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Metà giugno, l'aria pesante della piazza centrale profumava di asfalto caldo e libertà. Era il giorno dei quadri, il momento della verità in cui i risultati di fine anno venivano finalmente appesi nell'atrio della scuola, ma per Sally ed Elena era soprattutto la vigilia della partenza. Sedute sui gradini, circondate dal viavai degli studenti, avevano davanti una scatola di scarpe piena di audiocassette e CD, intente a selezionare la colonna sonora ufficiale della loro estate.
«Pearl Jam, Nirvana, Deep Purple, Metallica, Temple of the Dog... Elena, ce ne sono troppi! Non ci staranno mai tutti nella borsa» protestò Sally, passandosi una mano tra i lunghi capelli castano chiaro, lasciati lisci come seta sulle spalle.
«E allora? Io li prendo tutti lo stesso» rispose Elena, incrociando le gambe e soppesando una cassetta TDK da 90 minuti con una copertina scritta a mano. «Non so mai quale traccia mi andrà di ascoltare quando saremo lassù».
Lassù significava il Trentino, vicino a Moena. Marco aveva deciso la meta della vacanza con la solita autorità da fratello maggiore: un piccolo albergo circondato dal verde. Sally era al settimo cielo: odiava il caldo appiccicoso della pianura e, se avesse potuto scegliere, si sarebbe trasferita in un paese nordico, tra fiordi e nebbia costante. Elena, al contrario, aveva storto il naso fin dal primo momento: lei era un tipo da spiaggia, da sole e da pelle d'oca dopo il bagno in mare.
«Guarda qui, Elena! Mi ha dato 7 in matematica! Se non fosse stato per i tuoi schemi sui teoremi...» esclamò Sally, indicando il foglio dei voti appena trascritto.
«E io ho preso 7 in inglese... Ragazza, siamo state letteralmente miracolate!» Elena le diede una pacca affettuosa.
«Stasera ci andiamo a bere una birra media per festeggiare. E anche se siamo ancora minorenni, un bel chissenefrega ci sta tutto».
«Disse il mago alla strega...» cantilenò Elena con un sorriso complice.
«E smettila, per favore! Siamo ancora dentro il perimetro della scuola, ci manca solo che passi il professor Rossi e senta che il mago nel bosco va a farsi una...»
Scoppiarono a ridere insieme, una risata liberatoria che spazzò via la tensione accumulata in quei mesi di verifiche e notti in bianco. Per Sally i voti alti erano quasi un'ossessione, una mania di controllo che ogni fine quadrimestre trasformava le sue giornate in una tortura mentale per sé e per chiunque le stesse intorno.
«Domani il ritrovo è alle sei in stazione... Io a quell'ora non ce la posso fare, il mio cervello si rifiuta di funzionare» si lamentò Elena, passandosi le mani sugli occhi.
«Dai, dormigliona. Facciamo così: stasera dormi da me, così ti sbatte giù dal letto mia madre» propose Sally con gioia. Sapeva che questo significava far iniziare la vacanza con un giorno d'anticipo. A casa sua non dormivano mai davvero: passavano le ore al buio, stese sul letto a parlare di Matteo, della voce di Eddie Vedder e di tutti quei pensieri ingombranti che passavano per le loro teste.
La mattina seguente la stazione era avvolta in una foschia leggera che profumava di caffè e ed afa. Davanti alla biglietteria il gruppo si radunò tra montagne di zaini Invicta, valige sgangherate e borse di tela. Marco era l'unico maggiorenne e patentato, ma la sua vecchia Fiat Uno non avrebbe mai potuto contenere tutti e sei con i rispettivi bagagli. Per par condicio e per non dividersi, decisero di prendere il treno regionale, affrontando il viaggio tutti insieme.
Sally salì i gradini di metallo del vagone e si sistemò con Elena nei sedili di uno scompartimento non fumatori. Poco dopo, nonostante le finte proteste degli altri ragazzi che volevano accendersi una sigaretta, anche Teo si infilò nel loro scompartimento. Si sedette proprio di fronte a Sally, lasciando cadere la custodia della chitarra acustica ai suoi piedi. Sally parve ammutolirsi di scatto, lo sguardo fisso sulla stoffa della sua gonna di jeans.
