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Creato il 19/06/2026, 11:29 · Aggiornato il 19/06/2026, 11:29

Capitolo 13: L'ultimo battito di ciglia

@bloodymary79bloodymary79
GeneraleCompleta

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
  • Violenza
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Dean si calò per primo oltre il bordo della botola. Lo spazio sottostante non era una stanza, ma una feritoia verticale, un condotto di scolo così stretto che le sue spalle sfioravano i mattoni umidi su entrambi i lati. Atterrò con un tonfo sordo, subito seguito da Sam, Bela, il Dottore e River. La botola d'acciaio sopra di loro si richiuse con un clank idraulico definitivo, sigillando l'aria e seppellendoli in un silenzio tombale, saturo di odore di muffa e polvere di gesso.

«Si stringe», mormorò Sam, la cui torcia faticava a fendere la densità del buio. «Il soffitto si sta abbassando.»

Erano costretti a procedere in fila indiana, piegati in due, quasi strisciando. Ma non era lo spazio l'incubo peggiore. Erano i lati del tunnel.

Disposte lungo le pareti di mattoni d'epoca coloniale, a meno di trenta centimetri dai loro corpi, c'erano le statue. Il Collezionista le aveva ammassate lì dentro come merci in un magazzino d'oltretomba. Guerrieri cinesi dell'esercito di terracotta con i volti d'argilla crepati, pesanti armature medievali d'acciaio che riflettevano le loro facce stravolte, busti di marmo romano poggiati su piedistalli traballanti. Erano così vicine che Dean doveva muoversi di sbieco per non urtare con il gomito la visiera di un cavaliere o il braccio teso di un soldato.

«State attenti a dove mettete i piedi», sibilò il Dottore. Il suo cacciavite sonico emise un trillo acuto, debole e soffocato. «Questa galleria è un campo minato meccanico. Ci sono piastre a pressione ultrasensibili collegate a meccanismi a molla del quattordicesimo secolo. Una pietra falsa, e verremo trafitti da dardi avvelenati prima di poter respirare. Camminate solo dove cammino io. Sulle giunzioni.»

«Dottore, l'energia cronale qui sotto sta mangiando le frequenze dello scanner», lo interruppe River, la voce tesa. «Le torce stanno per...»

La luce morì.

Non fu uno sfarfallio. Fu un secondo intero di oscurità assoluta, densa, che sembrò schiacciarsi contro i loro occhi. In quel secondo, nel vuoto pneumatico del tunnel, risuonò un rumore d'incubo.

Il graffio secco e pesante della pietra che striscia sul granito. Dietro di loro.

La torcia di Sam si riaccese con un guizzo debole, di una sfumatura viola malata.

Il respiro di Bela si spezzò in gola. Girandosi leggermente all'indietro, l'estremità del corridoio da cui erano entrati non era più vuota. Nell'ombra della prima nicchia, parzialmente nascosto dietro un guerriero di terracotta, c'era un volto di marmo che prima non c'era. Occhi vuoti. Fauci spalancate in un grido silenzioso. Un Angelo Piangente vero, rannicchiato nel buio, che aveva iniziato a seguirli.

«Ce n'è uno dietro di noi», sussurrò Sam, con la torcia che tremava visibilmente. «E si muove ogni volta che sbattiamo le ciglia.»

«Non guardatelo tutti insieme, fate i turni con gli occhi!» ordinò il Dottore, cercando freneticamente la giunzione successiva sul pavimento. «Dean, guarda indietro! River, guarda avanti!»

Il panico divenne palpabile. Erano intrappolati in un corridoio largo un metro, bloccati tra trappole mortali sotto i piedi e una creatura millenaria che guadagnava centimetri alle loro spalle a ogni battito di ciglia. Il sudore colava sulla fronte di Bela, bruciandole gli occhi. Sentiva il freddo della pietra irradiarsi dall'oscurità del tunnel.

La luce saltò ancora. Mezzo secondo di buio.

SCRAP.

Il rumore del marmo fu molto più vicino, stavolta accompagnato da un secco .

STOMP.

Bela, sopraffatta dal terrore e dal bisogno biologico di respirare, fece un passo falso all'indietro per allontanarsi dal suono. Il suo tacco colpì una pietra leggermente rialzata.

CLICK.

Un sinistro rumore di ingranaggi a molla scattò all'interno dei mattoni.

«Bela, giù!» urlò Dean.

Dalle fessure dei muri colonizzarono l'aria dozzine di dardi di ferro annerito, corti e intrisi di un veleno secolare. Dean afferrò Bela per il bavero della giacca, scaraventandola a terra contro la parete umida mentre i dardi fischiavano a pochi millimetri dalle loro teste, conficcandosi nei mattoni opposti con impatti metallici violenti. Uno dei dardi colpì di striscio la bacheca di un'armatura, mandando in frantumi il vetro.

Il problema fu che nel caos dell'impatto, per proteggersi il viso dai dardi e dalle schegge di vetro, tutti chiusero gli occhi contemporaneamente per un millesimo di secondo.

Il buio totale non servì nemmeno. Quando riaprirono gli occhi, l'aria nel tunnel si era congelata.

