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← Lo hobbit: il recupero del calice

Creato il 08/05/2026, 19:23 · Aggiornato il 08/05/2026, 19:23

Capitolo 5: Divisi

@ladyele1991LadyEle1991
MaturoCompleta

Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Violenza
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Tutti fissarono il punto ove i cespugli alti venivano schiacciati e spezzati con incredibile semplicità.

La compagnia puntò gli archi e le spade verso quella direzione, ora Buzul era passato in secondo piano, e quest'ultimo, assieme a Bilbo, strisciarono dietro di loro.

L'orco tremava dalla testa ai piedi e si nascondeva il viso tra le mani. Inoltre rideva, una risata isterica, folle. Fece un gesto per scappare, ma ormai nemmeno lo hobbit era più amico di quella creatura e quindi con uno scatto repentino l'afferrò per la vita e lo tenne a terra.

Qualche istante dopo, la creatura misteriosa si rivelò: un enorme rettile verde, con un'apertura alare di tre metri, possenti zampe posteriori, con degli artigli semi ricurvi e lunghi venti centimetri, una coda lunga due metri e mezzo alla cui estremità vi era un pungiglione da cui colava del liquido verdastro, stesso colore delle sue squame; la testa era a forma triangolare, dalla larga bocca si intravedevano dei denti aguzzi e in cima aveva delle corna di cartilagine; infine lungo la schiena, le ossa della spina dorsale uscivano fuori, degli spuntoni aguzzi distanti l'uno dall'alto venti centimetri.

Ruggì nuovamente, aprendo le sue enormi ali, riuscendo a scuotere gli animi dei presenti.

«Accidenti, un drago! È quello di cui ci parlò Elrond, Gandalf!?» chiese, terrorizzato, Bilbo allo stregone.

Quest'ultimo fissò dritto negli occhi iniettati di sangue la creatura, studiandola, e infine rispose: «Si, Bilbo, ma non è il drago di cui ci ha parlato il re degli elfi... questa è una viverna... una sottospecie di drago molto utile alla stregoneria per la loro affinità agli incantesimi.»

La creatura avanzò di qualche passo ruggendo ed agitando la coda, sfidando la compagnia.
«Questo mostro non sputa fuoco, ma state attenti al pungiglione sulla sua coda, secerne un veleno che uccide all'istante e pure tra atroci sofferenze!» aggiunse, mentre arretrava di qualche passo per prendere posizione. «Bilbo, stai indietro, questo mostro non ha l'intelletto di Smaug, non sa nemmeno parlare, è puro istinto. Letale.»

Lo hobbit non se lo fece ripetere due volte e strisciò di nuovo, tenendo ben stretto Buzul che si dimenava, per andarsi a nascondere in una buca lì vicino, tra le massicce radici di un albero.

Nel frattempo gli elfi e lo stregone circondarono la creatura, scoccando una pioggia di frecce. Ma la viverna, con un fulmineo colpo di coda, le tranciò in volo una dopo l’altra. Allora Gandalf e Calimon le si lanciarono contro con le spade, un gesto temerario: la coda del mostro si abbatté sulle lame, spezzandole in due. Solo per un soffio riuscirono a scansare il colpo successivo, mentre il pungiglione si conficcava nel terreno; dal foro sgorgò un liquido nero che, al contatto con la terra, la fece ribollire e fumare.

Lo stregone lasciò cadere a terra la spada, ormai inutilizzabile, e setacciò con la mano destra - ora libera - la tasca del medesimo lato della sua veste. Estrasse una pietra bianca e semi trasparente, che sistemò sulla cima del suo bastone.

Pronunciò a bassa voce qualche parola dalla lingua incomprensibile e la pietra si illuminò. I fasci di luce riuscirono ad accecare la creatura, la quale si spaventò e Legolas ne approfittò per lanciargli una freccia dritta in mezzo al petto, ma mancò il cuore.

La bestia si contorse dal dolore e tentò di colpire i presenti, ma furono tutti colpi a vuoto.

Bilbo osservò la scena ad occhi sbarrati, non accorgendosi così che Buzul stava infilando le dita nelle tasca dove teneva l'Anello. Se ne rese conto, solo quando quest'ultimo gli diede poi un cazzotto sulla zigomo destro per tramortirlo e così uscire allo scoperto. Per fortuna lo hobbit non svenne e riuscì ad avere la prontezza di riflessi di corrergli dietro - l'amore inconscio per quell'oggetto era tale da fargli dimenticare che i suoi compagni stavano ancora combattendo il drago.

L'orco schivò per un pelo una freccia di Araton, mentre Bilbo venne colpito accidentalmente, causandogli un profondo taglio all'avambraccio destro, a causa di un attacco di Fanon.

