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Creato il 01/09/2026, 22:16 · Aggiornato il 01/09/2026, 22:16

Capitolo 3: L'Hogwarts Express

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso
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Daisy passò il resto delle vacanze per lo più a sfogliare i nuovi libri di scuola.

Partì dal manuale di Teoria della Magia. Le fu utilissimo: spiegava come funzionava la magia, una forza latente presente nel mondo e nel corpo del mago; che la bacchetta era un catalizzatore, un modo per convogliare e controllare la magia, e lo stesso capitolo spiegava come i bambini iniziassero a mostrare la loro natura magica intorno ai sette anni, in impeti di rabbia, paura, frustrazione e sensazioni forti.

Si concentrò soprattutto sulle tre componenti principali di un incantesimo: Vocale, Somatica, Mentale.

Il grosso libro di Storia della Magia fu di enorme interesse non solo per lei ma anche per i suoi genitori, che ovviamente volevano saperne di più sul mondo magico di cui la figlia avrebbe fatto parte, e Daisy si ritrovò a cercarlo spesso e volentieri per casa, trovandolo a volte in salotto, altre in camera da letto.

Honey, il suo nuovo gatto, stava sempre con lei: si accovacciava sulle sue gambe, o sul letto al suo fianco, a volte lasciandosi accarezzare mentre lei leggeva, altre volte solo con la sua presenza. Dopo un paio di settimane si era ormai abituato, a volte girava per il giardino senza mai uscire ma per lo più amava rimanere a casa, su un davanzale a prendere il sole o in camera di Daisy, in una cuccia creata appositamente per lui. Gli piaceva anche farsi coccolare da Mary e Luke, ma per lo più rimaneva accanto a Daisy.

Durante una delle cene estive organizzate con i vicini, poiché dovevano continuare a fingere fosse tutto normale, Daisy si costrinse ad uscire di camera e a sedersi fuori con gli altri bambini. Molti di loro vollero provare ad accarezzarlo ma Honey si rifiutò, saltò giù dalle ginocchia della padroncina e tornò in casa, con grande delusione dei giovani. Daisy spiegò che era solo un cucciolo, doveva solo abituarsi, ma nella sua testa si disse che anche lei sarebbe scappata piuttosto che venire toccata in quel modo da un gruppo di bambini urlanti.

Un giorno, Daisy tornò a casa dopo aver fatto da dogsitter a Mimì, la barboncina della signora Brown, e Honey, sentendo l’odore del cane addosso alla padroncina, che tra l’altro non vedeva da quella mattina, girò la testa offeso e corse ad accucciarsi sulle gambe di Luke che stava leggendo il giornale.

Daisy allora si chiuse in camera e recuperò dal baule nuovo il Manuale degli Incantesimi. Poiché la McGonagall le aveva detto che la Trasfigurazione era la branca più difficile, aveva deciso di lasciarlo temporaneamente da parte.

Dopo due capitoli di introduzione, il terzo era dedicato all’incantesimo accendi-bacchetta, ovvero Lumos.

Per illuminare l'estremità di una bacchetta, l'incantatore deve pronunciare l'incantesimo "Lumos". Se pronunciato correttamente, l'estremità della bacchetta si illuminerà e proietterà luce nelle immediate vicinanze dell'incantatore. Può anche essere usata per illuminare ingressi invisibili.

Era il testo riportato da Miranda Gadula, l’autrice del libro.

Daisy si disse che avrebbe potuto tentare, sembrava un incantesimo semplice e innocuo, e dopotutto si trovava nel primo capitolo del volume. Finché non lesse più avanti delle avvertenze:

L'incantesimo accendi-bacchetta è semplice, ma richiede concentrazione. Fai attenzione a non incendiare accidentalmente la tua bacchetta, perché danni di questo tipo possono essere permanenti. In caso di dubbi sulle tue capacità, faresti meglio a comprarti una lanterna magica

Daisy si disse che, se avrebbe avuto bisogno di luce, sarebbe stato meglio attenersi alle classiche torce elettriche di suo padre, almeno per il momento.

Passò allora al volume di Mille Erbe e Funghi Magici. Almeno con quello non sarebbe stata tentata di utilizzare la bacchetta.

