Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
«Daisy? Svegliati, tesoro, siamo quasi arrivati.»
La voce di sua madre invase i suoi sogni, riportandola nel mondo reale. Daisy ne fu un po’ infastidita.
«Mamma, stavo facendo un bel sogno…» Riaprì un occhio e osservò il volto di sua madre che sporgeva dal sedile del passeggero.
«Mary!» Suo padre, seduto alla guida, ironicamente rimproverò la moglie come se avesse compiuto chissà quale reato.
La donna finse di essersi offesa: «Stai attendo alla strada, Luke!» Si voltò a sorridere alla figlia: «Cosa stavi sognando stavolta?»
«Se te lo dicessi non si avvererebbe…» Si tirò su a sedere e si stiracchiò. Aveva i segni delle coperture dei sedili sul volto, massaggiò la guancia per far passare il fastidio. Odiava viaggiare in auto e farlo sotto quel caldo sole di fine luglio non era certo piacevole, ma l’inizio delle vacanze estive valeva sempre la pena. Si avvicinò al finestrino e guardò fuori, notando da lontano il castello di Dunwich. Iniziò ad avvertire un senso di impazienza.
Amava le vacanze di famiglia a Dunwich, allontanarsi da Londra e dal suo caos, passare sei settimane in quel villaggio, passeggiando sulla spiaggia e facendo il bagno nel mare. Tra l’altro lì erano sempre tutti gentili e adoravano quando la famiglia White si recava lì, una tradizione che ormai andava avanti da prima che Daisy nascesse.
Quando superarono il cartello che delimitava l’ingresso, Daisy ricordò a memoria il percorso che avrebbe portato al loro cottage. Lo notò da lontano: una struttura in mattoni rossi con un piccolo, grazioso giardino, un dondolo e un tavolo da picnic. L’uomo che pagavano per curarlo durante l’anno, come sempre, aveva fatto in modo di farlo trovare loro pronto. Luke superò il cancello e parcheggiò l’auto nel viale, Daisy aprì lo sportello e scese, improvvisamente sveglia e per nulla tramortita dal lungo viaggio.
«Dove vai?» Suo padre le lanciò uno sguardo divertito. «I tuoi bagagli!» Aprì il bagagliaio dell’auto.
Daisy tornò indietro, mise sulle spalle il suo zaino color denim e prese la sua valigia bianca. Le ruote sobbalzavano sull’acciottolato mentre si avvicinava alla porta trascinandolo, con entrambe le mani. Mary infilò la mano nella serratura e aprì. Daisy rivide l’accogliente e familiare salottino dai colori bianco e rosso, che la faceva sentire più a casa del loro freddo e moderno appartamento di Londra.
Provò a tirare su per le scale la valigia.
«Serve un aiuto?» I suoi genitori la osservarono divertiti.
«No, ci riesco!» Insistette.
Loro la superarono, portando i propri bagagli su fino al pianerottolo delle camere da letto, ogni tanto guardando indietro verso di lei. Non volevano certo che la loro bambina si facesse male.
Dopo due, tre strattoni, Daisy mentalmente pregò la valigia di collaborare. All’improvviso questa si fece leggera come una piuma. La osservò stranita per un attimo prima di iniziare a salire le scale. Luke uscì dalla camera da letto, per andare ad aiutare la figlia, forse aspettandosi di trovarla seduta in fondo alle scale, arresa. Invece la trovò davanti alla porta della sua cameretta, la osservò stranito per qualche istante prima di sorriderle e scompigliarle i capelli.
Daisy non disse nulla. Non era la prima cosa strana che le capitava da qualche anno. I suoi genitori lo sapevano ma cercavano sempre di non farglielo pesare. Piatti che quando stavano per cadere a terra rimanevano a levitare a pochi centimetri da terra, o che rimbalzavano come fossero di gomma; la stanza che a volte si metteva in ordine da sola ad un suo cenno della mano; il bicchiere d’acqua che si riempiva da solo quando aveva sete… ormai sembravano far parte della loro vita di tutti i giorni.
Aprì la porta della propria cameretta: piccola, ma con un letto morbido, un armadio e una scrivania, tutto ciò che le serviva. Poggiò la valigia sul letto e iniziò a svuotarla. Sapeva che avrebbe potuto uscire a giocare solo una volta finito di sistemare i vestiti.
Qualche minuto dopo, sentì bussare alla porta.
«Avanti.»
La testa di Mary fece capolino nella testa e le sorrise: «Già fatto?»
«Quasi.» Daisy appese l’ultima camicetta nell’armadio e dal fondo della valigia recuperò tre libri che poggiò dritti in verticale sulla scrivania, tre romanzi che aveva selezionato per le vacanze, visto che i genitori non le permettevano di portarne di più. Cercavano sempre di spronarla a giocare all’aria aperta quando erano lì, a non chiudersi sola in camera a leggere.
