Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
Una brezza leggera soffiava nel Palazzo Reale, la dimora della Guardia Reale a custodia del Re delle Anime. Da venticinque anni, il fulcro del mondo aveva assunto le sembianze del cadavere di Yhwach, il figlio rinnegato che aveva quasi causato il crollo degli equilibri cosmici durante la leggendaria Guerra dei Mille Anni.
Ichibē Hyōsube, quel mattino, stava passeggiando all'ombra della cupola in cui era esposto il cristallo del sigillo, attraverso il quale si poteva intravedere il corpo del famigerato Quincy. Il leader della Divisione Zero si fermò a osservarlo a lungo, colto da una sottile nostalgia e da pensieri profondi. Il Monaco possedeva migliaia di anni di ricordi alle spalle, eppure il tempo sembrava essere passato in un battito di ciglia. Era presente quando sigillarono il padre di Yhwach dopo averne smembrato le parti del corpo, un sacrificio brutale ma indispensabile per tracciare i confini tra i mondi e dare vita all'universo attuale. Lui stesso vi aveva preso parte, fianco a fianco con i capostipiti delle Cinque Grandi Famiglie Nobili. Un peccato originale, sì, ma un peccato necessario. Almeno, questo era ciò che credeva allora.
Tuttavia, per evitare il collasso del creato e scongiurare una potenziale ribellione, che cosa avevano ottenuto davvero in cambio?
Benché quel nuovo cristallo fosse relativamente recente, ormai da diversi anni ne deteneva la custodia; per questo motivo ne conosceva ogni singola sfaccettatura, ogni minima incrinatura e persino il modo esatto in cui rifletteva la luce a seconda della posizione del sole.
L'uomo, con una profonda ruga d'espressione scavata tra le sopracciglia, strinse appena lo sguardo, notando una scalfittura sulla superficie che fino a quel momento non era mai esistita.

⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
«Non voglio andare a scuola!»
«Sì che devi!»
«Non mi va! Voglio andare dallo zio Kisuke, voglio combattere di nuovo il basilisco!»
Anche quella mattina Aoi stava facendo i capricci per non andare a scuola, e Orihime e Kazui dovettero strattonarla in due nel tentativo di staccarla dall'anta del portone.
«Dondo, ci pensi tu? Deve andare a scuola, non può sempre marinare!» intervenne Ichika con le mani sui fianchi, rivolgendosi al gigantesco Hollow.
Quest'ultimo osservava la scena con curiosità, senza sembrare capire bene cosa stesse succedendo.
«Se vuoi proteggere la tua padroncina, staccala da quella porta o farà tardi!» aggiunse la rossa.
Questo, almeno, il mostro lo comprese. Allungò due dita mastodontiche, grosse quanto Aoi stessa, e grazie alla sorprendente forza dell'Hollow la ragazzina non poté opporre ulteriore resistenza. Sollevata per la casacca della divisa scolastica, la bambina iniziò ad agitare braccia e gambe, fumando di rabbia dalla testa e urlando al mostro per chiedergli da che parte stesse.
«Dalla parte della tua educazione, piccola peste blu!» la rimproverò Ichika, per poi afferrarle il polso e, insieme a Kazui, iniziare a trascinarla per le braccia. Dovettero letteralmente tirarla di peso, al punto che i piedi della bambina sollevarono vistosi sbuffi di polvere sul terreno. Lo sguardo di Aoi era truce e prometteva vendetta.
«Mi raccomando, imparate tante belle cose!» si raccomandò Orihime, sventolando la mano in segno di saluto verso i tre giovani.
«Lo vuoi capire che questo comportamento da selvaggia non ti porterà da nessuna parte?» Ichika aveva davvero un diavolo per capello. Oltre ad avere gli occhi affossati per il sonno ancora latente, doveva pure essere tartassata dalle urla sguaiate della sorella di Kazui.
«Dai, è solo un momento. Tra poco si calmerà» ridacchiò Kazui, cercando di fare da paciere. «Oggi non dovete vedere quel film nell'aula audiovisiva?»
Aoi aveva ancora le guance gonfie e lo sguardo contrariato, anche se finalmente aveva ripreso a camminare con loro, tenendo la mano a entrambi. «Sì, e poi dobbiamo fare il disegno delle sensazioni che ci ha trasmesso» disse a bassa voce.
«Oh, ma che bello!» esclamò il fratello, raggiante. «Pensa che invece noi oggi abbiamo il compito di matematica e... Ichika, ti senti bene?»
La giovane Shinigami era improvvisamente impallidita e, con gesti scattosi, girò il collo verso l'amico. «Me ne ero completamente dimenticata.»
«Nooo, non voglio andare a scuola!» urlò Ichika in lacrime un paio di minuti dopo. Stavolta il ragazzo era costretto a tirare anche lei per staccarla di peso da un palo della luce.
«E poi dici a me!» soffiò dalle narici Aoi, mettendosi a sua volta con le mani sui fianchi e il naso all'insù.
«Ah, sentivo delle voci familiari!» Una voce maschile dai toni amichevoli anticipò l'ingresso di Chad, l'amico storico di Ichigo e Orihime. L'uomo dalle origini giappo-brasiliane, con un folto cespuglio di capelli scuri che gli ricadeva sul viso, spuntò girando l'angolo della stradina provinciale e li salutò con un sorriso caloroso.
«Zio Chad!» esultò Aoi, correndo a perdifiato verso di lui. Chad la raccolse al volo e, grazie alle sue possenti braccia, la sollevò in aria con fare giocoso, proprio come faceva fin da quando la bambina era in fasce.
«Suppongo che stiate andando a scuola» disse, notando gli zaini che i ragazzi portavano sulle spalle.
