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Creato il 29/05/2026, 11:56 · Aggiornato il 29/05/2026, 11:57

Capitolo 10: 1^ Seconda Serie Il Derby

@bergadavideDavide
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Sarah L'Ammazzavampiri - Stagione 2

Puntata 1: "Il Derby"

SABATO MATTINA, ORE 10:30.

Il rombo sordo della vecchia Lancia Delta sfreccia per le strade di Voghera. L'aria nell'abitacolo è viziata: un misto stantio di benzina, plastica vecchia e l'odore acido della borsa da pallavolo di Sarah, incastrata ai suoi piedi.

L'atmosfera in macchina è carica di elettricità, ma per due ragioni completamente diverse.

Sarah è nel sedile del passeggero. È nel "tunnel". Nelle cuffiette, un rock industriale le martella il cervello, un muro di suono che cancella il mondo. Le ginocchia battono a ritmo contro lo sportello. Sta visualizzando la partita. La palla sale. Il muro è pronto. Trovo l'angolo. Spacco.

La sua borsa da pallavolo è ai suoi piedi.

Marco è al volante, ed è stranamente agitato. È una frequenza completamente diversa dalla sua. Puzza quasi di sudore freddo. Batte le dita sul cruscotto, un ta-ta-tap sordo sulla plastica crepata. Controlla l'orologio. Controlla lo specchietto retrovisore. Di nuovo. Per la terza volta in un minuto.

Che c'è? C'è qualcuno che ci segue?

Sarah si sfila una cuffietta. Il silenzio improvviso è riempito dal lamento del motore.

"Papà, stai bene?" chiede, la sua voce piatta in contrasto con la musica che ancora stride dall'auricolare. "Sei più nervoso di me."

Marco trasalisce, come se l'avesse svegliato.

"Eh? No, no," dice Marco, forzando un sorriso che non copre la tensione sulla sua mascella. "È il derby, tesoro! Voghera contro Casteggio. La finale di campionato! Certo che sono nervoso! Il mio asso della schiacciata deve spaccare, no?"

Sarah lo scruta. Sta mentendo. Papà non sa mentire. Gli trema la palpebra sinistra. È lo stesso tic che aveva quando la polizia è venuta a fare domande.

Nelle due settimane seguite al massacro della fabbrica, Marco è stato irrequieto. L'indagine ufficiale ("atto terroristico", dicevano i media, una menzogna così grossa da far quasi ridere) aveva messo una cappa di piombo sulla città, e lui sembrava sentirne tutto il peso.

"Non è per la partita," dice Sarah, abbassando del tutto il volume. Il silenzio ora è pesante. "Stai controllando il telefono da stamattina. Ad ogni semaforo. Chi aspetti?"

Marco sospira, la sua facciata allegra che si incrina come vernice vecchia. "Hai ragione. Scusa. È solo... una scocciatura. Roba di lavoro. Devo sbrigare una commissione in stazione, roba burocratica noiosa."

La stazione? Di sabato?

"Ti lascio in palestra," continua lui, cercando di ritrovare un tono entusiasta, "scappo lì e cerco di tornare per la fine, ok? Non mi perderei la tua vittoria per nulla al mondo."

Si ferma davanti alla palestra. Il parcheggio è un caos di motorini, clacson e genitori che urlano. L'aria odora di gas di scarico e pini.

"Spacca tutto, Sà," dice, dandole un bacio sulla fronte. Il suo bacio è frettoloso.

"Tu... sta' attento," risponde lei, con un'improvvisa punta di preoccupazione che le stringe lo stomaco.

"Sempre," dice lui.

Ma il suo sorriso non arriva agli occhi. Parte sgommando prima ancora che lei abbia chiuso bene lo sportello.

[SCENA 2]

INTERNO. PALESTRA DEL LICEO - ORE 12:15.

La palestra è un calderone. L'odore è acre: sudore, gomma delle scarpe, cera per pavimenti e la tensione di cento adolescenti. Le urla "VO-GHE-RA! VO-GHE-RA!" e i tamburi della curva rimbombano nel petto, fanno vibrare il parquet.

È il set decisivo.

Voghera 24 - Casteggio 23.

Match point. Campionato.

Sarah è in prima linea. Sente il sudore colarle lungo la schiena, il sale sulle labbra. Sta per ricevere la battuta.

