Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Il cambiamento dentro Aoi era nato come una corrente d'acqua sotterranea che, finalmente, trova il suo punto di sfogo. Non voleva più essere soltanto qualcuno da proteggere, non accettava in alcun modo la propria debolezza. Desiderava essere più forte... E ancora più forte.
«Un Gran Rey Cero» sussurrò sconcertato e agonizzante, l'ex Shinigami con le treccine.
Tessai e tutti gli altri, non appena videro sprigionarsi di fronte ai loro occhi quella potenza straordinaria, quasi stentarono a riconoscere quella ragazzina tutto pepe che, fino a quel momento e nonostante il suo misterioso retaggio, ai loro occhi non era mai stata nient'altro che una bambina. Ora, però, tutti si ricordarono chiaramente di chi Aoi fosse realmente figlia; come anche il fatto che dentro di lei albergava un potere misterioso che, accostato a quello degli Hollow, sarebbe dovuto risultare semplicemente incompatibile. Eppure, quell'unione impossibile aveva trovato il proprio perfetto equilibrio, generando la creatura che gli esseri infernali chiamavano Bambina del Sigillo.
«Aoi!» urlò Rinrin, un attimo prima che Nimue, con la sua Zanpakutō avvolta da fiamme nere, si scagliasse inesorabile sulla ragazzina dai capelli azzurri.
In quel preciso istante, tuttavia, Aoi venne attraversata da una forza straordinaria e inconscia. Nonostante Nimue fosse il generale delle truppe dell'Oltretomba, la piccola diede chiara dimostrazione di essere la degna erede di quell'Arrancar che, da undici anni, stava tenendo testa da solo ai tentativi di invasione dell'Inferno nel regno della Cucitura.
Aoi intercettò la spada nemica: in quella forma, infatti, la sua pelle umana aveva lasciato il posto alla Hierro, la corazza spirituale degli Hollow che la rendeva altamente resistente agli attacchi fisici e da taglio. Gli occhi azzurri pulsarono feroci da sotto la maschera d'osso a forma di felino e la bambina ruggì con foga mentre deviava la lama della sua nemica.
Nimue, però, non si lasciò di certo scoraggiare da quel contrattacco e riprese ad assalirla, muovendosi con ancora più ferocia e riversando colpi implacabili.

Nel frattempo, non essendoci più la pressione dell'aura divina a intimorirli, i demoni minori ripartirono all'attacco, impazienti di potersi divertire sadicamente con quegli esseri che ritenevano inferiori persino a loro. Anche se i mostri emettevano soltanto versi gutturali e striduli, non c'era alcun bisogno di tradurli per comprendere appieno tutte le nefandezze che desideravano infliggere ai presenti.
«El Directo!»
Un pugno colossale di Reiatsu elettrico colpì in pieno uno dei nemici che, colto del tutto di sorpresa, venne scagliato violentemente all'indietro fino a rientrare nel portale porpora, venendo risucchiato via all'istante.
«Scusate il ritardo» disse Chad, il cui corpo era mutato completamente per il combattimento, con attivi sia il Brazo Derecho de Gigante sia il Brazo Izquierdo del Diablo, entrambi attraversati da dirompenti scariche elettriche azzurrognole. «Sono corso qui non appena mi avete inviato il messaggio di emergenza, ma la barriera spirituale mi impediva di entrare.»
Tessai sospirò con un profondo e doloroso rantolo, disteso a terra in una pozza di sangue scuro. «Ho avuto... Un grave contrattempo, e non ho potuto abbassarla in tempo per te...»
Chad si chinò rapidamente sull'uomo per accertarsi che riuscisse ancora a resistere; un istante dopo, tuttavia, la sua attenzione passò ad Aoi, rimanendo sbalordito da ciò che la bambina era diventata. Non poté lasciarsi andare ad alcun interrogativo, poiché i demoni inferiori gli furono subito addosso in branco.
Lo sguardo dell'uomo si accese appena sotto la folta frangia scura; poi, Chad iniziò a muoversi con una rapidità e una potenza d'impatto micidiali per schivare, parare e difendersi dall'assalto.
Noba e Rinrin, che erano ancora in piedi, non lo lasciarono solo a sostenere quel peso. La bionda si attivò all'istante per generare illusioni uditive capaci di confondere i sensi dei nemici, mentre Noba apriva portali spaziali continui per deviare all'ultimo secondo le traiettorie dei colpi dei demoni volanti.
