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Il suono dell'acqua è un sibilo costante, un rumore bianco che riempie il piccolo bagno, isolando Sarah dal mondo esterno.
Il vapore ha appannato lo specchio, ma attraverso il vetro della doccia, la sua figura è chiara. L'acqua calda scivola e aderisce al suo corpo, rivelando una forma che non è più la silhouette confusa di un'adolescente; è qualcosa di più definito, flessuoso, quasi innaturale nella sua perfezione. È la bellezza pericolosa che ha ereditato da Helena, un'arma fatta di curve e muscoli tesi.
L'acqua che scorre lungo la sua schiena e le sue gambe non è pulita. Trascina via i rivoli grigi della cenere dei Banu Haqim, il sangue secco di Alex dal suo fianco, e l'odore chimico e sterile del K-Delta.
Lei chiude gli occhi, appoggiando la fronte contro le piastrelle fredde. Come sempre, sta cercando di lavare via le immagini: la luce argentea del Sigillo, le teste che si staccano, la polvere.
Ma questa volta è diverso. C'è un residuo che l'acqua non tocca.
Sta cercando di strofinare via il ricordo imbarazzante delle sue dita sulla pelle nuda di Alex. Il calore del suo sguardo nell'armeria.
Sta cercando di lavare via la vicinanza.
È uno "sporco" nuovo, sconosciuto. Il lusso terrificante di aver incontrato l'unica persona che potrebbe capirla davvero.
E non ha idea di come si faccia a lavarlo via.
Alex si sistema la giacca tattica, che puzza ancora di ozono e cenere, sopra il torso fasciato. Helena non gli ha detto "addio". Gli ha dato un ordine di congedo. Come sempre, si sentiva un burattino comandato da burattinai: prima suo padre, ora qualcun altro.
Prese un respiro profondo e girò la maniglia pesante della porta blindata del Covo, nascosta dietro un arazzo.
Il silenzio del Covo svanì, sostituito da un'aggressione sonora. Fu un fragore assordante, quasi un impatto fisico.
La strada, prima un mattatoio buio, era ora una zona di guerra illuminata a giorno. Luci blu e rosse della Polizia squarciavano il fumo dei furgoni SI ancora fumanti. I Vigili del Fuoco stavano stendendo schiuma sull'asfalto e le sirene multiple della Croce Rossa ululavano, anche se Alex sapeva che non c'era nessuno da salvare.
Un elicottero della TV volteggiava sopra di loro, e il rimbombo ritmico delle sue pale si aggiungeva al caos.
Alex fece qualche passo, disorientato. Era l'unico punto fermo in un mondo impazzito.
Poi, sul marciapiede opposto, lo vide.
ARTHUR FINCH. Lo strano avvocato, l'uomo a fianco della "madre" di Sarah. Era impeccabile, in piedi accanto a una berlina scura, mentre parlava con calma a un ufficiale della DIGOS. Non era toccato dal caos. Era freddo, glaciale. Diede un'ultima istruzione all'ufficiale, che annuì come un soldatino.
Alex distolse lo sguardo. Ordini.
Era sempre stato così. Tutta la sua vita. Ricevere ordini. Eseguire ordini. Suo padre. L'Analista. E ora, persino Dama Helena. Aveva solo dovuto ubbidire.
Ma qualcosa si era rotto.
Lei. Quella strana, impossibile ragazzina.
Sperimentava un'affinità che lo spaventava. Lei aveva sedici anni, ma i suoi occhi ne avevano cento. Aveva vissuto più vita di lui, aveva visto più morte. E per un momento, nell'armeria, non era "Asset Alfa". Era solo... Sarah.
Un desiderio strano, istintivo, gli strinse lo stomaco. Il desiderio di proteggerla.
Alex quasi rise. Una risata secca, dolorosa. Proteggerla. Certo. Come se lei avesse bisogno di protezione. Lui aveva visto cosa faceva alle minacce.
No, non era quello. Era qualcos'altro.
La sua mente tornò a un'ora prima. Le sue mani sul suo torace. Non le mani che avevano polverizzato i Banu Haqim, ma le dita incerte che tamponavano la sua ferita, il modo in cui aveva evitato il suo sguardo.