'Oddio, e adesso cosa dico? Devo sembrare intelligente. Devo dire qualcosa di serio o di spiritoso? Aspetto che parli lui o prendo l'iniziativa? Sarò truccata bene? E i capelli sono a posto?'
Elena, intuendo il panico muto che stava bloccando l'amica, le tirò una sonora gomitata dritta nel fianco.
«Ahi! Elena, ti è andato di volta il cervello?» sbottò Sally, massaggiandosi la costola.
«Scusa, non l'ho fatto apposta!» si giustificò l'altra con un sorrisetto sornione.
Teo, che stava osservando la scena poggiando la schiena contro il sedile, scoppiò a ridere. Il suo undercut metteva in evidenza i lineamenti del viso e quegli occhi color smeraldo brillarono di divertimento. Sally si sentì sprofondare per la vergogna, sussurrando a denti stretti verso Elena un promesso "questa me la paghi".
«Avete mai pensato di fare cabaret voi due? Siete troppo forti insieme» disse Teo, sistemandosi una ciocca di capelli castano chiari dietro l'orecchio.
Elena sogghignò: il ghiaccio era ufficialmente rotto. Il viaggio passò tra il rumore ritmico delle ruote sui binari e discorsi che spaziavano dai quadri scolastici alla musica, fino alle idee per il futuro. Sally ed Elena avrebbero frequentato l'ultimo anno e la maturità le aspettava il prossimo anno scolastico; era il momento di decidere cosa fare della propria vita.
«Io andrò a Milano a studiare da stilista alla Marangoni» annunciò Elena con sicurezza.
«Già, tu disegni vestiti e figurini su ogni pezzo di carta da quando ti conosco...» confermò Sally, guardandola con ammirazione. Poi Elena si voltò verso di lei: «E tu ti sei decisa?»
«Sono ancora divisa tra Lingue Straniere e Psicologia... Già so che mi ridurrò all'ultimo giorno utile per le iscrizioni, con l'ansia a mille».
Matteo ascoltava in silenzio. Per indole tendeva a studiare la situazione prima di esporsi, osservando le persone con attenzione. Trovava quelle due ragazze incredibilmente interessanti, così diverse dalle sue compagne di classe del liceo artistico. Oltre a possedere una cultura musicale non comune per la loro età, avevano interessi profondi che andavano ben al di là del trucco da mettersi il sabato sera o dello sforzo di impressionare i ragazzi con abiti stretti o corti. Teo era abituato ad avere mezza scuola che gli correva dietro con la bava alla bocca, ma quegli atteggiamenti da reginetta di bellezza lo avevano stancato presto.
Guardava Sally con un interesse speciale. Era semplice, pulita; il massimo del trucco che le aveva visto addosso era una sottile linea di eyeliner nero che accentuava la limpidezza dei suoi occhi azzurri. Non cercava di farsi notare, eppure con una semplice minigonna di jeans e una canotta nera era splendida. Ma a catturare Teo erano stati proprio quegli occhi chiarissimi: racchiudevano una tristezza liquida, una malinconia profonda che sembrava molto più grande della sua età. Contrastavano con il resto del viso, dandole l'aspetto di una bambina con lo sguardo di un adulto. Ogni volta che la guardava, percepiva un dolore antico, protetto da una barriera invisibile. Avrebbe voluto conoscerla davvero per capire da dove arrivasse quel buio, ma fino a quel momento non erano mai andati oltre le poche battute.
«E tu, Teo? Cosa vuoi fare dopo?» gli chiese Elena.
«Io ho ancora un anno davanti, sono stato segato in prima... Comunque mi piacerebbe fare restauro di opere d'arte».
Sally si voltò a guardarlo mentre parlava, affascinata dalle sue parole. Lo sguardo le cadde involontariamente sulle sue mani, lunghe e dall'aspetto morbido, le stesse mani di cui si era innamorata vedendolo suonare e disegnare. Mani capaci di creare mondi. Sentendo i pensieri correre troppo veloci e l'ansia salire al petto, Sally si alzò di scatto: «Scusate, vado un attimo in bagno».
Elena le scoccò un'occhiata tesa, preoccupata. Non le piaceva quando Sally si isolava nei bagni, specialmente dopo ore di viaggio. Si alzò a sua volta, seguendola lungo il corridoio del treno con la scusa che scappava la pipì anche a lei.
«Meraviglioso! E bravo il nostro Marchetto, hai scelto un posto da paura!»
