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Creato il 10/09/2026, 14:09 · Aggiornato il 10/09/2026, 14:09

Capitolo 6: Il mio epilogo temporale

@bloodymary79bloodymary79
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Pensiero di J.D.: «Ci sono momenti nella vita in cui vedi cose che la scienza non può spiegare: un alieno che salva la vita a un paziente, uno sgabuzzino delle scope più grande all'interno, o l'Inserviente che sorride senza minacciare di strangolare qualcuno. Ma la vera magia del Sacro Cuore non sta nei viaggi nel tempo o nei cacciaviti luminosi. Sta nel modo in cui, dopo che il cosmo ha finito di tremare, la burocrazia torna implacabile a reclamare il suo regno.»

Il grottesco rumore di ingranaggi arrugginiti — quel sordo e ritmico Vwoorp... Vwoorp... Vwoorp... — andò sfumando, lasciando dietro di sé soltanto l'odore penetrante di candeggina e un soffio d'aria calda. La vecchia cabina blu, che fino a un secondo prima occupava gran parte dello sgabuzzino dell'Inserviente, era semplicemente svanita nel nulla.

All'angolo del corridoio, il Dr. Bob Kelso rimase immobile. In mano teneva ancora la sua tazza di caffè, dalla quale saliva un esile filo di vapore. Dalla sua parte, Ted Buckland era rimasto pietrificato, piegato in avanti con la mazzetta di fogli legali stretta al petto e gli occhi spalancati dietro gli occhiali spessi.

Per tre interminabili secondi regnò un silenzio surreale.

Poi, Kelso sorseggiò il suo caffè con una calma snervante, spezzando l'incantesimo.

«Ebbene, Ted» disse Kelso, la voce piatta e intrisa del solito sorriso di pura plastica. «Dimmi che hai fatto in tempo a far firmare a quell'uomo in abito gessato la liberatoria per l'uso improprio della rete elettrica e per l'occupazione abusiva di suolo ospedaliero.»

Ted sobbalzò come se fosse stato colpito da un defibrillatore. «I-io... signore...» balbettò, portandosi una mano alla testa lucida e asciugandosi una goccia di sudore. «Avevo... avevo preparato il modulo 4-B per le intrusioni extradimensionali, ma il signore col cappotto ha usato quel suo... quell'attrezzo blu sul mio blocco appunti...»

«E quindi?» incalzò Kelso, alzando un solo cavo di foglio sopraccigliare.

«E quindi la carta si è trasformata in un buono sconto scaduto per un autolavaggio a Toledo» squittì Ted con voce strozzata, mostrando un foglietto ingiallito e tremando visibilmente. «E... e ora l'ospedale non può rivalersi su nessuno per i danni al sistema elettrico del terzo piano! Saremo citati in giudizio dalla compagnia della luce! O peggio, dalla commissione igienica!»

Kelso chiuse gli occhi per un istante, esalando un lungo sospiro teatrale. Quando li riaprì, il suo sguardo era gelido.

«Ted» disse lentamente, muovendo un passo verso l'avvocato. «Mi stai dicendo che un individuo non tesserato è entrato nel mio struttura, ha alterato i parametri fisiologici dei miei pazienti, ha fatto sparire una cabina telefonica di legno dal deposito merci ed è fuggito senza pagare nemmeno il biglietto del parcheggio?»

«S-sì, Dottor Kelso...»

«E che ora noi dobbiamo coprire le spese dei fusibili bruciati nel reparto di rianimazione?»

«Esattamente, signore... a meno che non vogliamo scalare la cifra dal fondo pensioni dell'ufficio legale... cioè dal mio fondo pensioni...»

Kelso squadrò Ted con una lentezza spietata. Poi, sul suo volto si dipinse un sorriso radioso, quasi paterno.

«Ted, sei un uomo geniale» disse Kelso, dandogli una forte manata sulla spalla che fece quasi cadere l'avvocato a terra. «Cancellare le spese legali usando il tuo fondo pensione è la cosa più efficiente che tu abbia proposto da quando lavoriamo insieme. Prendi nota: da oggi le tue pause bagno sono ridotte a novanta secondi.»

«Ma... Dottor Kelso... io ho la vescica timida...» piagnucolò Ted, crollando con le spalle cadenti e guardando il soffitto con l'aria di chi attende solo che un asteroide lo colpisca.

«E ora, se vuoi scusarmi» continuò Kelso, voltandosi con eleganza verso le scale, «vado a godermi il mio muffin alla vaniglia in chirurgia. Oh, e Ted?»

«Sì, signore...?»

«Fai sparire subito l'Inserviente prima che scopra che il suo regno di pezze umide è diventato improvvisamente tre metri quadri più grande. Non voglio pagare un aumento di metratura al sindacato.»

Kelso s'incamminò lungo il corridoio a passo leggero, fischiettando un motivetto allegro.

Ted rimase lì da solo, in mezzo al corridoio deserto. Guardò lo sgabuzzino vuoto, guardò il foglietto dell'autolavaggio di Toledo, e infine si accasciò contro la parete, lasciandosi scivolare fino a sedersi sul pavimento di linoleum.

«Perché non ho fatto il giardiniere...» mormorò piano Ted tra sé e sé, tirando fuori dal taschino una piccola caramella al rabarbaro e portandosela alla bocca con mano tremante. «I fiori almeno non viaggiano nel tempo.»

Pensiero di J.D.: «Alla fine, mentre guardavo quel bizzarro viaggiatore con il cappotto e la sua amica urlante sparire di nuovo nello sgabuzzino tra un vortice di luce e quel solito, assurdo rumore da mantice bucato, ho capito una cosa. Il Sacro Cuore è un posto strano, dove impariamo a convivere ogni giorno con i nostri rimpianti, con i fantasmi delle scelte sbagliate e con la paura di non essere mai abbastanza. Ma non serve una macchina del tempo o un cacciavite luminoso per affrontare il passato; a volte bastano solo un amico pronto a darti una spinta, un medico pronto a urlarti contro per farti svegliare, e la forza di accettare che, per quanto il tempo scorra veloce e implacabile, l'unica cosa che possiamo davvero curare è il presente.» 


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