«Bilbo, dove credi di andare? Non inseguirlo!» gridò lo stregone, ma invano: il mostro si era già scagliato proprio nella sua direzione e fu costretto a difendersi, non poteva pensare a rincorrere lo hobbit.

Buzul riuscì a raggiungere la Viverna ed arrampicarvisi sopra. A quanto pare era addestrata ai suoi ordini, perché non solo dopo averlo odorato non l'aveva colpito, ma appena l'orco gli diede un colpo di gambe ai fianchi, quella spiccò il volo.

Bilbo non poteva perdere l'Anello e così con un salto riuscì appena in tempo ad aggrapparsi alla zampa destra del mostro, volando via assieme a loro.

Gli elfi e lo stregone gli urlarono di lasciar perdere, che non valeva la pena inseguirlo, che era solo un'imboscata. Ma vedendo che Bilbo non mollava, tentarono di scoccare qualche freccia per colpire le ali del mostro. Ferito e quasi cieco, il mostro volava a zigzag, rendendo impossibile colpirlo senza rischiare di ferire il loro amico. Non restava loro che mettersi alla sua ricerca, sperando di ritrovarlo al più presto: ormai a Lòrien mancavano solo pochi giorni di cammino, e quell’imprevisto era davvero una seccatura. Nel frattempo, Bilbo riuscì a salire sulla groppa della creatura, facendo attenzione a non tagliarsi sugli spuntoni della coda.

«Rendimi l'Anello, maledetto!» urlò, cercando di aprigli le mani, che erano chiuse a pugno.
«Giammai, questerro ora è mio!» ribatté l'altro, dandogli poi una testata che fece venire il capogiro al mezz'uomo.

Buzul ne approfittò per cercare di farlo cadere, ma Bilbo riuscì ad aggrapparsi appena in tempo al suo braccio sinistro, digrignando i denti per il dolore: lo aveva afferrato proprio con il braccio ferito.

«Molla! Molla!» gli gridò contro l'orco, dandogli dei pugni sulla ferita.
**«Non lo farò... rendimi l'anello schifoso orco... quello è il mio tesoro!»** il viso era contratto in una rabbia così furiosa che nemmeno lui sapeva di possedere.

Riuscì ad aggrapparsi di nuovo alla groppa con l’altra mano e, facendo leva col piede destro, risalì. Ora era molto più aggressivo: un cazzotto sulla guancia destra gli permise di aprirgli la mano che stringeva l’Anello. Un brivido di trionfo e potere percorse la sua anima, e tutti i tentativi di Buzul di riprenderselo si rivelarono vani.

Bilbo riuscì a rimettere l’Anello in tasca e parò un altro paio di colpi. Lo scontro terminò quando la viverna, riavuta la vista e addestrata a ritrovare la via di casa da sola, curvò verso il basso a destra: Buzul, incapace di reggersi, cadde urlando. Bilbo si allungò per afferrarlo — non era certo un assassino, anche se l’altro aveva cercato di eliminarlo — ma non fece in tempo: in mano gli rimase soltanto il cencio sporco che utilizzava come perizoma.

Stremato e ferito, lo hobbit curvò la schiena e poggiò gli avambracci sul dorso del mostro. Avrebbe voluto sdraiarsi e addormentarsi al calore della creatura, ma lo spazio tra uno spuntone e l’altro non glielo permetteva.

Volò sulla groppa della viverna per un’intera giornata: il drago non sembrava accorgersi che a domarlo non era più Buzul, ma Bilbo - forse proprio grazie a quel panno cencioso e puzzolente che comunicava all'essere esserci ancora il suo cavaliere.

Nel frattempo, la compagnia, dopo aver recuperato i cavalli, si mise all’inseguimento. Per un po’ riuscirono a seguirlo, grazie alla speciale vista elfica, assistendo alla lotta dei due, ma quando il mostro curvò passando per un valico tra le montagne, ne persero le tracce. L’ultima cosa che videro fu solo uno dei due cadere, per fortuna non il loro amico.

«Gandalf, perché credi che gli sia corso dietro? Temeva forse che quell'orco avrebbe detto ai suoi compagni la nostra posizione? Credi che in un qualche modo sia stato lui a richiamare la Viverna?» chiese Legolas, all'imbrunire della giornata successiva, una volta finito di accamparsi.

Avrebbero proseguito pure tutta la notte, ma i cavalli non ce la facevano più e quindi furono costretti a fermarsi.

«Stregone, avevi detto che quell'orco era a posto! Perché allora ha attaccato Bilbo? Perché è montato in groppa a quel drago?» Si intromise Araton, in preda alla collera per essersi fidato di un orco e delle parole di Gandalf.

