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Creato il 05/09/2026, 13:34 · Aggiornato il 05/09/2026, 13:36

Capitolo 29: Puntata 29 : Underdog

@bergadavideDavide
MaturoIn corso

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L’intervallo tra la terza e la quarta ora è sempre il momento più vivo del liceo. Fisica è appena finita – un’ora di formule che mi sono entrate da un orecchio e uscite dall’altro – e tra poco suonerà la campanella per Poesia con la prof.ssa Conti. L’aula della IV G puzza di gesso, di felpe umide di pioggia e di quel profumo da ragazza che si mischia al detersivo da quattro euro del pavimento. Fuori dalle finestre il cielo di Livorno è grigio piombo, ma dentro c’è un casino di voci, risate, cellulari che vibrano.

Io e Silvia siamo al mio banco, quello in penultima fila vicino al termosifone che ogni tanto fa i capricci. Lei è seduta di fronte a me, sulla sedia che ha trascinato via dal banco di Marika. Ha il diario aperto tra noi due, quello con la copertina nera tutta scarabocchiata di cuori e di “boia” scritti in corsivo. Ride piano, con quel riso un po’ rauco da fumatrice occasionale, e mi punta la penna contro il petto.

«Dai, Geometra, scrivi qualcosa. Non fare il morto. Una frase, una sola. Tipo… “oggi sei più bella del solito” o “non ti lascio più sola neanche per pisciare”. Quello che ti pare, basta che sia da te.»

Ha gli occhi che brillano. Il maglione grigio le è scivolato di nuovo sulla spalla e si vede la bretella del reggiseno nero. Io arrossisco come un cretino, prendo la penna, ma la mano mi trema un po’. Underdog. Mi sento esattamente così: quello che fino a ieri era invisibile e oggi, chissà perché, è diventato il centro del mondo. Alicia Keys nella cuffia di stamattina aveva ragione. A volte basta un niente per passare dall’angolo alla ribalta.

Intorno a noi l’aula è un formicaio.

Francesca Valenti è in piedi vicino alla cattedra, cappotto di cammello aperto, che parla con Nicole Ricci e Serena Ferretti. La Regina ha i capelli biondi raccolti in una coda perfetta e ogni tanto lancia un’occhiata verso di me. Non è uno sguardo cattivo. È uno sguardo da “io so cose che tu non sai”. Nicole, con gli occhiali appannati e la coda ordinata, annuisce come se Francesca stesse rivelando i segreti dell’universo. Serena invece ha gli occhi grandi e scuri, quelli che sembrano sempre sul punto di piangere. Mi guarda e abbassa subito lo sguardo. Da quando quella sera sul lungomare ha percepito il freddo di Anna Clara, fa così: mi evita, ma non riesce a stare lontana.

Marika Boni e Alessia Giani sono al banco in fondo, il loro regno. Marika – la rocker della classe, capelli neri cortissimi, piercing alle orecchie che tintinnano come una catena ogni volta che muove la testa – sta gesticolando con il telefono in mano. Alessia, capelli rossi e lentiggini, ride coprendosi la bocca con la mano piena di braccialetti.

Io cerco di concentrarmi su Silvia e sul diario, ma è impossibile. Sento gli sguardi. Tutti.

Silvia ride di nuovo, mi dà un colpetto sul ginocchio sotto il banco. «Ehi, ci sei? O stai già pensando allo sciamano di stasera?»

«Ci sono, ci sono» mormoro. Scrivo veloce: “Silvia, sei l’ancora che mi tiene a galla. Non ti mollo.” Lei legge, arrossisce fino alle orecchie e mi dà un calcio leggero sotto il banco.

«Cretino. Mi fai venire i brividi.»

In quel momento Marika si stacca dal suo banco e viene dritta verso di noi. Cammina con quel passo da “me ne frega poco di tutto”, anfibi neri che battono sul linoleum. Ha un giubbotto di jeans strappato sulle maniche e una maglietta dei Nirvana sotto. I piercing luccicano sotto la luce al neon.

«Geometra» dice senza tanti preamboli. Si siede sul bordo del banco di Silvia, invadendo il nostro spazio come se fosse casa sua. «Ho bisogno di te. Urgente.»

Silvia alza un sopracciglio, ma non dice niente. Sa già come funziona adesso.

Marika mi ficca il telefono sotto il naso. Lo schermo è aperto su una chat WhatsApp. Il contatto è salvato solo come “Luca – festa via Borra”.

«Leggi qui. Dimmi tu che cazzo significa. Io non ci capisco più niente.»

Prendo il telefono. Il messaggio è di ieri sera, 23:47.

Luca: Ehi Marika, ieri è stato bello parlare con te fino alle tre. Mi hai fatto ridere un sacco. Però non so… sei una che vuole cose serie o preferisci stare leggera? Perché io sono uno che si diverte ma poi non voglio casini. Comunque se ti va ci rivediamo sabato, senza pressioni. Tu che ne pensi? 😉

Marika si morde il labbro con il piercing al centro. «Vedi? È ambiguo da morire. Prima dice che gli sono piaciuta, poi butta lì “cose serie o leggera”, poi “senza pressioni”. Io ci voglio andare, Geometra. Ci voglio andare sul serio. Ma non voglio fare la figura della scema che corre dietro a uno che poi sparisce come l’ultimo.»

