Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo XIII

Copertina di Non accontentarti dell'infinito
Copertina con AI

Non accontentarti dell'infinito

di @bergadavide

Originale · Classificazione: Esplicito · In corso

52.822 parole · 20 capitoli · 6 letture · aggiornata il 28 ottobre · 1 recensione ›

Avvertenze

Contenuto sessuale esplicito

Tag

F/M · Avventura · Introspettivo · Romantico · Slice of life · Crescita Personale · Destino · Musicale

Note dell'autore e personaggi

Note dell'autore

Davide Bergamaschi

Personaggi originali

Francesco Diciannove anni, lavora in un fast-food e porta ancora il peso di una madre perduta. Cerca se stesso tra musica, silenzi e una sete spirituale che non riesce più a ignorare. In bilico tra il legame più importante della sua vita e la possibilità di diventare finalmente intero. Lucia Voce potente di una band rock emergente, solare e viscerale. Amica d’infanzia e primo grande amore di…

Capitoli

20 capitoli, dal 30 luglio al 28 ottobre

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Riassunto

Riassunto

Genere: Young Adult / New Adult – Romance contemporaneo con elementi mistici e spirituali

Francesco ha diciannove anni, lavora in un fast-food a Pavia e porta ancora addosso il peso di una madre perduta e di un padre assente. Da sempre al suo fianco c’è Lucia: amica d’infanzia, primo grande amore, voce potente di una band rock emergente. Insieme hanno costruito un “noi” che sembrava indistruttibile.

Poi arriva Sofia, una presenza luminosa e misteriosa che apre a Francesco porte interiori che non sapeva di possedere: sogni, segni, una ricerca spirituale che non riesce più a ignorare. Quando Sofia scompare, il vuoto viene riempito da Sole, più grande di lui, psicologa, erede di quello stesso percorso. Con lei Francesco si sente finalmente visto per intero.

Tra concerti, gelosie, aure colorate che iniziano a percepire e promesse che si spezzano, Francesco si ritrova a dover scegliere tra il legame più importante della sua vita e la possibilità di diventare finalmente se stesso.

Una storia di amore e crescita, di musica rock e misticismo, di verità che fanno male e di legami che bruciano. Perché a volte, per trovare la propria strada, bisogna avere il coraggio di lasciare andare ciò che si ama di più.

Capitolo 13

Ring

3.275 parole, circa 16 minuti

Copertina del capitolo 13

Imatation of Life Rem

Il treno sfrecciava sulle rotaie, mentre guardavo fuori dal finestrino la pianura lombarda, che si stendeva piatta e verde, interrotta qua e là da campi coltivati e cascinali solitari. Essendo un pomeriggio di fine aprile, il sole era stato caldo tutto il giorno, ma ora cominciava a calare, lasciando spazio alla sera. Il cielo era azzurro e senza nuvole. Davanti a me, Sole era immersa in chissà quali pensieri. Guardai il suo profilo e ripensai alla frase di prima, quando eravamo davanti a Luini.


"Chissà se ci avesse visti Lucia cosa avrebbe potuto pensare?" aveva detto dopo avermi abbracciato. Istintivamente portai una mano alla guancia che aveva bagnato con le sue lacrime, pensando che effettivamente sarebbe stato un bel casino se ci avesse visti. Considerando che Sole non è mai andata a genio alla mia ragazza, per via della relazione maestra/allievo, che la tagliava completamente fuori da quel lato della mia vita. Avrebbe alimentato ulteriormente la sua gelosia, confermando le sue sensazioni, peraltro sbagliate, che tra me e Sole potesse esserci qualcos'altro al di là della pratica di meditazione.


Nella cabina c'eravamo solo noi due e lei si era seduta davanti a me.


Decisi di spezzare il silenzio, facendole una domanda su un argomento che volevo approfondire: "Sole," dissi, cercando di rompere il ghiaccio, "mi hai parlato dell'ombra, ma non ho capito bene cosa intendi. È come un lato oscuro che tutti abbiamo?"


Sole mi guardò sorpresa dall'improvvisa domanda. Notai un moto di curiosità nel marrone intenso dei suoi occhi, mentre mi fissava.


