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«In sostanza mi stai dicendo che, quando un Quincy muore, torna alla sua origine?» chiese Ichigo, cercando di riordinare le idee dopo tutto ciò che l'amico gli aveva riferito. «Un posto simile alla Soul Society, ma popolato da Quincy... e Aoi potrebbe provenire da lì?»
Ishida scosse lentamente il capo. «Nessuno di noi è mai stato un testimone vivente di tutto questo. A differenza dei tre mondi che conosciamo bene, qualora ne esistesse davvero un quarto, sarebbe del tutto inaccessibile. Magari noi Quincy siamo semplicemente condannati all'oblio, chi lo sa.»
Ichigo corrugò la fronte, stringendo i pugni. «Beh, se esistesse, Grimmjow deve essere riuscito ad arrivarci. Se ha concepito Aoi con qualcuno originario di quel luogo e poi me l'ha affidata, significa che un accesso deve esserci per forza. Un punto esatto in cui è possibile fare avanti e indietro.»
«Oltre al luogo in sé, io mi concentrerei piuttosto sul motivo» osservò Ishida. «Perché l'ha portata proprio a te? Secondo il diario, il Sigillo della Cucitura impedisce a questo antico essere e a tutto l'Inferno di avere libero accesso al nostro mondo, che già di per sé costituisce una barriera - o meglio, la vita stessa ha questa funzione. Questo mi ha fatto riflettere su un dettaglio legato alla bambina, qualcosa che si manifesta fin dalla sua nascita.»
«Di che cosa parli?» chiese Ichigo, sporgendosi in avanti con lo sguardo leggermente tremante per l'ansia.
«Delle Farfalle Infernali» rispose l'amico con tono di assoluta certezza. «Le farfalle sembravano attirate da lei, non è vero?»
«Sì... Ed è successo ogni singola volta che l'abbiamo portata nella Soul Society. Al punto che ormai viaggiamo con lei solo quando è strettamente necessario.»
«Secondo me non è solo attrazione: la riconoscono» spiegò il Quincy. «Essendo creature naturalmente legate al transito spirituale tra i mondi, percepiscono inconsciamente o consciamente chi è destinato a preservarne l'equilibrio.» Fece una breve pausa, per dare ancora più peso alle parole successive: «Le Farfalle avvertono in lei l'essenza stessa della Custode della Cucitura.»

Dondo esalò uno sbuffo di fumo bianco dai fori della maschera, pronto a combattere con ferocia, mentre quella spaventosa "scucitura" nello spazio si allargava sempre più. L'anomalia sembrava quasi piegare il cielo stesso, frammentandosi in spaventosi bagliori rossi e azzurri.
Improvvisamente, lungo la strada e nei pressi del viale, le persone normali iniziarono a urlare e a fuggire via in preda al panico.
«Il cielo si sta rompendo! Il cielo si sta rompendo!» urlò qualcuno, terrorizzato.
Alcuni incoscienti, tuttavia, preferirono restare sul posto per filmare con i propri cellulari quel terribile e inspiegabile prodigio.
«Non posso crederci... Anche le persone normali riescono a vederlo?!» esclamò Kazui, sconcertato, rendendosi conto che l'energia spirituale sprigionata da quel fenomeno era davvero spaventosa. Ma c'era un dettaglio che più di tutti lo allarmava: «Questa è il Reiatsu dell'Inferno!» aggiunse, raggelato.
Il ragazzo recuperò rapidamente Kon dalla borsa, ignorando le proteste dell'anima artificiale che stava schiacciando un sonnellino. Estrasse dal corpo del peluche la pillola verde che conteneva la fiala spirituale e la ingoiò all'istante. Così facendo, il suo corpo umano venne posseduto da Kon e la sua versione da Shinigami emerse in una nuvola di fumo, con la Zanpakutō saldamente agganciata al fianco destro.
Aoi, sempre più tremante per la tensione, rimase aggrappata alla madre.
«Sta' tranquilla, Aoi! Il fratellone Kon è qui per proteggerti!» esclamò l'anima artificiale nel corpo di Kazui, accarezzandole con fare protettivo la testolina azzurra.
«Sì, come no... Peccato che debba sempre proteggerti io dagli insetti che vogliono nidificare dentro la tua imbottitura!» borbottò lei, accigliata nonostante la paura.
