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Creato il 22/06/2026, 07:17 · Aggiornato il 22/06/2026, 07:21

Capitolo 14: Il circuito dello stallo

@bloodymary79bloodymary79
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  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
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Il gruppo entrò lentamente, le armi spianate, muovendosi all'interno di una stanza monumentale rivestita di bacheche di piombo e velluto nero. Al centro, sospesa su un piedistallo di pietra antica, galleggiava la Spada: una lama di metallo celestiale che vibrava così violentemente da emettere onde di luce dorata simili a una tempesta solare in miniatura. Era bellissima e terrificante ed era sorvegliata da quattro angeli disposti a croce, uno davanti all' altro a guardarsi negli occhi.

Ma non era l'unica cosa nella stanza.

Ai piedi del piedistallo, seduto su una sedia d'ufficio di lusso, c'era un uomo anziano con indosso un elegante abito di sartoria, ora sgualcito e coperto di polvere. I suoi capelli grigi erano spettinati e le sue mani stringevano istericamente una cartella di pelle piena di contratti e antichi documenti temporali.

Era il Collezionista. Ma non si mosse al loro ingresso.

«Beh, guarda un po' chi si è rifugiato nel bunker», disse Dean, facendo un passo avanti con cautela. «Ehi, amico. Il gioco è finito. Alza le mani.»

L'uomo non rispose. Rimase immobile, con lo sguardo fisso sul pavimento.

Il Dottore si avvicinò di scatto, accovacciandosi davanti all'uomo e passandogli il cacciavite sonico sul petto. Lo strumento emise un trillo intermittente e impazzito.

«È... è vivo?» chiese Sam, tenendo il fucile puntato verso le ombre in fondo alla stanza.

«Sì, ma la sua linea temporale biologica è stata polverizzata», rispose il Dottore, sollevando delicatamente il mento dell'uomo.

A quel tocco, il Collezionista sussultò. I suoi occhi vitrei e cerchiati di nero si misero a fuoco a fatica, vagando sui presenti finché non si inchiodarono sul volto di River Song. Un rantolo roco gli uscì dalla gola secca, e tese una mano tremante, le cui unghie erano lunghe e ingiallite, verso di lei.

«Tu...» mormorò il Collezionista, la voce ridotta a un soffio senile. «Sei tornata... la professoressa Song. Mi avevi promesso... mi avevi promesso che questo manufatto mi avrebbe reso il padrone del tempo. Invece mi sta uccidendo... mi sta consumando! Portalo via... ti prego, annulla il contratto!»

Dean scambiò uno sguardo confuso con Sam, poi piantò gli occhi in quelli di River.

«Ehi, tesoro. C'è qualcosa che dovresti dirci? Saresti tu la spaccia-alieni che ha causato questo macello a Manhattan?»

River sgranò gli occhi, sinceramente sorpresa, e fece un passo indietro guardando la mano tremante dell'anziano. «Io? Non l'ho mai visto in vita mia. E non ho mai posseduto quella Spada.»

Poi, lo sguardo di River scivolò sui diari nella borsa dell'uomo, sulle bacheche di piombo e infine sul volto teso di Bela. Un'espressione di fredda illuminazione le tese i lineamenti. «Aspetta... No. Non sono stata io. Non ancora. Deve aver incontrato una me del futuro. Una versione di me che ha già vissuto tutto questo, che ha viaggiato nel passato e gli ha venduto la lama di proposito.»

«E perché diavolo dovresti farlo?» ringhiò Dean, mentre le quattro statue negli angoli facevano un impercettibile scatto in avanti approfittando del suo mezzo battito di ciglia.

«Perché questo posto è perfetto!» esclamò il Dottore, rialzandosi di scatto con gli occhi spalancati per l'eccitazione. Aveva capito l'incastro quantistico prima di tutti gli altri. «Pensaci, River! Andiamo per supposizioni: la tua versione futura sapeva che Manhattan sarebbe finita in trappola, e sapeva che questo caveau è l'unico posto a New York abbastanza profondo e schermato dal piombo da contenere l'energia della lama senza radere al suolo l'intera costa est. Ha pilotato gli eventi. Ha usato il Collezionista come un magazzino temporaneo.»

Il Dottore si voltò di scatto verso Bela, lo sguardo serio e carico di una promessa solenne.

«Ma c'è di più. Molto di più. Quella Spada è un'arma celestiale pura, l'unica cosa in questa linea temporale capace di recidere un legame indissolubile. Sapevi che Bela sarebbe venuta a cercarla, River. O meglio, la te futura lo sapeva. Ha piazzato la Spada qui perché è l'unico strumento in grado di distruggere il contratto infernale di Bela e salvarle la vita prima che l'inferno se la riprenda.»

Bela Talbot fece un passo indietro, con la schiena contro la porta blindata, guardando la Spada dorata e poi il Dottore, senza parole. Per la prima volta, la sua maschera di cinismo vacillò, rivelando la paura di una ragazza condannata che vede uno spiraglio di luce nel buio.

«Aiuto... vi prego...» implorò di nuovo il Collezionista, mentre una nuova ciocca di capelli grigi gli cadeva sulla spalla. Sotto i loro occhi, l'attrito del paradosso continuava a consumarlo.

