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← Sarah l'ammazzavampiri

Creato il 13/07/2026, 08:05 · Aggiornato il 13/07/2026, 08:05

Capitolo 15: PUNTATA 6 - 2^ STAGIONE "SANGUE CHIAMA SANGUE"

@bergadavideDavide
MaturoIn corso

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Sangue
  • Violenza
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PUNTATA 6: "SANGUE CHIAMA SANGUE"

GALLERIA D'ARTE MODERNA - PIACENZA]

L'aria odorava ancora di profumo costoso e di vino bianco. Dama Almerinda, la diplomatica Toreador, se n'era andata da meno di tre minuti, lasciando dietro di sé un silenzio teso e il ronzio basso dei neon che illuminavano tele astratte e sculture contorte.

Sarah si sgranchì il collo, facendo schioccare le vertebre. Il giubbotto di pelle firmato le sembrava una gabbia.

«Gesù,» borbottò, passandosi una mano tra i capelli. «Non finiva più. "Il Dominio", "Gli Accordi", "La Prassi". Giuro che se avesse detto 'Masquerade' un'altra volta, mi sarei auto-impalata su quella scultura orrenda laggiù.» Indicò un groviglio di tubi di rame che pretendeva di rappresentare la sofferenza urbana.

Elisa, ritta come un fuso accanto all'opera, si sistemò la giacca. «Si chiama diplomazia, Sarah. È una cosa complessa. Non tutto si può risolvere prendendo a pugni la tappezzeria.»

«Sì, ma prendere a pugni la tappezzeria è molto più efficiente. E decisamente meno noioso.» Sarah si guardò intorno. «E comunque, che razza di posto è questo? Quella roba cos'è? Un nido di spaghetti arrabbiati?»

«È un'installazione che esplora il dualismo tra...»

KRA-KOOM.

Il suono non fu quello di un vetro infranto. Fu il suono di un'intera parete a vetri, quella che dava sul retro della galleria, che cessava di esistere.

Venti, no, ventidue figure si riversarono all'interno come un'onda di marea sporca. Erano un incubo di jeans strappati, occhi iniettati di sangue e muscoli tesi che pulsavano sotto la pelle innaturale. Ghoul. E non della varietà "servo della gleba". Questi erano della varietà "esercito privato".

Elisa non urlò. Non sussultò. La sua mente calcolò la minaccia prima ancora che Sarah potesse finire la sua battuta sugli spaghetti.

Mentre il primo Ghoul metteva piede sul pavimento di marmo lucido, Elisa agì. Fece un pugno con la mano destra, conficcando deliberatamente le unghie nel proprio palmo sinistro. Un atto controllato, freddo. Il sangue le sgorgò sulla mano.

Alzò il palmo ferito. «Illigare.»

Non fu una palla di fuoco. Fu più subdolo. Il sangue della sua ferita auto-inflitta schizzò fuori e si solidificò a mezz'aria in una dozzina di dardi cremisi. Con un gesto secco, li scagliò contro l'orda.

Sei Ghoul caddero, urlando, mentre i proiettili cristallini trapassavano occhi e gole. Non li uccise, ma li accecò, li fece inciampare. Creò un ingorgo perfetto all'ingresso.

«Non male, Signorina Enciclopedia!» urlò Sarah, lanciandosi in avanti. Questo era il suo elemento.

Colpì il primo Ghoul come un treno merci. Non fu un pugno; fu un'esplosione cinetica. Lo usò come un ariete umano per travolgere i due dietro di lui.

«Uno!»

Si abbassò sotto un artiglio, afferrò il braccio del Ghoul e tirò. CRAC. Un'articolazione innaturale.

«Due!»

Un calcio rotante colpì il cranio di un terzo Ghoul con un rumore sordo e umido.

«Te l'ho detto,» ansimò. «Efficiente!»

I Ghoul rimasti ignorarono il dolore dei loro compagni. Erano un unico sciame. Si divisero immediatamente in due gruppi, una tattica da branco: dodici puntarono su Elisa, la minaccia "morbida", i restanti (sette) la circondarono, la Cacciatrice.