Così le settimane passarono e giunse il momento di tornare a Londra, un giorno prima della partenza per Hogwarts. Poiché il treno sarebbe partito il 1° settembre alle 11:00 in punto, per trovarsi più pronti sarebbero andati in stazione direttamente dal loro appartamento di Londra.

La signora Brown andò a salutarli e Daisy fece in tempo a chiudere il nuovo baule con tutto il materiale scolastico dentro al cofano.

«Arrivederci, signora Brown. Arrivederci, Mimì.»

La cagnolina abbaiò in segno di saluto e le leccò la mano.

L’anziana donna invece le sorrise e le diede un bacio sulla guancia: «Ci vediamo la prossima estate, cara. Grazie per esserti occupata di Mimì nonostante non ci fosse Amy.»

Daisy si rabbuiò un po’ al ricordo di Amy ma non avrebbe lasciato questo rovinasse la gioia per la partenza del giorno seguente. «È stato un piacere, signora. Ci vediamo l’estate prossima.»

«Ti aspettiamo entrambe con gioia.»

Daisy salì in auto, salutò la donna dal finestrino e solo quando si furono allontanati dalla casa si sedette composta, con Honey sulle gambe. Per la prima volta non si sentì malinconica all’idea di lasciare il Cottage del Gabbiano perché non sarebbe tornata nella caotica, frenetica Londra, nella sua vecchia, odiosa scuola o in una nuova scuola piena di ragazze snob e antipatiche. Il giorno dopo, a quell’ora, lei sarebbe stata sul treno per Hogwarts.

Il mattino dopo si svegliò nella sua fredda stanza di Londra, molto più grande della sua stanza di Dunwich ma a lei non piaceva, se non per l’enorme spazio che aveva per i propri libri. Era così nervosa, la sera prima, che era sicura non sarebbe riuscita a dormire; invece, il viaggio in auto l’aveva distrutta abbastanza e dopo aver vomitato anche l’anima, arrivata a casa, era crollata nel letto con solo una tisana alle erbe e un toast al burro nello stomaco.

Si svegliò alle sette, nervosa, con lo stomaco in subbuglio. Ricontrollò cinque volte di avere tutto nel baule, un bagaglio simile ad un armadio portatile, comprato a Diagon Alley prima di tornare a casa. Costruito di proposito per i viaggi in treno, era in legno massiccio e pelle, con rinforzi agli angoli e agli spigoli, aveva cinghie di cuoio a chiuderlo e una serratura d’oro. Vicino alla maniglia in ferro erano incise le sue iniziali: D.W.

Sistemò la gabbietta di Honey per il viaggio con il necessario per i bisogni, il suo giochino e dell’acqua fresca e quindi si cambiò per il viaggio con abiti comodi: jeans, maglietta e felpa (il caldo estivo iniziava a svanire).

Sua madre le fece trovare una colazione più che abbondante: uova strapazzate, bacon, salsicce, pane tostato in abbondanza…

«Mamma, non è un po’ troppo?»

«Non sappiamo quanto durerà il viaggio e quando riuscirai a mangiare di nuovo. Hai anche il pranzo al sacco già pronto: sandwiches, un pacchetto di patatine e bastoncini di verdura e frutta fresca…»

Daisy capì che non avrebbe più mangiato per giorni.

Finì a fatica la propria colazione e di nascosto passò due salsicce a suo padre perché le facesse sparire e lui le divorò.

Alle 9:00 scesero il pesante baule dalle scale sotto gli sguardi sconvolti dei condomini ma li ignorarono e caricarono tutto in auto. Mezz’ora dopo circa erano davanti a King’s Kross, trovarono parcheggio un po’ a fatica e Daisy si chiese se anche gli altri maghi accompagnassero i figli in macchina. Dopotutto, come aveva visto, potevano svanire e riapparire. Uscirono il baule dal bagagliaio a fatica sotto lo sguardo sconvolto di molti passanti. Stabilirono che non si trattava di altri maghi e streghe. Recuperarono un carrello e questo li aiutò a portare comodamente baule e la borsa. Più si avvicinavano ai binari 9 e 10, più notarono altri carrelli contenenti bauli simili al loro, con sopra anche gabbie di gufi e anche uomini e donne che parevano tentare con scarsi risultati di mimetizzarsi tra i babbani. Notò in particolare un ragazzo: il suo mantello nero copriva un completo scarlatto che sembrava uscito dall’Inghilterra vittoriana, l’uomo e la donna accanto a lui non sembravano troppo diversi, lei aveva una lunga veste blu notte, lui un completo simile a quello del figlio ma color smeraldo. Aspettavano davanti ad un muro in mezzo ai cartelli che indicavano i nomi dei binari: 9 e 10. Davanti alla muraglia, un’altra famiglia, stavolta apparentemente più normale. Almeno, le due donne, madre e figlia, avevano dei completi comuni ma l’uomo no, anche lui indossava un lungo mantello ed era alto più di due metri e muscoloso. Sul baule era appoggiata la gabbia di un gufo bruno.

