Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.
«Dean, non è per te.»
Sam bloccò la mano del fratello un secondo prima che potesse intercettare il sandwich sul piatto. Dean gli lanciò un'occhiata torva, masticando a vuoto, con l'aria di chi era pronto a iniziare una guerra anche per una fetta di pane e tacchino.
«Veramente stai preparando da mangiare per quella vipera e per lo stramboide col cravattino?» brontolò Dean, incrociando le braccia al petto. «Chissà poi se quella specie di alieno mangia cibo umano. Quel... quel... qualsiasi cosa sia.»
Sam alzò gli occhi al cielo, ignorando il sarcasmo fraterno, e ricominciò a spalmare la maionese su un altro strato di pane. Aveva la mente che lavorava a tremila giri al minuto: angeli, demoni, sigilli che si spezzano... e ora una cabina blu che viaggiava nel tempo. Se la fisica e la teologia avessero deciso di fare a pugni, la loro vita sarebbe stata esattamente il risultato di quello scontro. Bobby apparve sulla porta della cucina. Aveva l'aria di chi aveva appena visto i fantasmi del proprio passato ballare il tip-tap in salotto. Si diresse al frigorifero in silenzio, passandosi una mano stanca tra i capelli radi, prima di afferrare una birra.
Sam si bloccò con il coltello a mezz'aria. Lo scrutò preoccupato. Non erano rimaste molte cose in grado di sconvolgere Bobby Singer a quel livello.
«Bobby? Che succede di là?»
Bobby fece un cenno secco con la mano, intimandogli di tacere. Stappò la bottiglia con l'apribottiglie a muro, ne bevve un sorso generoso e sputò un'imprecazione a mezza voce.
«Ok, ragazzi. Non è come credevamo. È molto più... assurdo»
«Più assurdo di una stronza che resuscita dall'Inferno grazie a un tizio che sembra uscito da una recita scolastica?» domandò Dean, appoggiandosi al bancone.
«È questo il punto, Dean. Bela non è mai stata all'Inferno,» rispose Bobby, guardandoli dritti negli occhi. «Quel... Dottore... è arrivato con quel suo trabiccolo blu un secondo prima che i cerberi la sbranassero nella sua stanza d'albergo. Nel 2007»
Sam sentì una scarica di adrenalina attraversargli la schiena. Le tessere del puzzle si incastrarono improvvisamente nella sua testa, accendendo la tipica lampadina da nerd che Dean odiava tanto.
«Quindi è vero... Viene direttamente dal 2007. Quella cabina della polizia è una macchina del tempo reale. Funzionante»
«Non ti smentisci mai, eh, Sammy? Sempre pronto a eccitarti per i fumetti di fantascienza,» lo punzecchiò Dean, ma c'era una sfumatura di sincera preoccupazione nella sua voce.
Senza dare retta al fratello, Sam afferrò i due piatti con i sandwich appena pronti e si diresse verso la botola del seminterrato. Aveva bisogno di risposte. Aveva bisogno di capire le regole di quel tizio.
La Panic Room era fredda, illuminata dalla luce cruda dei neon. Bela era seduta sul bordo della brandina, con le ginocchia strette al petto, i capelli spettinati e lo sguardo perso nel vuoto. Oscillava leggermente, visibilmente sotto shock.
«Ho pensato che potreste avere fame», disse Sam avvicinandosi con i panini nel piatto ed il tono di voce più amichevole che riuscì a trovare.
Bela non si mosse nemmeno. Voltò la testa dall'altra parte con un grugnito debole, rifiutando il cibo. Il suo solito guscio di superiorità era ridotto in cenere.
Il Dottore, invece, si voltò di scatto con un'agilità felina che fece quasi sobbalzare Sam.
