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Creato il 01/09/2026, 22:15 · Aggiornato il 01/09/2026, 22:15

Capitolo 2: Diagon Alley

@daisy_eastDaisyEast
AdolescentiIn corso
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«Mi sembra tutta una grossa stupidaggine.»

«Ma Luke, non hai visto Daisy? È la prima volta che impone una sua iniziativa. È sempre stata così docile, desiderosa di accontentarci e assecondarci.»

«Non ha mai avuto motivo di fare il contrario.»

«Sai anche tu che non è vero. Non c’è stata una sola volta in cui abbia espresso una propria idea o pensiero, ed è sbagliato. Ma questo potrebbe cambiare la sua vita, renderla migliore. Sta crescendo, caro. È una cosa che devi accettare.»

Daisy rimase chiusa nella propria stanza, gli occhi puntati su uno dei suoi romanzi, ma non riuscì a concentrarsi. Sentiva le parole dei suoi genitori al piano di sotto, si sentì in colpa per quel suo gesto egoistico fatto contro al padre. Eppure, i senti di colpa non riuscivano a reprimere la gioia che stava provando. Lo sguardo le cadde di nuovo sulla lettera poggiata sull’angolo della scrivania, la recuperò e la rilesse, per l’ennesima volta, per assicurarsi di nuovo non fosse stato un sogno.

Erano passati tre giorni. Amy non si era ancora fatta sentire. Da un lato, forse era meglio così. La McGonagall aveva detto ai suoi genitori, prima che lei arrivasse, che la sua situazione doveva rimanere segreta, nessun non-magico poteva sapere che lei era una strega o dell’esistenza del Mondo Magico, di Hogwarts e tutto il resto. Si sarebbe sentita in colpa a mentire alla sua migliore amica, anche se non era sicura di poterla più definire tale.

Era andata in spiaggia, dove aveva fatto lunghi bagni in mare con i suoi genitori, suo padre aveva organizzato delle grigliate serali a cui erano stati invitati dei vicini. Per un po’, avevano vissuto come se nulla fosse accaduto.

Durante una di quelle cene, un ragazzino della zona, Eric Smith, l’aveva però presa in giro dicendole che Amy non sarebbe più stata sua amica.

«Ormai suo padre è diventato ricco. Mia madre dice che si è montato la testa, si è fatto un sacco di amici importanti e non gli importa più dei suoi vecchi amici. Di sicuro Amy ora ha tante amiche ricche e si imbarazzerebbe a farsi vedere con te.»

Dopo la festa, sua madre l’aveva trovata a piangere sul letto. Ma poi Daisy si era fatta forza, tenendo quella lettera in mano, dicendosi che, forse, presto anche lei avrebbe avuto degli amici nuovi. Maghi e streghe.

Quel giorno, però, sua madre e suo padre avevano riaperto il discorso Hogwarts perché Mary le aveva chiesto, mentre preparava uova e bacon, degli oggetti richiesi nella lettera di ammissione e se ci fosse scritto quanto tutto sarebbe venuto loro a costare, per non farsi cogliere impreparati. Era partita una lunga discussione tra i suoi genitori. Daisy era fuggita subito dopo colazione e si era chiusa in camera.

Rilesse nuovamente la lista, controllando se effettivamente non le fosse sfuggito qualche dettaglio ma era sicura i prezzi non fossero lì segnati.

SCUOLA DI MAGIA E STREGONERIA DI HOGWARTS

Uniforme

Gli studenti del primo anno dovranno avere:

- Tre completi da lavoro in tinta unita (nero)

- Un cappello a punta in tinta unita (nero) da giorno

- Un paio di guanti di protezione (in pelle di drago o simili)

- Un mantello invernale (nero con alamari d'argento)

N.B. Tutti gli indumenti degli allievi devono essere contrassegnati da una targhetta con il nome.

Libri di testo

Tutti gli allievi dovranno avere una copia dei seguenti testi:

- Manuale degli Incantesimi, Volume primo, di Miranda Gadula

- Storia della Magia, di Bathilda Bath

- Teoria della Magia, di Adalbert Incant

- Guida pratica alla trasfigurazione per principianti, di Emeric Zott

- Mille erbe e funghi magici, di Phyllida Spore

- Infusi e pozioni magiche, di Arsenius Brodus

- Gli animali fantastici: dove trovarli, di Newt Scamander

- Le Forze Oscure: guida all'autoprotezione, di Dante Tremante

Altri accessori

- 1 bacchetta magica

- 1 calderone (in peltro, misura standard 2)

- 1 set di provette di vetro o cristallo

- 1 telescopio

- 1 bilancia d'ottone

Gli allievi possono portare anche un gufo, oppure un gatto, oppure un rospo.

