Sulla Sogliadel Canone

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Capitolo IX

Copertina di Le molte vite dell'Artista
Copertina con AI

Le molte vite dell'Artista

di @sayman

Crossover, Doctor Who (fandom generico) · Classificazione: Generale · In corso

99.518 parole · 13 capitoli · 2 letture · aggiornata il 1 ottobre · nessuna recensione ›

Personaggi

Personaggi originali

Artista

Capitoli

13 capitoli, dal 6 maggio al 1º ottobre

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Riassunto

Riassunto

Questa raccolta presenta brevi avventure incentrate sul misterioso viaggiatore omniversale noto come l'Artista.

Capitolo 9

Famiglia

7.420 parole, circa 37 minuti

Copertina del capitolo 9

Xavier Cross stava letteralmente vivendo un sogno, un sogno che due giorni prima poteva vivere solo tramite le sue fantasie, mentre ora... si trovava davvero nel mondo di My Hero Academia! 

Mentre camminava per le vie della città fittizia di Musutafu — anche se in quel mondo era reale — Dio, adorava tutto ciò!

Si guardò attorno mentre, insieme a sua madre, attraversava una delle vie cittadine illuminate dalla notte giapponese, con le insegne al neon che coloravano l'asfalto bagnato e chiazzato di neve sciolta, i lampioni che proiettavano ombre lunghe sui marciapiedi imbiancati e i piccoli locali ancora aperti da cui uscivano profumi caldi di ramen e takoyaki. Sugli alberi lungo la strada si era posato un velo di neve, sottile ma sufficiente a dare alla scena un'aria invernale e quasi magica. 

Ovunque vi erano decorazioni natalizie: fili di luci rosse e dorate appesi tra un palazzo e l'altro, lanterne a forma di stella, ghirlande sulle porte dei negozi e, poco più avanti, un grande albero di Natale addobbato con palline lucide e nastri bianchi che spiccava al centro della piazza. Era evidente che il Natale fosse in arrivo o passato da poco.

Sua madre già... Paradox, che il giorno prima aveva scoperto essere un'aliena che viaggiava per l'Omniverso con la sua fantastica nave di nome TARDIS.

Erano arrivati — o meglio, atterrati o materializzati — verso le undici di mattina. Xavier si era vestito con una maglietta a maniche corte con All Might sopra, per poi venire congelato da una folata di vento una volta uscito dalla nave. Infreddolito, si era dovuto cambiare indossando una felpa nera, con tanto di giacca nera, cappellino nero e anche tutto il resto di quel colore, tanto che sembrava pronto per una rapina in banca. Però il nero era il suo colore preferito e non perché fosse una persona emo o depressa: non sapeva davvero il perché. La madre invece aveva optato per una versione invernale del suo solito outfit rocchettaro, aggiungendo solo delle pellicce bianche ai bordi degli abiti.

I due camminarono per la città facendo i turisti, comprando souvenir, mangiando ramen e altri prodotti locali, prodotti che Xavier non aveva mai provato. Non aveva mai avuto modo di andare in Giappone, anche se era uno dei suoi sogni: adorava quel paese, in primis per i manga, ma non solo. Anche per la cultura, i templi, la mitologia che trovava stupenda e tanto altro. Il Giappone dove si trovava però aveva anche una cosa che nella sua realtà non aveva: gli Heroes!!

Infatti, mentre faceva il turista, si guardava attorno per beccare qualche Hero famoso: magari Mount Lady — anche se lei si sarebbe vista subito — Eraser Head o Fat Gum, anche se lui non vigilava in quella città, ma magari...

Il suo sogno fu esaudito quando un gruppo di rapinatori simili a lucertole venne fermato con un solo pugno niente popò di meno che dall'Hero numero uno: All Might!

Xavier era subito corso da lui chiedendogli di scattare una foto, cosa che il gigante gentile e biondo, vestito con un costume che richiamava l'America, aveva accettato senza esitazioni, sfoggiando il suo classico enorme sorriso luminoso, facendo letteralmente brillare il ragazzino.

Xavier era subito corso da lui chiedendogli di scattare una foto, cosa che il gigante gentile e biondo, vestito con un costume che richiamava l'America, aveva accettato senza esitazioni, sfoggiando il suo classico enorme sorriso luminoso, facendo ...

Dopodiché era saltato in aria, come se volasse chissà verso quale avventura.

Subito dopo quell'esperienza, la madre — molto probabilmente per farlo calmare, visto che stava parlando a raffica del suo incontro con l'Hero e di dove, secondo lui, sarebbe andato, iniziando a raccontare storie più o meno plausibili — lo aveva portato alla sala giochi a tema Heroes, dove avevano passato le ore a giocare a tutti i giochi e vincere svariati premi, come action figures degli eroi e molto altro.

Lo stupì quando la madre si infilò nella giacca tutti i premi vinti come se nulla fosse. << Tasche più grandi all'interno >> gli svelò, facendogli desiderare di averne anche lui, visto che beh... erano comode.

Dopo un altro paio di giretti, decisero di visitare diversi negozi di anime, visto che voleva vedere le differenze con quelli che conosceva lui, oltre al fatto che voleva anche qualche spoiler. Anche se il manga non diceva quanto avanti rispetto al ventunesimo secolo fosse ambientato, MHA era comunque nel futuro e lui voleva sapere quali Pokémon sarebbero stati creati e come i Quirk avrebbero modificato le opere. I Pokémon avrebbero lottato insieme ai loro allenatori, dove entrambi avevano i poteri? I film sugli eroi avrebbero avuto la stessa valenza o erano basati sugli eroi locali? Utilizzare i poteri per disegnare sarebbe stato considerato barare, come fare un disegno con l'IA, oppure no?

Purtroppo, se alcune curiosità le aveva soddisfatte, altre no, perché la madre aveva deciso di incamminarsi verso la loro prossima meta per cercare un posticino dove cenare.

Fu proprio in quel momento che si imbatterono in un gruppetto alquanto singolare, un gruppetto di bambini dall'aria felice che Xavier riconobbe immediatamente.

