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Creato il 21/06/2026, 09:56 · Aggiornato il 21/06/2026, 09:56

Capitolo 6: EQUAZIONI E SENTIMENTI

@therese_1984
AdolescentiCompleta
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- 6 - EQUAZIONI E SENTIMENTI

Ryo entrò nell'aula di matematica sentendosi come se stesse camminando bendato su un campo minato. La professoressa Yamanaka, una donna minuta ma dallo sguardo affilato come un bisturi, lo attendeva dietro una scrivania sommersa di grafici e registri.

– Signor Saeba. Prego, si sieda. – Disse lei, senza alzare lo sguardo. – Mi sorprende vederla. Di solito ai colloqui viene sua moglie. -

Ryo si accomodò nel banco, le ginocchia che premevano contro il legno, sentendosi improvvisamente un gigante goffo.

– Mia moglie era... impegnata. – Balbettò, ricordando solo in quel momento la telecamera sull'occhiello e sperando che Kaori non stesse ridendo troppo forte.

– Capisco. Parliamo di Shin. – La professoressa aprì un faldone. – Shin ha una mente analitica straordinaria. I suoi passaggi logici nelle equazioni differenziali sono... eleganti. È sprecato per un liceo ordinario. Ma c'è un problema. –

Ryo raddrizzò la schiena, il tono da "missione" che riprendeva il sopravvento. – Un problema? Qualcuno lo disturba? Ha bisogno di protezione? –

La Yamanaka lo guardò sopra le lenti degli occhiali:

– No, signor Saeba. Il problema è che Shin lavora da solo. È come se avesse costruito un muro intorno a sé. Risolve i problemi più complessi del programma, ma si rifiuta di collaborare con i compagni. Sembra che abbia paura di mostrare quanto sia bravo per non... come dire... attirare troppo l'attenzione. Capisco anche che avere una sorella gemella come Sayuri, non aiuti molto, dato che lei sembra a capo della gang della classe insieme al figlio di Angel. A volte mi chiedo come facciano a vivere dentro la stessa casa. -

Ryo rimase in silenzio. Sapeva esattamente da chi Shin avesse ereditato quella tendenza a muoversi come un lupo solitario, a non lasciare tracce, a nascondere il proprio talento per sopravvivere.

– E sua figlia Sayuri. – Continuò la professoressa sospirando. – Lei è l'esatto opposto. Ha un'intuizione logica fulminante, ma la usa solo per calcolare come saltare la recinzione durante l'intervallo senza essere vista dalle telecamere. Ha carisma, i compagni la seguono come se fosse un generale, ma i suoi voti sono un'altalena russa. Supera appena la sufficienza. Sia in matematica che nelle altre materie. Immagino che qualche aiutino glielo dia anche suo fratello. –

– Dice che è un generale, eh? – Ryo non riuscì a trattenere un sorriso d'orgoglio.

– Non è un complimento, signor Saeba! – Lo interruppe lei. – Suo figlio si isola per eccellere, sua figlia eccelle per ribellarsi. Sembra che entrambi stiano cercando di dimostrare qualcosa a qualcuno che non è in quest'aula. –

Ryo sentì il peso di quelle parole. La Yamanaka lo stava leggendo come un libro aperto. Non stava parlando solo di matematica, stava parlando del vuoto che lui aveva lasciato nella loro educazione.

– Mi spiace molto, un po' credo che sia involontariamente colpa mia, Kaori è una ottima figura di esempio. Però con due caratteri così opposti, non è facile. - Ammise Ryo. Sapeva che Kaori stava ascoltando e vedendo dalla telecamera nascosta. Come se davvero dopo anni volesse ancora ingannarlo.

- So chi è lei, signor Saeba. Quello che fa nella sua vita privata e lavorativa non mi interessa. Ho stima per i personaggi come lei, un consulente per la Polizia di vecchia data che ha sgominato parte della malavita di Shinjuku. Capisco sia difficile essere genitori in certe circostanze. Sopprattutto con un passato come il suo. - Disse l'insegnante con fare più tranquillo.

Kaori ne era a conoscenza del problema e alla insegnante aveva fatto un riassunto dell'infanzia ed adolescenza di Ryo come guerrigliero in Messico, il periodo di sweeper con Mick Angel a Los Angeles ed il successivo ritorno a Tokyo nelle vesti di City Hunter. Per farle capire meglio le dinamiche familiari. Ryo era stato un ex mercenario e killer professionista e cecchino dalla mira infallibile. L'insegnante ne era rimasta impressionata. Sicuramente averlo davanti ora dava un effetto incredibile. Emanava un'aura autorevole e leggendaria. Non osava immaginarselo da arrabbiato. Però ora davanti a lei era solo un genitore smarrito.

- Quindi cosa dovrei fare? Cosa dovremmo fare io e mia moglie? – Chiese Ryo, la voce improvvisamente bassa e priva di ironia.

- Sua moglie sta già facendo un ottimo lavoro, ma non può fare anche il suo. I ragazzi vogliono essere accettati da lei, riconosciuti ed amati. Non mi fraintenda. Non dubito che lei dimostri affetto però, non so come dirglierlo. Sicuramente il suo lavoro presente e passato e l'eredità di quello che è lei oggi, sta pesando involontariamente sui ragazzi. - La professoressa chiuse il registro e continuò:

– Inizi a trattare Shin come un pari, non come un bambino da proteggere. E dia a Sayuri un obiettivo che richieda più del suo coraggio fisico. Hanno bisogno di un padre, signor Saeba, non di un fantasma che appare solo quando ci sono dei guai. –

Ryo si alzò, decisamente in un certo senso mortificato da quelle parole però più consapevole. Forse ora aveva capito quello che Kaori aveva cercato sempre di dirgli. Le parole di Sayuri della sera prima risuonarono ancora come un monito. La professoressa gli aveva detto in modo molto più tecnico quello che già sua figlia aveva capito:

– Grazie, professoressa. Prendo atto. Cercherò di impegnarmi per migliorare le cose. –

Uscì dall'aula con la testa che gli girava. Fuori, Mick stava ridendo con la madre di Kenji, sventolando un volantino per la vendita di torte.

Ryo lo guardò e, per la prima volta, non provò irritazione, ma una strana forma di rispetto.

Mick aveva capito che la "missione" non era sparare ai cattivi, ma essere presente nei dettagli noiosi di ogni giorno.

Si fermò in un angolo del corridoio, guardò dritto verso la mini-telecamera nascosta e sussurrò:

– Spero che tu abbia sentito tutto, Kaori. Confido nel tuo aiuto futuro. Vado dalla prossima prof. -

Kaori al bar guardò Miki con un'aria un po' cupa. L'amica disse:

- Bisognava che qualcuno di autorevole lo mettesse davanti alla verità. Almeno ti ha tolto il peso di fare quel discorso. Ora dovrete solo studiare un piano di azione. -

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