"È più complesso di così," rispose. "L'ombra è tutto ciò che rifiutiamo di noi stessi: le nostre paure, le nostre debolezze, i nostri desideri inconfessabili. Sono le parti di noi che non vogliamo mostrare al mondo, nemmeno a noi stessi."


"E come si fa a riconoscerla?" chiesi, sentendo una punta di ansia.


"Osservando le nostre reazioni," spiegò Sole. "Cosa ci infastidisce negli altri? Cosa ci fa provare invidia o rabbia? Spesso, sono proprio quelle caratteristiche che non vogliamo ammettere di avere."


"Quindi, se mi dà fastidio la gelosia di Lucia," dissi, pensieroso, "significa che sono geloso anch'io?"


Sole mi sorrise, un sorriso enigmatico. "Potrebbe essere," rispose. "Ma non è detto che sia sempre così. L'ombra è complessa, sfaccettata. A volte, è solo un riflesso di ciò che temiamo."


"E cosa succede se non la affrontiamo?" chiesi, sentendo un brivido.


"Rimane nell'ombra," rispose Sole, con un tono serio. "Ci controlla, ci manipola, ci impedisce di essere autentici. Diventiamo prigionieri di noi stessi." Come dice bene in un libro il guru dell'Ashram di cui sto seguendo le lezioni per diventare Terapista Esoterica.


Il mio telefono vibrò, interrompendo la nostra conversazione. Era un messaggio di Lucia: "A che ora arrivi a Pavia? Voglio essere lì ad aspettarti." Con un cuoricino come emoticon.


Risposi subito: "Siamo ora sul treno, l'arrivo è previsto tra mezz'ora. Tutto bene poi con Jack?", ricordandomi che quella mattina lo aveva visto, per pianificare il mini tour nei locali di Milano assieme a Marco il coordinatore del rock'n'roll. 

"Si,si. Tutto bene, poi ti racconto." Rispose la mia ragazza in modo sbrigativo chiudendo la chiamata.


"Lucia?" chiese Sole, la sua voce priva di giudizio, ma con una nota di curiosità.


"Sì," risposi, rimettendo il telefono in tasca. "Vuole sapere a che ora arrivo."


Sole annuì, ma non disse nulla. Poi continuò quella interessante spiegazione: "Il discorso dell'ombra poi..." prese un respiro profondo riorganizzando le idee, "si integra perfettamente con la lezione alla quale ho assistito oggi. Appunto, l'integrazione della personalità," mi ricordai che me lo aveva anticipato via messaggio quando ero a Rho, "...a dire il vero quella che comunemente viene chiamata ombra," i suoi occhi erano ardenti, si vedeva la passione con la quale trattava quegli argomenti, "è un termine New Age che rappresenta male la complessità che ci sta dietro."


Cominciavo a non seguirla più. "Intanto," disse poi, mentre si sistemava meglio sul sedile di fronte a me, slacciandosi l'impermeabile e sistemandosi una ciocca bionda di capelli ribelle, "in Oriente si parla di Karma e in particolare il nostro maestro va ancora più nello specifico parlando addirittura di immagini karmiche." Disse, con un sorrisetto abbozzato che le fece increspare le labbra.


Percependo la confusione nei miei occhi, inclinò la testa di lato. "Mi segui?" chiese appoggiandosi allo schienale.


"Veramente no..." dissi sinceramente.


Soddisfatta della mia sincerità, cercò di chiarire meglio il concetto, terribilmente complicato. "Vedi, Francesco, immagina le immagini karmiche come pezzi di un film che vengono proiettati all'infinito nella nostra coscienza, e che caratterizzano, fino a quando non sono state affrontate e superate, tutto il nostro modo di vedere e interpretare la realtà."


Avrebbe dovuto essere una spiegazione chiarificatrice, ma di fatto mi mise ancora più in confusione. Mi grattai la testa, aggrottando la fronte, cercando di seguire il filo del discorso.


