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La settimana successiva alla gita a Flachau volò via in un soffio, lasciando a entrambi pochissimo tempo per vedersi. Jörgen era assorbito dalle prove estenuanti per un importante concerto di musica da camera, per il quale aveva gelosamente riservato un posto in prima fila alla sua amica italiana; Sally, dal canto suo, doveva rimettersi in pari con la stesura della tesi, sommersa da libri e appunti nel silenzio della biblioteca dell'Università.
Il sabato sera, finalmente liberi, decisero di rifugiarsi al solito Schamrock per bere almeno qualcosa insieme e staccare la spina.
«Tu cosa prendi?», le chiese lui, appoggiandosi al bancone di legno del pub sotterraneo. Sally sospirò, massaggiandosi le tempie.
«Non so, Jörgen... penso un succo di mela».
Lui sollevò un sopracciglio, stupito. «Analcolica stasera? Da te non me lo aspettavo».
«Sono stata analcolica tutta la settimana... ho già un mal di testa fotonico a furia di leggere libri e dispense. E poi mi devo preparare psicologicamente alla festa della Nawi la settimana prossima... se inizio a bere stasera sono finita!».
La Nawi era la facoltà di Scienze Naturali: una volta al mese l'università organizzava lì una festa leggendaria, un delirio totale di musica e alcol a cui nessuno studente Erasmus poteva mancare. Jörgen le sorrise, intenerito da quella pianificazione strategica.
«Va bene, ti terrò compagnia allora. Zwei Apfelsaft, bitte!».
La sera prima, Sally aveva telefonato a Elena. Aveva un disperato bisogno di una voce amica, che la facesse ragionare e le desse un buon consiglio. In realtà Elena, con la sua solita, spiazzante schiettezza, l’aveva gettata nella confusione più totale semplicemente dicendole la verità nuda e cruda.
Ora, seduta su quel divanetto dello Schamrock, le parole dell'amica le rimbombavano in testa come un'eco costante. Sally non poteva fare a meno di sorseggiare il suo succo di mela e osservare Jörgen. Osservava i suoi occhi blu e profondi come il mare del Nord, le sue labbra perfette, il movimento delle sue mani... quelle mani che, lo ammise a se stessa con una scossa improvvisa, avrebbe voluto sentire ovunque sul proprio corpo. Ecco cos’era la realtà. Niente filtri, niente scuse. Sentì una fiammata di calore salirle lungo il collo e Jörgen se ne accorse all'istante.
«Hai caldo, Sally? Sei tutta rossa».
Lei distolse lo sguardo, col fiato corto.
«Non... non mi sento molto bene, in effetti».
Lui posò il bicchiere, subito premuroso. «Andiamo a casa allora».
Rientrata nel suo monolocale, Sally si fece una doccia fredda per schiarirsi le idee, ma non servì a nulla. Indossò la camicia da notte di cotone leggero che Elena le aveva cucito con le sue mani e spedito per il compleanno, tremendamente sexy come tutta la biancheria disegnata da lei e semi trasparente, e si mise a letto. Ma il sonno non arrivava. Le parole di Elena continuavano a rimbalzare contro le pareti della sua mente: "Hai perso altre occasioni aspettando che la vita ti passasse attraverso... Hai avuto paura di soffrire e hai lasciato andare troppe cose importanti..."
Sally si mise a sedere. Guardò il soffitto. Poi, mossa da un'urgenza improvvisa e totalizzante, scese dal letto. Così com'era, a piedi scalzi e in camicia da notte, uscì nel corridoio dello studentato, scese le scale di un piano e si fermò davanti alla stanza 302. Bussò.
La porta si aprì dopo pochi secondi. Jörgen era in pantaloni della tuta, a torso nudo, con i capelli biondi leggermente scompigliati.
«Sally! Sono le due di notte!», esclamò sgranando gli occhi, vedendo che indossava una sottoveste mezza trasparente e senza reggiseno sotto.
«C'è qualcosa che non va?»
«Sei solo?», chiese lei, senza fiato.
«Come tutti i week...».
Jörgen non poté finire la frase. Sally fece un passo in avanti, gli prese il viso fra le mani e lo attirò a sé, baciandolo con una passione che teneva repressa da settimane. Lui, dapprima paralizzato dalla sorpresa, rispose al bacio con un gemito soffocato. Con un calcio spinse la porta dietro le loro spalle, chiudendo fuori il resto del mondo, e la cinse alla vita guidandola, quasi tirato da lei, verso il letto.
Si staccarono un millimetro, i respiri caldi che si incrociavano nel buio della stanza. Jörgen le accarezzò i corti capelli biondi, stringendo i denti.
«Sally... non so quali santi mi stiano trattenendo per avere la forza di chiedertelo... sei sicura? Non vorrei che tu domani...»
