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Creato il 08/06/2026, 19:51 · Aggiornato il 08/06/2026, 19:51

Capitolo 13: L'ultima canzone dell'estate

@bloodymary79bloodymary79
AdolescentiCompleta

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Il cortile della casa in collina di Marco era un tripudio di luci colorate appese ai rami dei gelsomini, zanzariere improvvisate e casse di birra stipate dentro grandi bacinelle piene di ghiaccio. Era la metà di luglio, avevano lasciato a casa la tipica notte della pianura in cui l'aria è così densa che sembra quasi di poterla spostare con le mani e il fresco di quei 700 metri sul livello del male si mescolava al profumo dell'erba tagliata e a quello delle salamelle sulla griglia.

Tutta la compagnia era radunata attorno al grande tavolo di legno, ed era una di quelle rare sere in cui non mancava proprio nessuno: Dado e Tommy stavano già litigando per i posti a sedere vicino alla bacinella delle birre, mentre Jo cercava di fare il finto arbitro sventolando un mazzo di carte da briscola.

«Tommy, sposta quel culo sennò giuro che stasera ti sintonizzo la radio solo su canzoni di liscio!» gridò Davide, intercettando una media bionda al volo.

«Ma taci, Davide, che l'ultima volta che hai toccato la griglia hai fatto diventare i copertoni dell'auto più teneri delle tue costine!» replicò l'amico, scatenando la risata di Marco, che dal barbecue controllava la situazione con un forchettone in mano e la faccia lucida di fumo.

Teo era seduto poco distante, su una sedia da regista, intento ad accordare la sua Epiphone con movimenti lenti, quasi rituali. Ma la sua concentrazione era solo una facciata. Continuava a scattare ogni volta che sentiva il rumore di un'auto avvicinarsi al vialetto di ghiaia.

«Teo, passami una bionda e smettila di fare il prezioso con quella chitarra!» urlò Marco dal barbecue, con un forchettone in mano e la faccia lucida di fumo.

«Arriva, festeggiato!», replicò Teo, lanciandogli una lattina ghiacciata con un tiro perfetto.

Quando finalmente i fari di una station wagon illuminarono l'ingresso, il cortile si fece un po' più silenzioso. Sally scese dall'auto, accompagnata dai suoi genitori. C'era anche Salvo. L'atmosfera tra loro tre era gelida, rigida, quasi spettrale. Salvo manteneva un profilo basso, lo sguardo sfuggente di chi sa di averla fatta grossa, mentre la madre di Sally cercava di darsi un tono salutando i presenti. Sally non guardò nessuno dei due. Si diresse dritta verso il bagagliaio per tirare fuori la sua tastiera nera — l'unico compromesso possibile, visto che trasportare un pianoforte vero era fuori discussione.

Teo scattò in piedi all'istante, posando la chitarra. Le andò incontro senza dire una parola, afferrando la custodia della tastiera per aiutarla a portarla verso la pedana lanciando sguardi truci al patrigno di Sally, se solo avesse potuto gli avrebbe riempito la faccia di pugni. Quando le loro mani si sfiorarono sulla maniglia di tessuto, però, una vibrazione violenta e silenziosa passò tra i loro corpi. Teo le cercò gli occhi e lo sguardo cadde inevitabilmente sulla nuca di lei: la ferita era nascosta dai capelli, ma per lui era come se bruciasse sotto il suo di cuoio cappelluto. Sally sostenne lo sguardo, un misto di fiera gratitudine e stanchezza profonda che le passò sul viso. Sono qui, dicevano i suoi occhi chiari. Sono qui per te.

I genitori di Sally salutarono tutti e se ne andarono e Sally pensò che aveva fatto una stupidaggine a non aver ancora preso la patente, dipendendo ancora dai loro passaggi in macchina.

«Teo, Sally, allora? Muoviamo le chiappe, la carne è quasi pronta ma io voglio la musica!» urlò Marco, cercando di alleggerire la tensione che l'arrivo della famiglia di Sally aveva inevitabilmente creato.

«Arriviamo, festeggiato!» rispose Teo, senza staccare gli occhi da lei.

Seduto poco distante, Jo osservava la scena fumando una sigaretta, appoggiato alla Uno con la portiera aperta che diffondeva a basso volume una cassetta dei Fugees. Si girò verso Elena, che stava finendo di bere un gin lemon in un bicchiere di plastica.

«Hai visto come si guardano quei due stasera? Sembra che debbano andare in guerra».

Elena sospirò, scuotendo i capelli biondi.

«Peggio, Jo. Devono dirsi addio e stanno cercando il modo meno doloroso per farlo. Solo che non esiste».

Elena si avvicinò a Sally mentre quest'ultima montava il cavalletto a X della tastiera. Le diede una leggera gomitata, parlando a bassa voce.

«Tutto bene? Come stai?»