«Taci, Araton, Gandalf non si sbaglierebbe mai! È successo sicuramente qualcosa che ha fatto fare il volta faccia a Buzul... anche se anche io mi chiedo come sia possibile, dopo che gli era stato letto lo spirito... » disse Fanon, affievolendo la voce nel pronunciare le ultime parole.

Tutti si fidavano del Grigio Pellegrino, non potevano credere che si fosse sbagliato e neanche con una creatura particolare, ma con un comune orco!

Gandalf dal canto suo non disse nulla, si limitava a fissare il fuoco, meditando. A un certo punto, il fumo che usciva dalla sua pipa inizialmente andò verso l'alto, poi scese e fece un movimento a spirale e ondulatorio su quello emesso dal falò.

Gli elfi osservarono quel particolare effetto, chiedendosi se lo stregone stesse usando una magia per localizzare il loro amico o semplicemente giocando con la pipa. L’incanto durò cinque minuti, poi spense la pipa e si sdraiò sotto la sua coperta, senza dare spiegazioni. Forse aveva intuito qualcosa, forse no; fatto sta che non voleva condividere i suoi pensieri, almeno per il momento. Gli elfi non insistettero: c’era ben altro a cui pensare, e la statura e l’astuzia del loro amico erano necessarie per il successo della missione.

Il mattino seguente, quando Bilbo riaprì gli occhi, notò che la viverna sorvolava un grande lago e si stava avvicinando a un accampamento di baracche, da cui si alzava qualche sottile scia di fumo. Passarono sopra di esse, e Bilbo capì che appartenevano a degli orchi: il fumo che vedeva proveniva dai falò che stavano spegnendo. Alcuni orchi indicavano il drago, ma senza allarme; anzi, sembravano soddisfatti, e qualcuno lanciò urla affinché un medico si recasse al nido della creatura per prestarle cure.

Capendo che il suo viaggio in groppa al mostro stava per concludersi, Bilbo si allarmò per due motivi: appena il drago fosse atterrato e avesse scoperto che non era un orco a cavalcarlo, di sicuro lo avrebbe divorato; in secondo luogo, se non fosse stato lui a fermarlo, ci avrebbe pensato l’orco curatore, che avrebbe dato l’allarme ai compagni. Il cuore gli batteva forte: cosa poteva fare? Si toccò le tasche per estrarre l’Anello, ma ci ripensò. Aveva un taglio profondo sull’avambraccio, fortunatamente smesso di sanguinare, ma il rischio che si riaprisse era alto, e qualche goccia lo avrebbe tradito. Inoltre era assetato e affamato, e in quelle condizioni non avrebbe potuto percorrere molta strada.

Continuando a tastarsi, nella tasca sinistra dei pantaloni avvertì un oggetto dalla forma cilindrica: il vasetto d'unguento di cui era allergico! Gli balenò in mente un'idea e senza pensarci due volte se la spalmò addosso.

Un’ora dopo raggiunse la tana, una grotta in cima a una piccola altura, e quando scese il suo corpo appariva quasi tutto gonfio. Aveva esagerato con il trucco su testa e mani, cercando di somigliare il più possibile a Buzul. Con riluttanza, aveva dovuto togliersi i suoi vestiti per indossare il perizoma, ma non li gettò via: sarebbe stato un peccato, soprattutto per la cotta di mithril, e non avrebbe saputo dove riporre l’Anello. Resta però il problema dell’altezza: l’orco era più alto, ma su quello non poteva far altro che contare sulla sua buona stella.

Scese con cautela dalla viverna, ma la creatura lo fiutò subito. La vista poteva ingannarla, l’olfatto no, e per un animale era inesorabile: si infuriò e cercò di morderlo. Fortunatamente anche lei era ferita e stanca, e dopo un paio di colpi andati a vuoto si affaticò, ansimando. Bilbo, altrettanto esausto, si sforzò di raggiungere un solco tra le rocce e si accucciò lì, in attesa che arrivasse l’orco medico.

Passò un'altra mezz'ora e finalmente quello arrivò.
«Mh? Certo che ti hanno veramente ridotto male, eh Virni?» disse l'orco, dando una pacca sulla testa della Viverna, per poi poggiare a terra la sua sacca della medicazione. «Hei... ci sono ancherro io!» Bilbo cercò di richiamarlo col poco di voce che gli era rimasta, provando a parlare come Buzul.

L'orco medico lo vide uscire dalla crepa, strisciando. La ferita gli si era riaperta come temeva e perdeva di nuovo sangue. Andò subito da lui per disinfettargli la ferita e ricucirlo.
Conclusa l'operazione, gli passò un po' di pane ed una borraccia.