Quello che spiccava era un piccolo Izuku Midoriya che parlottava con l'irascibile Katsuki Bakugo che, con i suoi occhi rossi, i capelli biondi e irti, e la felpa invernale nera, sembrava un piccolo teppista di strada. Erano proprio come nell'anime, ma in versione chibi.

La cosa strana però non era la loro età — se All Might era ancora attivo e in forma, era ovvio che si trovavano nel passato rispetto all'opera, magari durante l'epoca di "Vigilantes" — ma il fatto che i due sembravano amici, quando in realtà Xavier sapeva bene che all'epoca il bombarolo bullizzava il ragazzino dai capelli verdi.

Quando notò un altro paio di capelli biondi, però, capì che quell'universo non aveva quasi niente di canonico, visto che Himiko teneva per mano il silenzioso Tenko, i cui capelli neri lo rendevano quasi il suo opposto. 

Vedere due dei maggiori villain dell'opera comportarsi in quel modo fu strano, anche perché... vi era un altro membro dell'Unione dei Villain: Touya Todoroki, con i capelli infuocati come il suo quirk o meglio...come il fuoco classico, visto che le fiamme di Dabi erano blu. Gli altri Todoroki se ne stavano un po' più in là, diversi dal fratello maggiore per il colore dei capelli: o bianchi e rossi come Shouto, o prevalentemente bianchi come Natsuo e Fuyumi.

Il futuro Dabi portava in collo un piccolo ragazzino biondo che non conosceva. Un personaggio OC?

Poco più in là riconobbe Hitoshi, che si dirigeva verso un biondino con due ali rosse sulla schiena: Keigo, che

Poco più in là riconobbe Hitoshi, che si dirigeva verso un biondino con due ali rosse sulla schiena: Keigo, che... come mai aveva la stessa età degli altri? L'alato indicava una vetrina parlando con una ragazzina dai capelli castani e dal sorriso gentile. Vi era un'altra ragazzina con lo stesso colore di capelli poco più in là.

Quasi gli venne un colpo quando posò lo sguardo su un ragazzino davvero inquietante: aveva la pelle grigio polvere, capelli neri e occhi totalmente grigi, quasi come se avesse una perenne cataratta sovrannaturale. Sembrava un piccolo spettro, anche se si vedeva che il suo volto era gentile.

A tenergli la manina grigia vi era una bella ragazza dai lunghi capelli arcobaleno e una giacca rossa che, al collo... aveva un serpente? 

Certo, era un bel serpente dalle scaglie multicolori, ma a Xavier sembrò strano o quantomeno

Certo, era un bel serpente dalle scaglie multicolori, ma a Xavier sembrò strano o quantomeno... magari il Quirk della ragazza era quello di controllare i rettili? Che poi, l'animale non aveva freddo in quel clima invernale? A un'occhiata più attenta, però, il rettile se ne stava per lo più sotto la giacca della ragazza e solo la testa e una piccola parte del corpo uscivano fuori.

Lei portava anche un tenero neonato, sistemato in un piccolo marsupio per bebè, che in quel momento se ne stava beatamente dormendo tra le sue braccia.

Quando notò che stava ricambiando lo sguardo, lui timidamente lo spostò sul cane che le girava attorno, così grosso da sembrare un lupo nero delle foreste e beh... lo adorava.

Dietro la ragazza arcobaleno camminavano tre mamme che riconobbe subito: Inko, la tenera madre di Izuku, con i capelli lunghi della stessa tonalità del figlio; Rei, la madre dei Todoroki e una castana che non sapeva riconoscere.

Ancora dietro, come due ombre separate dal gruppo ma non abbastanza da sembrare estranei, c'erano un uomo serio, completamente vestito di nero, inquietante ma dal volto gentile, e forse quello che era il suo piccolo protetto, nero in un certo senso come lui.

<< Xavier, li stai osservando un po' troppo con la bocca aperta >> gli disse la madre, mentre lo spingeva piano un po' più avanti accelerando il passo. << Non vorrai passare per un piccolo stalker, vero? >>

<< Ma mamma, quelli so— >>

<< Lo so, ho conosciuto di persona Deku e compagnia >> rivelò lei.

<< Questo non è l'universo del tuo amico Takezo, vero? >> chiese Xavier. << Insomma,  questo universo non è canonico, Midoriya e Hawks non hanno la stessa età! >>

<< Lo so, ora cammina >> lo bloccò la madre, mentre accelerava il passo. << La ragazza che ti ha notato osservarli ci sta seguendo >>.

Detto ciò, camminarono in silenzio per un po', ma non per molto, visto che presto imboccarono il vicolo isolato dove avevano parcheggiato il TARDIS.

Il vicolo era  stretto e poco illuminato, con i muri coperti da vecchi manifesti strappati, l'odore di umidità e qualche cassa di legno accatastata vicino a un cassonetto metallico. Le luci dei neon della strada filtravano appena, tingendo il vicolo di un riflesso violaceo.

<< Ci stai seguendo Rainbow Girl? >> chiese Paradox alla loro inseguitrice, che si stava incamminando verso di loro.

<< Ci stai seguendo Rainbow Girl? >> chiese Paradox alla loro inseguitrice, che si stava incamminando verso di loro

<< Tuo figlio guardava i miei con uno sguardo che non può appartenere a questo mondo >> rispose decisa lei.

<< Oh... abbiamo una viaggiatrice multiversale qui, eh? >> le sorrise Paradox.

<< Non proprio, sono solo finita qui, non è che abbia visto chissà quali altri universi... >> sbuffò l'altra.

<< Sei finita in un isekai in stile "My Hero Accademia"? >> gli occhi del ragazzino brillarono. << Fighissimo! Magari, visto che tra i tuoi bambini ci sono anche dei futuri villain, immagino che stai cambiando la storia in meglio? Ovviamente è anche un universo dove alcune cose sono diverse, come l'età di Hawks e— >>

<< Ok, pulce, respira >> ridacchiò la madre, per poi guardare l'altra. << Se vuoi saperne di più seguimi, altrimenti... bye bye! >> Detto ciò aprì il cassonetto nero accanto e ci si buttò dentro.

