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Creato il 01/09/2026, 14:14 · Aggiornato il 01/09/2026, 14:14

Capitolo 5: Episodio 4

@ladyele1991LadyEle1991
AdolescentiIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Sangue
  • Violenza
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Undici anni prima.

Da giorni, nell'Hueco Mundo, tutti si chiedevano che fine avesse fatto Grimmjow Jaegerjaquez. Il potente Arrancar, fin dalla conclusione della Guerra dei Mille Anni, si era mostrato sempre più frustrato: a distanza di ben oltre dieci anni da quel conflitto, non era ancora emerso un solo valido avversario all'orizzonte. Nessuna minaccia che potesse rivelarsi una buona occasione per testare la sua devastante forza. Come se non bastasse, il suo rivale numero uno, Ichigo Kurosaki, si era ormai sistemato per mettere su famiglia con Orihime, e quel barlume di tranquilla normalità domestica lo aveva reso ancora più irritabile del solito.


Perciò, il messaggio improvviso da parte della Soul Society che annunciava l'imminente arrivo di Ichigo, insieme alla presunta figlia neonata di Grimmjow, giunse come un vero e proprio fulmine a ciel sereno.


La prima cosa che Harribel e Neliel fecero fu interrogare tutte le Arrancar della fortezza di Las Noches, nel tentativo di capire se qualcuna di loro avesse avuto una relazione segreta con lui. Tutte quante, però, negarono fermamente; d'altronde, le due regine ritenevano inconcepibile che l'ex Sesta Espada avesse potuto unirsi a un'umana o, peggio ancora, a una Shinigami, dato che per un predatore orgoglioso come lui quelle razze non erano mai state nient'altro che semplici formiche da calpestare.


Quasi tutto il branco si riunì ai piedi della scalinata, proprio nel punto in cui si trovava l'accesso principale alla Garganta, in attesa che lo Shinigami Surrogato facesse il suo ingresso.


L'apertura spazio-temporale venne anticipata da un'improvvisa e forte corrente d'aria che agitò i lunghi capelli verdi di Neliel e la veste di Harribel. Subito dietro di loro, schierate, c'erano le Fracción delle due regine: le Tres Bestias — Emilou Apacci, Franceska Mila Rose e Cyan Sung-Sun — insieme a Pesche Guatiche e Dondochakka Bilstin.


Neliel socchiuse appena gli occhi quando la Garganta si aprì come una grande bocca nera, dalla quale emerse Ichigo con in mano l'ovetto e il borsone per le necessità di Aoi. Il primo istinto della donna fu quello di corrergli incontro per abbracciarlo forte, ma quando fu a un passo dal farlo, spinta dalla sua solita allegria infantile, lui la interruppe sul nascere, sussurrandole che così avrebbe svegliato la bambina.


Non appena l'Arrancar abbassò lo sguardo su quella culla portatile, i suoi occhi brillarono subito di commozione. «Ma è davvero la figlia di Grimmjow?»


«Sì, abbiamo fatto tutti gli accertamenti medici e spirituali. Il DNA corrisponde alla perfezione. È sua figlia» confermò Ichigo.


Un'esclamazione di profondo stupore aleggiò in tutta la scalinata; gli Arrancar si chiesero all'istante come fosse possibile una cosa simile. Dopotutto, Grimmjow non era stato via per mesi, a meno che il concepimento non fosse stato precedente alla sua improvvisa scomparsa.


«Quindi prima inguaia una donna e poi se la svigna?» borbottò Mila Rose con le mani sui fianchi, assolutamente indignata dal comportamento dell'ex Espada.


Ichigo scese gli ultimi gradini e avanzò tra quei potenti Hollow senza il minimo timore. Anche se in passato erano stati acerrimi nemici, coloro che erano sopravvissuti alla brutale mietitura dei Quincy erano ormai persone leali e amiche; non gli avrebbero mai teso un'imboscata. Poggiò a terra l'ovetto con delicatezza, così da permettere ad Harribel e a chiunque altro di poter vedere la neonata con i propri occhi.


Anche la regina dal caschetto biondo e dagli intensi occhi verdi si chinò sulla bambina per sfiorarla. Nel farlo, cercò di percepire l'impronta spirituale del re dell'Hueco Mundo e, esattamente come Neliel, constatò che il Reiatsu di Grimmjow era innegabile, ma mischiata a qualcos'altro. Vi era una forza latente talmente pura che appariva quasi inconcepibile potesse essersi legata a quella intrinsecamente corrotta degli Hollow. Aoi, fin dai suoi primi giorni di vita, sembrava essere una bambina impossibile.


«Non mi sembra di vedere alcuna maschera» constatò Harribel. «Grimmjow non ti ha detto niente al riguardo?»


Ichigo corrugò la fronte. «Macché, me l'ha consegnata come fosse un pacco e poi se n'è andato. Mi ha detto solo frettolosamente che si chiamava Aoi.»


