Vai al contenuto principale

← Quando una bambina piange... il Tardis risponde.

Creato il 17/06/2026, 10:50 · Aggiornato il 17/06/2026, 10:55

Capitolo 12: Nello studio del collezionista

@bloodymary79bloodymary79
GeneraleCompleta

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Politicamente Scorretto
  • Sangue
  • Violenza
Scarica EPUB (capitolo)

Tocca un passaggio (o un’immagine) per aprire il filo commenti a fianco. I link nel testo restano cliccabili.

I binari arrugginiti della vecchia linea BMT interruppero bruscamente la loro corsa contro un muro di cemento armato, un vicolo cieco sotterraneo creato durante i lavori di ammodernamento degli anni Settanta. Ma River, guidata dalle letture del suo scanner viola e dalle deduzioni sulla posizione della villa del Collezionista, non si fermò. Individuò una vecchia grata di ferro, parzialmente nascosta dietro un cumulo di macerie e tubature dell'acqua corrose.

«Eccolo qui», disse River, indicando la grata. «Questo è un vecchio condotto di ventilazione che i contrabbandieri usavano negli anni Venti per portare l'alcool dai tunnel della metro direttamente nei magazzini sotterranei del palazzo. Oggi quel palazzo è la villa del nostro collezionista. Da qui dentro saliamo dritti nelle sue cantine di servizio».

Dean si avvicinò alla grata, infilò le dita tra le sbarre arrugginite e, con uno strappo violento supportato da una spallata di Castiel, la divelse dal muro con uno stridore metallico che rimbombò nel tunnel.

Non appena la botola si spalancò, Castiel si parò davanti all'apertura, la lama angelica stretta in pugno e lo sguardo fisso su un Angelo di pietra che con ogni probabilità era stato messo di guardia.

«Io non posso scendere con voi», disse Castiel, la voce profonda che sovrastava il ronzio della botola. «La mia Grazia è una fonte di energia troppo instabile in questa situazione».

«E in più, qualcuno deve continuare a fissare questo brutto anatroccolo di marmo qui sopra», aggiunse Crowley, comparendo sulla soglia del condotto con un sorriso tirato, mentre giocherellava con l'accendino. «Se scendiamo tutti, la statua che ora il piumato tarchiato sta fissando vi manda nel Mesozoico. Resteremo qui a fare un gioco di sguardi con l'arredamento, per noi non è un problema non battere ciglio. Voi prendete quella maledetta spada e spezzate il ciclo.»

Dean guardò l'angelo, poi il demone, e infine scambiò un'occhiata con Sam.

«Cas non farti ammazzare, chiaro? Dottore, River... andiamo.»

Uno alla volta, Dean, Sam, Bela, River e il Dottore si calarono nell'oscurità vibrante del caveau, lasciando Castiel e Crowley a difendere le retrovie.

Uno alla volta, strisciando nel condotto stretto e fangoso, il gruppo abbandonò definitivamente i binari della metropolitana per sbucare all'interno delle cantine private della villa. L'ambiente cambiò di colpo: non più mattoni umidi e scoli di fogna, ma pareti di cemento armato, grandi generatori elettrici spenti e polverosi, e file di casse di legno marchiate con sigilli di case d'asta internazionali.

«Siamo dentro», sussurrò Sam, muovendo la torcia sulle pareti. «Ma siamo ancora nel seminterrato. Come saliamo ai piani superiori?»

«C'è una tromba delle scale per la servitù proprio dietro l'angolo, accanto al montacarichi. Proseguiamo e guardiamoci intorno, se vedete degli angeli ricordatevi di non chiudere gli occhi per nessuna ragione al mondo», rispose River, avanzando a passi felpati con la pistola laser spianata.

Il gruppo salì in fila indiana la stretta scalinata di pietra che portava verso l'alto, con il fiato corto e i muscoli tesi. Arrivarono in cima alla rampa, davanti a una porta di mogano finemente lavorata che introduceva allo studio principale del Collezionista. River afferrò la maniglia e la spinse piano. La porta si aprì con un leggero cigolio, rivelando una stanza immensa, dalle pareti rivestite di librerie antiche e teche di vetro andate in frantumi. Dalle grandi finestre ad arco della villa entrava la luce viola e sfarfallante della New York paradosso, illuminando l'ambiente a intermittenza.

