Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Quando il suono sordo degli schianti e delle esplosioni si propagò violentemente nell'aria della Soul Society, Ichika aprì lentamente gli occhi. Durante l'ultimo scontro contro Dorian era stata ferita in modo grave; aveva abbassato la guardia per un solo istante e quell'errore aveva permesso al nemico di sconfiggerla. In quei giorni di convalescenza, sebbene fosse stata guarita completamente dalla signora Orihime Kurosaki, i suoi genitori avevano insistito affinché trascorresse un po' di tempo a casa con loro. Sapevano perfettamente quanto una simile sconfitta potesse bruciare a una Shinigami in erba e dallo spirito profondamente orgoglioso come il suo, perciò avevano pensato che qualche giorno in famiglia potesse giovare al suo umore.
«Ma che cosa sta succedendo?!» si disse la ragazzina sollevandosi dal futon, mentre si stropicciava ancora gli occhi per il sonno.
Si affacciò immediatamente sul cortile interno e, sollevando lo sguardo verso l'alto, vide decine di Shinigami correre all'impazzata da una parte e dall'altra. Stava accadendo qualcosa di del tutto imprevisto e altamente pericoloso, su questo non c'era alcun dubbio.
Strinse forte i pugni e, con un paio di balzi agili, salì fin sopra il tetto della dimora in stile tradizionale giapponese. Lì, la sua espressione mutò all'istante in uno sguardo di puro e assoluto stupore: due colossi dalla pelle rossa, avvolti da pesanti catene e dotati di corna enormi, stavano agitando delle gigantesche mazze chiodate. Quelle creature emergevano da due spaventosi squarci luminosi aperti nell'aria stessa. Urlavano, ridevano e si facevano apertamente beffe dei potenti guerrieri del Seireitei che, nonostante la propria forza d'élite, sembravano fare loro solo il solletico.
Uno dei due mostri era circondato da quasi tutti i capitani del Gotei 13 e dai loro sottoposti; l'altro, invece, sembrava stesse fronteggiando un unico, solitario avversario... E dalle spaventose scariche di Reiatsu dorata che quest'ultimo emanava a ondate continue, Ichika non ebbe il minimo dubbio su chi si trattasse.
Il primo, indomito istinto di Ichika fu quello di impugnare la propria Zanpakutō e correre immediatamente in aiuto, ma si rese conto che i suoi stessi movimenti erano rallentati. L'aura opprimente e nefasta dei due invasori arrivava fino a lei, schiacciandole il petto: quei mostri erano palesemente al di là della sua attuale portata. Che cosa avrebbe potuto fare lei, che sapeva a malapena rilasciare il proprio Shikai ed era ancora ben lungi dall'evocare un Bankai? In lontananza, sul campo di battaglia del Seireitei, poté distinguere chiaramente la tempesta lucente delle mille lame di suo zio Byakuya e gli assalti congelanti del capitano Hitsugaya. Non era stata in grado di essere determinante nemmeno a Karakura Town per proteggere Aoi e l'anima di quella signora. Se non ci fosse stato Kazui a darle man forte e se il signor Ishida non fosse intervenuto all'ultimo secondo, a quest'ora forse...
Scosse con forza il capo, scacciando quei pensieri deprimenti. Lei era la figlia di due formidabili e leggendari guerrieri; sua madre aveva persino affrontato direttamente Yhwach nell'epica Guerra dei Mille Anni. Un simile e glorioso retaggio di sangue non poteva essere andato dissipato con la sua nascita.
Ichika aveva deciso: non voleva stare in disparte. Forse la sua attuale forza avrebbe al massimo strappato una pellicina a quei mostri, ma era pur sempre meglio che rimanere a guardare con le mani in mano, mentre altri valorosi guerrieri donavano tutti sé stessi sul campo di battaglia.
Sul fronte principale del Seireitei, l'aria vibrò all'improvviso.
«Bakudō numero 61: Rikujōkōrō!»