Si ricorda ai genitori che agli allievi del primo anno non è consentito l'uso di manici di scopa personali.

Di sicuro si trattava di molta roba, e non sapeva quanto avrebbe potuto costarle tutto ciò. Certo, i suoi non avevano problemi di denaro, e forse il tutto sarebbe costato quanto un anno accademico alla Wycombe. Ma non poteva saperlo per certo.

Più rileggeva, più si sentiva emozionata. Non vedeva l’ora di provare incantesimi, o di leggere le ricette delle pozioni, scoprire di più sul mondo magico… e poi il solo pensiero di avere una bacchetta la faceva viaggiare con la fantasia.

I suoi sogni furono interrotti quando sentì bussare alla porta.

«Sì?»

Entrò sua madre che le sorrise dolcemente: «Tutto bene, tesoro?»

«Sì, mamma.» Ripiegò la lettera e fece per rimetterla nella busta ma lei la fermò.

«Posso vedere?»

Daisy allora le porse la lista e Mary si sedette sul letto: «Chissà dove è possibile trovare tutte queste cose…»

«La direttrice ha detto che manderà qualcuno ad aiutarci, quindi immagino non siano facili da trovare.»

«Immagino di no.» Le sorrise la madre e le fece cenno di sedersi accanto a lei sul letto.

Daisy obbedì.

«Dimmi, Daisy, come ti senti a riguardo?»

«Un po’ nervosa…» Ammise lei. «Ma anche emozionata…» Poi guardò la madre e chiese. «Papà è tanto arrabbiato?»

«No, tesoro, non è arrabbiato… è solo preoccupato.» Mary la baciò sulla fronte. «Si tratta di un mondo che non conosciamo. Ma sono certa che presto si abituerà. Abbiamo sempre saputo che eri speciale. Vogliamo solo il tuo bene. Ma se non dovessi trovarti in quel mondo, potrai sempre tornare a casa, sappilo.»

Questo tolse un grosso peso dal petto di Daisy che lasciò la madre la abbracciasse. Il momento fu interrotto da un rumore proveniente dalla finestra, simile ad un picchiettio. Si voltarono e videro un gufo bruno cercare di attirare la loro attenzione. Daisy si alzò di corsa e aprì la finestra, permettendogli di entrare. L’animale entrò, lasciò cadere una lettera sul letto, fece un giro sulle loro teste ed uscì di nuovo. Daisy corse ad aprire la busta.

Gentile signorina White,

un membro del personale scolastico vi attende il 1° agosto al numero 4 di Charing Cross Road a Londra, alle 8:00 A.M in punto.

Filius Flitwick, vicedirettore di Hogwarts.

Farsi trovare a Londra alle 8:00 del mattino significava alzarsi all’alba. Il viaggio da Londra e fino a Londra avrebbe richiesto circa due ore di viaggio e Luke non ne fu felice ma comunque accompagnò moglie e figlia in macchina. A chi chiedeva se stavano già tornando a casa, risposero che avevano una faccenda urgente da sbrigare ma che sarebbero tornati entro sera.

Alle 7:45 circa erano già a Charing Cross Road, il numero 4 non era altro che una libreria d’antiquariato e quando scesero dall’auto Daisy si mise a guardare i volumi esposti in vetrina, chiedendosi se quel genere di negozi di oggetti di seconda mano in realtà non vendessero di nascosto anche libri per maghi e streghe.

«Non troverai Storia della Magia di Bathilda Bath lì, se è ciò che ti stai chiedendo.» L’immagine della McGonagall apparve dietro di lei nel riflesso della vetrina.

Daisy si voltò di scatto e non seppe che dire. Semplicemente, arrossì.

«Piacere di rivederti, White.»

«Anche per me, direttrice.»

«Possiamo andare?»

Sia lei che i professori annuirono.

La McGonagall si voltò verso l’edificio accanto alla libreria che, per qualche motivo, né Daisy né i suoi genitori avevano notato. Eppure era sempre stato lì accanto a loro.