«E ha mostrato qualche particolarità, questa neonata, in questi giorni trascorsi con te?» chiese Neliel.


L'uomo scosse il capo. «Mangia e dorme come qualsiasi neonato. Se me l'avesse lasciata sulla porta di casa e io non sapessi leggere il Reiatsu, non potrei nemmeno credere che non sia umana.»


Aoi iniziò a fare dei piccoli versetti nel sonno. Neliel allora si sfilò subito il bracciale che Kisuke Urahara le aveva progettato per farla rimanere nella forma adulta: in una nuvola di fumo, divenne istantaneamente la solita bambina sui cinque o sei anni.


«Piccola Aoi! Ehi, piccolina!» disse Neliel, accarezzandola con le manine e cercando di far sorridere la neonata.


Ichigo sorrise. Aoi non sembrava affatto a disagio alla presenza di creature che, ad esempio, agli esseri umani facevano istintivamente molta paura. La sua espressione tuttavia mutò quando Harribel gli pose una domanda diretta: «Sei venuto qui per consegnarcela?»


«No, Grimmjow l'ha affidata a me» rispose Ichigo, accigliandosi.


«Seppur solo per metà, lei possiede la natura di un Hollow. Potrebbe non trovarsi bene nel mondo degli umani. Questo è solo il suo aspetto esteriore, ma dentro resta una di noi, e gli umani se ne accorgeranno.»


«Mi dispiace, ma non credo che nessuno di voi qui dentro abbia l'esperienza necessaria per occuparsi di una bambina in fasce.»


«Mila Rose no di sicuro» ridacchiò Sung-Sun da dietro la manica del suo kimono. «Potrebbe traumatizzarla.»


«Ma parli proprio tu, che sei un serpente viscido?!» sbottò la giunonica Hollow dalla pelle scura.


«Ichigo, non sto scherzando» disse Harribel, fissandolo dritto negli occhi e ignorando il bisticcio delle sue Fracción. «Non sappiamo cosa potrebbero farle gli umani pur di difendersi, e non sappiamo nemmeno di cosa potrebbe essere capace lei stessa. Per quanto incredibile, è la figlia di un guerriero potente e distruttivo: se ha ereditato anche solo una briciola delle sue capacità, potrebbe mettersi seriamente nei guai.»


Ichigo, però, rimase inamovibile. «Ed è proprio per questo che la bambina sta da me. Non amo vantarmi di ciò che sono, ma conosco la mia forza e sono il più potente tra tutti in questa sala. Quali che fossero le motivazioni di Grimmjow, lui sapeva benissimo di poter contare su di me.»


Per qualche istante, tra Harribel e Ichigo ci fu solo un muto e serrato confronto di sguardi. Alla fine, però, fu Harribel a cedere, socchiudendo le palpebre dalle lunghe e folte ciglia.


«Considerando che sarebbe dovuto essere lo stesso Grimmjow a portarcela, e invece ha preferito te, immagino che abbia davvero le sue motivazioni per aver scelto un umano al posto dei suoi simili» concluse la regina, per poi spostare lo sguardo verso Aoi. «Tuttavia, al di là di ciò che voi altri possiate pensare di noi Hollow, se c'è una cosa per cui siamo grati ad Aizen è che ci ha donato il lume della ragione. Noi Arrancar siamo un branco, e un branco rimane unito. Anche se Aoi vivrà nel Mondo dei Vivi, resta una di noi; non la lasceremo mai alla mercé dell'ottusità degli esseri umani.»


Per quanto Ichigo volesse ribattere, la donna su quel punto aveva perfettamente ragione. Prima però che potesse chiederle qualsiasi altra cosa, Harribel lo invitò a seguirla.


L'uomo affidò temporaneamente la bambina a Neliel e seguì la regina fuori dal palazzo di Las Noches, addentrandosi in quel deserto costellato di colonne rosse dove, grazie alla speciale cupola che copriva l'antica fortezza, veniva simulata la luce del giorno.


Sfruttando le loro rispettive tecniche di movimento rapido a mezz'aria, attraversarono il territorio desertico fino a raggiungere un punto in cui le colonne si facevano più fitte. Harribel disse a Ichigo di non muoversi con troppa irruenza, o lo avrebbe spaventato. Pur non capendo a chi si riferisse, lo Shinigami Surrogato annuì.


Poco dopo, trasportato dal vento, udirono un lamento: una specie di verso gutturale, profondo e triste. Harribel e Ichigo avanzarono camminando sulla sabbia e, una volta girato l'angolo, l'uomo fece un passo indietro per lo stupore. Un gigantesco Hollow nella sua forma base, con le braccia incredibilmente grosse rispetto al resto del corpo e un testone coperto da una maschera semi-piatta e triangolare dai cui fori spuntavano due occhi rossi, se ne stava rannicchiato su sé stesso, dondolandosi tristemente.


