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La sensazione di schiacciamento e il fatto di apparire minuscoli rispetto all'esistenza di certe creature furono un pensiero comune a tutti coloro che si ritrovarono di fronte a quei colossi, alti quanto un palazzo di dodici piani. Quegli esseri avevano la pelle spessa e ruvida, i muscoli tesi e un alito pesante come il fumo sprigionato dalla bocca di un vulcano. Non sembravano trasmettere odio; la loro era piuttosto la consapevolezza solenne di essere delle creature superiori.
«Ma questi... » disse Shunsui Kyōraku, affacciandosi sulla terrazza del Comando Generale. «... Questi non sono i guardiani dell'Inferno?»
Nanao Ise e Genshirō Okikiba, i suoi luogotenenti che si trovavano a un passo da lui, spalancarono la bocca, del tutto esterrefatti alla vista di quelle entità che avevano osato invadere il loro mondo.
I due guardiani emersi nella realtà degli Shinigami e quello comparso nell'Hueco Mundo brandivano la stessa identica clava chiodata del colosso apparso nel Mondo dei Vivi.
«Ma perché mai ci dovrebbero attaccare? E poi il mondo degli esseri umani non avrebbe dovuto fungere da barriera per impedire loro di invadere tutto il resto?» esclamò sconcertato Genshirō.
«Infatti» confermò il Capitano Comandante, con una goccia di sudore freddo che gli scendeva lungo la tempia.
L'Undicesima Divisione, nel frattempo, non si era affatto soffermata a porsi troppi quesiti. Kenpachi e i suoi uomini erano già corsi sul posto dividendosi in due squadre: il Capitano avrebbe affrontato da solo il guardiano dell'est, mentre Ikkaku Madarame, Yumichika Ayasegawa e il resto della Divisione si sarebbero occupati di quello dell'ovest.
«Quel pazzo ha già rilasciato il suo Bankai?!» sbottò Soi Fon, osservando la tremenda energia dorata che a est del Seireitei si era innalzata all'improvviso come una colonna dirompente, alta tanto quanto l'invasore.
«Se il Capitano Zaraki ha deciso una cosa simile...» balbettò Marechiyo Ōmaeda, visibilmente terrorizzato. «Vuol dire che l'essere che abbiamo di fronte è...?»
«Ragazzina, sei pronta a prendere a calci qualche chiappa rossa?» esclamò Kenpachi, rivolgendosi alla propria Zanpakutō, appena rilasciata nella mostruosa forma di Nozarashi, un'enorme mannaia con una nappa rossa appena all'estremità superiore.
«Facciamogliela vedere, Kennucchio!» gli sembrò che le rispondesse Yachiru Kusajishi. Da quando era tornata a fondersi con il reale potere di Zaraki, la giovane Shinigami dai capelli rosa aveva perduto la propria forma umana, ma manteneva un costante e nitido contatto mentale con il forte guerriero.
I sottoposti del centro di ricerca di Mayuri Kurotsuchi dovettero sudare sette camicie nel tentativo di erigere in fretta delle barriere contenitive che non intaccassero gli equilibri della propria dimensione. Quelle spaventose aperture dalle quali erano emersi i mostri, unite al devastante e immediato Bankai del Capitano dell'Undicesima Divisione, potevano concretamente far crollare l'intero sistema dei mondi su sé stesso.
Nella dimensione degli Hollow, invece, le regine e il resto del branco erano già nel pieno della battaglia. Il colosso dell'Inferno brandiva la sua arma, calandola con brutale ferocia verso il basso e causando violenti tremori nel circondario a ogni impatto sul terreno sabbioso. Le due potenti guerriere, nelle loro rispettive forme di Resurrección, scagliavano Cero a piena potenza e ricorrevano alle proprie tecniche migliori. Le Tres Bestias avevano sacrificato ancora una volta i loro bracci sinistri per evocare Ayon, la devastante chimera che riuniva in sé le caratteristiche principali delle tre Fracción: le corna e le zampe posteriori di cervo, la criniera e la forza di un leone, e il corpo e la coda di un serpente. Ayon, essendo una creatura priva di senno che una volta evocata veniva guidata unicamente dal desiderio cieco di massacrare il nemico, sfruttò la propria tecnica speciale, El Martillo; le sue dimensioni e la sua forza bruta aumentarono in modo proporzionale alla sua stessa collera. Trovandosi di fronte a uno dei mastodontici guardiani dell'Inferno, la bestia divenne talmente furiosa da accumulare massa muscolare fino ad assumere la medesima, colossale stazza dell'avversario.