Sei pilastri di luce dorata apparvero dal nulla e andarono a colpire con precisione millimetrica la caviglia del Guardiano che l'intero gruppo di Capitani stava affrontando, bloccandone i movimenti. Il mostro ringhiò furioso ma gli bastò sollevare di forza il piede, ignorando le ferite da attrito che quel gesto avrebbe potuto procurargli, per spezzare l'incantesimo di vincolo come se fosse vetro.
Chiaramente, sotto il peso di tutti quegli attacchi congiunti, il Guardiano dell'Inferno stava iniziando ad avere qualche difficoltà; eppure sapeva ancora tenere testa ai Capitani e la sua pelle si confermava impenetrabile. Gli alti ufficiali sapevano bene che quella resistenza spaventosa era la peculiarità principale di quella specie. I Guardiani dovevano essere per forza straordinariamente immuni ad attacchi fuori scala; altrimenti, i più potenti criminali confinati negli Inferi avrebbero potuto ribellarsi in qualsiasi momento. A quel punto l'Oltretomba non sarebbe più stato un luogo di punizione eterna, ma si sarebbe trasformato in una cloaca in cui i dannati avrebbero potuto allenarsi, sperando di fuggire un giorno dall'Abisso.
In sostanza, quindi, i Guardiani dell'Inferno sarebbero dovuti essere loro alleati naturali, seppur non in modo ufficiale. Perché, allora, li stavano attaccando con tanta ferocia? E soprattutto, come erano riusciti ad affacciarsi addirittura in una realtà spirituale che avrebbe dovuto essere completamente schermata dagli Inferi, grazie a quella del Mondo dei Vivi?
«Ichika, che cosa ci fai qui?!» sbottò Rukia. In quel momento, grazie al proprio Bankai, la donna era divenuta una dama eterea e bianca come la neve pura; il lungo nastro della Zanpakutō più bella dell'intero Seireitei fluttuava selvaggiamente per via delle raffiche scatenate dagli attacchi, mentre la madre guardava severamente verso il basso.
Ichika sollevò con fierezza il mento, impugnando con decisione la propria katana.
«Questa è anche casa mia! E non permetterò a nessun essere bitorzoluto di fare il bello e il cattivo tempo, comportandosi come un ospite sgradito!» rispose la giovane Shinigami con determinazione. I suoi lunghi e ribelli capelli rossi — ereditati proprio dal padre — erano mossi dalle forti sferzate di vento, mettendo ancora più in risalto il suo sguardo risoluto.
Rukia non poté fare a meno di lasciarsi andare a un sottile e fiero sorriso di orgoglio materno, nonostante la comprensibile apprensione. Ichika dopotutto era poco più di una bambina, ma ciò non significava affatto che fosse meno guerriera di chiunque altro su quel campo di battaglia.
«In tal caso non fare di testa tua e coordinati immediatamente con la brigata!» le ordinò la madre. «Stiamo tenendo testa a quest'essere solo grazie ad attacchi mirati e costanti, anche se quel mostro non sembra proprio volerne sapere di arrendersi.»
Ichika la fissò per un breve istante e poi annuì con vigore. Era già un miracolo che la madre non l'avesse rispedita a casa seduta stante; perciò, se non lo aveva fatto, significava che quell'ordine proveniva direttamente dal Capitano della Tredicesima Divisione. Come sua sottoposta, aveva il dovere assoluto di obbedire.
Si voltò rapidamente per individuare il luogotenente Sentarō Kotsubaki, intenzionata a farsi assegnare le prossime istruzioni tattiche.
Mentre si preparava all'attacco, il suo pensiero non poté che andare a Kazui, ma soprattutto a suo padre Ichigo. Considerato che la Soul Society si trovava sotto un assedio, perché l'eroe di Karakura non era ancora intervenuto? Quell'uomo era in possesso di un Bankai straordinario che era ormai diventato leggenda. Non ne aveva uno solo: ne possedeva ben quattro, i quali si basavano sulle diverse fasi lunari. Ichika ne era assolutamente certa: Guardiano dell'Inferno o meno, e per quanto la natura di quell'invasore fosse resistente al fine di tenere a bada i peggiori criminali dell'Abisso, nessuno avrebbe mai potuto eguagliare la potenza devastante di Ichigo. Perché, allora, lo Shinigami Surrogato non era lì al loro fianco a combattere?
