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Creato il 23/06/2026, 08:18 · Aggiornato il 23/06/2026, 08:18

Capitolo 15: Fuga da New York

@bloodymary79bloodymary79
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Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
  • Violenza
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Nel momento esatto in cui le dita di Bela si serrarono attorno all'elsa della Spada celestiale, non ci fu il tempo di festeggiare.

La rimozione del manufatto distrusse istantaneamente l'asse portante del paradosso: la bolla temporale su New York collassò su se stessa con un boato silenzioso che sfilacciò la realtà. Per tre interminabili secondi, il tempo smise semplicemente di esistere. Le pareti di piombo del caveau divennero trasparenti come vetro, il soffitto di mattoni si dissolse in un fumo grigio e gli Angeli Piangenti nel tunnel rimasero congelati a mezz'aria, intrappolati in un frammento di realtà spezzato.

In quel limbo di vuoto quantistico, River Song non perse un secondo. Sfruttando l'azzeramento temporaneo delle barriere spazio-temporali, premette un comando sul suo manipolatore vorticoso, agganciando la cabina blu in superficie.

Con il suo iconico, disperato vwoorp vwoorp, il TARDIS squarciò il nulla, materializzandosi direttamente al centro del caveau disintegrato. Il Dottore spalancò la porta d'andata con un calcio, urlando sopra il rumore del collasso: «Dentro! Tutti dentro prima che l'universo si ricordi come funzionano le sue leggi!»

Mentre la forza della spada ricostruirva il tempo e lo spazio di New York Sam, Dean e River si fiondarono oltre la soglia, seguiti da Bela che stringeva la Spada al petto come un'ancora di salvezza. Nel momento esatto in cui i fili del tempo si riannodavano, la Spada emise un ultimo fulmine argenteo, cancellando definitivamente ogni traccia del contratto infernale di Bela dal tessuto della realtà.

In superficie, davanti alla botola nascosta, l'onda d'urto del collasso investì in pieno i due guardiani d'eccezione;

un secondo prima Castiel e Crowley stavano controllando l'edificio, divisi tra la solita reciproca diffidenza e l'ansia per il blocco della barriera. Un secondo dopo, videro la barriera esplodere.

Crowley cacciò un urlo soffocato, portandosi improvvisamente le mani al petto: sentì la magia nera del patto di Bela polverizzarsi dentro le sue vene, mentre nel suo ufficio infernale il registro delle anime bruciava fino a diventare cenere. Nello stesso istante, Castiel percepì la griglia quantistica aprirsi e riconobbe l'energia familiare del TARDIS che si materializzava pochi metri sotto i suoi piedi.

Senza esitare, Cas afferrò Crowley per il bavero del cappotto e, usando un lampo della sua grazia angelica ritrovata, si teletrasportò alla cieca verso la fonte di quell'energia temporale.

Dean era appena crollato sul pavimento grigliato della sala di controllo del TARDIS, ansimando e con il fucile ancora in mano, quando un violento fruscio d'ali e un fumo nero riempirono la stanza.

Castiel atterrò stabilmente vicino alla console centrale, guardandosi intorno con la sua solita espressione impassibile e un tantino curiosa. Al suo fianco, Crowley cadde in ginocchio sul pavimento della nave spaziale, tossendo e fissando le sue stesse mani con pura, incontenibile furia. Le maniche del suo abito elegante fumavano ancora per il contraccolpo del contratto bruciato.

«Siete dei veri guastafeste, lo sapete?» ringhiò Crowley, rialzandosi a fatica e puntando un dito tremante prima contro Bela e poi contro il Dottore. «Tutto questo spiegamento di forze transdimensionali solo per imbrogliare il fisco infernale! Complimenti, Talbot. Sei libera. Ma l'Inferno ha la memoria lunga.»

«Oh, chiudi il becco, Crowley», replicò Dean, rialzandosi a fatica e guardando l'amico angelo con un sorriso sollevato. «Ottimo tempismo, Cas.»

«Il TARDIS era l'unico punto di gravità stabile durante il collasso», spiegò Castiel, sistemandosi l'impermeabile. Poi guardò le colonne pulsanti e i comandi della console. «Anche se devo ammettere che questa tecnologia va oltre la mia comprensione. È... decisamente più grande all'interno».

Il Dottore, con un gran sorriso, abbassò la leva principale della console. Il TARDIS emise un ultimo, potente gemito meccanico e si smaterializzò nel vortice del tempo, lasciandosi alle spalle il caveau sotterraneo, gli Angeli di pietra e un Collezionista decisamente più vecchio, ma finalmente libero dal suo paradosso.