Tuttavia, seppur costretto a combattere da solo contro guerrieri di simile calibro e potenza, il guardiano infernale riusciva a tenere testa a tutti loro, rivelandosi incredibilmente coriaceo sia nei confronti degli assalti fisici sia contro quelli basati sull'uso del Reiatsu. Harribel e Neliel si scambiarono un rapido sguardo con cui si dissero tutto: se quella battaglia si fosse protratta troppo a lungo, forse non ce l'avrebbero fatta.
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Kon corse per diverse centinaia di metri, rifiutandosi categoricamente di far scendere Aoi a terra nonostante le furiose proteste della bambina. Il problema, tuttavia, era che il fisico di Kazui rimaneva quello di un quindicenne dalla corporatura molto asciutta; Aoi ormai aveva undici anni e il peso della sorellina iniziò a gravare pesantemente sulle sue braccia finché, a un certo punto, Kon perse l'equilibrio, inciampando e cadendo in avanti.
Aoi ne approfittò all'istante per rialzarsi e tentare di correre indietro, ma con uno slancio fulmineo Kon la afferrò saldamente per un polso, bloccandola. «Ma sei proprio una testa dura! Stanno tutti combattendo solo per difendere te!»
«E perché mai dovrebbero difendermi?!» urlò lei, furiosa. «Sono la mia famiglia! Devo andare a coprire loro le spalle!»
«Sei solo una bambina, Aoi!» ringhiò Kon, con lo sguardo acceso di sincera preoccupazione. «In questo momento saresti soltanto d'intralcio!»
Gli occhi di Aoi si riempirono immediatamente di lacrime per la rabbia. «Ma io so combattere, accidenti a te!»
«No, non sei ancora pronta per una cosa del genere» replicò Kon, rimettendosi in piedi. «Quell'essere enorme è la cosa più mostruosa che io abbia mai visto in tutta la mia vita. Se vuoi davvero renderti utile, dobbiamo correre ad avvisare gli altri, anche se...»
Improvvisamente, un pesantissimo Reiatsu si sprigionò a partire dal viale del parco dove si trovavano Kazui e Dondo. Aoi e Kon si strinsero immediatamente l'una all'altro, colti di sorpresa da quell'immane ondata di energia spirituale che, in una manciata di secondi, si espanse a ondate concentriche per l'intera Karakura Town.
«Accidenti...» commentò Kon, sorridendo nervosamente e premendo con la mano la testa della sorellina contro il proprio petto per proteggerla da quella pressione d'aria. «Il mostro ci ha appena risparmiato una bella fatica. Vedrai che papà sarà qui in un battibaleno.»
«E prenderà quel mostro a calci!» aggiunse Aoi, stringendosi forte al ragazzo mentre le lacrime le rigavano le guance, stavolta per il sollievo.
L'ondata di Reiatsu, sprigionatasi in tutta la sua spaventosa potenza demoniaca, giunse fino alla residenza degli Ishida, facendone tremare violentemente le pareti.
Ichigo e Uryū si alzarono in piedi in contemporanea. Lo Shinigami Surrogato, senza perdere un solo secondo, premette il proprio distintivo sul petto e abbandonò all'istante il proprio corpo fisico.
«Che abbiano già lanciato la loro prima mossa?!» sbottò Ichigo, mentre le sue vesti nere da Shinigami si agitavano per la pressione spirituale avvertita persino a quella distanza.