<< Comunque mi chiamo Xavier Cross, mentre la pazza che si è appena buttata nel cassone è mia madre, Paradox e... beh, vieni o... >> Imbarazzato, entrò anche lui nel cassonetto, che altro non era se non l'aspetto che il TARDIS aveva preso per mimetizzarsi in quell'ambiente.

––––––•––––––

Entrato, un sonoro auch lo fece voltare verso l'entrata, che era situata in alto ma non alla stessa altezza del soffitto, visto che la porta era diventata quella del cassonetto. Notò che anche la Ragazza Arcobaleno li aveva seguiti e, in quel momento, mentre si stava rialzando dopo aver battuto una sonora culata, stava guardando il posto con la bocca aperta e beh... come darle torto. Per quanto la sala console della madre sembrasse... un bar per rockettari, era comunque un posto che lasciava senza parole.

<< Benvenuta nel TARDIS! >> la salutò Paradox mentre girava attorno alla console, premendo leve e bottoni

<< Benvenuta nel TARDIS! >> la salutò Paradox mentre girava attorno alla console, premendo leve e bottoni.

<< Non dovresti installare un sistema di sicurezza se per sbaglio entra un intruso? >> chiese Xavier, anche se ridacchiava, visto che la ragazza non era davvero una minaccia.

<< Mah... figurati se scaccio una così bella pulzella! >> Paradox le fece un occhiolino sfacciato, facendola arrossire, mentre Xavier gemeva, per poi cambiare espressione ricordandosi una cosa.

<< Aspetta... hai detto che sei italiana? >> chiese alla madre. << Non lo sapevo, insomma... pensavo fossi americana >>.

<< Questa rigenerazione lo è >> si indicò con entrambe le braccia, << ma mia madre era italiana e beh, lo sono anche io >>.

Xavier si limitò ad annuire, rendendosi conto che sapeva ben poco della madre oltre al fatto... era stato così preso dalla fantascienza che si era dimenticato di chiederle se suo padre sapesse chi fosse davvero. Ma lo avrebbe fatto poi: non aveva senso tirare fuori drammi familiari con un ospite a bordo. Quindi preferì chiedere una cosa alla nuova arrivata:

<< Come mai ci hai seguiti? Insomma... la gente normale non si butterebbe dentro un cassonetto seguendo degli sconosciuti... >>

<< Sei troppo dolce >> gli sorrise. << Impossibile non fidarsi di te. Inoltre... sai, ho seguito il mio istinto e voglio saperne di più su come viaggiare tra i mondi paralleli, visto che è da tanto che non torno da mia sorella... >>

<< Oh... magari possiamo portarti da lei? >> chiese Xavier, osservando la madre che si stava avvicinando all'uscita.

<< Seguitemi! >>

––––––•––––––

Una volta fuori furono accolti da un caldo estivo, che costrinse i tre a togliersi le giacche, gettandole in malo modo all'interno del TARDIS seguendo l'esempio della padrona di casa, restando a maniche corte. 

<< Napoli! >> sorrise lei, indicando intorno a sé una via stretta e luminosa, con palazzi color pastello, balconi pieni di panni stesi e vasi di basilico, motorini parcheggiati ovunque e l'odore di mare che arrivava da lontano. Davanti a loro si trovava una pizzeria con un'insegna al neon: Hasta la Pizza. Xavier la fissò perplesso: quel nome... era tutto tranne che italiano.

Una volta entrati, la pizzeria era piccola ma accogliente, con il forno a legna sempre acceso e il profumo di basilico e pomodoro che riempiva l'aria. Dal muro pendevano peperoncini rossi e una finestra aperta lasciava intravedere il Vesuvio in lontananza.

Dietro al bancone vi era un pizzaiolo napoletano verace: pelle ambrata dal sole, occhi scuri e vivaci, capelli neri mossi che gli cadevano sulla fronte. Il sorriso gli illuminava il volto mentre impastava con gesti rapidi e sicuri.

In tutto ciò la ragazza si guardava attorno come se non credesse a ciò che stava osservando

In tutto ciò la ragazza si guardava attorno come se non credesse a ciò che stava osservando. << Beh... patria dolce patria... >> sorrise un po' incredula.

 << Paradox, ma che bella sorpresa! >> Il pizzaiolo andò ad abbracciare Paradox, che ricambiò con altrettanto calore. 

<< Ciriel, quanto tempo! >> 

<< Ciriel? >> chiese confuso il ragazzino. Che razza di nome era? 

<< Esatto e tu chi sei, piccolo guaglione? >>

 << È mio figlio >> rispose fiera Paradox. 

<< Giusto, Gabriele mi aveva detto che ti eri creata una famiglia, buono buono >> sorrise lui. 

<< Gabriele, come mio zio? >> Non era proprio suo zio, ma un amico di famiglia che ogni tanto andava a fargli visita. Era un tipo... rockettaro e figo che gli portava sempre qualche dono. 

<< Sono Sara invece, piacere >> sbuffò lei, forse non contenta di essere stata ignorata. 

<< Benvenuta anche a te, mia cara >> sorrise lui. << Volete mangiare qui o sei solo venuta a visitare un vecchio amico? >> 

<< La bambolina ci ha invitati a cena a casa sua e ho trovato giusto portare qualcosa, soprattutto perché... vive in Giappone e lo sai com'è il cibo laggiù >> scherzò lei, e Ciriel annuì comprensivo. 

<< Ma io non vi ho affatto invitati! > sbuffò la poveretta che guardava incredula Xavier solo per avere conferma se Paradox fosse impazzita o meno, ma lo sguardo del ragazzino era perso altrove.

<< A me piace il giapponese >> disse Xavier. 

<< Sì, anche a me, ma il cibo italiano è su altri livelli >> Paradox gonfiò il petto orgogliosa, tanto che Xavier si immaginò una bandiera italiana svolazzare con fare patriottico dietro di lei. 

<< Mi piace il Giappone. Nel periodo Edo conobbi Kamado-gami e ci scambiamo ricette ancora oggi >> disse il gentile pizzaiolo. 

