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← Lo hobbit: il recupero del calice

Creato il 08/05/2026, 07:24 · Aggiornato il 08/05/2026, 07:24

Capitolo 4: Buzul

@ladyele1991LadyEle1991
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Avvertenze (opera)

  • Copertina AI
  • Morte
  • Violenza
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Un paio d'ore dopo il tramonto, la compagnia cenò con un buon minestrone di legumi e spezie, rifocillandosi così dalla stanchezza accumulata quel giorno.

Poco prima di coricarsi, Bilbo avvertì il desiderio di carezzare l'Anello, ma nell'estrarlo - ovviamente stando attento che nessuno lo notasse - gli scivolò dalle mani e rotolò lontano da lui, a causa di una piccola discesa che portava verso un fiumiciattolo non molto distante dall'accampamento. Preso dal panico, comunicò agli altri che andava ad urinare e si allontanò dal gruppo.

A causa della scarsissima luce, fornita solo dalle stelle, trovò difficoltà nell'inseguirlo. Non sembrava proprio volersi arrestare, come se l'oggetto stesse rotolando per volontà propria. Andò a finire proprio in acqua e, data la lontananza, nessuno si accorse del salto e la panciata sul terreno eseguiti dal mezz'uomo, nell'intento disperato di afferrare l'Anello al volo prima che potesse sotterrarsi nel fango.

Si sporcò abiti e viso, ma non gli importava, doveva assolutamente recuperarlo, altrimenti era sicuro sarebbe impazzito.

Con fare frenetico setacciò con le mani nella fanghiglia del fondale del ruscello e, quando finalmente intravide un brilluccichio, una mano, che si distingueva da un tubero solo per la presenza delle dita, l'afferrò prima di lui.

«Eh? E cos'è questero? Che oggettino carinnero!» proferì l'orco, che in dosso aveva solo un perizoma cencioso.

«Rendimelo, è mio!» esclamò Bilbo, completamente assalito dal panico. Un sentimento a lui sconosciuto lo voleva spingere ad agire in modo violento, ma tentò di sopprimerlo. Lui era sempre stato un tipo diplomatico, non avrebbe mai alzato le mani per una cosa del genere.

«Tuo? Oh si in effetterri la forma è adattra alle tue ditine, strano nano fangosero, coi piedi pelosori!» rispose quello, canzonandolo per il fatto che avesse quel aspetto.

«Io non sono un nano, sono uno hobbit e noi hobbit abbiamo i piedi pelosi e tosti per natura. Ora rendimi l'anello...o io... o io ti infilzerò!» Si toccò il fianco dove teneva Pungalo, ma si accorse che di non averla con sé. L'aveva lasciata all'accampamento dato che si era preparato per andare a dormire.

«Oh si e con coserra, signor hobbit?» chiese, iniziandosela a ridere di gusto ed alzandosi in piedi

.
Bilbo si rese conto che l'orco era più alto di lui di una spanna e, se non fosse stato per l'influenza dell'Anello, se la sarebbe data a gambe levate.

«Ho...ho degli amici elfi a pochi metri da qui. Urlerò se non mi ridarai il mio anello!» La voce era un po' tremante, ma si sforzò di mantenere una posizione composta ed uno sguardo deciso.

«Uuuhh io adorrero gli elfi! Si, si ti ridarò il tuo gioiello, ma tu farimmi conoscere i tuoi amici elfi, te ne preghero!» esclamò il mostro, lasciando sbigottito il mezz'uomo.

«Ma come sarebbe? Tu sei un orco...non dovresti essere loro nemico? Perché così tanta ammirazione?» chiese con fare curioso, ma allungando comunque la mano verso di lui per farsi ridare l'oggetto.