L’insegna riportava il nome Paiolo Magico. Entrarono.

All’apparenza, sembrava una semplice locanda inglese. A far comprendere a Daisy che non era tale, furono le persone sedute a mangiare e a bere, quasi tutte vestite in modo bizzarro, con tunica, mantello e cappello a punta, barbe lunghe o grossi baffi, e alcuni possedevano rane e rospi, poggiati sul tavolo accanto a loro mentre mangiavano, o con la bacchetta magica scaldavano le loro vivande, leggevano giornali le cui foto si muovevano.

Alcuni li fermarono per salutare la loro guida.

«Minerva!» La chiamavano molti.

Altri, giovani ragazzi, forse studenti più grandi, la salutarono chiamandola: «Professoressa.» o «Direttrice.»

Ma loro non si fermarono a mangiare o a bere, si diressero sul retro della locanda, in uno stanzino bloccato da un muro di mattoni rossi e in un angolo i cestini della pattumiera.

«Cosa ci facciamo qui?» Luke parve mettersi sull’attenti.

La McGonagall non gli rispose, estrasse la bacchetta e indicò uno dei mattoni. «Ricorda bene qual è.» Disse a Daisy guardandola. «Ti servirà se dovessi tornare da sola.»

Lei annuì.

Solo allora la donna poggiò la punta della bacchetta sul mattone… e quello sparì. Si aprì un buco sulla parete, che si allargò, facendosi sempre più grosso, finché davanti a loro un varco non si aprì su una via. Gli edifici erano storti, alti, ammassati, ma non sembrava opprimente, anzi, i colori e la particolarità la rese agli occhi di Daisy affascinante. Davanti ad uno dei negozi era ammucchiata una pila di calderoni, un cartello recitava: "Peltro - Rame - Ottone - Argento / Automescolanti - Pieghevoli"

Daisy non poté non notare la libreria, nella cui vetrina erano esposti libri di tutte le dimensioni, con copertine che si muovevano o dai titoli inquietanti, grandi come mattoni o molto piccoli, grossi quanto dizionari o di poche pagine, rilegati in pelle o in cartone. I un altro negozio ancora erano esposti fogli di pergamena, inchiostri di vari colori e piume di molte specie.

«Prima di procedere con gli acquisti, dovete scambiare i vostri soldi alla Banca dei Maghi.» La McGonagall indicò loro un edificio che svettava su tutti gli altri, sulla cui facciata si ergevano colonne storte.

Quando salirono la gradinata, Daisy notò un testo scritto poco prima dell’ingresso.

Entra, straniero, ma ti ricordo

cosa spetta a chi è ingordo.

Chi prende senza meritare

molto cara la dovrà pagare.

Quindi se cerchi nei sotterranei qui da noi

tesori che non furono mai tuoi,

sta' attento, ladro, sei avvisato:

ben altro che un tesoro ti è riservato.

Rabbrividì. Il disagio aumentò quando entrarono.

Dietro grandi e alti banchi ricoperti di oro, gemme e bilance, vi erano creature dalla testa molto grossa, con lunghe dita con le quali tenevano piume d’oca con cui scrivevano su fogli di pergamena, lunghi nasi e sguardi freddi e ben poco amichevoli.

La McGonagall le sussurrò: «Non farti intimorire dai Goblin.»

«Ci mancavano solo i Goblin…» Sussurrò Luke alla moglie.

Lei lo riprese con una gomitata.

La direttrice si avvicinò ad uno dei goblin che la salutò con poco calore: «Minerva. Cosa posso fare per te?»

«Accompagno una nuova studentessa di Hogwarts, Brog.»

Lui passò lo sguardo da Daisy ai suoi genitori, facendoli rabbrividire tutti e tre: «Babbani.» Sogghignò. «Quanto avete con voi?»

«Prego…?» Luke trovò il coraggio di rispondere.

Intervenne la McGonagall: «Le famiglie di maghi posseggono camere blindate qui alla Gringott ma voi non avete antenati magici, abbiamo fatto ricerche, quindi per ottenere i soldi con cui fare acquisti nel mondo magico dovete scambiare la vostra moneta non-magica.»

Mostrò loro tre tipi di moneta poggiati sul banco: una dorata, una d’argento, una di bronzo.

