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Creato il 08/06/2026, 17:04 · Aggiornato il 08/06/2026, 17:06

Capitolo 10: Vecchi dolori e nuove conoscenze

@bloodymary79bloodymary79
AdolescentiCompleta

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Quella mattina Teo si svegliò con un enorme cerchio alla testa e la bocca impastata. La sera prima, dopo che Sally se n'era andata via quasi correndo dal retro del ristorante, lasciando tra le pareti del locale tutta la fitta elettricità del loro concerto, lui si era sentito improvvisamente svuotato. In preda a un'irrequietezza che non riusciva a domare, aveva cercato un gettone e aveva chiamato Giovanni dal telefono pubblico della piazza. Jo, il suo migliore amico, lo aveva raggiunto nel giro di venti minuti con il Phantom F12 fregato a suo fratello minore. Lo aveva trovato seduto sul cofano dell'auto, ancora vestito da matrimonio — camicia color salmone stropicciata e cravatta penzolante dalla tasca —, ma aveva evitato di fare domande. Jo era fatto così: capiva quando era il momento di stare zitto.

Erano finiti nell'osteria del paese, seduti a un tavolo di legno scuro e consumato dagli anni. Jo aveva ordinato una bottiglia di Nero d'Avola fermo e intenso e Matteo, dopo i primi due bicchieri mandati giù in silenzio, aveva finalmente iniziato a parlare, tormentando il tappo di sughero con le dita.

«Davvero, Jo... Non ci capisco più niente. Mi si sta fottendo il cervello».

Jo si accese una Diana rossa, aspirò il fumo ed esclamò: «Parli di Sally? Un don Giovanni come te che ha finalmente i problemi d'amore come noi comuni mortali? Questa mi è nuova».

«Non sono proprio pene d'amore... È diverso» rispose Teo, passandosi una mano tra i capelli castani e fissando il liquido scuro nel bicchiere.

«Ti ho sempre detto che ti saresti innamorato di lei, cazzo, e ne sono ancora convinto» ribatté Jo, stringendo la sigaretta tra le labbra. «L'unico a non esserlo sei tu. Anzi, a essere precisi, siete voi due che andate avanti a fare i ciechi, o forse i cretini».

«Io non sono innamorato» tagliò corto Teo, quasi sulla difensiva. «Non so nemmeno cosa voglia dire di preciso quella parola, e forse non lo voglio neanche sapere. È una stronzata da film».

«Ma..?» lo incalzò l'amico, sollevando un sopracciglio.

«Ma sento che qualcosa fra di noi si sta incrinando irrimediabilmente. Più cerco di avvicinarmi, più lei si allontana. E io faccio lo stesso. Non so che cazzo fare».

Jo fece fare un giro al vino nel proprio bicchiere, guardando Teo con un misto di affetto e rassegnazione. «Guarda, Teo, in condizioni normali e con qualsiasi altra ragazza della provincia ti avrei risposto di trombartela e via, che ti passava la paura. Ma mi sembra evidente che non sia il caso di dirtelo stasera. Con Sally è diverso e lo sappiamo tutti».

Matteo si versò un altro bicchiere di vino. Più cercava di razionalizzare il legame con Sally, più le idee si confondevano in una nebbia fitta. La adorava. Quella ragazza lo intrigava e lo spaventava come mai gli era successo in vita sua, e di storie ne aveva avute parecchie. La musica aveva fatto il resto, cementando un mondo tutto loro, un rifugio acustico in cui, attraverso le canzoni degli altri, poteva quasi trovare il coraggio di dirle quanto ci teneva a lei. Ma fuori da quel perimetro, nella realtà dei loro paesi separati e della scuola che li impegnava, gli sembrava un peccato capitale anche solo sfiorarla. Se fino a qualche mese prima, durante la vacanza a Moena, non aveva mai avuto problemi a starle vicino o a dormire nello stesso letto, adesso ogni minimo contatto spontaneo lo metteva in un imbarazzo paralizzante. E la stessa identica cosa stava succedendo a lei; il modo in cui era scappata dopo il matrimonio ne era stata la conferma definitiva. Il ghiaccio stava tornando.