«Di già?» rispose con amaro sarcasmo il cugino, sistemandosi gli occhiali sul naso. «Probabilmente erano almeno undici anni che si stavano preparando a questo giorno.»
«Ragazzi, che cosa sta succedendo?!»
Urahara, con a seguito Ururu e Jinta, dopo aver avvertito a sua volta quel violento terremoto di energia spirituale, era accorso in fretta, incrociando lungo la strada Aoi e Kon.
«Ecco che cosa succede!» sbraitò l'anima artificiale, sputando saliva per la foga e indicando con isterismo il colosso alle proprie spalle. «Vuole la "bambina del sigillo"! Quel mostro vuole Aoi!»
«Ururu, Jinta» ordinò prontamente lo Shinigami dal cappello da pescatore, facendosi subito serio. «Scortatela fino all'emporio e proteggetela a ogni costo. Qui ci penso...»
«Troppo tardi! Farò prima io!» All'improvviso, veloce come una saetta, sfrecciò accanto a loro Yoruichi Shihōin. Grazie al potere dello Shunkō, il suo corpo atletico era avvolto da una densa energia spirituale simile a scintille elettriche; la sua velocità era talmente impressionante da sollevare vistosi sbuffi di vento, agitando le vesti e i capelli del gruppo. Senza aver indugiato un solo istante dopo essere stata investita da quel Reiatsu opprimente, la donna si era subito lanciata a capofitto contro il nemico con un sorriso determinato e sfrontato.
«Cos'è questa storia della "bambina del sigillo" di cui vociferate negli ultimi tre giorni, da quando c'è stato lo scontro con quel Fullbringer maniaco?» chiese Jinta, afferrando con decisione la mano di Aoi.
Aoi strinse i denti, sentendosi del tutto a disagio e spaventata per quella situazione.
«Ne parleremo più tardi, ora fai esattamente come ti ho detto!» tagliò corto Urahara, senza ammettere un solo secondo di ritardo.
«Ma zio Kisuke...» provò a protestare Aoi. I suoi fratelli maggiori, tuttavia, non le diedero spazio per replicare: eseguendo all'istante l'ordine del loro capo, la sollevarono quasi di peso e la portarono via di corsa da quel luogo pericoloso.
Nel frattempo Kazui e Dondo si rialzarono a fatica. Era bastata la tremenda emanazione di quell'energia spirituale, scatenatasi a pochi metri da loro, per scaraventarli via brutalmente.
«No, il mio budino...» si lamentò Kazui con un sospiro. Era finito a terra nei pressi della busta della spesa abbandonata, ormai del tutto distrutta; il suo budino preferito si era aperto, spandendosi sul prato.
Dondo, nonostante il corpo scosso dai tremiti, si rimise in piedi e rispose immediatamente all'affronto scagliando una raffica di Bala. Persino l'imponente Hollow appariva minuscolo a confronto di quell'essere dalle lunghe corna, avvolto da pesanti catene.
«Pulci... Io sono un guardiano dell'Inferno e tutti voi, Hollow, umani o Shinigami che siate, non potete nulla contro il giudizio dell'Oltretomba!» tuonò l'essere, facendo tintinnare i suoi legami di ferro. «Consegnatemi la Bambina del Sigillo e vi risparmierò.»
«Te lo scordi!» rispose risoluto il ragazzo dai capelli arancioni. Caricò di nuovo l'energia spirituale, accumulandola attorno alla propria Zanpakutō e, con un movimento semicircolare del busto, scagliò un potente fendente d'aria.
Il guardiano si limitò a parare il colpo sollevando l'avambraccio, con un sorriso divertito stampato in faccia. Se Bala e Cero per lui non erano che semplici punture di zanzara, il Reiatsu di un ragazzino avrebbe dovuto... Il mostro sgranò appena gli occhi, notando un graffio netto sulla propria pelle da cui colava un leggero rigagnolo di sangue scuro. Quello che sembrava un attacco del tutto innocuo, in realtà non lo era affatto. Fissò per un istante Kazui dritto negli occhi; il giovane era avvolto da una potente aura, ma non era la forza bruta a lasciarlo interdetto, bensì la sua stessa sostanza. In lui albergava un'energia ibrida che racchiudeva quella di tutti i mondi esistenti.