L'arrivo in albergo sopra Moena fu un'esplosione di entusiasmo. Sally saltò letteralmente al collo di Marco non appena vide lo spettacolo delle Dolomiti che si vedevano dalla struttura. Era strano vederla così fisica: di solito evitava ogni tipo di contatto e respingeva i gesti troppo affettuosi, ma Marco per lei era un'eccezione, una specie di fratellone protettivo su cui sapeva di poter contare sempre. Presero i bagagli e si divisero le stanze in un clima di eccitazione generale.
Durante il primo pomeriggio, mentre gli altri stavano ancora sistemando le proprie cose, Sally scese i gradini di legno verso la saletta comune dell'albergo. In un angolo, parzialmente coperto da una tenda, notò un vecchio pianoforte verticale a muro. Era bellissimo, con il legno scuro segnato dal tempo e la tastiera ingiallita: sembrava uscito direttamente da un vecchio saloon. Dopo aver chiesto il permesso ai gestori, Sally si sedette sullo sgabello e sollevò il copri tastiera.
Cominciò a scaldarsi le dita con le note familiari di Per Elisa, lasciando poi che le mani scivolassero verso la melodia più fluida e malinconica di un notturno di Chopin. Sentendo la confidenza tornare nei polpastrelli, decise di lasciarsi andare del tutto e attaccò gli arpeggi di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel, cominciando a cantare a mezza voce. Quando iniziò la seconda strofa, un brivido le corse lungo la schiena: una seconda voce, calda, vellutata e profonda, si era unita alla sua. Senza bisogno di voltarsi, Sally seppe immediatamente che si trattava di Matteo.
Il ragazzo si era avvicinato lentamente, fino a sfiorarle quasi le spalle con il corpo. Le loro voci si fusero all'istante in un'alchimia perfetta, un unico suono diviso in due linee armoniche che sembravano arrampicarsi insieme verso il soffitto di legno della stanza. Non avevano mai cantato insieme prima di allora, eppure le loro corde vocali si incastravano con una precisione naturale, come se fossero state progettate per muoversi all'unisono.
Quando l'ultima nota svanì, Sally rimase con le dita sospese sui tasti.
«Non sapevo suonassi il pianoforte... Sei davvero bravissima!» disse Teo, rompendo il silenzio.
«Lo suono da quando ero piccola... Ma ero ferma da un sacco di tempo, ho perso la pratica».
«Non si direbbe affatto. Le tue mani scorrevano sulla tastiera come se la stessero accarezzando. Sembrava quasi di poter toccare una parte di te attraverso quelle note».
Sally si girò lentamente per guardarlo negli occhi. Il ragazzo di cui era perdutamente innamorata era stato capace di leggere dietro la musica, di scavalcare le sue difese con una sola frase. Avvertì una fitta di paura pura, come se si fosse trovata improvvisamente nuda davanti a lui.
«Se suono il pianoforte, credo che sia solo per vigliaccheria» rispose, abbassando lo sguardo.
Teo la guardò con aria interrogativa, inclinando la testa.
«Suono perché intorno a me cambia sempre tutto, così velocemente da farmi girare la testa. Solo la musica resta ferma, identica a se stessa. Di lei non ho paura, mentre del mondo sì. Questa io la chiamo vigliaccheria».
La mattina seguente il gruppo era radunato davanti all'entrata dell'albergo, pronto per la prima escursione della stagione. Alcuni avevano suggerito un percorso semplice e pianeggiante per iniziare, ma Marco non aveva voluto sentire ragioni: la meta della giornata era il Passo Pordoi, direzione Piz Boè. Elena decise immediatamente di rimanere in albergo; odiava la fatica e i sentieri di montagna, così annunciò che avrebbe dedicato la giornata ai suoi schizzi e ai suoi figurini di moda.
Durante la salita, Teo rimase sorpreso nel vedere Sally, unica ragazza del gruppo di camminatori, che teneva un ritmo talmente elevato e costante che solo Marco, forte del suo titolo di campione di atletica nella corsa, riusciva a starle davanti senza sforzo. Il bello era che Sally si caricava sulle spalle uno zaino tutt'altro che leggero e, nonostante la pendenza, continuava a parlare e scherzare senza mostrare il minimo segno di affanno.
«Ma quanto fiato hai, si può sapere?» le chiese Teo, raggiungendola durante una sosta su un pianoro erboso.