Quando l'Hollow vide Harribel e, soprattutto, quell'uomo dai capelli arancioni che indossava un kimono nero e portava una lunga spada simile a un machete appesa alla schiena, si rannicchiò ancora di più.


«Avanti, non fare il timido» disse Harribel con tono calmo. «E lui non è venuto fin qui per esorcizzarti.»


L'Hollow rispose con un sommesso grugnito.


«Chi è?» chiese Ichigo, continuando a non comprendere.


«Non ha un nome, è solo un Hollow che non possiede nemmeno il dono della parola. È un po' tonto e, di conseguenza, i suoi simili lo scherniscono o cercano sempre di divorarlo... Ma non ci riescono perché, per quanto sia stupido, è anche incredibilmente forte. Capisce solo alcune frasi.»


«Ah, capisco...»


«Si rifugia qui, stando lontano da tutti. Non potrà mai evolversi da solo, è destinato soltanto a consumarsi con il tempo.»


«E questo cosa c'entra con Aoi?» domandò Ichigo, anche se in cuor suo iniziava già ad afferrare il concetto.


Harribel lo guardò dritto in viso. «Portalo con te. Le farà da guardiano. Tu non le potrai stare sempre intorno, mentre lui, grazie al fatto che non può essere visto dai normali umani, potrà vegliare costantemente su di lei.»


«Ma ne sarà in grado? Hai appena detto che è tonto.»


Harribel restrinse appena le palpebre. «Non te lo starei offrendo se non fossi sicura. Aoi è una principessa dell'Hueco Mundo e deve conoscere il proprio retaggio. Perciò, stare a contatto con lui l'aiuterà a non dimenticare mai a quale mondo appartiene veramente, e verso il quale potrà fare ritorno quando lo vorrà.»


«Anche se è una mortale?»


«Anche se è una mortale, e purtroppo legata alle leggi della natura che fanno deperire i tessuti biologici. Ma se la sua anima resterà forte, lei non scomparirà nemmeno dopo il trapasso. Sarà allora che, se lo vorrà, potrà diventare la nostra regina... Non prima di aver sfidato me o Neliel, sia chiaro.»


Quando il marito rientrò a casa con la neonata, di certo Orihime non si aspettava che l'uomo tornasse con un animale domestico insolito, grande quanto la loro abitazione. Ichigo la rassicurò subito, spiegandole che il bestione sarebbe rimasto confinato in giardino senza disturbare nessuno.


Con il passare del tempo, la bambina imparò a riconoscere quell'enorme figura che, per chiunque altro, sarebbe stata il peggiore degli incubi. Quando Aoi aveva circa due anni, il grosso Hollow rincorse per sbaglio Keigo Asano, costringendolo a rifugiarsi sulla cima di un palo della luce; l'amico storico di Ichigo aveva semplicemente tolto Kon dalle mani di Aoi per giocarci un po', ma la piccola non l'aveva presa bene e si era messa a piangere disperata, allertando il guardiano.


«Lascialo stare, tu!» lo rimproverò Ichigo con in braccio la bambina, urlando verso il mostro. «Sei proprio tonto!»


«Dondo!» disse improvvisamente Aoi, ridendo felice dal petto del padre. E quella parola, che fu una delle sue primissime in assoluto, divenne da quel giorno il nome ufficiale dell'Hollow.



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La notizia dell'attacco di Dorian, della sua sconfitta e di ciò che era accaduto subito dopo fece immediatamente il giro della Soul Society. Il fatto che la minaccia delle ultime settimane fosse stata finalmente debellata era un'ottima notizia; tuttavia, la questione intorno ad Aoi non aveva fatto altro che infittire il mistero sulla sua misteriosa figura.


Ichigo, una volta rientrato a casa, rimproverò Dondo, facendogli notare che, dopo averla protetta tante volte da incidenti banali, proprio nel momento in cui la bambina si era trovata in vero pericolo l'Hollow non era nei paraggi a fare il proprio dovere. Aoi, tuttavia, lo difese a spada tratta, frapponendosi a braccia aperte tra il padre e il mostro, dicendo che in realtà era stato un bene che non ci fosse stato. Dorian avrebbe potuto assorbire la sua immensa forza Hollow e, in quel caso, le cose si sarebbero fatte ancora più serie per tutti.


Dondo grugnì chinando il capo, consapevole di aver sbagliato. Ichigo mantenne un'espressione severa dipinta in viso, ma lo sguardo acceso e risoluto di Aoi alla fine gli fece rilassare le spalle, sciogliendo la sua rigidità. 


«Meno male che almeno c'era tuo fratello con te» disse infine l'uomo, sospirando.


«Guarda che il colpo di grazia gliel'ho inflitto io con il mio Cero!» esultò la bambina, stringendo fiera il pugno destro e sorridendo fino a mostrare i piccoli canini appuntiti.


