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Creato il 13/06/2026, 17:30 · Aggiornato il 13/06/2026, 22:08

Capitolo 9: La fiera dei Mai Morti

@bloodymary79bloodymary79
GeneraleCompleta

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
  • Violenza
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Il ruggito cupo del motore dell'Impala era l'unico suono a rompere il silenzio della Route 80. Fuori dal finestrino, l'oscurità della campagna dello stato di New York scorreva monotona, interrotta solo di tanto in tanto dal riverbero spettrale dei cartelli stradali. L'aria a bordo era pesante. La fine di Cicada Valley gravava su tutti loro, una nebbia invisibile che nessuno aveva voglia di scacciare.

Dean teneva gli occhi incollati all'asfalto, le mani serrate sul volante di pelle. Ogni tanto lanciava un'occhiata allo specchietto retrovisore. Il Dottore era seduto vicino al finestrino posteriore, la testa appoggiata al vetro, lo sguardo perso nel vuoto delle colline scure. Sembrava più piccolo, privato della sua solita energia cinetica, come una molla che aveva perso la spinta.

Accanto a lui, Bela si tormentava il filtro al collo, tenendo lo sguardo fisso sulle proprie dita guantate.

«Sei silenzioso, Winchester», sussurrò Bela, voltando appena la testa verso il sedile anteriore.

Sam, che fino a quel momento aveva finto di consultare le mappe sul portatile, si voltò parzialmente. «Sto solo... controllando la strada. Manca poco al confine con la contea di Oakhaven.»

Bela accennò un sorriso amaro, quel genere di sorriso che usava quando voleva nascondere qualcosa di troppo sincero. «Non mentire. Stai pensando a quel vecchio sceriffo. Al fatto che abbiamo spento la luce e lo abbiamo lasciato nel buio.»

«Abbiamo fatto la cosa giusta, Bela», intervenne Dean dall'andatura di guida, la voce profonda e ferma, priva di esitazione. «So che lo Smilzo non la pensa così, ma a volte la cosa giusta è solo smettere di sparare a un corpo che dovrebbe già essere sotto terra. Quella gente ha smesso di soffrire.»

Il Dottore non si mosse, ma la sua voce arrivò dal fondo dell'auto, bassa e priva di inflessioni. «Il tempo dovrebbe essere un fiume, Dean. Un flusso magnifico, imprevedibile, a volte crudele, ma sempre in movimento. Vedere quattromila persone ridotte a una pozzanghera stagnante... a una fotografia sbiadita che si ripete all'infinito...» Sospirò, raddrizzandosi sul sedile e sistemandosi il bavero della giacca con un gesto automatico. «L'universo sa essere terribilmente pigro quando si tratta di riparare i propri errori.»

«Beh, qui sulla Terra lo chiamiamo semplicemente Inferno», ribatté Dean, incrociando il suo sguardo nello specchietto. «E l'Inferno non ripara gli errori. Li colleziona. Quindi vedi di rimettere insieme i pezzi, Dottore. Ci serve il tuo cervello lucido se vogliamo far uscire Bela da questa storia tutta d'un pezzo.»

Bela sollevò gli occhi, e per un breve istante l'espressione calcolatrice lasciò spazio a una sfumatura diversa mentre incrociava lo sguardo di Sam. «Oh, non preoccuparti per me, Dean. Il tuo fratellino ha dimostrato di avere un ottimo tempismo con le sbarre di ferro. Comincio a pensare che viaggiare con due gorilla armati abbia i suoi vantaggi.»

Sam arrossì leggermente, voltandosi di scatto verso il cruscotto. «Sì, beh... non farci l'abitudine. La prossima volta potrei lasciarti scassinare la serratura da sola.»

«Non lo faresti mai, Sam», ribatté lei con un sussurro morbido, quasi impercettibile, che fece sorridere Dean sotto i baffi.

Due ore dopo, l'odore di zolfo e polvere vecchia era stato completamente rimpiazzato da qualcosa di radicalmente diverso: il profumo dolciastro di zucchero filato, popcorn e carne alla griglia.

L'Impala superò il cartello stradale di Oakhaven, e l'atmosfera cambiò in modo quasi violento. La cittadina era un'esplosione di luci colorate, festoni appesi tra i platani e musica country che risuonava dagli altoparlanti della fiera locale. Famiglie, bambini con palloncini e coppie di anziani passeggiavano tranquillamente lungo i marciapiedi puliti, diretti verso il grande parco cittadino dove svettava una ruota panoramica illuminata di bianco e d'oro.

