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Qualcuno suonò alla porta del monolocale, facendo svegliare Sally di soprassalto. Fuori dalla finestra la Festung era ancora inghiottita dal buio pesto della notte. Una rapida occhiata alla sveglia sul comodino le disse che erano appena le quattro del mattino, chi diavolo poteva essere a quell'ora? Maledicendo il mondo in tre lingue diverse, cercò a tentoni le ciabatte con un piede e si avvicinò alla porta, stringendosi nel pigiama.
«Hallo?» biascicò con la voce ancora impastata dal sonno.
«Sveglia pigrona!» rispose una voce fin troppo squillante dall'altra parte del legno.
Jörgen? Sally sgranò gli occhi. Ma che cosa diavolo voleva? Non sapeva quanto potesse essere pericolosa lei appena sveglia, soprattutto a quell'ora, senza nemmeno una goccia caffè in corpo? Aprì la porta di colpo, pronta a ringhiare, ma lo Svedese le sorrise con una vitalità quasi insultante.
«Oggi è il mio compleanno ed ho deciso di festeggiarlo in modo originale» annunciò lui, piantandosi in mezzo al corridoio. «Compleanno? Ma che diavolo... du hast unvollständig einen Schaden!» (Sei completamente fuori di testa!) esclamò lei, passandosi una mano tra i corti capelli biondi spettinati.
«Hai la tuta da sci dietro, no?» le chiese lui, ignorando le proteste.
Sally stentava a capire le parole; la tentazione di chiudergli la porta in faccia e tornarsene a letto a guscio sotto il piumone era fortissima, ma Jörgen, con la tipica sfacciataggine scandinava che stava imparando a conoscere, era già entrato nel monolocale e aveva acceso tutte le luci, accecandola.
«Dai che ti aiuto a preparare la borsa... staremo via solo due giorni quindi non ti servirà molta roba...» Sally si parò davanti a lui, incrociando le braccia.
«Scusa un attimo, biondo. Dove stracazzo staremo noi due giorni?»
«A Flachau, a fare snowboard» sorrise lui, indicandole l'armadio.
Ancora non aveva capito come fosse stato possibile, ma poco dopo dopo Sally si trovava seduta sul sedile del passeggero nella macchina di Jörgen, con il riscaldamento a palla, diretta verso il cuore delle Alpi austriache. Durante il viaggio, lui aveva farfugliato qualcosa riguardo a un regalo di compleanno in denaro inviatogli da suo zio dalla Svezia: voleva assolutamente andare a sciare, ma da solo si sarebbe annoiato a morte. Praticamente le aveva buttato quattro stracci in borsa e l'aveva costretta a infilarsi la tuta.
Solo quando si fermarono in un autogrill lungo l'autostrada, circondati dal riverbero delle montagne che iniziavano a tingersi di rosa all'alba, Sally riacquistò una parvenza di lucidità.
«Ma tu sei pazzo davvero, Jörgen!» disse, stringendo tra le mani un bicchiere di plastica con un caffè espresso decisamente discutibile.
«Col mio regalo faccio quello che mi pare, e io ho deciso che volevo portare una bella Italiana sulla neve con me!» replicò lui, con quegli occhi azzurri che brillavano di puro divertimento.
Sally si arrese, scuotendo la testa. Sapeva che lo svedese, sotto quell'aria apparentemente flessibile, era terribilmente testardo.
Qualche sera prima erano andati allo Shamrock, la birreria sotterranea vicino alla Salzach, e si erano semi-ubriacati ordinando caraffe di birra e di sidro. Tra una risata e l'altra, lei gli aveva raccontato di come fosse sempre stata una tipa sportiva e di come, nei quattro anni passati in Germania, i suoi cugini l'avessero svezzata sulle piste portandola a fare snowboard ogni inverno. Jörgen aveva manifestato la stessa identica passione per la tavola, ma Sally non avrebbe mai immaginato che quel biondo vichingo avrebbe preso la cosa così sul serio da rapirla all'alba per portarla a Flachau.
Quando arrivarono, lo spettacolo la lasciò a bocca aperta: l'albergo era una struttura fantastica, un enorme chalet di design alpino tutto legno, pietra e grandi vetrate affacciate sulle piste innevate. Il volantino sul bancone della reception prometteva un'area wellness enorme con bagno turco, sauna e piscina riscaldata all'aperto. A Sally bastò un'occhiata per capire che quel weekend doveva essere costato una mezza fortuna, anche se ormai aveva capito che gli studenti svedesi non avevano grossi problemi di budget.