Ichigo la fissò in silenzio per un lungo istante; a tratti, sommerso dalla routine quotidiana, dimenticava quale fosse la sua vera origine. In parte Aoi era un Hollow a tutti gli effetti, benché si trattasse di un essere vivente in carne e ossa, del tutto privo di una maschera ossea sul viso. Ormai aveva undici anni e, con ogni probabilità, i suoi poteri latenti si stavano gradualmente risvegliando.


«Veramente il colpo di grazia sono stato io a sferrarlo» disse Ishida, presentandosi all'ingresso del viale sul lato del giardino con i suoi soliti modi composti. «Ma io non sono vanitoso come te, ragazzina.»


«Zio Uryū!» esclamò la bambina, correndogli subito incontro.


A differenza degli altri zii, molto più espansivi, il Quincy si limitò ad accarezzarle con dolcezza la testa; dopodiché si avvicinò a Ichigo, che era rimasto seduto al tavolo bianco da giardino con una tazza di tè fumante appoggiata lì vicino.


Ishida diede una rapida occhiata a Dondo, il quale mostrava ancora un'aria profondamente dispiaciuta per la propria mancanza.


«Kurosaki, possiamo parlare in privato?» domandò Uryū, facendosi serio.


«Riguardo a cosa?» chiese con aria accigliata lo Shinigami dai capelli arancioni.


Ishida spostò rapidamente gli occhi su Aoi, poi tornò a fissare Ichigo. «Te lo spiegherò non appena ci saremo appartati.»


Con un sospiro, Ichigo si alzò dalla sedia e seguì l'amico verso l'uscita del viale, intenzionato a salire a bordo della lussuosa berlina del Quincy. Prima di allontanarsi, però, si voltò un'ultima volta indietro.


«Dondo, posso affidarti Aoi?»


«Certo che puoi farlo!» rispose la bambina anticipando il mostro. Si mise con le mani sui fianchi, proteggendo ancora una volta con orgoglio il suo enorme Hollow babysitter.


Ichigo apprezzò molto i comodi sedili in pelle della vettura dell'amico. Il Quincy forse non si vantava mai delle proprie passate vittorie in battaglia ma, per quanto riguardava il suo alto status sociale, lì sì che amava dare il meglio di sé.


Non si dissero molto durante il tragitto, se non che la Soul Society stava già organizzando una riunione d'urgenza per discutere dei recenti avvenimenti: chi era di preciso quella specie di demone e perché si era rivolto ad Aoi pronunciando le parole "Sigillo della Cucitura"? Proprio riguardo a questo, Ishida si fece ancora più serio in volto, preferendo tuttavia rimanere in silenzio finché non arrivarono davanti all'antica villa di famiglia.


Ichigo, osservando l'imponente facciata, stentava quasi a credere che un tempo sua madre Masaki avesse percorso i corridoi di quella lussuosa dimora ogni singolo giorno.


«Spero ti ricorderai anche per questa estate che siamo cugini» esclamò lo Shinigami con un sorriso furbesco. «Non vorrai mica negare la piscina ai tuoi nipoti?»


Ishida sospirò, sconsolato. «Mandarli al centro estivo ogni tanto, no?»


«E poi ci toccherebbe pagare la multa per gli schiamazzi di Aoi?» ribatté Ichigo, ridacchiando.


Nel pronunciare il nome della bambina, Ishida assunse di nuovo un'espressione severa, un cambiamento che finì per incupire anche Ichigo. Il Quincy, oltrepassato l'androne arredato in stile classico tra tappeti rossi, statue, vasi pregiati e sfarzosi candelabri appesi al soffitto, lo guidò verso l'ala est dell'edificio, imboccando un lungo corridoio.


Era evidente che Uryū stesse rimuginando su qualcosa; Ichigo lo conosceva da quasi trent'anni e aveva imparato a decifrare i suoi silenzi, quelli che precedevano sempre la rivelazione di un segreto importante. Arrivarono così a una enorme biblioteca, disposta su due piani. Custodiva volumi di ogni genere che trattavano gli argomenti più disparati, una collezione privata di fronte alla quale la biblioteca comunale avrebbe potuto soltanto impallidire. Eppure, non si fermarono nemmeno lì. Attraversarono la grande sala per raggiungere una stanza secondaria, più raccolta ma altrettanto colma di testi. In quell'ambiente più intimo erano inoltre esposte, protette da teche, le divise storiche della sua casata, insieme ad antichi e preziosi cimeli di famiglia.


«Avanti, basta tenermi sulle spine» si lamentò Ichigo, incrociando le braccia al petto mentre si guardava attorno. «Di che cosa mi vuoi parlare?»


Ishida si avvicinò a un registro elettronico posizionato sul tavolo tondo centrale. Scorse lo schermo touch screen fino a individuare l'informazione che gli serviva, poi si diresse verso la scaffalatura corrispondente. Prima di estrarre il tomo si infilò un paio di guanti, poiché il volume era estremamente antico; con un cenno, raccomandò all'amico di non toccarlo assolutamente.