Il ronzio del TARDIS in volo nel vortice temporale non bastava a coprire la tensione elettrica che si respirava nella sala di controllo.

Bela era in piedi vicino alla console, con il respiro ancora affannato, stringendo la Spada celestiale come se qualcuno volesse strapparle via la pelle. Crowley, con le maniche della giacca ancora fumanti, fece un passo felpato verso di lei, gli occhi ridotti a due fessure piene di veleno.

«Molto bene, Talbot. Il tuo contratto è polvere, l'Iferno ha incassato la perdita, ma quella lama appartiene al mercato nero di mia competenza», ringhiò Crowley, allungando una mano artigliata. «Dammela. Subito. Consideralo un risarcimento per il disturbo e per il fumo passivo che ho dovuto sopportare qui dentro.»

«Scordatelo, Crowley», scattò Dean, mettendosi immediatamente in mezzo e piantando la canna del fucile caricato a sale grosso d'avanti al naso del demone. «Quella cosa è un'arma angelica pura. Pensi davvero che ti lasceremo tornare all'Inferno con un pezzo di artiglieria pesante del genere?»

«I Winchester... sempre i soliti paladini dei deboli», sibilò Crowley, guardando Cas in cerca di supporto, o forse calcolando le probabilità di uno scontro. «Castiel, di' qualcosa a questi due babbei. Quella lama è pericolosa per chiunque».

Castiel fece un passo avanti, l'espressione severa. «Dean ha ragione, Crowley. Quell'arma emana un'energia che non appartiene a questo mondo. Deve essere custodita in un luogo sicuro. Nel Paradiso, o sotto la mia supervisione.»

«Oh, per favore! Sotto la tua supervisione finirà smarrita in cinque minuti!» strillò Bela, indietreggiando ancora e puntando la lama contro il gruppo. «L'ho presa io! Ho scassinato io la cassaforte mentre voi rischiavate di diventare statue da giardino! Questa spada è la mia assicurazione sulla vita!»

Il Dottore guardava la scena saltellando da un piede all'altro, chiaramente infastidito da tutte quelle armi spianate nella sua amata nave.

«Potete evitare di gridare? Il TARDIS è molto sensibile alle vibrazioni negative e alle minacce di morte di stampo interdimensionale!»

Prima che Dean, Crowley o Bela potessero replicare, River Song fece un passo avanti con estrema disinvoltura. Non perse tempo a discutere. Sollevò il suo scanner quantistico, modificò la frequenza con un colpo di pollice e lo puntò dritto contro la Spada nelle mani di Bela.

Un raggio di luce bluastra e liquida investì l'acciaio celestiale.

VWOOM.

Bela cacciò un urlo di sorpresa quando le sue dita persero improvvisamente aderenza. La Spada non cadde sul pavimento grigliato. Rimase sospesa a mezz'aria, a un metro da terra, avvolta da una sfera di energia cronale trasparente e scintillante che sembrava congelare la luce stessa al suo interno. La lama era lì, visibile a tutti, ma perfettamente immobile, come un insetto nell'ambra.

Bela allungò la mano per afferrarla di nuovo, ma le sue dita rimbalzarono contro una barriera invisibile e fredda, che emise un debole ronzio ammonitore.

«Cosa hai fatto?!» urlò Crowley, infuriato, voltandosi verso River.

«Ho appena salvato la vita a tutti voi, evitando che un'arma così potente possa scatenare l'apocalisse», rispose River con calma, riponendo lo scanner nella giacca e sfoggiando il suo sorriso più smagliante. «Quella che vedete è una bolla di stasi temporale a isolamento quantistico. Al momento, la Spada si trova esattamente a tre secondi nel futuro rispetto a noi. Potete guardarla, potete desiderarla, ma non potete toccarla. È matematicamente inaccessibile per chiunque e verrà custodita in una delle cabine del TARDIS»

Crowley fissò la bolla con pura frustrazione, stringendo i pugni.

«Sei una donna odiosa, professoressa Song.»

«Lo so, tesoro. È parte del mio fascino», replicò lei, ammiccando verso il Dottore, che stava guardando la bolla di stasi con un'espressione di assoluto compiacimento.

«Bene!» esclamò il Dottore, battendo le mani e azionando una leva sulla console. «La Spada resta qui, al sicuro dal tempo, dallo spazio e dai re dell'Inferno rancorosi. Direi che è il momento di riportare ciascuno al proprio posto. New York ci aspetta, e scommetto che Dean non vede l'ora di offrirci una birra delle vostre».

