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- 4 - UN RISVOLTO INATTESO
Ryo rimase immobile in mezzo alla cucina, con lo strofinaccio ancora in mano e lo sguardo fisso sulla porta del corridoio. Le parole di Sayuri gli bruciavano ancora dentro e il silenzio che scendeva dalla camera di Shin era più assordante di un’esplosione.
Gettò lo straccio sul lavandino. Non era da lui scappare, non lo era mai stato.
Non avrebbe aspettato la lavata di capo di Kaori, era un uomo, aveva una famiglia ed era anche padre. Era giusto che si prendesse le proprie responsabilità. Così decise di salire le scale mentre vide Kaori che usciva dalla stanza del figlio e lo guardava perplesso, andandogli incontro.
Non ci furono molte parole da dire. Ora avrebbe dovuto fare la sua parte. Il casino l'aveva combinato lui e lui ora doveva rimediare. Continuò a salire le scale lentamente incrociando lo sguardo di approvazione di sua moglie.
Cercò di non far scricchiolare il legno sotto i piedi, un’abitudine da predatore che ormai faceva parte del suo essere.
Si fermò davanti alla porta di Shin. Poteva sentire il respiro regolare del figlio e il fruscio delle pagine dell'album che Kaori gli aveva lasciato. Non glielo aveva detto ma sapeva che era il suo asso nella manica. Bussò. Non un colpo secco, ma tre tocchi incerti:
- Shin? Sono io. Quello che fa casino con i figli. - Disse Ryo con ironia ma non ricevette nessuna risposta sul momento. Il figlio gli rispose:
- Avanti. - Senza aggiungere altro. Decisamente figlio suo.
Ryo entrò, sentendosi improvvisamente troppo grande per quella stanza così ordinata. Non entrava mai nelle stanze dei figli, perchè non avevano ancora iniziato a portare a casa persone dell'altro sesso. E si stupì un po' di quella scoperta. Cioè di non osservare mai l'ambiente in cui passavano la maggior parte del tempo.
Vide l’album aperto sul letto e si schiarì la voce, grattandosi la nuca con imbarazzo. Shin era tornato alla scrivania, ma non stava scrivendo.
- Senti, per prima. Quello che ho detto sulla medicina... - Ryo cercò le parole, fissando un poster dell'apparato circolatorio sulla parete. - Era una sciocchezza. Volevo fare una battuta, ma sono un vecchio dinosauro e non mi è uscita bene. -
Shin non si voltò, ma le sue spalle parvero rilassarsi di un millimetro. Un solito miserrimo millimetro. Che diede un pochino di speranza a Ryo, ma poi gliela fece cadere tutta quando lui gli disse:
- Non importa, Saeba. Sono abituato. -
Quel "Saeba" punse Ryo più di quanto volesse ammettere. Si schiarì di nuovo la voce e fece un passo avanti, appoggiandosi allo stipite della porta.
- Domani ci sono i colloqui con i professori del liceo. - Esordì Ryo, cercando di dare un tono fermo alla voce.
L'aveva letto sul calendario appeso alla parete vicino al frigorifero, calendario che lui non degnava mai di uno sguardo perchè di solito ci pensava Kaori a quelle "cose di scuola".
- Verrò io a parlare con i tuoi professori. - Disse lui, che non solo non ne aveva parlato con Kaori ma l'aveva deciso in quell'istante. Shin si voltò finalmente, lo sguardo scettico dietro le lenti degli occhiali.
- Perchè non ci va la mamma, tu non hai mai fatto queste cose. - Disse con disappunto.
- La mamma è impegnata al bar con un fornitore. - Si inventò Ryo in quel momento, ma Shin non ci credette:
- Impossibile, me l'avrebbe detto. E poi tu che ci vieni a fare che non ne hai un'idea. - Ribadì l'adolescente. Allorchè Ryo fece un respiro profondo e incrociò le braccia al petto:
- Tranquillo, me la farò venire. Non sarà difficile, sei bravo in tutte le materie. Mica come quell'asino di tua sorella! -
Il silenzio che seguì fu totale. Shin sgranò gli occhi, quasi come se il padre avesse appena dichiarato di voler andare sulla Luna a piedi. Però ne fu felice di sentirgli dire che lui era più bravo di Sayuri. Che comunque, era un dato di fatto.
