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← Sarah l'ammazzavampiri

Creato il 05/07/2026, 09:24 · Aggiornato il 05/07/2026, 09:25

Capitolo 13: 4^ puntata 2^ stagione - Lo shopping

@bergadavideDavide
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STAGIONE 2, PUNTATA 4 SHOPPING

INTERNO. MAGAZZINO ACQUISITO - VENERDÌ NOTTE (22:00)

Era la nona sera.

Sarah ed Elisa entrarono nel magazzino con la rassegnazione di chi marcia verso un'esecuzione già nota. L'aria fredda odorava di cemento e argento. Si aspettavano di trovare Helena al centro del cerchio, pronta a smontarle fisicamente e psicologicamente per altre due ore.

Invece, la trovarono in piedi, di spalle, in abiti civili. Indossava un impeccabile trench color cammello e guardava lo Specchio d'Argento, che non era appoggiato al muro, ma fluttuava a mezz'aria.

La sua superficie non era opaca. Brillava di una luce interna, e deboli immagini scorrevano su di essa: la planimetria di una cappella a Vienna, il sigillo del Principe Giangaleazzo, il volto severo di Lord Valerius a Londra.

Mentre Sarah ed Elisa si fermavano incerte sulla soglia del cerchio, Helena non si voltò. Stava ricevendo i suoi rapporti. E stava sorridendo.

Non era il sorriso di "Elena". Era il sorriso sottile, privato e incredibilmente soddisfatto della Sacerdotessa Primus.

Era euforica.

Le informazioni che riceveva erano musica.

Da Londra: Lord Valerius aveva abboccato. Il Conclave, guidato dalla sua arroganza, aveva ufficialmente classificato Voghera come un "pasticcio minore" di Helena, sottovalutando la minaccia. Non sarebbero intervenuti. La trappola per il suo rivale era scattata.

Da Vienna: La Task Force "Sibilla Decapitata" era partita. I Tremere, accecati dalla loro stessa brama per la "Fiamma Pallida", si stavano muovendo esattamente lungo i corridoi che lei aveva previsto.

Da Milano: Giangaleazzo aveva sigillato il Dominio e confermato l'incontro per domenica notte. Stava creando l'arena isolata di cui lei aveva bisogno.

Tutte le pedine, su tre diverse scacchiere, si muovevano come lei voleva.

Helena chiuse il collegamento con un gesto secco. Lo specchio svanì.

Si voltò. Il suo viso era raggiante.

"Niente addestramento, stasera."

Sarah ed Elisa si scambiarono un'occhiata sbalordita.

"Tutti i miei... 'pacchi'... sono in transito," disse Helena, con la gioia di un manager che ha chiuso un affare multimilionario. "Il piano sta funzionando. Anche meglio del previsto."

Si avvicinò a loro, uscendo dal cerchio.

"Siete state... adeguate. E per stasera, siete libere."

Diede a Elisa un cenno di congedo. "Vai, Adepta. Studia. Riposa. Domenica devi essere impeccabile."

Elisa, confusa ma sollevata, fece un rapido inchino e si affrettò a uscire.

Helena si fermò davanti a Sarah. L'euforia la rendeva quasi umana, ma i suoi occhi brillavano di un potere terrificante.

"E tu, Cacciatrice," disse, con un tono quasi canzonatorio, "vai a divertirti."

Fece una pausa.

"Vivi la tua 'vita normale'. Vai al pub. Vedi quel ragazzo carino della 3A."

Era un riferimento diretto all'appuntamento che le aveva negato [Puntata 2], ora concesso con noncuranza, sapendo benissimo che era troppo tardi, che il danno era fatto. Era un modo per ricordarle chi comandava.

"Non fare tardi," aggiunse. "Domani mattina abbiamo da fare."

SERRAVALLE DESIGNER OUTLET - SABATO POMERIGGIO

"Non ci posso credere," mormorò Sarah, scendendo dalla berlina nel parcheggio affollato.

Non era rabbia. Era uno shock quasi euforico.

"L'outlet? Davvero?"

Marco, al suo fianco, le mise un braccio sulle spalle, raggiante. "Dai, Sà! È una giornata di sole! La tua... mamma... ci sta viziando. Rilassati!"

E la cosa assurda era che Sarah voleva rilassarsi.

Amava lo shopping. Amava l'odore di pelle nuova, il fruscio delle borse di carta, l'idea di poter scegliere qualsiasi cosa volesse senza guardare il cartellino. Era una delle cose che desiderava di più. Essere lì, con suo padre felice e i soldi apparentemente illimitati di sua madre, era la sua versione di un sogno.

Ma era un sogno che si svolgeva nel mezzo di un incubo.

Era tutto così... sbagliato. Meravigliosamente e totalmente surreale.

