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Il pesante tombino di ferro battuto venne sollevato con un grugnito metallico. Dean saltò giù per primo, la torcia tattica montata sotto la canna del fucile a pompa e gli scarponi che affondarono subito in due dita di fango melmoso e acqua di scolo. Subito dopo scesero Sam, che dovette chinare la testa per non urtare le vecchie tubature del gas, Bela, River e infine il Dottore. Castiel si limitò a materializzarsi alle loro spalle senza emettere un suono, l'impermeabile beige che sembrava quasi brillare di una debole luce propria nel buio sotterraneo. Dietro di loro, Crowley avanzava con passo leggero, seguito da tre dei suoi demoni subordinati, i cui occhi brillavano di un rosso sinistro nel buio.
«Benvenuti nelle viscere della Grande Mela», mormorò Dean, muovendo il fascio di luce sulle pareti di mattoni rossi umidi e sulle vecchie condotte idriche corrose dal tempo. «Fa schifo ed è claustrofobico esattamente come nella nostra linea temporale.»
«Oh, è molto peggio di quanto pensi, Dean», interruppe il Dottore, estraendo il cacciavite sonico con uno scatto rapido del polso. La punta del dispositivo si illuminò di un verde brillante, emettendo un ronzio acuto e stridente. Il Dottore aggrottò la fronte, scuotendo lo strumento. «La pressione cronale qui sotto è alle stelle. Siamo sulla vecchia linea della BMT Broadway Line, sotto la 42esima. Gli Angeli stanno accumulando tutta l'energia temporale rubata alla superficie e la stanno incanalando verso sud, giù fino a Lower Manhattan. C'è un effetto di riflusso quantistico. Praticamente stiamo camminando dentro le vene di un orologio impazzito.»
«Inizia anche il drenaggio», aggiunse River Song, picchiettando sullo schermo del suo scanner temporale viola. «Gli Angeli stanno assorbendo l'energia potenziale della bolla. Più ci avviciniamo al centro del nido, meno la tecnologia elettrica sarà affidabile. Compreso il tuo cacciavite, dolcezza.»
Camminarono in fila indiana per una decina di minuti, superando i vecchi binari arrugginiti e le banchine piastrellate in stile primi del Novecento. L'aria era densa, fredda e impregnata di un odore simile a quello dell'ozono dopo un temporale, ma mischiato a qualcosa di dolciastro e statico.
All'improvviso, un rumore cupo, pesante e ritmico fece vibrare il cemento sotto i loro piedi. Clack-clack, clack-clack.
«Tutti fermi», ordinò Sam, sollevando una mano e bloccando Dean per la giacca.
Davanti a loro, l'oscurità del tunnel sfarfallò violentemente. Come una vecchia pellicola cinematografica che si inceppa nel proiettore, l'aria si squarciò: sui binari vuoti apparve dal nulla un treno della metropolitana in perfetto stile Art Déco degli anni '30. Le fiancate di metallo lucido e gli ottoni brillavano sotto luci calde e anacronistiche. All'interno dei vagoni si potevano distinguere i profili dei passeggeri che leggevano i giornali dell'epoca. Il treno sfrecciava a una velocità folle, ma non emetteva alcuno spostamento d'aria, solo un ronzio elettrico che fece rizzare i peli sulle braccia di tutti. Passò attraverso una parete di mattoni cieca e svanì nel nulla.
«Un'apparizione di fantasmi?», chiese Bela, stringendosi nelle spalle per scacciare un brivido.
«Peggio. Un'eco di sincronizzazione», spiegò River, consultando il suo scanner viola con le sopracciglia accigliate. «Il passato e il presente di New York si stanno schiacciando l'uno contro l'altro a causa del nido che gli Angeli hanno costruito a destinazione. E se uniamo i puntini con quello che hai detto prima tu sul mio furto della spada, tesoro...» accennò con un cenno del capo verso Bela «...la faccenda si fa maledettamente interessante.»
Sam corrugò la fronte. «In che senso?»
«Ho seguito le tracce di un noto ricettatore di antichità occulte e manufatti alieni, un tipo stravagante che si fa chiamare Il Collezionista», spiegò River, mentre i suoi occhi brillavano di quella scintilla tipica di chi ha appena risolto un enigma. «Mentre facevo delle ricerche su certi suoi pezzi da collezione, usando il TARDIS che ho preso in prestito, ho avvertito un’anomalia in questa linea temporale. Non avevo ancora capito cosa fosse, ma i miei strumenti dicono che gli Angeli si stanno nutrendo di una fonte di energia temporale immensa proprio in quel punto preciso. La spada di cui parli, Bela, dev'essere l'Ancoraggio Temporale che ha attirato le statue. Nella mia linea temporale non l’ho ancora rubata e nascosta, ma so esattamente dove quel feticista tiene i suoi pezzi forti. Dobbiamo violare il caveau prima che gli Angeli consumino del tutto la sua carica.»
«I miei ragazzi hanno provato a mandare una pattuglia di sopra venti minuti fa», commentò Crowley dall'oscurità, accendendo un sigaro con un colpo secco del suo accendino d'oro. La fiammata illuminò i volti tesi del gruppo. «Due demoni di basso livello. Un battito di ciglia al buio, e di loro sono rimasti solo i vestiti vuoti sul binario. Cancellati.»