«Le monete d’oro sono galeoni, quelle d’argento falci, quelle di bronzo zellini. Diciassette falci formano un galeone, ventinove zellini una falce, quattrocento novantatré zellini un galeone. Un galeone vale circa cinque sterline. Di norma, per comprare tutto il materiale scolastico una famiglia spende più o meno quindici, venti galeoni.»

Daisy non era un granché in matematica ma conosceva le tabelline. Erano all’incirca cento sterline.

«Ovviamente, c’è la possibilità di comprare libri di seconda mano.» Aggiunse la McGonagall.

«Non sarà necessario.» Affermò Luke dopo un po’. «Mia figlia avrà solo il meglio.»

Daisy arrossì ma fu contenta di avere quell’appoggio da parte di suo padre, che fino a quel momento aveva solo tenuto il broncio nei confronti di quella situazione.

Recuperarono in totale cinquanta galeoni e i genitori le dissero che il resto avrebbe potuto portarlo con sé a scuola, per ogni evenienza. La McGonagall confermò che avrebbe potuto esserle utile.

«Cosa accade ai soldi non-magici consegnati alla Gringott?» Daisy pose il quesito mentre uscivano dalla banca.

La direttrice aveva quasi sempre un’espressione imperscrutabile sul viso ma parve approvare la sua curiosità: «Vengono rimessi nel mercato babbano. Oppure vengono utilizzati per permettere ai membri del Ministero di agire sotto copertura per alcune missioni in mezzo ai babbani.»

«Cosa significa babbano

«Si tratta di un termine usato per definire coloro che non hanno poteri magici.»

Era un termine buffo, ma almeno Daisy ebbe la sicurezza non fosse qualche insulto. Aveva molte altre domande per la testa ma non volle sembrare insistente o fastidiosa; quindi, le tenne per un altro momento. Si limitò ad aprire la lista degli acquisti e decise di proseguire in ordine.

«Iniziamo dalla divisa?»

«Ottima idea. Andiamo da Madama Malkin’s

Una donna dai riccioli biondi e da una lunga veste scarlatta li accolse: «Minerva! Accompagni personalmente una studentessa del primo anno?» La donna comunque non stette troppo tempo ad ascoltare la risposta o a chiacchierare.

Daisy, infatti, non era l’unica cliente, molti altri ragazzi erano in piedi su sgabelli mentre metri che volavano da soli prendevano le loro misure.

Luke e Mary si guardavano attorno con occhi spalancati, evitando spaventati i metri e i tessuti che volteggiavano nell’aria. Daisy venne afferrata dalla proprietaria e fatta salire su uno sgabello vuoto. Rimase tesa mentre spilli si muovevano attorno a lei appuntando il mantello del completo da lavoro così da prendere le giuste misure. Essendo ago fobica, temette di essere punta, non si fidava di certo di quegli aggeggi appuntiti che svolazzavano da soli attorno a lei.

«Cerca di rilassarti, cara, o rischiamo di sbagliare le misure.» Provò a dirle una commessa.

Daisy tentò con scarso successo di sciogliere le spalle.

In un modo o nell’altro riuscirono a concludere le misure per i completi, per il mantello invernale, cappello (dovettero provarne svariati per trovarne uno in cui la sua testa non affondasse) e guanti.

Con gran sollievo di Daisy, la seguente tappa era il Ghirigoro. Una libreria.

Odore di pergamena impregnava l’aria, volumi si spostavano volando tra gli scaffali e angoli della bottega in cui erano accumulate ordinatamente torri di libri nuovi di zecca.

Era tutto così pieno e caotico che vari cartelli erano affissi per aiutare a trovare le varie sezioni e titoli.

La McGonagall si avvicinò al bancone: «Primo anno per Hogwarts.»

Il commesso si stava già muovendo, avendo visto la McGonagall accompagnare una bambina che si guardava attorno meravigliata e due genitori dall’aria persa. Quella scena doveva essergli familiare. Quando la pila di libri gli fu davanti, la direttrice controllò la lista per assicurarsi ci fosse tutto, mentre spiegava a Daisy il loro funzionamento.

