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Dieci minuti dopo, il gruppo si riunì davanti ai cancelli della vecchia chiesa di Cicada Valley. La nebbia violacea si stava concentrando proprio attorno alla guglia di pietra, girando in un vortice lento che sembrava risucchiare la luce stessa del cielo notturno.
«Ottimo tempismo», disse Dean, accogliendoli con il fucile già spianato. «Cos'avete trovato?»
«La fonte è sotto l'altare», spiegò Sam, mostrando la mappa mineraria mentre cercava di non incrociare lo sguardo di Bela. «Nel 1983 hanno intercettato una struttura artificiale durante gli scavi. Non è roba demoniaca, Dean. È qualcosa di tecnologico.»
«Tecnologia temporale a decadimento radioattivo!», si intromise il Dottore, superando i cancelli a grandi passi e agitando il cacciavite sonico. «Una capsula di contenimento di energia Chronon. Probabilmente una scoria lasciata da qualche viaggiatore del tempo sconsiderato secoli fa, rimasta dormiente sotto terra finché le trivelle del 1983 non l'hanno perforata. Ha creato un campo di forza di autodifesa, congelando la città nell'istante esatto dell'incidente per evitare che l'esplosione distruggesse l'intera linea temporale della Pennsylvania!»
Il gruppo forzò la porta d'ingresso della chiesa. All'interno, l'aria era satura di un calore innaturale e di un ronzio vibrante che faceva tremare le panche di legno. Dietro l'altare maggiore, il pavimento era crollato, rivelando una profonda spaccatura che scendeva dritta nelle vecchie miniere.
Discesero lungo una scala a pioli arrugginita, ritrovandosi in una caverna sotterranea illuminata da una accecante luce azzurra. Al centro della cavità, incastrata tra le rocce, c'era una grande sfera metallica, coperta di circuiti complessi che sembravano pulsare come un cuore biologico. Attorno alla sfera, la nebbia formava una barriera quasi solida.
«Bene, Smilzo», disse Dean, caricando il fucile. «Come la spegniamo questa bomba a orologeria?»
«Non possiamo semplicemente farla saltare, Dean! Se interrompiamo il flusso bruscamente, quarant'anni di tempo non vissuto si riverseranno tutti in un colpo solo, polverizzando ogni cosa nel raggio di cinquanta miglia. Compresi noi», spiegò il Dottore, chinandosi sulla sfera e iniziando a lavorare freneticamente con il cacciavite sonico su uno dei pannelli laterali. «Devo invertire la polarità del nucleo di contenimento. Ma la serratura quantistica è bloccata. Ha bisogno di un codice di sblocco a tre fattori dinamici, e i miei calcoli mentali richiedono troppo tempo!»
«Fattori dinamici? Tipo combinazioni di casseforti?», chiese Bela, facendosi avanti con un sorriso sicuro, per nulla spaventata dalla tecnologia aliena. Si sfilò i guanti, avvicinandosi alla sfera e appoggiando le dita nude sulla superficie metallica che vibrava. «Dottore, muovi quella tua bacchetta luminosa. Dimmi dove sono i punti di pressione. Se c'è una cosa che so fare, è capire come si apre ciò che dovrebbe restare chiuso.»
Il Dottore la guardò, stupito. «La struttura dei perni è a risonanza armonica, Bela. Se sbagli frequenza, il loop si stringe e verremo cancellati.»
«Non sbaglio mai quando si tratta di serrature», rispose lei, con una calma glaciale.
Mentre il Dottore faceva ronzare il cacciavite per indicarle le sezioni interne del circuito, Bela iniziò a muovere le dita con una grazia e una precisione millimetrica, ascoltando i micro-click metallici della tecnologia aliena come se stesse scassinando la cassaforte di un casinò.
«Sam, tieni d'occhio l'ingresso del tunnel», ordinò Dean, posizionandosi a terra. «Se quella cosa si accorge di quello che stiamo facendo, i parassiti o i mastini torneranno alla carica.»
Proprio mentre Bela faceva scattare il secondo livello della serratura quantistica con un netto clack metallico, la terra tremò violenta. Dalle pareti della grotta iniziarono a scendere ombre distorte: i parassiti temporali stavano convergendo verso il nucleo per difendere la loro fonte di cibo.
«Arrivano!», urlò Sam, sparando una scarica di pallettoni benedetti che intercettò la prima ombra, disintegrandola in fumo grigio.
Dean si unì al fuoco, creando uno sbarramento di piombo e sale davanti alla sfera. «Muoviti, Bela! Non so quanto riusciremo a tenerli fermi!»
«Non mettermi fretta, Winchester, o ti lascio qui nel 1983», replicò lei tra i denti, mentre una goccia di sudore le rigava la tempia. La sua mano si spostò sull'ultimo perno, un nodo di fili di luce azzurra che continuavano a cambiare posizione.