<< Aspetta... >> Xavier sgranò gli occhi. << Hai conosciuto il dio giapponese del focolare e della preparazione del cibo? >> Conosceva abbastanza bene la mitologia giapponese da sapere che questo dio era venerato nelle case e nei templi come protettore del fuoco domestico e della purezza del cibo, spesso associato al rispetto per gli ingredienti e alla gratitudine verso la natura. << Inoltre... nel periodo Edo? Ma quanto sei vecchio? >> 

Dopo aver ridacchiato, l'uomo fece spuntare due bellissime ali bianche e candide dietro la schiena, che brillavano di luce propria. 

<< Sei un angelo! >> urlarono in coro Xavier e Sara, con la bocca aperta come due fessi. 

<< Esattamente >> sorrise lui. 

<< E ti chiami Ciriel, davvero? >> Sara alzò un sopracciglio. << Non è un po' troppo parodistico? >> 

<< Non è il mio vero nome, ovviamente. Qui nel mondo mortale mi chiamo Ciro, mentre su nel Paradiso sono Kiryel. Paradox e quei pazzi dei suoi amici hanno solo unito i due nomi per fare i dispettosi >> spiegò lui con un grande sorriso, mentre indicava una foto sul muro, dove aveva riconosciuto lo zio Gabriele con il suo solito sorriso, i capelli castani, il vestito rock con giacca di pelle nera e camicia bianca. 

Con lui, oltre alla madre, vi erano tre individui che definire assurdi sarebbe stato riduttivo: un robot blu che sembrava un giocattolo per bambini, con quegli occhiali di plastica gialli e il farfallino rosso; un tenero cinghiale umanoide e

Con lui, oltre alla madre, vi erano tre individui che definire assurdi sarebbe stato riduttivo: un robot blu che sembrava un giocattolo per bambini, con quegli occhiali di plastica gialli e il farfallino rosso; un tenero cinghiale umanoide e... un cartone animato vero e proprio? Sul serio, sembrava uscito dai cartoni in bianco e nero del secolo scorso!

In quel muro vi erano altre foto dove si vedeva il pizzaiolo insieme a quelli che Xavier credeva fossero personaggi famosi, molti dei quali non riconosceva, forse perché non era italiano e troppo giovane. C'era anche una foto in cui un bel giovane biondo e prestante mangiava una pizza accanto a un uomo di mezza età, con i capelli castani e un elegante vestito color panna.

 << Noto del dubbio sulla mia esistenza negli occhi di Sara, in te picciriddu non lo vedo >> lo osservò l'angelo. 

<< Ho sempre creduto, visto che la mamma mi ha sempre detto che l'Arcangelo Gabriele, patrono della nostra famiglia, mi avrebbe sempre protetto >> sorrise lui. Sì, non era mai stato un credente vero e proprio, non era quasi mai andato in chiesa e preferiva la scienza e la ragione, ma era la stessa ragione che gli diceva che lui non era nessuno per dire che Dio non esiste. << Oltre al fatto che se il mondo di MHA è reale allora... >> Xavier alzò le spalle, beccandosi una carezza in testa da Sara. 

<< Scusa, ma... sei troppo tenero >> sorrise lei, facendolo imbarazzare. 

<< Che poi... lo zio si chiama esattamente come l'Arcangelo, è strano non trovate? >> chiese timidamente Xavier.

<< Sei così sveglio, ma anche così umano >> ridacchiò Paradox. << Tuo zio si chiama esattamente come l'Arcangelo Gabriele perché è l'Arcangelo Gabriele >>. 

<< Oh... >> sussurrò Xavier senza parole, per poi tornare ad osservare la foto dove ora suo zio sfoggiava due paia di ali angeliche! Non solo: anche il giovane biondo dell'altra immagine ora aveva due ali, mentre il damerino accanto a lui... sembrava brillare di potere.

<< Il vero aspetto del mondo si manfiesta sempre a chi ha una mente aperta e il cuore rivolto verso Dio >> ridacchiò l'angelo. << Bene allora, che cosa volete ordinare? >> 

<< Un mix di tutto, almeno i bambini provano un po' di novità >> sorrise Sara, mentre guardava con sguardo di sfida la Rocker. << Visto che ti sei autoinvitata, ordino quello che mi pare e paghi tu >>.

<< Mi sembra giusto >> le sorrise sfacciata lei.

<< Mamma, sei di un caotico unico >> sbuffò Xavier, anche se sembrava divertito. << Inoltre... che ci facciamo qui? >>

<< È ora di cena, no? Inoltre... Sara è italiana, è evidente, quindi pensavo gradisse del cibo nostrano >> spiegò, per poi alzare le mani con fare divertito ed esasperato. << Poi sono Paradox, sono caotica oltre ogni misura. Se non seguite i miei ragionamenti mentali vuol dire che il vostro cervello non si è ancora fuso >>.

Xavier ridacchiò, per poi notare diversi camerieri che ogni tanto apparivano con vesti romane — tuniche bianche bordate d'oro, cinture rosse, sandali intrecciati — ma con dettagli moderni come braccialetti luminosi o piccoli auricolari. Erano traslucidi, come spiriti, e a tratti tornavano normali, portando la loro ordinazione sul bancone lì accanto. Vi erano pizze fumanti, frittatine di pasta, arancini, crocchè, montanare, sfogliatelle e babà, tutti piatti che emanavano un profumo delizioso.

<< I Lari >> rivelò la madre. << Ciriel li ha trovati a Pompei dopo la sua distruzione e li ha presi sotto la sua ala. Non ricordo per bene la loro storia e forse ho detto una cazzata >>.

<< Gli spiriti del focolare romani, eh? >> chiese Xavier. << Oggi ho appena scoperto che ben tre mitologie sono reali. Chissà come funziona... >>.

<< Tutto è reale nell'Omniverso >> gli rispose la madre.

Dopo pochissimo tempo, Ciro riapparve tutto soddisfatto e, con uno schiocco di dita, fece sparire le prelibatezze. << Vi ho inviato tutto nel TARDIS >>.