«Il Manuale degli Incantesimi ti servirà per la materia di Flitwick. Storia della Magia è definita una materia noiosa ma, credimi, ti sarà utile per capire come funziona il nostro mondo, fossi in te inizierei a leggerlo prima dell’inizio delle lezioni. Le Forze Oscure serve per Difesa Contro le Arti Oscure, una materia che insegna l’autodifesa, come proteggersi dalle maledizioni e da creature pericolose del Mondo Magico. Guida pratica alla trasfigurazione ovviamente è il libro di testo per la mia materia. Teoria della Magia è un volume interdisciplinare, ti servirà per più lezioni, portalo sempre con te. Lo stesso per il libro sugli animali fantastici.» Poi indicò i due volumi dalla copertina verde. «Mille erbe e funghi amici è il manuale per Erbologia, la gestisce la mia amica Pomona Sprout. L’insegnante di Pozioni è Horace Slughorn.» Non parlò solo alla nuova studentessa, ma anche ai suoi genitori per spiegare loro qualcosa del mondo magico attraverso quei testi.

Luke pagò i libri di testo che vennero impacchettati in carta bianca e chiusi con una corda e consegnati loro. Li prese lui personalmente.

«Nella lista non è segnato, ma avrai bisogno anche di penne d’oca, inchiostro, pergamene e un diario.» Così passarono anche da Scribbulus, dove Daisy scelse una penna d’oca grigia e una boccetta d’inchiostro nero, semplice e sobrio, su consiglio della McGonagall, per i compiti che avrebbe dovuto consegnare agli insegnanti durante l’anno. Aggiunsero pergamene e un diario rilegato in cartone per gli appunti dei compiti.

Poiché lì vicino si trovava anche il Negozio di Calderoni e l’Apotecario, passarono prima al necessario per le pozioni. Nella prima bottega recuperarono il famoso calderone in peltro, benché* Daisy si chiese perché gli studenti non potevano averne uno auto-pieghevole, più comodo da trasportare a scuola. Dall’Apotecario invece recuperarono la bilancia d’ottone e il set di provette in vetro (Luke provò a insistere perché Daisy potesse averle in cristallo ma lei preferì quelle in vetro). Il tutto era inserito in un kit per gli studenti del primo anno con compresi anche degli ingredienti base.

«Non provare a sperimentare a casa con pozioni e intrugli.» Si raccomandò la McGonagall, forse leggendole nel pensiero, pensò Daisy.

Lì vicino si trovava anche Wiseacre’s, un negozio specializzato in oggetti di misurazione, astronomia e navigazione. Daisy vide bussole muoversi da sole, il modellino di una nave in un acquario che simulava una tempesta e quasi si dimenticò il perché fosse lì. I telescopi erano esposti in una stanza il cui soffitto era dipinto come un cielo stellato. No… non era dipinto… sembrava davvero un cielo stellato, con galassie, astri che si muovevano…

«Lo stesso incantesimo lo vedrai anche ad Hogwarts.» Le spiegò la McGonagall. «Incantesimo di Illusione Meteorologica, inventato da una delle creatrici di Hogwarts, Corinna Corvonero.»

«Corinna Corvonero?»

Continuarono a parlare mentre andavano a pagare il telescopio in cassa.

«I quattro fondatori di Hogwarts: Godric Grifondoro, Corinna Corvonero, Salazar Serpeverde, Tosca Tassorosso. Grandi maghi, capaci di grandi incantesimi. Crearono la scuola e divisero gli studenti ammessi in quattro Case, ognuna riporta tutt’oggi il nome del fondatore.»

Il commesso sorrise sentendola raccontare la storia e passò il telescopio incartato.

Anche Luke e Mary ascoltavano interessati.

«Ogni casa…» Proseguì la McGonagall mentre uscivano dalla bottega. «…è caratterizzata dalle qualità che il proprio fondatore preferiva. Per decidere in quale casa andrà ogni nuovo studente, si svolge una cerimonia chiamata Smistamento. Io fui smistata in Grifondoro, ciò che lui apprezzava negli studenti erano coraggio, nobiltà d’animo, cavalleria… ma avrei potuto anche essere una Corvonero. Corinna Corvonero amava gli studenti intelligenti, saggi, ma anche creativi e curiosi.»

«E le altre case?»

La McGonagall esitò, come se si stesse chiedendo se dirle o meno qualcosa, infine parlò: «I Serpeverde sono ambiziosi e astuti. Molto ingegnosi, in questo assomigliano ai Corvonero. I Tassorosso sono noti per il loro senso di lealtà e giustizia, amano il lavoro duro. C’è chi pensa siano i più deboli, una stupidaggine se mi permetti. Così come non è vero che i Serpeverde sono tutti di animo cattivo. Certo, hanno dei precedenti… si dice che tutti i maghi oscuri fossero Serpeverde, ma in realtà anche i Tassorosso hanno sfornato un buon numero di maghi malvagi.»