«Ichigo, tu sai cosa accade a uno Shinigami quando muore?» chiese Ishida, senza sollevare gli occhi dalle pagine che stava sfogliando sul tavolo.


Ichigo fece un movimento quasi impercettibile con le sopracciglia, poi rispose: «Il suo corpo spirituale si dissolve e si disperde, fondendosi con l'ambiente della Soul Society. L'essenza dell'anima si reincarna in seguito come un neonato nel Mondo Umano.»


L'altro annuì. «E per un essere umano?»


«L'anima continua a esistere nel mondo terreno tramite la Catena del Destino, in attesa di ricevere il Konso da uno Shinigami affinché possa ascendere alla Soul Society. In caso contrario, se la catena si consuma del tutto prima del rito, lo spirito si corrode e si trasforma in un Hollow. Se invece in vita si è macchiato di crimini gravi, il suo unico destino è quello di finire all'Inferno.»


«Tutto esatto.»


Ichigo lo guardò, confuso e vagamente a disagio. Per un attimo gli sembrò quasi di essere tornato tra i banchi di scuola.


«Tua madre era una brava persona, non è vero?»


Quella domanda, arrivata del tutto alla sprovvista, gli fece assumere un'espressione profondamente corrucciata. Prima di rispondere, Ichigo dovette sbattere le palpebre un paio di volte. «Certo. Si è persino sacrificata per proteggermi.»


«Quindi era un'eroina. Il fatto che sia stata morsa dal primo esperimento di Aizen non ha inficiato il destino della sua anima dopo il trapasso. Comunque stiano le cose, se fosse ascesa alla Soul Society o se per sventura fosse diventata un Hollow, tu a quest'ora lo sapresti già.»


Ichigo deglutì a fatica, mentre un brivido freddo gli correva lungo la schiena. Stavolta Ishida lo stava fissando dritto negli occhi attraverso le lenti degli occhiali, con la sua tipica espressione gelida.


«E non parlo soltanto di lei, ma di tantissime altre persone appartenenti alla nostra famiglia che sono trapassate nel corso dei secoli» continuò il Quincy. Il silenzio nella stanza si caricò di una tensione soffocante. «Ichigo... tu sai dove finiscono i Quincy quando muoiono?»


La domanda piombò su di lui con una tale gravità che Ichigo fu costretto ad appoggiarsi alla parete retrostante. Perché non si era mai posto un quesito simile prima di allora? Volendo un bene immenso a sua madre — prima ancora di scoprire la verità sulle proprie origini e sul proprio destino, quando era solo un bambino orfano che non capiva cosa stesse succedendo ma riusciva comunque a vedere i fantasmi — si era semplicemente convinto che lei fosse finita in una sorta di paradiso. Nonostante ormai conoscesse alla perfezione il ciclo delle anime, non aveva mai riflettuto su quella domanda cruciale, né sui Quincy caduti venticinque anni prima nella Guerra dei Mille Anni. A complicare e confondere i suoi pensieri, inoltre, si era aggiunto anche Mayuri Kurotsuchi, che aveva profanato i corpi di alcuni di quei soldati per farli risorgere sotto forma di zombie con una propria volontà.


«Scusa, si può sapere cosa c'entra questo con quello che è appena capitato ai miei figli?» chiese Ichigo allarmato, facendo un passo in avanti.


«Io credo di aver capito a quale altro retaggio appartenga Aoi» rispose il cugino con tono fermo e misurato. «L'ho intuito nell'esatto momento in cui quel demone ha pronunciato le parole "Sigillo della Cucitura".» Si passò una mano tra i capelli, tradendo per la prima volta un profondo disagio. «Il problema è che, fino a oggi, si è sempre trattato solo di leggende. Qualcosa che forse nemmeno esistere.»


Ichigo si sentì ancora più irritato da quel barlume di esitazione. «Ma tu credi che ci sia un fondo di verità, altrimenti non me ne parleresti con questa faccia.»


Ishida annuì gravemente. «È esattamente così.»


⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆


Inferno.


Quando Nimue riferì all'Antico della propria scoperta, l'uomo dai lunghissimi capelli bianchi quasi si commosse a quella notizia. Avevano cercato il Sigillo della Cucitura per interi anni, ma mai avrebbe immaginato che esso potesse aver assunto le sembianze di una bambina. Aveva sempre intuito che potesse trovarsi nel mondo degli umani; del resto, il Mondo dei Vivi aveva sempre fatto da "tappo" per tenere i regni separati dall'Inferno. Per questo motivo, dato il suo collegamento diretto e a differenza degli altri tre mondi, gli esseri viventi che commettevano peccati gravi finivano dritti nel Baratro. Persino gli Hollow erano per antonomasia la rappresentazione stessa dei peccati, ma la loro sorte era quella di venire purificati tramite le spade degli Shinigami e non di finire negli abissi, una volta sconfitti.