«Sì, ma Ichika sta facendo di nuovo i capricci!» rispose prontamente Aoi, incrociando le braccia al petto con un'espressione fin troppo matura per la sua età.
Ichika si staccò dal palo della luce solo per fulminarla con lo sguardo e agitare un pugno in aria, visibilmente contrariata.
«Bravi, è importante alimentare la mente tanto quanto il corpo» asserì l'uomo, rimettendo a terra la bambina per poi risistemarsi la camicia hawaiana, rimasta leggermente sgualcita. «Facciamo qualche passo insieme?»
«Molto volentieri, zio Chad!» annuì subito Kazui, sperando in cuor suo di avere un valido alleato qualora una delle due avesse ripreso a battere i piedi.
«Mi porti a cavalluccio?» chiese Aoi, saltellando e aggrappandosi alla sua maglia.
«Ma non sei un po' troppo grande per queste cose?» sbuffò Ichika.
«No, affatto!»
Chad, ridendo, si piegò sulle ginocchia, permettendo così alla ragazzina di arrampicarsi sulla sua schiena e di allacciare le braccia attorno al suo collo.
Percorsero così un tratto di strada insieme, con Aoi che riempiva lo zio di domande su come proseguissero i suoi allenamenti per potenziare il Brazo Derecha de Gigante e il Brazo Izquierda del Diablo, chiedendogli se un giorno avrebbe potuto imparare anche lei quelle tecniche, visto che derivavano da poteri con una base Hollow.
«Chissà» rispose ridendo lui. «Ognuno sviluppa i propri poteri in modo unico. Quando si manifesteranno anche in te, chissà di che tipo saranno!»
«Sì, ma quando?» sospirò Aoi, sconsolata. «Kazui sa combattere da quando era ancora più piccolo di me.»
«Tempo al tempo. Il fatto stesso che tu sappia già evocare la tua spada di legno e vedere le anime dimostra che hai delle ottime abilità» le spiegò lo zio per rincuorarla.
«Magari la tua vera abilità è quella di spaccare i timpani della gente!» la punzecchiò Ichika.
Aoi le rispose all'istante con una vistosa linguaccia.
«Piuttosto, Kazui» riprese Chad, facendosi più serio. «Ho saputo che c'è stato qualche problema nei pressi del tempio shintoista ieri sera. È andato tutto bene?»
Kazui annuì. «Non ci sono state difficoltà particolari. Papà, però, è parecchio preoccupato per la frequenza con cui stanno apparendo i portali.»
«Siamo reduci da una battaglia mastodontica che ha rischiato di far cadere l'universo nel caos; ristabilire una stabilità assoluta, anche a distanza di oltre un due decenni da allora, non sarà un processo facile né immediato» rifletté l'uomo.
Kazui si limitò ad annuire di nuovo, affondando le mani nelle tasche e assumendo un'espressione decisamente pensierosa.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
Arrivarono alla scuola di Aoi appena in tempo, al suono della campanella, e la bambina salutò tutti e tre agitando il braccio mentre correva verso il plesso scolastico.
La giornata trascorse come da programma. A un certo punto, la maestra portò la classe nell'aula audiovisiva per vedere un film d'animazione: Raperonzolo.
Aoi lo trovò noioso fin da subito, con questa donzella che aspettava il principe azzurro e che lo faceva salire su per la torre tirandogli i suoi lunghissimi capelli biondi affinché lui la salvasse e la portasse nel suo castello.
«Ma con tutti quei capelli, non poteva costruire una carrucola e scendere da sola?!» si sfogò a un certo punto, al culmine della sopportazione.
«Aoi Kurosaki, silenzio o ti metterò un'altra nota!» la rimproverò l'insegnante, fulminandola attraverso gli occhiali tondi.
Aoi tornò a sprofondare nella penombra del suo banco, con le guance gonfie per l'indignazione. Quando sarebbe arrivato il momento del disegno, avrebbe fatto vedere lei come sarebbero dovute andare veramente le cose. Non appena si impose di calmarsi, però, avvertì immediatamente delle risatine di scherno alle proprie spalle.
«Per me è gelosa.»
«Sì, infatti! Lei al massimo potrebbe fare il troll o la strega cattiva.»
«Con quei ricci ribelli, a me sembra un cespuglio.»
Aoi digrignò i denti e una vena pulsante di rabbia emerse sulla sua tempia destra, facendosi sempre più evidente, finché, all'ennesima presa in giro, si alzò in piedi e si voltò di scatto verso i compagni.
«Si dà il caso che io sia una principessa!» sbottò con lo sguardo acceso, incrociando le braccia al petto e facendo rimbombare la propria voce per tutta la stanza.
«Sì, in quale sogno?!» la schernì una compagna.
«La regina dei gatti randagi!» aggiunse un altro.
L'orgoglio della ragazzina ferita salì alle stelle. «Io sono la principessa dell'Hueco Mundo, accidenti!»
Un silenzio istantaneo si diffuse nella stanza, mentre per un attimo i compagni guardarono la ragazzina, attoniti. Fu però solo un istante, utile solo a caricare il gruppo prima di scoppiare a ridere a squarciagola.
La maestra accese immediatamente la luce e batté le mani per richiamare i bambini, ma ormai gli animi si erano infervorati. Ridevano talmente tanto da farsi venire le lacrime agli occhi.
«Ecco, solo nelle tue fantasie! E cosa sarebbe questo Hueco Mundo, il regno dei selvaggi?» si fece beffe di lei un compagno.
«Il mio papà è il loro re, quindi io sono una principessa!» batté il piede a terra con rabbia.
«Ma se tuo padre si occupa solo di primi soccorsi! Ci sono stato l'altra settimana perché mi sono sbucciato un ginocchio» disse un altro bambino.