Daisy si chiese in quale casa avrebbe potuto finire lei.

«Daisy potrebbe essere una perfetta Corvonero ma anche una Tassorosso.» Mary sorrise. «Non credi, caro?»

«È abbastanza furba da poter essere anche una Serpeverde.» Rifletté lui. «E l’ambizione non le manca. Per la sua esperienza, direttrice, dove potrebbe trovarsi meglio?»

Lei parve apprezzare il fatto che Luke si fosse sciolto abbastanza da iniziare a prendere confidenza con quel mondo, e che chiedesse il suo parere: «Non conosco bene Daisy ma anche io ritengo che potrebbe trovarsi bene con i Corvonero e i Tassorosso. Potrebbe essere una Serpeverde ma in quel caso si ritroverebbe a rafforzare di più il proprio carattere.» Non aggiunse altro e indicò loro un negozio sulla cui insegna vi era scritto: “Ollivander: fabbrica di bacchette di qualità superiore dal 382 a.C.”

«Dal trecentottanta due avanti Cristo…?» Luke rimase sconvolto.

«I maghi e le streghe vivono molto più dei babbani ma Garrick Ollivander ha ovviamente ereditato la bottega di famiglia, non ne è il fondatore. Rimane comunque il miglior fabbricante di bacchette che esista secondo molti, benché non il più economico. C’è un altro negozio di bacchette qui a Diagon Alley, dove va chi non può spendere troppo, ma se desiderate ancora che Daisy abbia il meglio, Ollivander è la scelta migliore.»

Così entrarono nella bottega: scura, cupa, con scaffali alti fino al soffitto come il Ghirigoro ma pieni non di libri, bensì di scatole dalla forma allungata di varie misure e colori.

«Minerva!» Un uomo anziano, basso, dai capelli bianchi e dagli occhi blu che sembravano brillare nella penombra del negozio, fece capolino da uno degli alti scaffali.

«Garrick. Vedo che ti sei ripreso molto bene.» La donna gli porse una mano e l’uomo si chinò per sfiorarle appena il dorso con le labbra.

«Grazie, cara. Sto molto meglio, in effetti. Ogni anno di più.» Si voltò quindi verso Daisy e i suoi genitori. «Prima strega in famiglia?»

Lei annuì, in imbarazzo.

«Immaginavo, immaginavo. Vedi, cara, io ricordo tutte le bacchette che ho venduto e a chi. Avrei ricordato i tuoi genitori se avessero comprato una bacchetta da me.» Mentre parlava, estrasse la propria bacchetta e la puntò con un metro dal nastro d’argento sopra la scrivania che si sollevò, come aveva fatto quello di Madam Malkin, e iniziò a misurarla: la sua altezza, il braccio dal polso al gomito e dal gomito alla spalla, la distanza tra i suoi occhi…

Il signor Ollivander sparì di nuovo tra gli scaffali e continuò a parlare: «Qual è il tuo nome, cara?»

«Daisy. Daisy White.» Rispose lei timidamente.

«Davvero un bel nome. Semplice ed elegante al tempo stesso. Dimmi, Daisy, quando hai scoperto di avere dei poteri?»

Lei provò a pensarci ma non riuscì bene a ricordare.

Fu sua madre a parlare: «Lo abbiano notato circa tre anni fa. Eravamo distratti e non ci rendevamo conto che Daisy stava cercando di recuperare uno dei suoi libri preferiti da uno scaffale. È sempre stata silenziosa, e non ha mai fatto capricci; quindi, invece di chiederci di recuperare il libro per lei, per paura di disturbarci, ha provato a prenderlo da sola…»

Luke annuì, con sguardo grave: «Avrebbe potuto farsi male, non me lo sarei mai perdonato. Avrebbe potuto provare ad arrampicarsi nella libreria… abbiamo sentito un rumore e ci siamo voltati, spaventati, invece era dovuto ad un libro che volava come un uccello sbattendo le pagine fino a lei.»

Daisy ricordò vagamente cos’era accaduto.