Aveva visto la profondità dei suoi occhi, e sotto il ghiaccio c'era qualcosa che conosceva fin troppo bene: la paura della vulnerabilità.
Cosa potrei fare? pensò. Come fai ad avvicinarti a qualcuno che è una bomba a orologeria? Come fai a dirle che non sei un altro che vuole usarla?
I suoi pensieri vennero bloccati da una mano pesante che si strinse sulla sua spalla ferita.
«Agente» gracchiò una voce, ovattata da un passamontagna.
Alex si irrigidì, l'addestramento che scavalcava l'emozione. Si voltò.
Cinque uomini. In uniforme nera operativa della SI. Volti coperti da maschere, fucili puntati. Non erano amichevoli. Erano qui per un recupero.
«Sei l'unico sopravvissuto. Compromissione sospetta. Verrai con noi.»
Non era una domanda. Era un ordine.
Lo afferrarono per le braccia, senza gentilezza, e iniziarono a spingerlo verso un furgone nero senza insegne parcheggiato in fondo alla strada.
Alex lanciò un'ultima occhiata al palazzo dove l'aveva lasciata. Il baccano delle sirene inghiottì tutto, e lui fu di nuovo, e solo, un soldato che obbediva.
«Assetto recuperato. Lo portiamo dal Direttore.»
Mentre Alex veniva inghiottito dal caos, il Covo era sigillato nel silenzio. Arthur Finch era uscito. La pesante porta si era chiusa con un tonfo sordo, lasciando Helena sola, in piedi al centro della stanza. Il suo corpo, ora ricaricato e vibrante di potere, era immobile.
Ma dentro di lei, c'era una tempesta.
Il "fluido malvagio" che aveva assorbito da Elisa – quel Tass nero e corrotto dalla maledizione Banu Haqim – non era inerte. Non era solo carburante. Era vivo.
Per la prima volta in secoli di esistenza controllata, Helena sentiva qualcosa di estraneo scorrere nel suo sangue. Era una sensazione oleosa, fredda, che non si limitava a darle potere, ma lo pretendeva. Sussurrava. Le mostrava immagini di vittoria totale: Malaspina ridotto in cenere, Kaelen che implorava pietà, la Seconda Inquisizione trasformata in un cratere fumante.
Un'onda di pura, glaciale avidità la travolse. Il desiderio di possedere, di dominare, di vincere in modo così assoluto da porre fine al gioco per sempre. Era un desiderio così potente da farle tremare le mani.
Stava lottando per sopprimerlo.
E poi, ricordò. Un frammento di memoria vecchio di secoli. La sua Sibilla, dopo la battaglia contro la sua compagna di studi, la Strega di Voghera.
La sua Maestra l'aveva guardata con occhi tristi, non orgogliosi.
«Ricordati, dolce Helena. Il desiderio di vincere per proteggere è nobile. Ma il desiderio di potere personale... quello è il primo passo oltre il baratro. È quello che ti fa travalicare l'Umanità. Le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni.»
Allora, non aveva capito. Aveva vinto. Aveva fatto ciò che era necessario.
Ora, con quel veleno delizioso che le cantava nelle vene, capiva perfettamente. Questo era il baratro.
Doveva lottare. Doveva mantenere la sua umanità.
Perché?
Il suo sguardo si spostò sulla scala che portava all'appartamento di sopra. Sarah.
Lo faceva per lei. Per quell'amore feroce e segreto, l'unica cosa che aveva tenuto nascosta a tutti – persino a se stessa, a volte. Non poteva proteggere sua figlia se diventava il mostro da cui aveva sempre cercato di difenderla.
Con uno sforzo di volontà che le costò più di mille rituali, Helena respinse l'oscurità. La sigillò in un angolo della sua mente. L'avidità non svanì, ma venne incatenata. Per ora.
Raddrizzò la schiena. Il suo respiro tornò regolare. Capì meglio quello che la Strega di Voghera le aveva detto poco prima: ‘Il potere è personale!’. Ora, o almeno per ora, era di nuovo in controllo.
Il suo sguardo si posò sulla figura che riposava sulla barella.
«Adesso siamo sole, Elisa. Puoi aprire gli occhi.»