«Dobbiamo muoverci», disse Sam, la torcia che illuminava i volti mostruosi delle quattro statue che circondavano il piedistallo, pronte a scattare al prossimo secondo di buio. «Se quella lama sta accelerando il tempo qui dentro, tra cinque minuti faremo la sua stessa fine. Dottore, come prendiamo quella cosa senza farci toccare dagli Angeli?»

«Dobbiamo muoverci», disse Sam, sollevando la torcia per illuminare meglio il centro della stanza. «Se quella lama sta accelerando il tempo qui dentro, tra cinque minuti faremo la sua stessa fine. Dottore, come prendiamo quella cosa senza farci toccare dagli Angeli?»

Il Dottore non rispose subito. Fece un passo di lato, stringendo gli occhi per analizzare la disposizione delle quattro creature di marmo attorno al piedistallo. Poi, un sorriso quasi sollevato gli illuminò il volto, anche se lo sguardo restava serio.

«Guardateli», sussurrò il Dottore, indicando le statue. «Guardate le posizioni dei loro volti.»

Dean fece un passo avanti, tenendo il fucile spianato. I quattro Angeli erano disposti ai quattro punti cardinali attorno al piedistallo di pietra. Ma non avevano le mani sugli occhi, né erano protesi in avanti. Erano rivolti l'uno verso l'altro. L'Angelo a nord fissava quello a sud; l'Angelo a est fissava quello a ovest. I loro sguardi di pietra si incrociavano esattamente sopra la Spada dorata, in una griglia invisibile di linee visive.

«Si stanno guardando a vicenda», realizzò Sam, abbassando di qualche centimetro la torcia. «Si bloccano da soli.»

«Esatto, Sammy! Lo stallo quantistico perfetto!» esclamò il Dottore. «Finché un Angelo osserva un altro Angelo, nessuno di loro può tornare in forma biologica. Sono intrappolati nel cemento per l'eternità. Per questo sono immobili, ed è per questo che le luci qui dentro non sfarfallano come nel tunnel. Non hanno bisogno di spegnere l'elettricità, sono già congelati.»

«Ok, fantastico, allora basta allungare una mano e sfilare la Spada, no?» disse Dean, facendo per fare un passo avanti.

«No! Fermati, Dean, non farlo!» urlò River Song, afferrandolo per la giacca e tirandolo indietro con violenza.

«Perché? Hai detto che sono di pietra!»

«Sono di pietra perché si guardano, IDIOTA!» sibilò Bela, che aveva capito l'inghippo un secondo prima di lui, stringendo i pugni per l'ansia. «La Spada galleggia esattamente al centro del loro cerchio. Se fai un passo avanti e ti metti in mezzo per prenderla, il tuo corpo bloccherà la visuale tra l'Angelo davanti a te e quello dietro. Interromperai il circuito.»

«Bela ha perfettamente ragione», confermò il Dottore, l'espressione che tornava cupa. «Nel momento esatto in cui la tua schiena o il tuo braccio copriranno gli occhi di una delle statue, l'altra statua non sarà più osservata e ti ritroverai con quattro predatori quantistici svegli, affamati e incazzati a un millimetro dalla faccia, mentre tu sei intrappolato nel punto di massima gravità del paradosso.»

Il gruppo rimase in silenzio, fissando quel macabro capolavoro di simmetria. La Spada celestiale continuava a vibrare sul piedistallo, emettendo la sua luce dorata, vicina, a portata di mano, eppure assolutamente irraggiungibile. Ai loro piedi, il Collezionista emise un altro gemito debole, la pelle sempre più trasparente e segnata dal tempo che scorreva impazzito.

«Quindi siamo d'accordo», mormorò Dean, passandosi una mano sulla fronte sudata. «Se ci mettiamo in mezzo, moriamo. Se stiamo fermi, invecchiamo fino a diventare polvere come il vecchio sulla sedia. Idee? Perché il mio repertorio di proiettili al sale e ferro non serve a un tubo contro un raggio visivo invisibile.»

Sam si voltò verso il Dottore e River.

«Voi venite dal futuro, avete aggeggi spaziali di ogni tipo. Non c'è un modo per deviare la luce, usare uno specchio o... non lo so, ingannare i loro occhi?»

«Il cambio della guardia», propose Sam, stringendo la presa sulla torcia. «Se il problema è l'interruzione della linea visiva, dobbiamo sostituire lo sguardo degli Angeli con il nostro prima di infilarci nel mezzo.»

Il Dottore sgranò gli occhi, colpito dall'audacia dell'idea. «Un rimpiazzo oculare simultaneo. Sam, è brillantemente folle! Se ci posizioniamo esattamente alle spalle di ciascun Angelo, guardando oltre le loro spalle di pietra, i nostri occhi intercetteranno lo sguardo della statua opposta prima che qualcuno si metta in mezzo a prendere la Spada.»