«Tu... Tu sei il ragazzo che unisce le realtà!» esclamò il demone con rinnovata sorpresa.
In quel preciso momento, l'enorme creatura venne colpita violentemente da una saetta scagliata ad altissima velocità: la Dea del Lampo era arrivata di gran carriera, presentandosi con un pugno devastante dritto sul volto dell'avversario. Tuttavia, il demone si limitò a incassare il colpo, massaggiandosi pigramente la guancia. Yoruichi compì un paio di balzi agili sullo stesso corpo del colosso prima di sfruttare i rami degli alberi per atterrare agilmente, fiancheggiando i due alleati.
«La mamma non ti ha spiegato che non bisogna provocare quelli più grossi di te?» scherzò la donna, con il suo solito tono divertito.
«Ma se la mia mamma è proprio là dietro che le sta dando di santa ragione agli altri?!» ribatté Kazui indicandola con il pollice e sollevando un sopracciglio.
Yoruichi assunse un'espressione genuinamente sconvolta nel voltarsi: non si sarebbe mai aspettata di vedere una simile, spaventosa determinazione nello sguardo di Orihime. A qualche metro di distanza, la donna stava affrontando da sola l'orda dei demoni minori per impedire loro di inseguire Kon e Aoi, attaccando instancabilmente con Tsubaki e proteggendosi dietro lo scudo lucente.
«Questo è il famoso istinto materno...» si lasciò sfuggire la Shinigami dalla pelle scura, in un misto di timore e profonda ammirazione.
Dato che Orihime sembrava per il momento avere il controllo della situazione contro gli scagnozzi volanti, e sapendo che anche Urahara sarebbe giunto sul posto nel giro di pochi secondi, Yoruichi decise di rimanere in posizione di guardia al fianco di Dondo e Kazui per concentrarsi sul pericolo maggiore.
«Ehi, tu! L'Inferno non era abbastanza divertente? Che te ne fai di una mocciosa?!» urlò poi Yoruichi al demone, provocandolo apertamente.
«Non sono affari che ti riguardano, donna del fulmine» si limitò a rispondere il mostro. Poi, finalmente, sollevò la sua clava chiodata verso il cielo e la calò come una valanga sui tre.
Kazui e Yoruichi riuscirono a schivare il colpo grazie alla loro velocità fulminea, mentre Dondo, essendo di stazza molto più grossa, si rivelò più lento e si ritrovò costretto a tentare di ripararsi a mani nude. Persino con la sua imponente mole, l'Hollow venne travolto in pieno dal peso di quell'arma pesante tonnellate.
«Dondo!» urlò Kazui, allarmato.
Il guardiano di Aoi sembrava rimasto schiacciato sotto la clava, quando all'improvviso un fascio di accecante luce rossa esplose da sotto l'arma. L'Hollow si era salvato per un soffio contrastando l'impatto: non solo aveva bloccato la micidiale traiettoria con le sue massicce braccia, ma aveva anche sferrato un potentissimo Cero a bruciapelo. Così facendo, si era guadagnato lo spiraglio necessario per sgattaiolare via da sotto la morsa distruttiva.
«Ma allora non sei del tutto un tontolone! Bravo!» si congratulò Yoruichi, balzando di fianco a lui.
Dondo si grattò freneticamente la nuca, visibilmente imbarazzato e arrossito per le parole della leggendaria Shinigami.
Il demone, tuttavia, non aveva alcuna intenzione di perdere tempo ad ascoltare i loro sproloqui; caricò un nuovo colpo, stavolta sferrando una tremenda mazzata laterale.
«Intrappola... Benihime!»