Tuttavia, per quanto l'Inferno si palesasse per reclamare un'anima peccaminosa, la porta che emergeva era in realtà solo una finestra con un unico punto d'accesso. L'anima entrava, ma niente poteva uscire... a meno che qualcuno non conoscesse il passaggio segreto.


«Il Re Azzurro ha usato il Ponte e ha portato sua figlia nel Mondo dei Vivi» disse l'Antico con assoluta certezza.


«Ma lui è un Hollow! In qualche modo deve essere riuscito a entrarci!» esclamò Nimue.


«Ho la mia personale idea al riguardo» rispose lui con calma, mentre camminava insieme alla sottoposta in quel giardino che trasmetteva una profonda armonia. «Questo mi lascia presagire che, per quanto l'abbia tenuta nascosta, prima o poi quella bambina sarà chiamata a compiere il proprio dovere.»


Si fermarono all'altezza di un roseto spontaneo e l'Antico si soffermò ad assaporare il profumo dei fiori, socchiudendo gli occhi e lasciandosi andare a un dolce sorriso.


«Dovremmo quindi limitarci ad aspettare e a resistere fino ad allora?» chiese Nimue accigliata, stringendo le braccia sotto il seno. «Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma...»


«Non possiamo farlo. Non possiamo permetterci di aspettare che siano i suoi stessi genitori a chiedere il suo aiuto. Nel frattempo, chi si prende cura di lei potrebbe indottrinarla con le idee sbagliate. Già adesso potrebbe essere troppo tardi.»


«Allora dobbiamo rapirla» disse con decisione il generale, posizionandosi dritta davanti a lui, con gli occhi rossi che brillavano intensamente.


L'Antico sospirò. «Che parola orribile. Un tempo questi vocaboli non esistevano nemmeno. Rapire, uccidere, aggredire...» Una nota di sincero dolore gli attraversò il petto. «Una volta c'era solo pace e armonia. Esisteva un'unica grande vita, una mente alveare. Nessuno cercava di sopraffare il proprio prossimo, ognuno aveva uno scopo ben preciso.» Preso da un improvviso moto di rabbia, stritolò e distrusse tra le dita la rosa che stava odorando fino a un attimo prima. «E invece adesso c'è solo questo caos. In tutti i mondi ci si rincorre e si spera sempre in una pace che, purtroppo, resterà effimera, a meno che non siamo noi a salvarli. Forse dovremo rapirla, sì, ma voglio che poi sia lei a scegliere liberamente da che parte stare. E sono certo che farà la scelta giusta.»


L'uomo ancestrale prese a braccetto Nimue, dirigendosi verso alcuni tavolini dove due tazze fumanti di tè, accompagnate da un vassoio di pasticcini, li stavano aspettando. 


Non appena Nimue vide i dolci si passò la lingua sulle labbra ma, essendo questa incredibilmente lunga e sottile, finì per sfiorarsi persino il naso. Visti dall'esterno, i due non sembravano affatto creature dell'Oltretomba, bensì una normale coppia di amici intenta a trascorrere il pomeriggio insieme.


«Il problema rimane che non posso mandare i miei demoni sulla Terra, nemmeno quelli di rango più basso» rifletté ad alta voce il generale. «Inoltre c'è quel ragazzino che non fa altro che ricacciarci indietro, ogni volta che cerchiamo di invadere il loro mondo.»


«È davvero un'incredibile coincidenza, infatti» commentò l'Antico. «È come se, in concomitanza con la nascita di questa bambina, fosse emerso un protettore per bilanciare le cose.»


«Egli è il figlio di diversi mondi, del resto. Anche suo padre lo è, ma il ragazzo è stato generato con una donna dai poteri divini; questo è quello che sono riuscita a scoprire interrogando le anime dannate che abbiamo reclamato negli anni» spiegò Nimue.


L'Antico sorrise piano, quasi divertito da quella rivelazione. «L'incarnazione stessa di un'unica esistenza, quindi.»


Prese la tazza, la girò sul palmo come voleva la tradizione della cerimonia del tè, forse una delle poche eredità sopravvissute di quando vigeva un'unica esistenza, e poi bevve qualche sorso.


«Sarà allora un'occasione anche per testare le sue vere potenzialità»


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Ishida e Ichigo erano ora faccia a faccia, seduti su due poltrone con l'antico tomo posizionato in mezzo a loro su un tavolino basso. Ishida girava le pagine con estrema cura, rivelando una scrittura dagli idiomi talmente arcaici che lo Shinigami Surrogato non riuscì a decifrare una sola parola.


«Questa è una delle testimonianze più antiche della nostra casata» spiegò il facoltoso Quincy. «Parla delle origini del nostro sangue, di uomini e donne eletti, dotati di poteri straordinari. Un'eredità forse risalente a...»