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
Aoi arrivò all'emporio di Urahara scortata da Kon, Ururu e Jinta. Non appena varcarono la soglia della bottega, Tessai Tsukabishi issò immediatamente una potente barriera spirituale di isolamento. Condussero poi la bambina nel campo di addestramento sotterraneo situato sotto l'edificio; lì, insieme al trio di anime artificiali, tutti fecero capannello attorno a lei, pronti a farle da scudo come ultima linea difensiva.
«"Bambina del sigillo"... Si può sapere cos'è di preciso questa storia?» domandò nuovamente Jinta, guardando Aoi che si trovava al centro di quel cerchio protettivo, con lo sguardo corrucciato e le gambe strette al petto.
«E io che ne so! Quel mostro è spuntato all'improvviso dal nulla...» sbottò Aoi, per poi stringere forte gli occhi, assalita dall'ansia. «Kazui, Dondo e la mamma...»
«Sta' tranquilla, stai parlando di persone che sanno il fatto loro» la rassicurò Tessai con un sorriso cordiale. «A quest'ora sarà sicuramente arrivato anche tuo padre a dare man forte. Per quanto ne sappiamo, potrebbero presentarsi qui tra pochi minuti e chiederci di bere insieme una tazza di tè.»
L'uomo dalle lunghe treccine e dagli occhiali dalla montatura rettangolare voleva soltanto cercare di essere di conforto ad Aoi. In quel momento, tuttavia, l'animo della bambina bruciava di pura frustrazione: l'idea che qualcuno stesse combattendo e rischiando la vita al posto suo, mentre lei doveva starsene rinchiusa e nascosta come un vaso prezioso da proteggere, le faceva semplicemente rivoltare lo stomaco.
Per quel che gli altri avevano riferito, si disse Tessai, il Guardiano dell'Inferno era tenuto saldamente a bada nel viale del parco centrale, e i demoni minori avevano trovato pane per i loro denti scontrandosi con i poteri divini di Orihime. Di conseguenza, appariva del tutto improbabile che la situazione precipitasse al punto da costringere loro — guerrieri valorosi, ma nettamente inferiori a giganti del calibro di Ichigo, Kisuke o Yoruichi — a dover scendere in campo in prima persona.
Tuttavia, nessuno di loro poteva minimamente immaginare che quell'assalto frontale fosse soltanto una colossale distrazione orchestrata per tenere occupati i combattenti più formidabili. Al tempo stesso, l'offensiva simultanea negli altri due regni era servita a fare in modo che nessun altro Shinigami o Arrancar potesse giungere a Karakura Town a dare supporto. Sferrando quell'attacco improvviso, rallentando o recidendo del tutto le comunicazioni spirituali tra i mondi, il piano dell'Antico si era rivelato spietato nella sua lucida semplicità: far guardare tutti altrove, mentre lui si avvicinava all'obiettivo imboccando una scorciatoia nell'ombra.
E nell'esatto momento in cui il Guardiano che Ichigo e gli altri stavano affrontando rivelò con una risata che si trattava di una trappola... ciò che stava per compiersi nel sotterraneo dell'emporio era, in realtà, già accaduto.
«Nimue è un Segugio dell'Inferno» rifletté tra sé l'Antico con un sorriso benevolo, voltando con calma la pagina del libro che teneva tra le mani, sempre comodamente adagiato sulla sua amaca tonda, all'interno del giardino-oasi situato nel cuore profondo dell'Abisso. «Ora che ha memorizzato la nota olfattiva spirituale della bambina, scovarla è diventato un compito fin troppo elementare.»