«Vai a trovare Amy?»
«Sì, non vedo l’ora. Per qualche motivo non mi ha risposto negli ultimi mesi ma immagino fosse impegnata con la scuola.»
«Porta ai suoi genitori i miei saluti e digli che li aspettiamo per un tè.»
«Certo.» Senza farselo ripetere due volte, Daisy corse fuori di casa per andare a trovare la sua amica.
La famiglia di Amy, gli Hunter, era, come la sua, la proprietaria di una casa per le vacanze lì a Dunwich. Ma non erano di Londra, bensì di Manchester, e si trovavano lì per le vacanze estive. Amy e Daisy erano diventate subito amiche, e così i loro genitori. A volte si scrivevano o si sentivano per telefono ma da circa sei mesi Amy non le rispondeva o le loro discussioni erano molto brevi e quasi fredde.
Daisy attendeva quel giorno soprattutto per capire se qualcosa non andava. Qualunque cosa fosse, sarebbe stato più facile risolverlo di persona ed era sicuro che ce l’avrebbero fatta.
Arrivò davanti alla casetta bianca e marrone ma cancello, porta e persiane erano chiusi. Possibile che gli Hunter arrivassero più tardi, quell’anno? Di solito arrivavano pochi giorni prima di loro.
«Daisy.» Una signora anziana dai capelli bianchi che portava con sé al guinzaglio un barboncino si fermò a salutarla. «Siete arrivati! Vi aspettavamo!»
«Signora Brown, buongiorno…» Si voltò a guardare la donna, sforzando un sorriso gentile. Non perché non fosse contenta di vederla, la signora Brown era sempre gentile con lei ed Amy, e ogni tanto permetteva loro di portare a spasso il suo cagnolino o di giocare con lui. Praticamente, le aveva viste crescere ogni estate. «Sa perché gli Hunter non sono ancora arrivati?»
«Oh, ho sentito Katie una settimana fa. Quest’anno non vengono, sono stati invitati da dei colleghi, in crociera. Amy non te l’ha detto?»
Lei scosse la testa, dispiaciuta e un po’ offesa che Amy non l’avesse quantomeno avvertita. Sapeva che il signor Hunter aveva ricevuto un nuovo lavoro ben pagato, ma non si aspettava una cosa del genere. Lo avvertì come un tradimento: «No… grazie per avermelo detto. Come sta Mimì?» Accarezzò il barboncino che stava aspettando le sue coccole.
«Oh, sta molto bene. Sembra felice di vederti.»
Daisy per un momento dimenticò tristezza e delusione ma quando salutò Mimì e la vecchia signora, dirigendosi mogia verso casa, ripensò ad Amy, a come si erano allontanate e si chiese se non avesse fatto qualcosa di sbagliato. Ma soprattutto, cos’avrebbe fatto per il resto delle vacanze lì al villaggio? Non c’erano molti bambini della sua età… e non andava d’accordo con tutti loro. Era una cosa che univa lei ed Amy, il fatto di non essere brave ad interagire con il prossimo…
Aprì il cancelletto, superò il giardino e aprì la porta di casa.
«Daisy, cara, sei già tornata?» Sua madre si alzò dal divano, le parve un po’ nel panico. «Ed Amy?»
«Quest’anno lei e i suoi genitori sono in crociera. Tutto bene, mamma…?»
Lei serrò le labbra, come se si stesse chiedendo se dire qualcosa o meno.
Daisy solo allora notò qualcun altro, oltre ai suoi genitori, seduto in salotto. Su una delle poltrone poste di fronte al divano, una donna alta, seduta in maniera molto composta e ritta, con capelli neri raccolti in uno chignon e un paio di occhiali da vista. Indossava una lunga veste color porpora e… un cappello a punta sulla testa. Stava bevendo un tè, sul tavolino erano poggiati una teiera e tre tazze in porcellana ma i suoi genitori non avevano toccato le loro e sembravano nervosi.
«Mi scusi, non l’avevo vista…» Daisy subito chiese perdono per non averla salutata.
La signora dal volto severo parve gradire: «Non preoccuparti, cara. Accomodati con noi.»
Daisy si sedette sull’altra poltrona, chiedendosi chi fosse quella donna. Era certa di non averla mai vista.
«Minerva McGonagall.» La donna si presentò porgendole la mano.
Lei ricambiò: «Daisy White.»
«Lo so. Sono venuta per parlare con te, cara.»
«Davvero?» Prima che potesse finire la domanda, vide la signora McGonagall prendere da sotto una delle sue maniche lunghe una bacchetta in legno e puntarla contro qualcosa sul tavolino. Davanti ai suoi genitori, infatti, era poggiata una busta particolare, la carta era ruvida e sembrava fatta di pergamena. Questa si sollevò in aria e volò fino alle sue mani.
