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Il salotto di Teo non era mai stato così affollato: per fare spazio a tutti, avevano dovuto trascinare dentro un paio di sedie pieghevoli dalla cucina e gettare sul pavimento tutti i cuscini disponibili in casa. L’aria era densa dell’odore tipico dei pomeriggi di fine estate: un mix di pop-corn caldi fatti nella pentola, l'aroma pungente del tè Ceylon avanzato e, inevitabilmente, il fumo che Jo e Teo cercavano strategicamente di spingere fuori dalla finestra aperta, con scarsi risultati.
Al centro della scena, sopra il televisore a tubo catodico, dominava il videoregistratore VHS. La cassetta di Full Metal Jacket era già inserita, pronta a scattare al premere del tasto Play.
«Io ve lo dico, se questo Kubrick non mi fa vedere almeno un bombardamento nei primi venti minuti, mi addormento sulla sedia» esclamò Jo, allungando le gambe lunghe fin quasi a toccare il fondoschiena di Elena, seduta per terra su un cuscino di fianco a Dado. Con la mano cercava il suo pacchetto di Diana rosse, parlando con quella sua cadenza buffa che faceva sempre sorridere il gruppo.
«Ma che bombardamenti, Jo! Questo è cinema psicologico, cazzo» lo rimbrottò Dado, passandosi una mano tra i capelli a tendina che gli ricadevano perfettamente ai lati della fronte. Portava il suo solito pizzetto curato, che lo faceva sembrare l'unico adulto in mezzo a quella manica di scalmanati pur essendo il più giovane, ed era seduto per terra accanto a Elena. «Sally ci ha fatto due palle così per tutta la settimana su come Kubrick usa le simmetrie. Cerca di elevarti, per una volta».
«Sì, va bene, ma la colonna sonora spacca?» intervenne Tommy dal suo angolo di cuscini. Tommy, fedele alla sua linea da metallaro duro e puro, indossava una maglietta scolorita degli Slayer ed era perennemente scettico su tutto ciò che non contenesse un assolo di chitarra distorta. «Elena mi ha detto che c’è un pezzo dei Rolling Stones alla fine. Se non altro si salva per quello».
Elena gli diede una cuscinata sulla spalla, ridendo.
«Tommy, sei un caso disperato. Zitto e ascolta Sally che ci spiega l’introduzione, dai».
Sally, seduta sul bordo del letto accanto a Teo, sentiva lo stomaco stringersi per una scarica di adrenalina pulita. Non era abituata a essere al centro dell'attenzione per qualcosa che non fossero i suoi silenzi o quando cantava. Eppure, stringendo tra le mani il quaderno degli appunti, si sentiva stranamente a casa. Sotto lo sguardo attento e complice di Teo — che si era sistemato abbastanza vicino da far sfiorare le loro spalle ogni volta che si muoveva —, Sally prese a spiegare il film. Raccontò della trasformazione dei soldati, del contrasto tra la rigidità militare e la follia umana, e di come Kubrick usasse le luci fredde per togliere l'anima ai personaggi.
Mentre parlava, Teo non staccò gli occhi da lei nemmeno per un secondo. Aveva un braccio appoggiato sul ginocchio e un sorriso leggero, quasi orgoglioso, stampato sulle labbra. Ogni tanto, quando Sally cercava la parola giusta, lui le lanciava un cenno d'intesa, come a dirle “vai avanti, stai andando alla grande”. Sentire il calore della sua spalla contro la propria dava a Sally una sicurezza che non credeva di possedere.
«Va bene, la prof ha parlato, ora schiaccia quel tasto prima che Jo si fumi anche i cuscini!» urlò Elena, spezzando l'incantesimo con la sua solita ironia.
Teo tese il braccio verso il telecomando, piegandosi sulle gambe di Sally, e fece partire il film. Durante le due ore di visione, la stanza si trasformò in un misto di silenzio rapito e commenti dissacranti. Jo continuava a tossicchiare e a fare battute col suo accento bizzarro sul Sergente Hartman, mentre Tommy, suo malgrado, dovette ammettere che la scena della marcia dei soldati sotto il fuoco dei cecchini aveva «un bel ritmo rock». Dado annuiva da intellettuale navigato, lanciando occhiate a Elena per vedere se anche lei stesse cogliendo i dettagli geometrici delle inquadrature.
Sally, però, passò metà del tempo a combattere con una dolcissima distrazione: nel buio della stanza, illuminata solo dal riflesso bluastro della televisione, Teo aveva mosso la mano sul copridivano fino a sfiorare la sua. Non era un contatto pieno come quello sotto le stelle di Moena o l'abbraccio nel bagno in collina; era un gioco sottile di dita che si cercavano e si allontanavano, un codice segreto mentre gli altri erano concentrati sullo schermo. Quando il Sergente Hartman urlava in TV, Teo le premeva leggermente il pollice sul dorso della mano, facendole perdere il filo dei pensieri e riempiendole lo stomaco di quel solito, meraviglioso calore a macchia d'olio.
Quando le luci della stanza si riaccesero sui titoli di coda, accompagnati dalle note di Paint It Black, tutti rimasero per un attimo in silenzio, scombussolati dall'intensità del finale.
«C-Caspita...» mormorò Jo, passandosi una mano sui capelli scuri a spazzola. «Il tizio col cappello da Topolino alla fine mi ha fatto un effetto strano».
Proprio in quel momento, si sentì il suono del campanello di casa. Teo si alzò andare ad aprire e, pochi secondi dopo, Marco fece il suo ingresso trionfale in sala, portando con sé una ventata di aria fresca e un cartone da sei di birre gelate.
«Bella per il cineforum! Arrivo in tempo per i cadaveri o c'è ancora speranza?» esclamò Marco, scompigliando i capelli a Tommy e lasciando cadere le bottiglie sul tavolo. «Ho fatto le corse in motorino, giuro».
«Hai cannato in pieno il film, Marchetto, ma ti perdoniamo solo perché hai portato il carburante» rispose Jo, allungando subito la mano verso una delle bottiglie.
In un attimo, la serietà di Kubrick venne spazzata via dalla leggerezza della pianura. Le bottiglie vennero stappate con l'accendino da Teo, e il gruppo si mise a discutere del film tra risate, sfottò e aneddoti scolastici. Marco si sedette sulla sedia pieghevole e prese a corteggiare scherzosamente Sally, ricordandole il loro "patto matrimoniale dei quarant'anni", scatenando le risate di Elena e Dado.
Teo, rimasto sul divano, guardava la scena divertito. Quando Sally tornò a sedersi vicino a lui, porgendogli una birra, lui le sussurrò all'orecchio, così vicino che il suo respiro le solleticò il collo: «Hai cambiato espressione quando spiegavi il film... Te l'ho detto che quando parli di quello che ami ti accendi. Sei stata bravissima» e le diede un lieve bacio sulla guancia.
Sally buttò giù un sorso di birra, sentendo il sapore amaro e fresco risvegliarle la gola. Guardò Teo, poi i suoi amici che gridavano e scherzavano intorno al loro, e infine Elena, che da lontano le fece un occhiolino complice. Per la prima volta dopo mesi, lo spazio intorno a lei non sembrava un vuoto da temere, ma un posto bellissimo in cui restare.