«Oh si, mi hannero detto che sono un orco...tutti quelli che incontrero mi dicono che lo sono, ma io non capisco perché tutti scappannero e perché dicono che dovrei esser nemico di tutti... io non ho fattero nulla di male e voi altri mi date la caccia. Sarà perché i miei similliri distruggeno, cacciano e devastano, ma io da piccinerro venni abbandonato nel bosco e tra questi alberi io sopravvivero e so che se non do fastidioro a nessuno, nessuno lo darà a me.» spiegò, grattandosi il capoccione, che sembrava un enorme tubero pieno di porri e a forma un po' triangolare, sulla cui estremità più alta usciva fuori un ciuffo di peli. «Comunque riprenditi questo strano cosorro, penso sia infettero, mi fa contorcere le budella in un modo stranerro.»

Non appena l'orco poggiò l'Anello sul palmo di Bilbo, quest'ultimo era tentato di rendersi invisibile e fuggire via, ma le parole di quello strano tipo l'avevano lasciato veramente stupito. Un orco buono! Se glielo raccontassero non ci avrebbe creduto neanche se l'avessero pagato! Gli orchi sono creature sanguinarie e solo piene di intenti malefici... ma forse se uno di loro vive in isolamento e lotta solo per far vivere sé stesso, può essere che almeno lui si salvi... beh lui voleva vedere gli elfi, quindi in caso avesse cattive intenzioni, c'avrebbero pensato loro a fargli la festa.

«Va bene seguimi, ma occhio a come parli. Gli elfi sono nemici giurati di voi orchi.» gli disse, infine, standogli accanto -non osava stare più avanti di lui, seppur disarmato poteva sempre attaccarlo con una pietra.

Tornato all'accampamento, poco prima di mostrarsi, Bilbo disse al mostro di aspettare un attimo, così da prepararli alla "sorpresa".

Quando gli elfi e Gandalf lo videro in quello stato così malridotto, non poterono fare a meno di sghignazzare.

Li lasciò ridere ancora per qualche secondo poi, preso un lungo respiro, disse: «Gente...ho con me un ospite. Fremeva di conoscere gli elfi...ora quando lo vedrete di sicuro vi allarmerete, ma NON è un nemico, quindi non sguainate le armi!»

Gli elfi lo guardarono con espressione interrogativa, ma accettarono comunque di vederlo ma quando Bilbo fece cenno all'orco di uscire allo scoperto non poterono fare a meno di alzarsi tutti insieme, estraendo spade ed archi e scagliando qualche maledizione in elfico.

«No, no fermi! Non è cattivo!» esclamò allarmato Bilbo, frapponendosi tra la figura rannicchiata e tremante dell'orco e quei giganti arrabbiatissimi, allargando le braccia.

«Non è cattivo!? Ma ti sei reso conto chi è che hai alle spalle, mastro Baggins? Fatti da parte, adesso ci pensiamo noi!» esclamò Araton, con l'arco ormai all'apice della tensione.

«Per favore, non mi uccidetere! Mi chiamerro Buzul e non sono cattivo! Per favore, per pieterà, miei signori non m'accoppate!» Andò al fianco dello hobbit, mettendosi in ginocchio e rannicchiandosi su sé stesso. Protrasse le mani bitorzolute in avanti, in segno di pietà, e iniziò singhiozzare. Era veramente terrorizzato!

«Oh si certo, come se potessimo mai fidarci di te!» Legolas era irato e anche lui aveva l'arco in mano.

«Per pieterà, miei signori, non mi uccidetere! Volevo solo vedere come eravate fatti, perché erano annerri che desideravo conoscervi. Ammirero molto la vostra razza! Vi assicurerro che non sto con nessun gruppo, io viverro solo con me stesso e se mai abbia mai compiuto atti criminoressi è stato solo per salvaguardarmi...ma l'uniche creature che ho mai ucciserro sono solo gli animali del bosco per mangiare e qualche brigante che mi voleva schiavizzare, mai carovanere o simili...lo giuro, lo giuro!» urlò con tutto il fiato che riusciva a tirar fuori tra un singhiozzo e l'altro.