L'incontro con Dama Almerinda—l'assassina che doveva guardare fingendo di essere una guardia del corpo—era fissato per la sera successiva. La Task Force Tremere era in viaggio. E loro erano lì, a Serravalle, come una normale famiglia in gita il sabato.

Helena, davanti a loro, camminava come una regina. La sua euforia era contagiosa e terrificante.

Entrò da Prada, poi da Gucci, poi da Burberry. Non guardava i prezzi.

Sarah si trovò trascinata in questo vortice. La confusione che le annebbiava la mente ("perché stiamo facendo questo?") fu rapidamente sopraffatta dall'adrenalina dell'acquisto. Marco le indicava le cose, ridendo. Helena passava la sua carta di credito nera senza battere ciglio.

Per la prima volta da settimane, Sarah si sentì leggera. Si sentì normale.

"Sarah, vieni qui."

La voce di Helena la richiamò da dentro un negozio di pelletteria di lusso.

Le stava porgendo un giubbotto. Vera pelle, nero, taglio perfetto, costo pari a sei mesi di stipendio di suo padre.

"Provalo," ordinò, ma il suo tono era quasi affettuoso. "È ora che tu smetta di vestirti come un'orfana arrabbiata."

Sarah lo prese. Era pesante, morbido. Lo indossò. Si guardò allo specchio.

Per un attimo, la Cacciatrice umiliata svanì. Al suo posto c'era una ragazza che si vedeva bella.

"Mamma, è..." iniziò, ancora confusa, ma la parola "inutile" le morì sulle labbra. Era bellissimo.

"Perfetto," disse Helena, già alla cassa. "Domani sera farai quello che ti ho detto. Ma questo non significa che tu debba sembrare un topo di fogna mentre lo fai. Sei la mia erede. Devi sembrare tale."

Uscirono, Helena porse la borsa firmata a Sarah, che la strinse come un trofeo.

Marco li seguiva, mangiando un gelato, felice come non lo si vedeva da anni.

Sarah camminava un passo dietro sua madre, carica di sacchetti.

La confusione non era sparita. L'ansia per la missione di domani era ancora lì, un nodo freddo sotto lo stomaco.

Ma era vestita di pelle nuova. Suo padre era felice. E i soldi di sua madre erano meravigliosi.

Capì che Helena era completamente pazza. Ma era una pazzia che, per quel pomeriggio, le piaceva da morire.

Mentre Helena, Marco e Sarah si allontanavano da Serravalle, carichi di borse firmate e avvolti nell’illusione di una normalità riconquistata, l’euforia della Sacerdotessa era un segnale luminoso nel buio, visibile a occhi che non chiudeva mai.

Lontano dal lusso dell’outlet, a Voghera, la notte aveva un sapore diverso. Il rifugio dell’Oracolo Malkavian era un caos di percezioni e liquami. Si trovava nel seminterrato allagato di una chiesa sconsacrata, un groviglio di tubi arrugginiti che perdevano acqua e vecchi confessionali marciti. L’aria era pesante di muffa e follia.

L’Oracolo non era un Fratello. Era un sistema nervoso esposto, un uomo pallido e magrissimo, con occhi che brillavano di una lucidità terrificante. Era scalzo nell’acqua sporca che gli lambiva le caviglie. L’intera parete di fronte a lui era una mappa.

Non era una mappa di Voghera. Era una mappa della Jyhad.

L’aveva creata usando pezzi di spago lercio, cavi elettrici rubati e, in alcuni punti cruciali, le sue stesse vene, strappate e fissate al muro umido con chiodi arrugginiti. Al centro, inchiodata come un bersaglio, c’era una fotografia di Sarah, strappata da un annuario scolastico. Sopra, tracciata col sangue, la scritta: "FIAMMA PALLIDA".

Da quel centro, i fili si dipanavano come una ragnatela.

Un filo rosso sangue andava a una foto elegante di Helena a un gala, rubata da internet. "LA REGINA DEGLI SPEZZATI".

Un filo nero, teso allo spasimo, si collegava al simbolo della Piramide Tremere. "I CHIRURGHI".

Un filo blu, freddo e preciso, terminava sullo stemma dei Ventrue. "IL BANCHIERE".

L'Oracolo stava ridacchiando tra sé, un suono umido che rimbalzava sull'acqua. Osservava la sua creazione. Vedeva la trappola di Helena. Vedeva gli Stregoni di Vienna cadere dritti verso il bisturi. Vedeva il Banchiere, il Principe, che tramava nell'ombra.

"Giocano tutti... sì, giocano tutti sulla sua scacchiera..." sussurrò a se stesso. "La Regina sposta la Fiamma, i Chirurghi muovono il bisturi, il Banchiere conta le monete..."

Poi, con un movimento improvviso e scattante, l'Oracolo prese un nuovo pezzo di spago. Era diverso dagli altri, sporco di fango e terra. Lo attaccò con un gesto febbrile alla foto di Sarah.