Ok. Respira. Via tutto. Via papà. Via la fabbrica. Solo la palla.

La sua concentrazione diventa glaciale. Il rumore infernale della palestra si attutisce, diventa un ronzio lontano. Sente solo il suo respiro e lo stridio delle sue scarpe.

Batti.

Un fischio acuto.

La battuta del Casteggio è tesa, un proiettile che cerca l'angolo.

La ricezione di Voghera è un tuffo disperato. La palla si impenna, ma è troppo vicina alla rete. Corta.

Merda.

L'alzatore del Voghera ci arriva per un soffio. La spinge verso Sarah, ma l'alzata è imperfetta. Bassa. Troppo bassa.

Merda, merda, merda.

Il muro del Casteggio, due ragazze altissime, due torri, è già lì. Hanno letto la giocata. È un muro impossibile. Chiudono ogni angolo.

Thud.

Le scarpe di Sarah colpiscono il pavimento. Salta.

Non è un salto atletico. È un'ascensione. La Cacciatrice prende il sopravvento.

Il tempo rallenta.

Vede le mani del muro che salgono. Vede gli spazi millimetrici tra le loro dita. Vede l'espressione trionfante della ragazza al centro.

In quell'istante, sospesa in aria, il suo sguardo scatta per abitudine verso la porta in fondo alla palestra, dove cerca sempre suo padre.

Lo vede. È appena arrivato, ansimante, la giacca buttata su una spalla.

Accanto a lui c'è una donna. Un'ombra. Immobile in mezzo alla folla festante. Indossa un impeccabile tailleur grigio antracite, così fuori posto da sembrare un fotomontaggio. Occhiali da sole scuri. Capelli perfetti.

La donna, DAMA HELENA, si toglie lentamente gli occhiali, come se sentisse lo sguardo di Sarah attraverso i cinquanta metri di campo, sopra il frastuono di centinaia di persone.

Anche a questa distanza, Sarah sente un freddo innaturale irradiarsi da lei. È un improvviso calo di pressione nella stanza, un vuoto d'aria che le fa drizzare i peli sulle braccia e le gela il sudore sulla pelle.

Gli occhi di sua madre la trafiggono.

Tu.

WHUMP.

La rabbia, lo shock, l'adrenalina e un odio vecchio di anni si fondono in un unico colpo.

Sarah non colpisce la palla. La punisce.

Non cerca l'angolo. Tira dritto, una cannonata che piega le mani del muro, che colpisce la spalla di una delle ragazze e si schianta in campo avversario con un rumore sordo.

Fischio. Lungo, assordante.

Punto. Partita. Campionato.

La palestra esplode. Un boato di suono e gioia che fa tremare le travi.

[SCENA 3]

INTERNO. PALESTRA DEL LICEO - CONTINUA.

Le sue compagne di squadra le sono addosso, un groviglio di braccia sudate, odore di shampoo e lacrime di gioia. La travolgono.

"SEI UN MOSTRO, SARA! UN MOSTRO!"

Un mostro. Sì. Forse.

La sollevano in trionfo, la sbatacchiano.

Sarah ride. Ma è un ringhio. Il suo sguardo non si è mai mosso. È inchiodato alla figura vicino alla porta.

"Sara, ma... chi è quella?" le urla Giulia, la sua compagna di squadra, ancora appesa al suo collo e indicando con la testa. "Accanto a tuo padre. È stupenda. Sembra uscita da Vogue."

Vogue. Peggio.

Sarah viene rimessa a terra. Si sente le gambe tremare, ma non per la fatica.

"È... mia madre," dice Sarah, la parola che le suona estranea, come una lingua morta. "È venuta a farmi una sorpresa."

Si stacca dal gruppo, ignorando l'allenatore che la cerca e i festeggiamenti. Attraversa il campo, il trionfo della vittoria già trasformato in cenere in bocca.

Marco le corre incontro, il viso spaccato in due da un sorriso raggiante. La sua ansia di prima è sparita.

"Ce l'hai fatta! L'ho vista! Che bomba! E guarda... guarda chi ho portato!"

Helena è lì.

Il freddo è svanito. Come se non ci fosse mai stato. Ora indossa un sorriso luminoso, materno, caldo come il sole. Apre le braccia.

"Sarah, tesoro. Che partita! Vieni qui, amore mio!"