«Il terzo perno è instabile! Cambia ogni due millisecondi!», gridò il Dottore, mantenendo stabile il flusso del cacciavite sonico. «Bela, devi anticiparlo!»
Bela esitò per un secondo, lo sguardo che sfarfallava verso Sam, che stava respingendo un parassita a pochi metri da lei con una sbarra di ferro. Prese un respiro profondo, strinse i denti e infilò le dita direttamente nel flusso di luce, afferrando il nucleo centrale e ruotandolo di novanta gradi con un colpo secco.
Un silenzio assoluto calò improvvisamente nella caverna.
La luce azzurra della sfera cambiò tonalità, diventando di un bianco puro e calmo. Il ronzio acuto si trasformò in un debole sospiro. All'esterno, i parassiti temporali si lassarono istantaneamente, dissolvendosi nell'aria come polvere al vento.
«Ce l'hai fatta...», sussurrò Sam, abbassando il fucile e guardandola, visibilmente impressionato.
Bela si ripulì le mani, sfoggiando di nuovo il suo sorriso smagliante, anche se le sue dita stavano tremando impercettibilmente.
«Ve l'ho detto. Sono un'esperta in oggetti di valore.»
«Brillante! Assolutamente brillantissima!», esclamò il Dottore, saltellando per l'eccitazione e dando un colpetto d'approvazione sulla sfera. «Il nucleo si sta scaricando in modo sicuro nel vuoto quantistico. Il loop si sta sciogliendo. Il tempo reale sta tornando a riprendersi Cicada Valley.»
Quando risalirono in superficie, la nebbia violacea era completamente sparita. Le luci della cittadina del 1983 stavano svanendo rapidamente, come un miraggio che si dissolve all'alba. Al loro posto, sotto la luce fredda delle stelle, comparvero le vere rovine di Cicada Valley: edifici crollati, scheletri di cemento ricoperti di edera e un silenzio di tomba. Di Danny’s Diner non restava che una parete di mattoni anneriti dal fuoco.
Dean si guardò intorno, abbassando il fucile. L'aria non puzzava più di zolfo o di energia quantistica, ma di polvere vecchia e terra bagnata. «Quindi... è tutto? Quella gente nella tavola calda, lo sceriffo Miller... erano morti quarant'anni fa e noi abbiamo appena spento il loro fantasma?»
Il Dottore rimase immobile in mezzo alla strada dissestata. Le sue mani, prima così agitate, erano scivolate lentamente nelle tasche del lungo cappotto. Non c'era traccia della sua solita esuberanza. Il suo sguardo era fisso sul punto in cui, pochi minuti prima, la cameriera rovesciava la stessa tazza di caffè.
«Non erano fantasmi, Dean», disse il Dottore, la voce insolitamente bassa, venata da una stanchezza millenaria. «Erano echi. Quando la capsula è esplosa nel 1983, l'incendio ha ucciso tutti. Ma l'energia Chronon, nel tentativo disperato di autocontenersi, ha fotografato l'ultimo istante di vita di quella città e lo ha stampato in un ciclo continuo. Ha intrappolato la loro coscienza in un secondo eterno per quarant'anni.»
Sam fece un passo avanti, guardando le macerie della centrale di polizia dove Bela era quasi stata sbranata.
«Quindi non stavano davvero vivendo.»
«No», rispose il Dottore, voltandosi lentamente verso di loro. Nei suoi occhi non c'era la spavalderia dello scienziato, ma la tristezza di chi ha visto morire interi mondi.
«Ripetevano gli stessi gesti, provavano la stessa confusione, lo stesso terrore di morire, ogni sette minuti, per quarant'anni. Una prigione perfetta. Disattivando il nucleo, non li abbiamo uccisi... abbiamo solo permesso al tempo di fare il suo corso. Abbiamo lasciato che l'incendio del 1983 finisse di bruciare.»
Bela si strinse nel cappotto, lo sguardo insolitamente serio mentre fissava il vuoto.
«Quindi lo sceriffo Miller ha finalmente smesso di tenere il conto dei giorni.»
«Sì», mormorò il Dottore, accennando a un sorriso amaro e tiratissimo. «Hanno smesso di soffrire. Hanno smesso di essere un'esca per i parassiti. Gli abbiamo dato la pace, Dean. A volte... è l'unica cosa che possiamo fare.»
Dean guardò il Dottore, riconoscendo per la prima volta in quell'alieno lo stesso identico sguardo che vedeva nello specchio dopo una caccia finita male. Gli diede una leggera pacca sulla spalla, un gesto d'intesa silenzioso tra uomini che masticavano la morte ogni giorno.
«Andiamo», disse Dean, camminando verso l'Impala. «New York ci aspetta. E lì c'è qualcuno ancora vivo da salvare.»