«Spero che il piano abbia funzionato e che tu e Virni non vi siate fatti malmenare così, senza nemmeno combattere... lo sai che la strega non sopporta i fallimenti.» Aveva capito bene? La strega? Il sangue gli si gelò in corpo, pensando che la fattucchiera che dovevano uccidere poteva sapere della loro spedizione.

«Ecco... purtropperro gli elfi e lo stregone erano più forterri... però... però lo hobbitterro l'ho accoppato! Gli ho preserro anche i suoi vestiterri... e no! Non li spartirò con nessunerro!» A quelle parole, gli occhi dell'orco medico si tinsero di rosso e lo prese per il collo.

«Tu, lurido topo di fogna, che cosa hai fatto!? Lo sapevi benissimo che la strega lo voleva vivo! Ti sei bevuto il cervello!? Ti dovevamo uccidere lì in quel bosco quando ti abbiamo trovato, non avremmo mai dovuto accettare i tuoi servigi solo perché appartieni alla nostra razza!» Il mostro gli strinse forte il collo e Bilbo temette per un secondo che per lui fosse finita. Per fortuna le gambe non erano immobilizzate e ne approfittò per sferrargli un calcio nelle parti basse.

«Figlio di ...» Non riuscì a terminare la frase che lo hobbit prese una pietra e lo colpì alla testa, facendolo svenire.

Era ancora frastornato, ma almeno era stato curato ed aveva messo qualcosa sotto i denti. Ora non doveva fare altro che andare via da lì e ritornare indietro, era sicuro che la compagnia lo stesse cercando.

Attraversò il tunnel, scendendo di corsa dei ripidi scalini, ma quando arrivò alla fine e sbucò fuori all'aria aperta si ritrovò davanti due orchi dalla corporatura massiccia. Lo guardarono con aria interrogativa e poi quello dalla pelle più chiara parlò.

«Ma sei davvero tu, Buzul? Mi ricordavo che eri più alto... e che cosa hai in mano?... che bella cotta!» Allungò le mani per afferrare il mithril, ma Bilbo glielo impedì, scostandola con un gesto secco. «Accidenti come siamo scontrosi! Sei fortunato che per oggi ho già fatto a botte e sono di turno, sennò ti torcevo il collo come una gallina... dov'è Mitzul? Sta ancora curando Virni?»

Il mezz'uomo, immaginando si riferisse all'orco medico, annuì «Ha detto... detterro che sarebbe tornato da solo, visterra che ne avrà per le lungherra con lei. Voi ite al campo... ed io anderro a casa.» Girò sui tacchi per andare verso il percorso che aveva fatto il drago, ma l'altro orco lo bloccò prendendolo per la spalla.

«Hei ma dove vai? Non puoi tornare nei boschi, prima devi parlare con il capo e fargli rapporto... altrimenti stasera ti faremo allo spiedo!» Bilbo deglutì e non osò ribellarsi. Non aveva nemmeno con se Pungalo, l'aveva lasciata all'accampamento. Sospirò e li seguì.

Nel frattempo, la compagnia si era appena inoltrata nel valico tra le montagne. Gli alberi erano così fitti che la luce si vedeva a stento. Stettero continuamente all'erta, Fanon anni addietro era passato per quel tratto di foresta ed aveva trovato orde di orchi. C'erano molte tane in quella zona e sarebbero potuti essere attaccati da un momento all'altro.

Fortunatamente il manto erboso copriva il rumore degli zoccoli dei cavalli, ma per via del posto, quest'ultimi erano nervosi e sbuffavano e nitrivano spesso, nonostante gli elfi sussurrassero loro qualche parola all'orecchio per calmarli. Solo la pony era incredibilmente calma, non si spaventò nemmeno quando una faina tagliò improvvisamente la strada a lei ed il cavallo di Araton. Quello di quest'ultimo invece nitrì e sbatté con forza gli zoccoli delle zampe anteriori sul terreno.

Solo grazie alla maestria del cavaliere ed i suoi riflessi pronti, si evitò una brutta caduta.

A un certo punto, arrivati ai piedi di un frassino, Gandalf fece cenno di arrestare il passo.
«Stiamo girando in tondo.» Avvertì la compagnia «Vedete quel frassino? L'ho già visto.»
Gli elfi fissarono lo stregone con aria stupita, non si erano accorti minimamente della cosa. Erano andati sempre in linea dritta dopotutto, come era possibile che in realtà avevano girato in tondo?
«Siamo stati vittime di un incantesimo.» aggiunse poi, mentre assottigliava lo sguardo per osservare meglio il loco. Alcune fronde frusciarono «Non siamo soli.»

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