La ragazza e i suoi genitori scattarono verso il muro, spingendo tutti e tre il carrello. Quasi Daisy gridò temendo sbattessero facendosi male, batté gli occhi proprio poco prima dello schianto… e quando li riaprì i tre erano scomparsi. La famiglia dell’altro giovane si mise in posizione e fece lo stesso, stavolta a impedire loro la vista fu il passaggio di un controllore che parlava ad un walkie talkie con qualche collega.

Daisy osservò i suoi genitori. Loro, dopo un istante di esitazione, le fecero un cenno d’assenso. Si piazzarono di fronte al muro, presero un grosso respiro, afferrarono tutti e tre il carrello e corsero, senza pensarci troppo. Chiusero gli occhi prima dell’impatto, ma questo non arrivò mai. Riaprirono gli occhi.

Davanti a loro vi era un unico binario in cui un treno a vapore rosso scarlatto presentava la scritta Hogwarts Express. Uomini e donne, chi con lunghi mantelli e vesti, chi con abiti comuni, chi con lunghi cappelli a punta, salutavano i figli con lacrime o larghi sorrisi.

Seguirono gli altri passeggeri che stavano spingendo i loro carrelli verso il fondo del treno, così da caricarlo sulla carrozza bagagli.

«Serve una mano?» Videro avvicinarsi un uomo che riconobbero come l’uomo alto e muscoloso di poco prima. Questo non attese risposta, sollevò il baule di Daisy come fosse fatto di cartapesta e lo ripose, con però molta attenzione e delicatezza, in un angolo della carrozza.

«Grazie.» Borbottò Luke, la metà e anche meno di questo mago, sia in altezza che in fatto di muscolatura.

«Di nulla! La tua bambina è al primo anno? Anche mia figlia Josephine!»

«Sì… Daisy è al primo anno.» Confermò Mary, cercando di apparire più gentile e meno a disagio.

«Magnifico, davvero magnifico! Spero diventino amiche!»

«Lysander!» La moglie dell’uomo lo chiamò da lontano mentre si avvicinava nella folla.

«Scusa, cara. Stavo aiutando questi genitori a caricare il baule della figlia.»

«Oh, molto gentile da parte tua.» La donna si voltò verso i genitori di Daisy e sorrise loro. «Piacere, Sarah Miller.»

«Mary Smith, mio marito Luke White.»

«La confusione dei primi giorni passerà. Quando ho scoperto che mio marito era un mago, sono rimasta sconvolta. Capisco come vi sentite. È la prima volta che uno dei miei figli parte per Hogwarts.»

Questo sembrò rassicurare i genitori di Daisy che si sentirono un po’ più a loro agio.

Si recarono tutti assieme davanti alla carrozza D, dove Josephine, la figlia di Sarah e Lysander, bionda e con gli occhi azzurri come il padre, parlava con altri due studenti del primo anno, una ragazza ed un ragazzo, che la salutarono e si allontanarono.

«Jo, tesoro.» Lysander si avvicinò alla figlia e poggiò le grandi mani sulle spalle di lei.

«Papà.» Jo salutò i due ragazzi e si voltò verso di lui. A quel punto vide Daisy.

Trovandosi davanti a lei, Daisy si rese conto che non sembrava affatto una studentessa del primo anno: era alta quasi trenta centimetri più di lei, con spalle larghe ma rispetto al padre meno robusta e più atletica. «Piacere. Sono Josephine ma puoi chiamarmi Jo.»

«Io sono Daisy…» Le strinse la mano e notò la sua stretta piuttosto forte.

«Molto piacere, Daisy. Ti va di sederci nella stessa cabina?»