Il TARDIS si smaterializzò con il suo tipico gemito meccanico, riatterrando nel vicolo cieco di Manhattan da cui tutto era cominciato. Quando le porte blu si spalancarono, il gruppo si ritrovò sul marciapiede umido della New York del 2009, proprio di fianco alla sagoma rassicurante e d'acciaio dell'Impala nera.

L'aria della notte era fresca, ma la tensione non si era ancora del tutto dissolta.

Crowley fu il primo a scendere, sistemandosi il cappotto scuro con uno scatto rabbioso del collo. Le sue maniche non fumavano più, ma la sua espressione era una promessa di vendetta. Guardò Bela, poi i Winchester, con un disprezzo che avrebbe potuto incendiare l'asfalto.

«Questo è stato il peggior affare della mia intera, secolare esistenza», sibilò il Re dell'Inferno, la voce carica di un fiele purissimo. «Niente anima, niente Spada celestiale, e due cacciatori da quattro soldi che viaggiano su una cabina telefonica aliena. Vi odio. Vi odio tutti dal profondo del mio cuore nero. Ci rivediamo all’apocalisse, idioti»

«Oh, piantala di piangere, Crowley», lo liquidò Dean, appoggiando una mano sul tetto dell'Impala e godendosi ogni singolo secondo della sua frustrazione. « Hai di nuovo tutte le anime di New York da tentare. Torna nel tuo buco sottoterra. E ringrazia che non abbiamo usato quella lama per farti la barba.»

Crowley non rispose. Lanciò un ultimo sguardo carico di promesse sinistre a Bela, poi, con un secco schiocco di dita e un turbine di fumo nero, svanì nel nulla, tornando all'Inferno decisamente incazzato e con il bilancio delle anime in profondo rosso.

Restavano loro. Sam, Dean, Cas, Bela, il Dottore e River.

«Beh, direi che il nostro lavoro qui è finito», esclamò il Dottore, infilando le mani nelle tasche della giacca e dondolando sui tacchi, mentre lo sguardo di Castiel continuava a studiare la cabina blu con sommessa perplessità angelica. «Niente più paradossi, niente più Angeli Piangenti sui tetti di New York. Solo una splendida, normalissima linea temporale che scorre dritta verso il futuro.»

«Già», mormorò Dean, aprendo la portiera del guidatore dell'Impala e guardando Bela, che era rimasta un passo indietro, immobile sotto la luce fioca di un lampione. La Spada era rimasta al sicuro nella stasi del TARDIS, ma lei era finalmente... lei. Libera. Senza più scadenze sulla testa.

«E adesso che si fa, Talbot? Crowley è furioso e l'Inferno ha la memoria lunga. Non puoi restartene qui a fare la ladra di antiquariato a tempo pieno. Devi sparire dalla circolazione. Davvero».

River Song fece un passo avanti, aggiustandosi la tracolla e guardando Bela con un sorriso complice e un'espressione che non ammetteva repliche.

«Ti porto su un altro pianeta?»

«Un altro pianeta?» replicò Dean, sporgendosi dal finestrino dell'Impala con una smorfia tra lo scettico e l'impressionato. «Beh, se c'è un modo per non farsi trovare da Crowley, è proprio questo. Siamo nel 2009, l'Inferno è in pieno fermento e se vuole scovarla per vendicarsi dello smacco, su questa Terra la trova in cinque minuti.»

River Song si voltò verso Bela, studiandola con un sorriso enigmatico e tendendole la mano.

«Allora è deciso. Ti offriamo un biglietto di sola andata per un posto fuori dal mondo. Letteralmente. C'è uno splendido pianeta nella costellazione di Andromeda, la colonia di Nuova Alexandria. Atmosfera respirabile, spiagge di sabbia rosa e, cosa più importante, si trova a qualche milione di anni luce al di fuori della portata di qualsiasi demone con gli occhi rossi o neri. Nessun contratto infernale ha valore laggiù. È il posto perfetto per ricominciare da zero.»

Bela guardò la mano di River, poi la cabina blu, e infine si voltò verso i Winchester. Per la prima volta, la sua maschera da predatrice cinica cadde del tutto, lasciando spazio a un profondo, immenso sollievo. Il timer nella sua testa si era fermato. Accettò la mano di River, stringendola forte.

«Cercate di non farvi ammazzare, ragazzi», disse Bela, rivolgendo un ultimo sguardo a Dean e Sam. «Chi mi pagherà da bere se finite all'Inferno?»