«Oh, grandioso,» disse Sarah. «Stanno usando la strategia. Che carini.»

Elisa vide il branco che puntava su di lei. Era la "support" indifesa. O almeno, così pensavano loro.

«Non ho tempo per voi,» sibilò.

Alzò entrambe le mani. La scultura gigante di tubi di rame—il "nido di spaghetti"—si sollevò dal suo piedistallo. I dodici Ghoul si fermarono, confusi, un attimo prima che trecento chili di metallo contorto si schiantassero su di loro, schiacciandoli contro il muro in un orribile groviglio di arte e carne.

«Tutto tuo il resto!» gridò Elisa, girandosi per guardare Sarah, che era già sommersa dai sette rimasti.

«Era ora!» rispose Sarah da sotto la pila.

Un Ghoul la stava tenendo ferma, altri due le stavano artigliando la schiena. Il suo giubbotto (un dono di Helena, intriso di potere) resse, ma sentì gli artigli stridere sul cuoio. La forza innaturale dei Ghoul la stava bloccando. Non poteva usare la sua potenza dirompente se non poteva muoversi.

«Okay, ragazzi, questo è ridicolo,» sbuffò Sarah, lottando contro la presa. «Avete superato il limite di 'fastidioso' e siete entrati dritti in 'ora mi arrabbio sul serio'.»

«Sarah, sono troppi!» gridò Elisa, vedendo che i sette la stavano immobilizzando. «Non puoi prenderli tutti a mani nude!»

«Chi ha parlato di mani nude?»

Sarah smise di lottare. Infilò la mano destra nella tasca interna del suo giubbotto di pelle. Non c'era un buco. La sua mano affondò oltre il gomito, in uno spazio che non doveva esistere—la sacca magica che sua madre aveva cucito nella fodera.

Le sue dita si chiusero sull'elsa fredda.

«Coprimi, Strega!»

Elisa capì. Alzò un palmo. «Scutum Sanguinis!» Un muro vibrante di sangue solido eruttò dal pavimento, circondando Sarah e i Ghoul che la tenevano, intrappolandoli in un duomo cremisi.

Per un secondo, ci fu silenzio.

Poi, dall'interno del duomo, si sentì un SHING metallico, un suono così acuto e puro da tagliare l'aria.

Seguito da urla soffocate.

La cupola di sangue crollò, sciogliendosi in una pioggia scarlatta.

Sarah era in piedi al centro, da sola. I Ghoul che la tenevano erano a terra, i loro corpi che si dissolvevano in cenere nera dai bordi delle ferite.

In mano, teneva il Sigillo.

Non era una spada. Era un pugnale lungo quanto il suo avambraccio, un pezzo unico di ferro nero e opaco che sembrava assorbire la luce della galleria. L'elsa era avvolta in una pelle ruvida che Sarah sapeva essere pelle di demone. Non c'erano rune, non c'erano gioielli. Era un'arma brutale, antica e affamata. Cantava una nota bassa e vibrante nell'aria, una nota di fine.

«Okay,» disse Sarah, facendo roteare il Sigillo nella mano. Lo prese in impugnatura rovesciata. «Ora si balla.»

Erano rimasti gli ultimi frammenti dell'orda, i Ghoul che erano stati solo feriti dai primi dardi di Elisa o che si stavano districando ora dalla scultura. Quattro in tutto. Videro il Sigillo e la cenere, e l'istinto primordiale urlò loro di fuggire.

In quel momento, l'addestramento della Puntata 3 diede i suoi frutti.

«Sarah, ore sei!» gridò Elisa, vedendo un Ghoul che la aggirava.

«Preso!»

Sarah non si voltò. Si lanciò in una capriola all'indietro. Il Sigillo tracciò un arco nero. Il Ghoul si divise in due, già cenere prima di toccare terra.

«Strega, a sinistra! C'è un corridore!» urlò Sarah, scattando verso un altro.

Elisa non sprecò sangue. Taumaturgia: Lamento della Banshee. Emise una nota acuta, innaturale, che fece esplodere i timpani del Ghoul. Quello cadde a terra, contorcendosi, e Sarah gli piantò il Sigillo nella spina dorsale.