Jinta, nel frattempo, sollevò con cautela Ururu stringendola per le spalle. Entrambi i guerrieri erano ormai pieni di profonde escoriazioni e ferite aperte. I loro sforzi non avevano scalfito minimamente la pelle coriacea di quegli esseri infernali; per loro, al contrario, ogni singolo colpo subito si era rivelato drammaticamente micidiale.
Nimue e Aoi si rincorrevano e si scontravano senza sosta nel sotterraneo. Aoi, nonostante non avesse mai assunto la forma Hollow prima di quel momento, si muoveva come se le conoscenze delle proprie abilità fossero innate nel suo sangue. Lanciò raffiche di proiettili di Bala azzurri che fecero esplodere i picchi rocciosi circostanti, ma Nimue riuscì a deviarli tutti grazie ai suoi riflessi eccelsi. I pugni della bambina andarono a vuoto, sebbene ognuno di essi sarebbe risultato letale per un essere mortale; per non parlare di quando agitava gli artigli affilati, scagliando strisce di Reiatsu azzurrognolo che si staccavano da essi come falci o mezzelune, spaccando brutalmente il terreno.
Nimue, dal canto suo, cercava di limitare la propria forza bruta poiché il suo ordine tassativo era quello di non ucciderla, ma non poteva certo limitarsi a subire. Di conseguenza, anche la demonessa lanciò spaventose raffiche di fiamme infernali e sfruttò l'abilità di svanire e riapparire nel nulla. Quello era un potere ben noto nel folklore antico sugli orchi: la speciale capacità di rendersi invisibili e celare completamente la propria presenza spirituale, per poi palesarsi all'ultimo istante.
Man mano che lo scontro proseguiva, tuttavia, la disparità nell'esperienza si rese ancora più evidente. Aoi agiva mossa unicamente dall'istinto, mentre Nimue aveva dalla sua millenni di battaglie sul campo; si giunse così al punto in cui la bambina divenne letteralmente il bersaglio inerme dei colpi del generale. Con sguardo gelido e spietato, la demonessa colpiva la piccola in diversi punti strategici che le avrebbero fatto esplodere le ossa, se non fosse stato per lo Hierro a mitigare l'impatto. Persino la sua maschera felina iniziò a incrinarsi vistosamente.
Chad avrebbe voluto raggiungerla per darle man forte, ma un'orda di demoni minori continuava a incombere su di lui. Fortunatamente, la sua forza bruta e il suo potere spirituale sembravano avere un effetto devastante sugli avversari, i quali non riuscivano a compiere un solo passo avanti nel tentativo di raggiungere i feriti a terra.
Con un misto di profondo stupore e timore, gli occhi rossi e gialli di quelle creature infernali fissavano quell'uomo imponente, dotato di un braccio bianco e uno rosso. Quello che apparentemente sembrava uno scudo fatto di ossa e carne corazzata riportava un disegno ben preciso: una fila di denti aguzzi che ricordava la bocca spalancata di un Gillian. Ma fu in quel momento che il guerriero caricò il massiccio pugno bianco, infondendolo di un'immensa energia spirituale, e urlò ad alta voce: «La Muerte!»
Il colpo distruttivo si abbatté su uno dei mostri in prima linea: il demone si dissipò letteralmente nel nulla e sulla parete rocciosa alle sue spalle rimasero soltanto profonde crepe che andavano a formare la sagoma di un enorme teschio. Fu allora che le creature dell'Oltretomba compresero di non trovarsi di fronte a un comune Fullbringer. Il Reiatsu di Chad, quando veniva scatenato al massimo, appariva incredibilmente simile a quella di un Hollow, ma in quel potere albergava qualcosa che assomigliava alla natura stessa dei demoni e, di conseguenza, ne erano vulnerabili.
Per Aoi si andò a creare quindi una situazione di logoramento e il suo potere iniziò ad affievolirsi, nonostante la sua volontà salda. Non ancora capace di dosare appieno le forze, queste si erano consumate velocemente e all'ennesimo colpo carico di aura rossa infernale di Nimue, la maschera Hollow, andò quasi del tutto in frantumi, lasciando solo un pezzo all'altezza dell'occhio destro.
Nimue ne caricò subito un secondo per colpire lo stomaco della bambina, ma Noba aprì all'ultimo un portale da cui spuntò Rinrin che grazie alla sua alta velocità innata sottrasse in tempo Aoi.