Daisy si irrigidì. Guardò la donna con un misto di sorpresa e paura. Sapeva di essere in grado di fare cose particolari, tuttavia non aveva mai visto nessun altro farlo.
«Toccala. Non morde. Non questa busta, almeno.» Sembrava una richiesta ma dal tono Daisy capì di non potersi esimere. Prese in mano la busta e lesse cosa vi era scritto sul retro, in un inchiostro color smeraldo.
Mrs. Daisy White,
Cottage dei Gabbiani, N° 3 St. James Streat.
Dunwich, Suffolk.
Sul davanti la lettera era chiusa con un sigillo rosso in ceralacca che rappresentava quattro animali: un leone rampante, un serpente, un tasso e un corvo.
«Cos’è…?»
«Aprila. È per te.»
Daisy guardò un attimo i genitori che le sembrarono molto seri e allo stesso tempo preoccupati. Tuttavia, ad un cenno d’assenso della madre, spezzò il sigillo e recuperò i due fogli di pergamena posti all’interno della busta, scritti con la stessa calligrafia e lo stesso colore d’inchiostro.
SCUOLA DI MAGIA E STREGONERIA DI HOGWARTS
Direttrice: Minerva McGonagall
(Ordine di Merlino, Prima Classe.)
Cara Mrs. White, siamo lieti di informarLa che Lei ha diritto a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Qui accluso troverà l'elenco di tutti i libri di testo e delle attrezzature necessarie.
I corsi avranno inizio il 1° settembre.
Restiamo in attesa della Sua risposta via gufo entro e non oltre il 31 luglio p.v.
Con ossequi,
Filius Flitwick,
Vicedirettore.
Daisy rimase a bocca aperta. Una serie di sensazioni contrastanti la colse: sollievo, gioia, paura… sollievo, perché non era lei ad essere strana; gioia, nello scoprire che esistevano altre persone come lei, e persino una scuola adatta a loro; paura… perché era tutto così strano, e assurdo.
Passò alla seconda pagina che presentava, effettivamente, un elenco di libri e oggetti tra i più strani: bacchetta magica, calderone in peltro, strani ingredienti…
Si voltò verso la McGonagall. Se non l’avesse vista usare la bacchetta per richiamare la lettera avrebbe pensato ad uno scherzo di cattivo gusto. Come per sottolineare il fatto che fosse davvero una strega, la donna usò di nuovo la bacchetta per riempire la propria tazza di tè.
Deglutì, la gola secca. Poggiò la lettera sul tavolo e si versò da sola una tazza. Bevve un sorso. Quando sentì la gola abbastanza reidratata da parlare, chiese la prima cosa che le passò per la testa.
«Una scuola di magia… in Inghilterra?»
«Ce ne sono in tutto il mondo.» Rispose la donna. «Ma Hogwarts è sempre stata definita la migliore.» Il suo tono si riempì di un certo orgoglio. «Io sono diventata la Direttrice da cinque anni. Prima insegnavo Trasfigurazione.»
«Trasfigurazione?»
«La branca di magia più difficile.» Agitò di nuovo la propria bacchetta, stavolta però pronunciò una parola che a Daisy suonò come: «Avis.»
Dalla punta della bacchetta uscì un getto di luce e sul tavolo apparve un canarino che cantò qualche nota, svolazzò attorno a lei e poi tornò sul tavolo, iniziando a beccare il piatto di biscotti davanti allo sguardo sconcertato di Mary e Luke.
Gli occhi di Daisy si illuminarono.
«Trasformare oggetti in altri oggetti, o in animali, o animali in oggetti… ma anche far apparire cose dal nulla o cambiare l’aspetto di una creatura. In questo consiste la Trasfigurazione. Ovviamente, sono in pochi coloro che possono eccellere in questa magia. Per questo spesso i professori di Trasfigurazione diventano Vicedirettori e, di conseguenza, Direttori di Hogwarts.»
«Quindi adesso questo… professor Flitwick è insegnante di Trasfigurazione?»
«No, cara. Ma complimenti per il collegamento che hai fatto. Filius Flitwick è professore di Incantesimi, dove imparerai magie di uso quotidiano. Io sono divenuta Direttrice in circostanze… straordinarie e l’attuale insegnante di Trasfigurazione è molto giovane, per quanto talentuosa, e ho preferito dare il ruolo di mio vice ad un amico fidato e con molta esperienza.»
Notando lo sguardo della donna farsi malinconico, Daisy decise di non fare ulteriori domande. Si voltò verso i genitori, come a chiedere loro cos’avrebbe dovuto fare.