Era una danza. Sarah era il martello, Elisa il bisturi. Un Ghoul le saltò addosso; Elisa gli fece esplodere le ginocchia con un dardo di sangue, facendolo cadere dritto sulla lama protesa di Sarah.

L'ultimo Ghoul, il ventiduesimo, fu cenere.

La stanza era piena di mucchietti neri e di metallo contorto.

Sarah rinfoderò il Sigillo nella sua tasca extradimensionale. Si asciugò il sudore (e un po' di qualcos'altro) dalla fronte.

«Visto?» disse, con un sorriso selvaggio. «Concerto per percussioni e stregoneria. Efficien...»

KRA-BOOM.

Un rumore di cemento che si frantuma provenne dall'alto.

Un colosso precipitò dal lucernario, sei piani più su. Atterrò in mezzo alla stanza, in un atterraggio a tre punti che fece tremare il pavimento e sollevare polvere di marmo.

Era il Ghoul Tank (Il Bruto).

Era alto due metri e mezzo, indossava pezzi di armatura tattica fusi nella carne e la sua pelle era grigia e spessa come quella di un rinoceronte. Ignorò Elisa. I suoi occhi neri e morti erano fissi su Sarah.

«Oh,» disse Sarah, la sua spavalderia che svaniva di colpo. «Okay. Questo è decisamente un boss di fine livello.»

«Sarah, è un diversivo!» urlò Elisa, la cui mente aveva già capito. Se quello era il Tank... dov'era il Ladro?

Ma era troppo tardi. Il Bruto caricò.

Sarah estrasse di nuovo il Sigillo. Non si ritrasse. Si preparò all'impatto, piantando i piedi e puntando la lama benedetta contro il mostro.

SCHRIIIIK!

Il Sigillo colpì il Bruto. La lama affondò nel suo petto, e il mostro ruggì di un dolore che non aveva mai provato—un dolore aggravato, che bruciava la sua anima.

Ma il Bruto non si fermò. La sua massa era troppa. La sua Fortitudine innaturale assorbì il colpo. Con un ruggito di rabbia, il suo pugno colossale colpì Sarah con la forza di un'auto.

Sarah venne scagliata indietro di cinque metri, colpendo il muro portante. CRAC. Il muro si incrinò. Il Sigillo le volò via dalla mano, atterrando lontano sul marmo. Era viva, ma bloccata, con la vista annebbiata.

«Eccolo!» gridò Elisa, puntando verso il soffitto.

Proprio come previsto. Mentre il Bruto bloccava Sarah, il Ghoul Ladro (Il Velocista) scese dalle travi. Era piccolo, scattante, un'ombra liquida.

«Elisa, fermalo!» gridò Sarah, cercando di rialzarsi.

Elisa aveva una frazione di secondo. Scagliò un dardo di sangue cremisi contro il velocista.

Ma il Ladro era troppo veloce. Si tuffò in una capriola innaturale, schivò il dardo di sangue, rimbalzò su un piedistallo e si lanciò su Sarah, ancora sbilanciata.

Il Ladro non la colpì. Le sue dita ad artiglio si chiusero sui suoi capelli.

SZZZZZZT!

Un lampo di luce bianca e fumo sfrigolante esplose dove la mano del Ghoul toccò il Talismano (la spilla benedetta dal padre).

Il Ghoul urlò, un suono straziante, mentre la sua carne friggeva a contatto con il metallo sacro.

Ma non lasciò la presa.

Con un ruggito di dolore e determinazione, il Ladro strappò. Si portò via una ciocca di capelli intrisa di sangue e la mano fumante e distrutta.

«Ha preso i capelli!» urlò Sarah, furiosa.

Il Bruto, ferito dal Sigillo e vedendo la missione compiuta, smise di fare il "tank". La sua direttiva cambiò: Eliminare i testimoni.

Si voltò verso Sarah, che era ancora a terra, e i suoi artigli (lunghi trenta centimetri) scattarono verso la gola della Cacciatrice.