"Affrontarle è un atto di coraggio, ma è anche un atto di amore verso te stesso," disse tutto d'un fiato, lisciandosi i pantaloni sulle gambe accavallate.


Risposi con un fischio. "Amore verso me stesso?" ripetei, confuso. "Ma di cosa stai parlando? Sembra tutto così... complicato."


Sole mi guardò con i suoi occhi profondi; mi diede l'impressione di capirmi perfettamente, come se la mia incomprensione fosse la sua. "Francesco," disse, "immagina che alcuni momenti del tuo passato continuino a ripetersi nella tua mente, influenzando come ti senti e come agisci. Queste esperienze lasciano delle 'impronte', delle 'immagini' cariche di emozioni e di energia. Sono queste le immagini karmiche."


"Immagini karmiche?" ripetei, cercando di capire. "Quindi, sono come dei ricordi?"


"Sì, ma molto più profondi," rispose Sole. "Sono memorie che influenzano il tuo presente, i tuoi schemi comportamentali, le tue reazioni emotive. A volte, sono così potenti da creare delle vere e proprie 'trappole', dei cicli ripetitivi che ti impediscono di evolvere."


Mi sentivo sempre più confuso. "Quindi, mi stai dicendo che i miei problemi con l'autorità potrebbero derivare da una vita passata? E come faccio a saperlo? Non mi ricordo niente!"


"Non è necessario ricordare i dettagli delle vite passate," spiegò Sole. "L'importante è riconoscere lo schema, la 'firma' dell'immagine karmica. Le emozioni, le reazioni, i pensieri che si ripetono sono indizi preziosi."


"Ma è tutto così... astratto," mi lamentai. "Come faccio a sapere se non me lo sto solo immaginando? E se sono solo paranoie?"


"È una domanda legittima," ammise Sole. "Il discernimento è fondamentale. Non si tratta di credere ciecamente a tutto ciò che ci passa per la testa. Si tratta di osservare con attenzione, di ascoltare la propria intuizione, di verificare se i cambiamenti che avvengono nella nostra vita sono reali e duraturi."


"E se non riesco a farlo da solo?" chiesi, sentendomi un po' sopraffatto.


"Nessuno ha detto che devi farlo da solo," rispose Sole. "E detto tra noi, eccetto rare eccezioni... tra cui la nostra 'Guru'," evidenziando la parola Guru agitando la mano a mezz'aria, "raramente qualcuno ha il livello evolutivo necessario per affrontare da solo queste parti della nostra coscienza non propriamente simpatiche."


Capii subito a chi faceva riferimento Sole, quindi chiesi: "Esistono persone in grado di aiutarci ad affrontare queste... immagini karmiche?"


"Certo," rispose lei immediatamente. "Ci sono terapeuti, guide spirituali, maestri che possono aiutarci a riconoscere e integrare le nostre immagini karmiche. L'importante è chiedere aiuto quando ne senti il bisogno," disse appoggiando una mano al suo petto.


"Quindi, devo andare da uno di questi... terapisti esoterici?" chiesi, con un tono scettico.


"Se senti che è la strada giusta per te, sì," rispose Sole. "Ma puoi anche iniziare con la meditazione, la lettura di libri che parlano di karma e reincarnazione. L'importante è iniziare il viaggio, e fare il primo passo," disse fissandomi negli occhi, poi appoggiò una mano sul mio ginocchio. Il gesto mi fece salire il caldo alle guance.


"Ma tu sei un po' oltre questo punto," continuò.


Mi agitai, sentendo quell'affermazione. "Cosa… cosa intendi?" chiesi con un leggero sorriso.


"Beh, Francesco, ormai è quasi un anno che mediti, dall'estate scorsa, giusto? E hai avuto un esempio chiaro del percorso avendo avuto a che fare con Sofia…" disse Sole, e pronunciando il nome della nostra Guru la voce le si incrinò leggermente. Un velo di tristezza le oscurò per un istante lo sguardo, mentre distoglieva gli occhi dai miei per fissare il paesaggio che scorreva fuori dal finestrino.