Dopo essersi scambiati baci e abbracci, il trio tornò alla nave, con l'angelo che li salutava vistosamente con la mano anche da fuori la sua pizzeria.

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Tornati nella nave, che ora aveva preso l'aspetto di un vecchio furgoncino bianco da consegne, con la vernice scrostata e la scritta "Traslochi Esposito" mezza cancellata, Sara alzò le braccia esasperata, ma anche divertita.

<< Riportatemi dove mi avete trovata, altrimenti i miei amici andranno nel panico, se non lo sono già. Voi potrete raggiungermi alla villa >>.

<< Una villa? Abbiamo una vera e propria signorina qui, eh? >> la prese in giro Paradox, mentre tornava verso i comandi. << Comunque questa nave viaggia anche nel tempo, quindi non devi preoccuparti dei tuoi amici >>.

<< Giusto... >> Xavier guardò la Ragazza Arcobaleno. << Prima al collo portavi un serpente, dov'è? >>

<< In realtà portava al collo anche un neonato, ma per te non è interessante come un serpente, eh? >> ridacchiò la madre, facendolo sbuffare.

<< Li ho lasciati a Inko >> gli sorrise gentilmente, << e non è un serpente vero e proprio, ma è uno dei miei bambini. Si chiama Akihiko, mentre l'altro è il piccolo Aoshi >>.

<< Wow! >> gli occhi di Xavier brillarono di curiosità. << Quindi anche il grosso cane è una persona? >>

<< No, Raijin è solo un cane, con tanto di Quirk, ma pur sempre un cane >> spiegò.

<< Avevo sempre ipotizzato che potessero esistere anche animali con i Quirk e in effetti ha senso e... >> Iniziò ad esporre i suoi ragionamenti a voce alta, facendo ridere di cuore l'altra.

<< Mio dio, sei come Izuku! >> disse, facendo arrossire e alzare il petto orgoglioso allo stesso tempo a Xavier, visto che Deku era uno dei suoi eroi preferiti.

<< Xavy è la curiosità fatta persona >> sorrise materna Paradox, per poi indicare la porta. << Vai, Rainbow Girl, ci vediamo dopo! >>

<< Ma non ti ho dato il mio indirizzo di casa, come pensi di trovarmi, con la fantascienza? >> sbuffò lei.

<< Certo >> alzò le spalle l'altra.

<< Sei assurda... >> sbuffò Sara, beccandosi un occhiolino.

Dopo aver accarezzato la testa di Xavier e aver recuperato la sua giacca, che aveva lasciato per terra, la ragazza uscì.

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Una volta usciti, madre e figlio si trovarono davanti a un paesaggio da sogno che sembrava uscito da un film di Natale.

Una volta usciti, madre e figlio si trovarono davanti a un paesaggio da sogno che sembrava uscito da un film di Natale

La villa si trovava immersa nel silenzio della neve. Le ghirlande luminose correvano lungo il tetto, intrecciate con piccoli fiocchi rossi che spiccavano sul bianco del ghiaccio. Le lanterne sul vialetto diffondevano una luce calda e tremolante, riflettendosi sul manto nevoso appena calpestato.Accanto alla porta principale, due alberelli decorati con luci dorate e nastri rossi incorniciavano l'ingresso, mentre una grande ghirlanda pendeva dal portone, profumata di pino e agrumi.L'interno della casa emanava un bagliore accogliente e dalle finestre si intravedevano ombre in movimento, come se qualcuno avesse appena acceso il camino. Tutto intorno, la neve cadeva lenta, posandosi sulle decorazioni e sui rami degli alberi, rendendo la scena un piccolo quadro natalizio sospeso nel tempo.

<< Buon Natale! >> sua madre allargò le braccia con un grande sorriso. Xavier però non la calcolò, perché si accorse solo in quel momento di un fenomeno strano che aveva visto anche quella mattina, ma che aveva creduto frutto della sua immaginazione. Doveva fare chiarezza.

<< Mamma, quando si viaggia tra i vari mondi la grafica può cambiare? >> chiese. << Mi spiego meglio: questa mattina, quando siamo arrivati, il mondo mi era sembrato proprio in stile anime, come nel cartone, per poi tornare subito normale... >> Visto che aveva una fervida immaginazione non ci aveva fatto caso, magari la sua mente era stata condizionata dal fatto che sapeva di trovarsi in un anime, ma ora... << e lo stesso è successo anche adesso >>.

<< Beh... la risposta breve è sì, ma dipende da che mondo, multiverso e megaverso ti trovi. Non c'è una legge omniversale per questo. Alcune volte la grafica cambia, altre volte no >> gli spiegò, per poi indicare il suo giubbotto che era ancora per terra. << Dai, vestiti e andiamo da loro, o ti prenderai un malanno >>.

<< Vero, ma dovresti farlo anche tu >> Xavier notò che aveva indossato la sua classica giacca al posto di quella invernale. << Inoltre... come mai non siamo finiti nel mondo di Takezo? >>

<< Perché alcune volte il TARDIS fa come gli pare. Dai, andiamo, Question Boy >> gli sorrise.

<< Question Boy? >>

<< Certo, è il tuo nome da Hero, non ti piace? >> ridacchiò la madre, per poi incamminarsi a passo svelto, seguita dal figlio che indossava la giacca nera mentre camminava.

––––––•––––––

Dopo aver suonato il campanello, Sara li fece entrare con un sorriso.

Senza esitazione, si diressero verso la cucina, ma non prima di aver poggiato la giacca sull'attaccapanni. La stanza era ampia e luminosa, con armadietti bianchi e un grande piano in marmo al centro. Le sedie di legno erano disposte intorno all'isola e un paio di strofinacci pendevano dal bordo, segno di una preparazione recente.

<< Ok, potete mette... dove è la cena? >> chiese Sara, mentre il trio di mamme formato da Inko, Rei e la donna castana senza nome stava ancora sistemando un po' il tutto, portando i piatti nella grande sala accanto, dove si poteva notare una grande tavolata in legno e si sentiva il suono dei bambini che ridevano e parlavano del più e del meno.

<< Dio, sono una cogliona... >> sbuffò Paradox, per poi correre verso l'esterno.