Fu in quel millesimo di secondo che la luce interruppe il suo ritmo. Lo sfarfallio si fece più lento. Due secondi di buio totale.

«Tutti dentro, muoversi!» ordinò Dean, spingendo Sam e Bela oltre la soglia.

Ma nel secondo di oscurità che seguì, si avvertì un fruscio pesante. Il suono inconfondibile del marmo che striscia sul legno pregiato del pavimento.

Quando la luce viola tornò, il respiro di tutti si bloccò in gola.

Al centro dello studio, proprio tra la porta delle scale e il resto della stanza, c'era un Angelo Piangente. Le sue mani di pietra non coprivano più il volto; erano protese in avanti, le dita aperte come artigli, e il suo volto spaventoso, con le zanne di marmo esposte, si trovava a meno di tre centimetri dagli occhi di Bela.

La ragazza era rimasta congelata sul posto, con la schiena premuta contro lo stipite della porta. Il suo sguardo scuro era sbarrato, fisso nelle orbite vuote della statua. Poteva sentire il freddo mortale che emanava dal marmo, un gelo che le bloccava i polmoni.

«Bela...», sussurrò Sam, sollevando lentamente la pistola, ma il Dottore lo bloccò stringendogli il braccio con una forza sorprendente.

«Non muovetevi! E soprattutto, Bela... non battere le ciglia», ordinò il Dottore, la voce ridotta a un soffio disperato ma imperioso. «Se chiudi gli occhi anche solo per un millisecondo, quella cosa ti toccherà e verrai spedita chissà quando prima ancora di poter gridare. Guarda la statua. Non distogliere lo sguardo.»

Un velo di sudore freddo imperlò la fronte di Bela. Le sue palpebre iniziarono a tremare, bruciando per la secchezza dell'aria. Sentiva lo stimolo incontrollabile di chiudere gli occhi, un riflesso biologico che la stava implorando di cedere. Ogni fibra del suo corpo le diceva di sbattere le ciglia, ma sapeva che quel singolo gesto avrebbe decretato la sua fine.

«Dottore... non ce la faccio...», mormorò Bela tra i denti stretti, senza muovere un singolo muscolo del viso. I suoi occhi stavano iniziando a lacrimare per lo sforzo. «Mi bruciano...»

«Resisti, tesoro, guardalo! Guardalo dritto negli occhi!» gridò River Song, muovendosi lateralmente per raggiungere la scrivania dello studio. «Dottore, il pannello del caveau dove si trova la spada è sotto questa scrivania, ma è protetto da un sigillo temporale! Mi serve il tuo cacciavite per bypassare la frequenza!»

«Dean, Sam, datele copertura! Non staccate gli occhi dalle finestre, ce ne sono altri fuori!» ordinò il Dottore, tenendo lo sguardo fisso sull'Angelo davanti a Bela mentre, con passi millimetrici, iniziava ad allungare la mano per lanciare il cacciavite sonico a River.

Bela sentì una lacrima scorrerle sulla guancia. La luce viola della stanza sfarfallò di nuovo, minacciando di spegnersi. Le zanne di pietra della statua sembravano vibrare per la fame. «Ragazzi... fate in fretta... sto per cedere...»

La luce della stanza emise un ronzio sinistro, abbassandosi fino a ridursi a un debole filamento violaceo. L'ombra dell'Angelo si allungò spaventosamente sul volto di Bela, che ormai aveva gli occhi arrossati e lucidi, bagnati dalle lacrime che scorrevano senza sosta lungo le guance.

«Dottore... ora!» gridò River.

Il Dottore, senza distogliere lo sguardo dalla statua davanti a Bela, lanciò il cacciavite sonico alla cieca dietro di sé. River lo afferrò al volo con la mano sinistra, mentre con la destra continuava a digitare freneticamente sul suo scanner quantitativo. Puntò il cacciavite contro la serratura cronometrica nascosta sotto il pesante tavolo di mogano.