Ma non lo collegò a nessuno degli altri giocatori. Lo lasciò penzolare, libero.

All'estremità dello spago era legato un piccolo osso di corvo.

"Ma nessuno... nessuno..." ghignò, gli occhi fissi sull'osso. "Nessuno sta guardando il verme nella terra. Arriva, arriva, arriva... Il Re Sotto la Collina si sveglia..."

Sulla scacchiera era appena apparso un pezzo che né i Tremere, né la Camarilla, né il Consiglio d'Argento stavano calcolando. E Helena, accecata dalla sua stessa vittoria, era cieca.

Nello stesso istante, a Milano, il Principe Giangaleazzo Ventrue non stava affatto celebrando la sua imminente tregua.

Il suo ufficio privato a Palazzo Marino era l’antitesi del rifugio dell’Oracolo. Era un capolavoro di minimalismo e potere. Nessuna decorazione gotica, solo marmo nero che sembrava assorbire la luce, acciaio spazzolato e un'unica, preziosa mappa rinascimentale d'Italia appesa alla parete.

Era in piedi davanti all'enorme vetrata antiproiettile che dava su Piazza della Scala, osservando il flusso dei kine notturni.

Il suo Siniscalco, un vampiro anziano e impeccabile, la cui presenza era poco più di un’ombra più scura nell’angolo, attendeva.

"L'incontro a Piacenza è confermato," disse Giangaleazzo, la sua voce calma come il ghiaccio. "Dama Almerinda è... motivata. Gestirà la strega e la sua guardia del corpo."

"E se la Sacerdotessa sta mentendo? Se questa tregua è una farsa?" chiese il Siniscalco.

"Certo che è una farsa." Giangaleazzo si voltò, i suoi occhi privi di qualsiasi illusione. "È una farsa da parte sua, ed è una farsa da parte mia. È diplomazia. La Sacerdotessa sta usando il mio Dominio per combattere la sua guerra civile contro Vienna. Io la lascio fare... perché i Tremere hanno violato la mia Praxis, e devono essere puniti pubblicamente."

Si avvicinò alla sua scrivania di marmo. "Ma Helena," continuò, "pensa che io sia solo un banchiere preoccupato. Sottovaluta il mio... attaccamento all'ordine. Pensa che l'unica pedina che ho a Voghera sia Almerinda."

"Mio Principe, se posso," intervenne il Siniscalco, la sua voce appena un fruscio. "Il Piano B... è un rischio considerevole. Contattare Don Nicolò Malaspina proprio ora?"

Il Siniscalco esitò. Non parlava di debolezza, ma di politica. "È stato umiliato. La sua Praxis a Voghera è compromessa dalla Cacciatrice. Il suo orgoglio di Anziano è ferito. Potrebbe essere... imprevedibile. Potrebbe cercare una vendetta personale invece di servire i suoi interessi."

Giangaleazzo accennò un sorriso freddo. "Certo che cercherà vendetta. È per questo che funzionerà."

Prese un elegante tagliasigari d'argento dalla scrivania, rigirandoselo tra le dita. "Pensi che l'umiliazione lo renda debole, Siniscalco? No. Lo rende concentrato. Ferro era un cane rabbioso. Malaspina è un Conte. La sua rete di influenza, i suoi ghoul nelle istituzioni, i suoi conti svizzeri... sono ancora tutti lì. È stato solo... messo in pausa."

Fece scattare il tagliasigari con un suono secco. "Helena crede di averlo sconfitto. Lo ignora. E un Anziano Ventrue ignorato, con risorse intatte e un conto da saldare, è l'arma più pericolosa sulla scacchiera."

"Ma offrirgli carta bianca... dopo il suo fallimento?"

"Non gli offro carta bianca. Gli offro redenzione." Giangaleazzo tornò a guardare la piazza. "La Sacerdotessa gioca con la sua 'Fiamma Pallida', un'arma nucleare che tutti vedono. Io preferisco riattivare l'arsenale nascosto."

Si voltò di nuovo, il suo sguardo era un ordine. "Voghera è ancora il suo Dominio di diritto, anche se la sua autorità è sospesa. Contattalo."

Il suo tono divenne acciaio. "Digli che il Principe di Milano è profondamente deluso dalla sua recente inattività. Ma che, in virtù del suo status di Anziano, gli viene concessa un'ultima possibilità di riportare l'ordine."

"Gli stiamo dando il permesso," concluse Giangaleazzo, "e le risorse, per ripulire la sua città... sia dagli intrusi di Vienna che dall'infestazione del Consiglio d'Argento. A patto che, d'ora in poi, la sua lealtà sia esclusivamente mia."

Mentre Helena era euforica, convinta di controllare la scacchiera, il padrone della scacchiera e un giocatore folle che la scacchiera non la usava nemmeno avevano appena fatto le loro mosse.

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