Un'esclamazione di puro sconcerto colpì Tessai e tutti i presenti quando, improvvisamente, la realtà di fronte a loro iniziò a "scucirsi" come un filo di tessuto tirato nel punto giusto. Come la trama di una ragnatela luminosa, la frattura si propagò nello spazio finché i frammenti non andarono in frantumi, lasciando posto a un'apertura nebulosa color porpora. Da quella densa nebbia spirituale fece la sua comparsa Nimue, anch'essa legata a pesanti catene, seguita da un drappello di demoni minori.
La bellissima ma spietata demonessa avanzò con calma, accompagnata dal tintinnio metallico dei suoi legami di ferro; la lunga coda di capelli neri come la pece ondeggiava a ogni suo passo, mentre la creatura svettava sopra gli altri con la sua statura imponente. In quel sotterraneo, soltanto Tessai le era pari in quanto a stazza. Le corna appuntite poste sulla fronte rifletterono per un istante la luce artificiale del campo di addestramento. I suoi occhi rossi, dalle inquietanti pupille romboidali, guizzarono immediatamente sul gruppetto di difensori; poi, gettando indietro il capo, Nimue si lasciò andare a una risata di puro scherno.
Incrociò le braccia sotto il seno prosperoso e, con aria fintamente affabile, dichiarò: «Sarò ragionevole. Consegnatemi la bambina e nessuno qui si farà del male.»
«Te lo puoi scordare!» gridò Rinrin, frapponendosi immediatamente nella sua forma umana insieme ai suoi due compari.
Nimue sbatté le palpebre, sorpresa da tanta audacia. «Davvero? Voi, con una simile e misera forza, vorreste davvero sbarrarmi la strada?»
«Nessuno di noi ti lascerà prendere Aoi, anche a costo di ritrovarci con tutte le ossa rotte!» sbottò Jinta, stringendo i pugni.
Ururu annuì al suo fianco, corrugando la fronte nel tentativo di apparire determinata.
Nimue sospirò, scuotendo la testa. «Quasi mi dispiace per voi, sono sincera. Voi non siete anime condannate dell'Inferno, perciò non nutro alcun rancore nei vostri confronti. Ma non mi lasciate altra scelta: non tornerò certo a mani vuote solo perché non siete i miei veri nemici.»
«Allora rapisci me, splendida signorina!»
Kon, nel preciso istante in cui Nimue aveva fatto il suo ingresso, era stato colto da un colpo di fulmine e i suoi occhi erano diventati subito a cuoricino. Una stangona tutta curve, con quell'aria da cattiva spietata che gli avrebbe calpestato la testa con un tacco senza il minimo pentimento, rappresentava il sogno proibito dell'anima artificiale. Così, quando il generale dei demoni aveva accennato con tutta tranquillità ai rapimenti, il leoncino si era subito buttato in avanti a capofitto, intenzionato ad affondare la faccia tra le sue soffici grazie.
Nimue, chiaramente, non si fece cogliere di sorpresa. Le bastò stringere lo sguardo per scatenare una deflagrazione di Reiatsu, scagliando via il corpo del giovane Kazui a diversi metri di distanza, dritto contro la parete di roccia.
«Ururu, porta via Aoi, adesso!» ordinò rapidamente Tessai, posizionandosi in prima linea.
La ragazza annuì e si lanciò verso Aoi, afferrandola per la mano nel tentativo di correre verso le scale d'uscita.
Nimue scosse il capo, socchiudendo gli occhi con freddezza. «È del tutto inutile. Siete deboli.»
Le bastò fare un piccolo cenno con le dita e i demoni minori partirono all'attacco in picchiata, sbattendo con forza le ali di pipistrello e brandendo le loro mazze chiodate. Al tempo stesso, la sola pressione spirituale emanata da Nimue generò una corrente d'aria talmente forte da investire in pieno Ururu e Aoi, facendole rovinare brutalmente a terra e lasciandole doloranti e piene di escoriazioni sul terreno battuto.