Dean accostò l'auto nel parcheggio di un diner semivuoto che si affacciava proprio sul perimetro della fiera. Spense il motore, ma non accennò a scendere.

«Ok, questo posto mi sembra decisamente troppo perfetto», commentò Dean, stringendo gli occhi mentre osservava un gruppo di adolescenti che ridevano poco distante. «Sembra una pubblicità degli anni Cinquanta. Manca solo uno che vende torte di mele sul davanzale.»

«E c'è un'altra cosa che non quadra», disse Sam, aprendo finalmente i file che era riuscito a scaricare durante il viaggio grazie a una connessione di fortuna. «Ho controllato i registri sanitari e civili della contea negli ultimi sei mesi. Ragazzi, guardate qui. Il tasso di mortalità di Oakhaven da gennaio a oggi è pari a zero. Nessun decesso. Nessun funerale. Persino il vecchio ospizio locale non registra un decesso da un autunno intero.»

Il Dottore, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, scattò in avanti, infilando la testa tra i sedili anteriori con una rapidità che fece sussultare Dean. I suoi occhi erano tornati a brillare di quella curiosità febbrile e pericolosa.

«Zero? Nemmeno un piccolo incidente d'auto? Una polmonite? Una caduta accidentale?», chiese il Dottore, strappando quasi il portatile dalle mani di Sam per studiare i dati.

«Niente», confermò Sam. «Le persone malate guariscono improvvisamente. Gli anziani in fin di vita tornano a camminare. È come se la morte avesse saltato questa città.»

«O come se qualcuno avesse deciso di barare con le regole del gioco», mormorò Bela. All'improvviso si lasciò sfuggire una smorfia di dolore, portandosi la mano al petto. Il Filtro di Percezione sotto la sua camicetta emise un calore sordo, e la pietra d'argento cominciò a pulsare di una debole luce verdastra, instabile. «Maledizione... scotta. Sento come se... come se qualcosa spingesse dall'esterno.»

Il Dottore le prese delicatamente il polso, analizzando il ciondolo con il cacciavite sonico. Lo strumento emise un ronzio intermittente, cupo.

«Le frequenze si stanno sovrapponendo», spiegò il Dottore, l'espressione che tornava a farsi maledettamente seria. «Gli Angeli Piangenti a New York stanno divorando così tanta energia temporale da creare un effetto di risonanza magnetica in tutto lo stato. Il tuo filtro sta facendo uno sforzo enorme per tenerti nascosta, Bela. Ma la stabilità di questa città sta bloccando il segnale. Qui c'è qualcosa che non è... naturale. Non è magia, Sam. E non è un miracolo di Dio come direbbe il vostro amico piumato dallo sguardo truce»

Dean aprì il cassettino del cruscotto, controllando le munizioni della sua Colt. «Bene. Allora direi che è il momento di andare a fare un giro alla fiera.»

Il villaggio era immerso in un’atmosfera sospesa, quasi ipnotica. Le bancarelle della fiera dei Mai Morti esponevano merci bizzarre: vecchi orologi da taschino con le lancette fisse, specchi opachi che rimandavano riflessi leggermente in ritardo e tessuti dai colori sbiaditi, tipici del primo Novecento. La gente del posto si muoveva tra i banchi con una flemma innaturale, i volti parzialmente coperti da scialli o cappelli a tesa larga per proteggersi dalla nebbia sottile.

Bela camminava tenendo gli occhi aperti, l'istinto da predatrice teso a cogliere ogni minimo dettaglio. C'era qualcosa che non tornava in quella fiera, un'armonia troppo artificiale, come una messinscena teatrale provata troppe volte.

Accanto a una bancarella di vecchi ciondoli d'argento, un uomo alto, vestito con una giacca di velluto logora, stava dando le spalle al gruppo. Sul suo banco scintillava un piccolo astuccio di velluto che attirò immediatamente lo sguardo di Bela: all'interno c'era una chiave intagliata con strani simboli geometrici, un pezzo che a occhio nudo gridava "valore inestimabile".

