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Creato il 21/06/2026, 09:59 · Aggiornato il 21/06/2026, 09:59

Capitolo 7: IL PESO DI UN NOME CHE NON HO SCELTO

@therese_1984
AdolescentiCompleta
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- 7 - IL PESO DI UN NOME CHE NON HO SCELTO

Ryo camminava lungo il corridoio, ignorando i sorrisi delle madri che Mick continuava a corteggiare con maestria. Le parole "padre" e "fantasma" gli rimbombavano in testa come un'eco fastidiosa.

Si fermò davanti alla porta dell'aula di Lettere. Se la matematica era logica, la letteratura era... be', sentimenti. Il territorio in cui Ryo Saeba si sentiva più vulnerabile.

Anche se ebbe l'impressione che tutto l'ambiente scolastico fosse per lui come un nemico imbattibile.

Entrò. La signora Sato non era minuta come la Yamanaka. Era una donna imponente, con capelli grigi raccolti in uno chignon severo e un'aria che incuteva timore persino a un ex mercenario.

- Signor Saeba. - Disse lei, invitandolo a sedersi con un gesto regale. - Mick mi ha parlato molto di lei. Dice che siete "vecchi compagni d'armi". Spero che in quest'aula deporrà le armi, abbiamo molto di cui discutere. -

Madonna santissima. Pensò Ryo fra sè. Voleva morire, ora subito, immediatamente. Veloce ed indolore.

Ora capiva come si sentiva Kaori ogni volta che andava ai colloqui anche se non ne usciva con una faccia così frustrata come la sua. Magari con lei, le insegnanti avevano un altro atteggiamento. Si disse.

Il patibolo non era ancora finito.

Ryo si schiarì la voce, sentendo la telecamera pesare sull'occhiello:

- Sono qui per ascoltare, professoressa. - Disse lui sedendosi.

- Bene. Cominciamo da Shin. - La Sato aprì un quaderno. - Shin scrive temi che mi lasciano senza fiato. Ha una profondità d'animo rara per un quindicenne. Ma c'è una costante nei suoi scritti: parla sempre di eroi che restano nell'ombra, di persone che salvano il mondo senza che nessuno sappia il loro nome. C'è molta ammirazione in quello che scrive, ma anche un senso di solitudine terribile. - Ryo strinse le mani sotto il banco:

- Solitudine? - Chiese lui ancora stupito. Ma dopo il primo colloquio ormai si era arreso allo sconforto.

Ottimo come sweeper, ma la peggior feccia come genitore.

- Sì. Shin la vede come un gigante, signor Saeba. E teme che, restando nella sua ombra, non riuscirà mai a trovare la propria luce. Per questo si rifugia nei libri. - La professoressa lo guardò fisso negli occhi. - Lei sa qual è l'ultimo tema che ha scritto? Il titolo era: "Il peso di un nome che non ho scelto". -

Ryo sentì un colpo al petto. Era un proiettile invisibile, ma faceva più male di quelli veri. Ma Ryo decise di farsi ancora del male, chiedendole:

- E nello specifico, a cosa allude? - Chiese. E lei:

- Lo vuole proprio sapere? - Chiese la donna con ironia. Come se fosse una beffa.

- Sì perchè devo avere elementi sufficienti per risolvere questi problemi con mio figlio che finora non credevo fossero così importanti ed imponenti. Sì certo, non ho un rapporto così, non so, così affine come con l'altra figlia, perchè mi assomiglia di più ma questo non vuol dire che non ci tenga a lui. E' solo così diverso da me che per me è quasi indecifrabile. - Ammise Ryo e l'insegnante gli disse:

- Immagino sia l'eredità di City Hunter. Voi due siete molto più simili di quanto crediate. - Disse l'insegnante di lettere, storia e filosofia. E continuò:

- Analizza il difficile rapporto tra un figlio e un padre "leggendario", descritto come una presenza monumentale e ingombrante. Shin esprime la sua sofferenza per l'eredità ricevuta, la frustrazione nel confronto con le imprese del padre e il desiderio di essere riconosciuto per la propria identità, separata dalla figura paterna. - Concluse la docente.

***

Miki e Kaori sgranarono gli occhi davanti allo schermo e la prima disse:

- Mamma mia, io mi starei seppellendo. Povero Ryo. - Ammise la donna. Mentre guardava Kaori rimanere senza parole:

- Avevo un'idea ma non avrei mai pensato una cosa simile. E' come se l'avessi mandato a morire con le mie stesse mani. - Disse Kaori quasi con le lacrime agli occhi. - Forse i nostri figli non li conosciamo poi così davvero come crediamo nonostante vivano dentro casa nostra e cerchiamo di accudirli sperando che siano felici. - Disse Kaori.

Miki a quel punto decise di smettere di essere la spettatrice del dolore del suo amico. Erano cose personali e della loro famiglia. Credeva che avrebbero riso e scherzato, ma non c'era nulla di cui scherzare. E disse a Kaori:

- Vai a casa Kaori, qui ci penso io. - E la donna spense la telecamera e si sistemò per ridirigersi a casa ad aspettare il marito. Così gli scrisse un messaggio sul cellulare:

"Molto peggio di quanto pensassi. Vado a casa, ti aspetto lì quando hai finito così ne discutiamo."