Dopo qualche istante di silenzio, Luke provò a parlare: «Credo che dovremmo parlarne in privato…»
Invece la moglie lo zittì poggiando una mano sulla sua con delicatezza: «Luke, dovremmo lasciarla andare.»
«Ma, Mary…»
«No, Luke. Daisy è sempre stata speciale. Lo sai anche tu. Lo abbiamo notato da tempo. È la cosa migliore per lei, e potrebbe non avere altre occasioni. Pensaci, studiare con ragazzi come lei, imparare da insegnanti come lei… potrebbe farsi nuovi amici, trovare finalmente la sua strada.»
La McGonagall non parlò, lasciando che i due coniugi discutessero tra di loro a riguardo.
«In un luogo lontano, a noi sconosciuto? Abbiamo già deciso dove mandarla, a Wycombe. Potrebbe farsi nuove amiche lì, non sarà come alla scuola primaria…»
«Vuoi davvero che passi il resto della sua vita a nascondersi? In questa scuola… Hogwarts, potrebbe essere sé stessa senza vergognarsi.»
«Lontano da noi, Mary!»
A quel punto, la Direttrice intervenne: «Hogwarts dura sette anni. L’obbligo di studio è fino ai diciassette anni, quando i maghi e le streghe diventano maggiorenni. Voglio solo rassicurarvi del fatto che tornerebbe a Natale e per le vacanze estive e potrete sempre rimanere in contatto via gufo.»
«Via gufo…?»
«Sì, tramite posta. Hogwarts possiede una voliera di gufi addestrati appositamente per portare lettere.»
Alla sola immagine, gli occhi di Daisy brillarono nuovamente ma suo padre non parve convinto.
«Oh, anche i gufi che portano le lettere…» Si massaggiò gli occhi, esausto. «Niente telefoni con cui sentirla ogni giorno, quindi?»
«No, questo no, mi dispiace.» Rispose asciutta la McGonagall.
«Caro…» Mary provò a pregarlo con lo sguardo.
Lui sospirò: «Ci spieghi meglio come funziona.»
«Sette anni. Durante i primi due svolgerà lezioni di base. Incantesimi, Trasfigurazione, Pozioni… materie che le permetteranno di imparare a controllare la propria magia, a svolgere magie basiche, a destreggiarsi nel mondo magico, conoscerlo meglio. Dal terzo anno potrà decidere un minimo di due materie supplementari. Al quinto anno si svolgono degli esami: Giudizio Unico per Fattucchieri Ordinari. Definiti G.U.F.O. Dopodiché, gli ultimi due anni, per chi vuole svolgere gli insegnamenti fino alla fine, le materie si concentrano su quelle necessarie agli studenti per svolgere i lavori che interessano loro…»
«Lavori? Per maghi e streghe?»
«Sì. Si può decidere di diventare insegnanti, o di lavorare al Ministero della Magia…»
«Un Ministero della Magia?»
A quel punto la McGonagall parve infastidita dall’interruzione. Anche Daisy, che avrebbe voluto saperne molto di più. Ma la donna si mantenne la calma: «Sì. Un Ministero della Magia, con i suoi ruoli e uffici. Se volete saperne di più, esistono molti libri che ne parlano. Se Daisy accetterà di venire ad Hogwarts, dovrà fare gli acquisti per la scuola, tra cui libri di testo. Al Ghirigoro potrete chiedere un libro che parli del Mondo Magico, così che possiate schiarirvi le idee a riguardo.» Si alzò. «Se riceverò la tua conferma via gufo, Daisy, io o un altro membro del personale verremo a prenderti per accompagnarti a fare gli acquisti.»
«Io voglio venire.» Daisy si alzò dalla poltrona, decisa. «Voglio venire ad Hogwarts. Voglio imparare ad usare i miei poteri.» Si voltò verso i genitori. Il padre non era affatto contento ma sospirò, capendo di non avere scelta. Sua madre, invece, le sorrise.
La McGonagall accennò un sorriso e annuì. Fece apparire una pergamena, una piuma e una boccetta d’inchiostro.
Sotto consiglio della Direttrice, Daisy iniziò a scrivere il testo:
Alla cortese attenzione del professor Flitwick.
Con la presente lettera, io, Daisy White, accetto con onore l’ammissione presso la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts per il prossimo anno scolastico.
Daisy White.
«Manderemo una lettera per avvisarti dell’arrivo di qualcuno del personale di Hogwarts per accompagnarti a svolgere gli acquisti.» Le disse la McGranitt prima di andarsene.
Prima che Daisy potesse rispondere, svanì nel nulla sotto lo sguardo sconvolto sia suo che dei suoi genitori. Il canarino, che era rimasto a beccare i biscotti in un piatto sopra il tavolino, scomparve con lei.