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Il viaggio da Rho verso Pavia fu un'esperienza; Lucia non smise un attimo di parlare e gesticolare. Era ancora carica dell'adrenalina del concerto. Ogni curva della strada era un pretesto per rievocare un momento speciale della serata.
"Hai visto come saltavano tutti durante 'Charlie Big Potato'?" esclamò, imitando con le mani il movimento del pubblico. "E quando ho allungato la nota finale? Ho sentito un brivido corrermi lungo la schiena!"
I suoi occhi verdi brillavano come stelle, illuminati dal riflesso dei lampioni che sfrecciavano sul parabrezza.
"E poi, quando abbiamo suonato 'Big in Japan' dei Guano Apes, è stato pazzesco!"
Aveva il sedile leggermente reclinato indietro e i piedi nudi appoggiati sul cruscotto della Panda; pensai che mi avrebbe lasciato il segno delle dita e che l'indomani avrei dovuto quantomeno pulire il vetro, ma non mi sentivo di dirle nulla: quando era così euforica, mi riempiva il cuore come nessun altro.
“Ma l’energia del pubblico, Francesco, non puoi capire, era alle stelle, tutti saltavano e cantavano a squarciagola!" Lucia si portò le mani al petto, il respiro ancora affannato dall'eccitazione. "È stato incredibile, mi sentivo invincibile, come se potessi toccare il cielo con un dito."
Ogni canzone aveva una storia, un aneddoto, un'emozione da condividere. Lucia mi raccontò di come aveva incrociato lo sguardo di un ragazzo con i capelli rossi durante "In the End" dei Linkin Park, di come si era sentita vicina a lui in quel momento, come se fossero connessi da un filo invisibile. Mi parlò della sensazione di libertà che aveva provato durante "Pour Some Sugar On Me" dei Def Leppard, di come si era lasciata andare, senza filtri, senza paure.
"E 'Blurry' dei Puddle Of Mudd? Che bomba!" esclamò Lucia, agitando le mani. "E poi 'Rockstar' dei Nickelback, un vero e proprio inno! Mi sentivo una vera rockstar sul palco!"
Poi, con un tono più dolce, mi disse: "Ma il momento più magico è stato quando abbiamo suonato 'Because the Night' di Patti Smith. Lì mi sono sentita completamente connessa con la musica, con la notte, con tutto. Era come se il tempo si fosse fermato."
Quella canzone era sempre speciale per Lucia, che aveva una passione viscerale per Patti Smith. Mentre mi raccontava di quel momento, notai che i suoi occhi si erano fatti lucidi. Mi sorpresi a pensare quanto fosse fortunata a poter provare emozioni così intense, e mi sentii grato di poter esserle accanto.
Parlava, rievocando ogni minimo dettaglio del concerto, ma non fece mai nessun accenno al momento nel quale avevo ricevuto il messaggio da Sole. Ero quasi sicuro che qualcosa avesse intuito, ma non ne parlò, ed io mi guardai bene dal ricordarglielo.
Allungò una mano sulla mia coscia stringendola e guardandomi con occhi languidi: “Amò, non vedo l'ora d'essere a casa noi due soli, abbiamo tutta la notte davanti! Non sei emozionato!?”
"Ti dico solo che ieri non ho dormito al pensiero! Ero così emozionato che continuavo a pensare a come sarebbe stata la nostra prima notte insieme, mi sono immaginato di tutto, e non vedo l'ora di mettere in pratica le mie fantasie!" risposi appoggiando la mia mano sulla sua, intrecciando le dita.
Lei non mi rispose, ma vidi un accenno di passione nelle sue pupille alla mia allusione, e si mordicchiò il labbro inferiore.
Poi riprese il racconto del concerto. Gesticolava come una matta, le mani che disegnavano cerchi nell'aria, sottolineando ogni parola, ogni emozione. A volte si sporgeva verso di me, come per assicurarsi che stessi seguendo ogni dettaglio del suo racconto.