«Sono sicura solo di una cosa», lo interruppe lei, guardandolo dritto negli occhi con una fermezza che non sapeva nemmeno di possedere. «Io voglio te, Jörgen, esattamente come tu vuoi me. Basta girarci attorno! Non ho fatto altro che cercare di non soffrire nella mia vita e ho sempre finito con lo stare male comunque. Adesso basta. Non mi interessa se con quello che facciamo ci legheremo, e non mi importa se staremo male quando ci dovremo salutare alla fine dell'Erasmus. Voglio vivere, Jörgen, e voglio vivere tutto questo con te».
Sally non avrebbe mai pensato di poter fare un discorso del genere, mai in vita sua. Ma Jörgen parve capire ogni singola parola, ogni ferita nascosta dietro quel coraggio improvviso.
Entrambi, in modo diverso, erano sempre fuggiti da quello che provavano, o da quello che avrebbero potuto provare. Jörgen era stato con tantissime ragazze prima di lei, ma non aveva mai permesso a nessuna di superare la superficie, mentre lei per paura di soffrire si tirava indietro quando qualcuno le piaceva davvero; ma adesso... adesso le regole del gioco erano saltate.
Le sue mani grandi e calde scivolarono sotto la camicia da notte di cotone, accarezzando la pelle nuda di Sally, strappandole un gemito, risalendo lungo i fianchi morbidi e la pancia piatta che aveva ammirato in sauna. Ogni tocco era una promessa, una scoperta lenta e bruciante. Jörgen si mosse sopra di lei con una deliberata, attenta lentezza, quasi a volerle dare il tempo di abituarsi alla sua presenza, al peso solido e rassicurante del suo corpo.
Quando le loro labbra si incontrarono di nuovo, Sally sentì crollare l'ultimo briciolo di resistenza; c'era una spietata lucidità che le attraversò la mente un istante prima di perdersi del tutto: si rese conto, con una fitta di sorprendente consapevolezza, di non aver mai provato niente del genere. Con le persone con cui aveva fatto sesso in passato non aveva mai avuto un vero legame, erano stati solo tentativi di colmare un vuoto; con l'unica persona con cui quel legame era stato viscerale e assoluto — Teo —, non aveva mai fatto l'amore. Quella terra di mezzo tra l'intimità del cuore e quella della carne era rimasta un territorio inesplorato, doloroso e proibito.
Fino a quella notte.
Quando si unirono, fu un incontro di carne e respiri spezzati, una danza guidata dalla passione pura, priva di paure. Jörgen la cercò con un'intensità che la travolse, guidandola dentro un piacere profondo, totalizzante, che mai aveva conosciuto prima. Era un piacere che non nasceva solo dall'unirsi dei loro corpi, ma dalla sicurezza che Jörgen le trasmetteva: con lui non doveva nascondersi, non doveva vergognarsi del proprio corpo o delle proprie fragilità. Lui la vedeva, la voleva, la accoglieva senza riserve.
Jörgen la strinse a sé, affondando il viso nell'incavo del suo collo, il respiro caldo sulla pelle mentre i loro ritmi si incastravano alla perfezione, mossi da un urgenza che sembrava consumare l'inverno intero fuori dalla finestra. La stringeva come se avesse paura di vederla svanire, trattenendola contro il proprio petto ampio, e Sally si lasciò andare completamente. Inarcò la schiena, aggrappandosi alle sue spalle larghe, abbandonandosi a quel flusso di sensazioni calde che le incendiavano le vene. Trovò in quel corpo scandinavo il calore e la vita che credeva di aver perduto, guarendo, un respiro alla volta, un pezzo di quel passato che l'aveva tenuta prigioniera troppo a lungo.
Il mattino seguente, la luce pallida del sole invernale filtrava dalle tende della stanza 302.
Quando Sally aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il viso di Jörgen, a pochi centimetri dal suo. Le stava sorridendo, mentre con le dita le toglieva delicatamente un ciuffo biondo dalla fronte.
«Non devi nasconderli sotto i capelli», sussurrò lui a voce bassa, accarezzandole lo zigomo. «I tuoi occhi sono così belli».
Sally sentì il cuore farsi leggero. Si tese verso di lui e gli diede un bacio dolce all'angolo della bocca.
«Grazie».
Jörgen le circondò la vita con un braccio, stringendosela contro il petto nudo.
«Spero solo che adesso... beh, che tu non cambierai idea. Anche se dicevi che gli amici non devono mai fare sesso altrimenti si incasina tutto».
Sally scoppiò a ridere, nascondendo il viso contro la sua spalla calda. «Ne dico tante di stronzate, svedese. E tu vedi di non stare a ricordarmele tutte le volte, ok?».