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← Lo hobbit: il recupero del calice

Creato il 08/05/2026, 19:24 · Aggiornato il 08/05/2026, 19:24

Capitolo 6: L'accampamento degli orchi

@ladyele1991LadyEle1991
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Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Violenza
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Bilbo, scortato dai due orchi, arrivò all'accampamento, il quale aveva un gusto stilistico che non sarebbe piaciuto di certo agli elfi, agli uomini e soprattutto agli hobbit. Dovette trattenere il respiro per evitare di dar di corpo, quando raggiunse la tenda più grande su cui era appeso in cima la testa in decomposizione di un cinghiale dalle grosse zanne, ricoperto di mosche.

«Il capo ti aspetta... mi raccomando, non osare guardarlo negli occhi, odia che la feccia come te, scarto della nostra razza, incroci il suo sguardo.» Disse l'orco dalla pelle chiara.

Bilbo deglutì, che cosa gli avrebbe dovuto dire? Che lui... cioé Buzul, aveva fallito la missione? Gli avrebbero fatto fare la fine di quell'animale appeso sulla tenda? Strinse a sé i suoi indumenti, premendo maggiormente con le dita il taschino che conteneva l'Anello.

Nella tenda aleggiava un forte odore di erba pipa mescolato ad altre sostanze che lo hobbit non riuscì a riconoscere. Al centro sedeva un orco grasso, con indosso una casacca nera e logora e, in testa, a mo’ di corona, uno spago nero ornato di canini d’orso. I suoi occhi, di un intenso blu ma velati dalla cataratta, distinguevano a malapena le forme — ed era una fortuna per Bilbo. Se gli altri orchi non ricordavano con precisione i tratti di Buzul, colui che l’aveva ingaggiato non avrebbe certo potuto dimenticarli; ma, con quella vista offuscata, il rischio di essere smascherato si riduceva, così come la possibilità che si adirasse nel caso il loro sguardo si fosse incrociato per errore.

«Allora, Buzul? Sei qui, quindi spero avrai delle buone nuove, la Viverna che ti abbiamo spedito ti è stata utile? Hai ammazzato quel branco di elfi e lo stregone? Che ne hai fatto del mezz'uomo?» Sputacchiò mentre parlava e a Bilbo gli si contrasse lo stomaco quando una goccia della saliva gli finì in bocca.

«Io... beh... ecco... oh si, si sono tutti morti...ehm morterri! Per primi gli elferri! Quello hobbiterro l'ho imprigionato... l'ho lasciato nuderro eheh! Ora queste coserre sono mie, non voglio altre ricompenserre che queste cose!» Sperò vivamente che quell'orco non lo scuoiasse vivo per la risposta che gli aveva fornito, poiché alla fine di tale frase il suo interlocutore ruggì in maniera minacciosa.

«Avevi detto che l'unica ricompensa che volevi è poter uccidere almeno uno elfo, dato che avevano ucciso tuo padre ed avrebbero ucciso pure te se non fossi fuggito via. Sei proprio un tipo infido come immaginavo... ma va bene, tieniti quegli stracci, io non so che farmene, almeno per una volta ti copri... mi sono stufato di dover vedere, nonostante la scarsa vista che mi ritrovo, i tuoi puzzolenti genitali al vento!» Sputò del catarro a terra e poi riprese «Comunque lasciato nudo dove?»

Bilbo deglutì e poi rispose: «Nel punto dove la Viverna ha attaccaterro... ero feriterro e lui tutto scalciante...ehm scalcianterro, non sarei riusciterro a portarlo via con me. L'ho legaterro ad un albero, nudo come un vermerro e lì ancora sta.» Inspirò ed espirò profondamente con la naso, era un'impresa costringersi a parlare in quello strano modo.

Mentre i due si scambiavano battute, lo hobbit tornò col pensiero a come Buzul fosse riuscito a contattare il campo nemico. Alla fine ricordò un episodio avvenuto all’alba del giorno successivo al loro incontro: l’orco era sparito per qualche minuto, e solo lui se n’era accorto, mentre il resto della compagnia era occupato a ricaricare i cavalli. Lo aveva cercato e, tornando verso il ruscello, lo aveva visto litigare con un corvo. In un primo momento aveva creduto che volesse mangiarselo, ma poi lo vide legare un pezzetto del suo perizoma alla zampina dell’animale, per poi lasciarlo volare via. Solo adesso Bilbo ne comprendeva il significato, e si diede dello sciocco per non avergli chiesto spiegazioni subito — e per essersene poi dimenticato del tutto.

Gli andò liscia, almeno per il momento. Sapeva che presto l’inganno sarebbe stato smascherato, ma forse poteva sfruttare quel poco tempo rimasto per escogitare un piano di fuga.

Il capo orco ordinò a Bilbo-Buzul e ai suoi di recarsi nel luogo dove lo hobbit era stato lasciato, ma sobbalzò — come tutti gli altri presenti — quando un tuono esplose non lontano da loro.