Esitò ma non se la sentì di dire di no vedendo il sorriso a trentadue denti della bionda: «Oh… okay…» Per la gioia di sua madre, accettò.

A quel punto, il macchinista gridò ai ragazzi di iniziare a prendere posto.

Mary abbracciò Daisy fin quasi a soffocarla: «Scrivici. Spesso. Ogni giorno. Raccontaci tutto ciò che accade, per qualunque problema…»

«Te lo prometto, mamma…» Solo dopo aver promesso a Daisy fu permesso di tornare a respirare.

Al contrario della moglie, che piangeva apertamente, Luke aveva gli occhi lucidi ma cercò di rimanere composto. «Daisy, non vergognarti di chiedere aiuto semmai avrai bisogno, capito? E semmai volessi tornare a casa, verremo a prenderti di persona.» Dopodiché la abbracciò e le sussurrò all’orecchio. «Siamo fieri di te.»

Daisy dovette trattenere le lacrime e ci riuscì a stento solo per non far preoccupare ulteriormente la madre. Forzò invece un sorriso, nonostante avvertisse una fitta al cuore. «Vi racconterò tutto, promesso.»

Recuperò la gabbia di Honey da terra, si voltò verso la porta del treno e salì. Si voltò a salutarli con il cenno della mano ma quando venne raggiunta da Josephine entrambe andarono a cercare un posto dove sedersi.

Si ritirarono in una carrozza piena di primini, ma trovarono una cabina in cui era seduto un unico studente: il ragazzo dal completo scarlatto della stazione. Era seduto accanto al finestrino, le gambe accavallate e il manuale di trasfigurazione aperto davanti agli occhi, la gabbia di un gatto accanto a lui.

«Scusa, possiamo sederci qui?» Jo chiese senza farsi troppi problemi.

Lui si limitò ad annuire, senza distogliere lo sguardo dalle pagine.

«Grazie.»

Daisy mormorò anche lei un «Grazie…» Mentre si accomodavano.

Poggiarono sui sedili le gabbie con i loro animali gli zaini nei portabagagli, o meglio, Josephine li ripose per entrambi poiché Daisy non arrivava tanto in alto.

L’unica cosa che Daisy tenne con sé fu il volume di Animali fantastici e dove trovarli.

Anche Jo prese un libro dalla borsa prima di posarla, che Daisy non conosceva: Il Quidditch attraverso i secoli.

«Cos’è il Q… Quidd… Quif…?»

«Il Quidditch?» Chiese Josephine divertita. «Lo sport del mondo dei maghi. Un po’ come il football del mondo babbano, ma molto più divertente. Si gioca a cavallo di una scopa.»

Al solo pensiero Daisy rabbrividì: «Ed è sicuro?»

«Nessuno è mai morto.» Scosse le spalle Josephine.

Questo non la tranquillizzò.

«Mio padre, Lysander Vance, era battitore di una famosa squadra di Quidditch, i Falmouth Falcons. Io spero di giocare nella squadra della scuola, in qualunque casa dovessi finire.»

La mente di Daisy tornò quindi allo Smistamento ma non espresse i propri timori, aprì il libro. Era giunta al capitolo dedicato alle varie specie di drago e stava leggendo affascinata e terrorizzata allo stesso momento, nonostante l’autore ne parlasse con grande entusiasmo.

Il treno iniziò a muoversi. Guardò fuori dal finestrino ma erano dal lato opposto rispetto alla banchina su cui erano i loro genitori, quindi non li vide. Sospirò.

«Andrà tutto bene.» Cercò di rassicurarla Josephine. «Mio padre mi parla benissimo di Hogwarts. Persino lui, che è per un quarto gigante, si è trovato benissimo.»

«Gigante?» Daisy spalancò gli occhi.

La bionda le sorrise: «Sì. In minima parte.»

A quel punto, comprese: l’altezza smisurata e la robustezza dell’uomo, e l’altezza e le spalle larghe di Jo. Non erano un caso. Anche la sua nuova compagna aveva sangue gigante. Non sapeva esistessero.

Non voleva sembrare scortese o rimanere lì come un’idiota a bocca aperta, quindi cambiò argomento: «Quindi vuoi seguire la strada di tuo padre?»

«Non lo so. Il Quidditch mi piace, ma non voglio precludermi altre possibilità. Magari ad Hogwarts scoprirò di essere abile anche in altro.»