«Quello che avresti tu se la smettessi di fumare un pacchetto al giorno!» ribatté lei con un sorriso di sfida.
«Ok, uno a zero per te, incasso il colpo» rise Teo, alzando le mani. «Ma non può essere solo merito delle sigarette mancate... Che sport fai?»
«Faccio kickboxing, e sono anche cintura marrone di karate. Il fiato non mi manca di sicuro».
«Allora sarà meglio non farti arrabbiare durante questa vacanza o ci meni tutti!» scherzò Marco dall'inizio del sentiero.
Risero tutti insieme, riprendendo il cammino verso la vetta rocciosa del Piz Boè sotto un cielo limpido e freddo.
Nel tardo pomeriggio, di ritorno al rifugio a metà strada, l'atmosfera era rilassata ed enorme era la stanchezza.
«Ragazzi, che mangiata! Chi ce la fa adesso a scendere con tutta questa polenta e cinghiale sullo stomaco?» esclamò uno dei ragazzi, allungando le gambe sotto il tavolo di legno all'aperto.
Sally non rispose, ma dentro di sé sentiva una strana e bellissima quiete. Per la prima volta dopo mesi era riuscita a finire un intero piatto di speck e formaggio locale senza essere assalita dal solito, violento istinto di correre in bagno a vomitare. Forse era l'aria sottile della montagna, o forse la presenza di Teo a pochi centimetri da lei, ma in quel momento si sentiva incredibilmente bene, leggera e in pace con il proprio corpo.
«Teo, visto che ti sei fatto la mega-fatica di trascinarti la chitarra acustica fin quassù, adesso ci suoni qualcosa!» ordinò Marco, passandogli lo strumento.
Il ragazzo non si fece pregare. Tirò fuori la sua amata chitarra dalla custodia e si sedette sulla panca di legno, istintivamente proprio di fianco a Sally. Sotto lo sguardo dei presenti, girò le chiavette per controllare l'accordatura, poi fissò gli occhi in quelli di Sally e iniziò il delicato arpeggio di My Friends dei Red Hot Chili Peppers. Senza bisogno di darsi un segnale, le loro voci si unirono fin dalla prima strofa:
«My friends are so depressed...» (I miei amici sono così depressi)
«I feel the question of your loneliness...» (Sento la domanda della tua solitudine)
«Confide cos I'll be on your side...» (Confidati, perché sarò al tuo fianco)
«You know I will, you know I will...» (Sai che lo sarò, sai che lo sarò)
Mentre cantavano le strofe successive, raccontando di ex fidanzate al telefono della prigione e di ragazzine che dicevano cose bellissime sull'amore, Sally sentì il mondo esterno svanire. Quando la canzone finì, si accorsero che l'intero spiazzo del rifugio si era ammutolito: gli altri ospiti e i camminatori si erano fermati ad ascoltarli. Per tutta la durata del pezzo, Sally non aveva percepito altro che le loro voci fondersi insieme alle loro anime, come se nello spazio esistessero solo loro due e l'infinito delle montagne.
Esplose un applauso scrosciante; qualcuno dai tavoli vicini si alzò persino per fare i complimenti. Erano tutti convinti che i due ragazzi cantassero insieme da anni, tanta era la naturalezza e la sintonia che avevano dimostrato.
«Succede solo una volta su un milione che due persone si capiscano al volo così, senza quasi conoscersi» commentò Marco a bassa voce, guardandoli con un'espressione seria. Aveva visto più lontano di chiunque altro.
Teo, improvvisamente imbarazzato da tutta quell'attenzione, si accese una sigaretta e distolse lo sguardo da Sally. Il clima era diventato troppo denso, troppo profondo anche per lui. Sally si alzò lentamente dalla panca e andò a sedersi da sola all'ombra di un grande larice; aprì il suo libro e fece finta di concentrarsi sulle pagine, ma in realtà voleva solo restare immobile a godersi quella sensazione calda e vibrante che le stava ancora divorando il petto.
La sera, in camera, Sally crollò sul letto a pancia in su, mentre Elena finiva di sfumare un disegno a matita sul suo blocco.
«Elena, davvero... è stato pazzesco oggi in rifugio! Sembrava quasi che...»
«Che steste scopando» la interruppe Elena senza alzare gli occhi dal foglio.