L'oscurità del tunnel davanti a loro iniziò a mutare. Dai condotti di ventilazione e dalle crepe del cemento cominciò a trasudare una nebbia fitta, innaturale, di un colore viola intenso e pulsante, accompagnata da un frinio acuto e stridulo, simile a quello di milioni di cicale impazzite.
Il Dottore sbiancò, sollevando di scatto il cacciavite sonico. «Oh, no. No, no, no! I parassiti del tempo! Li stessi già visti a Cicada Valley!»
«Spiegati meglio, Dottore», ringhiò Dean, tenendo il fucile puntato verso la nebbia avanzante.
«Quando una linea temporale viene ferita a morte o bloccata in un paradosso geografico come questo, queste cose arrivano per nutrirsi degli scarti di realtà», spiegò il Dottore, arretrando di un passo. «Sono larve cronivore. Quella nebbia viola è l'energia temporale che si decompone. Se vi toccano, consumano i vostri anni futuri o passati in un millisecondo. Vi riducono in polvere o vi fanno regredire a uno stato embrionale!»
Dalla nebbia viola iniziò a sciamare una massa informe di creature fatte di pura distorsione ottica. Ovunque passavano, la materia circostante subiva un'accelerazione temporale devastante: un bullone di ferro colpito da una larva si arrugginì e si sgretolò in un battito di ciglia.
«Arretrate!», gridò Sam, sparando un colpo di ferro termico contro la testa dello sciame. Il proiettile, però, attraversò la nebbia senza produrre alcun effetto. «Le armi fisiche non lasciano segno!»
Una delle larve temporali si staccò dal gruppo, lanciandosi in linea retta verso Bela. La ragazza cacciò un urlo, indietreggiando, ma Castiel si frappose fulmineo. L'angelo tese la mano aperta, emettendo un lampo accecante di grazia celestiale che polverizzò il parassita a mezz'aria. Tuttavia, Cas barcollò, stringendo i denti per lo sforzo. Una scia di fumo bianco si sollevò dalla sua manica: il tessuto dell'impermeabile beige era diventato improvvisamente sfilacciato, logoro e ingiallito, come se fosse stato esposto a cinquant'anni di abbandono.
«La loro natura è intrinsecamente caotica», disse Castiel, la voce profonda che tradiva la fatica. «Posso distruggerle con la mia energia, ma consumano la mia essenza a una velocità pericolosa. Sono troppe, Dean.»
«Hanno fame di passato e di futuro, e io ne ho parecchio da spendere, essendo un Signore del Tempo! Mi vedono come un buffet all-you-can-eat!», esclamò il Dottore, usando il cacciavite sonico per emettere una barriera di frequenze acustiche che teneva temporaneamente a bada la prima linea dello sciame. «Dean! Sam! Ci serve un'interruzione di energia cinetica pura! Queste cose si nutrono di fluttuazioni temporali, non tollerano i mutamenti repentini e violenti della materia fisica tridimensionale!»
Dean seppe subito cosa fare. Il fascio della sua torcia intercettò una grossa conduttura del gas in ghisa che correva lungo il soffitto del tunnel, proprio sopra la nebbia brulicante dei parassiti. Poco distante, c'era un vecchio generatore elettrico della metropolitana con i cavi scoperti.
«Sammy! Quel tubo del gas! E la scatola dei fusibili sotto!», gridò Dean.
Sam capì al volo. Tese il braccio e sparò due colpi precisi con la sua pistola contro la valvola principale della conduttura. Il metallo si squarciò e il gas iniziò a fischiare fuori nell'aria chiusa con un sibilo violento.
«Dottore, River, spegnete i vostri giocattoli luminosi! Ora!», ruggì Dean, estraendo dalla tascauno Zippo.
Non appena il flusso sonico e laser si interruppe, Dean fece scattare la rotella dell'accendino, producendo una scintilla ravvicinata, e lo lanciò contro la nuvola di gas. L'esplosione fu immediata, un boato tremendo che saturò il tunnel di un calore infernale. La violenza della combustione chimica e l'onda d'urto investirono in pieno i parassiti. Le creature, incapaci di processare una transizione energetica così rapida e priva di componente temporale, si dissolsero in minuscoli lampi di luce grigia, svanendo come cenere al vento.
Il gruppo si riparò dietro l'angolo di una colonna di cemento, tossendo per il fumo denso. Dean si sporse per controllare, sventolando la mano davanti alla faccia. Il tunnel era annerito, ma dei parassiti non era rimasta traccia.
«Niente male, ragazzo dell'Impala», disse River, ripulendosi un po' di fuliggine dalla giacca di pelle. «Primitivo, rozzo, ma decisamente efficace.»
«Il fuoco pulisce quasi tutto, bionda», rispose Dean con un mezzo cenno di sfida.
«Ottimo lavoro, ma guardate dove ci ha spinti l'esplosione», disse il Dottore, mentre lo schermo del suo cacciavite sonico riprendeva a emettere un bip regolare. «Siamo arrivati alla fine della linea di Broadway. Questa è l'area di City Hall, ma la distorsione degli Angeli ha fuso i tunnel. Siamo molto più a sud di quanto la mappa dica. Siamo vicino alle fondamenta della villa.»