Dalla finestra della cucina la videro correre ed entrare in un gigantesco albero che, un istante dopo, svanì nel nulla.

<< Eccomi! >> tuonò lei, facendoli voltare con un salto. La Rocker era appena uscita da un frigorifero che si era materializzato lì dal nulla. << Però datemi una mano, che son molte cose! >>

Dopo aver annuito, Xavier, Sara e le altre — che esitarono un secondo ad attraversare la porta del TARDIS — presero diverse pietanze ciascuno e le portarono nella grande sala.

<< Mamma Natale è qui!! >> urlò Paradox, facendo ridacchiare i bambini.

La cena fu allegra e felice, e tutti quanti adorarono mangiare il cibo italiano, che i giapponesi trovarono oltremodo gustoso. Xavier, da vero fanboy, si guardò attorno riconoscendo volti famosi dell'anime, come Aizawa, il fantastico hero Erased Head, che sedeva accanto a Sara: capelli neri lunghi e un po' arruffati, occhiaie profonde e un'aria stanca, ma vigile.

Poi c'erano anche Twice e Mr. Compress. Twice, con i suoi capelli biondi corti e spettinati, gli occhi chiari e un sorriso aperto. Mr. Compress, invece, aveva un aspetto molto più elegante: capelli castani ondulati, lineamenti affilati e una camicia con gilet che gli dava un'aria da artista di scena.

Erano entrambi membri dell'Unione dei Villan, eppure, lì, sembravano le persone più gentili e solari del mondo.

<< Non tutti gli universi rispecchiano l'opera al cento per cento >> gli disse sua madre, seduta accanto a lui, che evidentemente doveva aver capito cosa stesse pensando il figlio. << Inoltre, da quello che ricordo, i membri dell'Unione sono per lo più persone bastonate dalla vita e rifiutate dalla società >>.

<< Ma non da me >> intervenne Sara con uno sguardo determinato. Sedeva davanti a loro, quindi li aveva sentiti.

<< Sara, riconosco diverse persone...ma abbiamo anche altre che, beh... non sono canoniche... >> chiese timidamente Xavier.

<< Allora, i due tipi a fondo tavola, quello grosso con i capelli neri e il castano più piccolo, sono due agenti di polizia. Vedili come Naomasa Tsukauchi. Sono Kanda e Haruto. Poi... >> Con un sorriso gentile indicò le due bambine castane. << Loro sono le dolci Yumi e Miyu, mentre accanto a loro c'è il piccolo Itsuo >>.

Xavier annuì, ricordandosi del tenero bambino biondo visto quando li aveva incrociati per strada. Poi Sara indicò quello dall'aspetto spaventoso.

<< Lui è Ren e per favore non giudicarlo dal suo aspetto... >>

<< Ma ti pare? Uno dei miei migliori amici è letteralmente un vomito senziente >> ridacchiò Paradox, facendo ridacchiare un po' anche Sara, che poi indicò un uomo inquietante, ma in forma, dagli occhi rossi.

<< Lui è Akaguro >>.

<< Stain? >> chiese Xavier, alzando un po' la voce e beccandosi qualche fugace occhiata curiosa, anche se per poco, visto che tutti erano concentrati nei loro discorsi e soprattutto a mangiare le buonissime pizze. << Ma... non dovrebbe avere il nasone? O averlo perso dopo, beh... Giusto, multiverso, scusate... >>

Sara annuì. << Giusto, sì. La mamma castana è Akari, la madre di Hawks per capirci, mentre i due in disparte sono Kuroda e il suo protetto Itsuki >>.

Xavier riconobbe quelli che se ne stavano in disparte anche durante la passeggiata. Accanto a loro c'era anche un bambino con gli occhi viola, le pupille da rettile, due dentini dello stesso animale e alcune scaglie verdi sul corpo. Non era difficile capire che quella era la forma umana di Akihiko.

<< Ok, grazie per la spiegazione, ora... >> Xavier guardò Aizawa, che si trovava proprio di fronte a lui. << Permette qualche domanda? >>

Però non fu "qualche domanda", ma una valanga di domande che solo un vero fanboy saprebbe fare. A "peggiorare" il tutto fu l'intervento di Izuku, che si unì all'"interrogatorio", esasperando il povero Hero, che fu salvato solo dal fatto che, dopo un po', i due ragazzini — trovandosi come spiriti nerd affini — iniziarono a parlare da soli, facendogli tirare un sospiro di sollievo.

La cena continuò tra buon cibo, risate e discorsi. Una volta terminata, Paradox si alzò attirando l'attenzione di tutti.

<< Io sono Paradox! >> fece il segno del rocker, guadagnandosi uno sguardo di approvazione da parte del piccolo Bakugou. << Sono una cantante Rock e Rock Metal, più altri generi quando mi gira e voglio proporvi un gioco, vi va? >> Detto ciò, anche tutti gli altri bambini la guardarono curiosissimi. << Scrivete una canzone! Una qualsiasi, che poi io canterò per voi, ok? >> I bambini esultarono contenti. << Ora però fuori, che voglio parlare un po' con la vostra madre surrogata o quello che è >>.

A un cenno di Sara, tutti quanti sgomberarono la stanza lasciandole sole. Paradox tirò fuori da una tasca una bottiglia di vino.

<< Favorisci? >>

Dopo che lei ebbe annuito, come un vero marinaio la Rocker stappò la bottiglia con la bocca, per poi sputare il tappo a terra.

<< Oh... sei più una tipa da bicchieri, eh? >> sorrise, osservando lo sguardo stranito e divertito di Sara.

<< Allora Rainbow Girl, ti sei creata una bella famigliola, eh? >> sorrise. << Ma visto che hai con te due membri della Yakuza, futuri villain e un palese esperimento, la tua deve essere una vera avventura >>.

<< Sì, lo so... ma per loro ne vale la pena >> annuì decisa lei. << Ma Paradox, tu conosci questo mondo e la maggior parte dei miei bambini, mentre io non so ancora nulla di te, a parte il fatto che sei una brava madre >>.