Aoi e Rinrin ora così si ritrovarono alle spalle di Chad, che faceva da ultimo scudo.
Gli eroi sudarono freddo, vedendosi circondati da quei demoni alati e tra loro il loro bellissimo e perfido generale.
Le catene che avvolgevano Nimue, tintinnarono con fare inquieto, mentre dietro di lei, dallo squarcio della realtà, si poterono udire i lamenti dei dannati, provenienti dall'Inferno.
Gli occhi della donna infernale si fecero di nuovo più intensi. «Consegnateci la "bambina del sigillo"» sentenziò con una calma austera.
«Mai!» sbottò Chad, a denti stretti.
Nimue socchiuse gli occhi e sospirò. «Allora vi condanno all'Inferno.» Sollevò la mano destra, mutata nella sua vera forma rossa e con gli artigli, avvolto dal Reiatsu.
Senza pronunciare alcuna formula che lo anticipasse, si percepiva nell'aria che il suo prossimo attacco sarebbe stato letale, per chi era semplicemente un ostacolo al suo obiettivo.
Fu in quel momento, ritrovata la lucidità, tra le braccia dell'anima artificiale bionda, che Aoi espresse un semplice desiderio: "fratellone, aiutami!"
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
Mentre tutto questo avveniva nel viale del parco, il Guardiano dell'Inferno se la stava ridendo di gusto, avendo appena rivelato ai presenti che il suo intervento era solo il frutto di uno stratagemma orchestrato per attirare su di sé i guerrieri più forti.
«Una trappola?!» sbottò Ichigo, che in quel momento venne investito in pieno dal proprio Reiatsu nero, colmo di furia e indignazione. «Cosa volete da mia figlia?!»
Il Getsuga Tenshō era ormai pronto per essere scagliato. Lo avrebbe colpito dritto al petto; in questo modo, anche senza una barriera protettiva a difendere la città da quegli attacchi distruttivi, i danni collaterali sarebbero rimasti limitati. Ma in quel preciso istante, gli occhi di Kazui si illuminarono improvvisamente e particelle di un limpidissimo Reiatsu chiaro lo avvolsero completamente. I presenti lo guardarono sbalorditi.
«Devo andare» disse semplicemente il ragazzo con uno sguardo assorto, per poi schizzare in avanti come un lampo di luce.
Volò verso il Guardiano dell'Inferno... e lo superò... immergendosi direttamente all'interno dello squarcio spaziale aperto nel cielo. Non c'era paura né stupore in lui, bensì una naturale e profonda comprensione delle cose. Una volta varcata la soglia della rottura, si ritrovò per un attimo sospeso nel cuore di una nebulosa spettrale: da quella posizione privilegiata poté vedere chiaramente il Mondo dei Vivi, l'Hueco Mundo e la Soul Society, sovrapposti gli uni agli altri come lenzuoli di tessuto sottile. Sotto di essi c'era l'Inferno, che appariva come un immenso cuneo impegnato a premere contro il velo del Mondo dei Vivi, senza tuttavia riuscire a penetrarlo del tutto. E poi c'era anche dell'altro: vistose "sfilacciature" nella trama di quei lenzuoli dimensionali.
In quel non-luogo, infine, stormi infiniti di Farfalle Infernali volavano seguendo flussi energetici ben precisi, attraversando senza alcuna difficoltà i tre strati della realtà, come se seguissero un sentiero invisibile.
Come se sapesse già da sempre dove dirigersi, quell'aura biancastra che lo avvolgeva gli indicò con assoluta precisione quale squarcio raggiungere per raggiungere sua sorella.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
«Shinseinaru Zangeki!»
La voce calma ma determinata di Kazui si udì proprio un istante prima che Nimue potesse abbassare il braccio per sferrare il suo colpo decisivo. Un'ondata travolgente di Reiatsu bianco la investì in pieno, colpendola duramente alle spalle. Fu un'emanazione anomala e potentissima, che la sbatté violentemente contro il terreno roccioso del sotterraneo, spaccandolo in profondità.
«Ma che cosa...?!» boccheggiò il generale dei demoni, mentre cercava faticosamente di risollevarsi tra i detriti. Quando si voltò indietro, il suo sguardo si riempì di autentico terrore.