«A?» lo incalzò Ichigo.


Ishida socchiuse gli occhi. «A quando i tre regni vennero formati.»


«Mi stai dicendo che questo libro è contemporaneo al precedente Re delle Anime?»


Ishida scosse il capo. «Non essere sciocco... Ma questo antenato che ha redatto queste memorie doveva essere uno degli ultimi a sapere con assoluta certezza come i Quincy si fossero originati. Ovviamente le nostre abilità attuali, così come l'essere umano stesso, si sono sviluppate ed evolute nel corso dei secoli. Affinando le tecniche, imparando a manipolare il reishi...»


Si appoggiò allo schienale della poltrona e sospirò, prendendosi un attimo di pausa. «Il Mondo dei Vivi fa da barriera per impedire all'Inferno di riversarsi all'esterno... Ma perché quella che è sempre stata una gola infernale dovrebbe espellere le anime anziché inghiottirle?»


«Per evitare che i peccatori più potenti possano di nuovo riversarsi nell'universo e generare il caos.»


«Certamente, è una risposta sensata. Ma serve anche a evitare che ciò che è stato ottenuto migliaia di anni fa possa essere distrutto. E non parliamo di sconfiggere il boss di turno; dubito fortemente che ci sia ancora qualcuno nell'universo che osi sfidarti... Anche se, a quarantadue anni suonati, mi dispiace dirtelo, inizi ad avere una bella stempiatura.»


Ichigo mutò subito la propria espressione in una smorfia indignata, colto completamente in contropiede da quella frecciata. «Ma se non ho ancora nemmeno un capello bianco!»


«Sì, ma fai il riporto in avanti, ormai si nota.»


«Se è per questo, anche tu hai dovuto inspessire parecchio le lenti dei tuoi occhiali, mio caro coetaneo» ribatté Ichigo, piccato.


Ishida contrasse leggermente le sopracciglia, sistemandosi meglio la montatura sul ponte del naso prima di riprendere il controllo.


«Tornando alle cose serie» si umettò le labbra, concentrandosi di nuovo sulle pagine ingiallite. «C'è qualcosa che è stato confinato laggiù e che brama di riemergere per riportare ogni cosa a come era prima della separazione dei mondi. Un'anima che si disperò e pianse per quel tremendo atto.»


«E per "ordine delle cose" tu intendi...?» chiese Ichigo, con un sapore amaro in bocca.


Ishida lo guardò dritto negli occhi, glaciale. «Un'unica esistenza.»


Ichigo strinse forte le mani sui braccioli della poltrona. Non riusciva nemmeno a immaginare uno scenario del genere. Come doveva essere, in fin dei conti, un'unica esistenza? Come un uomo adulto che torna all'origine della vita, regredendo fino a diventare un ovulo? O come l'intero universo che compie un Big Bang al contrario, collassando su sé stesso?


Una goccia di sudore freddo gli scivolò lungo la tempia. «Uryū... te lo chiedo ancora una volta... cosa c'entra mia figlia con tutto questo?» Ora aveva perso del tutto la pazienza; l'istinto paterno aveva scatenato in lui un tremendo senso di protezione nei confronti di Aoi e Kazui. Sì, perché se Aoi poteva davvero essere legata a quel sigillo, anche i poteri di Kazui — capace di sigillare e ricacciare indietro i portali infernali — non potevano assolutamente essere una mera coincidenza.


«Tua figlia potrebbe essere originaria del ceppo più antico del regno dei Quincy» spiegò Ishida con assoluta serietà.


Ichigo si sporse bruscamente in avanti, quasi a invadere lo spazio dell'amico. «Ma se fosse stata una Quincy lo avremmo avvertito subito! E poi, andiamo... una Quincy e un Hollow? Sono razze praticamente agli antipodi, veleno puro l'una per l'altra!»


Ishida scosse lentamente il capo. «Per questo motivo ti ho premesso che quello di cui ti sto parlando potrebbe essere solo una vecchia leggenda. Anche a me è sembrato assurdo alla prima lettura... Benché, in realtà, anche tu sia in parte Quincy e in parte Hollow. Ma lei... Se vogliamo credere all'ipotesi che Grimmjow abbia concepito quella bambina con qualcuno, significherebbe che Aoi non possiede un Reiatsu ibridata a causa di un incidente, come accade per i Fullbringer. Lei ci è nata per via di un'eredità genetica diretta.»


«E io ti ripeto che, al di là del possibile e dell'impossibile, se ci fosse un simile lato positivo a convivere con la sua essenza Hollow, ce ne saremmo accorti subito!» ribatté Ichigo, irremovibile.