Senza farsi notare, Bela si avvicinò di sguincio. Con la sua solita disinvoltura da borseggiatrice professionista, allungò la mano per sfilare l'astuccio, ma l'uomo si girò di scatto, non per bloccarle la mano, ma con un movimento rigido, quasi automatico.

Per evitare di farsi scoprire, Bela mutò istantaneamente il movimento in un gesto d'indifferenza, allungando la mano aperta per scostarlo o scusarsi, e lo colpì leggermente sul bicipite, stringendo la stoffa della giacca per darsi un contegno.

In quel millesimo di secondo, Bela congelò sul posto.

Sotto il velluto consumato della giacca non c'era la cedevolezza dei muscoli umani. E non c'era nemmeno il calore della pelle. La consistenza era densa, incredibilmente pesante, fredda come il ghiaccio profondo. Era come aver appoggiato la mano su un budino scordato scordato fuori dalla finestra in dicembre. La sensazione fu così violenta che Bela ritrasse la mano di scatto, sentendo i polpastrelli quasi bruciare per il freddo.

L'uomo non reagì. Non imprecò, non la guardò male. Si limitò a fissarla con due occhi opachi, privi di espressività, prima di voltarsi di nuovo verso la sua merce con la lentezza di un meccanismo a molla che stava per scaricarsi.

Bela fece tre passi indietro, il cuore che le batteva improvvisamente in gola. Raggiunse il Dottore e i Winchester, che stavano esaminando la piazza.

«Dottore», disse Bela, la voce stranamente bassa e priva del suo solito sarcasmo. Gli afferrò la giacca di tweed, costringendolo a fermarsi. «Dobbiamo parlare. E tu devi spiegarmi immediatamente che cosa c'è che non va in questa gente.»

Dean la squadrò, notando il pallore sul suo viso. «Bela? Che succede? Hai visto un fantasma?»

«Peggio», rispose lei, guardandosi la mano aperta che tremava ancora leggermente. «Ho toccato uno di loro. Sotto i vestiti... non hanno carne. È plastica molle, Dean. Plastica molle e fredda come la morte».

Il Dottore smise subito di giocherellare con il cacciavite sonico. Il suo sguardo si fece improvvisamente serio, antico e terribilmente cupo mentre osservava la folla della fiera muoversi intorno a loro.

«Oh», mormorò il Dottore, la voce che scendeva di un'ottava. «Allora è più grave di quanto pensassi. Non sono abitanti del villaggio. Spilungone, con tutte quelle mappe cerca qualcosa come un magazzino sotterraneo, delle cave spazionse... insomma qualcosa di sotterraneo e che non dà nell'occhio».

Le ricerche di Sam sulla mappatura della fiera condussero il gruppo ai sotterranei del vecchio stabilimento di confezionamento della carne, situato proprio sotto l'area delle giostre.

Mentre Dean faceva la guardia all'ingresso della struttura il Dottore, Sam e Bela scesero per primi nei corridoi sotterranei piastrellati di bianco, illuminati dal neon sfarfallante. L'aria era satura di un odore pungente di disinfettante chimico e acqua stagnante. In fondo al corridoio principale, all'interno di enormi vasche di contenimento piene di un liquido gelatinoso e traslucido, trovarono gli abitanti originali di Oakhaven. Erano addormentati, collegati a tubi flessibili che estraevano i loro flussi di coscienza per proiettarli nei corpi di Carne che giravano per la fiera sopra di loro.

«È orribile», sussurrò Sam, avvicinandosi a una delle vasche e cercando il pannello di controllo per avviare la procedura di risveglio.

Bela rimase un passo indietro, ma all'improvviso si accasciò contro la parete di piastrelle, emettendo un gemito soffocato. Il Filtro di Percezione al suo collo emise un lampo di luce verde acida, accompagnato da un odore di ozono bruciato. Si spense del tutto.

«Dottore...», rantolò lei, stringendosi il petto. «La Carne... la stabilità di questo posto si sta spezzando. Il filtro...»

Il pavimento sopra le loro teste tremò. Non erano i cloni di Carne. Dalle ombre del mattatoio, attirato dal collasso quantitativo del filtro, emerse un ringhio viscerale. Un mastino infernale, enorme, invisibile se non per lo spostamento d'aria e le impronte di sangue nero che lasciava sulle piastrelle bianche, era entrato nella stanza.

Il mostro non esitò. Sentendo finalmente la sua preda legittima dopo giorni di caccia, scattò in avanti.