Quando Bilbo uscì dalla tenda, stentò a credere ai propri occhi: una tempesta infuriava, concentrandosi soprattutto verso le montagne dove la viverna aveva virato per condurlo all’accampamento. Fulmini continui si abbattevano al suolo, incendiando gli alberi, mentre una pioggia fittissima impediva di vedere oltre pochi passi. Il vento, gelido e tagliente, pungeva la pelle come una miriade di spilli.

«Mio signorerro... come vedeterre piove tropperro... rimandiamo a un'altra volta!» Benedetta tempesta, mai in vita sua amò una catastrofe naturale come in questo momento.

«Ma il mezz'uomo morrà...» borbottò l'orco capo, che era uscito assieme a lo hobbit. Poi aggrottò lo sguardo ed infine si fece una grassa risata «No, non ci credo! Wow non sapevo fosse in grado di fare questo!» Tornò serio e fissò minaccioso Bilbo «Un attimo, ma perché scatenare una tempesta nella nostra zona?» Lo prese per il collo, mozzandogli il respiro. «Idiota, non li hai fatti fuori, vero!? E ti hanno pure seguito! Ora verranno qui e dovremmo combattere... ti hanno corrotto non è vero? Sei solo una sanguisuga, un parassita, traditore della tua razza!» Lo scagliò via, facendogli colpire con la schiena un palo di legno, adibito a bersaglio per far allenare gli orchi con le frecce.

L’urto lo fece svenire e, quando riprese i sensi, si ritrovò legato al palo centrale di una puzzolente tenda di pelli. Era stordito, con la mente annebbiata e lo stomaco che brontolava per la fame. Dalle ombre proiettate dai focolari intuì che, nel frattempo, era calata la sera e che il temporale si era placato.

Si chiese cosa fosse successo nel frattempo che era svenuto e se veramente quel temporale fosse frutto di un brutto scontro tra compagnia ed un nuovo nemico.

Si morse il labbro, se ora i suoi amici erano morti era solo colpa sua, che per l'amore dell'anello ha voluto seguire Buzul ed ora era in questo pasticcio.

Alzò di scatto la testa e si disse: «L'Anello!» Con esso poteva diventare invisibile e avrebbe potuto far credere agli orchi che fosse scappato, così che nel frattempo loro sarebbero partiti per le ricerche lui ne avrebbe approfittato per svignarsela veramente. Si guardò attorno, alla ricerca dei suoi indumenti, ma per suo enorme orrore si accorse che essi non c'erano.

«Oh no!» esclamò in preda al panico. Lo pervase un senso di impotenza ed il serio timore che veramente fosse spacciato.

A convalidare quella sua paura furono i due orchi che, nel corso della giornata, lo avevano scortato fino all’accampamento. Avevano ricevuto l’ordine di verificare se si fosse ripreso e, in tal caso, di frustarlo.

Creature crudeli per natura, non si risparmiarono: i colpi si abbatterono senza pietà, e le urla di Bilbo sembravano solo accrescere il loro piacere. Smetterono soltanto quando lo hobbit, sfinito dal dolore, perse nuovamente i sensi.

*"Oh figlio mio,
triste è la tua sorte,
pesante il tuo fardello, la tua passione e fonte di guai,
sei capitato in una storia che par essere più grande di te,
ma il tuo animo è forte,
risorgi ancora una volta e salva i tuoi fratelli."
*
Bilbo sollevò lentamente il capo e sobbalzò: era ancora legato al palo della tenda, ma questa gli appariva trasparente. Al di fuori non c’era più l’orrido accampamento, bensì un bosco rigoglioso, costellato di fiori di una specie a lui sconosciuta. Di fronte a lui stava una dama che irradiava luce bianca, le mani congiunte e i boccoli dorati che le cadevano sulle spalle, intrecciati a una corona di gelsomini e fiori di ciliegio. I suoi occhi, di un blu intenso, trasmettevano una pace materna, come quella di una madre che veglia sul proprio figlio. Non parlò con voce umana, ma cantò: il suo tono melodioso era simile al suono di una lira, e ricordò a Bilbo l’incanto che aveva provato la prima volta che udì Legolas cantare.

*"Oh figlio mio delle terre del nord,
il tuo cuore è pervaso dalla paura,
ma non devi cedere!
Una possibilità per i tuoi fratelli ancora esiste
e sei te!
Liberati e cavalca il tuo destriero,
attraversa le terre,
impugna la tua spada
e abbatti il tuo nemico!
Non sei solo,
il mio cuore è vicino al tuo,
poiché un debito di vita io con te ho suggellato."
*
Da dietro un albero, uscì fuori la pony color miele a cui si era tanto affezionato.
«Yavanna!» esclamò Bilbo, protendendo la testa verso la sua amica, commosso nel rivederla sana e salva.
Se l'animale era lì, viva e vegeta, voleva dire che pure la compagnia stava bene! Ma la donna, leggendo i suoi pensieri, scosse il capo.