"E quando abbiamo chiuso con 'More Than Words' degli Extreme? Tutti cantavano con noi, è stato emozionante!" iniziava, per poi interrompersi, scoppiando in una risata contagiosa. "Ah, Francesco, avresti dovuto esserci sul palco con me! Avresti capito cosa significa sentire l'energia del pubblico, la loro passione, il loro amore."
Pian piano, però, la stanchezza iniziò a farsi sentire. La sua voce si fece più flebile, i gesti più lenti. A metà strada si appoggiò al sedile, chiudendo gli occhi. "Sono stanca morta," sussurrò, "ma felice. Felice come non lo sono mai stata."
Mi accorsi che s'era addormentata quando la sua testa si inclinò verso il mio sedile e sentii il suo respiro pesante a sottolineare la sua stanchezza. Molte volte in quell'anno trascorso insieme l'avevo vista dormire il pomeriggio nel mio letto, mentre io cercavo di concentrarmi sulla preparazione alla Maturità; cosa che per lei, invece, era stata come bere un bicchier d'acqua.
Guardare il suo viso sereno mentre dormiva era quasi ipnotico per me: in quei momenti, se possibile, diventava ancora più bella.
Il resto del viaggio fu silenzioso, rotto solo dal fruscio dei pneumatici e dal respiro regolare di Lucia. Ogni tanto sentivo il suo capo appoggiarsi più pesantemente sulla mia spalla, e il suo profumo mi avvolgeva in un senso di pace. Guidavo in silenzio, accompagnato dalle note di Virgin Radio. La guardai, grato di poter condividere con lei quel momento di felicità.
Arrivammo a Pavia che era già l'una e mezza. Edo, Laura, Jack, Alex e Alyce erano rimasti al Rock'n'Roll a vedere la fine del concerto dei Mötley Bastard.
Nella mia testa, l'attesa della nostra prima notte insieme era intensa, un'emozione che si mescolava all'aria frizzante di quella sera di inizio aprile.
Parcheggiai l'auto lungo il Viale della Libertà, poco dopo aver superato Piazza della Minerva. A quell'ora il viale era un deserto, illuminato dai lampioni che proiettavano ombre lunghe e sottili sull'asfalto.
Lei dormiva ancora; il concerto l'aveva sfiancata. Mi fermai un'ultima volta a guardare il suo viso sereno avvolto nel sonno. Le accarezzai dolcemente la guancia, scuotendola appena.
Fece un lungo sbadiglio e i suoi occhi si schiusero lentamente, ancora velati dal sonno.
Mi sorrise, un sorriso dolce e un po' assonnato, e un'ondata di tenerezza mi travolse. Senza dire una parola mi afferrò per la maglietta, tirandomi a sé e baciandomi con una passione che mi lasciò senza fiato. Le sue labbra morbide e calde e il suo profumo inebriante ebbero un effetto rinvigorente, spazzando via ogni traccia di stanchezza. Le accarezzai i capelli, soffici come seta, mentre le nostre labbra si fondevano in un bacio intenso e passionale. Lei fece altrettanto, accarezzandomi la nuca con le sue dita delicate, un tocco che mi fece rabbrividire di piacere. Il silenzio era rotto solo dal suono dei nostri respiri affannati e dai leggeri gemiti che sfuggivano alle nostre labbra. Poi mi spinse via, con un'espressione confusa.
"Siamo arrivati?" chiese con voce roca, stiracchiandosi come un gatto.
"Sì, piccola, siamo arrivati. Hai dormito quasi tutto il viaggio," risposi, fingendomi offeso.
Mi guardò con occhi ardenti e sussurrò: "Troverò il modo di farmi perdonare..."
La sua voce era un sussurro carico di promesse. Mi diede un buffetto sulla spalla, vedendomi perso nei suoi occhi.
"Su, andiamo! Non vorrai mica passare tutta la notte in macchina?"
Batté le mani nell'aria, con un'espressione maliziosa. "Il meglio deve ancora venire!"
Usava quella sua voce da bambina per stuzzicarmi, che raggiungeva sempre l'effetto desiderato.
Da dove eravamo parcheggiati, ci sarebbero voluti almeno dieci minuti a piedi per raggiungere la nostra destinazione.