«Mi sembra un buon modo di vederla. Dopotutto, abbiamo sette anni davanti…» Ma Daisy un po’ la invidiava. Jo, forse perché suo padre faceva parte del mondo magico, aveva già qualche idea su ciò che voleva fare a scuola.

«Tu, invece?» Arrivò la domanda fatidica.

Daisy avrebbe potuto dire mille bugie, parlare di una materia a caso di cui aveva letto durante le vacanze. Decise però di essere onesta.

«Non conosco ancora molto del Mondo Magico. Ciò che voglio, per questo primo anno, è imparare e scoprire il più possibile. E magari, con il tempo, capirò per cosa sono portata.»

Invece di prenderla in giro, Josephine le sorrise: «Mi sembra un ottimo piano.» E Daisy, notando la sua onestà, si sentì sollevata. Le abbozzò il suo primo sorriso della giornata.

Passarono la maggior parte delle due ore successive alla partenza a leggere ognuno il proprio libro finché, verso le 13:00, iniziarono a sentire una voce in fondo al corridoio: «Qualcosa dal carrello?»

Daisy lanciò a Josephine un’occhiata curiosa.

«Si tratta del carrello dei dolci.» Si alzò e recuperò dallo zaino alcune monete d’argento. «Vuoi qualcosa da mangiare?»

«Mia madre mi ha preparato il pranzo…» Si alzò e guardò verso il portabagagli… e si accorse che la borsa del pranzo era rimasta sul carrello dei bagagli in stazione. Immaginò sua madre che se ne rendeva conto e provava ad inseguire il treno con il portapranzo in mano. «Come non detto…»

Anche l’altro primino chiuse il proprio libro di trasfigurazione e lo ripose nello zaino, da dove recuperò anche lui delle monete.

Daisy chiese all’amica di prenderle per favore la borsa.

Aprirono la porta della cabina proprio quando l’anziana signora che trasportava il carrello passò lì davanti.

«Qualcosa di dolce, cari?»

«Cosa consigli?» Daisy guardò Jo.

«Se vuoi qualcosa di sostanzioso, uno zuccotto di zucca o un calderotto al caramello.» Lei optò per uno zuccotto mentre Daisy, che non amava la zucca, preferì un calderotto.

«Ti consiglio di provare anche una cioccorana. Contengono delle figurine da collezione con streghe e maghi famosi, alcuni fanno la collezione. E poi le Gelatine Tutti i Gusti più Uno, è divertente scoprire i vari gusti.»

Presero una cioccorana ciascuno, Jo pagò anche la scatola di gelatine da dividere, nonostante Daisy insistette per un po’ per offrirla lei, e recuperò una bacchetta di liquirizia.

Il ragazzo seduto con loro prese anche lui uno zuccotto di zucca, oltre ad un succo di zucca ghiacciato, e una confezione di Gomme Bolle Bollenti.

Daisy si ritrovò a spendere molto meno del galeone che offrì alla donna, appena qualche falce. Ripresero posto e lei poté osservare meglio il loro compagno di cabina: capelli neri, occhi a mandorla castano scuri, carnagione olivastra. Doveva essere di origine mediorientale.

Jo, che era molto amichevole, quando aprì la scatola di gelatine glie ne offrì una. Dopo un momento di esitazione, lui accettò.

«Io sono Josephine Vance.»

«Ambrosius Shafiq.»

«Daisy East.»

Dopo che entrambe ebbero stretto la mano al giovane, Jo chiese: «Gli Shafiq delle Sacre Ventotto?»

Daisy li guardò curiosa: «Sacre Ventotto?»

Ambrosius parlò con un tono tranquillo che lo fece apparire più grande dei suoi undici anni: «Le ventotto famiglie composte solo da maghi e streghe di sangue puro, ovvero non imparentati in alcun modo con babbani o sangue babbano.»

«Si tratta di una cosa negativa…? Avere sangue babbano…» Si voltò preoccupata verso Josephine che scosse la testa.

«No, ormai sono rari i maghi e le streghe con sangue puro. Se non ci fossimo incrociati con i babbani, ci saremmo estinti tempo fa. Sono pochi quelli rimasti con l’ossessione del sangue puro, e sono costretti a sposarsi tra consanguinei per mantenerlo.»