***

Ryo non rispose subito dopo quelle parole. Sentì il cellulare in tasca che vibrava per un messaggio. Lo lesse velocemente nel display del orologio digitale. Restò in silenzio, immobile, con lo sguardo fisso sul registro della professoressa, mentre nella sua mente le immagini del passato si scontrano con la realtà del presente.

"Pensavo che il mio nome fosse uno scudo per loro... non mi ero accorto che fosse una gabbia." Pensò.

Ryo alzò lo sguardo verso la Sato, e per la prima volta non c'era traccia di ironia o di fascino nei suoi occhi, solo un'umiltà nuda e cruda:

- Sa, professoressa... ho passato la vita a insegnare a chiunque come non farsi colpire dai proiettili. Ma non ho la minima idea di come si curi una ferita fatta dalle parole. Soprattutto se le parole sono le mie. - Si schiarì la voce, cercando di recuperare un briciolo di dignità, poi aggiunse:

- Posso avere una copia di quel tema? Non per controllarlo, ma perché ho bisogno di imparare a leggere mio figlio. - La professoressa sorrise e gli disse che glielo avrebbe mandato tramite mail sulla posta di sua moglie. Poi aggiunse:

- Invece Sayuri? - Chiese Ryo, cercando di sollevarsi un po' il morale.

- Sayuri è un fuoco d'artificio. - La Sato sorrise per la prima volta. - Ha scritto un saggio breve sulla giustizia che ha fatto discutere tutta la classe. Dice che la legge non sempre coincide con il giusto. È appassionata, coraggiosa, ma fatica a concentrarsi sulla grammatica perché la sua testa corre troppo veloce. Lei vuole agire, non descrivere. Ma sa cosa mi ha colpito? In ogni sua storia, c'è sempre una figura paterna che la salva all'ultimo momento. - Ryo abbassò lo sguardo.

Un figlio voleva scappare dalla sua ombra, l'altra figlia voleva disperatamente che quell'ombra la proteggesse per sempre.

- Signor Saeba - Concluse la Sato. - I suoi figli non hanno bisogno di un eroe da ammirare su un piedistallo. Hanno bisogno di un uomo che torni a casa e chieda loro: "Com'è andata la giornata?" senza che ci sia un crimine di mezzo. - Ryo si alzò, quasi stordito.

- Grazie, professoressa. Grazie per le sue parole. - Ed uscì nel corridoio e vide Mick che lo aspettava appoggiato al muro, con un'aria insolitamente seria.

- Ehi, socio. Faccia da funerale? - Chiese Mick, offrendogli un caffè dal distributore. Ryo prese il bicchiere di plastica:

- Mick, ma tu come fai? Come fai a essere così... presente? - Mick sospirò, guardando Nicholas che rideva con dei compagni in fondo al corridoio:

- Ho capito tardi che non sarei mai stato l'eroe dei suoi fumetti, Ryo. Così ho deciso di essere il tizio che gli prepara i muffin e che rompe le scatole ai professori, quello che lo ascolta quando è giù di morale, che lo punisce quando sbaglia, che conosce ogni singolo respiro. Kazue lavora molto ed ha degli orari strani, quindi il ragazzo lo seguo io. Faccio il mammo, praticamente. È meno glorioso, ma quando mi guarda, vedo me, non una leggenda. Nè uno sweeper nè un killer professionista. Il lavoro con Reika serve solo a portare a casa i soldi per spenderli per lui. E comunque ho deciso di farmi aiutare. - Disse Mick senza vergogna:

- In che senso? - Chiese Ryo.

- Nel senso che vado da qualche anno da uno psicologo una volta a settimana per parlare. Non di mio figlio, ma di me. Ci sono traumi, e tu sai, che ci hanno segnato per tutta la vita e tu più di tutti. E se prima non te ne accorgevi, ora ti stanno portando il conto. Salatissimo. Se avessimo avuto una infanzia normale, come quella di Kazue e in parte di Kaori, tutti questi problemi non glieli avremmo trasmessi. Non sono un'eroe. Kazue mi ha fatto capire tante cose. Che avrei dovuto smantellare i miei fantasmi prima che i figli cominciassero ad andare a scuola perchè poi trasmetti loro cose che anche non vorresti. E' come l'influenza. Subdola bastarda inodore e trasparente. Risolvi i tuoi problemi con loro prima che sia troppo tardi. Prima che Sayuri prenda la tua vecchia strada per imitarti e Shin se ne vada così lontano da dimenticarti per sempre. -

Ryo annuì lentamente. Aveva rimasto altri quattro insegnanti: quello di inglese e francese, quello di arte e quella di educazione fisica ed infine quello di scienze, la materia preferita di Shin. Tra uno e l'altro ed altri genitori aspettò in saletta ma in disparte in piedi e lontano da tutti.

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