L'appartamento di Sofia si trovava in Via Bernardino da Feltre, una piccola stradina che da Corso Cavour scendeva verso il Ponte dell'Impero, in direzione del vecchio mercato della frutta.
Era un piccolo bilocale in un antico palazzo del centro di Pavia. Il portone color panna, con la vernice sbiadita e qualche punto di ruggine, scricchiolò rumorosamente aprendosi quando Lucia, dopo aver trafficato un po' con la serratura, lo spinse. Nel piccolo atrio, illuminato da una fioca luce, c’era a malapena spazio per sei cassette delle lettere e un angusto disimpegno da cui si dipartiva la rampa di scale che saliva per tre piani. La casa era al primo. Le scale, con gradini in graniglia color marmo ormai consumati dal tempo, avevano un corrimano in ferro dipinto di un blu sbiadito e un po’ scrostato.
Salimmo lentamente i pochi scalini per arrivare alla porta; Lucia si reggeva al mio braccio, ancora un po' assonnata. Ogni gradino scricchiolava sotto il nostro peso e il silenzio era rotto solo dal suono dei nostri passi e dal respiro leggero di Lucia. Arrivati al primo piano, trovammo subito la porta di Sofia, un battente di legno massiccio con una targa di ottone che riportava il suo nome: ‘Sofia Squasi’.
Non ne avevamo parlato io e Lucia, ma probabilmente era parecchio che non ci entrava nessuno in questo appartamento.
Lucia inserì la chiave nella serratura e girò la maniglia. La porta si aprì con un cigolio e un'ondata di aria stantia e profumata ci investì. Un odore di legno di sandalo, incenso e fiori secchi, come un tempio dimenticato, ci riempì le narici. Era l'odore di un luogo rimasto sigillato per troppo tempo. Cercai l'interruttore e accesi la luce: l'appartamento si illuminò di un bagliore caldo e soffuso.
Un bilocale accogliente, arredato con gusto e semplicità. Nel soggiorno, un divano invitante, un tavolino di legno, una libreria colma di libri e la cucina a vista dietro un arco. Mi avvicinai, sfiorando i titoli impolverati. Così parlò Zarathustra di Nietzsche, un vecchio volume consumato, catturò subito la mia attenzione. A giudicare da quanto era consumato, pensai: ‘Chissà quante volte Sofia deve averlo letto’. Era l'unico libro che conoscevo, grazie alla popolarità del filosofo tedesco. Poi la mia vista fu attratta da un libro imponente, Trattato del Fuoco Cosmico di Alice Bailey, circondato da altre sue opere: Lettere sulla meditazione occulta, La luce dell'anima, Iniziazione umana e solare, Trattato di magia bianca e molti altri, tutti sullo stesso tema. Era chiaro quanto Sofia avesse approfondito la meditazione. Mi fermai, ripensando alle sue perle di saggezza dell'anno precedente, e ora ne capivo la fonte. Notai anche Io sono quello di Sri Nisargadatta Maharaj e altri suoi libri, i più curati, in un posto d'onore. Sofia me ne aveva parlato a lungo: era il suo guru. Davanti ai libri, una statuetta di bronzo: un uomo con quattro braccia che danza. Una gamba alzata, come se dovesse spiccare un salto. I capelli lunghi, mossi dal vento. Un cerchio di fiamme lo circondava. In mano, un tamburello e una fiammella. Sotto i piedi, una figura minuta schiacciata. Il volto dell'uomo era sereno, nonostante la danza frenetica.
Ero così assorto a osservare i libri che non sentii Lucia avvicinarsi. Mi abbracciò da dietro, sussurrandomi all'orecchio: "Sono i libri di Sofia".
Un groppo mi strinse la gola, un'onda di malinconia che non volevo mostrarle. Mi voltai lentamente, cercando di mascherare l'emozione. Con una mano le alzai il mento, guidando i suoi occhi — che per un istante si erano posati sulla libreria — e la baciai dolcemente. Un bacio silenzioso, un modo per dirle tutto ciò che non riuscivo a esprimere a parole. Un modo per dirle che l’amavo. Un modo per dirle che ero felice di essere lì con lei, per una nottata tutta nostra.