«Jo, ordina un'altra bottiglia... Io vado un attimo a pisciare» disse Teo, alzandosi di scatto e lasciando sul tavolo le fide Chesterfield Blue.

Jo lo guardò allontanarsi verso il bagno sul retro dell'osteria, scuotendo la testa mentre posava la sigaretta nel portacenere di ceramica. «Buon vecchio Teo... Questa volta l'hai presa proprio male. Ti sei fottuto da solo».

La tanto attesa festa della birra irlandese era finalmente arrivata nel piazzale del paese, riempiendo l'aria di musica folk e profumo di cibo fritto, ma Sally e Matteo avevano deciso di comune accordo di saltare l'esibizione. Sally aveva usato la scusa della tesina e delle materie d'esame per tirarsi indietro e lui non aveva insistito. Anzi, Teo non si era proprio presentato alla festa, rimanendo direttamente a casa a studiare o a suonare da solo in camera.

Sotto il grande tendone della festa, tra i tavoli affollati e i boccali che sbattevano, Elena guardò l'amica mentre stringeva tra le mani una pinta scura. «Sally, ti spiace che lui non ci sia stasera, eh? Si vede da un chilometro».

«Certo che mi spiace, Elena» confessò Sally, appoggiando la schiena alla transenna di legno. «Ma forse è meglio così. Ho bisogno di non pensarci per un po', di stare lontana da lui. Devo capire se quello che provo è davvero amore o solo una fissazione, e magari avere il tempo di capire se anche lui prova qualcosa per me o se sono solo canzoni. Insomma... devo capirci qualcosa prima che la testa mi esploda».

Elena alzò le spalle e sospirò, con quell'aria di chi rinuncia a comprendere le complicazioni sentimentali altrui. «Contenti voi di soffrire... Io vado a bermi questa Guinness prima che diventi calda». Si girò e andò a raggiungere Marco, che quella sera, complice l'atmosfera e qualche media di bionda, era particolarmente allegro e richiamava l'attenzione di tutti al centro del tavolo.

Sally rimase sola per qualche istante, guardando la schiuma della birra, finché una voce maschile non la riscosse dai suoi pensieri.

«Ciao Sally... Ti ricordi di me per caso?»

Sally si voltò e sgranò gli occhi chiari. Di fronte a lei c'era un ragazzo alto, con un sorriso aperto. «Ma... sei Filippo! Oddio, è dalla fine delle scuole medie che non ci si vedeva più!»

«Esatto! Infatti ho stentato a riconoscerti, se non fosse stato per quegli occhi pazzeschi che ti ritrovi» ridacchiò lui, squadrandola dall'alto in basso. «E che cacchio, sei diventata altissima! Se non sbaglio, alla fine della terza media avevi ancora il soprannome ufficiale di 'Puffetta'!»

«Ti prego, non mi ricordare com'ero a tredici anni, vorrei rimuovere quel periodo!» rispose Sally, ridendo di gusto e sentendo una ventata di leggerezza che le mancava da giorni.

Filippo si girò verso il ragazzo che lo accompagnava, rimasto un passo indietro a osservare la scena. «Comunque, ti presento mio cugino. Si chiama Paolo, è appena venuto su dalla Sicilia per cercare lavoro e dare una svolta».

«Ciao Paolo, sono Sally» disse lei, allungando la mano.

Il ragazzo le strinse le dita con fermezza. Aveva la pelle olivastra, lineamenti decisi e un paio di occhi verdi incorniciati da ciglia scure che contrastavano magnificamente con il suo sorriso. «Cavolo... Se sapevo che le ragazze del nord erano tutte belle come te, venivo su molto prima!» esclamò, senza staccare lo sguardo dal suo viso.

Sally sorrise, avvertendo una strana scossa di calore. In quel momento, con l'autostima che stava pian piano andando in frantumi a causa dei silenzi di Teo, un complimento così diretto e sincero era proprio ciò di cui il suo ego aveva bisogno. Paolo aveva un fascino indiscutibile, caldo e mediterraneo, anche se il suo sorriso non aveva quell'ombra magnetica e tormentata che la faceva impazzire in Matteo.

