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← Sallys Lehrjahre

Creato il 16/06/2026, 09:15 · Aggiornato il 16/06/2026, 09:15

Capitolo 3: Geografie del desiderio

@bloodymary79bloodymary79
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Sally aveva sempre saputo che Salisburgo fosse una bellissima città, una perla barocca incastonata tra le montagne, ma ne ebbe la conferma definitiva durante il giro turistico che Jörgen le fece fare il mattino seguente. La città sotto la neve sembrava un palcoscenico teatrale a cielo aperto.

Avevano passeggiato lungo la Getreidegasse, con le sue famose insegne in ferro battuto che dondolavano al vento gelido, e avevano visitato la Mozarts Geburtshaus, la casa natale del compositore, dipinta di un giallo canarino che spiccava contro il bianco candido della via. Subito dopo, Jörgen l’aveva portata a vedere anche la Mozart-Wohnungshaus, la seconda residenza sulla sponda opposta, muovendosi tra aneddoti storici e dettagli tecnici sulle partiture del classicismo viennese con una naturalezza che affascinava Sally.

A pranzo si erano rifugiati in una Gasthaus tipica, dal soffitto basso in legno scuro e l’odore intenso di arrosto e resina. Avevano ordinato una Wiener Schnitzel gigantesca, dorata e croccante, accompagnata da patatine fritte, ma quando la cameriera aveva chiesto cosa volessero da bere, Sally non aveva esitato: «Una Märzen, grande, per favore».

Jörgen aveva sollevato un sopracciglio biondo, ordinando la stessa cosa, e non appena i due enormi boccali di ceramica erano arrivati al tavolo, aveva osservato Sally mandare giù un lungo sorso di birra austriaca con evidente, sincero piacere.

«Sono stupito», aveva ammesso lo svedese, appoggiando i gomiti sul tavolo di legno e guardandola con un sorriso divertito. «Una ragazza italiana che ordina una birra scura e intensa al posto di un calice di vino? Pensavo che voi Italiani aveste il vino nel sangue».

Sally aveva posato il boccale con un piccolo rumore sordo, ripulendosi un angolo delle labbra con l'indice, sostenendo lo sguardo azzurro di lui senza il minimo imbarazzo.

«Il vino che fate al di là delle Alpi sa di pipì, Jörgen, lasciatelo dire. Non c'è paragone con il nostro».

Jörgen era scoppiato a ridere, quasi rischiando di affogare con il suo primo sorso.

«E poi», aveva continuato lei, con un'occhiata complice e un sorrisetto sornione, «in quattro anni di Germania ho imparato ad apprezzare la birra come si deve. Anche se, a essere del tutto onesta, la bevevo allegramente anche in Italia, con buona pace dei puristi».

«Ah, allora sei una professionista», l'aveva stuzzicata lui, sporgendosi leggermente in avanti, affascinato da quella sua spontaneità così lontana dagli stereotipi. «Visto che apprezzi la birra buona, ti faccio una promessa: uno di questi giorni ti porto all'Augustiner, é la birreria migliore di Salisburgo, un vecchio monastero di frati dove ti spilli la birra da sola direttamente dalle botti di legno nei boccali di ceramica. Lì la birra è una religione».

Sally aveva inclinato la testa di lato, studiando le labbra di lui prima di tornare a incrociare i suoi occhi.

«Botti di legno e frati birrai? Mi sembra un ottimo programma, svedese. Guarda che poi ti prendo in parola».

«Ci conto», aveva risposto lui a voce un po' più bassa, sollevando il boccale per un brindisi che sapeva decisamente di promessa. Sotto il tavolo, le loro ginocchia si erano sfiorate di nuovo, e nessuno dei due aveva fatto una piega per allontanarsi...

Nel primo pomeriggio, per digerire, si erano spinti a passeggiare lungo la Salzach, il fiume dalle acque verdi e veloci che tagliava esattamente a metà la città, dividendola nettamente nella parte vecchia, l’Altstadt, dominata dalle cupole delle chiese, e la parte nuova, la Neustadt. Il vento che risaliva il fiume era freddissimo, una lama tagliente che entrava nei polmoni, anche se la neve aveva smesso di cadere da qualche ora lasciando spazio a un cielo di un azzurro pallido e cristallino.

Jörgen si fermò a metà del ponte, voltandosi a guardarla. Le sollevò delicatamente il mento con l’indice guantato, costringendola a incrociare i suoi occhi azzurri.

«Hai il naso e le guance tutte rosse. Sembri Heidi», disse, con un sorriso sornione che gli illuminò il viso. Sally non abbassò lo sguardo. Sentì una scossa calda risalire lungo il collo, ma rispose tenendogli testa, accorciando impercettibilmente la distanza tra loro. «Noi Italiani siamo fatti per il sole, Jörgen, non siamo abituati a questo gelo... anche se devo ammettere che questa neve mi piace da morire».

Lui fece scivolare il dito lungo la curva della sua guancia fredda, un contatto rapido ma carico di intenzioni.

«Allora dobbiamo scaldarti. Andiamo a mangiare forse una torte?» Sally ridacchiò, scuotendo la testa per il caschetto biondo. «Si dice torta, svedese, una torta, due torte».

«Una torta allora!» ripeté lui, accentuando ironicamente la correzione.

La portò in una pasticceria elegantissima del centro, un trionfo di specchi con cornici dorate, tavolini di marmo e poltroncine di velluto rosso, frequentata per lo più da composte signore di mezza età con cappelli di pelliccia e cagnolini da borsa.