Il primo ad agire fu Noba che, sfruttando i suoi poteri spaziali e illusori, creò una cortina di fumo densa e scura per accecare i nemici. Rinrin si unì immediatamente all'azione, generando potenti illusioni ottiche e sensoriali per martellare le orecchie dei demoni e provocare loro un forte senso di vertigine. Kurodo, invece, pensò bene di trasformarsi in un angelo guerriero armato di katana per affrontare direttamente Nimue.
«In nome della giustizia divina, io ti scaccio, satanasso!» urlò l'anima modificata, sollevando la spada.
Il cozzare delle lame scintillò nell'aria densa del sotterraneo.
Il generale dei demoni sorrise, divertita. «Davvero credete che noi, creature nate tra le fiamme e nel caos, ci lasciamo intimorire da simili giochetti?»
Gli occhi rossi della donna, così come quelli dei suoi sottoposti, brillarono come due fari nella nebbia. Quel mutamento provocò un naturale batticuore nei difensori di Aoi. Quelle dell'Oltretomba non erano semplici anime corrotte, ma creature infernali: negatività, paura e oppressione erano le cellule stesse che plasmavano i loro corpi. Il peggiore terrore che una creatura vivente potesse mai sperimentare, loro lo incarnavano alla perfezione. Così, prima ancora che con la forza bruta, era con quella spaventosa pressione spirituale che colpivano direttamente il subconscio più fragile dei presenti, facendo sentire tutti pesanti e rallentati nei movimenti.
Tuttavia, i custodi dell'emporio avevano fatto una promessa solenne, e avrebbero sfidato le loro stesse debolezze pur di mantenerla.
A Nimue bastò levare il braccio destro e infonderlo di un Reiatsu rosso infernale per annullare all'istante le illusioni di Rinrin e Noba. Fu un gesto semplice, come se avesse scacciato una mosca fastidiosa.
Kurodo, però, era ancora mutato in quella creatura celestiale dai lunghi capelli biondi, la veste candida e le ali piumate; con un coraggio non indifferente, continuò a combattere. A protezione del generale si frapposero due demoni minori, uno rosso e uno blu, che lo fissarono a loro volta con aria di scherno.
«Potrai anche assumerne le fattezze esteriore, ma non sei affatto una creatura divina. Sei solo un patetico impostore» sentenziò Nimue, facendo spallucce.
I due demoni si avventarono sull'anima modificata, che diede fondo a tutte le sue abilità di spadaccino e alle sue capacità di mutare forma — ora trasformandosi in un angelo, ora in una colomba — per schivare e contrattaccare.
Nimue ignorò del tutto quel bisticcio, tornando a concentrarsi su Ururu e Aoi; notò però immediatamente che la bambina era sparita nel nulla, e insieme a lei erano svaniti anche Rinrin e Noba.
«Non potete nasconderla troppo a lungo!» fece per sollevarsi in aria ma, in quel preciso momento, Ururu scattò in avanti nel tentativo di colpirla con uno dei suoi pugni più devastanti. A Nimue bastò afferrarle il polso a mezz'aria per scagliarla violentemente via. Alcuni demoni si avventarono subito sulla ragazza, che venne però supportata da Jinta, pronto a difenderla brandendo la sua pesante mazza chiodata.
Nimue restrinse lo sguardo. Stranamente, nel momento in cui si era creata quella nube di fumo, aveva perso del tutto la percezione della traccia spirituale di Aoi. Guardò quindi l'uomo imponente dalla pelle scura e il grembiule viola posizionato di fronte a lei.
«Hai utilizzato il Kyokkō, non è vero? Percepisco che hai appena manipolato il tuo Reiatsu.»
«Noto che sei ben informata sui nostri Bakudō» rispose Tessai, senza scomporsi.
«Sai quanti Shinigami traditori della vostra specie abbiamo "accolto" nel corso dei millenni? Anzi, stiamo aspettando con ansia la dipartita del grande Sōsuke Aizen, così da riservargli un posto d'onore... Anche se forse, per allora, l'Inferno, la Soul Society, l'Hueco Mundo e il Mondo dei Vivi non esisteranno più.»
«Che cosa vuoi dire...?»