Alla reception, però, sorse un problema imprevisto: la ragazza dietro al bancone stava fissando lo schermo del computer con aria dispiaciuta.
«Es tut mir leid, aber wir haben nur ein Doppelzimmer frei...» (Mi dispiace, ma abbiamo solo una camera doppia libera con letto matrimoniale).
Jörgen sgranò gli occhi, scambiando un'occhiata tesa con Sally.
«Oh, nein! Könnten Sie etwas machen?» (Oh no! Non potete fare proprio nulla?)
«Ich kann ein Zimmer in einem anderen Hotel suchen...» (posso cercare una camera in un altro Hotel) si offrì la receptionist.
Sally si avvicinò a Jörgen, divertita dall'improvviso panico che leggeva sul volto del ragazzo.
«Che problemi ci sono, svedese?»
«Ecco... hanno avuto un errore con le prenotazioni. Hanno solo una camera doppia con un letto solo e...» Sally lo guardò di sbieco, un sorriso decisamente malizioso a piegarle le labbra.
«Non è che l'hai fatto apposta, da bravo marpione?»
A quella provocazione, Jörgen perse totalmente la sua proverbiale sicurezza scandinava: arrossì vistosamente fino alla punta delle orecchie e iniziò a balbettare qualcosa in svedese stretto. Sally scoppiò a ridere. Fu lei a voltarsi verso la receptionist, sfoggiando il suo miglior tedesco: «Kein Problem, wir können zusammen schlafen!» (Non c'è problema, possiamo dormire insieme).
La receptionist tese la mano per i documenti e gli allungò la chiave della stanza 207, trattenendo a stento un sorriso complice. Essendo una ragazza giovane e avendo intuito la dinamica dal bilinguismo improvviso, aveva capito perfettamente tutto, godendosi la scena.
Una volta entrati in camera — un gioiello accogliente con un enorme letto matrimoniale coperto da un piumone bianco e il profumo di cirmolo che riempiva l'aria — Jörgen sembrava ancora un po' rigido, intento a posare le borse con una cura maniacale per non incrociare lo sguardo di lei.
Sally si tolse la giacca della tuta, rimanendo in maglietta, e si buttò a peso morto sul letto, testando il materasso.
«Davvero, Jörgen, non è un problema per me», disse, guardandolo dal basso. «Penso che tu non abbia intenzione di saltarmi addosso. E, nel caso ti venissero strane idee, sappi che sono cintura nera di karate e di kick-boxing. Ti stendo in due mosse».
Sally sorrideva, provocandolo, ma in realtà, dentro di sé, una piccola e fastidiosa parte le faceva ammettere che un po' le dispiaceva l'idea che Jörgen fosse così rispettoso da non toccarla nemmeno con un dito.
Jörgen si voltò di scatto, recuperando il suo sorrisetto sornione, anche se le guance tradivano ancora un calore insolito.
«Ne riparliamo stasera, emiliana. Adesso voliamo sulle piste che dobbiamo ancora noleggiare la tua tavola, o ci perdiamo tutta la mattinata!».
Uscì veloce dalla stanza, quasi a voler scappare da quella vicinanza e dall'aria troppo calda della camera. Sally rimase un attimo sul letto, domandandosi se l'avesse fatto apposta o meno, se quel biondo scatenato volesse davvero... ma no, che stupidaggine.
Mentre si allacciava gli scarponi da snowboard, la mente di Sally volò alla conversazione profonda che avevano avuto due sere prima proprio allo Shamrock, complice l'alcool che avevano in corpo. Avevano parlato dei rispettivi ex: lei gli aveva confessato di Christoph, della relazione deleteria avuta in Germania che l'aveva spenta. Gli aveva persino detto che, col senno di poi, probabilmente di Christoph non era mai stata innamorata sul serio.
«Sei mai stata innamorata di qualcuno, allora?» le aveva chiesto Jörgen, fissandola sopra il bordo del bicchiere.
«Una volta... credo di sì. Ma non di lui» aveva risposto Sally, abbassando gli occhi sul tavolo di legno.
«Ma se hai detto di non aver avuto altri ragazzi seri!»