Sam non ci pensò due volte. Non c'era tempo per il sale, non c'era tempo per il ferro. Afferrò Bela per la vita, sollevandola di peso e scaraventandola dietro una grossa tubatura d'acciaio del vapore proprio nell'istante in cui le zanne invisibili del mastino laceravano l'aria dove la ragazza si trovava un millesimo di secondo prima.

«Dean! Dottore! Adesso!», urlò Sam, estraendo la sua pistola caricata con proiettili d'argento e ferro termico, facendo fuoco alla cieca contro l'impronta invisibile che stava per avventarsi su di lui.

Dalla porta del mattatoio, Dean irruppe nella stanza. Il Signore del Tempo non usò il cacciavite contro il mastino, ma lo puntò dritto verso la console principale che gestiva le vasche della Carne Mutante.

«Sam! La Carne reagisce alle frequenze statiche grezze! Se scolleghiamo la matrice, l'onda d'urto destabilizzerà anche l'energia del mastino!», gridò il Dottore. «Dean, spara a quel quadro elettrico! Inverti la polarità dei generatori!»

Dean fece fuoco con la sua colt, centrando in pieno il trasformatore principale. Una tempesta di scintille azzurre e bianche invase la stanza. Il Dottore, contemporaneamente, attivò il cacciavite sonico sulla massima frequenza di risonanza armonica.

L'effetto fu devastante. Sopra di loro, alla fiera, i cloni di Carne iniziarono a sciogliersi, tornando a essere una massa informe di fango biologico. Nel seminterrato, l'improvvisa ondata di energia statica generata dal collasso della Carne creò un corto circuito quantistico. Il mastino infernale, investito dalla scarica termica e sonica, emise un ululato straziante di puro dolore. La sua struttura molecolare, temporaneamente resa visibile come un'ombra di fumo nero e zanne affilate sotto le scintille elettriche, si dissolse, rispedita a forza nei gironi dell'Inferno.

Il silenzio tornò nel seminterrato, rotto solo dal rumore dell'acqua che gocciolava dai tubi. Con il collasso della matrice, le vasche iniziarono a scaricare automaticamente il liquido di sospensione gelatinoso. Gli abitanti di Oakhaven si stavano svegliando tutti insieme: confusi, spaventati, infreddoliti e con mesi di ricordi artificiali che rischiavano di mandare in cortocircuito i loro cervelli.

«Dean, Sam, muoversi! Niente armi adesso, servono coperte, asciugamani e tutto il calore possibile!», ordinò il Dottore, correndo da una vasca all'altra.

Con il cacciavite sonico ricalibrò i terminali delle capsule per inviare una scarica di onde theta direttamente nei tubi neurali ancora collegati alle tempie delle persone. Questo permise di "isolare" i ricordi veri da quelli dei cloni, evitando che impazzissero per lo shock da risveglio.

Mentre Sam e Dean aiutavano materialmente i primi cittadini a uscire dalle vasche — lo sceriffo vero, i proprietari dei negozi, intere famiglie —, il Dottore usò la console principale per lanciare un segnale d'emergenza criptato, mascherato da frequenza radiofonica della polizia, alle autorità delle contee vicine e agli ospedali.

«Tra venti minuti questo posto sarà invaso da ambulanze, paramedici e dalla Guardia Nazionale», spiegò il Dottore a Sam, mentre copriva una bambina spaventata con la sua giacca di tweed. «Troveranno gli abitanti confusi ma sani e salvi. Diranno che c'è stata un'intossicazione da gas sotterraneo durante la fiera. Una fuga di monossido di carbonio che ha causato allucinazioni di massa. Gli umani sono straordinari a inventare scuse logiche per razionalizzare ciò che non capiscono.»

«E i cloni sciolti all'esterno?», chiese Dean, che stava aiutando un anziano a camminare.

«La Carne Mutante non stabilizzata evapora a contatto con l'ossigeno entro un'ora dal collasso della matrice», rispose il Dottore con un sorriso rassicurante. «Domattina non resterà che polvere e un po' di fango secco sulle giostre. Questa gente riavrà la propria vita, Dean. Tutti quanti. Nessuno muore oggi».

Quando risalirono i gradini verso l'esterno, Oakhaven era ormai una città spettrale. La fiera era deserta e cumuli di fango grigiastro stavano svanendo tra le giostre dove prima camminavano i cloni. In lontananza, le prime sirene delle ambulanze cominciavano a ululare nella notte.