Elisa vide la scena.

Sarah era troppo lenta.

Il Bruto era troppo veloce.

Non c'era tempo per un incantesimo.

Elisa fece l'unica cosa che poteva.

Fece l'unica cosa che Helena, nel suo addestramento brutale, l'aveva condizionata a fare: proteggere l'assetto. Proteggere la "Fiamma Pallida".

Si lanciò.

Non fu un placcaggio eroico. Fu un inciampo disperato. Si mise tra Sarah e gli artigli.

SHLICK.

Il suono fu morbido, quasi insignificante.

Sarah cadde all'indietro, spinta dalla stessa Elisa.

Elisa rimase in piedi per un secondo, gli occhi sbarrati per la sorpresa.

Il Bruto la guardò, quasi confuso. Sfilò gli artigli.

Il Ladro, dal lucernario, urlò: «Andiamo! Missione compiuta!»

Il Bruto si voltò, pronto a seguirlo.

E in quel momento, il mondo di Sarah si spezzò.

La strategia svanì. L'addestramento, il controllo, la "minaccia nucleare al guinzaglio"... tutto sparito. Rimase solo un cavo scoperto che spruzzava scintille.

«Tu.»

La sua voce non era un sussurro. Era un ringhio sordo, così basso da far vibrare il pavimento.

Il Bruto si voltò. Fu un errore.

Sarah scattò in avanti, un lampo di pura furia omicida. Non recuperò nemmeno il Sigillo. Lo raggiunse in due passi, prima ancora che il colosso potesse alzare le braccia.

Afferrò la testa del Ghoul Tank con entrambe le mani. La sua forza, non più controllata, ma alimentata da un dolore incandescente, divenne assoluta.

Non ci fu una colluttazione. Ci fu un'esecuzione.

Sarah tirò.

Ci fu un rumore orribile, un misto di ossa frantumate e carne che si strappa. Sarah aprì letteralmente in due il cranio del Bruto, strappandogli la mascella dal cranio. Il Tank cadde a terra, non più un mostro, solo un ammasso pesante di carne morta.

Sarah ansimava, coperta di sangue nero. I suoi occhi si alzarono verso il lucernario.

Il Ghoul Ladro era quasi sparito, i capelli di Sarah stretti nella sua mano bruciata.

Con un urlo che non aveva nulla di umano, Sarah scattò, afferrò il Sigillo da terra e lo lanciò. L'arma roteò nell'aria come un missile nero, puntando dritto alla schiena del Ladro.

SCHACK!

Il pugnale mancò il bersaglio per un soffio. Si conficcò fino all'elsa nel cemento del cornicione del lucernario.

Il Ghoul Ladro non si voltò. Sparì nella notte di Piacenza.

Per un secondo, Sarah rimase lì, tremante, fissando il buco vuoto nel soffitto.

Poi la rabbia svanì, risucchiata via di colpo, lasciando un vuoto gelido e terrorizzato.

«Elisa.»

Si voltò.

Elisa era ancora in ginocchio, immobile.

Il silenzio tornò nella galleria.

Era finito.

Sarah si avvicinò lentamente, il cuore che le martellava. «Elisa? Stai...»

Elisa si voltò lentamente verso di lei. Abbassò lo sguardo.

Le sue mani si alzarono verso il collo.

Dalla sua gola, da un orecchio all'altro, un sorriso rosso e profondo si aprì.

Cercò di parlare. Dalla sua bocca uscì solo un gorgoglio.

Elisa cadde in avanti, in una pozza di sangue che si allargava rapidamente sul pavimento di marmo.

«No,» sussurrò Sarah. L'euforia della battaglia era sparita. La rabbia era svanita. «No. No, no, no... Stupida. Stupida strega ficcanaso... perché l'hai fatto?»

Corse da lei, scivolando sul sangue, premendo le mani sulla ferita che non si poteva chiudere. Era troppo. Troppo profonda.

Il panico, un sentimento freddo che non provava da tempo, la travolse.

Era sola. La sua unica alleata stava morendo. E sua madre non rispondeva al telefono.