«Infatti non ci sono mai stata insieme» aveva confessato lei, sentendo un nodo alla gola. «Era un amico. Il mio migliore amico. Teo»
«E non ci hai mai fatto niente?»
«Che domanda indiscreta, svedese! Comunque no, mai, a parte un bacio di addio. Ma è stato l'unico ragazzo che sia mai riuscito a toccarmi l'anima sul serio. Solo con lui ero davvero felice. Ma non è andata. Cosa ci posso fare, devo essere sfigata in amore»
«Beh... sei ancora giovane, Sally» le aveva detto lui, addolcendo il tono di voce. «Ne hai di tempo per trovare la persona giusta»
«Almeno ho imparato la lezione» aveva tagliato corto lei, con una punta di cinismo che serviva solo a proteggerla. «Non devo più innamorarmi degli amici. Porta solo guai. Esattamente come il sesso».
Jörgen si era sporto in avanti, con un lampo di pura malizia negli occhi azzurri.
«Quindi niente amore e niente sesso... ma io sono un amico per te, giusto?»
«Certo che sì»
«Allora, fammi capire: per fare sesso noi due dobbiamo prima litigare di brutto?»
Sally era scoppiata a ridere e, nel farlo, si era avvicinata così tanto a lui che le sarebbe bastato spostare la testa in avanti di un millimetro per baciare quelle labbra perfette. Aveva fissato quegli occhi blu, profondi come il mare del Nord, sentendo la testa girare per la birra e per l'elettricità che scorreva tra loro. Sapevano entrambi che stavano esagerando: se non avessero cambiato argomento subito, avrebbero fatto una stupidaggine monumentale lì, su quel tavolino da pub.
«Parliamo di sport... ti piace la montagna?» aveva deviato lei all'ultimo secondo, con il fiato corto.
Sally scosse la testa, scacciando il ricordo di quel quasi-bacio e uscì dal noleggio con la tavola Burton Custum sottobraccio e raggiunse Jorgen che stava facendo gli skipass.
Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata pazzesca passata a dominare le piste di Flachau — dove Sally aveva dato spettacolo con la tavola lasciando Jörgen letteralmente a bocca aperta per la sua agilità —, la ragazza si ritirò in camera per una doccia calda mentre lui era andato a fare un salto in piscina.
Seduta sul letto, avvolta nell'accappatoio dell'hotel, aprì il suo computer portatile, si connetté alla linea della reception e decise di scrivere un 'email alla persona che le mancava più di ogni altra cosa.
Data: 22 gennaio 2002
Oggetto: SOS da una palla di neve (e aggiornamenti biondi)
Ele mia, non ci crederai mai, ma ti scrivo dalla camera 207 di un hotel di legno pazzesco a Flachau. Sì, sono in montagna. E no, non sono da sola.
Ricordi lo svedese del piano di sotto di cui ti ho accennato nella scorsa mail? Jörgen. Bene, oggi è il suo compleanno e quel pazzo ha pensato bene di bussare alla mia porta alle quattro del mattino per rapirmi e portarmi a fare snowboard sulle Alpi austriache. Ti giuro, Ele, ha una testa che è un guasto totale, ma in senso buono. Mi fa ridere come non ridevo da anni.
C'è stato un errore alla reception (o almeno credo, dice che è colpa dei computer, ma io continuo a stuzzicarlo dicendogli che è un marpione) e c'era solo una camera matrimoniale disponibile. Quindi, stasera dormiamo insieme. Gli ho detto che sono cintura nera di kick-boxing per metterlo in riga, e lui è diventato rosso come un pomodoro. È incredibile come un vichingo alto quasi due metri, biondo e bellissimo, possa essere così timido e rispettoso. Un po' mi fa rabbia, a essere onesta!
L'alchimia tra noi è incredibile Elen, non la provavo da tempo… si vede che è destino che la musica ci metta lo zampino. L'altra sera in un pub ci siamo quasi baciati, mancava un millimetro. Ma ho paura. Gli ho detto che non voglio più fare l'errore di mischiare amicizia, sesso e sentimenti. Gli ho detto che l'unica volta che sono stata felice sul serio è stato con il mio migliore amico, anche se non ci sono mai stata insieme (sai che parlo di Teo, non riesco a non pensarci quando la musica si fa troppo vicina).