«Contro cosa diavolo abbiamo combattuto oggi Dottore?» chiese Bela, per distrarsi un momento dallo scampato pericolo.

Il Dottore fece un passo indietro, lasciando che il cacciavite sonico si spegnesse con un ultimo, debole ronzio blu. Si passò una mano tra i capelli, sistemandosi il cravattino con un gesto nervoso, prima di guardare Bela, Sam e Dean.

«Quelli che ai visto non sono fantasmi, nemmeno mutaforma. Quello che hai toccato è il guscio. La coscienza degli abitanti di Oakheaven era ancora lì dentro, cosciente, come urla nel buio, ma il loro corpo era stato messo in Stasi Calcareo-Temporale

Dean strinse la presa sul fucile, pensando all'uomo delle torte anni '50.

«D'accordo, Smilzo. In un linguaggio comprensibile per noi profani del fanta-spazio?»

«A fare questo sono stati i Sinfonici del Vuoto, parassiti cronologici che si nutrono del potenziale temporale delle persone. Hanno preso l'intero villaggio e lo hanno trasformato in una Batteria a Ciclo Chiuso

«E perché una fiera degli anni '50?» chiese Sam, aggrottando le sopracciglia.

«Perché per estrarre l'energia temporale senza uccidere l'ospite – cosa che distruggerebbe la "carica" – i Sinfonici hanno bisogno che la mente delle vittime sia al picco della felicità e della distrazione. Questa fiera è un anestetico. Hanno proiettato nella loro mente il ricordo più bello, festoso e colorato del loro passato. Mentre gli abitanti credono di divertirsi alla fiera, i Sinfonici stanno letteralmente mungendo la loro energia vitale, un secondo alla volta»

Bela si massaggiò il braccio, guardando la fiera deserta con un brivido. «Quindi erano prigionieri della loro stessa mente.»

«Esattamente. Una prigione dorata di zucchero filato e canzoni felici», confermò il Dottore, voltandosi verso i due fratelli con un sorriso che passò rapidamente dalla gravità alla determinazione. «Ma la buona notizia, ragazzi, è che è tutto finito e presto torneranno alla loro normalità. Stanno arrivando ambulanze, medici, paramedici, perfino la Guardia Nazionale. Probabilmente diranno che una fuga di gas di qualche genere ha creato un'allucinazione collettiva... gli esseri umani sono molto bravi a darsi spiegazioni plausibili quando non hanno idea di cosa sia successo»

Bela camminava lentamente, il suo Filtro di Percezione si era riacceso, emettendo di nuovo la sua rassicurante e debole luce dorata, ma la sua stabilità era ormai ridotta al minimo.

Si fermò prima di raggiungere l'Impala, guardando Sam negli occhi. La spavalderia e il tono civettuolo di Cicada Valley erano spariti, sostituiti da una vulnerabilità che non aveva mai permesso a nessuno di vedere.

«Due volte, Winchester», disse a bassa voce, la voce leggermente incrinata. «Mi hai salvata due volte in due giorni. Comincio a pensare che tu ci tenga davvero a tenermi in vita. O è solo il tuo complesso da eroe?»

Sam le fece un piccolo sorriso, sincero e privo di ironia. «Un po' entrambi, credo. E poi, mi piaci di più quando non cerchi di truffarci.»

Bela accennò a una risata debole, stringendosi nel suo cappotto scuro mentre saliva sul sedile posteriore. «Non abituarti troppo, Sam. Sono pur sempre una ragazza costosa da mantenere.»

Dean salì al posto di guida, guardando il Dottore nello specchietto retrovisore mentre girava la chiave d'accensione. «Il filtro terrà fino a New York, Smilzo?»

Il Dottore si sistemò il papillon, lo sguardo fisso verso l'orizzonte dove le luci della grande mela iniziavano a riflettersi contro le nuvole basse. «Manhattan è a meno di trenta miglia, Dean. Ma la realtà là dentro è ridotta a un colabrodo. Il filtro terrà per l'ingresso, ma una volta dentro... saremo da soli nel bel mezzo della tempesta.»

L'Impala partì con un rombo deciso, lasciandosi alle spalle la fiera dei Mai-Morti. La prossima fermata era New York. E il tempo stava per finire davvero.

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