<< Eh... mia figlia non sarebbe molto d'accordo con ciò che hai detto >> sbuffò la Rocker, ancora dispiaciuta che Alex non fosse rimasta con loro.

<< Molto spesso i figli non si rendono conto di ciò che hanno >> sentenziò Sara. << Da come si comporta Xavier, dal suo sorriso gentile, posso vedere che non sei stata una cattiva madre, anzi. Quindi forse tua figlia ti dà per scontata >>.

Da quel discorso, Paradox comprese che i genitori di Sara non erano stati tutto questo granché, così come forse anche altri suoi parenti. Poteva leggere il trauma nei suoi occhi, anche se non le avrebbe chiesto nulla: non erano affari suoi e non era il caso di far uscire allo scoperto vecchie ferite.

<< Alex è... >> Paradox cercò le parole giuste. << Esattamente il mio opposto, per questo non andiamo d'accordo. Inoltre... dai, guardami: sono pazza in culo. È Xavier quello strano che ha deciso di viaggiare con me, non sua sorella >>.

<< Sono certa che prima o poi tu e tua figlia andrete d'accordo, ma non saprei dirti il come >> ridacchiò l'altra. << Comunque... il papà di Xavier e... non mi hai detto come si chiama l'altra >>.

<< Alexandra e... Jared è a casa sua, abbiamo divorziato >> spiegò lei. << Ma non chiedere il come o il perché, non sono affari tuoi. Anche perché, come umana, non capiresti... e comunque è stata una mia scelta >>.

Sara si limitò ad annuire.

<< Ma Sara, tu e Aizawa? Ti sei presa un bell'Hero, eh? >> scherzò e la ragazza arrossì un po'.

<< Sì, Aizawa è unico... >>

<< Giusto, tua sorella! >> si ricordò la Rocker. << Prima, sul TARDIS, ti ho analizzato la tua frequenza vibrazionale e ho trovato il tuo universo di origine, quindi... >>

<< Grazie, davvero, ma per ora preferisco restare qui >>. Sara abbassò un po' lo sguardo. << Sento che non è ancora il momento giusto >>.

In quel momento apparvero i bambini, che tenevano in mano dei fogli. << LA CANZONE È FATTA! >>

Con un sorriso, le due si diressero verso la sala, ma non prima di aver guardato la bottiglia di vino che, alla fine, nessuna delle due aveva bevuto.

––––––•––––––

La sala appariva come il cuore caldo della casa: ampia, luminosa, accogliente, con quell'atmosfera da festa che solo una serata piena di bambini sapeva creare. I grandi divani in tessuto chiaro formavano una sorta di semicerchio rivolto verso il centro della stanza, mentre sul pavimento erano sparsi enormi cuscini colorati, morbidi e invitanti, sui quali tutti i bambini si erano già seduti in attesa dello spettacolo.

Prima di unirsi agli altri, Sara si chinò a prendere il suo neonato, che dormiva tranquillo nella culla accanto alla parete. Con un gesto dolce se lo sistemò al collo, dove il piccolo si rannicchiò come se quel posto fosse stato creato apposta per lui. Subito dopo, Raijin le si avvicinò e si sdraiò accanto ai suoi piedi.

Le luci soffuse provenivano da piccole lampade appese alle pareti e da una fila di lucine natalizie che correva lungo il bordo del soffitto, dando alla stanza un'aria calda e quasi teatrale.Un ulteriore bagliore proveniva anche dall'albero di Natale nell'angolo, le cui luci colorate pulsavano lentamente, riflettendosi sui cuscini e sui volti dei bambini seduti per terra.

Paradox, Xavier e Sara si sistemarono su uno dei divani più grandi con  Paradox al centro. Con un gesto naturale, quasi distratto, la Rocker infilò una mano nella sua giacca e — come se fosse la cosa più normale del mondo — tirò fuori una chitarra acustica marrone, lucida e perfetta.

I bambini trattennero il fiato, gli occhi spalancati. Xavier sorrise, riconoscendo quella magia familiare.

Paradox accordò due corde, poi batté il tempo con il piede, pronta a trasformare quei fogli scritti dai bambini in musica vera.

<< Bimbi, siete pronti per il Rock?!! >> urlò la donna e tutti eslutarono. 

Scatole ovunque nel corridoio

Nomi diversi sul campanello

Tu coi tuoi posterIo coi miei sogni

A dividerci un solo cielo

Visto che il suo pubblico era per lo più formato da ragazzini, e che il suo solito rock estremo sarebbe stato fin troppo per le loro orecchie — forse fatta eccezione per Kacchan — aveva optato per un ritmo allegro e melodico, adatto a tutti i gusti. Un rock più leggero.

Due cognomi sulla stessa porta

Due silenzi che fanno rumore

Ma lei rideApparecchia il tavolo

Ci chiama per nome

Ci chiama col cuore

In quel momento fu chiaro a chi fosse dedicata quella canzone: a Sara, che stava già iniziando a commuoversi.

Famiglia Anche se ieri eravamo lontani

Famiglia Ora mangiamo dallo stesso piatto le mani

Si sfioranoRidonoLitigano un po'

Ma quando lei ci abbraccia(è casa, è casa)Famiglia

È il coro nuovo che impariamo qui

Mentre cantava, Paradox percepì il forte legame che univa quella grande famiglia ed era... beh, bello.

Tu tieni il broncio sulla poltrona

Io faccio finta di non guardare

Lei mette il disco preferito in sala

Ci costringe quasi a ballare

Un "mi dispiace" cade sul pavimento

Tra briciole e bicchieri di tè

Poi ridiamo dello stesso errore

Impariamo piano a dire "noi" e non "me"

Ed era vero, cazzo: da quando era diventata madre, il suo concetto di "me" era totalmente cambiato. Da quando aveva visto il tenero volto paffuto di Alex per la prima volta, aveva capito che doveva essere più responsabile — cosa non facile, dato il suo carattere — ma ci aveva provato, quanto meno.