«Buona fortuna, Bela», rispose Sam con un sorriso sincero. Dean ingranò la marcia, facendo ruggire il potente motore V8 dell'Impala. «Fai i bagagli leggeri, Talbot, e in bocca al lupo per la tua nuova vita».

Appena River ebbe finito di sincronizzare i diari col Dottore, Bela salì a bordo del TARDIS con lei. Prima di chiudere la porta, il Dottore si sporse sul marciapiede, guardando Dean, Sam e Castiel con un'espressione che improvvisamente era diventata seria, priva della solita esuberanza.

«Voi tre», disse il Dottore, indicandoli con l'indice. «Le frequenze temporali del 2009 sono sature. C'è un'ombra gigantesca che si muove sul vostro anno. Lucifero, i sigilli che cadono... l'Apocalisse vi sta aspettando proprio dietro l'angolo».

Dean strinse la presa sul volante, lo sguardo che tornava duro, focalizzato sulla realtà della loro vita.

«Già. Abbiamo un diavolo da rimandare nella sua gabbia e un intero pianeta da salvare. Una passeggiata rispetto a quello che abbiamo passato oggi qui sotto».

«Buona fortuna, allora. E proteggete questa vecchia sfera verde e blu», disse il Dottore con un cenno di profondo rispetto verso i cacciatori e l'angelo. «Ne ha bisogno.»

«Anche a te, Dottore», rispose Castiel dalla parte posteriore dell'abitacolo.

L'Impala nera sgommò fuori dal vicolo, sfrecciando nella notte di Manhattan e scomparendo tra le luci della città, con i fratelli Winchester e Castiel pronti a rimettersi in viaggio per affrontare la fine del mondo.

«Appena ho finito qui, prometto di riportare il Tardis dove e quando l’ho preso» aggiunse River con un cenno d'intesa, poi chiuse le porte della cabina blu e le due donne svanirono nel nulla, lasciando il vicolo di Manhattan improvvisamente più silenzioso.

Il Dottore rimase sul marciapiede, infilando le mani nelle tasche della giacca. Rimasto solo nel vicolo buio, il Dottore sospirò, guardando il cielo stellato sopra i grattacieli di Manhattan. Poi, con un sorriso divertito, tirò fuori di tasca la chiave del TARDIS e lo richiamò.

A centinaia di chilometri di distanza, nel cortile del demolitore di Bobby Singer nel South Dakota, tra pile di auto arrugginite e vecchi furgoni, i fari della cabina blu si accesero all'improvviso. Il motore temporale della nave rispose al richiamo del suo pilota.

Pochi secondi dopo, nel vicolo di Manhattan, il silenzio della notte fu squarciato dal familiare, profondo vwoorp vwoorp. La terra tremò leggermente mentre la cabina della polizia si materializzava dal nulla, richiamata a distanza direttamente dal cortile di Bobby.

Il Dottore aprì la porta con uno schiocco di dita e salì a bordo. Diede una pacca affettuosa alla console pulsante, guardando la Spada celestiale ancora protetta nella sua bolla di stasi.

«Ottimo lavoro, vecchia mia», sussurrò, azionando la leva principale. Il TARDIS svanì di colpo, lasciando il vicolo vuoto, mentre il Dottore faceva rotta verso la sua prossima, imprevedibile avventura nello spazio e nel tempo.

Note di capitolo

Con questo capitolo si conclude questa folle e ambiziosa deviazione spazio-temporale! L'idea di far incrociare il cammino dei Winchester con il Dottore e River Song nasce dal desiderio di vedere come due modi così diversi di affrontare "il sovrannaturale" e l'impossibile potessero collidere. Dal punto di vista della continuity, ci troviamo nel pieno del 2009: per Supernatural siamo all'inizio della tormentata quinta stagione, con l'Apocalisse e la caduta dei sigilli alle porte (il che spiega un Castiel ancora un po' spaesato e un Crowley decisamente pragmatico); per Doctor Who, l'energia è quella dell'era del Decimo Dottore, accompagnato dalla sempre enigmatica River. Salvare Bela Talbot offrendole una scappatoia "fantascientifica" mi è sembrato il modo perfetto per chiudere un cerchio che la serie originale aveva spezzato troppo presto. Spero che questo viaggio a bordo dell'Impala e del TARDIS vi abbia divertito almeno quanto ha divertito me scriverlo. Un grazie immenso a chi ha letto, commentato o anche solo dato un'occhiata a questo crossover. Ci vediamo alla prossima avventura, ovunque (e in qualunque quando) si trovi!

Commenti

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