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- 8 - UNA VIA D'USCITA
Ryo sentì il peso di quelle parole come se Mick gli avesse appena assestato un gancio dritto allo stomaco. Pensò mentre aspettava il suo turno dal professore di lingue. "Subdola bastarda inodore e trasparente".
Era la descrizione perfetta del suo passato, quel fantasma che pensava di aver sepolto sotto i colpi della sua Magnum e che invece stava riemergendo attraverso i silenzi di Shin e l'irruenza di Sayuri.
Si congedò da Mick con un cenno quasi assente. Doveva finire il giro. Mancavano quattro tappe al termine di quella via crucis tra i banchi di scuola.
Il colloquio con il professor Dupont fu quello che, forse più di tutti, diede a Ryo la misura di quanto Shin si sentisse un "esule" in casa propria.
L’aula di lingue era intrisa di un odore di carta vecchia e caffè lungo. Il professore, un uomo dai modi raffinati e lo sguardo acuto, non intimidiva Ryo con la forza, ma con una calma intellettuale che lo faceva sentire nudo.
- Monsieur Saeba, si accomodi. - Esordì Dupont, intrecciando le dita lunghe sulla scrivania. - Shin è un allievo singolare. In trent'anni di insegnamento, raramente ho visto un ragazzo padroneggiare il francese e l'inglese con una precisione così... chirurgica. - Ryo si schiarì la voce, cercando di darsi un contegno:
- Immagino sia merito della sua dedizione allo studio. - Disse lui.
- Non è solo dedizione, Monsieur. È una necessità. - Dupont lo fissò dritto negli occhi. - Shin non impara le lingue per comunicare, le impara per costruire ponti verso l'esterno. Mi ha confessato di voler studiare medicina in Europa o di unirsi a organizzazioni internazionali. Sa perché? -
Ryo scosse la testa, sentendo un peso salirgli dallo stomaco.
- Perché vuole andare dove il nome "Saeba" non evoca sussurri nei vicoli di Shinjuku. - Il professore fece una pausa, lasciando che il silenzio pesasse. Apposta. - Shin studia il francese perché lo vede come un codice segreto, un passaporto per una terra dove nessuno sappia chi è suo padre. Sta cercando una via di fuga linguistica. Vuole un mondo dove possa essere solo "Shin, il medico", e non "il figlio del leggendario sweeper". -
Ryo sperava che col professore uomo sarebbe andato meglio, invece una ennesima spada di Damocle:
- Ma io non faccio pressioni a mio figlio sul fatto di dover fare o seguire le mie orme. Io lo lascio libero. Cioè da tutti i colloqui che ho avuto finora, mi è sembrato di uscirne come un mostro e non come un padre. Non so nemmeno io cosa dire, non so... - Disse Ryo quasi con le lacrime agli occhi. Il suo cuore stava letteralmente sanguinando.
Il professor Dupont lo osservò con una punta di rammarico, posando le mani sulla scrivania in un gesto quasi paterno. Non c’era derisione nel suo sguardo, solo la consapevolezza di chi vede queste dinamiche consumarsi ogni giorno tra i banchi.
- Monsieur Saeba, la libertà non è solo l'assenza di catene. Per un ragazzo come Shin, la libertà è poter esistere senza che la sua ombra proietti sempre la sagoma della sua. Lei non gli fa pressioni dirette, è vero. Ma il suo silenzio, la sua leggenda e persino il modo in cui la gente la guarda per strada sono pressioni silenziose che lui avverte ogni secondo. - Ryo si passò una mano sul viso, stanco:
- Quindi, se non dico nulla sbaglio, e se cerco di proteggerlo sbaglio lo stesso. È una missione senza via d'uscita. -
Disse Ryo ormai stremato. Nemmeno in un combattimento con venti uomini che gli piombavano tutti insieme avrebbe fatto così fatica.
- Non è una missione, è un dialogo. - Rispose Dupont con un leggero accento francese. - Shin non ha bisogno che lei lo lasci libero di andarsene. Ha bisogno che lei lo renda libero di restare. Gli faccia capire che il nome Saeba può essere anche il nome di un medico, non solo quello di un fantasma di Shinjuku. - Concluse il professore.
Ryo strinse i braccioli della sedia. Era come se il professore gli stesse dicendo che suo figlio stava preparando le valigie da anni, parola dopo parola.
- E Sayuri? - Chiese Ryo, quasi a voler cambiare aria. Tutte queste conversazioni lo stavano soffocando.
- Ah, Sayuri! - Dupont sorrise, ma era un sorriso amaro. - Lei è l'opposto. Usa l'inglese come un'arma da strada. Lo parla con lo slang dei film d'azione e dei testi rap. È straordinariamente efficace nel farsi capire, ha un carisma che trascende le barriere linguistiche. Ma lo usa solo per "marcare il territorio". Se Shin usa le lingue per scappare da lei, Sayuri le usa per imitarla anche fuori. Vuole essere la versione globale di suo padre. -
Dupont chiuse il registro con un colpo secco. Vide la faccia di lui visibilmente distrutto. Dei gemelli Saeba ne parlavano spesso nelle riunioni dei professori e nei consigli di classe e tutti gli insegnanti avevano la stessa opinione. Indipendentemente dalle materie che insegnavano.
- Comunque non si scoraggi, sono sicuro che nessuno prima di oggi gli aveva detto queste cose. Fare il padre non è semplice per chi fa un lavoro normale, figuriamoci per uno che ha vissuto la sua vita. Sa, noi professori ci chiedevamo spesso come mai veniva solo sua moglie ai colloqui. Ci chiedevamo davvero chi fosse il padre di questi due ragazzi. E sono felice di averla conosciuta di persona oggi. Mi ha dato una opinione di lei che credevo in un altro modo. -
Ryo strinse la mano al professore, un gesto rigido che tradiva tutta la sua tempesta interiore.
Quelle parole, che volevano essere di conforto, erano state l'ennesima conferma: per anni, lui era stato un'assenza rumorosa, un vuoto che Shin e Sayuri avevano cercato di riempire in modi opposti e disperati.
- Grazie, professore. - Riuscì a dire, la voce appena un soffio. - Credo che oggi io abbia imparato più di quanto abbiano fatto i miei figli in un intero quadrimestre. -
Uscì dall'aula di lingue e si ritrovò nel corridoio deserto.
Le tappe successive "Arte ed Educazione Fisica" furono come un lungo rallentatore.
Ryo raccoglieva informazioni, annuiva meccanicamente, ma la sua mente era rimasta ferma a quel tema di Shin e a quella "via d'uscita linguistica" verso l'Europa. Più o meno anche il professore di Arte gli aveva confermato quello che gli avevano detto gli altri. Quella di Educazione Fisica non si era espressa più di tanto, elogiando Sayuri ed un po' meno Shin però insomma niente di rilevante.
Mancava solo il mostro sacro: il professore di scienze. La materia preferita di Shin.