«E ormai anche la maggior parte delle Sacre Ventotto si sono estinte o sono cadute in disgrazia.» Continuò Ambrosius. «I Black, i Lestrange, i Crouch… e molti dopo l’ultima Guerra dei Maghi di cinque anni fa sono finite ad Azkaban e hanno perso tutto.»

«Azkaban? Guerra?» Daisy era sempre più confusa.

Ambrosius continuò a spiegare con pazienza, come se gli piacesse in realtà spiegarle di più su quel mondo: «C’è stato un Mago Oscuro, considerato il più pericoloso di tutti i tempi, che si faceva chiamare Lord Voldemort. Desiderava conquistare e sterminare il mondo dei babbani. Non entrerò nel dettaglio, puoi leggere a riguardo in Storia della Magia Moderna, ma cinque anni fa venne sconfitto e ucciso da Harry Potter, che ai tempi aveva solo diciassette anni.»

Josephine aggiunse contenta: «Tra l’altro, Harry Potter sarà il nostro insegnante di Difesa Contro le Arti Oscure.»

«Davvero? Se ai tempi ne aveva diciassette, dovrebbe avere ventidue anni… è molto giovane.»

«Ma è ritenuto molto talentuoso e tra l’altro istruì personalmente degli studenti durante il suo quinto anno, per prepararli a difendersi contro Voldemort e i suoi tirapiedi, i Mangiamorte. La maggior parte facevano parte di quelle famiglie purosangue cadute in disgrazia.»

Daisy fu contenta di non essere andata ad Hogwarts cinque anni prima, chissà cosa avrebbe potuto fare quella gente ad una nata babbana.

Passarono ai loro dolci e Daisy adorò i calderotti, piccoli dolci a forma di calderone per pozioni ripieno di caramello. Una volta finito quello, aprì la sua cioccorana e fu sorpresa nel vedere l’animale saltare fuori dalla confezione. Per sua fortuna, Josephine la afferrò al volo.

«Serve pratica.»

«Ma… è viva?» Daisy quasi rabbrividì all’idea di mangiarla.

Ambrosius accennò un sorriso divertito: «No, è solo un incantesimo che le permette di muoversi, ma non ha una propria coscienza.» Aprì la propria e le mostrò che una volta afferrata la rana smetteva di muoversi, tornando un pezzo di cioccolato solido.

Daisy allora, sollevata, addentò la propria e osservò la figurina, di forma pentagonale con una cornice dorata e uno sfondo blu notte olografico. Quasi la lasciò cadere quando vide che la donna raffigurata si muoveva: aveva capelli corti sale e pepe raccolti ordinatamente, un aspetto austero, una veste color porpora, le braccia incrociate e la osservava, muovendosi sul posto e facendo un cenno con la testa. Il nome riportato era Artemisia Lufkin, lesse la descrizione sul retro:

Celebre strega britannica, passata alla storia per essere stata la prima donna in assoluto a ricoprire la prestigiosa carica di Ministro della Magia, rimanendo in carica dal 1798 al 1811. Dotata di uno straordinario intelletto politico e di una profonda dedizione allo studio, ha fondato l'Ufficio per la Cooperazione Magica Internazionale, rivoluzionando i rapporti commerciali e diplomatici tra i governi magici di tutto il mondo. Durante il suo mandato, ha lottato con fermezza per l'uguaglianza dei diritti e ha istituito i primi programmi di inserimento accademico ministeriale. È ricordata come una delle menti più sagge e progressiste del XIX secolo.

Scoprire che anche nati-babbani avevano fatto grandi cose nella storia, molto prima della sua nascita, la fece sorridere. Decise che avrebbe conservato quella figurina come un tesoro.