«No, forse parla del suo vero papà, quello che l'ha abbandonata!» s'intromise un'altra bambina. Qualche compagno, infatti, non conosceva ancora quella storia. «Mia mamma mi ha detto che Aoi è adottata, i signori Kurosaki non sono veramente i suoi genitori!»
«Infatti non gli assomigliano per niente» convenne il ragazzino del ginocchio sbucciato.
«E chi la vuole un'antipatica come lei in giro!» rise malevola un'ultima voce, prima che la maestra perdesse del tutto la pazienza e facesse riecheggiare un grido in tutta la classe, minacciando una nota sul registro per tutti.
«Aoi Kurosaki, rimettiti seduta!» ordinò infine l'insegnante, ma Aoi non la ascoltava più. Aveva le braccia tese lungo i fianchi e gli occhi fiammeggianti, seppur colmi di lacrime. Fissava uno a uno quei bambini cattivi che non sapevano nulla, che non sarebbero stati in grado di vedere nemmeno Aizen in piena potenza, tanto erano privi di poteri spirituali.
La maestra la richiamò ancora una volta, ma lei voltò le spalle a tutti e corse via dall'aula.

Aoi andò a rifugiarsi nel cortile della scuola, nel punto in cui, per un progetto didattico di un paio d'anni prima, erano stati ricavati una piccola aia e un orto con delle galline. Rannicchiata con le ginocchia al petto, la bambina dai profondi occhi azzurri si mise a fissare gli animali che becchettavano placidamente il terreno. Loro, almeno, non sembravano infastiditi dalla sua presenza.
Strinse le palpebre, cercando di scacciare le brutte parole che i compagni di classe le avevano scagliato contro. Non era affatto vero che il suo papà l'aveva abbandonata: era solo via, impegnato in una missione importante. E poi che importanza aveva se la sua mamma, il suo papà adottivo e Kazui avessero i capelli arancioni, mentre i suoi erano azzurri? Erano comunque la sua famiglia.
Le tornò in mente un episodio di quando era più piccola, quando ancora non sapeva che Ichigo e Orihime non fossero i suoi genitori biologici. Anche all'asilo i bambini la prendevano in giro, trovando bizzarra quella particolare tinta azzurra e chiedendole con insistenza perché non avesse i capelli dello stesso colore della madre. Era stata tormentata a tal punto che, un giorno, una volta tornata a casa, Orihime l'aveva fermata appena in tempo: la bambina aveva preso la tempera rossa e si era pasticciata tutta la testa pur di assomigliare a lei. Tra le lacrime le aveva chiesto perché non potessero avere i capelli uguali, e Orihime l'aveva stretta in un abbraccio caloroso, spiegandole che ognuno è speciale a modo suo e che lei amava profondamente il fatto che sua figlia fosse nata con i capelli azzurri come il cielo e gli occhi blu come il mare.
Col tempo, però, Aoi aveva iniziato a fare domande sempre più insistenti, soprattutto perché non riusciva a diventare uno Shinigami come suo padre e suo fratello, e perché l'Hueco Mundo avesse inviato quel gigantesco Hollow come guardia del corpo personale. I coniugi Kurosaki le avevano quindi spiegato di chi fosse davvero figlia — anche se per loro questo non cambiava assolutamente nulla — e che Grimmjow, il suo vero papà, si trovava lontano per una missione della massima importanza; Ichigo era l'unico guerriero a cui l'Espada avrebbe mai potuto affidare la propria bambina. Grimmjow era il re dell'Hueco Mundo e, insieme alle regine Harribel e Neliel, governava il regno degli Hollow. Di conseguenza, lei era una principessa a tutti gli effetti.
Si chiese se non fosse il caso di rientrare. Probabilmente la maestra le aveva già rifilato una nota sul registro, ma a lei proprio non andava di rimettere piede in classe. Desiderava solo correre dallo zio Kisuke: lì Ururu le avrebbe offerto una fetta di torta e Jinta le avrebbe dato altre lezioni di baseball. Lo zio aveva rallentato la crescita di quelle due anime modificate proprio perché la bambina potesse essere circondata da persone giovani che le facessero da fratelli maggiori. Era quello il luogo in cui sentiva di voler stare, non tra quelle quattro mura, seduta a un banco ad ascoltare lezioni noiose e a sopportare quegli umani che, in realtà, avevano solo paura di lei.
A un certo punto le galline agitarono le ali, colte da un improvviso spavento, attirando subito l'attenzione della bambina. Un istante dopo si udirono una frenata violenta e uno schianto tremendo.
Tutti all'interno dell'istituto si affacciarono alle finestre per capire cosa fosse successo. Oltre i cancelli si levò una densa coltre di fumo scuro: un'auto aveva sbandato, schiantandosi contro il palo della luce. Purtroppo non era tutto, perché una donna anziana era finita sotto le ruote del veicolo. Gli insegnanti richiamarono immediatamente i bambini all'ordine e tirarono le tende per impedire loro di assistere alla tragica scena, mentre alcuni inservienti uscirono in fretta dall'edificio per prestare i primi soccorsi.
L'anziana si rialzò poco dopo. Era frastornata dal fumo e dalle urla, completamente confusa. Provò a chiedere aiuto a uno dei soccorritori ma, forse perché la sua voce era troppo fievole, venne ignorata. Fortunatamente si trovava di fronte a una scuola; si diresse così verso la fontanella del cortile interno, intenzionata almeno a sciacquarsi il viso, e fu lì che incrociò una bambina dai folti riccioli azzurri, che le tese la mano con un sorriso.
«Si è persa, signora? La posso aiutare?»
Le palpebre pesanti della donna si sollevarono per osservarla per qualche istante, poi il suo volto si distese in un sorriso dolce. «Che graziosa ragazzina... Sembri emanare luce.»