«Sì, ma c'è un problema di matematica, genio», lo interruppe Dean, contando rapidamente i presenti. «Gli Angeli sono quattro, disposti a croce. Per coprire tutte le linee visive servono quattro persone con gli occhi sbarrati, immobili. E una quinta persona abbastanza veloce da infilarsi nel centro, afferrare la Spada e tirarsi indietro.»

Si voltarono tutti, istintivamente, a guardare Bela.

Lei incrociò le braccia, sollevando un sopracciglio con il suo solito fare sprezzante, anche se il sudore che le imperlava la fronte tradiva la sua fottuta paura.

«Oh, certo. Lasciate il lavoro atletico e pericoloso alla ragazza con i tacchi. Tipico.»

«Sei la più agile e hai le mani più ferme, Bela», disse River, facendole un cenno serio. «E poi, quella lama serve a salvare la tua vita. Direi che il rischio ti ripaga ampiamente.»

Bela guardò la Spada dorata che vibrava sul piedistallo, poi l'uomo anziano che continuava a rimpicciolirsi e invecchiare sulla sedia a rotelle, consumato dal paradosso. Prese un respiro profondo, stringendo i denti.

«E va bene. Ma se uno di voi batte le ciglia e mi ritrovo unghie di pietra nella giugulare, giuro che vi perseguiterò dall'oltretomba.»

«Nessuno batterà le ciglia», dichiarò Dean, stringendo la mascella. «Sam, tu prendi l'Angelo a Est. Io prendo l'Ovest. Dottore, River, voi coprite Nord e Sud. Al mio tre, ci posizioniamo. Pronti?»

Il silenzio ritornò nel caveau, pesante come il piombo delle pareti.

«Uno...» Sam e Dean si mossero felpati, posizionandosi dietro le rispettive statue di pietra, con gli occhi sbarrati a fissare i volti marmorei dall'altro lato del cerchio.

«Due...» Il Dottore e River scivolarono dietro gli altri due Angeli. Le loro linee visive si incrociarono, sovrapponendosi perfettamente a quelle delle creature. L'aria divenne improvvisamente densa, fredda, carica di elettricità statica. Gli occhi iniziarono a bruciare quasi immediatamente per la secchezza della stanza.

«Tre! Bela, vai!» ordinò Dean, tenendo le palpebre spalancate a forza, le vene della fronte tese per lo sforzo.

Bela scattò. Con la grazia di una pantera, si insinuò nello spazio millimetrico tra Dean e l'Angelo a Ovest, allungando il braccio destro verso il centro del cerchio.

Nel momento esatto in cui la sua spalla interruppe il contatto visivo originale tra le statue, la trappola quantistica tentò di scattare. Si sentì un sinistro, acuto crack di pietra: l'Angelo davanti a Sam fece un micro-movimento, inclinando il mento di un millimetro verso l'alto, ma lo sguardo fisso di Sam lo ricongelò all'istante, bloccandolo a un soffio dalle dita di Bela.

«Prendila! Prendi quella maledetta cosa!» ringhiò Sam, le lacrime che iniziavano a rigargli le guance per il rifiuto biologico di chiudere gli occhi.

Bela afferrò l'elsa della Spada.

Un'esplosione di luce dorata e calore celestiale investì la stanza. La vibrazione fu così violenta che i quadranti della cassaforte alle loro spalle iniziarono a girare a vuoto. La forza del paradosso si scaricò tutta in un istante: Bela cacciò un urlo, sentendo l'energia bruciarle le vene del braccio, ma non mollò la presa. Con un ultimo, disperato strattone, sfilò la lama dal piedistallo di pietra e si gettò all'indietro, rotolando sul pavimento del caveau.

Senza il peso della Spada, il paradosso quantistico nella stanza collassò su se stesso con un boato sordo. L'aria accelerata che li stava invecchiando si placò di colpo. Ai piedi del piedistallo, il Collezionista emise un lungo sospiro e svenne sulla sedia, finalmente libero dall'attrito dei secoli, rimanendo un uomo anziano ma stabile.

«Chiudete! Chiudete gli occhi, ora!» urlò il Dottore, crollando in ginocchio e stringendosi le palpebre con le mani, ansimando per il dolore del bruciore.

Tutti chiusero gli occhi contemporaneamente, abbandonandosi a quel secondo di buio benedetto e rigenerante. Quando li riaprirono, gli Angeli erano ancora lì, ma l'asse geometrico era rotto: erano semplici statue di marmo disposte in cerchio attorno a un piedistallo vuoto.

Dean si strofinò gli occhi con il dorso della mano, respirando affannosamente, poi guardò Bela, che era ancora stesa a terra, stringendo al petto la Spada celestiale che ora brillava di una luce calma, pura e argentea.

«Ce l'abbiamo», disse Bela, con un sorriso debole ma trionfante che le illuminava il viso stanco. Guardò il Dottore, poi Dean e Sam. «Abbiamo la Spada.»

«Sì», mormorò River Song, aiutandola a rialzarsi e dando un'occhiata al cancello di sicurezza della stanza che continuava a tremare sotto i colpi delle statue rimaste nel tunnel. «Ma adesso abbiamo un intero corridoio di Angeli Piangenti affamati t

ra noi e l'uscita. E abbiamo appena rubato il loro giocattolo preferito.»

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