Entrambi sopraffatti dal momento, rimanemmo in silenzio, osservando la piccola stazione di un paesino di campagna in provincia di Pavia. Il sole, ormai basso all'orizzonte, proiettava ombre lunghe sui campi coltivati, e il rumore ritmico del treno cullava i nostri pensieri.


In effetti era vero, ormai era già un anno che meditavo. Un anno passato a tentare di comprendere me stesso. Eppure, mi sentivo ancora lontano dalla saggezza di Sole, dalla sua capacità di navigare tra i meandri della filosofia spirituale. Mi mancava tutta la conoscenza filosofica che aveva lei, il suo talento nel dare un senso a ciò che io percepivo solo come un vago intuito.


Rimasi in silenzio per un momento, cercando di assimilare tutte le informazioni. "E se... se non voglio affrontare le mie immagini karmiche? Se preferisco ignorarle?" dissi in un moto di ribellione.


"Puoi farlo," rispose Sole, con un tono calmo. "Ma ricorda, le immagini karmiche non scompaiono se le ignori. Continuano a influenzare la tua vita, a creare schemi ripetitivi, a limitare il tuo potenziale. Affrontarle è un atto di coraggio, ma è anche un atto di amore verso te stesso."


Mi sentivo come se mi avessero aperto un mondo nuovo, un mondo fatto di memorie nascoste e di schemi ripetitivi. Non ero sicuro di aver capito tutto, ma sentivo che Sole mi aveva dato delle chiavi importanti per comprendere me stesso.


"Ecco, questa in sintesi è la lezione sull'integrazione della personalità," disse con un grosso sorriso.


Io la guardai provando un moto di stima nei suoi confronti. Passammo qualche minuto a osservarci, poi un lampo passò nei suoi occhi.


"Francesco, adesso ho io una domanda per te..." prese un attimo, come se stesse riorganizzando i suoi pensieri. "Come si fa, dopo aver sperimentato lo straordinario… ad accontentarsi dell'ordinario?"


Detto questo, vidi la sua espressione cambiare in qualcosa che non avrei mai saputo decifrare. "Io di certo non posso rispondere per te, ma io, dopo aver conosciuto chi sai tu... faccio fatica a rapportarmi con chiunque…"


In effetti non potevo darle torto, avevo passato un anno a farmi la stessa domanda.


Ma non aveva ancora finito: "Come disse qualcuno duemila anni fa, non accendi una luce per nasconderla poi dietro a un telo…"


La sua riflessione mi spiazzò. 

Poi, senza aspettare una mia risposta, si chiuse in un silenzio che durò fino a Pavia.


Quando arrivammo, Lucia era lì, sulla banchina, in mezzo a un piccolo gruppo di persone in attesa: viaggiatori stanchi, famiglie che si abbracciavano, e lei, immobile, con lo sguardo fisso sul treno in arrivo. Indossava una tuta in cotone grigia, la felpa corta sulla pancia che le lasciava scoperto l'ombelico. Il cappuccio le copriva i capelli castani, e il sole del pomeriggio, caldo sulla pelle, illuminava i suoi occhi verdi, che brillavano intensi.


"Ciao, Sole," disse Lucia, la sua voce fredda come il ghiaccio, ogni parola scandita con precisione. "Ci sei anche tu..." aggiunse con un tono tagliente.


"Ciao," rispose Sole, con un sorriso enigmatico che mi fece rabbrividire. Incrociò le braccia, un gesto che sembrava voler sfidare Lucia: "Come sai, anche io abito a Pavia." Sentii un brivido corrermi lungo la schiena, consapevole che la situazione stava per esplodere.


"Tutto bene a Milano?" disse rivolta a me.


"Francesco è stato così gentile da accompagnarmi in libreria," rispose lei al mio posto, mostrandole la borsa con i tre libri.


La tensione era palpabile, come un campo di forza invisibile che ci separava. Mi sentii come un pugile sul ring, con due avversarie pronte a darsi battaglia. Esterrefatta, Lucia mi prese la mano e disse con irritazione nella voce: "Francesco, andiamo, devo parlarti."