Lì, sospeso a mezz'aria, c'era Kazui nelle sue vesti nere da Shinigami; eppure, la sua Zanpakutō e il suo stesso essere emanavano un'energia spirituale cristallina e divina, circondata da sottili raggi di Reishi lucente. Figlio di Ichigo Kurosaki — a sua volta discendente e punto d'incontro di molti mondi — e di Orihime Inoue, nella quale era infuso un misterioso potere divino di rifiuto della realtà, Kazui Kurosaki possedeva dentro di sé un potere combinato così immenso che persino un demone dell'Inferno poteva soltanto piegarsi al suo cospetto. Erano infatti anni che proprio quel ragazzo rappresentava la spina nel fianco delle schiere infernali, ostacolando ogni loro tentativo di sfondare la barriera che separava l'Inferno dal Mondo dei Vivi.
Non era dunque un semplice Dio della Morte. Lui era un vero e proprio Sacerdote. E non solo: lo sguardo illuminato che possedeva in quel momento rifletteva gli stessi, identici occhi della Bambina della Cucitura.
«Chi... Chi sei tu?» sussurrò con un sibilo stridulo Nimue. La demonessa stava cercando di caricarsi nuovamente di energia infernale, attingendo direttamente alla forza che l'Inferno stesso, al quale era legata dalle catene tese, le forniva attraverso il varco.
Aoi, Chad e tutti gli altri guardarono a loro volta con profondo stupore quel ragazzo, le cui vesti nere erano agitate da una pressione spirituale così pura. Tuttavia Aoi non ne ebbe affatto paura, soprattutto quando Kazui incrociò il suo sguardo e le sorrise con il suo solito fare benevolo e un po' sciocco.
«Stai bene, sorellina?» chiese il ragazzo, inclinando leggermente la testa.
Aoi, nel frattempo aveva perduto anche l'ultimo frammento della sua maschera ossea, tornando del tutto umana, si strinse le labbra con forza. Poi, gonfiando le guance per il rinfacciato spavento, annuì con decisione. «Quella signora, però, è stata molto maleducata!»
«Non preoccuparti, adesso il tuo fratellone è qui» rispose lui, ridacchiando di cuore.
Nimue si buttò in avanti con la sua spada di fiamme nere, ma Kazui non era davvero distratto e rispose con la sua che emanava quel chiarore celestiale.
Oscurità e luce si dettero così battaglia, in una sequenza frenetica di colpi potenti, facendo vibrare l'aria e il terreno. Anche contro Kazui, Nimue aveva comunque in vantaggio dell'esperienza e del combattimento spietato, ma il potere del ragazzo era qualcosa che lasciava una pressione schiacciate.
Nimue gli lanciò contro una serie di proiettili di fiamme nere, dense di potere infernale, ma Kazui respingeva a colpi di fendenti e poi contrattaccava con le sue mezze lune di luce divina, provocando delle esplosioni, a contatto con l'energia negativa.
«Sei solo un dannato moccioso» ringhiò Nimue, dalla frustrazione di non vederlo subito cadere.
«Ma se ho la stessa età di papà di quando ha sconfitto Aizen» rispose con un lieve sorriso timido.
Nimue digrignò i denti. Era vero. Quello era un ragazzino ma aveva ormai raggiunto la stessa età del padre, quando aveva risvegliato i suoi poteri e compiuto le sue grandi imprese. E non solo a quindici anni aveva sconfitto uno Shinigami traditore tremendo ma leggendario come Sosuke Aizen, a diciassette aveva persino sconfitto il figlio stesso dell'ex Soul King, Yhwach.
Glielo leggeva in quegli occhi luminosi, quel potere ancora acerbo ma che proprio a un combattimento aspro come quello che in questo momento stavano affrontando, stava man mano crescendo.
Nimue si morsicò il labbro... no, non era disperata ancora a tal punto, per rivelare la sua vera forma, il problema è che il tempo... stava stringendo.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
«Potere dell'Antica Scissione. Ripristino. Shinseinaru hōgō no shirushi!»
La voce solenne risuonò direttamente dal luogo in cui, per millenni, quella stirpe aveva tenuto a bada l'Antico e le schiere dell'Inferno. Di fronte alla colonna di Reishi purissimo che partiva dal cuore del suo regno per scagliarsi verso il cielo infinito, la Principessa Aster mantenne gli occhi illuminati di una luce nitida. I suoi folti ricci castani, le pregiate vesti di seta e i monili dorati si agitarono violentemente, mossi dall'immane sprigionamento d'energia.