Silvia si sporge, legge anche lei. Fa una smorfia. «Classico. Traduzione maschile: “mi piaci ma ho paura di impegnarmi e voglio tenerti sul filo”.»

Io resto un secondo in silenzio. Underdog. Fino a due settimane fa nessuno mi avrebbe chiesto di tradurre un messaggio. Ora invece sono il ponte. L’unico maschio della IV G che le ragazze trattano come se fossi uno di loro, ma dall’altra parte della barricata.

«Secondo me» dico piano, scegliendo le parole «gli piaci davvero. Ma è uno che ha preso un paio di bidoni e ora fa il furbo. Il “senza pressioni” è la frase di chi vuole tenersi una via d’uscita. Se gli rispondi subito fai la figura della disperata. Aspetta domani mattina, tipo verso le undici, e scrivi qualcosa tipo: “Ieri mi hai fatto ridere anche tu. Sabato mi va, ma leggera o seria lo decidiamo insieme sul momento. Niente schemi”. Così gli dai corda ma gli fai capire che non sei una che si fa prendere in giro.»

Marika mi guarda come se le avessi appena risolto l’esame di maturità. «Cazzo, Geometra… sei un genio. Lo scrivo adesso?»

«No, domani» dico io, restituendole il telefono. «Fallo aspettare. Regola numero uno.»

Lei sorride, un sorriso vero, da rocker che per una volta non fa la dura. «Grazie. Davvero. Se sabato esce bene ti offro una birra al bar dopo scuola.»

Si alza, torna verso Alessia che la aspetta con gli occhi spalancati. Le due si mettono a confabulare fitto fitto, Alessia che gesticola e Marika che ride e le mostra il telefono.

Silvia mi guarda, mezza divertita mezza gelosa. «Stai diventando il confessore ufficiale, eh?»

«Boh» faccio io, stringendomi nelle spalle. «È strano. Fino a ieri ero quello che passava inosservato.»

Ma è vero. Mentre l’intervallo va avanti, vedo tutto il resto.

Nicole Ricci è seduta al suo banco con Serena Ferretti. Nicole ha tirato fuori il quaderno di appunti di Poesia e sta scrivendo qualcosa con la calligrafia tonda da brava ragazza. Ogni tanto alza gli occhi verso di me, uno sguardo dolce, quasi da preghiera. Serena invece è pallida. Stringe la matita così forte che le nocche sono bianche. So che sente qualcosa. Il freddo. Non lo vede, ma lo sente. Ogni tanto mi lancia un’occhiata spaventata, come se volesse dirmi “lo so che c’è” ma non osa.

Francesca è ancora in piedi vicino alla finestra. Sta parlando con due ragazze di quinta che sono entrate chissà come. Ride, ma il suo sguardo è su di me. Non è più lo sguardo di chi vuole vincere. È qualcosa di più complicato. Nostalgia, fastidio, possesso. Sa che da piccoli al Cristallo dividevamo il gelato. Sa che sua madre e la mia erano amiche. E sa che ora io sono qui, con Silvia, e che lei ha dovuto cedere il posto.

La prof.ssa Conti passa in corridoio, si sistema gli occhiali sul naso con quel tic nervoso che fa quando è in ritardo. La sento dire a qualcuno «ragazzi, tra cinque minuti si entra, poesie romantiche oggi, preparatevi». La sua voce melodrammatica rimbalza tra i muri.

Io torno a guardare Silvia. Lei ha chiuso il diario e mi ha preso la mano sotto il banco. Le sue dita sono calde, vere.

«Stasera andiamo dallo sciamano» sussurra. «E tu non ti fai distrarre da tutta questa roba, intesi? Sei il mio Geometra, non il consulente sentimentale di mezza scuola.»

Annuisco. Ma dentro di me sento la risata di Anna Clara. È lassù, attaccata al soffitto tra i neon, invisibile a tutti. Sento il suo sussurro gelido nella testa, dolce come veleno:

Vedi, Andrea? Ora ti vogliono tutti. Ma solo io ti conosco davvero. Solo io ho visto morire la tua luce… e solo io posso tenerla viva.

Il freddo mi sfiora la nuca. Silvia stringe più forte la mia mano, come se l’avesse sentito anche lei.

La campanella suona. Poesia sta per iniziare.

E io, l’underdog che fino a ieri era nessuno, mi alzo dal banco sapendo che tra un’ora, quando uscirò da qui, ci sarà un’altra ragazza che mi aspetterà in corridoio con un altro messaggio da tradurre, un altro segreto da decifrare, un altro pezzo di questa nuova vita che mi sta crescendo addosso come una pianta velenosa.

Underdog.

Alicia Keys aveva ragione.

A volte il mondo ti tira fuori dall’angolo proprio mentre tu stai cercando di scappare da un fantasma.

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