Tessai non riuscì a finire la frase: venne colpito in pieno stomaco da un pugno infuocato di Reiatsu che lo costrinse a vomitare bile, ma non fu abbastanza devastante da fargli perdere i sensi. Nimue si avvicinò al suo orecchio, accarezzandogli con dita affilate una delle lunghe trecce.
«Quest'area è sigillata dalla barriera che tu stesso hai tirato su per proteggere la "bambina del sigillo"... Solo che adesso, per colpa tua, lei si trova in gabbia» gli sussurrò, passandosi la lingua sulle labbra carnose. «Di conseguenza, ovunque si sia nascosta con i tuoi complici, è costretta a rimanere qui dentro, per ora invisibile ai miei occhi e al mio naso. Ma se ti uccidessi o ti facessi semplicemente perdere i sensi, la barriera crollerebbe e lei potrebbe scappare oltre la bottega.»
Cercò il suo sguardo e gli accarezzò lentamente la guancia con un finto calore materno. «Perciò, adesso, ti farò scoprire alcune delle nostre migliori tecniche di tortura infernale: volte a farti parlare, sia chiaro, ma progettate per non farti perdere assolutamente la coscienza. Ti va bene?»
Nel momento esatto in cui Noba aveva sollevato quella fitta cortina di nebbia, lui e Rinrin erano scattati all'indietro per recuperare Aoi. La straordinaria velocità dell'anima modificata di Rinrin, permise di raggiungere la bambina in un battito di ciglia e di gettarsi a capofitto nel portale dimensionale aperto dal compagno ninja. Tessai, muovendosi in contemporanea, aveva rapidamente attivato il Bakudō numero 26, il Kyokkō, per celare del tutto la loro presenza. Tuttavia, essendo ancora attiva la barriera contenitiva della bottega, il gruppo era rimasto nascosto all'interno di un limbo sospeso a mezz'aria.
Aoi era completamente incredula: tutto quell'orrore stava capitando soltanto per causa sua. «Li uccideranno, non è così?!» sbottò tra le lacrime.
Rinrin le accarezzò dolcemente la folta chioma riccioluta e azzurra nel tentativo di rincuorarla. «Sta' tranquilla, Aoi. Kurodo, io, Noba e Kon siamo praticamente immortali, a meno che i nemici non arrivino a schiacciare la biglia che racchiude la nostra essenza spirituale. Anche Ururu e Jinta sono anime modificate; il signor Kisuke li ha designati come tuoi fratelli maggiori e non cadranno tanto facilmente. E poi sai bene che il signor Tessai non è un semplice commesso d'emporio.»
«Ma quegli esseri sono mostruosi...»
«Il tuo papà sarà presto qui e li prenderà tutti a calci!» esclamò con entusiasmo Rinrin. «Devi solo avere un po' di pazienza.»
«Pazienza...» ripeté Aoi, stringendo i pugni fino a farsi sbiancare le nocche.
Perché doveva sempre farsi proteggere dagli altri? Perché doveva ridursi a essere solo una debole ragazzina indifesa? Sapeva di essere la principessa dell'Hueco Mundo, eppure gli altri dovevano sacrificarsi continuamente al posto suo. Per qualcosa, tra l'altro, che non riusciva nemmeno a comprendere. Perché mai quelle creature dell'Inferno continuavano a chiamarla "bambina del sigillo"?
I difensori di Aoi, purtroppo, si trovarono presto in grave difficoltà. Persino i demoni minori si stavano rivelando fuori dalla loro portata e, soprattutto, ogni sforzo sembrava del tutto vano: quelle creature si dimostravano incredibilmente immuni ai loro colpi.
Tessai cercò con ogni barlume di forza di resistere, ma la malefica energia spirituale che Nimue riversava sul suo corpo lo trafiggeva come se migliaia di aghi roventi gli penetrassero contemporaneamente nella carne. Le unghie acuminate della demonessa lo graffiavano senza pietà; il generale dell'Inferno sapeva fin troppo bene quali fossero i punti biologici e spirituali più sensibili. Nella sua lunghissima e torbida esistenza aveva torturato anime fino a lacerarle nell'essenza, e anche allora non aveva mai smesso di infierire su di loro. Neppure il guerriero più coraggioso avrebbe potuto nulla contro le sofisticate arti di tortura della spietata creatura.