*"Ella non è con loro,
la mia creatura riuscì a fuggire ed attraverso lei io comunico.
Gli orchi sono ciechi,
gli orchi non sanno che si trova tra i boschi,
in prossimità del loro accampamento.
Con lei fuggirai,
raggiungerai Lòrien,
dirai cosa è successo
e partirai per salvare i tuoi fratelli
e recupererai il calice della mia discendente."
*
«Ma come? Come? Io sono legato qui, senza Gandalf che può prepararmi l'unguento per tornare normale, sembrerò un orco e mi accoperanno! Sono anche senza vestiti ed ho perso...» Stava per dire che aveva perso l'Anello, ma si bloccò perché non voleva dirglielo, aveva paura di perderlo per sempre se lo dichiarava ad alta voce. Ma la donna aveva già letto i suoi pensieri nel suo cuore.

*"So cosa hai perso,
conosco il tuo cuore
e ti dico che quell'oggetto di porterà alla distruzione
se continuerai a tenerlo per te.
Potrei sottrarlo in qualsiasi momento,
mi basta tendere la mano e farlo mio
e tutte le guerre che ad esso sono legate non esisteranno...
ma non posso andare contro il destino,
certe cose sono già scritte e devono essere compiute
affinché altre avvengano...
No, figlio mio, non posso aiutarti concretamente,
solo guidarti e ti ho già detto troppo...
Ma voglio andare contro le regole e dirti una cosa importante,
la strega..."
*
Improvvisamente una nube nera celò la vista di Bilbo e la voce della misteriosa dama si fece sempre più lontana, non riuscendo quindi a capire che cosa voleva rivelargli sulla strega. Quando poi tutto divenne nero, una risata malefica gli fece tramare l'animo.

«Amor mio, che cosa ti stava dicendo quella donna? Stolta Yavanna, pensa che solo perché è una Valier di essere più potente di me? Ma io sono figlia di Morgoth, la pura magia nera risiede in me e nulla potrà sconfiggermi. Soggiogherò le terre di mezzo e tu diverrai il mio sposo... non credevo di poter provare amore... ma tu, tu hai qualcosa che mi ha colpito ed ho deciso sarai mio!»
Lo hobbit urlò dallo spavento, quando dalle tenebre apparve il viso di una donna dai lunghi capelli bianchi ed il viso contratto da un ghigno malefico, gli occhi erano iniettati di sangue e una sostanza verdastra colava dalla sua bocca.

«Hei, hei sta fermo, idiota!» Improvvisamente delle mani deformate lo afferrarono per le spalle e gli diedero un forte scrollone.
Aprì lentamente gli occhi e quando riacquistò la vista, vide di fronte a sé l'orco medico che aveva colpito il giorno prima.
«Ah ti sei calmato finalmente, hai rotto i timpani a tutti con queste tue maledette urla!» Immerse una spugna in un secchio e a giudicare dall'aspetto del liquido, esso sembrava molto simile alla cura utilizzata da Gandalf per guarirlo dalla crema contro l'allergia. L'odore però era più forte e, come successivamente constatò, pure più potente.

Non si sbagliava. Bastò infatti una passata di quella sostanza per farlo ritornare normale e in un quarto d'ora lo era del tutto.

«Allora il capo non aveva mangiato pesante ieri sera, gli è davvero apparsa la strega in sogno e gli ha detto che eri tu e la formula per guarirti da quello che ti eri fatto, canaglia!»
Non si stupì delle sue parole, dato che era apparsa anche a lei...e non solo lei.
«Sposo di una strega... tu... bah i gusti sono gusti, ma forse buon per te, dato che scoprendo che ti avevano frustato ieri sera quella ha fulminato i miei due compagni!»

Bilbo sbatté velocemente le palpebre, a quanto pare godeva della protezione del suo nemico e non sapeva se mettersi a piangere o ridere, ma grazie a questo ora poteva richiedere indietro le sue cose, sempre che non gliele avessero bruciate o distrutte.
Per fortuna così non fu e, una volta liberato, poté riottenere tutto e così l'Anello era tornato in suo possesso.

Trascorsero ancora alcune ore, durante le quali gli orchi smontarono l’accampamento e si misero in marcia verso la dimora della strega. Se Bilbo fosse stato armato e forte, li avrebbe seguiti senza opporre resistenza per poi ribellarsi al momento opportuno. Ma così non era, e sapeva bene che l’unica speranza di salvezza era la fuga: avrebbe dovuto tentarla non appena gli orchi avessero imboccato il bivio che separava la via per il regno di Lórien da quella che conduceva alla cosiddetta “Zona senza Potere”.

Dopo pranzo - al quale a Bilbo partecipò nonostante la scarsa educazione degli orchi, per via della fame che aveva - si misero in marcia.

Lo hobbit venne legato per i polsi ed attaccato all'unico mannaro che avevano, il quale arrancava un po' perché affaticato dal peso dell'orco capo.

Tra i tronchi degli alberi, si accorse a un certo punto si accorse della figura della pony, che lo fissava con quei suoi intensi occhi neri. Sorrise, sapendo che stava bene e che nessuno si era accorto di lei.
«Tranquilla, mi libererò presto.» sussurrò.

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