Grimmjow era lì, sulla terrazza bianca dalle guglie alte e appuntite, intento a osservare accigliato quel prodigio ancestrale con le braccia incrociate al petto e la schiena premuta contro una colonna di marmo. In tutti quegli anni, l'Arrancar aveva mantenuto l'abbigliamento che Urahara in persona aveva confezionato per lui ai tempi del loro patto di collaborazione, quando si ritrovarono a unire le forze per combattere i Quincy. Diede una tirata secca alla giacca bianca in segno di evidente spazientimento nel vedere Aster piegarsi leggermente in avanti, con le spalle scosse e le braccia tese attraversate da lievi e continui tremori.
«Ci stai mettendo troppo» grugnì l'ex Espada.
«Non posso farci niente, il sigillo diventa ogni giorno più debole» rispose lei senza interrompere il flusso. «Finché nostra figlia non farà ritorno qui per compiere il proprio destino, la scucitura si farà sempre più larga e incontrollabile. A quel punto, raggiungere il Ponte non sarà più necessario.»
«Lo so benissimo da me» sbuffò l'Arrancar, infastidito. «A questo punto, tanto vale che io faccia ritorno.»
«Sai benissimo che non puoi... Non più!» si voltò lei, allarmata. «Soltanto rimanendo in questo regno io posso aiutarti a tenerlo a bada!»
Grimmjow strinse i denti fino a far scricchiolare la mascella.
«L'hai affidata al tuo migliore amico... Sarà al sicuro finché ci sarà lui al suo fianco...» aggiunse la principessa con un filo di voce, sfinita dalla fatica del rituale di contenimento.
«Non è mio amico...» ribatté con stizza Grimmjow, distogliendo bruscamente lo sguardo.
«Quel che sia... Abbi solo un po' di fiducia in loro... E in me...»
Grimmjow diede un colpo di reni e si staccò dalla colonna di marmo, infilò le mani nelle tasche dei pantaloni e fece per andarsene. «Chiudilo in fretta, allora. Lo sai che quel rituale ti risucchia l'anima. Non ho intenzione di raccoglierti con il cucchiaino ogni volta.»
«Se ti dà così tanto fastidio, lasciami pure fare un sonnellino qui, si sta così bene in terrazza» rispose la principessa, con una punta d'ironia.
Grimmjow non replicò e si diresse a grandi passi verso gli scalini a chiocciola. Quali che fossero i suoi pensieri, li tenne stretti nel profondo del proprio orgoglio. Sentì soltanto il bisogno impulsivo di sollevare la manica della giacca per controllare "quel segno": una cicatrice dovuta a colpi d'artiglio che non aveva mai smesso di bruciargli fin dal giorno in cui Nimue gliela aveva inferta.
«Che cazzo...» ringhiò tra sé e sé, scomparendo nell'ombra del palazzo.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
Gli occhi di Kazui brillarono di quel potere sconosciuto ma anche di assoluta determinazione, mentre si preparava a sferrare l'ennesimo Shinseinaru Zangeki.
«Vorrei continuare a giocare con te, ragazzino, ma ho una missione da portare a compimento» si affrettò a rispondere la demonessa, con un sorriso gelido.
Kazui scagliò l'attacco, ma nell'istante in cui il fendente colpì l'avversaria scoprì con sconcerto che ciò che vedeva era soltanto un clone fatto di Reiatsu. Nimue aveva intensificato la propria proiezione a tal punto da far sembrare che fosse ancora lì; in realtà, l'originale aveva già sfruttato quell'illusione per lanciarsi a capofitto verso Aoi a velocità disumana.
Chad decise di giocare il tutto per tutto, caricando il braccio destro di Reiatsu. Sapeva benissimo di non poter competere con un nemico di quel calibro — aveva accumulato abbastanza battaglie sulle spalle da conoscere perfettamente i propri limiti — ma non avrebbe mai permesso che alla figlia dei suoi più cari amici venisse torto un solo capello. La corazza del suo braccio si aprì, emanando una dirompente energia azzurra.
«El Directo!» urlò, un attimo prima di scagliare il suo potente pugno di forza spirituale.