Aoi sorrise divertita, mostrando i suoi piccoli canini appuntiti.
L'anziana avvolse le sue dita attorno a quelle della picolla. Non capiva per quale motivo sentisse un peso così opprimente al petto, né da dove provenisse il suono metallico di una catena che si trascinava sul terreno.
«Dove mi porti, bella bambina?»
«Da un signore che l'aiuterà a stare meglio. Non si preoccupi per il suo kimono nero, è solo la sua divisa da lavoro. È un tipo buffo, ha persino i capelli afro!»
La donna rise di cuore davanti alla spontaneità di quella giovane.
Aoi non poteva lasciare l'anziana in quello stato di confusione: la sua Catena del Destino non si era nemmeno ancorata al luogo in cui era deceduta. Avrebbe rischiato di perdersi e, se non l'avessero trovata in tempo, la sua anima avrebbe finito per corrompersi, trasformandosi in un Hollow.
«Signor Kurumadani! Ehi, signor Kurumadani, è qui? C'è del lavoro per lei!» gridò Aoi, portandosi una mano vicino alla bocca mentre camminava nell'isolato limitrofo, in cerca del guardiano di Karakura che non doveva essere molto lontano.
L'anziana, ancora confusa, continuava a seguire Aoi docilmente. Nonostante fosse una perfetta sconosciuta, quella bambina le trasmetteva una profonda serenità.
«Ci sono io, se vuoi. Posso occuparmi io della signora» una voce elegante catturò l'attenzione di Aoi. Da dietro il muro di un giardino emerse un giovane uomo biondo dagli occhi arancioni; indossava una camicia bianca e un paio di jeans attillati.
Lo sguardo di Aoi si fece subito serio. «No, grazie. Ho bisogno del signor Kurumadani, e lei non mi sembra affatto uno Shinigami.»
Il giovane, con le braccia conserte, sorrise scrollando appena le spalle. «Oh no, io non sono uno Shinigami. Ma sono una persona che ha comunque a cuore le anime dei defunti, soprattutto quelle che in vita sono state molto buone.»
«Aoi, chi è questo ragazzo?» chiese l'anziana, spaventata.
Aoi corrugò la fronte. «Chi sei?»
«Oh, che maleducato... Il mio nome d'arte è Dorian, molto piacere!» Nella presentazione, le porse un elegante inchino con tanto di rotazione del polso verso il basso. «E sono qui proprio per la signora alle tue spalle.»
«Aoi, io non lo conosco questo tipo!» esclamò la donna, allarmata.
«E nemmeno io!» rispose la bambina, il cui istinto si tese al massimo, spingendola a richiamare la sua spada di legno e attivando il sigillo sul polso sinistro.
Nel compiere quel gesto, però, liberò il proprio Reiatsu, che venne percepito con grande stupore da Dorian. Aoi fece un passo indietro, con le mani ben strette attorno all'impugnatura, perché non le piaceva affatto il modo in cui quell'individuo la stava squadrando.
«Io... io mi nutro di anime pure per mantenere il mio bell'aspetto, e degli Hollow per la loro forza... Ma tu... tu incarni entrambe le cose!» Si passò la lingua sulle labbra, come se si trovasse di fronte a un pasto luculliano. «Ti voglio!»
«Giù le mani dalla piccola Aoi, dannato maniaco!»
Improvvisamente fece irruzione l'uomo che Aoi stava cercando: Zennosuke Kurumadani, il guardiano di Karakura e membro della Tredicesima Divisione. Il muscoloso Shinigami di alta statura, con i capelli afro castano scuro, gli occhi intensi e le sopracciglia folte, aveva già rilasciato il suo Shikai: un'arma a forma di ruota di vento e fuoco con un manico di legno incorporato nella lama. Quel manico era avvolto in un tessuto blu che scendeva formando due piccoli nastri, ulteriormente impreziositi dall'aggiunta di una piccola campanella dorata a ciascuna estremità.
Lo sguardo dello Shinigami era acceso e un sorriso sicuro di sé gli piegava gli angoli della bocca. «State bene, signore?»
L'anziana non sapeva cosa dire, mentre Aoi, ancora in posizione di guardia, dichiarò con orgoglio che era tutto sotto controllo.
Dorian, non sopportando che quel misero essere si fosse messo tra lui e la sua preda, sprigionò la propria energia spirituale, facendola scaturire sotto forma di una pioggia di scintille accecanti.
Zennosuke riconobbe subito la tipica energia dei Fullbringer e, considerando che quel soggetto stava prendendo di mira l'anima di una defunta, non ci volle molto a ricollegare tutte le anomalie delle settimane precedenti a quel losco individuo.
Dorian tese un braccio in avanti e dal palmo della sua mano scaturirono fulmini accecanti che squarciarono l'aria. Zennosuke, comprendendo l'imminente pericolo, afferrò all'istante il suo dispositivo di comunicazione: «Qui Kurumadani! Installate immediatamente una barriera di isolamento sulle coordinate attuali! C'è un Fullbringer ostile in città!»
Senza perdere un secondo, lo Shinigami sfruttò lo Shunpo per scattare indietro. Con una rapidità sorprendente, prese in braccio sia Aoi che l'anziana defunta, balzando verso l'alto per metterle al sicuro sul tetto di un condominio vicino, proprio mentre la barriera spirituale trasparente iniziava a sigillare la zona dello scontro.
«Ehi! Lasciami andare, voglio combattere anche io! Posso spaccarlo quel tipo!» protestò furiosamente Aoi, agitando i pugni in aria e scalciando mentre Kurumadani la faceva adagiare sulle tegole.