Il dispositivo emise un sibilo acuto, una nota verde e vibrante che tese l'aria dello studio come una corda di violino.

«Avanti, maledetto marchingegno, collabora...» ringhiò River, i ricci biondi che le cadevano sugli occhi mentre ricalibrava la frequenza del flusso temporale. «Il Collezionista ha sigillato questo posto con un ciclo di retroazione. Ogni volta che provo a inserire il codice, la serratura torna indietro di cinque secondi nel passato!»

«Usa l'inversione di polarità, River! Forza il loop a collassare su se stesso!» urlò il Dottore. Le sue palpebre iniziarono a tremare per lo sforzo; stava aiutando Bela a tenere fissa la statua, ma l'aria attorno a loro si stava facendo così densa da rendere doloroso anche solo respirare.

CRACK.

Dalle grandi finestre ad arco arrivò un altro rumore di pietra. Sam si voltò di scatto, puntando la pistola. Due Angeli Piangenti erano apparsi sul balcone esterno, i volti coperti dalle mani, ma pronti a scattare al primo sfarfallio.

«Dean! Ne abbiamo altri due alle finestre! Se salta la luce siamo fottuti!»

«Li vedo, Sammy! Non staccare gli occhi da quel balcone!» rispose Dean, stringendo il calcio del fucile a pompa, il dito sul grilletto, pronto a scaricare il ferro termico al minimo movimento.

Bela emise un gemito soffocato. La sua vista stava iniziando a farsi sfocata, i contorni dell'Angelo davanti a lei sfarfallavano come la pellicola nei tunnel della metropolitana. «Io... sto per chiuderli...»

«No, Bela! Qualunque cosa ma non mollare!» gridò Sam, cercando di attirare la sua attenzione senza spezzare la linea visiva con la statua.

In quel millesimo di secondo, il cacciavite sonico nelle mani di River emise un picco acuto, seguito da un pesante suono idraulico.

CLANK.

I meccanismi temporali sotto la scrivania ruotarono al contrario, emettendo uno sbuffo di fumo dorato e freddo. Il pavimento di legno massiccio scivolò di lato con un rumore secco, rivelando una botola d'acciaio illuminata dall'interno da una luce purissima, vibrante, sospesa tra il blu e l'oro. La botola del tempo era aperta.

«Sbloccata! La via per il caveau è libera!» urlò River, lanciando di ritorno il cacciavite al Dottore. «E indovinate un po'? La spada è esattamente lì sotto, e sta urlando su tutte le frequenze quantistiche!»

«Dean, non togliere lo sguardo dagli angeli alla finestra finché non te lo dico io. Sam, prendi Bela! Ora!» ordinò il Dottore.

Prima che le palpebre di Bela potessero cedere definitivamente, l'angelo si mosse con la velocità del pensiero. Sam afferrò Bela per le spalle, tirandola indietro con forza disumana proprio mentre la luce dello studio si spegneva del tutto per un intero secondo.

Nel buio pesto, si udì il terribile stridore degli artigli di pietra dell'Angelo che fendevano l'aria vuota, mancando la gola della ragazza per un soffio. Quando la luce viola tornò, la statua si trovava esattamente nel punto in cui un istante prima c'era Bela, con le dita tese e bloccate a mezz'aria, congelata dal riflesso immediato di  Sam che aveva ripuntato gli occhi su di lei.

«Dottore, il pannello si sta richiudendo! La frequenza sta oscillando, non terrò la botola aperta ancora per molto!» gridò River, indicando lo sbuffo di fumo dorato sotto la scrivania.

«Nessuno si muove finché non abbiamo neutralizzato questi tre», ribatté Sam, senza staccare gli occhi dall'Angelo al centro della stanza, mentre Dean teneva sotto tiro le due statue sul balcone oltre il vetro. «Al prossimo secondo di buio, quelli là fuori infrangono il vetro e quello qui dentro ci fa a pezzi.»

Il Dottore sgranò gli occhi, guardando prima l'Angelo nello studio, poi i due sul balcone, e infine la disposizione delle bacheche di vetro specchiato del Collezionista. Un sorriso folle e trionfante gli illuminò il volto.