Eppure, con Jörgen mi sembra di respirare un'aria nuova. Mi sono tagliata i capelli cortissimi da sola l'altro giorno, un bob spettinato che sistemo col gel. Sono sempre bionda, ma mi sento diversa, meno spaventata. Sento che con lui potrei davvero divertirmi, senza lasciare pezzi di cuore in giro per l'Austria. O almeno spero di non lasciarceli.
Dimmi come vanno le cose a Bologna, come prosegue l'Accademia e se i portici sentono la mia mancanza. Mi manchi tu, da morire.
Ti stringo forte, la tua Sally innevata e confusa.
Inviata la mail, si infilò il costume e scese a raggiungere Jörgen, che era già sceso in piscina.
Mentre la guardava nuotare verso il bordo, Jörgen non poté fare a meno di ripensare a quelle ultime ore. Si era meravigliato nel vedere in Sally l'essenza stessa dello snowboarder, cosa decisamente non comune per una ragazza: si stravaccava sulla seggiovia senza nemmeno alzarsi la maschera dagli occhi, si preparava a scendere solo all’ultimo momento utile con la disperazione e il panico degli sciatori vecchio stile che finivano in seggiovia con lei, si lanciava subito fuori pista e, se rientrava nei tracciati, era solo per prendersi un bombardino in qualche rifugio.
Sally si aggrappò al bordo della piscina, sollevando lo sguardo bagnato su di lui. «Allora? Andiamo a fare bagno turco e sauna?» «Aggiudicato!» rispose lo svedese.
Sally andò negli spogliatoi a strizzare i capelli e prepararsi. Quando uscì per dirigersi verso la zona delle cabine termali, Jörgen rimase letteralmente a bocca aperta. Aveva già intravisto il fisico della ragazza sbirciando qua e là nei giorni precedenti, ma adesso che la vedeva lì, nel corridoio soffuso della SPA con addosso solo un bikini nero, ebbe la certezza assoluta di tutti i suoi calcoli mentali: era molto magra, ma aveva il fisico scolpito dallo sport, il che voleva dire gambe affusolate ma ben segnate, un sedere sodo e la pancia completamente piatta. Non era però spigolosa come molte ragazze sportive, in quanto i fianchi disegnavano una morbida curva femminile e dal triangolo del top si intravedeva un seno non grande, ma perfetto.
«Allora andiamo?» chiese lei, passandogli davanti con disinvoltura.
Jörgen si riscosse, affiancandola.
«Sai che da noi in Svezia, però, si usa entrare nudi nella sauna». Sally gli lanciò un'occhiata di sbieco.
«Se vuoi spogliati tu, io non lo farò di certo. È anti-igienico». Jörgen sorrise. Sapeva benissimo che in realtà non era quello il motivo. anche se faceva tanto la spavalda e la dura, sotto sotto si vergognava.
«Va beh il bagno turco... ma la sauna non si può fare con addosso il costume sintetico»
«Mi metterò un asciugamano, tranquillo».
Fu proprio dentro il calore della sauna che lui diede inizio a un argomento da cui sapeva che avrebbe potuto non uscire vivo, ma la curiosità, o forse una punta di gelosia, gli impedì di tenere a freno la lingua.
«Lo senti ancora?» Sally voltò la testa lentamente.
«Chi?»
«Il tuo amico. Teo».
Gli occhi di Sally si velarono leggermente, anche se Jörgen non capì se di tristezza, di nostalgia o di Dio solo sa cosa. «Era da tanto che non ne parlavo più», ammise lei a voce bassa.
«E...?»
«Non so... è strano. Era stato il classico amore a prima vista, avrei fatto qualunque cosa per lui... il tipico amore per cui diventi rossa solo se lui ti guarda. Gli ho persino scritto dei testi struggenti sulle basi che mi aveva dato prima che venissi in Germania, ma non ho mai avuto il coraggio di fargliele avere e sono ancora chiusi in un quaderno nella mia scrivania a Colonia».
Jörgen sentì quelle parole arrivargli dritto al petto. Fu un'inconfondibile fitta di gelosia. Lei però continuò, guardando fisso davanti a sé: «...Ero sicura che fosse l'uomo della mia vita, che ci saremmo sposati... e invece adesso sono qui a parlarne come di un vecchio ricordo. Te sei mai stato innamorato? Sven dice che hai avuto tantissime donne»
«Sven dice tante cazzate...» replicò Jörgen, scuotendo la testa. «Comunque sì, ne ho avute parecchie».