Ollivander non rispose ma si sentì rumore di scatole che venivano estratte dagli scaffali e un paio di volte l’uomo passò davanti a loro su una scala scorrevole che pareva scorrere su tutti gli scaffali magicamente. Infine, tornò con un mucchio di scatole che poggiò sul bancone. La prima che scelse aveva una scatola rosso scuro, la aprì ed estrasse la bacchetta dal velluto bianco. «Proviamo questa. Nocciolo, corda di cuore di drago.» Il legno era chiaro con striature grigie, dall’aspetto un po’ nodoso, non elegante come quello della McGonagall ma l’aspetto rustico non le dispiacque.

Provò ad impugnarla ma quasi subito Ollivander glie la tirò via dalle mani. «No, non va bene… proviamo quest’altra, legno di Salice e Crine di Unicorno…»  Stavolta la bacchetta era liscia, lunga, elegante e semplice, il colore di un rosato chiaro. Provò ad agitarla ma non accadde niente, così Ollivander la ritirò.

Il terzo tentativo fu con l’Acacia, stavolta abbinata ad una piuma di fenice, qualunque cosa significasse. Daisy non fece domande, benché molte le scorressero nella mente. Anche stavolta la bacchetta, di un marrone caldo con striature più scure, non andò bene.

«Mi scusi…» Provò allora Daisy, timidamente. «Di preciso, come si riconosce la bacchetta giusta…?» Iniziava infatti a temere non esistesse una bacchetta giusta.

Lui ridacchiò divertito: «Mia cara ragazza, è la bacchetta a scegliere il mago. Non dipende da noi, ma da loro. Non preoccuparti, la troveremo. Nessun Ollivander ha mai fallito ad abbinare la bacchetta giusta ad una strega o ad un mago, e non sarò io il primo.» Sollevò una scatola, ma scosse la testa, ripensandoci, e la poggiò di nuovo sulla superficie del bancone. Lo stesso fece con un’altra. Finché il suo sguardo non si posò su una scatola blu notte. Accennò un sorriso e i suoi occhi brillarono, come se avesse avuto l’illuminazione che aspettava. Dentro, appoggiata sul velluto color champagne, era poggiata una bacchetta dal legno rossastro con venature perfettamente dritte color miele. L’impugnatura, al contrario di altre bacchette che aveva provato, seguiva perfettamente la linea naturale della bacchetta ed era liscia, senza fronzoli.

«Larice, crine di unicorno come nucleo, dieci pollici.» Glie la porse dalla punta. Daisy la afferrò e avvertì un piacevole calore attraversarle le dita. Agitò leggermente la bacchetta e da questa fuoriuscirono scintille blu e argentee, accompagnate da un suono simile ad un fruscio.

Anche a Daisy e ai suoi genitori, che non sapevano nulla del mondo magico, parve subito chiaro che fosse la bacchetta giusta.

«Davvero una bacchetta elegante, uno dei miei capolavori se posso dire.»

«Potrebbe spiegarsi meglio…?» Chiese Daisy, timida ma curiosa.

«Vedi, cara, il larice si adatta a maghi e streghe che nascondono un grande potenziale magico.» Le spiegò Ollivander mentre recuperava la bacchetta e la riponeva nella sua scatola. «Di base è un legno esigente, ma l’elasticità di questa bacchetta, ritenuta sorprendentemente sibilante, la rende capace di adattarsi a diversi tipi di magia e di stili magici. Ti basterà un minimo cenno del polso per attivare la sua magia, che sarà sempre accompagnata da un fruscio o un sibilo. Il nucleo in crine di unicorno compensa questa sua vivacità, è il meno potente ma allo stesso tempo il più stabile e leale tra i diversi nuclei. In sostanza, hai una bacchetta molto equilibrata, che non cambierà facilmente proprietario anche se tu dovessi venire disarmata. Non è particolarmente potente ma versatile e capace di magie esteticamente molto valide.»

«Davvero splendido, tesoro.» La madre le poggiò due mani sulle spalle.

Daisy prese la scatola tra le mani, tenendola al petto come se fosse qualcosa di prezioso: «Grazie, signor Ollivander.»

Lui le sorrise: «Non vedo l’ora di scoprire cosa farai con quella bacchetta.» Si voltò anche verso la McGonagall come a chiederle di tenerlo aggiornato. «Il prezzo base per la prima bacchetta degli studenti è di sette galeoni.»

Pagarono ed uscirono dal negozio.

«D’ora in poi dovreste riuscire a cavarvela da soli.» La McGonagall si voltò a guardarli.