Le urla di agonia e di rabbia di Tessai giunsero nitide e strazianti alle orecchie di Aoi, Rinrin e Noba all'interno del limbo spaziale. Gli ultimi due si strinsero ancora di più attorno alla bambina, a mo' di protezione, nel disperato tentativo di farle da scudo. Ma più Aoi sentiva quel dolore crescere nei suoi amici, più la sua frustrazione aumentava... Divampando in un incendio incontrollabile.
Le palpebre si spalancarono di scatto e le sue iridi si tinsero di un azzurro vivido e fiammeggiante, profondo come l'oceano primordiale.
L'energia dirompente che si scatenò in quel limbo fu decisamente troppo per Noba, il quale si vide costretto a rilasciare bruscamente la propria tecnica spaziale. Lui e Rinrin caddero pesantemente a terra, mentre Aoi era già scattata in avanti come una saetta.
Nimue, investita all'improvviso da quell'immane ondata azzurra di Reishi, interruppe all'istante ciò che stava facendo; eppure, persino con le sue straordinarie abilità fisiche, non poté fare nulla per sottrarsi all'impatto quando la katana di legno di Aoi la colpì in pieno volto, scaraventandola via con violenza. Le pesanti catene con cui la demonessa era legata al proprio mondo si tesero all'inverosimile, fino a bloccare di colpo la sua traiettoria aerea una volta raggiunta la massima estensione.
La creatura infernale non ebbe nemmeno il tempo di rialzarsi: due occhi fiammeggianti e azzurri la stavano già fissando dall'alto, simili a quelli di un'entità divina che stesse emettendo una sentenza inappellabile su di lei. Aoi era avvolta da un'aura di energia talmente limpida e pura che i demoni minori ne ebbero un tale terrore da atterrare all'istante, farsi piccoli e ritirarsi tremanti nel varco porpora ancora aperto.
«Quindi... È questo il vero potere del Sigillo della Cucitura?» balbettò Nimue, del tutto esterrefatta e momentaneamente incapace di muoversi per lo shock.
L'aura divina della bambina sospesa in aria, tuttavia, durò ben poco. Non appena Aoi abbassò lo sguardo e vide in quale stato pietoso fossero ridotti i suoi amici, in particolar modo il signor Tessai, il suo cuore vacillò. Non erano rimasti nascosti a lungo nel limbo, eppure quei fatidici minuti erano stati sufficienti per ridurre i guardiani dell'emporio a uno straccio.
La rabbia divampò cieca nel cuore di Aoi e, per la prima volta, il suo lato puro e sconosciuto — quello che fino a quel momento era rimasto in perfetto equilibrio con l'essenza Hollow — si ritrasse del tutto, lasciando spazio all'oscurità.
Nimue non avvertì più la pressione schiacciante di prima ma, in un misto di profonda curiosità e compiacimento, osservò la bambina toccare di nuovo terra. Aoi si conficcò le dita tra i folti capelli azzurri, mentre un'energia negativa, cupa e spettrale, cominciava ad avvolgerla come un bozzolo. Quando riabbassò le braccia, sul suo piccolo volto era apparsa una maschera ossea simile a quella di un felino ringhiante, completata da due piccoli corni che ricordavano delle orecchie da gatto. I suoi occhi, ora, brillavano di un azzurro glaciale e spietato, identico a quello di suo padre Grimmjow.
I presenti udirono un suono spaventoso, simile al ringhio furioso di un ghepardo, un istante prima che la polvere del sotterraneo venisse sollevata in una fitta nuvola.