[SCENA 4]

INTERNO. BAR "DA GIANNI" (CENTRO VOGHERA) - POMERICCIO.

Il bar è rumoroso. Il chiacchiericcio delle famiglie è assordante, mescolato al sibilare della macchina del caffè e al clack costante delle tazzine sui piattini. L'odore è soffocante: caffè bruciato, pasticcini caldi e zucchero a velo.

Sarah è seduta a un tavolino rotondo, incastrata contro il muro. Si sente intrappolata. È ancora nella felpa della squadra, i capelli umidi dalla doccia sanno di cloro e shampoo alla mela.

Di fronte a lei, Marco sta mangiando un cannoncino alla crema con un entusiasmo quasi infantile, felice come non lo vedeva da settimane.

Accanto a lui siede "Elena". Non Dama Helena. "Elena".

L'atmosfera è surreale.

"Un'altra cioccolata calda per la mia campionessa!" esclama Helena, sventolando una mano ingioiellata verso la cameriera con un'allegria quasi maniacale. "E porti un altro vassoio di bignè! Dobbiamo festeggiare!"

"Mamma, basta, ho già preso il gelato," borbotta Sarah, sprofondando nella sedia. Vorrebbe scomparire.

"Sciocchezze!" ride Helena. "È il mio dovere di madre viziarti! Non ti ho vista per così tanto... Vero, Marco?"

Si sporge e dà un bacio sonoro sulla guancia a un Marco imbarazzato ma felice, che si pulisce la crema dall'angolo della bocca.

"Elena, così mi fai arrossire," ridacchia Marco.

"Oh, è tutto merito tuo, caro. Sei stato così bravo a crescerla."

Helena si gira verso Sarah, il suo sorriso è un faro da 1000 watt. È troppo luminoso. È falso.

"Allora, tesoro, raccontami tutto. La scuola come va? Ho visto che hai preso un ottimo voto in greco. Meraviglioso. E gli amici? Ho visto un sacco di ragazzi fare il tifo per te... specialmente quel biondino carino in tribuna... E... com'è la nuova professoressa supplente di Latino? Quella, ehm... Elisa?"

Helena fa un impercettibile occhiolino a Sarah, un gesto così piccolo che solo lei può cogliere.

Sarah si congela con il cucchiaino a mezz'aria. Il sangue le diventa ghiaccio nelle vene.

Elisa? Come fa a sapere di Elisa? Elisa è... la mia Osservatrice. Non una supplente.

Marco la guarda, sorpreso, la bocca piena di pasta sfoglia. "Ma... come fai a sapere della supplente? Non te l'ho detto..."

Helena ride, una risata argentina e affettuosa che fa girare un paio di persone al tavolo accanto.

"Oh, Marco, tesoro. Anche se sono lontana, mi tengo sempre informata sulla vita di mia figlia. Sempre. Una madre sa tutto."

Poi tira fuori il suo smartphone, un modello costosissimo. "Ora, tutti e due vicini. Sorridete! Forza, Sarah, sorridi come se fossi felice! Devo mandare una foto alle mie colleghe a Londra... sono così invidiose che io sia qui a godermi il sole italiano mentre loro sono bloccate sotto la pioggia."

Costringe un Marco impiastricciato di crema e una Sarah mortificata in un selfie imbarazzante. Fa scattare la foto. Il flash la acceca.

Sono in trappola. È una recita per papà. E io sono la comparsa.

"Sei... sei diversa," riesce a dire Sarah.

"Si chiama 'vacanza', tesoro," dice Helena, riponendo il telefono con un gesto elegante. "E sai, Marco mi ha dato un'idea meravigliosa..."

Marco annuisce, entusiasta. "Gliel'ho accennato io! Quella vecchia erboristeria abbandonata vicino al centro. Ricordi, Sà? Quella con le vetrine rotte. Una posizione perfetta!"

"Esatto!" continua Helena. "Ho pensato di espandere l'attività di famiglia. Rileverò quel negozio. Un piccolo progetto per tenermi occupata mentre sono qui. Un posto tutto nostro."

Sarah la fissa. L'erboristeria. Il Covo. La loro base.

Sta trasformando la loro base segreta in una copertura ufficiale. Sotto gli occhi di tutti.