La voce di Urahara risuonò nitida nel circondario e, all'improvviso, un'enorme rete fatta di Reiatsu cremisi e nera avvolse interamente il colosso. «Gioca col fuoco... Benihime!» aggiunse lo Shinigami con tono ancora più urgente. Una serie di deflagrazioni concatenate partì tutto intorno al mostro: esplosioni assordanti e dirompenti che diffusero immediatamente nell'aria un acre odore di zolfo e carne bruciata.
«Pensi davvero di abbattermi con questi trucchetti?!» ruggì l'essere tra le fiamme. Se non altro, quell'attacco combinato aveva impedito che il mostro calasse di nuovo la sua clava chiodata sui presenti.
«No, ma sono certa che adesso ti senti un po' rintontito!» rispose rapidamente Yoruichi. La pelle nuda del suo corpo, a eccezione del body blu scuro, venne interamente avvolta da dirompenti scintille elettriche. Dando fondo a tutto il proprio Shunkō, scatenò una tale pressione spirituale che persino gli alleati dovettero indietreggiare per non rimanerne travolti.
Prima che una palpebra umana potesse finire di battere, la Dea del Lampo partì all'attacco con i suoi micidiali colpi di taijutsu potenziati dal Reiatsu. Eseguendo la combo a una velocità spaventosa, Yoruichi realizzò che era come colpire a mani nude il fianco di una montagna di roccia solida, ma doveva guadagnare ogni secondo possibile.
Urahara, giunto finalmente sul posto, non perse tempo a osservare l'amica, benché in un altro momento ne avrebbe ammirato volentieri le fattezze in quella splendida forma. Orihime stava ancora combattendo da sola contro l'orda volante.
«Rasoio... Benihime!» Lo Shinigami agitò di taglio la sua Zanpakutō, scagliando ondate di energia a forma di arco che investirono in pieno i demoni minori. L'uomo si rese subito conto, senza stupirsene troppo, che nonostante la propria forza di livello capitano doveva impiegare una quantità notevole di energia per abbatterli. Alcuni mostri provarono a scappare, ma la micidiale tecnica faceva sì che le lame di energia inseguissero i bersagli fino a raggiungerli e a distruggerli.
Orihime gli rivolse un cenno di ringraziamento, ma non interruppe il proprio assalto. Tsubaki sembrava persino più efficace dei colpi di Kisuke, riuscendo a scalfendo con molta più facilità la pelle coriacea delle creature infernali.
L'aria del viale del parco si saturò completamente di Reiatsu; il vento iniziò a sferzare violentemente e la pressione atmosferica risentiva di quello scontro micidiale che stava avvenendo, ancora una volta, nel cuore di Karakura Town.
Dondo e Kazui non lasciarono Yoruichi da sola a fronteggiare il colosso. Per Kazui, vedere quella donna che lo aveva visto nascere e crescere buttarsi a capofitto nel pericolo significava moltissimo. Sapendo poi che a quell'ora del pomeriggio, di norma, lei si sarebbe trovata nella sua forma di gatto nero a schiacciare un pacifico pisolino in qualche angolo dell'emporio, quel sacrificio valeva davvero tanto.
Il Demone Guardiano, visibilmente irritato da quel continuo ronzare attorno a lui, a un certo punto sollevò l'enorme palmo e colpì in pieno Yoruichi, scagliandola violentemente al suolo e spaccando persino il terreno sottostante.
Un'esclamazione di profondo stupore sfuggì dalle labbra dei presenti, mentre la donna cercava faticosamente di rialzarsi. Tuttavia, il demone non attese che si riprendesse e sollevò immediatamente il colossale piede nel tentativo di schiacciarla. Kazui allora caricò di nuovo di energia spirituale la propria spada e scagliò un altro fendente, stavolta mirato proprio alla pianta del piede del mostro. Il colpo, pur essendo più potente del precedente e non paragonabile alla forza distruttiva degli assalti di Yoruichi, riuscì incredibilmente a ferirlo: per la prima volta dall'inizio dello scontro, il Guardiano ruggì per il dolore.