«Tu resta qui e proteggi la signora, mocciosa! Questo non è un gioco per bambini!» le ordinò Zennosuke con tono severo, prima di rimettersi in posizione di guardia e tuffarsi nuovamente verso il basso.
Dorian, nel frattempo, aveva già sfoderato il suo strumento d'elezione: un elegante e antico pennello da pittura. Con un movimento fluido ed estremamente rapido, scattò verso lo Shinigami utilizzando il Bringer Light, la tecnica di movimento avanzata dei Fullbringer che lasciava una scia luminosa verde sotto i suoi piedi.
Prima che Zennosuke potesse affondare il colpo con la sua ruota di vento e fuoco, Dorian calò il pennello contro la parete di cemento del vicolo. All'istante, le setole assorbirono l'essenza inanimata del muro: la pelle del Fullbringer cambiò consistenza, assumendo la durezza grigia e impenetrabile della pietra. Lo Shikai di Kurumadani impattò contro il braccio di Dorian, producendo un violento boato e una pioggia di scintille, ma senza riuscire a scalfirlo.
«Shinigami... Io assorbo l'essenza di tutto ciò che tocco» sussurrò Dorian con un sorriso sadico, mentre i fulmini tornavano a danzare attorno alle sue dita, pronti a investire l'avversario a bruciapelo. «E non vedo l'ora di scoprire che sapore ha l'anima di quella bambina sul tetto.»
«Fidati, quella ragazzina è talmente piccante che poi non ti basterebbe una distilleria di latte per toglierti il pizzicore!» rispose Zennosuke, con la sua solita spavalderia, prima di rimettersi in moto.
Lo Shinigami fece roteare lo Shikai a gran velocità, scatenando un fendente d'aria per respingere i fulmini che Dorian gli aveva scagliato contro. Le due energie collisero a mezz'aria con un boato elettrico, riempiendo il vicolo protetto dalla barriera di un forte odore di ozono.
Sfortunatamente, Dorian si rivelò un avversario estremamente ostico. Sfruttando la spinta del Bringer Light, si muoveva come un fulmine dorato, apparendo e scomparendo negli angoli ciechi di Zennosuke. Ogni volta che lo Shinigami tentava un affondo pesante con la sua arma, Dorian rispondeva con una precisione chirurgica: parava i colpi letali sfruttando la pelle indurita dalla pietra e contrattaccava rilasciando scariche elettriche a bruciapelo.
Zennosuke cominciò presto ad arrancare, entrando in seria difficoltà. La divisa nera da Shinigami mostrava già i primi segni delle bruciature e dei tagli dovuti ai fulmini, e il peso dei suoi stessi attacchi respinti iniziava a fargli tremare le braccia. Dorian, al contrario, non mostrava il minimo segno di cedimento; la sua velocità sembrava persino aumentare a ogni scambio di colpi, mentre il suo sorriso sadico diventava sempre più ampio ed eccitato.
«Tutto qui quello che sa fare un guardiano della Soul Society?» lo schernì il Fullbringer, facendo ruotare l'elegante pennello tra le dita e accumulando una quantità impressionante di elettricità attorno alla punta. «Sei solo una perdita di tempo. Meglio che io passi subito al piatto principale!»
Zennosuke continuò a opporsi con tutte le proprie forze ma l'avversario, muovendosi con un'eleganza micidiale, scovò un'apertura nella sua difesa. Con un gesto fluido, Dorian fece scivolare le setole del suo pennello direttamente sulla lama dello Shikai, assorbendone istantaneamente il potere spirituale. Quell'energia fusa alla sua immensa forza fece sì che il potere distruttivo della ruota di vento e fuoco venisse riversato interamente contro lo stesso Shinigami, ma in forma potenziata. Un boato tremendo scosse il vicolo e l'impatto mise definitivamente KO Kurumadani, scagliandolo esanime al suolo.
Il Fullbringer si voltò subito verso il tetto, pronto a scattare per ghermire Aoi e l'anziana, ma proprio mentre stava per spiccare il volo, una figura si frappose all'ultimo secondo tra lui e il suo obiettivo: era Ichika, che aveva già indossato la sua divisa nera da Shinigami. Al suo fianco comparve Kazui che, ignorando il nemico, sollevò lo sguardo verso il tetto e gridò subito alla sorellina per chiederle come stesse.
Dorian buttò la testa all'indietro, scoppiando in una fragorosa risata di puro scherno.
«Prima un incompetente che si spaccia per guardiano, e ora due marmocchi vorrebbero tenermi testa?» osservò, asciugandosi una lacrima di divertimento e puntando il pennello intriso di Reiatsu contro di loro. «Se non altro, il tizio di prima aveva il pregio di essere del mestiere!»
Poi, però, si bloccò di colpo, osservandogli meglio con quei suoi occhi color arancione acceso.
«Anche se siete degli Shinigami, e il vostro sapore mi risulta un po' indigesto, siete comunque giovani e puri...» aggiunse Dorian, leccandosi le labbra con un'espressione avida e spietata. «Sì, credo proprio che vi terrò come contorno prima del piatto principale!»
Ichika non sapeva ancora rilasciare lo Shikai né, tantomeno, il Bankai; ma era già un'ottima spadaccina e compensava la mancanza di un rilascio padroneggiando i Bakudō, che sfruttava abilmente per bloccare e disorientare i nemici. La sua Zanpakutō, ancora in forma sigillata, aveva la particolarità di possedere una guardia a forma di saetta. Neppure Kazui aveva ancora rivelato il proprio vero potere e non sapeva utilizzare gli incantesimi di vincolo, ma si muoveva con un'agilità fulminea che non aveva nulla da invidiare al Bringer Light di un Fullbringer professionista. Il ragazzo era in grado di concentrare il proprio Reiatsu — un mix denso e singolare di energia latente Quincy e Shinigami — per poi scagliarlo contro l'avversario attraverso i fendenti della sua spada.