A Nimue bastò un unico, fulmineo fendente di fiamme nere per colpirlo in pieno petto, ferendolo gravemente e interrompendo l'impatto. Quel sacrificio disperato, tuttavia, diede il tempo necessario a Noba di aprire un portale dimensionale d'emergenza per far scivolare all'esterno Aoi e Rinrin - avendo Tessai annullato la barriera per far entrare Chad, quando ce ne era stata l'occasione - , prima di crollare a sua volta al suolo, esausto e sconfitto.
«Rinrin, Aoi!» esclamò Yoruichi che era arrivata in quell'istante. «State bene?»
«Almeno noi sì» si affrettò a rispondere Rinrin.
«La mamma!?» sbottò Aoi, sinceramente preoccupata.
«Lei, tuo padre e gli altri stanno combattendo quel mostro... ma tu...»
In quel momento dei fasci di luce nera e azzurra fecero letteralmente esplodere l'emporio e dai fumi di Reiatsu emersero Kazui e Nimue, al culmine della loro collera.
Yoruichi si mise immediatamente davanti le due ragazze, preparandosi a caricare anche lei il suo attacco.
Nimue cercò di dissimulare di nuovo, ma Kazui aveva in viso un'espressione del tutto aliena alla sua indole. Le si parò davanti e la respinse con forza.
«Non toccherai mia sorella!» urlò con voce profonda, per poi sollevarle la lama sulla testa e riabbassarla per lanciare l'ennesimo fendente celeste.
Nimue sudò per la prima volta, per cercare di non rimanere schiacciata dall'attacco e con non poco sforzò ci riuscì. Ma purtroppo non poté contrattaccare: il tempo era scaduto.
«Chiuditiiiii» urlò la Principessa Aster che con un ultimo decisivo influsso di Reishi Sacro riuscì finalmente a chiudere le scuciture. Di conseguenza, chi ad esso si era affacciato impudentemente, venne risucchiato indietro. I demoni minori vennero risucchiati con un flusso di corrente demoniaca, mentre per i potenti soldati affacciati in tutti e tre i mondi, le catene si tesero per trascinarli indietro.
Nimue, che non aveva ancora portato a termine la propria missione e vedeva la preda sfuggirle di mano, lottò con tutte le forze per opporsi alla chiusura dello squarcio; tuttavia, la volontà combinata dell'Inferno e del Sigillo della Cucitura si dimostrò decisamente più grande persino di lei.
Con un ultimo e disperato sforzo, Nimue tese il braccio e sparò un proiettile di Reiatsu infernale indirizzato dritto verso la bambina. Yoruichi, avvertendo il pericolo in un battito di ciglia, riuscì a intercettare la traiettoria: incrociò le braccia e si pose come scudo umano davanti alla piccola, venendo sbalzata violentemente all'indietro a causa dell'impatto distruttivo.
«Stai bene, zietta?!» chiese Aoi, precipitandosi immediatamente a terra accanto a lei per soccorrerla.
«Ho subito di peggio...» rispose la donna, rialzandosi a fatica tra le scintille calanti dello Shunkō. «Ma se vuoi davvero tirarmi su il morale, dopo esigo una bella grattatina delle tue proprio qui, dietro le orecchie.»
Le due si sorrisero a vicenda, sollevate. Eppure, dall'altra parte del portale che si stava rapidamente sigillando, anche Nimue stava mostrando un sorriso beffardo. Quel proiettile appena lanciato, infatti, non era affatto destinato a ferire.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
In tutti i mondi si tirò finalmente un sospiro di sollievo non appena le sfilacciature della Cucitura vennero "rattoppate" dall'incantesimo di Aster, trascinando via i Guardiani invasori. Quello affrontato da Ichigo e dagli altri si congedò con una risata gutturale e spaventosa: «Ci rivedremo presto all'Inferno!»
L'unico a non essere affatto felice di quella conclusione, tuttavia, fu Zaraki Kenpachi. Da solo aveva affrontato uno dei due Guardiani che avevano invaso il Seireitei e, vedendo quanto quel mostro si dimostrasse resistente, si era divertito da matti a cercare di diventare ancora più forte e distruttivo durante lo scambio di colpi. Benché il Guardiano sapesse il fatto suo, si scoprì ben presto che il Capitano dell'Undicesima Divisione — nonostante il suo fosse unicamente il potere biologico di uno Shinigami — possedeva comunque la forza bruta necessaria a scalfirne la pelle coriacea... E più i suoi fendenti andavano a segno, più lo sguardo di Zaraki si accendeva di sadico compiacimento. Ma arrivò anche per il suo colossale avversario il momento di rientrare: le catene infernali si tesero e iniziarono a trascinarlo indietro verso lo squarcio.