Gocce di sangue scuro e denso ricaddero su di loro, e quel momento di distrazione diede modo a Yoruichi di rimettersi rapidamente in piedi e riguadagnare la posizione di combattimento. Quel dettaglio, comunque, non sfuggì affatto a Urahara, il quale non poté fare a meno di chiedersi come mai gli attacchi di Kazui, all'apparenza molto più deboli rispetto a quelli di guerrieri ben più esperti, risultassero in assoluto i più efficaci contro gli esseri infernali.
Prima che potesse darsi una risposta, a dare man forte al gruppo sopraggiunse il più potente tra tutti loro: Ichigo Kurosaki. L'uomo annunciò la propria imponente presenza al Demone Guardiano investendolo in pieno con un devastante Getsuga Tenshō. Colpito dal fendente di reiatsu azzurra e nera, il mostro venne sbilanciato e crollò rovinosamente a terra. Nel cadere, le sue pesanti catene tintinnarono rumorosamente e si tesero: a qualunque cosa fossero attaccate dall'altra parte dello squarcio, la loro presa lo teneva ben saldo... e neanche questo particolare sfuggì all'acume di Urahara.
Insieme a Ichigo era ovviamente arrivato anche Ishida, il quale si premurò di fare piazza pulita dei demoni minori rimasti. Migliaia di frecce di Reishi azzurro investirono le creature volanti; gli esseri urlarono di frustrazione mentre venivano ridotti in cenere uno dopo l'altro. Nel farlo, però, anche il Quincy constatò di aver dovuto impiegare molta più energia del previsto per annichilirli. Era ormai evidente che quelle creature non fossero fatti della stessa consistenza degli Hollow, benché entrambe fossero razze originate da una forte componente spirituale negativa.
«Ragazzi, state bene?» chiese Ichigo, rimanendo sospeso a mezz'aria in posizione di guardia, con le mani ben serrate attorno all'impugnatura della propria Zanpakutō dalla forma allungata e appuntita, simile a un grosso coltello o a un rasoio; era la sua arma definitiva, forgiata dopo anni di addestramenti e ostacoli superati.
«Per ora nessuno si è fatto male seriamente» rispose Urahara. «Tuttavia hai fatto prima tu ad arrivare che la Dodicesima Divisione a erigere una barriera per contenere il combattimento.»
«È vero, non c'è traccia di isolamento spirituale» confermò Ishida, guardandosi attorno con sospetto. A quell'ora dello scontro, la Soul Society avrebbe dovuto rilevare il picco anomalo di Reiatsu nel Mondo dei Vivi e intervenire, eppure non si era ancora messa in contatto con loro.
In quel momento, mentre il demone si risvegliava dal fendente incassato, quest'ultimo iniziò a ridere, prima sommessamente, poi in modo sempre più gutturale, cavernoso e sguaiato.
«Ichigo Kurosaki! Il tuo nome è noto persino negli abissi dell'Inferno... Figlio di molti mondi, Re delle Anime mancato! Sono felice che tu abbia risposto al mio richiamo, sarà un onore supremo per me ridurti in poltiglia!»
«Ah, sì? Vogliamo vedere, maledetto essere?» ringhiò Ichigo, iniziando ad accumulare nuovamente la propria energia.
«Ichigo, fai in modo di costringerlo a muoversi lungo il terreno, non permettere assolutamente che continui a rimanere fermo sullo stesso posto!»
La voce di Urahara, apparso improvvisamente al suo fianco tramite uno scatto fulmineo, gli sussurrò quelle precise parole. Ichigo non comprese appieno il motivo di quella bizzarra richiesta, ma scelse di fidarsi dell'ex capitano.
«Avanti, mostro, rialzati! Vediamo finalmente di cosa sei capace!» lo provocò allora lo Shinigami Surrogato, aspettando che il Demone Guardiano si risollevasse in tutta la sua imponente e terrificante mole.
«Papà! Vuole rapire Aoi!» urlò Kazui dall'asfalto, attirando l'attenzione del genitore.