«Ehi! Ti sembra il modo di parlare per una ragazza educata della tua età?» protestò Sally, arrossendo vistosamente.
«Beh, però rende perfettamente l'idea. Vi ho visti sai, anche ieri mentre suonavi il piano... C'era un'elettricità assurda tra voi due».
Sally sospirò, voltandosi su un fianco. «Quel ragazzo mi legge dentro, Elena. Mi fa una paura tremenda questa cosa... Però c'è una nota positiva in tutta questa faccenda».
«Sarebbe?»
«Ho fame. Voglio dire, fame vera».
Il mattino successivo, quasi come se gli altri si fossero messi d'accordo per lasciarli soli, Sally e Teo si ritrovarono al tavolo della colazione nella hall deserta. Sally prese una fetta di pane nero e ci spalmò sopra un velo di marmellata di albicocche, stupendosi di quanto quel sapore dolce le piacesse ancora. Teo, seduto di fronte a lei con una felpa oversize, stava inzuppando un panino dopo l'altro in un tazzone fumante di tè.
«Pensavo di fare due passi giù in paese a comprare un po' di cartoline da spedire a casa... Ti va di venire con me?» le chiese Teo, guardandola da sotto la frangia castana.
Sally quasi non credeva alle proprie orecchie. La stava invitando davvero? Sì, d'accordo, forse solo perché gli altri dormivano ancora e non voleva scendere da solo, 'Non farti troppe illusioni, Sally!' si impose la sua voce interiore.
«Certo, mi fa piacere. Dammi solo cinque minuti per volare in camera a prendere la borsa».
Teo la osservò mentre saliva le scale di corsa, con i capelli lunghissimi che le oscillavano sulla schiena magra. Non sapeva di preciso cosa lo stesse spingendo verso di lei, ma aveva un bisogno assoluto di passare del tempo da solo con Sally. Voleva guardare a fondo dentro quegli occhi enigmatici e capire cosa fosse quella strana scossa che lo aveva attraversato mentre cantavano insieme. Aveva percepito una richiesta d'aiuto, un lamento nascosto dietro la perfezione di quelle note al pianoforte, e sentiva il bisogno di decifrarlo.
Sally entrò in camera come una furia, svegliando Elena che aprì un solo occhio da sotto il piumone.
«Elena, sveglia! Teo mi ha chiesto di andare in paese con lui a fare un giro!»
«Mmh... beh... ricordati i preservativi...» mugugnò Elena, rigirandosi dall'altra parte.
«Quando dormi sei ancora più spiritosa del solito, eh?» ribatté Sally, uscendo dalla stanza con il cuore che le faceva i salti nel petto per dirigersi verso l'ascensore.
Passeggiavano lungo la via principale del paese, tra i negozi di legno e l'aria fresca che scendeva dalle cime.
«Ti volevo ringraziare, in realtà» disse Teo a un certo punto, tenendo le mani affondate nelle tasche del giubbotto.
«E per cosa?»
«Per aver cantato con me ieri e il giorno prima. Sei la prima ragazza con cui mi trovo così bene a livello musicale... È stata una sensazione pazzesca, e ci tenevo che tu lo sapessi».
Sally lo guardò di sbieco, quasi interrogativa. Non riusciva a capire come facesse a essere così diretto, così spontaneo e trasparente, lei che si sentiva un enigma indecifrabile per chiunque, tranne che per Elena e Marco.
«Sei una ragazza di poche parole, eh?» commentò lui, accennando un sorriso.
«Ma se tutti mi prendono sempre in giro perché parlo senza sosta!» si difese lei.
«Sì, è vero, chiacchieri tanto... Ma non dici mai un cazzo di te stessa. È il tuo modo personale di fare silenzio».
Sally si bloccò. Sentì il solito, maledetto nodo stringerle le corde vocali e un peso incalcolabile schiacciarle il petto. Teo se ne accorse immediatamente e cambiò tono per alleggerire la tensione: «Ehi, non volevo mica metterti in imbarazzo, era solo una constatazione! Dai, andiamo a prendere queste benedette cartoline prima che chiuda il tabacchino, qui hanno tutti degli orari strani».
Teo aveva provato ad aprire una fessura in quel muro di ghiaccio, ed era sicuro di esserci riuscito. Sally non gli aveva risposto a parole, ma sentiva che stava cercando di comunicare con lui usando l'unico linguaggio che non le faceva del male: la musica.