"Scusatemi un secondo," dice Marco, alzandosi e asciugandosi la bocca con un tovagliolo. "Tutta questa crema... vado a lavarmi le mani."

Marco si allontana verso il bagno in fondo al locale. Sarah segue la sua felpa rossa finché non scompare dietro l'angolo.

L'istante esatto in cui scompare, il sorriso di Dama Helena svanisce.

Clic.

Come se avesse spento un interruttore.

Eccola. Pensa Sarah. La madre è sparita. È rimasta la Sacerdotessa.

Appoggia il cucchiaino sul piattino. Il suono del metallo sulla ceramica è secco, definitivo, e taglia il rumore del bar. Il suo viso diventa la maschera di marmo che Sarah ha visto in palestra.

"Che diavolo stai facendo?" sibila Sarah, a voce bassissima, piegandosi sul tavolo.

Gli occhi di Helena sono lame di ghiaccio. "Recito. Qualcosa che dovresti imparare a fare meglio. Sembri un'adolescente col mal di pancia. Rovina la copertura."

"Perché sei qui?"

"Ufficialmente," dice Helena, senza guardarla, fissando il viavai fuori dalla finestra con fastidio, "sono qui per valutare l'inventario e firmare le carte per l'apertura della nuova 'Antica Erboristeria Sibillina'. È una copertura pulita. Inattaccabile."

"E non ufficialmente?"

Helena volta lentamente la testa. Il suo sguardo inchioda Sarah alla sedia. È lo stesso sguardo freddo che le ha gelato il sangue in palestra.

"Non ufficialmente, Giangaleazzo, il Principe Ventrue di Milano, ha mandato un emissario per negoziare la tua tregua. I Tremere hanno una squadra d'assalto in viaggio da Vienna. E la Task Force della DIGOS ha appena richiesto i filmati delle telecamere della stazione. Il tuo massacro alla fabbrica, la tua... esibizione... ha fatto cadere l'intero fottuto castello di carte, Cacciatrice."

Il tono è così freddo, così spietato, che Sarah sente un brivido correrle lungo la schiena.

Ventrue. Tremere. DIGOS.

"Voglio i dettagli," dice Sarah, raddrizzando la schiena.

"Non qui."

Helena guarda verso il bagno. "Marco sta tornando. Ascoltami bene."

Si sporge in avanti, il sorriso materno che ricompare lentamente sul viso, come una maschera che si abbassa, mentre vede Marco uscire dal corridoio.

"Stasera. L'erboristeria. Mezzanotte. E vedi di non farti seguire."

Torna a sedersi comoda, proprio mentre Marco raggiunge il tavolo, ancora allegro.

"Tutto a posto?" chiede Marco, asciugandosi le mani sui jeans.

"Perfetto, tesoro," sorride Helena, riprendendo la mano di Sarah e accarezzandole le nocche con dita gelide. Sarah reprime l'istinto di ritrarsi.

"Stavo giusto dicendo a Sarah che abbiamo anche un altro motivo per festeggiare."

Marco la guarda, confuso. "Un altro?"

"Ho già parlato con il proprietario," continua Helena, con un tono allegro e disinvolto, come se parlasse del tempo. "Ho preso tutto il blocco. E c'è un delizioso appartamento vuoto proprio sopra il negozio."

Il sangue defluisce dal viso di Sarah. No.

Helena le stringe la mano, il suo sorriso che ora sembra una morsa.

"Non è meraviglioso, Marco? Ci trasferiamo! Tutti e due. Niente più affitto, sarete ospiti miei. Così posso tenervi d'occhio e assicurarmi che la mia campionessa mangi abbastanza."

Marco sbatte le palpebre, completamente spiazzato. "Ma... Elena... trasferirci? Così in fretta? Non me l'avevi..."

Sarah non dice nulla. È congelata. Ha capito.

Non è una visita. Non è una copertura. È un'occupazione.

Sta costruendo una prigione.

Sua madre non è venuta a nascondersi dietro di lei.

È venuta a metterla al guinzaglio.

E la cosa peggiore... Sarah guarda suo padre sorridere, confuso ma già conquistato dall'idea.

...è che lui la sta aiutando.

Note di capitolo

Con questa puntata inizia la seconda serie per Sarah l'ammazzavampiri, molto più brutale, politica e matura della prima serie, buona lettura 🙏

Commenti

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