Ichigo gli diede una rapida occhiata d'intesa, poi fulminò con lo sguardo l'avversario. «Dovrai prima passare sul mio cadavere.»
«Molto volentieri!» Il demone mulinò la pesante clava sopra la testa e poi la calò con violenza inaudita verso Ichigo. Quest'ultimo, tuttavia, muovendosi in maniera quasi istantanea grazie allo Shunpo, schivò l'impatto distruttivo per poi riapparire alle spalle del colosso. Il mostro, però, adesso stava facendo sul serio: a dispetto della stazza massiccia si dimostrò incredibilmente agile, compiendo un fulmineo passo in avanti per ruotare il busto e intercettare il contrattacco.
«Uffa, Ichigo! Non vorrai mica tenerti questa preda tutta per te?!» esclamò Yoruichi con ironia, riprendendo immediatamente la carica con le scintille dello Shunkō.
«Lo sai benissimo che è un esibizionista, no?» si accodò Ishida, tendendo la corda del suo arco di Reishi.
Anche Dondo e Kazui ripresero a sferrare attacchi continui; eppure il demone sembrò preoccuparsi unicamente dei Kurosaki. Per quanto riguardava l'Hollow, la Shinigami e il Quincy, il colosso appariva soltanto infastidito dalla pura forza dell'urto, senza subire reali danni fisici.
«È davvero troppo resistente...» ammise Orihime con profonda preoccupazione, stringendo le mani al petto.
«Deve esserlo per forza» le rivelò Urahara, senza staccare gli occhi dal campo di battaglia. «Lui è un Guardiano dell'Inferno. Al di là del fatto che sia inspiegabilmente giunto fin qui per rapire tua figlia, il suo compito ancestrale è quello di tenere sottomessi coloro che per le loro colpe sono finiti nel Baratro. Molti dei condannati laggiù sono guerrieri talmente potenti che, se potessero, riuscirebbero a spezzare il confinamento; per questa ragione, in contrapposizione, esistono i Guardiani, dotati di una carne quasi del tutto immune a qualsiasi genere di attacco spirituale.»
Orihime si portò una mano al cuore. «Ma allora Ichigo e Kazui...»
Urahara restrinse lo sguardo, concentrandosi sul modo in cui il demone sanguinava per i colpi del ragazzo. «Loro racchiudono un potere combinato di più esistenze. Credo sia per questo che riescono a ferirlo... E nel caso di tuo figlio, il merito è anche del tuo sangue.»
«Del mio?» Orihime spalancò gli occhi, colta del tutto di sorpresa.
L'uomo dal cappello da pescatore annuì con un lieve sorriso.
Tenendo bene a mente le istruzioni di Urahara, Ichigo cercò un modo efficace per costringere l'avversario a spostarsi. Se davvero il mostro avesse alzato la guardia solo contro di lui e Kazui, allora doveva trovare una strategia per scatenare in quel colosso un sincero istinto di sopravvivenza, affinché a un certo punto fosse costretto a schivare e, di conseguenza, a muoversi.
Si rinvigorì così di energia spirituale, concentrando una massiccia dose di Reiatsu per caricare un attacco devastante. La sua unica preoccupazione era legata al fatto che non ci fosse la barriera di isolamento e un rilascio improvviso avrebbe potuto provocare danni ingenti alla città. Una goccia di sudore freddo gli scese lungo la tempia mentre cercava di elaborare un piano in fretta.
L'idea risolutiva, però, venne prima a Kazui. Conoscendo l'incredibile forza distruttiva del padre, il ragazzo comprendeva anche il motivo per cui l'uomo si stesse limitando. I suoi attacchi, invece, avevano ancora un raggio d'azione più corto, e le gambe del mostro erano veramente troppo massicce perché esse stesse non fungessero da scudo per evitare che qualche colpo distruggesse qualche muro delle abitazioni vicine. I capelli arancioni del giovane iniziarono a fluttuare per la quantità impressionante di energia che stava accumulando; la luce chiara della propria aura illuminò dal basso il suo viso e i suoi occhi determinati. Forse non era ancora il guerriero eccezionale che era stato suo padre alla sua stessa età, ma per proteggere la propria sorellina non avrebbe esitato per un solo istante.