Gli occhi di Elisa si aprirono. Non erano assonnati. Erano vigili. Stava aspettando.
Poi, con voce bassa e cospiratoria, Helena aggiunse: «Dobbiamo discutere il da farsi. Hai assorbito la tecnologia della SI. Io... ho assorbito il resto. Tu ed io, in gran segreto, parleremo con il mio contatto nel Consiglio d'Argento. Dobbiamo stabilire la linea d'azione prima che i nostri nemici si riorganizzino.»
Elisa annuì lentamente, mettendosi a sedere.
«Il Consiglio? O la vostra guerra personale, Dama?»
Helena la fissò, un lampo della fredda oscurità che riemergeva.
«Sono la stessa cosa.»
Lontano da lì, altra acqua scorreva. Acqua sporca gocciolava dalle volte di una cisterna sotto Voghera. L'aria puzzava di muffa e di Vis stagnante, un potere grezzo che quel luogo tratteneva.
KAELEN, Reggente Tremere, era immobile. Il suo impeccabile abito di velluto era macchiato di fango e... schiuma antincendio mortale.
Era un'onta. Un'umiliazione mai provata nella sua lunga non-morte.
Doveva essere un'operazione chirurgica: un prelievo rapido dell'anomalia "Sigillo" per la gloria della Piramide. Invece, era stata un disastro. Infiltrazioni. I selvaggi Banu Haqim di Malaspina e, intollerabile, una cellula di mortali della Seconda Inquisizione.
Ma il vero fallimento, quello che gli gelava la Vitae nelle vene, era stata la ritirata.
Non una ritirata tattica. Una fuga. Costretto a usare l'Oscurazione per svanire non da un Arconte, ma dalla cacofonia delle sirene mortali. Se il Conclave a Vienna lo venisse a sapere...
No. Non lo sapranno.
Le sue Risorse, le Garguglie, erano fuse con l'architettura dei mattoni sopra di lui, indistinguibili dalla pietra. Solo i loro occhi ardevano di un debole rosso, in attesa.
Kaelen chiuse i suoi. La sua mente si protese, ignorando il sudiciume locale per toccare la linea di potere che lo legava a casa. Aprì un canale sicuro con il suo Superiore alla Cappella di Vienna.
La sua voce mentale era un modello di controllo.
Rapporto di missione, Reggente Kaelen, proiettò il pensiero, freddo e tecnico. L'estrazione dell'Assetto è stata compromessa da un ingaggio non autorizzato di Banu Haqim e da una cellula SI pesantemente armata.
Fece una pausa, scegliendo le parole con la precisione di un alchimista.
L'interferenza incrociata ha provocato una breccia della Masquerade di Livello Quattro, innescata da Dama Helena. L'Assetto 'Sigillo' ha manifestato una Disciplina offensiva sconosciuta, potenziale stimato: Livello Cinque. Tre Banu Haqim anziani disciolti.
Fu costretto a menzionare il rituale a cui aveva assistito.
La Primus Helena ha difeso l'Assetto. Ho assistito a un Corpus Scindere inaspettato, utilizzato per purificare e assorbire una maledizione Banu Haqim. Helena è ora completamente ricaricata.
Ora, la menzogna cruciale. La ritirata.
Data la breccia della Masquerade e l'esposizione delle Risorse alla Seconda Inquisizione, ho giudicato l'estrazione non praticabile. Ho eseguito una ritirata tattica per preservare l'integrità della Piramide e negare alla SI la conferma delle nostre creazioni.
La risposta da Vienna fu gelida, un contatto mentale che sapeva di polvere e potere antico.
Preservare le Risorse è accettabile. L'Assetto rimane una priorità. Il fallimento nell'anticipare Helena non lo è. Il tuo giudizio è... annotato, Reggente.
L'Assetto è un'anomalia che richiede un'analisi più approfondita. Richiedo accesso al Rituale dello Specchio di Sangue per analizzare la sua Disciplina a distanza, prima del prossimo ingaggio.
Autorizzato. Non ci sarà un'altra occasione. Vienna chiude.
Il contatto si interruppe. Kaelen aprì gli occhi. Era di nuovo solo nel fetore.
Aveva mentito. Aveva nascosto l'onta. Ma il suo Superiore aveva annotato il suo giudizio. Un eufemismo per "fallimento".