- Tu? Al liceo? A parlare di scienze e letteratura? - Shin accennò un sorriso amaro. - Papà, la coordinatrice di classe è una donna molto rigida. Non credo che il tuo repertorio di battute o il tuo "fascino" da sweeper funzioneranno con lei. -
Ryo si sentì più rilassato. Era passato da "Saeba" a "papà". Quindi era già un ottimo risultato per come erano partiti. Male.
- Non ci vado per fare colpo, Shin. A parte che ormai neanche mi serve più. Non so se te ne sei accorto ma le due donne che abbiamo a casa mi bastano e mi avanzano! - Ribatté Ryo e, per un istante, i suoi occhi brillarono di quella serietà letale che usava solo nelle missioni più difficili. - Ci vado perché sono tuo padre. E perché voglio sentire con le mie orecchie quello che dicono di te. Voglio capire cosa vedi in quei libri che ti rende così ostinato. -
Shin rimase a bocca aperta. Non si aspettava una mossa del genere. Ryo che si infilava in una giacca pulita per sedersi in un banco di scuola a parlare di voti era l'ultima cosa che avrebbe immaginato.
- Ti caccerai nei guai. - Disse Shin, ma stavolta non c'era cattiveria nella sua voce, solo una punta di preoccupazione.
- Non credo proprio. Non credo che sentirmi dire che sei il più bravo della classe porterà a terribili disastri. - Rispose Ryo in modo tranquillo. Effettivamente se la stava "sfangando bene", meglio del previsto.
Il nemico era stato accerchiato.
Shin rimase per la prima volta senza parole. Ci stava provando. Un gran bel passo per uno che uccideva a mani nude un uomo in dieci secondi.
- E tu come fai a sapere che sono il più bravo della classe? - Chiese lui incuriosito.
- Hai la media del 9,87. Non credo che molti arrivino a questi livelli. O sbaglio? - Disse Ryo. Aveva sbirciato il telefono di Kaori. Shin rimase a bocca aperta. Allora quello che gli aveva detto sua madre era vero.
- Ok, mi hai convinto. Però cerca di non mettermi in imbarazzo, ok? - Ryo lo guardò scossando la testa:
- Giuro che annuisco con fare compiacente e prendo appunti perchè dopo tua madre mi interroga su cosa hanno detto i tuoi insegnanti. - Shin lo guardò sorridendo.
- Mi hai stupito, davvero. Stavolta mi ha proprio lasciato senza parole. Mi chiedevo perchè la mamma si fosse innamorata di un tizio del genere. Sei davvero pieno di sorprese. - Disse il ragazzo molto felice di quel passo in avanti.
- Ok, dai buona notte ed imbocca al lupo per Scienze domani ma non ne avrai bisogno. Ah, e non aiutare tua sorella. Deve imparare a cavarsela da sola. Se non studia verrà bocciata, così impara la lezione. -
Uscì chiudendo la porta piano. Shin rimase a guardare il legno scuro per diversi minuti, poi abbassò lo sguardo sulla foto nell'album dove lui, piccolissimo, teneva la mano di un Ryo dall'aria spaventata.
Forse, dopotutto, suo padre stava finalmente imparando a non avere paura di lui.
Alla fine delle scale, Ryo incrociò lo sguardo di Kaori che gli disse:
- Ottima mossa, davvero. Tu... ai colloqui con gli insegnanti. Vuoi che ti prepari un po'? - Chiese Kaori.
- Sì, ti prego. - Le rispose Ryo come se fosse stata una benedizione. - Non ti ho detto, vero, come ti amo sempre di più?! - Disse lui cercando di sviolinarla.
- Ok, Orso. Dai vieni in cucina, che ti dico tutto. Comunque, ottimo lavoro socio! -