Annuii, sollevato all'idea di allontanarmi da quella situazione. Mentre ce ne andavamo, mi voltai a guardare Sole. Era ferma sulla banchina, con un'espressione indecifrabile. Mi chiesi cosa stesse pensando, quali segreti nascondesse dietro quel sorriso.


Saliti in macchina, l'atmosfera era tesa. Lucia mi guardava con uno sguardo imperscrutabile, un misto di rabbia e delusione. Il silenzio nell'abitacolo della Panda era denso, quasi tangibile. Lucia tamburellava nervosamente le dita sul volante, mentre io fissavo il cruscotto, sentendo un nodo allo stomaco.


"Allora?" chiese, la sua voce tagliente come un rasoio. "Non hai niente da dirmi?"


"Cosa dovrei dirti?" risposi, cercando di mantenere la calma, ma sentendo il sudore freddo scorrermi lungo la schiena. "Sono andato a Milano con Sole, te l'ho detto."


"Sì, me l'hai detto," replicò Lucia, incrociando le braccia sul petto, la sua figura tesa e rigida. "Ma me l'hai detto quando eri già a Milano, a cose fatte. Volevo che me lo dicessi prima, Francesco. Che mi dicessi: 'Ehi, Lucia, oggi vado a Milano con Sole'. Semplice."


"Non ci ho pensato," ammisi, sentendomi in colpa. "È stato un appuntamento all'ultimo minuto." Perché non gliel'ho detto? mi chiesi, mordendomi il labbro inferiore. Avevo paura della sua reazione? O c'era qualcos'altro?


"Sì, certo," disse Lucia, con un tono sarcastico. "E poi, Sole. La tua 'amica' Sole."


"Cosa c'è di male?" chiesi, sentendo la rabbia montare. "È una mia amica, come te."


"Non osare paragonarmi a lei!" esplose Lucia, la sua voce che tremava di rabbia. "Io non sono una tua 'amica', Francesco. Sono la tua ragazza! La tua fidanzata! C'è una bella differenza!"


"Lo so, lo so," dissi, cercando di calmarla, ma sentendo la mia stessa rabbia ribollire dentro di me. "Non volevo dire quello."


"E allora cosa volevi dire?" chiese Lucia, con gli occhi che le brillavano di rabbia. "Che Sole è importante per te quanto me? Che le racconti cose che non dici a me? Che vivi esperienze con lei che io non posso condividere?"


"No, non è così," dissi, prendendole la mano, ma lei la ritrasse bruscamente. "Sole è solo un'amica. Una persona con cui parlo di cose... spirituali. Sai, le lezioni di meditazione, il karma, Sofia... cose che mi interessano." Perché non riesce a capire? pensai, sentendo crescere la frustrazione. Perché deve sempre essere così gelosa?


"E sono anche sicura che a LEI," disse Lucia, evidenziando il "lei", "hai raccontato del sogno, vero?"


"Non le ho detto del sogno! Perché avrei dovuto?" risposi, mentendo. Perché mi fa questa domanda? pensai, sentendo un nodo di panico stringermi la gola. Cosa sa?


"Ci risiamo con Sofia!" sbottò Lucia, interrompendomi. "Possibile che tutte le volte la devi tirare in ballo? Non se ne va mai, vero?" Si voltò verso il finestrino, fissando il paesaggio che scorreva veloce.


"Non è colpa mia se mi manca," dissi, punto sul vivo. "E non è colpa mia se Sole è una mia amica."


"Non ho detto che è colpa tua," disse Lucia, abbassando la voce, ma senza voltarsi. "Sono solo... preoccupata. Per noi. Per te."


"Non c'è motivo di preoccuparsi," dissi, prendendole di nuovo la mano, stringendola forte. "Ti amo, Lucia. E non ti tradirei mai."


Lucia mi guardò negli occhi, cercando di capire se dicevo la verità. "Lo spero," disse, con un tono che lasciava intendere che non era del tutto convinta. "Perché se mi fai soffrire, Francesco, non te lo perdonerò mai. Specialmente dopo quello che c'è stato tra di noi ieri sera." Abbassò lo sguardo, mordendosi il labbro, e un velo di tristezza le adombrò il viso.