«Ehi... Te ne vuoi già andare?» chiese quasi innocentemente il Capitano, inclinando la testa di lato con aria delusa. «Ma se io e Yachiru ci stiamo appena scaldando!»
Come unica risposta, ricevette il tintinnio furioso delle catene che si sforzavano di risucchiare il colosso nel Baratro.
«Codardo... E tu saresti un demone Guardiano? Guarda e impara!»
In quel preciso istante, Zaraki richiamò il vero, terrificante potere del proprio Bankai. Il colossale demone rimase a bocca aperta quando, in seguito a una spaventosa scarica di Reiatsu dorata, il corpo del Capitano e la sua stessa Zanpakutō mutarono ulteriormente. La lama apparve come spezzata, mentre la pelle di Zaraki si tinse di un rosso cremisi e sulla sua fronte spuntarono due lunghe corna, identiche a quelle del mostro che stava fronteggiando.
«Avevo sentito dire che tra le file degli Shinigami si nascondesse qualcuno simile a noi... Quindi eri tu... Nientepopodimeno, del resto» commentò il Guardiano, parlando per la prima volta con voce profonda. Brandì così un'ultima volta la sua pesante clava, pronto a fronteggiarlo per quei pochissimi attimi che gli erano ancora concessi prima del richiamo.
Tuttavia, nel momento in cui il Capitano dell'Undicesima completò la propria mutazione demoniaca, non puntò dritto al petto del mostro, bensì alle catene dell'Oltretomba.
«Questa è la mia preda!» urlò lo Shinigami, scattando in avanti con ferocia inaudita. Sollevò la Zanpakutō sopra la testa e, caricandosi di quel Reiatsu distruttivo che ora bruciava come le fiamme dell'Inferno, la calò con precisione inesorabile.
I suoi occhi, divenuti ormai due bulbi completamente bianchi e privi di pupilla, guizzarono di una crudele e animale ferocia un attimo prima che il metallo della spada cozzasse contro i legami del mostro.
«Ma cosa...?!» Neppure il Guardiano riuscì a credere a ciò che era appena avvenuto davanti ai suoi occhi, avendo la conferma definitiva che quello non fosse uno Shinigami ordinario: le maglie delle catene infernali vennero recise di netto dal colpo, venendo di fatto spezzate.
La repentina mancanza di tensione fu talmente improvvisa che il colosso barcollò, sbilanciandosi in avanti.
«Che cosa hai fatto?!» ruggì il mostro, terrorizzato nel ritrovarsi improvvisamente privato del suo collegamento vitale con il proprio mondo originario.
«Un favore a entrambi... O volevi forse lasciare la festa così presto?» chiese Zaraki con un ghigno spaventoso, mentre riatterrava agilmente sul tetto di un edificio vicino. Si controllò il braccio destro, quello con cui aveva impugnato la Zanpakutō, e lo fece roteare per testarne i muscoli. «Oh, stavolta non si è staccato dal corpo! Inizio finalmente a saperla gestire...» commentò l'uomo con assoluta semplicità.
«Pazzo... Che cosa hai fatto... Io non posso...» urlò il demone, la cui espressione era ormai quella di una creatura in preda al panico più totale.
Ciò che avvenne un istante dopo lasciò tutti i presenti completamente esterrefatti, mentre Zaraki si limitò a sbuffare, annoiato. Avendo reciso il legame strutturale con l'Inferno, dei potenti fasci di luce color magenta scaturirono direttamente dall'interno del corpo del Guardiano, avvolgendolo interamente. Con un ultimo, straziante urlo di terrore e frustrazione, il colosso scomparve nel nulla, dissolvendosi in miliardi di particelle spirituali.
La notizia che uno dei temibili Guardiani dell'Inferno era stato realmente sconfitto si diffuse rapidamente in tutta la Soul Society, creando un immenso scalpore e attirando l'immediato interesse scientifico di Mayuri Kurotsuchi, il quale inviò subito sul posto una squadra di ricercatori per recuperare eventuali campioni residui di quelle particelle. Soltanto gli uomini dell'Undicesima Divisione non mostrarono il minimo stupore davanti a una simile impresa. Ikkaku Madarame, che insieme alla brigata aveva affrontato l'altro Guardiano sul fronte dell'ovest, provò un moto di profonda rabbia per non aver avuto l'opportunità di combattere quel colosso da solo.
