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Pensiero di J.D.: «Ci sono momenti nella vita di un medico in cui capisci che il confine tra scienza, follia e delirio da deprivazione di sonno è sottile come un foglio di carta da lucido. E poi ci sei tu, fermo davanti alla porta dello sgabuzzino del terzo piano, mentre guardi un alieno di novecento anni che tenta di spiegare la fisica quantistica a un chirurgo con un panino e a un inserviente con uno spazzolone pronto all'omicidio.»
Il ronzio elettrico nel corridoio si fece quasi insopportabile. La scia violacea della Cronovora si era ancorata saldamente alla porta di legno dello sgabuzzino dell'Inserviente, oscillando e pulsando come una gigantesca medusa di smog e luce al neon. «Guardatela!» esclamò il Dottore, muovendosi a scatti e facendo girare il cacciavite sonico tra le dita con destrezza millimetrica. «È intrappolata! La struttura di questo edificio ha una densità di stress emotivo talmente alta da creare una barriera d'attrito. Sta cercando di divorare la matrice temporale del TARDIS per trovare l'energia necessaria a sfondare la parete della realtà!» «Traduzione per chi non parla la lingua dei cartoni animati?»
intervenne Turk, mandando giù l'ultimo boccone del suo panino e incrociando le braccia al petto con fare critico.
«Quella roba viola vuole mangiarsi la tua cabina telefonica invisibile nello sgabuzzino?»
«Esatto!» confermò Donna, dandogli una forte patta sulla spalla che fece quasi sobbalzare il chirurgo.
«E se quella specie di polpo spaziale tocca i circuiti del TARDIS, farà saltare in aria non solo questo ospedale di cartone, ma l'intera contea! Quindi muovete quei ridicoli camici da lavoro e dateci una mano!»
Il Dottor Cox si staccò lentamente dalla parete, passandosi entrambe le mani sul viso prima di piantare lo sguardo minaccioso sul Dottore.
«Bene, signor "Ho la risposta a tutto". Mettiamo per un secondo che io non decida di farvi arrestare da Ted per procurato allarme e concorso in disastro colposo» disse Cox, scandendo le parole. «Come pensi di catturare una sostanza gassosa e aggressiva senza bruciare metà del mio reparto di corsia?»
Il Dottore fece un ampio sorriso, girandosi di scatto verso J.D. ed Elliot.
«Con la cosa più efficace dell'universo quando si tratta di parassiti temporali: una trappola a inverso di polarità! Mi serve un contenitore ad alta densità isolante, un generatore di corrente alternata e qualcosa che contenga un concentrato di pura, incontaminata nostalgia o rimpianto negativo!»
J.D. e Turk si guardarono per un secondo.
«Il gelato alla fragola dimenticato nel freezer del bar nel 1998?» propose Turk.
«No, la scatola dei ricordi di Ted!» scattò J.D. «Ha raccolto tutte le lettere di rifiuto delle università degli ultimi trent'anni! C'è abbastanza carica depressiva lì dentro da alimentare una nave spaziale!»
«Perfetto!» gridò il Dottore, schioccando le dita.
«Bambino bianco, vai a prendere la scatola di Ted! Ragazza con i riccioli, tu e il tuo amico muscoloso recuperate un defibrillatore e portatelo dentro la cabina! Donna, tieniti pronta a invertire la combinazione sul pannello di controllo al mio segnale! Allons-y!»
In un secondo il corridoio si trasformò in un caos organizzato. J.D. corse verso l'ufficio legale, mentre Turk ed Elliot spingevano il carrello delle emergenze direttamente dentro la porta aperta dello sgabuzzino, scomparendo all'interno della struttura incredibilmente più grande dentro che fuori.
«Aspetta un attimo...» mormorò Cox, affacciandosi alla porta dello sgabuzzino e fissando l'immenso salone della console del TARDIS con gli occhi spalancati. «È... è impossibile. Questo è uno sgabuzzino di due metri per due.»
«È più grande all'interno!» gridò la voce di Donna dall'interno. «Sì, lo sappiamo tutti, ora entra e non fare domande!»
Quando J.D. rientrò di corsa sventolando lo scatolone polveroso di Ted, la Cronovora emise un sibilo stridulo e iniziò a scivolare lungo il soffitto per penetrare nello sgabuzzino. «Ora!» ruggì il Dottore. Turk e Cox applicarono le piastre del defibrillatore ai cavi di rame che il Dottore aveva collegato alla console centrale.
«Scarica a trecento!» urlò Cox. Bzzzzzzzt! Thump! Un'ondata di energia azzurra e dorata si espanse dalla console, risucchiando la Cronovora all'interno dello scatolone di Ted con un vortice di luce e aria compressa. Il Dottore chiuse il coperchio di scatto, sigillandolo con un ronzio del cacciavite sonico. Il silenzio tornò nel corridoio del Sacro Cuore. Le luci smisero di sfarfallare e il condotto dell'aria condizionata riprese il suo ronzio regolare. Donna uscì dal TARDIS spolverandosi le mani.
«Bene. Un'altra giornata di ordinaria follia sistemata. E ora, Dottore, possiamo andare alle Barbados o dobbiamo passare prima da una lavanderia a gettoni?»
Il Dottore sorrise, stringendo la mano a J.D., a Turk e infine, con una strizzatina d'occhio, al Dottor Cox.
«Siete stati fantastici» disse il Dottore. «Un po' disorganizzati, fortemente nevrotici, ma decisamente fantastici.»
Mentre la porta della cabina blu si chiudeva e il caratteristico Vwoorp... Vwoorp... Vwoorp... risuonava nel corridoio prima che la struttura scomparisse nel nulla, l'Inserviente comparve di nuovo dall'angolo, impugnando la sua spazzatrice. Squadrò lo spazio vuoto dove fino a un secondo prima c'era il TARDIS, poi fissò J.D.
«Mi devi un secchio nuovo» disse con voce piana. «Hai tre giorni.»
Pensiero di J.D.: «Alla fine, la vita in ospedale torna sempre alla normalità. Un po' di cartelle cliniche, qualche urla del Dr. Cox, e la certezza che, ovunque tu vada nello spazio o nel tempo, non sarai mai abbastanza veloce da sfuggire all'Inserviente.»