Ci risiamo, pensai, sentendo un senso di oppressione. Mi sembrava di rivivere la stessa situazione dell'anno scorso, con Lucia gelosa allora della sua sorellastra Sofia. Anche se sembrava più gelosa del fatto che io potessi vivere qualcosa senza di lei.


Il resto del tragitto fu silenzioso, carico di tensione. Lucia non mi rivolse più la parola, limitandosi a guardare fuori.


La stavo accompagnando a casa di sua madre a Città Giardino.


Come in un flash rivissi sia l'evento del sogno sia del vortice nel cappuccino rovesciato al bar quella mattina. Mi dovetti mordere la lingua per non dire nulla alla mia ragazza, anche perché sapevo che se avessi nominato ancora la sua sorellastra avrei esacerbato un momento che non aveva bisogno di altra legna su un fuoco che piano piano stava cominciando a spegnersi.


'È proprio vero quello che si dice, che la realtà ci parla', pensai tra me e me. Non era un caso che quelle cose fossero successe proprio due giorni prima del compleanno di Sofia.


Devo trovare un modo per risolvere questa situazione, pensai.


Una cosa era certa: non mi stavo comportando bene con la mia ragazza e la vita me lo stava facendo notare.


Parcheggiai davanti all'ingresso del palazzo di Lucia, un portone che dava direttamente su un cortile interno. Il silenzio era pesante, rotto solo dal ticchettio del motore. Lucia fissava il cortile, mentre io la osservavo, sentendo un nodo alla gola.


"Lucia..." iniziai, la voce incerta.


Lucia si voltò lentamente, i suoi occhi verdi ancora carichi di rabbia e tristezza. "Cosa c'è?"


"Mi dispiace," dissi, sincero. "Mi dispiace di non averti detto di Milano, di averti fatto sentire così. Non volevo."


Lucia sospirò, abbassando lo sguardo. "Non si tratta solo di Milano, Francesco. Si tratta del fatto che... mi sento sempre messa da parte. Come se ci fosse sempre qualcun altro più importante di me."


"Non è vero," risposi, prendendole la mano. "Sei la persona più importante per me. Ma... con Sole è diverso. Parliamo di cose che mi aiutano a capire me stesso, cose che non posso condividere con nessun altro."


"Nemmeno con me?" chiese Lucia, la voce tremante.


Esitai, poi dissi: "Non perché non voglio, ma perché... non so come. Sono cose difficili da spiegare."


Lucia annuì, comprendendo a metà. "Lo so," disse. "Ma a volte mi sento come se non potessi mai essere al tuo fianco, come se non mi considerassi mai del tutto."


"Non devi sentirti così," dissi, stringendole la mano. "Sei unica, Lucia. Sei allegra, solare, riempi la mia vita di luce. Sei un'artista al microfono, quando canti con la tua band la tua voce incanta tutti. Sei brava in quello che fai, e mi rendi fiero di te. Ti amo per quello che sei."


Lucia mi guardò negli occhi, cercando la verità. "Lo dici davvero?"


"Sì," risposi, avvicinandomi a lei. "Ti amo, Lucia. E voglio che le cose tra noi tornino come prima."


Lucia mi sorrise debolmente, le lacrime che le rigavano il viso. "Anch'io ti amo, Francesco. Ma ho bisogno che tu mi dimostri che posso fidarmi di te."


Le asciugai le lacrime, baciandola dolcemente. "Te lo dimostrerò," promisi. "Te lo prometto."


Ci baciammo, un bacio carico di emozione e desiderio di riconciliazione. Il silenzio era rotto solo dal suono del vento tra gli alberi del cortile.


"Devo andare," disse Lucia, staccandosi da me. "Mamma mi sta aspettando."


"Certo," dissi, accompagnandola al portone. "Ci sentiamo dopo?"


"Sì," rispose Lucia, sorridendomi. "A dopo."


La vidi sparire dietro al portone del palazzo. Errori come quelli di oggi non li devo fare mai più, pensai. Da adesso mi riprometto di essere sempre sincero con lei.

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