«Forse non è il tuo posto abituale questo», le sussurrò Jörgen all'orecchio, avvicinandosi così tanto da farle sentire il calore del suo respiro sulla pelle nuda del collo, «ma fanno le torte migliori della città».

Sally sorrise, divertita. Quel suo vizio di inserire la parola "forse" in ogni frase era bizzarro, ma addolciva la sua figura imponente da vichingo.

Si sedettero vicini, quasi toccandosi con le ginocchia sotto il piccolo tavolo di marmo. Sally appoggiò i gomiti sullo specchio del tavolino, puntando i suoi occhi, che con quella luce diventavano quasi grigi, in quelli di lui.

«Quindi, ricapitolando: un violinista svedese con l'accento bolognese che si nasconde in una pasticceria barocca per vecchie signore austriache. C'è qualcos'altro che dovrei sapere su di te, Jörgen?»

Lui la studiò per qualche istante, stringendo leggermente gli occhi, affascinato da quel misto di ironia e magnetismo che avvolgeva la ragazza. «Manchmal bist du ein bisschen komisch, na ja?» (Alle volte sei un po' strana, o sbaglio?)

Sally si sporse ancora di più in avanti, riducendo lo spazio tra i loro visi a una manciata di centimetri. Gli lanciò un'occhiata provocante, intensa.

«Molto più di quanto tu ti possa immaginare... schöner».

Risero insieme, rompendo la tensione erotica che si era creata, proprio mentre la cameriera posava sul tavolo una fetta monumentale di Schokolademusstorte che imperava su un piattino d'argento. Il piatto sembrava decisamente troppo piccolo e insignificante per contenere quella meraviglia.

«Come si traduce in italiano questa torta?» chiese Jörgen, estasiato dal dolce. «È abbastanza intraducibile», rispose Sally, osservando la stratificazione di cioccolato. «Qualcosa come "torta di mousse al cioccolato"... ma il nome non rende giustizia, è troppo povero. Non nomina questi frutti di bosco aciduli e questa montagna pornografica di panna montata!»

Jörgen smise di guardare il dolce e fissò le labbra di Sally. Trovava che la lingua italiana avesse un suono terribilmente sexy, caldo, quasi carnale, e sentirla parlare con quella passione da quella ragazza dai capelli biondi e gli occhi magnetici gli faceva un effetto strano, decisamente potente. Prese una forchettina, raccolse un po' di panna e cioccolato e, senza chiederlo, la portò alle labbra di Sally. Lei, senza esitare, accettò il boccone, tenendo lo sguardo fisso nel suo mentre ripuliva la forchetta con le labbra. Jörgen mandò giù il livello di saliva.

«Questa sera facciamo una festa scandinava... wenn du willst...» propose lui, con la voce leggermente più roca. «Gerne! Molto volentieri», rispose lei, pulendosi un angolo della bocca con il tovagliolo, senza smettere di provocarlo con gli occhi.

«Parleremo solo Inglese perché ci saranno tanti studenti stranieri... quindi non dovrai stare a sentire la nostra lingua incomprensibile, ok?»

«Nessun problema, me la cavo»

«Allora ti passo a chiamare verso le 19:00. Andiamo a cena dal mio amico Sven, è della mia stessa città e ci conosciamo da tempo. È un tipo completamente pazzo, suona le percussioni e come tuttii percussionisti di mia conoscenza è piuttosto matto ed è simpaticissimo. Sarà felice di conoscerti».

Sally si domandò per un attimo cosa diavolo potessero mai cucinare a una festa scandinava in pieno inverno, e Jörgen parve leggerle il pensiero, divertito dal cambio di espressione sul suo volto.

«Non ti preoccupare, non cucineranno niente di strano. Saranno panini, un buffet freddo e cose varie. Soprattutto alcolici, immagino. Molta vodka e birra».

Sally sorrise, appoggiando il mento alla mano.

«In questo caso, vorrà dire che uno di questi giorni ci penserò io a cucinarti qualcosa di italiano come si deve, ok? Roba seria della mia terra».

Solo dopo aver pronunciato quelle parole si rese conto, con un piccolo brivido lungo la schiena, di quello che aveva fatto: lo stava velatamente invitando nel suo monolocale, da sola. Jörgen colse l'invito al volo; il suo sorriso si fece più ampio, complice e decisamente caldo.

«Non vedo l'ora, Sally».

Mentre rientravano verso lo studentato, Sally si rese conto di sentirsi incredibilmente, completamente a suo agio con quel ragazzo dagli splendidi occhi azzurri. Era una sensazione che non provava da tantissimo tempo. Dopo la sua partenza dall'Italia nel 1998, durante gli anni trascorsi a Köln in Germania, aveva avuto varie storie distratte e superficiali. C'era stato solo un ragazzo mezzo serio, Christoph, l'ingegnere amico di suo cugino, ma quella relazione era stata emotivamente distruttiva, un porto sicuro ma privo di calore che lei aveva vissuto solo superficialmente. Purtroppo qualunque ragazzo perdeva inevitabilmente se confrontato con Matteo, nessuno aveva mai saputo neanche lontanamente avvicinarsi al posto che Sally aveva riservato a lui nel suo cuore.

Non che adesso Sally stesse pensando di impegnarsi sentimentalmente: sapeva che sarebbe rimasta a Salisburgo solo per sei mesi per la tesi, e non era proprio il caso di perdere altri pezzi di cuore in giro per l'Europa, non prima di aver deciso cosa fare davvero della propria vita e della propria carriera. Ma sentiva, con una certezza quasi elettrica, che con Jörgen si sarebbe divertita. E anche molto.

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