«Ci sono, Elen. Stasera voglio solo suonare», rispose Sally, lanciando un'occhiata fugace a Teo, che si era già rimesso la tracolla della chitarra.

Jo si mise in prima fila insieme a Dado e Tommy, che per una volta avevano smesso di bisticciare e tenevano il ritmo battendo le mani sui tavoli. La prima parte del concerto fu un'esplosione di energia liberatoria: suonarono cover dei Verve, degli Oasis, dei Subsonica. Teo, che aveva portato la chitarra elettrica e due amplificatori di fortuna, aggrediva le corde con una foga inedita, e ogni volta che si girava verso il lato della pedana, i suoi occhi incontravano quelli di Sally. C'era un'elettricità palpabile tra di loro, una catena di sguardi carichi di sottofondi che solo loro potevano decifrare: la notte in camera sua, la paura di toccarsi, il segreto della Germania che incombeva come un'ombra sopra le teste della compagnia. Ogni nota era un graffio, ogni accordo un modo per toccarsi senza farlo davvero.

Poi, l'atmosfera cambiò di colpo. Teo fece un cenno a Dado e Tommy per farli calmare, posò la chitarra elettrica e prese l'acustica, sedendosi sullo sgabello. Sally si sistemò davanti ai tasti della sua tastiera portatile, impostando un timbro di pianoforte classico, profondo e pulito.

Il cortile parve svuotarsi di ogni rumore. Tutta la compagnia, da Jo a Elena, fino a Marco appoggiato al cofano della Uno, capì che i giochi erano finiti. Stava iniziando la parte vera, quella privata, mascherata da concerto pubblico.

Sally guardò Teo. Fu uno sguardo interminabile, un filo teso all'inverosimile che collegava la tastiera alla chitarra acustica. Le sue dita iniziarono a muoversi sui tasti, accennando quel giro malinconico che Teo le aveva regalato mesi prima in cassetta, ma che lei aveva completamente reinventato. Avvicinò le labbra al microfono, tenendo gli occhi piantati in quelli di lui, e cominciò a cantare.

(Verse 1)

The summer is fading in the palm of my hand

Like words that we scratched on the edge of the sand

You hold your guitar like a shield made of stone

But we both know the chords that can leave us alone.

I’m packing my bags for a town with no name

And none of our songs will ever sound the same.

(Chorus)

So kiss me soft, let the fire turn to blue

This is the last thing to remember of you

No regrets in the dark, no tears on the floor

Just a ghost of us standing outside of your door.

It’s a long, wild goodbye, it’s a beautiful scar

But you’ll always be my favorite star.

(Verse 2)

I know there's a ocean of silence ahead

And miles of promises we never said

You were my shelter, my beautiful mistake

The sweetest heart that I’ll ever have to break.

Don't look at me now with those beautiful eyes

We don't need the truth, we don't need any lies.

(Chorus)

So kiss me soft, let the fire turn to blue

This is the last thing to remember of you

No regrets in the dark, no tears on the floor

Just a ghost of us standing outside of your door.

It’s a long, wild goodbye, it’s a beautiful scar

But you’ll always be my favorite star.

(Outro)

Just remember the music...

When the winter comes down.

Just remember the music...

In this forgotten town.

La voce di Sally vibrò sull'ultima nota dell'outro, spezzandosi appena in un soffio vibrato che andò a morire nel silenzio del cortile.

Intorno a loro, nessuno osava muoversi. Elena si asciugò una lacrima dritto sulla spalla di Marco, che per una volta rimase completamente senza parole, con lo sguardo fisso sulle scarpe. Jo scosse la testa con un sorriso amaro, stringendo un pugno, mentre Dado e Tommy si scambiarono un'occhiata seria, avvertendo l'intensità di quel momento che andava ben oltre una semplice esibizione tra amici.

Teo era letteralmente paralizzato sullo sgabello. Aveva ascoltato ogni singola parola, sentendo il peso di tutti i loro non detti sputati fuori attraverso quel testo inedito in Inglese. Era la sua musica, ma con le parole di Sally era diventata un testamento. La guardò mentre lei staccava lentamente le mani dai tasti della tastiera.

Le vibrazioni tra i loro sguardi erano quasi insostenibili, cariche di un magnetismo disperato. C'era tutto in quell'istante: la gratitudine per averla salvata l'altra sera, la rabbia per il tempo sprecato, e la dolorosa certezza che lei stava per andarsene davvero. Fu un saluto sospeso, un ponte invisibile sopra le teste di tutta la compagnia. Non si abbracciarono, non si baciarono davanti agli altri; fecero qualcosa di molto più intimo e struggente. Si guardarono come se fossero le uniche due persone rimaste sulla terra, suggellando quel patto segreto prima che il proseguire di quell'estate si prendesse ogni cosa.

Sally accennò un mezzo sorriso impercettibile, girò le spalle e cominciò a smontare la tastiera, lasciando Teo da solo sotto la luce bianca del faro.

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