Nimue estrasse velocemente la propria Zanpakutō, parando il colpo appena in tempo prima che gli artigli affilati del felino azzurro potessero sfigurarle il volto. Aoi si muoveva a una velocità e con una ferocia straordinarie; sembrava un animale impazzito, guidato dall'unico, cieco obiettivo di sbranare la propria preda.
La demonessa la colpì sprigionando una scarica di potere infernale che la sbalzò via, ma la ragazzina scattò di nuovo in avanti senza un attimo di esitazione. Sfruttando tutti e quattro gli arti in una serie di balzi acrobatici che solo l'antico istinto di un predatore naturale poteva possedere, tempestò il generale di una raffica di colpi rapida e interminabile.
Gli occhi di Nimue si fecero di un rosso ancora più intenso, mentre acuiva al massimo i propri sensi per rispondere a ogni singola parata, nonostante l'assalto della bambina apparisse privo di qualsiasi logica strategica. Era una selvaggità pura, pari a quella dei demoni stessi. Boati assordanti saturarono l'aria a ogni impatto. I testimoni poterono soltanto osservare quelle due furie scatenarsi, anche se, pur in forma Hollow, Aoi rimaneva decisamente minuta rispetto alla stazza giunonica della sua avversaria.
«Sei la degna figlia del Re Azzurro, dannata mocciosa!» sbottò a un certo punto Nimue, stringendo i denti.
Aoi, tuttavia, non sembrava nemmeno sentirla, troppo assorbita da quella furia omicida.
A un certo punto, Nimue si morse un labbro per l'irritazione; sollevò la mano sinistra e da essa estese una fiammata di Reiatsu demoniaca che assunse le sembianze di un'enorme mano rossa. Con brutale violenza, la scagliò contro Aoi per schiacciarla al suolo come se fosse un insetto fastidioso.
La bambina venne violentemente premuta contro il terreno battuto e sputò sangue da sotto la maschera ossea. La sua forza sopita e la sua rabbia, tuttavia, erano ancora immense; le bastò sollevare il palmo destro contro il cielo e da esso partì direttamente un devastante Gran Rey Cero.
Il micidiale fascio di luce azzurra, il potere supremo ed esclusivo degli Espada, proruppe a tutta potenza investendo in pieno il petto di Nimue, che a sua volta venne proiettata all'indietro finché le catene infernali non bloccarono bruscamente la sua traiettoria aerea, una volta raggiunta la massima estensione.
Il generale si rialzò lentamente, muovendosi a scatti. Di norma, un Gran Rey Cero era qualcosa che il suo corpo d'élite poteva sopportare senza troppi problemi; stavolta, però, si ritrovò con la cassa toracica squarciata e sanguinante, un danno che la lasciò del tutto incredula. Neanche lo stesso Grimmjow, era mai riuscito a ridurla in quello stato.
Guardò meglio Aoi, i cui ricci azzurri erano scossi dalle violente emanazioni del Reiatsu scuro. Sì, in quel momento non vi era alcun dubbio che fosse un Hollow, ma rimaneva per metà la figlia della Principessa della Cucitura, dotata di un potere divino in grado di purificare e tenere a bada persino i demoni dell'Abisso. Inoltre, lei era la "bambina del sigillo", un'entità che per natura era persino superiore agli stessi genitori.
«Tuttavia... Io non deluderò il mio signore...» disse a denti stretti Nimue, richiamando la propria energia spirituale nel tentativo di sigillare la ferita sul petto.
Avvolta da un Reiatsu rosso ancora più densa e concentrata, si rimise stabilmente in piedi; poi, sollevò la Zanpakutō con entrambe le mani di fronte al viso. I suoi occhi fiammeggiarono di una luce sinistra.
«Brucia, potere demoniaco... Fiamme dell'Inferno!»
La lama si riempì all'istante di fiamme nere, ardenti e corrotte.
"Mi dispiace, mio signore... Sembra proprio che dovrò farle un po' male, per il vostro bene" pensò tra sé la demonessa, mentre si scagliava a velocità quasi istantanea dritta verso Aoi.
Senza alcuna esitazione, calò la spada demoniaca contro la bambina trasformata.