Comunque, nonostante la straordinaria coordinazione e i loro talenti innati, anche per i due giovani guerrieri Dorian si dimostrò un nemico incredibilmente ostico.
I ragazzi sferrarono un attacco combinato perfetto: grazie ai numerosi anni di addestramento trascorsi insieme, si muovevano come se si leggessero nel pensiero. Dorian, però, era talmente agile e veloce da riuscire a schivare gli incantesimi bloccanti di Ichika e ad assorbire i colpi diretti di Kazui, in quanto interamente fatti di pura energia spirituale. Muovendosi con una rapidità disumana, il Fullbringer riuscì persino a far passare le setole del proprio pennello sulla lama di Ichika, neutralizzandone l'impatto; subito dopo, la colpì con il braccio libero in modo così violento e tagliente da scagliarla brutalmente al suolo, ferendole un fianco.
Kazui accorse immediatamente per assicurarsi che l'amica stesse bene, ma quel momento di distrazione, dettato dal profondo altruismo del ragazzo, si rivelò un'occasione d'oro per Dorian. Il Fullbringer accumulò fulmini attorno al braccio, pronto a scagliare un devastante fendente elettrico contro il giovane dai capelli arancioni. L'attacco, ciononostante, andò completamente a vuoto: con un urlo ferocissimo, Aoi piombò dall'alto e colpì in pieno alla testa il loro nemico con la sua katana di legno.
Sotto l'impatto violento della spada di legno, si udì un sinistro suono di cedimento: la pelle sul volto di Dorian iniziò a incrinarsi e a sfaldarsi come argilla secca. Era la prova evidente che il suo Fullbring aveva un punto debole: il potere di assorbire le anime pure per l'aspetto e gli Hollow per la forza non era permanente, ma legato a un tempo limite ben preciso.
Zennosuke, sputando sangue sul cemento, si puntellò su un gomito per guardare la scena. «Maledizione...» tossì lo Shinigami, stringendo i denti per il dolore. «Quel tipo... predilige gli attacchi rapidi e fulminei proprio perché la sua forma non è stabile a lungo termine! Se lo portiamo per le lunghe, crollerà da solo!»
Dorian, accecato dalla rabbia per quel barlume di debolezza appena rivelato, non lo stette a sentire. Con uno scatto felino si avventò in avanti, allungando la mano indurita dalla pietra: «Marmocchia insolente!» ringhiò, afferrando Aoi dritto per il collo.
La presa fu così brutale che la bambina perse immediatamente la presa sulla sua katana di legno, che cadde al suolo con un rumore sordo. Sollevata da terra a gambe penzoloni, Aoi cercò disperatamente di liberarsi, mentre l'aria iniziava a mancarle.
«Aoi!» urlò Kazui. Il ragazzo scattò all'istante, menando un fendente carico di Reiatsu per tagliare il braccio del nemico.
Dorian, senza nemmeno guardarlo, sollevò l'altro braccio — ancora potenziato dall'essenza della spada di Ichika — e intercettò la lama di Kazui con un colpo secco, respingendo i suoi attacchi distruttivi come se la sua stessa carne fosse fatta di solido acciaio.
«È inutile!» esclamò il Fullbringer, mentre un sorriso sadico e distorto tornava a piegargli le labbra. Fissò gli occhi spalancati di Aoi, attivando il vortice del suo potere. «Ora la tua essenza è mia!»
Aoi sentì le forze abbandonarla di colpo, una sensazione di gelo che provava a svuotarle il petto. Ma insieme alla debolezza, dentro di lei divampò una rabbia cieca, furiosa, ereditata dal sangue reale dell'Hueco Mundo. Non si sarebbe fatta sconfiggere in quel modo da un viscido umano.
Mossa da un puro istinto selvaggio, la bambina sollevò di scatto il pugno destro contro il petto del nemico. Fu un gesto quasi casuale, disperato, ma dal suo piccolo palmo esplose improvvisamente un accecante bagliore azzurro. L'onda d'urto spirituale fu così potente e distruttiva da investire Dorian in pieno, lacerandogli i vestiti e scagliandolo all'indietro contro le pareti del vicolo, costringendolo a mollare la presa e a lasciarla andare.
«Sorellina, stai bene?» chiese Kazui con il cuore in gola, precipitandosi al fianco di Aoi. La bambina si teneva il collo con entrambe le mani e tossiva vistosamente per cercare di riprendere aria nei polmoni.
«Cosa... cosa è successo?» domandò lei con un filo di voce, ancora stordita.
Kazui sorrise a trentadue denti. «Sei tu che devi dirmelo! A me è sembrato un vero e proprio Cero azzurro in miniatura!»
Aoi si guardò incredula il palmo da cui era emersa quella forza dirompente. Non lo aveva richiamato razionalmente, aveva solo agito seguendo il proprio istinto. Sorrise al fratello con le guance imporporate di rosso e lui, con un gesto affettuoso, le accarezzò la testolina riccioluta.
I due ragazzini, però, commisero ancora una volta l'errore di distrarsi durante la battaglia. Diverse saette di energia spirituale partirono improvvisamente dal corpo del nemico, il cui volto appariva sempre più deformato, simile a un quadro di cera che si scioglie al sole. Fortunatamente, qualcuno si frappose all'ultimo istante tra loro e l'attacco, evocando uno scudo azzurro la cui trama ricordava una ragnatela di pura luce.