Tirò fuori il telefono criptato.

Premette l'unico numero di emergenza.

Bip... Bip... FZZT...

Statica.

Un suono aspro e terrorizzato dall'altra parte. Luca.

«Sarah?! Non... non puoi chiamare! È successo... i sigilli... non riesco a parlare con tua madre! È caduto tutto! Non...»

CLICK.

La linea morì.

Sarah rimase in ginocchio nel mattatoio della galleria d'arte, sola, con il sangue della sua unica amica che le scorreva tra le dita.

Capì in quel secondo terribile. Capì l'orrore della guerra e il significato di quella parola che sua madre le ripeteva ogni volta come un martello: efficienza.

Helena non voleva che fosse forte. Voleva che fosse efficiente al 100%.

Perché l'inefficienza, nel loro mondo, non si pagava con una sconfitta.

Si pagava con il sangue di chi ti copriva le spalle, guarda Elisa. Il respiro è quasi impercettibile.

Il panico si trasforma in una decisione. Un rifiuto.

Non il Consiglio. Non la magia. Non le regole di sua madre, che l'hanno appena lasciata a morire.

Sceglie il mondo di suo padre. Il mondo reale.

Con un urlo di rabbia e fatica, si carica Elisa in spalla. Ignora le ossa rotte e il dolore. Sta per scattare, cieca di rabbia, pronta a fare a pezzi qualsiasi cosa si muova, ma una mano debole le batte sulla spalla, fermandola per un istante.

È Elisa. È in fin di vita, devastata, ma ancora cosciente.

Con uno sforzo terribile, solleva la testa. Sputando sangue, usa le sue ultime forze non per chiedere aiuto, ma per darle un ultimo, disperato ordine.

«Il... pugnale,» rantola, gli occhi fissi sull'arma dimenticata a terra. «Recupera...»

Detto questo, la sua mano scivola via. Sviene.

Per un attimo, Sarah è paralizzata. Ma poi, teso al massimo, il suo udito acuto percepisce un suono quasi impercettibile: il respiro di Elisa. Flebile, sottile come un filo, ma c'è.

È viva.

Ancora con Elisa sulle spalle, recuperò in fretta il pugnale, e sfondate le porte a vetri rimaste, si mise a correre nella notte di Piacenza, verso le luci del Pronto Soccorso.

UFFICIO DI ARTHUR FINCH (VOGHERA) IN QUELLO STESSO MOMENTO

Arthur Finch sta sorseggiando un whiskey costoso, rivedendo i rapporti sulla stabilità finanziaria di Marco Rossi. Tutto in ordine.

Un terminale secondario sulla sua scrivania, collegato a sistemi che non dovrebbero esistere, emette un singolo, discreto ping.

Finch si blocca. Guarda lo schermo.

Il suo sangue si gela.

AVVISO DI PRIORITÀ: ROSSI, SARAH.

SISTEMA SANITARIO LOCALE (PIACENZA) - PRONTO SOCCORSO.

ACCESSO: CODICE ROSSO (ARMA DA TAGLIO PROFONDA).

PAZIENTE SECONDARIA: N.N. (ELISA RENZI) - CONDIZIONI CRITICHE.

NOTIFICA AUTOMATICA: DIGOS (PIACENZA) - SOSPETTA AGGRESSIONE.

Finch non esita. Chiude il file di Marco. Afferra il suo telefono criptato e compone il numero di "Controllo", il suo referente diretto dell'Ordine degli Osservatori a Londra.

«Controllo, qui Osservatore Sette. Esposizione di Livello Massimo. L'Assetto "Fiamma Pallida" è in una struttura mortale. Pronto Soccorso di Piacenza. È esposta.»

La voce dall'altra parte è fredda, priva di accento.

«Stato della Primus (Helena)?»

«Silenzio totale,» risponde Finch, la sua voce tradisce una nota di preoccupazione. «Il Covo non risponde. Presumo compromesso.»

Ciò che Finch non sa è che Helena, in quel momento, è collassata sul pavimento del Covo, la sua vera età rivelata, la sua magia spesa.