L'Angelo Piangente era scattato in avanti di tre metri nel corridoio. Ora si trovava esattamente sopra di loro, a carponi tra le pareti strette come un enorme ragno di pietra, con le mani artigliate protese verso il basso, a un soffio dai capelli di Sam e River. Il suo volto mostruoso era distorto dalla fame di tempo.

«Nessuno. Si. Muova», sibilò River Song, con il blaster puntato dritto contro il petto della statua, bloccata in una posizione innaturale per tenere lo sguardo fisso sugli occhi di marmo. «Dottore... dimmi che la porta è qui vicino.»

«Siamo arrivati! Correte, correte e non voltatevi, ci penso io a guardarlo!» gridò il Dottore, spalancando le braccia per coprire il gruppo e sbarrando gli occhi contro l'Angelo sopra di lui.

Dean e Sam afferrarono Bela, sollevandola di peso, e il gruppo superò l'ultimo imbuto di pietra con uno scatto disperato, crollando letteralmente oltre la svolta del tunnel e finendo nella stanza circolare protetta dalle paratie di piombo. Il Dottore scivolò dentro per ultimo, camminando all'indietro, senza staccare gli occhi dalla statua finché non fu al sicuro.

Dean spinse con tutta la sua forza una pesante leva di ferro sulla parete, facendo scattare un cancello di sicurezza interno che sigillò il corridoio. Dall'altra parte delle sbarre, nell'oscurità, si sentì un pesante colpo di pietra contro il ferro. L'Angelo era lì, bloccato a pochi centimetri da loro, invisibile ma presente.

Dean crollò con la schiena contro la paratia, ansimando, il fucile ancora tremante tra le mani.

«Se usciamo vivi da qui, giuro che demolisco a martellate ogni singola fontana di questo paese.»

Al centro di quella stanza blindata, totalmente isolata dal corridoio degli orrori, sorgeva la barriera finale: una gigantesca porta blindata da caveau bancario della fine dell'Ottocento, in acciaio temperato e ottone. Al centro spiccava un imponente timone a tre razze, circondato da quattro quadranti a combinazione meccanica, privi di qualunque componente elettrico.

Il Dottore passò il cacciavite sonico sulla serratura, ma l'attrezzo emise solo un sibilo sordo, inutile.

«Niente. È pura meccanica industriale. Il mio cacciavite qui dentro è utile quanto uno stecchino da denti.»

River si appoggiò alla parete, asciugandosi il sudore dalla fronte e guardando Bela con un sorriso tirato, carico di adrenalina. «La tecnologia del futuro ha ufficialmente fallito, ragazzi. Tocca a te, Bela. Ma fa' in fretta, perché quella cosa là dietro ha tutta l'eternità per sfondare quel cancello.»

Bela Talbot fece un passo avanti. Le sue mani tremavano ancora leggermente per la scossa di adrenalina dei dardi e dell'Angelo, ma non appena i suoi occhi incrociarono i quadranti d'ottone, la sua espressione tornò fredda, concentrata e letale. Si sfilò i guanti di pelle ed estrasse dalla giacca il suo astuccio di velluto nero con i grimaldelli.

«Spostati, Dottore», disse Bela, appoggiando lo stetoscopio al metallo freddo della cassaforte.

Il silenzio nella stanza blindata era interrotto solo dallo scatto metallico e regolare dei quadranti d'ottone. Bela aveva gli occhi chiusi, una mano sul primo selettore e lo stetoscopio premuto contro la spessa piastra d'acciaio. Il suo respiro era tornato regolare, lento, quasi ipnotico. In quel momento, l'Angelo bloccato dietro il cancello e i dardi avvelenati non esistevano più; c'erano solo lei e i segreti della serratura.

«È un meccanismo Chubb a quadruplo rotore del 1890», sussurrò Bela, muovendo il primo disco di un millimetro. Click. «Il Collezionista ha modificato i perni interni inserendo delle contromolle. Se sbaglio la pressione anche solo di un microgrammo, il perno centrale si spezza e la porta si salda per sempre.»

«Nessuna pressione, allora», mormorò Dean, appoggiato al muro con il fucile spianato verso il corridoio buio, da dove continuavano a giungere impercettibili rumori di pietra.

«Zitto, Winchester. Mi deconcentri.» Bela fece scattare il secondo quadrante.

CLANK.

«Ci siamo» disse River guardando il magnifico lavoro di Bela. «Dottore, quando la porta si aprirà, la pressione interna potrebbe essere instabile a causa del paradosso. Siete pronti?»

Il Dottore annuì, stringendo forte il cacciavite sonico, mentre River teneva il blaster sollevato.

CLANK.

L'ultimo scatto risuonò profondo, come un colpo di cannone dentro la stanza. Il pesante timone a tre razze al centro della porta ruotò da solo di novanta gradi verso sinistra. Con un pesante sospiro idraulico e uno sbuffo di aria gelida, vecchia di secoli, la mastodontica porta del caveau iniziò ad aprirsi, rivelando un'oscurità illuminata solo da una fortissima, accecante luminescenza dorata.

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