«Ti piace prendertela con i bambini, essere immondo?» chiese con il suo solito tono elegante e composto Uryū Ishida, sistemandosi gli occhiali sul ponte del naso con un gesto preciso delle dita. L'uomo, che ormai aveva preso a pieno ritmo le redini della sua famiglia, lasciava trasparire tutto il proprio alto retaggio Quincy anche attraverso il completo grigio di raffinato taglio italiano che indossava.
Dorian, con la bava alla bocca e il corpo che continuava a sfaldarsi a causa del limite di tempo del suo Fullbring, ringhiò come una bestia ferita. «Ancora un altro?! Siete come formiche che spuntano dalle crepe del cemento! Vi schiaccerò tutti!»
Con un urlo disperato, il Fullbringer scattò in avanti utilizzando il Bringer Light. Le saette elettriche attorno alle sue braccia si intensificarono, pronte a investire il nuovo arrivato. Brandendo il suo pennello, Dorian cercò di colpire Ishida per assorbire anche la sua energia, ma il Quincy non si mosse di un millimetro.
Con una calma glaciale che rasentava l'indifferenza, Uryū sollevò semplicemente il braccio sinistro. Nel palmo della sua mano si materializzò all'istante il suo arco di reishi azzurro, sprigionando una pressione spirituale nitida e tagliente.
«Sei lento» commentò Ishida con voce ferma e priva di emozione.
Prima che Dorian potesse persino sfiorarlo, un sibilo acuto squarciò l'aria del vicolo. Senza che i ragazzi potessero distinguere il movimento delle sue dita, Uryū scagliò una pioggia di frecce di luce ad altissima velocità. I dardi d'energia intercettarono i fulmini di Dorian a mezz'aria, annullandoli, mentre altre tre frecce lo colpirono di striscio alle spalle e alle gambe, costringendolo a frenare bruscamente la sua corsa.
«Maledetto!» urlò Dorian, stringendo i denti per il dolore e sputando un grumo di sangue grigiastro. Calò il pennello sul terreno per assorbire la materia dell'asfalto, cercando di indurire nuovamente la propria pelle come la pietra per proteggersi. «Pensi davvero che delle semplici frecce possano abbattermi?!»
Uryū si sistemò di nuovo gli occhiali sul naso con il dito medio, guardando l'avversario dall'alto in basso con una severità assoluta. «Un Fullbringer che si nutre di anime pure per vanità e ruba i poteri altrui non è un guerriero. Sei solo un parassita instabile, e la tua forma sta già crollando da sola.»
«Zitto! Io sono perfetto! Io sono Dorian!»
Il Fullbringer tese entrambe le mani, concentrando l'ultimo barlume del suo potere in un'unica, gigantesca sfera di fulmini e detriti di pietra, scagliandola con tutta la forza della disperazione contro il Quincy.
Uryū non tese nemmeno l'arco. Sfruttando l'Hirenkyaku, si spostò di lato in un battito di ciglia, lasciando che la sfera d'energia si infrangesse inutilmente contro la barriera spirituale protettiva alle sue spalle. Un istante dopo, Ishida riapparve proprio di fronte a Dorian, con l'arco già teso e puntato dritto al centro del suo petto, dove la Catena del Destino assorbita pulsava debolmente.
«Il gioco è fatto» sussurrò Uryū, con gli occhi che brillavano di un chiarore freddo e determinato dietro le lenti. «Scacco matto.»
Senza mostrare la minima esitazione, Uryū rilasciò la corda dell'arco. La freccia di reishi azzurra perforò il petto di Dorian con precisione sublime, distruggendo il nucleo del suo potere e frantumando l'oggetto del suo potere. Il Fullbringer emise un grido soffocato, mentre il guscio di pietra e fulmini che lo avvolgeva si dissolveva in polvere. Con la distruzione del suo corpo fisico, l'essenza di Dorian si separò dalla materia, lasciando fluttuare la sua anima nel vicolo.
Tuttavia, non ci fu il tempo di tirare un sospiro di sollievo.
Il cielo all'interno della barriera si oscurò di colpo, squarciato da una tremenda pressione spirituale che fece tremare le pareti dei palazzi. Davanti ai loro occhi, l'aria si tinse di un fumo nero e denso, aprendosi per dare forma a un imponente portale infernale. Le ante di pietra, decorate da scheletri deformi e urlanti, si spalancarono in tutta la loro terrificante potenza. Le colossali braccia dei guardiani dell'Inferno emersero dal buio profondo, protendendosi direttamente verso Dorian.
Essendosi macchiato in vita di crimini orrendi — l'assorbimento di innumerevoli anime innocenti — la legge dell'Oltretomba non ammetteva sconti: l'Inferno lo stava reclamando.
«No! No, vi prego! Io sono perfetto! Non posso finire in quel posto!» urlò Dorian, il cui volto si contrasse in una smorfia di puro terrore.
La forza di gravità e il magnetismo del portale iniziarono a risucchiarlo senza pietà. L'uomo piombò a terra, disperato; le sue dita spettrali artigliarono l'asfalto, graffiando furiosamente il terreno con le unghie nel tentativo disperato di aggrapparsi a qualcosa, a qualunque cosa pur di non essere trascinato nel baratro. Le unghie si spezzarono, lasciando solchi invisibili sul cemento, mentre la sua voce diventava sempre più roca e stridula.
«Aiutatemi! Voi... voi siete Shinigami, siete dei protettori! Non potete lasciare che mi prendano!» invocò, girando la testa verso i ragazzi con gli occhi fuori dalle orbite.
«Mi dispiace, ma non c'è posto nella Soul Society per un tipo come te» bofonchiò Zennosuke, lottando con tutte le forze per non perdere conoscenza proprio mentre si compiva quel prodigio.
Ishida si chinò rapidamente su Ichika, poggiandole una mano sulla spalla, ma mantenne lo sguardo fisso e vigile sul portale.