Gli elfi non ci credevano e qualcuno di loro era già intenzionato a farlo fuori, quando anche Gandalf si intromise. A lunghi passi si avvicinò alla creatura e gli sollevo il capo col bastone, per leggerne lo sguardo.

Gli occhioni gialli erano lucidissimi, il viso tumefatto rigato di lacrime ed un lungo moccio gli usciva da quella che doveva essere la narice destra. Lo fissò a lungo, assottigliando lo sguardo. A mezza bocca sussurrò qualche parola in una lingua incomprensibile e infine si allontanò.

«Questo mostro dice il vero. Non ha intenti cattivi, vuole solo conoscervi!» disse, alzando la mano sinistra per invitare gli elfi ad abbassare le armi.

Gli elfi eseguirono l'ordine, ma l'espressione turbata non se ne andò dai loro volti.
«Ebbene? Ora ci hai conosciuto, puoi sparire.» Disse Araton, irritato da quella presenza.

Buzul sospirò, dispiaciuto dalle reazioni di quelle creature. Stava per andarsene, quando Bilbo si fece coraggio e lo prese per il braccio destro.

«Aspetta, non andartene. Tu vivi in questi boschi no? Potresti condurci a qualche scorciatoia per arrivare prima a Lòrien!» Gli disse, sorridendo.

Gli elfi rimanevano comunque contrari, loro sapevano muoversi benissimo tra i boschi, non gli serviva una guida ma forse una creatura del genere poteva conoscere sentieri sconosciuti anche a loro, quindi cambiarono idea e gli permisero di restare.

«Mastro Baggins, se quel mostro ci farà cacciare nei guai, ti riterrò direttamente responsabile!» esclamò Legolas, minaccioso, prendendolo per il colletto.

In quel momento tutta l'ammirazione che aveva per lo hobbit sembrava fosse svanita e Bilbo se ne dispiacque. Sperò vivamente che quel Buzul gli avesse detto il vero, altrimenti non sarebbe più stato in grado di guardare negli occhi l'intera compagnia, ma per fortuna le parole di Gandalf sul fatto che l'orco diceva il vero gli diede un barlume di speranza.



Durante la notte, Bilbo ebbe sogni agitati, ancora una volta aveva sognato la bella fanciulla tramutarsi in quell'orripilante strega, che gli ricordava che ormai aveva fatto la sua scelta, ed il mattino seguente si svegliò tutto sudato. Si sforzò di non pensarci durante le ore successive e cercò di trovare conforto stringendo con forza l'Anello che teneva come sempre in tasca. Ogni giorno che passava, diveniva sempre più il suo unico pensiero... non sapeva però che c'era anche qualcun altro che segretamente iniziava a bramarlo.

Il dì seguente stavano già a un buon punto per raggiungere la fine del bosco, l'orco era in testa ed aveva un passo sicuro e, se non fosse che avrebbe rischiato di sbattere la testa, avrebbe attraversato il sentiero anche ad occhi chiusi.

«Buzul, i tuoi servigi per ora sono stati ammirevoli, sembri davvero un orco buono... non avrei mai immaginato che ce ne potesse esisterne uno in tutta la Terra di Mezzo!» esclamò Legolas con aria soddisfatta, per poi rivolgere un attimo lo sguardo a Bilbo: l'ammirazione per lui era tornata.

«Quando arriveremo a Campo Gaggiolo ti prometto che verrai ben ricompensato.» Aggiunse Endacil.
L'orco fece un verso strano e si grattò con forza il capo e gli uomini immaginarono avesse reagito così perché si sentisse in imbarazzo, mettendosi così tutti a ridere di cuore.
Per fortuna, lo hobbit c'aveva visto giusto quando disse che Buzul sarebbe stato utile per trovare la strada più corta per raggiungere Campo Gaggiolo... peccato che anche altre creature poco amichevoli la conoscevano!