Kon fece la smorfia di chi è appena stato colpito e affondato nell'orgoglio.
Le vesti nere da Shinigami di Kazui si agitarono violentemente nel vento mentre il giovane, con espressione determinata, congiunse i palmi per trasmettere la propria energia spirituale direttamente alla frattura, nel tentativo disperato di richiuderla. Non passò molto tempo, però, prima che si accorgesse che quell'anomalia non proveniva affatto dal regno dei morti... sebbene la mastodontica mano rossa dai lunghi artigli che penetrò lo squarcio spaziale appartenesse innegabilmente a un demone infernale.
«Mamma, chiama papà, presto!» urlò Aoi, con il cuore in gola.
Orihime afferrò immediatamente il telefono per comporre il numero del marito, ma scoprì con orrore che l'intenso magnetismo causato da ciò che stava avvenendo di fronte ai loro occhi aveva completamente isolato tutti i dispositivi elettronici. Anche coloro che stavano riprendendo lo strano fenomeno, pur non potendo distinguere la mano rossa che emergeva sempre più dall'invisibile mondo spirituale, videro i propri schermi spegnersi di colpo e fuggirono a gambe levate.
«Signore, stiamo rilevando dei picchi anomali nel Mondo dei Vivi!» esclamò uno dei ricercatori di Mayuri, mentre osservava con sconcerto quei dati schizzare verso l'alto e perdere del tutto senso sullo schermo verde e bianco.
Il capitano della Dodicesima Divisione si avvicinò strascicando il suo gonfio mantello e reggendo il grosso copricapo, dal quale scendevano due vistose proboscidi viola. Quella sequenza impazzita di codici si rifletté nei suoi freddi occhi gialli; le labbra si arricciarono, mostrando un'inquietante fila di denti, mentre la sua mente brillante analizzava ciò che gli stava apparendo davanti.
«Quello scimmione dell'Undicesima sarà contento... Pare proprio che sia tornato pane per i suoi denti!» Fece un paio di passi indietro. «Presto, avvertite...»
«Mio signore!» esclamò Akon, il suo vice dai capelli neri a zig-zag e tre piccoli corni sulla fronte. «Rileviamo la stessa identica anomalia anche qui nella Soul Society... Anzi, più di una!»
«Ci stanno invadendo?!»
«È come se la realtà si stesse... frantumando».
In contemporanea, anche nell'Hueco Mundo quel catastrofico fenomeno frammentò la vista della luna artificiale nel cielo notturno, mandando immediatamente in massimo allarme l'intero branco di Arrancar. Intuendo la gravità della situazione, i guerrieri rilasciarono all'istante l'energia spirituale confinata nelle loro spade, preparandosi a scatenare la propria Resurrección per affrontare l'imminente crisi.
Subito dopo la mano, dall'apertura nello spazio del Mondo dei Vivi uscì un enorme testone demoniaco dagli occhi completamente neri, sormontato da due spesse corna arcuate. Dei canini affilati e sporgenti emergevano dall'arcata inferiore, lunghi fino all'altezza delle sue larghe narici.
«Mamma, Aoi, correte via, adesso!» intimò Kazui con un gesto rapido della mano, senza staccare gli occhi dall'orrore che si stava materializzando.
«No, Kazui!» provò a gridare Orihime ma Kon, sfruttando l'agilità del corpo del ragazzo, le prese la bambina dalle braccia di scatto e iniziò a correre a perdifiato verso l'uscita del viale. La donna, non avendo altra scelta, scattò immediatamente insieme a loro.
«No, fermo! Mio fratello! Dondo!» urlò Aoi, allungando disperatamente il braccio verso Kazui che diventava sempre più lontano. «Non possiamo lasciarli lì da soli!»
«Dobbiamo cercare di contattare vostro padre, vedrai che lui li aiuterà!» esclamò la madre per rassicurarla, nonostante il panico.
Nello spiazzo del viale alberato, Kazui e Dondo si scambiarono un rapido sguardo d'intesa. Il giovane Shinigami afferrò la propria Zanpakutō con entrambe le mani, stringendo saldamente l'impugnatura.