«Inaccettabile.» dice Controllo. «Il Protocollo 'Specchio Infranto' è attivo. L'Assetto non può essere esposto. L'infiltrazione della Seconda Inquisizione in quella regione è troppo alta.»

«Cosa... cosa devo fare con l'agente Renzi? È critica.»

Silenzio.

«L'agente Renzi è sacrificabile. La tua missione è una: prelevare l'Assetto. Con ogni mezzo. Brucia la tua copertura se necessario. Non permettere alla SI di prenderla.»

CLICK.

La linea muore.

Finch chiude gli occhi per un istante. Poi inizia a comporre numeri. Sta chiamando la Procura, la Questura. Sta attivando la sua rete.

10 MINUTI DOPO AL PRONTOSOCCORSO

È il caos.

Sarah è coperta di sangue. Ha scaricato Elisa su una barella, urlando ai medici.

«È... è caduta. Su... su una scultura!»

I medici la ignorano, stanno già lavorando su Elisa.

«Non regge la pressione! La carotide è recisa! Che diavolo l'ha colpita?!»

«Non lo so, la sto perdendo!»

Due agenti della DIGOS bloccano la strada a Sarah.

«Signorina, lei resta qui. Dobbiamo farle qualche domanda.»

Sarah è in trappola. Vede le porte automatiche aprirsi. Una volante della Polizia, chiamati da Flinch, sta accostando. Sono qui per "prelevarla".

Ma sono troppo lenti.

Tre SUV neri, senza insegne, si fermano davanti all'ingresso, bloccando la volante.

Le porte si aprono. Ne scendono uomini in abiti scuri, perfettamente calmi.

Non corrono.

Camminano.

Mostrano un tesserino alla DIGOS. Gli agenti impallidiscono e fanno un passo indietro.

La Seconda Inquisizione è qui.

Un uomo, "L'Analista", si avvicina a Sarah. Ignora il sangue. Ignora il panico. I suoi occhi sono freddi, curiosi.

Guarda la barella dove i medici stanno perdendo Elisa. Fa un cenno ai suoi uomini.

«Prendete la paziente. La nostra tecnologia esoterica può stabilizzarla.»

I suoi uomini spingono via i medici mortali e applicano un collare high-tech sul collo di Elisa. Il monitor cardiaco, che stava per segnare la linea piatta, emette un bip stabile.

L'Analista si volta verso Sarah, che li fissa con orrore e confusione.

Lui sistema i suoi occhiali.

«La tua amica è stabile,» dice, la sua voce calma e ragionevole. «La medicina umana l'avrebbe uccisa. Noi possiamo salvarla.»

Fa un passo di lato, indicando l'uscita che i suoi uomini ora controllano.

«Ma ora, lei è nostra.»

Il suo sguardo si indurisce.

«E tu ci dirai tutto.»

Arthur Finch è fermo a un isolato di distanza, nella sua auto. Guarda impotente i SUV neri che sigillano l'ospedale.

Ha fallito, è stato troppo lento.

L'Ordine ha perso.

La sua squadra di estrazione è bloccata dalla DIGOS, che ora obbedisce alla SI.

L'Assetto più importante del Consiglio d'Argento è appena caduto nelle mani del nemico.

Sospira. Il suo referente a Londra lo seppellirà per questo.

Ma c'è solo una persona che può capire la gravità di questa specifica catastrofe.

Tira fuori il suo telefono criptato. Ignora la linea sicura di "Controllo".

Scorre fino a un numero che gli è stato ordinato di dimenticare. Un numero personale.

Il telefono squilla. Una, due, tre volte.

Finalmente, una voce risponde. Non è forte e imperiosa. È un sussurro secco, stanco. La voce di una donna anziana.

«...Chi...?»

«Dama Helena,» dice Finch, la sua voce professionale che si incrina per la prima volta. «Sono Arthur.»

Silenzio dall'altra parte. Poi un respiro affannoso.

«...Abbiamo un problema catastrofigo.»

«...L'hanno presa. La Seconda Inquisizione... ha Sarah.»

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