«Credo che solo un tipo totalmente privo di freni inibitori come il nostro capitano avrebbe potuto compiere un'impresa del genere» gli fece notare il suo fidato compagno, Yumichika Ayasegawa, analizzando i fatti con molta più razionalità. «Noi altri, al suo posto, saremmo finiti unicamente ridotti in poltiglia.»
Ikkaku, sorridendo con rinnovata determinazione, ribatté: «Comunque stiano le cose, spero vivamente di incontrarne presto un altro... Quella gente era davvero formidabile!»
«Io non so se lo vorrei davvero... puzzano di zolfo e catrame, mi stava venendo il voltastomaco ogni volta che alzava quelle ascelle pelose...» concluse Yumichika, con aria disgustata.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
«Papà! Mamma!» urlò Aoi, correndo immediatamente verso i genitori non appena questi arrivarono di corsa all'emporio.
Ichigo la prese in braccio e lei gli gettò le braccia attorno alle spalle, affondando poi la fronte contro l'incavo del collo. Lo Shinigami Surrogato le accarezzò dolcemente i capelli azzurri. «È tutto finito, piccola mia, è tutto finito.»
L'esplosione aveva completamente sventrato l'emporio e Urahara cadde subito in ginocchio sui detriti, lo sguardo sconcertato. «E ora che cosa racconto all'assicurazione?!»
«Questa catapecchia ha persino un'assicurazione?» domandò Ishida, sollevando un sopracciglio con scetticismo.
«È pur sempre un esercizio commerciale in piena regola!» protestò lo Shinigami dal cappello da pescatore.
Non essendoci stata alcuna barriera attiva per occultare il combattimento, l'incidente aveva attirato l'attenzione del vicinato, che si era già affrettato a chiamare i vigili del fuoco. Rinrin comunicò rapidamente lo stato di grave sofferenza in cui versavano gli altri all'interno del sotterraneo; così Orihime, senza perdere un solo secondo di più e prima che le forze dell'ordine locali sopraggiungessero riempiendoli di domande, corse immediatamente verso lo squarcio per prestare soccorso ai feriti.
Kazui, ancora avvolto da quell'aura cristallina, sorrise ai presenti, che a loro volta lo guardarono con profonda sorpresa, soffermandosi in particolare sui suoi occhi insolitamente luminosi. Aoi si staccò dall'abbraccio del padre per correre ad abbracciare il fratello, che ricominciò ad accarezzarle anche lui la testa con affetto. «Adesso sei al sicuro.»
Aoi annuì con vigore. «Sì, grazie mille... Anche se avresti dovuto vedermi prima! Avresti dovuto vedere quanti calci le ho dato!»
«Eheh! Lo immag...» Kazui non fece in tempo a terminare la frase. Quel potere straordinario, così come era venuto, lo abbandonò all'improvviso; il ragazzo barcollò vistosamente e Aoi dovette sorreggerlo prima che Ichigo lo afferrasse, poiché il fratello aveva di colpo perso i sensi per lo sfinimento.
«Andiamo tutti a casa mia, faremo lì il punto della situazione» decretò Ishida.
«Può venire anche Dondo?» Lasciato il fratello al padre, Aoi era immediatamente corsa ad abbracciare anche il suo mastodontico guardiano Hollow, ammaccato ma ancora saldamente in piedi.
«No, assolutamente no! L'ultima volta mi ha completamente distrutto l'aiuola!» protestò l'erede della casata Quincy.
«Per favore, zio Uryū!» implorò Aoi, spalancando due occhi enormi e languidi.
Ishida si ritrasse di un passo, colto da un palese disagio. «V-va bene... Ma deve rimanere fermo e immobile nell'esatto punto in cui lo lasceremo.»
«Evviva! Grazie, zio!» Aoi si lanciò d'istinto ad abbracciare anche lui. Il Quincy divenne istantaneamente rigido come un palo di ferro, non sapendo minimamente come reagire a quel contatto affettuoso.
In quei fugaci momenti in cui si stava finalmente respirando un barlume di spensieratezza, nessuno si rese conto che Yoruichi si era momentaneamente isolata dal resto del gruppo, stringendosi le tempie tra le mani, preda di un improvviso e lancinante mal di testa.