«Oh... ma certo! Geometria quantistica applicata! Dean, Sam, spero che i vostri riflessi da primitivi siano veloci come dite!» esclamò il Dottore, estraendo il cacciavite sonico. Bela, dai il cambio a Sam senza chiudere gli occhi. Spilungone, mi serve la tua forza. Quella pesante bacheca con la cornice d'ottone lì nell'angolo, girala verso la finestra! Ora!»

Sam non pose domande. Sfruttando la coordinazione di anni di caccia, si avventò sulla pesante bacheca espositiva, il cui fondo era coperto da una lastra di vetro scuro altamente riflettente. Con un grugnito di puro sforzo fisico, la trascinò e la ruotò di novanta gradi, posizionandola esattamente alle spalle dell'Angelo che si trovava al centro dello studio. Ora, il vetro riflettente era puntato dritto contro la schiena della statua.

«River, calcola il tempo dello sfarfallio!» ordinò il Dottore.

«Il buio sta per tornare tra tre... due... uno...»

La luce viola si spense. Buio pesto. Un secondo intero.

SCRAP. CRASH.

Il suono del marmo che artigliava il pavimento e il rumore del vetro delle finestre che andava in frantumi risuonarono contemporaneamente nel buio. I due Angeli del balcone erano balzati all'interno dello studio, mentre l'Angelo centrale era scattato in avanti.

ZAP!

River fece fuoco con la pistola laser verso il soffitto. Il lampo di luce viola illuminò la stanza a giorno per un millisecondo, congelando le statue a metà movimento. E la trappola del Dottore scattò.

L'Angelo centrale era scattato di lato per aggirare i Winchester, e ora si trovava esattamente di fronte ai due Angeli che erano appena entrati dalla finestra. Non solo: la prima statua era finita proprio davanti alla bacheca riflettente posizionata dai ragazzi, fissando il proprio riflesso nel vetro scuro. I due Angeli della finestra, a loro volta, avevano le braccia tese in avanti, ma i loro occhi di pietra erano puntati dritti sul volto scoperto del loro simile.

La luce della stanza tornò, stabilizzandosi su un riflesso violaceo costante.

Nessuno si mosse. Dean e Sam mantennero i fucili spianati, ma il silenzio che seguì era diverso. Non c'era più la tensione del pericolo imminente.

Sam fece un passo di lato, abbassando lentamente la pistola. L'Angelo centrale non si muoveva. I due della finestra erano immobili come pilastri.

«Ma che diavolo... perché non scattano?» chiese Dean, girando attorno all'Angelo centrale con cautela, tenendo gli occhi aperti.

«Scacco matto», disse il Dottore con un ghigno, infilandosi le mani in tasca e avvicinandosi per studiare le statue. «Si stanno guardando l'un l'altro. Quelli della finestra fissano lui, lui fissa loro, e per sicurezza la sua stessa immagine si riflette nello specchio della bacheca. Nella loro natura, l'osservazione è un blocco assoluto. Finché si guardano a vicenda, rimarranno pietra per il resto dell'eternità. Sono intrappolati nel loro stesso potere.»

Bela si lasciò sfuggire un lungo sospiro di sollievo, massaggiandosi le palpebre doloranti e madide di sudore. «Quindi... siamo liberi?»

«Qui sopra sì. Fintanto che nessuno si mette in mezzo a coprire la loro visuale, queste tre statue sono fuori gioco», confermò River, posizionandosi sul bordo della botola che continuava a emettere quel bagliore blu e oro. «Ma là sotto c'è la Spada, ed è lì che si trova il vero cuore del nido. E i problemi grossi non si risolvono con un gioco di specchi.»

«Tutti giù», ordinò Dean. «E occhi aperti».

Uno alla volta, lasciandosi alle spalle lo studio popolato da statue condannate a guardarsi per sempre, il gruppo si calò nell'oscurità vibrante del caveau.

Commenti

I commenti sui singoli passaggi si aprono dal fumetto accanto al testo; qui sotto trovi solo i commenti al capitolo intero.

Caricamento…