Questa volta fu Sally a sentire la fitta, netta e improvvisa, allo stomaco.
«...Mai storie serie, però», continuò lo svedese. «So benissimo che con il lavoro che faccio e con il mio studio sono sempre in giro per il mondo, non mi fermo mai più di qualche mese nello stesso posto... Inoltre mi conosco, non sono una persona fedele... e per questo non voglio illudere nessuna e tendo a essere chiaro fin da subito».
Sally tese le labbra in un sorrisetto tirato. «Chiaro con chi? Con loro o con te stesso?»
Jörgen rimase in silenzio, incapace di rispondere.
«Usciamo che son passati quindici minuti», tagliò corto lei, alzandosi e stringendosi nell'asciugamano.
La cena fu silenziosa. Entrambi sentivano una pesante tensione di sottofondo e non si azzardavano a parlare, se non per lo stretto indispensabile per chiedere di passare l'acqua o il sale.
Finito di mangiare, Sally uscì sul terrazzino per vedere il cielo limpido di quella notte particolarmente stellata, e il ragazzo la seguì a ruota. Jörgen vide un pezzo di ghiaccio rimasto attaccato alla finestra proprio dietro di lei; lo prese in mano e lo gettò a terra con forza, mandandolo in mille pezzi sulla pietra.
«Adesso che ho rotto il ghiaccio possiamo ricominciare a parlare normalmente?»
Sally scoppiò a ridere per la gag. «Sai come si dice da queste parti... Die Eifersucht ist eine Sucht, die mit Eifer sucht, was Leiden schafft». Jörgen piegò la testa di lato, incuriosito. «Ovvero?» «La gelosia è una droga, una dipendenza che ti porta a cercare con accanimento proprio le cose che ti fanno star male. È un gioco di parole che suona particolarmente bene in Tedesco, in quanto Leidenschaft, scritto attaccato, significa passione».
Jörgen fece un passo verso di lei, gli occhi lucidi nel buio.
«A me piace soprattutto la Leidenschaft...»
«Jörgen, ricordati che siamo amici!» lo frenò lei, mettendogli una mano sul petto.
«Allora torno indietro di dieci minuti ed invece che far pace litigo di brutto con te! Me la dai poi?»
Risero insieme, spazzando via il gelo delle ultime ore.
Sally, però, era andata a dormire prima di lui, dicendo che la sauna l'aveva completamente demolita. Quando Jörgen la raggiunse in camera, molto poco più tardi, lei era già profondamente addormentata.
Si mise al suo fianco sotto il piumone e provò a prendere sonno, immobile sul suo lato del letto, con gli occhi spalancati nel buio a fissare il vuoto. Poi, nel sonno, Sally si mosse: fu un gesto puramente istintivo, la ricerca inconscia di un corpo vicino, di un po' di calore in quella stanza sconosciuta. Si girò di fianco verso di lui e, con la naturalezza di chi non sa cosa sta facendo, allungò una gamba facendola scivolare sopra la sua. Il contatto fu immediato: Jörgen si irrigidì all'istante, trattenendo il respiro. La pelle di Sally era calda, e quel peso leggero sopra di lui agì come una scossa elettrica nella penombra. Rimase immobile per diversi secondi, con il cuore che aveva preso a battere più forte contro le costole, mentre Sally si accoccolava un po' più vicina, del tutto ignara della tempesta che stava scatenando. Allungò una mano, sfiorandole appena il ginocchio per rimetterla a posto, per ricreare quella distanza di sicurezza che si erano imposti. Ma nel momento in cui le sue dita toccarono la pelle di lei, il calore lo tradì, la carezza si tese, indugiò per un millisecondo di troppo, trasformandosi in qualcosa che non aveva nulla a che fare con il conforto fraterno. La mascella di Jörgen si contrasse; sentì il confine tra il prendersi cura di lei e il desiderio puro farsi pericolosamente sottile, per cui, con un respiro profondo e spezzato, decise di spostare la mano con uno scatto, sollevando di colpo le coperte e si alzò di per andare sul balcone a prendere una boccata d'aria gelida...
Cavolo, nemmeno un santo avrebbe resistito a una roba del genere!