Una delle Garguglie mosse la testa, un suono di pietra che grattava.
Kaelen raddrizzò la giacca macchiata. La caccia non era affatto finita. Ora era diventata una questione personale.
Il sibilo dell'acqua si interruppe. Il silenzio improvviso del bagno fu totale, rotto solo dal gocciolio.
Sarah appoggiò la fronte contro le piastrelle umide. Aveva lavato via la cenere, il sangue secco di Alex, il fango delle fogne. Ma non riusciva a lavare via lui.
La sua mente, addestrata a rivedere ogni mossa di combattimento, ora era bloccata in un loop diverso.
L'armeria. Il suo torace nudo sotto le sue dita. Caldo, muscoloso e... terribilmente attraente.
E le sue parole.
«Cavolo, mi piaci Sarah. Davvero!»
Parole che nessuno le aveva mai detto. Certo, i ragazzi a scuola ci provavano, ma erano... rumore. Facevano parte della "copertura". Tutta la sua adolescenza, fino a quel momento, era stata addestramento o caccia. Non c'era mai stato spazio per... questo.
Scosse la testa, infastidita da questa vulnerabilità. Uscì dalla doccia, il vapore che la avvolgeva. Afferrò un grande accappatoio bianco e se lo strinse addosso, prima di avvolgersi i lunghi capelli biondi in un asciugamano a turbante.
Marco era ancora addormentato sul divano. Si agitò nel sonno. Si girò troppo...
Un tonfo sordo lo svegliò di colpo, mentre cadeva pesantemente sul tappeto.
«Ah... cosa...? Che ore...?»
Confuso, si tirò su. Guardò l'orologio digitale sul decoder: 3:04 AM.
«Le tre?» borbottò a bassa voce, irritato. «Ma io l'ammazzo, quella...»
Poi sentì. Il silenzio. L'acqua della doccia si era appena fermata e si tranquillizzò. È a casa.
«Sarah!»
Scattò in piedi. Solo ora, attirato da un rumore sordo, si affacciò alla finestra.
La strada in fondo era un inferno di luci blu e rosse. Elicotteri volteggiavano, le sirene dei Vigili del Fuoco e della Polizia ululavano.
«Mio Dio... Cos'è successo là fuori?»
Il suo cervello assonnato mise insieme i pezzi nel modo più sbagliato possibile. Tre di mattina. Sua figlia era stata fuori fino a pochi minuti prima. Ripensò al motivo per cui era uscita: il suo primo, vero appuntamento con quel ragazzo, Andrea. Caos per strada.
Non pensò alla battaglia, non poteva. Pensò a un incidente.
Il panico lo colse. «Sarah! Stai bene?» urlò dal salotto.
Corse verso il bagno, la sua mente paterna che immaginava solo il peggio: che fosse spaventata, che avesse visto qualcosa, che quell'Andrea avesse guidato troppo veloce.
Non bussò. Spalancò la porta.
«Sarah! Tesoro, ho visto le luci! Stai bene? Com'è andata? Cos'è successo con Andrea?»
Sarah si era appena tolta l'accappatoio per infilare l'intimo. Fu completamente nuda per una frazione di secondo.
Si bloccò. Sgranò gli occhi. Si girò di scatto, afferrando l'accappatoio per coprirsi il petto, rossa come un peperone.
Urlò, mortalmente imbarazzata: «PAPÀ!!! MA SEI IMPAZZITO?! DEVI BUSSARE! ESCI! ESCI! FUORI! ORA!»
Afferrò una spugna bagnata e gliela tirò in faccia.
«Ah!» fece lui, indietreggiando e coprendosi gli occhi. «Scusa! Scusa! Io... ho sentito le sirene, e l'ora... volevo solo sapere se...»
SLAM!
La porta gli si chiuse in faccia. Marco restò lì, frastornato e gocciolante.
Parlottando al legno della porta, tentò: «...Allora... tutto bene con Andrea? Vi siete divertiti?»
«VATTENE-A-LETT
O!» fu la risposta soffocata dalla rabbia e dal pudore.
Marco sospirò, grattandosi la testa.
«Ah, gli adolescenti.»