Camminando verso il negozio, Sally sentiva il cuore bruciare. Stava passeggiando accanto al ragazzo dei suoi sogni, e lui si stava dimostrando attento e premuroso, ma c'era qualcosa di più profondo. Sentiva che Teo avrebbe potuto essere una mano tesa, un appiglio sicuro per uscire dal buio in cui si era auto-rinchiusa. Aveva parlato spesso con Elena del confine sottile e confuso che separa l'amicizia dall'amore, di quanto fosse difficile vederne i limiti.
«All'inizio avevo pensato di chiederti di fare da corista nel gruppo con Marco» riprese Teo, fermandosi davanti alla rastrelliera delle cartoline. «Ma poi ho pensato che sarebbe molto meglio mettere su un duo acustico io e te. Musica essenziale, pura: la mia chitarra, il tuo pianoforte e le nostre voci che si incrociano».
A quelle parole, a Sally sembrò che il mondo si fermasse. Il suo sogno si stava realizzando. Sally non aveva mai avuto esperienze fisiche importanti, ma era convinta che la sensazione provata cantando con lui somigliasse moltissimo al sesso: la musica era un'entità spirituale, eppure capace di scatenare reazioni assolutamente fisiche. Lo aveva capito passando le notti a guardare le VHS dei grandi concerti rock, dove i musicisti diventavano un tutt'uno con lo strumento; lo provava ogni volta che si isolava al pianoforte per scappare da un mondo che la atterriva. Ma ora, in quel mondo parallelo e protetto, Teo era riuscito a entrare.
«Certo... mi farebbe davvero molto piacere» rispose, e questa volta il sorriso le illuminò davvero gli occhi azzurri.
«Ottimo! Allora appena torniamo a casa iniziamo le prove generali. Marco mi ha detto che scrivi anche dei testi, ogni tanto...»
«Beh... ci provo, niente di che...» si schermì lei, arrossendo.
«Io ho un sacco di melodie che mi girano in testa, ma non riesco mai a trovare le parole giuste per esprimerle. Ti darò una cassetta demo con delle tracce che ho registrato a casa; te la ascolti e vedi se ci salta fuori qualcosa di buono. Ci stai?»
Dal diario di Sally
Oggi sembra che i miei sogni si realizzino uno dopo l'altro. Ho passato gran parte della giornata insieme a Matteo e già questo mi sembra ancora impossibile. Abbiamo parlato tanto, anche se ancora non riesco a lasciarmi andare del tutto. Ma quel ragazzo sembra leggermi dentro... Quando mi guarda con quegli occhietti sembra vedere al di là delle mie iridi azzurre che per la maggior parte delle persone che mi conoscono sono due barriere di ghiaccio. Lui mi scioglie e mi fa sentire esposta... Mi sento nuda, senza difese quando sono con lui, e se da un lato questa cosa mi spaventa dall'altro mi piace moltissimo.
Poi mi ha chiesto di suonare con lui, di metter su un duo acustico, mi ha anche dato un demo di musica scritta da lui, chiedendomi di trovare le parole. Ora ho il walkman alle orecchie e continuo a sentire le sue note come se fossero una dolce ninna nanna, una sorta di camomilla dell'anima. So che se cercassi di spiegare a qualcuno, Elena e Marco esclusi, quello che ho provato con lui direbbero subito che gli vado dietro (a parte che è vero), ma non capirebbero l'altro significato, quello più profondo. Il fatto di unire le nostre voci, la passione che abbiamo per la musica che va ben oltre la fisicità, anche se le due cose si assomigliano molto. Nel sesso si uniscono i corpi, nella musica le anime. Vero anche che il sesso non lo conosco più di tanto... Le occasioni non sono mai mancate, ma già non riesco a lasciarmi andare con le parole, figuriamoci coi fatti! Con Matteo non mi dispiacerebbe fare del sesso, ma forse per ora la vedo più che altro come un'utopia. Meglio vivere il presente e non farsi troppe seghe mentali, me ne faccio già abbastanza! Ma mi sembra ancora impossibile che lui, che ha tante ragazze che gli stanno dietro con la bava alla bocca, consideri proprio me un pochino speciale. Per me lui non è solo speciale, è qualcosa di molto di più e che non so spiegare.