Nessuno se ne rese conto, la creatura strisciava silenziosa e veloce tra i cespugli ed i rami degli alberi, tant'è che nemmeno gli elfi o il Grigio Pellegrino se ne accorsero.

Un'altra notte era giunta, ma lo hobbit non aveva voglia di dormire, non voleva più sognare quella terribile donna. Decise quindi di fare quattro passi in solitaria - ovviamente non molto lontano dall'accampamento - fino a che non trovò uno spiazzo ove le fronde degli alberi formavano un cerchio perfetto per mostrare la luna piena. Fissò quest'ultima per svariati minuti ma alla fine il sonno prevalse e si addormentò lì. A un certo punto però si svegliò, aprendo di scatto gli occhi: aveva avvertito che qualcuno gli stava mettendo la mano nella tasca del panciotto, quella dove custodiva l'Anello. La sua sensazione era giusta e, nonostante la sonnolenza, i suoi riflessi furono abbastanza scattanti da permettergli di afferrare il polso di Buzul, il quale aveva ora in mano l'Anello.

«Che cosa accidenti stai facendo?» gli chiese a denti stretti, fissandolo con rabbia nella palle degli occhi.

«Da quella volterra... che l'ho vistolo... non sono riusciterro a dimenticarlo... volevo rivederlo... sentiverro che mi chiamarava!» rispose lui, cercando di divincolarsi.

Bilbo strinse la presa ancor di più e con l'altra mano cercò di riprendersi il tesoro. Buzul, però, non ne voleva proprio sapere di mollarlo e nel giro di due minuti iniziarono a fare a botte. L'orco morse lo hobbit a una spalla, ma grazie alla sua speciale cotta non si fece nulla. Bilbo invece gli diede un cazzotto sulla tempia destra ed il mostro cadde sul fianco, perdendo l'Anello. Il mezz'uomo riuscì a riprenderselo e a rimetterselo in tasca, ma lo scontro era riuscito a svegliare il resto della compagnia - e non solo.

Dato che non si erano mai fidati fino in fondo dell'orco, puntarono le frecce verso quest'ultimo, pensando che avesse deciso di tradirli. La lucidità era, però, nel frattempo tornata nell'animo Bilbo e subito si mise in mezzo per fargli da scudo. Purtroppo, Buzul, essendo una creatura di natura debole ed avvezza a seguire le vie del male, anche se non cresciuto in un nido di orchi, non era ancora tornato in sé e approfittò di questo momento di distrazione per saltare alle spalle dello hobbit. Gli elfi levarono di nuovo gli archi e Gandalf e Calimon intervennero con le spade, fiancheggiando i due e minacciandolo che l'avrebbero trafitto se non avesse mollato il loro amico.

Lo stregone, anche se non lo esternava, era il più sorpreso di tutti nel vederlo così ostile. Aveva scrutato con la sua magia nel suo animo e - certo non è che aveva visto in lui un santo - non era una creatura ostile... e ora, riguardandogli dentro, trovò un profondo una rancore e una sete di potere, come se fosse stato in contatto con qualcosa di talmente potente che lo aveva cambiato radicalmente all'interno, che aveva risvegliato in lui l'istinto omicida di qualunque comune orco.

Visto che Buzul non voleva mollare Bilbo, bruciandosi così l'ultima possibilità di salvezza, sia Gandalf che Calimon levarono le spade, pronti a colpirlo - nei giorni di viaggio con il mostro si erano fatti indicare loro la strada, quindi sarebbero stati in grado di proseguire anche senza di lui - ma un potente ruggito distrasse tutti dall'attacco.

Volsero il capo verso un mucchio di alti cespugli che stava venendo sradicato e ciò che videro scosse nel profondo tutti presenti.
Buzul mollò la presa da Bilbo... ora c'era da pensare a qualcosa di molto più importante!

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