«Oh! Cibo! Magnifico. Adoro il cibo terrestre. Cioè, quasi tutto. A volte è un po' noioso, troppi carboidrati e pochissima fantasia»
Afferrò il piatto, si sedette a gambe incrociate in un angolo del pavimento e cominciò a studiare il sandwich, sollevando lo strato superiore di pane con estrema diffidenza. Lo annusò, arricciò il naso, poi alzò gli occhi giganti verso Sam, con un'espressione di pura e genuina speranza fanciullesca.
«Senti, ragazzone... per caso avete dei bastoncini di pesce in quella vostra ghiacciaia di sopra?»
Sam batté le palpebre, colto totalmente alla sprovvista.
«Uh... penso di sì. Bobby tiene sempre qualcosa di surgelato nel freezer, ma...»
«Oh, perfetto! Fantastico!» lo interruppe il Dottore, balzando in piedi con un entusiasmo decisamente fuori luogo per un seminterrato anti-demoni.
«E della crema? Avete della crema pasticcera? O magari del budino alla vaniglia, bello denso. Va bene anche tiepido!»
Sam lo fissò. Spostò lo sguardo su Bela, che per un attimo smise di dondolarsi per guardare il suo salvatore con un misto di imbarazzo e sfinimento. Poi Sam tornò a guardare l'uomo col cravattino.
«Vuoi... vuoi della crema pasticcera sui bastoncini di pesce?»
«Non sulla crema, no, che schifo!» lo corresse il Dottore, sventolando un dito con aria di ovvietà.
«I bastoncini vanno inzuppati nella crema. È l'unico modo corretto di mangiarli. Altrimenti sanno di... beh, di pesce. Ed è una cosa terribilmente ordinaria.»
«Te l'avevo detto, Sammy. Questo qui è completamente matto da legare. Portiamolo in un ospedale psichiatrico e chiudiamo la faccenda» rispose Dean, che nel frattempo li aveva raggiunti.
Intanto il Dottore aveva iniziato ad ispezionale le pareti rivestite di ferro, toccando i sigilli enochiani con la punta delle dita come se stesse leggendo il braille.
«Oh, ma questa non è scrittura, spilungone! È geometria quantistica applicata! È... è come se qualcuno avesse preso il codice sorgente dell'universo e lo avesse scarabocchiato sul ferro con un pennarello indelebile. Chi ha scritto questo odiava decisamente i traslochi dimensionali»
Mentre il Dottore continuava a sfiorare i simboli tracciati sul ferro, accadde qualcosa di fluttuante e sgradevole nell'aria della Panic Room.
Sam si portò improvvisamente una mano alla tempia, stringendo gli occhi per un'improvvisa fiammata di mal di testa. Non era un dolore fisico, ma la strana, aliena sensazione di ingranaggi che si incastravano a forza nella sua mente. Strabuzzò le palpebre e guardò la parete di fronte a sé. I complessi intrecci geometrici dell'Enochiano, che aveva studiato per mesi sui libri millenari di Bobby, iniziarono a muoversi. Le linee spigolose e i glifi privi di senso apparente parvero raddrizzarsi, ricomponendosi nella sua testa in parole dotate di un significato cristallino, geometrico e assoluto.
«...Protocollo di isolamento dimensionale. Deviazione delle frequenze spirituali ostili. Divieto d'accesso», sussurrò Sam a mezza voce, con il fiato corto. «È... è un codice di sicurezza. Sto leggendo i sigilli antitrasporto.»
Dean, che si era appena appoggiato allo stipite della porta in ferro, si irrigidì istantaneamente. La sua mano scivolò mossa dall'istinto verso la fondina della pistola caricata a sale grosso. I suoi occhi si spalancarono mentre fissava i simboli sulla parete, che nella sua mente stavano recitando la stessa identica filastrocca impersonale.
«Cosa diavolo sta succedendo alla mia testa?», ringhiò Dean, facendo un passo indietro e puntando un dito accusatorio prima contro il Dottore e poi contro Bela. «Sammy, smettila subito. Che specie di stregoneria è questa? È un trucco demoniaco, vero? Ci stanno possedendo o roba del genere!»
