visto che siete dispari, lei si addestrerà con me.»

Jo quasi svenne.

«Bene. Signorina Vance, per favore, al centro con me, diamo una dimostrazione.»

Harry Potter fece spostare i banchi ai lati dell’aula e divise loro in due file, mentre lui e Josephine si mettevano al centro.

Entrambi trovarono una posizione che venisse loro congeniale, lui con la mano libera tirata indietro e la bacchetta puntata contro l’avversaria, lei con la bacchetta tenuta in alto e la mano libera posta davanti a sé.

Daisy comprese che Josephine, essendosi posizionata senza bisogno di istruzioni, avesse già studiato almeno in teoria come funzionavano i duelli.

«Ricorda, Vance. Un colpo rapido e secco verso l’alto e poi verso il basso.»

Lei annuì, sicura: «Conosco la teoria.»

«Molto bene. Al mio tre. Uno, due… tre!»

Entrambi esclamarono la formula: «Expelliarmus!»

Daisy notò subito che l’incantesimo dell’amica partì un attimo prima che ebbe finito di compiere il gesto ed esclamare la formula, come era accaduto anche ad Incantesimi: un flash di luce rosso-dorato; quello dell’insegnante partì dopo ma riuscì ad interrompere il primo e a far volare in aria la bacchetta della studentessa con una parabola.

«Non male! Davvero non male!» Potter sorrise soddisfatto. «Dovrai imparare a controllarlo. Se affrontassi un tuo compagno durante una lezione, con la tua potenza rischi di fargli male ma di certo non avrai problemi nella vita fuori dalla scuola, se avessi bisogno di difenderti.»

Josephine aveva un sorriso a trentadue denti e Daisy fu felicissima per lei.

A quel punto, vennero formate le coppie e a turno furono chiamati al centro.

Ambrosius andò in coppia con Penelope.

«Bacchette.»

Entrambi le estrassero.

«In posizione.»

Ambrosius portò la bacchetta davanti al viso e un braccio dietro la schiena, dritto, Penelope rimase invece più sciolta con entrambe le mani davanti al viso, un piede leggermente indietro.

«Uno, due… tre!»

«Expelliarmus!»

Dalla bacchetta in tiglio argentato uscì una luce scarlatta che con precisione chirurgica colpì la mano dell’avversaria, facendo volare via la sua bacchetta.

«Molto bene, Shafiq.»

Il turno di Daisy fu il penultimo. Come avversario le toccò Alexander Lloyd che, pur non essendo alto quanto Josephine, era comunque più alto di lei e la fece sentire ancora più piccola.

Daisy prese una posizione molto difensiva, simile a quella di Penelope.

«Uno, due… tre!»

«Expelliarmus!»

Ma Daisy esitò durante la pronuncia, avvertì come una frustata alla mano e la sua bacchetta volò via.

«Più sicurezza, White.» Potter raccolse la bacchetta in larice da terra e glie la porse. «È naturale avere paura, ma ricordi che si trova in un’aula protetta e qui non può accadere nulla di male, né a lei né ai suoi compagni.»

Daisy annuì, demoralizzata, e tornò al suo posto.

«Bene, che ne dite ora di mischiare le carte?» L’insegnante puntò la bacchetta su una ciotola sopra alla scrivania da cui uscirono due biglietti. Incantò allora il gessetto perché scrivesse alla lavagna due nomi.

In poco tempo fu pronto una sorta di tabellone da torneo ad eliminazione.

«Miranda Pemberton, salta il primo turno.»

Daisy stavolta finì contro Anthony Moonvale. Non cambiò nulla, venne squalificata al primo turno.

Josephine vinse contro David che oltre a venire disarmato fu spinto due passi indietro per il colpo.

Ambrosius sconfisse Lucian Graves.

Penelope perse contro Alexander.

Gideon sterling vinse contro Barnaby Finch.

Al secondo turno, Anthony perse contro Josephine.

Ambrosius vinse contro Alexander.

Miranda batté Gideon.

Rimasero così in tre.

Prima, fu il turno di Josephine contro Ambrosius. Quest’ultimo non poté nulla contro la potenza esplosiva dell’avversaria, ma vinse contro Miranda. Quest’ultima perse sia contro di lui che contro Josephine.

Così, la finale si svolse tra i due amici.

Daisy li osservò entrambi, senza sapere per chi tifare. Osservò le loro pose, così diverse ma entrambe trasmettevano sicurezza.

«Al mio tre.» Iniziò l’insegnante. «Uno, due… tre!»

I due incantesimi, quello fine e preciso di Ambrosius e quello esplosivo di Josephine, si scontrarono a metà strada.

Harry Potter parve sinceramente colpito e soddisfatto: «Un’altra volta. Uno, due… tre!»

Un altro pareggio.

«Non male, Vance.» Ambrosius si sgranchì il collo.

«Nemmeno tu, Shafiq.»

Daisy sorrise, realmente ammirata dalle loro abilità.

«Un’ultima volta. Uno, due… tre!»

Stavolta la competitività di Josephine ebbe la meglio: se prima era riuscita, bene o male, a controllare il proprio incantesimo, stavolta uscì di nuovo l’energia che la sua bacchetta aveva scaturito contro il professore e la bacchetta volò via dalle mani di Ambrosius che venne anche spinto indietro e tenette la mano, indolenzito.

«Scusa!» Jo si fece avanti, preoccupata.

«Tranquilla, non è rotta né slogata…»

Harry si avvicinò per controllare se fosse davvero così. Quando si fu assicurato che la mano di Ambrosius era solo indolenzita, sorrise a Josephine.

«Complimenti. Ricorda però di continuare ad esercitarti con l’autocontrollo.»

«Certamente, professore.»

«Per la vincitrice del torneo, dieci punti!»

Tutti festeggiarono e Daisy si avvicinò ad entrambi gli amici, complimentandosi.

«Molto bene, ragazzi. Continuate ad esercitarvi, ovviamente sotto sorveglianza di studenti più grandi, e ricordate che il responsabile della vostra casa era un campione di duello e se avete bisogno potete pure tornare a chiedere aiuto a me o a lui. Per la prossima lezione, voglio studiate il capitolo del vostro manuale riguardante gli Imp. Vi farò delle domande, quindi non pensiate di poter fare i furbi.»

Con quelle ultime raccomandazioni, li lasciò andare e tutti si complimentarono e andarono via divertiti dalla lezione vivace che avevano appena affrontato, con ulteriori dieci punti in più per Corvonero.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…