Annunciato da un feroce grido di battaglia, il ragazzo agitò la propria Zanpakutō a destra e a sinistra in una sequenza rapida e continua. «Shinseinaru Zangeki!»
Quelle parole gli nacquero direttamente da dentro, provenienti dal profondo del cuore. Kazui aveva appena risvegliato una tecnica originale e la utilizzò con straordinaria maestria, ferendo così una delle creature più potenti esistenti sui diversi piani dimensionali.
Quei fendenti fatti di pura luce bianca si abbatterono implacabili sugli stinchi del Guardiano dell'Inferno, provocandogli diversi e profondi tagli sanguinolenti. Il colosso fu così costretto a muoversi, arretrando goffamente per cercare di evitare i colpi che lo stavano lacerando.
«Ah! Sembra proprio che stia camminando sui carboni ardenti!» rise Yoruichi, per poi ributtarsi in avanti all'istante e colpirlo dritto in pieno viso con una micidiale serie di pugni elettrici.
Ichigo non poté fare a meno di guardare con immenso orgoglio quel suo ragazzo, che stava crescendo e diventando sempre più forte a ogni scontro. Nonostante l'indole mite che lo faceva apparire normalmente semplice e timido, Kazui covava in realtà una forza straordinaria, che lo rendeva a tutti gli effetti un degno erede del suo ruolo di protettore.
«Getsuga Tenshō!» urlò Ichigo subito dopo, sollevando l'arma sopra la testa e calandola con violenza dall'alto verso il basso. Non poteva rischiare di sferrare attacchi laterali per via delle abitazioni circostanti; muovendosi in verticale, invece, sarebbe stato il terreno del parco ad assorbire l'impatto di quel colpo micidiale.
Il Guardiano fu così costretto a compiere un brusco rotolamento laterale per evitare di essere tagliato in due. Fu finalmente a quel punto che la teoria di Urahara si rivelò esatta: il mostro non era veramente penetrato all'interno del loro mondo, si era soltanto affacciato dallo squarcio. L'Inferno lo teneva ancora saldamente legato al suo ruolo ancestrale attraverso le catene, le quali si tesero di colpo fino al loro limite massimo, bloccando brutalmente il rotolamento del colosso a mezz'aria.
«Ha un raggio d'azione limitato!» urlò Urahara a gran voce, svelando il mistero. «Non può muoversi oltre un raggio di dieci metri dal portale!»
«Fantastico!» esclamò Ichigo, incassando la notizia che gli dava la certezza che quel nemico non potesse fuggire da nessuna parte.
Il Demone Guardiano esalò un denso sbuffo di fumo dalle grosse narici ma, anziché mostrarsi preoccupato per essere stato scoperto, mostrò un sorriso maligno dietro le sue spaventose fauci.
Un tremendo e improvviso dubbio colse Urahara, che sgranò gli occhi terrorizzato. Iniziò a riordinare i tasselli nella mente alla velocità del pensiero: se il mostro era costretto a rimanere piantato all'interno di quel perimetro limitato, se i suoi aiutanti volanti erano stati tutti distrutti e se Aoi si trovava ormai lontana e isolata... Come pretendeva, fin dall'inizio, di poter vincere quella battaglia? Soprattutto sapendo che Ichigo e tutti loro si sarebbero immediatamente presentati sul posto a fronteggiarlo?
«Ichigo! Fermati! È tutta una trappola!»
Le parole dell'ex capitano caddero sui presenti come un fulmine a ciel sereno.
Il Guardiano dell'Inferno scoppiò a ridere, una risata sguaiata che risuonò per tutto il parco, mentre un rivolo di sangue scuro gli colava dal lato della bocca. «Ve ne siete accorti troppo tardi, pulci!»
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