Lucia non disse nulla, ma sentii un brivido percorrerle la schiena e capii che aveva compreso il mio stato d'animo. Forse aveva capito che il ricordo di Sofia mi aveva pervaso, forse aveva capito che avevo bisogno di quel bacio. Forse aveva capito che in quel momento non volevo parlare, ma solo sentire le sue labbra sulle mie.
Ci staccammo lentamente, i nostri sguardi ancora intrecciati. Un silenzio carico di emozioni, di ricordi, di promesse non dette. Poi Lucia mi sorrise dolcemente, un sorriso che mi scaldò il cuore, e mi prese per mano, conducendomi verso la camera da letto.
La luce soffusa della luna filtrava dalla finestra, creando un'atmosfera intima e magica. Il letto, con le lenzuola di lino blu morbide al tocco, ci invitava ad abbandonarci alla passione. Lucia, chinandosi e passando una mano sul letto, mormorò: “Sono venuta ieri pomeriggio a preparare la casa per noi.”
Non risposi, vinto dall'emozione.
In piedi davanti al letto ci baciammo, un bacio lento e intenso che si approfondì sempre di più. Le nostre mani si muovevano con impazienza sopra i vestiti, esplorando l'uno il corpo dell'altra.
Lei si abbandonò sul letto, invitandomi a fare lo stesso.
Non me lo feci ripetere: mi misi sopra di lei, la baciai sul collo, sentendo un brivido percorrerla. Lei gemette, un suono sommesso che mi eccitò ancora di più.
La spogliai con delicatezza, come se stessi scoprendo un tesoro prezioso. Ogni lembo di stoffa scivolato via era un'emozione nuova, un battito di cuore accelerato. La sua pelle, liscia e calda sotto le mie dita, era un incanto. Le baciai le spalle, le clavicole, il petto, con baci leggeri e delicati, come se avessi paura di romperla. Lei chiuse gli occhi, abbandonandosi al mio tocco, mentre io le sfilavo la gonna e poi le mutandine. La sua pelle nuda brillava alla luce della luna, invitante e desiderabile, e io la guardai estasiato, come se stessi vedendo la bellezza per la prima volta.
Mi spogliai velocemente, gettando i vestiti alla rinfusa a fianco del letto.
Mentre mi spogliavo, sentivo i suoi occhi verdi posati su di me, un misto di timidezza e desiderio. Il suo respiro si faceva più affannoso e le guance le si coloravano di un leggero rossore. Abbassava lo sguardo per un istante per poi rialzarlo, come se non potesse fare a meno di guardarmi.
I nostri corpi si cercavano, si fondono. La guardai negli occhi, vedendo la passione che ardeva in lei e la timidezza di chi si sente esposto, ma al sicuro. La baciai, un bacio carico di amore e desiderio, un modo per dirle che era bellissima, che era perfetta. Le nostre mani si muovevano con delicatezza, esplorando ogni centimetro della pelle dell'altro, come se stessimo imparando una nuova lingua.
Ci unimmo, i nostri corpi che si incastravano alla perfezione. Il movimento era lento, sensuale, intriso di desiderio e di una dolcezza nuova, data dalla consapevolezza di un momento unico. I nostri gemiti si mescolavano, creando una sinfonia di piacere. Raggiungemmo l'apice insieme, i nostri corpi che si contraevano in un'ondata di piacere, un piacere amplificato dalla novità e dall'amore.
Ci abbracciammo stretti l'uno all'altra, sentendo il calore dei nostri corpi che si fondevano. Rimanemmo così per un po', in silenzio, assaporando il momento. Poi ci baciammo di nuovo, un bacio dolce e tenero che suggellava il nostro amore.
La stanza era avvolta in un'atmosfera di pace e serenità. Ci addormentammo abbracciati, sentendo il respiro dell'altro contro la nostra pelle. Era la nostra prima notte insieme, un momento magico che avremmo custodito per sempre nei nostri cuori.