«No, no, nessuna possessione, per carità! Che noia le possessioni, sempre così piene di bava e voci d'oltretomba», lo interruppe il Dottore, voltandosi di scatto e sventolando entusiasta il suo cacciavite sonico, che emise un ronzio acuto e bluastro. «È solo il circuito di traduzione del TARDIS! È un campo telepatico. Di solito si limita alle lingue parlate, ma quando incontra un linguaggio strutturato come questo... beh, si adegua. Sintonizza i vostri lobi temporali sulla frequenza del testo.»
«Un campo telepatico», ripeté Dean, la voce carica di un disgusto profondo. «Sì, certo. Senti, Smilzo, dalle mie parti le voci nella testa e i simboli magici che parlano da soli significano solo una cosa: magia nera. Roba da streghe. O da demoni. E l'ultima volta che ho controllato, la magia nera finisce sempre con qualcuno che ci rimette la pelle»
«Dean, aspetta, non è magia nera, guarda la struttura!», lo interruppe Sam, muovendo un passo verso la parete, completamente rapito da ciò che stava sperimentando. Il mal di testa stava svanendo, sostituito da una meraviglia puramente intellettuale. «È incredibile... Non è un incantesimo mistico. È logica pura. Guarda come questo glifo si collega a quello successivo. Cambiando l'angolatura di questa curva, la protezione non si limita a respingere i demoni, ma altera la densità dello spazio circostante. È per questo che i demoni non riescono a materializzarsi qui dentro. Non è perché il posto è 'santo', è perché qui dentro le coordinate quantistiche della realtà sono sballate!»
Il Dottore guardò Sam con un sorriso enorme, quasi fiero. «Visto? Il ragazzone ha occhio! Te l'ho detto, è geometria applicata. Qualcuno ha preso le leggi della fisica e le ha scritte usando la teologia come foglio di calcolo. È magnifico!»
«Magnifico un corno», borbottò Dean, stringendo i pugni nelle tasche della giacca di pelle. Continuava a guardare le scritte sulle pareti con profonda diffidenza, detestando il modo in cui quella roba aliena si era infiltrata nei suoi pensieri senza chiedere il permesso. «Io preferisco quando le cose che dobbiamo ammazzare restano solide, brutte e scritte in un latino che posso ignorare. Questa roba mi fa prudere il cervello»
Dall'angolo della brandina, Bela sollevò lo sguardo stanco e, per la prima volta da quando era arrivata, nei suoi occhi passò un barlume della sua vecchia, tagliente ironia. «Sempre il solito uomo delle caverne, Dean. Se una cosa non la puoi prendere a pugni o sparargli, allora dev'essere per forza il un lupo cattivo»
Sam, nonostante tutto, non riusciva a staccare gli occhi dal Dottore. Quell'uomo mangiava combinazioni chimiche letali per lo stomaco, parlava con le cabine telefoniche, traduceva l'Enochiano e aveva appena strappato un'anima dalle grinfie di Lilith violando le leggi del tempo. Matto o no, pensò Sam, potrebbe essere l'unica speranza per salvare il mondo. Mentre il lato continuava a esaminare le pareti, ma lo sguardo gli cadde su uno scaffale di ferro arrugginito nell'angolo, dove Bobby teneva impilati decine di vecchi barattoli di vetro pieni di candele consumate, bulloni e schegge di legno santo.
Su uno di quei barattoli, il cerchio di protezione Enochiano inciso sul coperchio di metallo cominciò a vibrare nella mente di Sam. Le linee geometriche si sciolsero e, sotto gli occhi sbigottiti del ragazzo, si riorganizzarono in due parole scritte in un corsivo elegante, decisamente troppo aggraziato per lo stile spartano di Bobby.
«Dean... guarda lì», mormorò Sam, indicando il ripiano. «Quel sigillo sul barattolo dei bulloni. Non dice 'vietato l'accesso'. La traduzione è... Hello, sweetie.»