Dondo non aspettò che il demone finisse di uscire dallo squarcio. Reclinò bruscamente il capo per spalancare la bocca, all'interno della quale si concentrò una spaventosa sfera di denso Reiatsu rosso. In una manciata di secondi l'energia venne scagliata contro l'invasore sotto forma di un devastante Cero; l'attacco fece vibrare violentemente l'aria, sprigionando una tale potenza da generare l'inconfondibile boato dovuto alla rottura della barriera del suono. Il colpo andò dritto a segno, investendo in pieno volto la creatura infernale.
Kazui sorrise per un istante: Dondo era un Hollow comune, ma ciò non significava affatto che fosse debole. Un attacco di quella portata sarebbe dovuto risultare letale per chiunque. Purtroppo, però, quando il fumo dell'impatto si dissipò, i due scoprirono con orrore che il demone era stato a malapena infastidito dal colpo.
«Moscerini... Credete davvero che degli attacchi così patetici possano farmi qualcosa?» tuonò il mostro con una profonda voce gutturale.
La creatura si fece ancora più largo nello squarcio e, non appena il suo corpo fu quasi del tutto emerso, una fitta schiera di Demoni minori dalle tonalità grigie e blu si riversò fuori alle sue spalle. Erano grandi quanto un essere umano ma dotati di un'ampia apertura alare simile a quella dei pipistrelli, abbastanza robusta da sostenerne il peso in volo. I mostri più piccoli ignorarono del tutto il giovane Shinigami e l'Hollow, lanciandosi in picchiata dritti verso un obiettivo ben preciso: la bambina ancora in fuga.
«Santen Kesshun! Io respingo!» urlò Orihime appena in tempo. Voltandosi di scatto, attivò lo spirito dei suoi fermagli a forma di margherita e generò uno scudo triangolare di energia color senape che protesse lei, la figlia e Kon dall'assalto aereo del gruppo.
«Koten Zanshun!» gridò subito dopo, evocando la fata Tsubaki.
La potenza di quella tecnica si basava interamente sull'intento omicida della sua evocatrice e Orihime, tendendo per natura a essere eccezionalmente buona, aveva sempre mostrato attacchi limitati. Di fronte a lei, tuttavia, c'erano dei terrificanti demoni che stavano minacciando la vita di sua figlia: la forza tagliente della fata maschio vestita da ninja aumentò a dismisura, riuscendo persino a recidere le ali dei nemici e a ferirne gravemente i corpi a mezz'aria.
«Kon, portala via! Li terrò io a bada!» ordinò la donna, assolutamente determinata a fare da scudo.
«No, mamma! Posso combattere anche io!» protestò la bambina, divincolandosi.
Orihime si voltò verso di lei, mostrandole uno sguardo severo e risoluto che non ammetteva repliche. Persino Kon scattò sull'attenti di fronte all'inedita autorità della madre.
«I rinforzi arriveranno presto, mamma!» urlò Kon, stringendo forte a sé Aoi e riprendendo a correre con tutta la velocità che aveva in corpo.
Il colosso emerse del tutto, facendo tintinnare delle pesanti catene che gli avvolgevano il corpo e che sembravano ancorate a qualcosa di profondo all'interno dello squarcio spaziale. Indossava un kimono nero logoro e, nella mano destra, brandiva un'enorme Kanabō chiodata.
«Perché sei qui?» gridò Kazui, mentre concentrava la propria energia spirituale; il Reiatsu cominciò a ruotare attorno alla lama della Zanpakutō come un vortice invisibile ma potentissimo.
La medesima domanda risuonò in contemporanea sia nell'Hueco Mundo che nella Soul Society, nel momento esatto in cui altri colossi identici a quello del Mondo dei Vivi fuoriuscirono dalle rispettive fratture cosmiche. Tra le dune desertiche dei primi ne era apparso soltanto uno, mentre nel seireitei degli Shinigami ne erano spuntati persino due. Tuttavia, soltanto il mostro che stavano fronteggiando Kazui e Dondo rispose a voce alta.
«Sono qui per la Bambina del Sigillo.»
Un brivido gelido corse lungo la schiena del ragazzo dai capelli arancioni. L'Inferno sembrava proprio aver preso di mira la sua sorellina... e lui non riusciva ancora a comprenderne il motivo.
Ma una cosa la sapeva con assoluta certezza: né lui, né il guardiano di Aoi, né sua madre a qualche metro di distanza avrebbero mai permesso a quei mostri di posare su di lei le loro luride mani.