Kazui teneva stretta a sé Aoi, la quale aveva gli occhi sgranati dallo stupore. Ma la bambina non era sconvolta dall'evento in sé e per sé, che le agitava all'impazza i capelli suoi e degli altri presenti... c'era dell'altro. Qualcos'altro che, dall'oscurità del baratro, la stava fissando a sua volta.
Dorian venne infine risucchiato del tutto... ma avvenne l'imprevisto. Anziché chiudersi all'istante, dal portale scaturì una densa coltre di fumo nero; da quel fumo spettrale emersero un paio di occhi cremisi, due corna arcuate, una bocca dai denti aguzzi e una lunga lingua appuntita.
«Ecco, finalmente... Il Sigillo della Cucitura» sibilò l'essere con una voce gutturale che fece gelare il sangue a tutti i presenti.
«Aoi, dove vai?!» gridò Kazui, allarmato.
La bambina, però, non lo ascoltò. Si era divincolata con forza dal suo abbraccio e ora, con le pupille illuminate di un fulgore così intenso da sembrare quasi bianche, avanzò verso quell'essere come se fosse completamente ipnotizzata.
Il demone sollevò i suoi artigli mostruosi, pronto a ghermirla e a trascinarla con sé, ma un'improvvisa forza opposta lo investì in pieno, respingendolo brutalmente.
Aoi tornò in sé con un sussulto, interrompendo lo stato di trance. Alle sue spalle si trovava Kazui: il ragazzo aveva il volto contratto per il massimo sforzo, i palmi saldamente congiunti e le iridi attraversate da una luce abbacinante. Lo sguardo del mostro tremò, colto di sorpresa da quella forza sconosciuta e incontenibile, figlia di diverse entità spirituali che in quel momento si erano fuse in un'unica, immensa energia distruttiva.
Kazui non disse nulla. Non c'era alcuna formula magica da pronunciare ad alta voce: bastava il suo spaventoso Reiatsu.
Il demone ruggì per la frustrazione di essere ricacciato indietro, continuando a sferrare artigliate a vuoto nel disperato tentativo di afferrare Aoi. Ormai, però, era troppo tardi: le imponenti porte dell'Inferno si richiusero violentemente su di lui, sigillando lo squarcio e riportando il silenzio nel vicolo.
La squadra medica degli Shinigami arrivò in quel preciso momento per prestare immediato soccorso alla guardia di Karakura e alla figlia del capitano della Tredicesima Divisione.
Kazui, in un gesto di pura protezione, abbracciò da dietro la sorella. «La mamma ce l'ha detto mille volte che gli sconosciuti non si seguono, sciocca!»
Aoi rimase ferma, ancora incredula e con gli occhi sgranati; poi tirò su con il naso, non riuscendo più a trattenere le lacrime. Si voltò di scatto e si gettò tra le braccia del fratello per farsi consolare, sfogando finalmente tutta la paura e la tensione che si erano accumulate in quegli interminabili minuti.
Ishida, che aveva finalmente potuto abbassare la guardia, non mancò tuttavia di studiare di sottecchi i figli dei Kurosaki. Per motivi diversi, quei due ragazzini erano entrambi un mistero vivente.
«Il Sigillo della Cucitura, eh?» sussurrò a bassa voce, mentre un'ombra di preoccupazione gli oscurava lo sguardo.
Più tardi, una volta che le acque si furono calmate, l'anziana poté finalmente ricevere il rito di purificazione. La donna confessò che mai in vita sua aveva assistito a cose del genere, e si augurò che nell'aldilà l'atmosfera potesse essere un po' più tranquilla.
«Oh, non si preoccupi! Lì ci sono campi sterminati e c'è sempre la primavera! Vedrà, si troverà benissimo!» la rassicurò Aoi con entusiasmo, ora che si era completamente ripresa.
L'anziana sorrise dolcemente e le accarezzò la testa. «Sei proprio una cara bambina... Ti auguro ogni bene!»
Le guance di Aoi si tinsero di un leggero rossore davanti a quel gesto così spontaneo. Se non altro, c'era qualcuno che apprezzava le sue qualità.
Come da rito, Zennosuke poggiò il pomello dell'impugnatura della propria spada sulla fronte della donna. Il corpo dello spirito si dissolse all'istante in mille frammenti di luce, ascendendo finalmente verso la Soul Society.
La giornata, dopotutto, si era conclusa nel migliore dei modi.
⋆ ˚。⋆୨୧˚ ˚୨୧⋆。˚ ⋆
Inferno.
Nimue era stata ricacciata indietro con la forza da quel moccioso dai capelli arancioni, nonostante si fosse manifestata nella sua reale forma demoniaca. Un atto gravissimo, un affronto intollerabile che l'aveva ferita nell'orgoglio.
Comunque sia, forse nulla era stato davvero vano. Oltre a essere sopravvissuta, era finalmente riuscita a scoprire dove si trovasse il Sigillo della Cucitura. Trovava incredibilmente divertente e interessante il fatto che quell'antico potere avesse assunto le sembianze di una bambina; una bambina che, a giudicare dall'aspetto, sembrava l'unione perfetta tra il Re Azzurro e la Principessa Aster.
Quando il generale dei demoni si presentò di nuovo al cospetto dell'Antico, quest'ultimo comprese subito, dalla sua postura rigida, che la donna non era lì solo per una visita di cortesia.
«Mio signore, ho delle novità» annunciò Nimue, inginocchiandosi con deferenza.
Le immagini presenti in questa storia sono generate tramite strumenti di intelligenza artificiale e hanno esclusivamente finalità illustrative. Non rappresentano materiale ufficiale e non sono destinate a diffusione o utilizzo al di fuori di questo contesto.