Ambrosius trovò Cliodna, una famosa druida irlandese e Daisy gli chiese di poterne leggere la descrizione:

Leggendaria strega e sacerdotessa druidica irlandese, nota in tutto il mondo magico come una delle prime e più abili esponenti della complessa arte degli Animagi. Capace di trasformarsi in un fiero uccello marino, Cliodna ha dedicato la sua intera esistenza allo studio delle risonanze esoteriche della natura e alla scomposizione degli elementi biologici. Ha scoperto le proprietà curative e rigeneranti del canto del pettirosso magico ed è considerata una delle madri fondatrici della Trasfigurazione accademica. I suoi antichi papiri sulla mutazione organica rimangono tuttora pilastri di studio fondamentale a Hogwarts

Infine, guarda caso, Josephine trovò Harry Potter:

Universalmente noto come "Il Ragazzo Che È Sopravvissuto". È l'unico mago conosciuto nella storia del mondo magico ad essere scampato alla letale Maledizione Senza Perdono, l'Avada Kedavra, scagliata contro di lui ancora in fasce. Leader carismatico dell'Esercito di Silente e veterano della Seconda Guerra Magica, ha guidato la resistenza studentesca e ha sconfitto definitivamente il Mago Oscuro più pericoloso di tutti i tempi, Lord Voldemort, durante la storica Battaglia di Hogwarts del 2 maggio 1998. Benché gli sia stato offerto il ruolo di Auror lo stesso anno, cosa che lo avrebbe reso il più giovane mago di tutti i tempi a ricoprire il ruolo, ha preferito occupare la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, avendo compreso durante il quinto anno di scuola che la sua vocazione è formare i giovani all’autodifesa.

Dopo aver terminato i loro dolci, e aver fatto a gare con le Gelatine Tutti i Gusti più Uno a chi era più fortunato (Daisy perse ogni singolo turno), passarono a parlare dello Smistamento e a Daisy venne spiegato in cosa consistesse: indossare un cappello incantato che avrebbe letto nella sua mente e individuato quale sarebbe stata la Casa migliore per lei.

«Mio padre era Grifondoro.» Spiegò Josephine. «Ma non mi dispiacerebbe anche Corvonero.»

«Corvonero e Serpeverde sarebbero entrambe ottime opzioni per me.» Rifletté Ambrosius.

«Secondo la McGonagall potrei trovarmi bene sia tra i Corvonero che i Tassorosso.» Spiegò Daisy. «Me lo ha detto quando mi ha accompagnata a Diagon Alley per gli acquisti e mi ha raccontato delle quattro case.»

«Ti vedo bene in entrambe.» Annuì Josephine. «La Sprout e Flitwick sono rispettivamente i direttori di Tassorosso e Corvonero, sono grandi amici della McGonagall e dei professori in gamba. Flitwick è un ex campione di duello, tra l’altro!»

«Chi sono i direttori di Grifondoro e Serpeverde?»

«Harry Potter e Horace Slughorn. Una volta era la McGonagall la direttrice di Grifondoro. E il suo posto come insegnante di Trasfigurazione è stato preso da Percival Weasley.»

A quel punto l’argomento passò alle materie di Hogwarts.

«Io sono ovviamente ansiosa per le lezioni di Volo.» Sorrise Josephine. «Ma mi incuriosiscono anche Difesa Contro le Arti Oscure e Pozioni.»

«Pozioni è ovviamente interessante e richiede grande tecnica ma Trasfigurazione è la branca di magia più difficile.» Le rispose Ambrosius. «Non vedo l’ora di mettermi alla prova con quella. Sono ansioso anche per le lezioni di Astronomia.»

Daisy li ascoltò attenta e rifletté: «Sono ovviamente curiosa di provare un po’ di tutto. Credo Incantesimi sarà la lezione giusta per comprendere le mie capacità, inoltre ritengo importante imparare le basi per poter svolgere tutti gli altri tipi di magia.»

«Ottimo ragionamento.» Concordò Ambrosius. «Se non provieni da una famiglia di maghi, è giusto volersi prima concentrare sulle basi. Hai provato alcuni incantesimi?»

«No, non ho voluto rischiare di dare fuoco alle tende.»

Ambrosius accennò un sorriso divertito e Josephine ridacchiò.

«Ma ho letto tutto ciò che riguarda la teoria.»

«Hai fatto bene a portarti avanti, così partirai da una buona base.»

Il lungo viaggio lo passarono infine a parlare del mondo magico, con Ambrosius e Josephine che spiegarono a Daisy del Ministero della Magia, di come era composto, e del Quidditch e anche di altre scuole in giro per il mondo. In questo modo, lei si sentì meno a disagio all’idea di entrare nel mondo magico.

Quando iniziòa fare buio, passarono i prefetti ad avvisarli di indossare le divide, perché stavano per arrivare ad Hogwarts.

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