Ishida allora congiunse le mani tra loro, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. Appariva calmo all'esterno, ma era evidente che mentre parlava stesse cercando di riordinare faticosamente le sue stesse idee. «Noi Quincy siamo diventati ciò che siamo solo in seguito a uno sviluppo recente; mille anni fa ci potevamo già definire tali... Ma millenni e millenni prima, eravamo comunque qualcosa di profondamente diverso. L'evoluzione biologica e spirituale parte sempre da un antenato comune, ricordalo bene, Ichigo.»


«Quindi mi stai dicendo che è la figlia di qualcuno che appartiene a una stirpe che non dovrebbe nemmeno più esistere, per il solo fatto che la specie si è evoluta?»


«Che i Quincy si sono evoluti, e forse persino gli Shinigami. Ma qui ci stiamo addentrando nel campo delle pure ipotesi.»


Ichigo si appoggiò di nuovo allo schienale, sentendosi improvvisamente stanco e sopraffatto da quel peso cosmico. «E questo Sigillo della Cucitura... in parole povere, cosa sarebbe?»


«Ciò che impedisce all'Inferno di stappare definitivamente l'accesso al nostro mondo» concluse Ishida, stringendo appena lo sguardo verso il libro. «E ciò che impedisce a quell'essere ancestrale, che ha giurato di far ritornare il creato a un'unica esistenza originaria, di spezzare le sue catene.»


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Nimue mandò giù un lungo sorso di tè; nella sua mente stava già pianificando la prossima strategia d'attacco per contrastare le forze del Re Azzurro.


«Mio signore, il problema principale resta farla entrare nel portale» spiegò il generale. «Quando le ante si sono spalancate, la ragazzina deve aver avvertito attraverso la mia proiezione la vostra enorme influenza spirituale, ma dubito che una cosa simile possa accadere una seconda volta. Per rapirla, saremo costretti a prenderla fisicamente.»


L'Antico annuì, pensieroso. «Ed è esattamente qui che sfrutteremo la debolezza sempre più evidente della Cucitura, che non è stata ancora rinforzata dal sigillo. Credo sia stato proprio questo il modo in cui Grimmjow è finito nel regno della Principessa Aster.»


Posò la tazza sul tavolino di pietra e guardò Nimue, con un sorriso leggermente accennato.


«Ora che sappiamo dove si trova il nostro obiettivo, cercheremo un filo scoperto in quella trama debole e lo tireremo. Quel tanto che basterà alle tue truppe per emergere nel Mondo dei Vivi in quantità sufficiente, e quanto basta a noi per farci passare la bambina del sigillo


Nimue si alzò in piedi di scatto e gli rivolse un solenne e profondo inchino. «Così sarà fatto, mio signore.»


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«Mamma, papà è stato davvero ingiusto con Dondo! Lui è un membro della famiglia a tutti gli effetti!» protestò Aoi di ritorno dalla spesa insieme a Orihime e Kazui, mentre attraversavano il viale di casa. La bambina aveva le guance gonfie per il nervoso e fumava vistosamente dalla testa.


«Pensare che quella mattina era stato così carino ad aiutarmi con i panni stesi» commentò la madre, per poi sorridere nervosamente quando avvertì il fiato del gigantesco Hollow proprio alle proprie spalle. Da quando Ichigo lo aveva strigliato, Dondo li stava seguendo tallonando ogni loro passo a pochissima distanza, con un'aria profondamente e incredibilmente concentrata.


«Appunto! Io mica ho bisogno della balia ventiquattro ore su ventiquattro» continuò la bambina, stizzita. «E poi Kazui in persona ha potuto constatare quanto io sia forte!»


Stavolta fu il turno di Kazui di ridere con una punta di imbarazzo. «Ora non esageriamo, Aoi... Potrebbe essere stata solo una coincidenza. Non mi pare proprio che ti sia riuscito di nuovo, quando ci hai riprovato a comando dallo zio Kisuke.»


«Vogliamo metterci alla prova adesso?!» sbottò ostinata la sorellina.


In quel preciso istante, un tonfo sordo fece quasi perdere l'equilibrio a tutti e tre. Improvvisamente Dondo scattò, parandosi davanti a loro con i grandi occhi rossi che sembravano quasi scintillare nella penombra. I possenti muscoli dell'Hollow si contrassero all'inverosimile e le sue enormi braccia si allargarono, mettendosi in una rigida posizione di difesa.


Aoi corse immediatamente accanto alla madre, cercando rifugio tra le sue braccia. Non aveva mai visto il proprio guardiano reagire in quel modo così selvaggio e allarmato. Non ebbero nemmeno il tempo di porsi alcuna domanda che, proprio davanti a loro, un sottile filo bianco si materializzò sospeso a mezz'aria. O meglio, quel filamento sembrava essere stato afferrato da una mano invisibile e tirato via con violenza, "scucendo" lo spazio.


Kazui si parò immediatamente a sua volta davanti alla madre e alla sorella, mentre il suo istinto e la sua stessa percezione spirituale entravano in massimo allarme.

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