«Sì. Grazie mille, signora direttrice.» Mary le porse la mano e anche Luke, nonostante un momento di esitazione, fece lo stesso, con un cenno della testa di ringraziamento.

«È stato un piacere. Ci vediamo a scuola, Daisy.»

«Non vedo l’ora, direttrice McGonagall.»

«Mi raccomando, non è una cattiva idea iniziare da subito a dare un’occhiata ai manuali. Una volta iniziata la scuola dovrai attenerti al Decreto per la Ragionevole Restrizione della Magia tra i Minorenni, questo significa che prima dei diciassette anni non potrai compiere magie fuori dalla scuola, men che meno davanti ai babbani. Potresti provare ad esercitarti fino all’inizio dell’anno scolastico, ma ricorda che non hai maghi adulti a casa che possano risolvere problemi causati da un incantesimo riuscito male; quindi, usa il buonsenso e valuta se valga la pena o meno.»

«Certamente.»

Come ultima cosa, prima di andare, la McGonagall le porse un biglietto: Da Londra ad Hogwarts, solo andata, binario 9 ¾.

«Ti basterà attraversare la muraglia tra i binari nove e dieci. Si tratta di un passaggio segreto per il binario in cui troverai l’Hogwarts Express, che ti porterà dritta a scuola. Per il resto, segui gli studenti più grandi.»

La donna sparì, come la prima volta nel loro salotto.

«Tesoro, prima di tornare a casa…» Luke si voltò verso la figlia. «…io e mamma abbiamo deciso di farti un regalo per il tuo primo anno di scuola.»

«Non dovete…» Provò a protestare lei.

«Insistiamo.» Lui la prese per mano e la accompagnò di fronte ad un negozio.

Quando vide le gabbie di animali esposte davanti alla bottega, e alcuni gatti e gufi attraverso la vetrina, si illuminò e quasi non esclamò felice.

«Evitiamo il gufo, almeno al momento.» Si raccomandò suo padre. «Si tratta dell’unica condizione.»

«Va bene, papà.» Da un lato le sarebbe piaciuto un gufo capace di consegnare la posta ma era disposta a rinunciarvi.

Entrarono.

La lettera si raccomandava di portare solo un gufo o un gatto o un rospo.

Avrebbe potuto essere interessante scegliere un rospo ma erano tanti, troppi anni che Daisy desiderava un gatto.

«Buongiorno.» La proprietaria si avvicinò, sorridente. «Primo anno ad Hogwarts, cara?»

Daisy annuì.

«Ti potrebbe interessare un barbagianni? Ce ne sono arrivati di nuovi giusto ieri e sono perfettamente addestrati per portare la posta.»

La tentazione fu forte ma aveva promesso: «Preferirei un gatto…»

«Oh, ma certo. Tra i più famosi ad Hogwarts ci sono siamesi e persiani, li possediamo entrambi. Ovviamente, se preferisci, a minor prezzo vendiamo gatti neri, bianchi, tigrati e rossi.» Le mostrò i vari esemplari. «Abbiamo da poco ricevuto dei cuccioli svezzati di persiano ma sono andati via in fretta, ne è rimasto solo uno.» Le indicò una gabbietta in cui era rannicchiata una palla di pelo di cui a malapena riuscì a distinguere testa, coda e zampe.  «Erano una splendida cucciolata, tutti dal pelo grigio blu, tranne lui.»

Il cucciolo in questione, infatti, aveva un manto prettamente color miele.

Daisy chiese: «Posso provare a tenerlo?»

La donna aprì la gabbietta e prese il cucciolo che emise un verso che a Daisy straziò il cuore. Doveva essere molto triste, allontanato dalla madre da poco e senza i suoi fratelli. Lo prese tra le braccia, era caldo e soffice, affondò le dita nella sua pelliccia e finalmente vide i suoi occhi, verdi come smeraldi. Lo strinse al cuore come per tranquillizzarlo e forse lui, avvertendo il suo battito cardiaco così sereno, smise di piangere e si accoccolò contro di lei, seppur ancora tremante.

Daisy non ebbe bisogno d’altro per decidere: «Prendo lui.»

Note di capitolo

Spero di essere riuscita a rendere bene le sensazioni di Daisy e dei suoi genitori davanti al mondo magico, anche se ne dubito. Fatemi sapere nei commenti!

Commenti

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