Si erano seduti a un tavolo libero e, dopo pochi minuti, Filippo era rapidamente scomparso nel nulla con una scusa banale, forse intuendo al volo che il cugino aveva un certo interesse per la sua vecchia compagna di scuola.

«Scusa sai... Ogni tanto mi vengono ancora molte parole in dialetto, ci devo fare l'abitudine» disse Paolo, passandosi una mano tra i capelli scuri.

«Non ti preoccupare, non ci faccio nemmeno caso» lo tranquillizzò Sally, sorseggiando la sua birra. «Il mio patrigno è siciliano, quindi a certe cadenze e parole ci sono abbastanza abituata».

«Meglio così, allora giochiamo in casa» sorrise lui.

Dopo qualche chiacchiera piacevole si erano alzati per fare un giro tra le bancarelle di artigianato dei peruviani, camminando vicini tra maglioni di lana colorata e incensi profumati, parlando del più e del meno per conoscersi. Paolo le raccontò che in Sicilia stava frequentando il liceo linguistico e che parlava molto bene lo spagnolo. Sally, sentendo menzionare le lingue, si illuminò; gli disse che probabilmente lo avrebbe studiato anche lei l'anno successivo all'Università e, spinta da una bizzarra curiosità, gli chiese di parlarle un po' in quella lingua così calda.

Paolo si fermò davanti a una bancarella di pietre dure, si voltò verso di lei e, guardandola dritto negli occhi con un'intensità sfrontata, pronunciò a bassa voce: «Estoy aquí bebiendo una cerveza con una chica tan guapa... y nosotros un día seremos novios».

Sally avvertì le guance calde. «Cosa... cosa vuol dire l'ultima parte?»

«Eh, no. Mica te lo dico così facilmente» scherzò lui con un occhiolino, tornando a camminare al suo fianco. «Troppo comodo».

Sally si memorizzò mentalmente quelle parole lettera per lettera, decisa a controllare il significato non appena fosse tornata a casa sul mini vocabolario di spagnolo che si era comprata qualche tempo prima. Quando rientrarono sotto il tendone principale e raggiunsero gli altri, Elena e Marco la guardarono subito con occhi incuriositi e pieni di domande silenziose. Ma Sally non aveva nessuna voglia di dare spiegazioni a tutta la compagnia; si limitò a salutare Paolo con un bacio sulla guancia, un po' più prolungato del dovuto, promettendogli che si sarebbero rivisti. Ad Elena avrebbe spiegato ogni cosa il giorno dopo.

DAL DIARIO DI SALLY

Non ero già abbastanza incasinata da sola? Ovviamente no, dovevo andarmi a complicare la vita ulteriormente. Ha proprio ragione Elena quando dice che me ne vado in giro col lanternino a cercare i casini anche dove non ci sono. Perdo la testa per un ragazzo, Teo diventa il mio migliore amico, entriamo in un limbo assurdo in cui non so più cosa fare per non perderlo e, proprio al culmine della mia confusione mentale, vado a conoscere questo ragazzo mediterraneo, bellissimo e affascinante. E la cosa peggiore è che credo di non essergli affatto indifferente; mi ha persino detto in spagnolo che un giorno saremo "novios"... sempre che io abbia tradotto bene sul dizionario la parola 'fidanzati'.

Il problema vero è che, se devo essere del tutto onesta con questi fogli, avrei davvero voglia di baciarlo, Paolo. Mi attrae tantissimo, ha una sicurezza che mi fa sentire protetta, desiderata. Ma allo stesso tempo, ed è questa la mia condanna, non riesco a smettere di pensare a Matteo. Anche mentre camminavo tra le bancarelle, una parte di me si chiedeva cosa stesse facendo lui in quello stesso istante.

Vorrei solo avere la testa meno incasinata, vorrei riuscire a tirarmi meno seghe mentali e vivere le cose come vengono, e invece eccomi qua, nel cuore della notte, a scrivere su questi pezzi di carta i frutti dei miei pensieri contorti. Non posso nascondere che girare con lui sia stato bello, abbiamo parlato tanto e quegli occhi verdi... Non lo so. Meglio dormirci su ed evitare di fare altri danni.

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