Famiglia Anche se ieri eravamo lontani

Famiglia Ora mangiamo dallo stesso piatto le mani

Si sfiorano Ridono Litigano un po'

Ma quando lei ci abbraccia (è casa, è casa) Famiglia

È il coro nuovo che impariamo qui

Questa volta il ritornello lo cantarono tutti insieme a squarciagola, tanto che i bambini si erano alzati in piedi e saltavano contenti sui cuscini. Anche Aoshi ridacchiava, battendo le manine a ritmo.

Quelli un po' più asociali, come Aizawa, se ne restavano al loro posto, battendo i piedi a tempo con un leggero sorriso sulla bocca.

Sotto lo stesso tetto

Tutto è diverso

Tutto è uguale

Lei è il nostro centro

La lingua madre

L'asse principale

Se urliamo forte

È solo paura che se ne va

Stringiamoci forte

Lei canta "insieme" e la tensione cade giù

A questo punto Sara non ce la fece più e andò ad abbracciare tutti i suoi bambini, che ricambiarono con entusiasmo.

Paradox, nel frattempo, si ritrovò involontariamente a pensare a sua madre, morta da tempo, a suo padre — a tutte le versioni di lui — e al bel legame che avevano. Non sempre perfetto, vero, ma le famiglie erano incasinate sia nel bene che nel male, proprio come il suo legame con Alex, a cui voleva un mondo di bene, ma con la quale non riusciva davvero a comunicare. Quanto meno, con Xavier — che in quel momento osservava la scena divertito — era facile e gratificante essere madre.

<< Forza gente, un'ultima volta! >> urlò, per poi concludere con il ritornello.

Famiglia Anche se ieri eravamo lontani

Famiglia Ora mangiamo dallo stesso piatto le mani

Si sfiorano Ridono Litigano un po'

Ma quando lei ci abbraccia (è casa, è casa) Famiglia

È il coro nuovo che impariamo qui

A canzone conclusa, Sara e tutti i bambini sommersero Paradox con un forte abbraccio, ringraziandola e complimentandosi con lei. Xavier ridacchiò nel vedere la madre cercare di liberarsi, mezza imbarazzata, ma era vero... Emily Paradox, se c'era una cosa che sapeva fare, era cantare e lo faceva da dio. C'era un motivo se a casa era così famosa.

Per lui lei era sempre stata un esempio da seguire, non tanto per le sue buffonate — che non erano per lui — ma perché grazie a lei aveva imparato a seguire le sue passioni, i suoi sogni.

Dopo essersi liberata, la Rocker si inchinò con fare buffo, facendo ridere i presenti, per poi dire:

<< È giunto per me il momento di andare, mentre per voi quello di andare a letto! >>

Un coro di no, dai resta e sbuffi esplose nella casa, ma la cantante era già sulla soglia.

<< Dai Xavier, si va a casa >>.

<< Ok, ma... il TARDIS sta in cucina >> le ricordò lui.

<< Vero... >> sbuffò lei, entrando in cucina e salutando gli altri con un gesto e un sorriso, ma non prima di aver lanciato un bigliettino a Sara, facendole l'occhiolino. << Se hai bisogno di qualsiasi cosa chiamami, ci vediamo Rainbow Girl! >>

Detto ciò, madre e figlio scomparvero nello spazio e nel tempo, lasciandosi dietro tanti sorrisi e felicità. Con una semplice canzone avevano migliorato la giornata di una famiglia allargata, che ora era più serena che mai.

In questa storia Paradox e Xavier sono finiti nella storia della mia amica autrice MiaStissi (Wattpad), intitolata "Riscriviamo la Storia". Ma... 

<< Mamma, vado a esplorare un po' il TARDIS e poi vado a letto, ok? >> disse Xavier mentre si avviava su per le scale. 

<< Okey, notte notte! >> rispose distratta lei, mentre osservava il monitor, per poi accorgersi solo troppo tardi del figlio. << Non entrare nelle zone sigillate! >> lo ammonì e lui fece il pollice in su con la mano, per poi sparire al piano di sopra.

Paradox tornò a osservare il monitor, dove si potevano vedere diverse ragazze: tutte con lo stesso volto, ma vestite in modo diverso e tutte erano la stessa persona — Sara — solo varianti di quest'ultima.

Il TARDIO aveva una funzione che, se si possedeva la firma biologica di un determinato individuo, poteva scannerizzare il multiverso — in questo caso il multiverso dove vivevano quelle Sare, che aveva appena soprannominato Saraverse — alla ricerca...

Il TARDIO aveva una funzione che, se si possedeva la firma biologica di un determinato individuo, poteva scannerizzare il multiverso — in questo caso il multiverso dove vivevano quelle Sare, che aveva appena soprannominato Saraverse — alla ricerca delle sue varianti. Una funzione decisamente utile, soprattutto se si voleva conoscere varianti di persone conosciute o famose o stalkerare le varianti di persone interessanti appena conosicute.

Una Sara sembrava vivere nel mondo di Harry Potter, che da giovane adorava; un'altra era una vampira e... cazzo sì! Sapeva dove andare!

––––––•––––––

Billy Hargrove stava passeggiando lungo una delle vie di Hawkins, mani affondate nei jeans azzurri strappati, passo lento e quell'aria da duro che si portava sempre dietro, resa ancora più evidente dalla sua canotta bianca. I suoi capelli biondi e ricci brillavano sotto il sole, muovendosi appena a ogni passo.

Le case basse, le insegne al neon dei diner e il rumore lontano di una radio aperta davano alla strada il solito vibe da serata estiva.

Un rombo improvviso gli esplose nelle orecchie. La  sua amata Camaro blu scuro sgommò accanto a lui. Al volante c'era una tizia che non aveva mai visto: capelli tinti di blu e verde, giubbotto rock, sorriso da criminale professionista. Gli sfrecciò accanto come se fosse la cosa più normale del mondo.

Billy rimase un secondo immobile, con gli occhi spalancati, poi esplose: 

<< EHI! MA CHE CAZZ—! >>

La sigaretta gli cadde di mano mentre partiva a correre come un forsennato, bestemmiando in mezzo alla strada.

<< RIDAMMI LA MIA CAMARO, PAZZA DI MERDA! >> 

La Rocker gli fece un cenno con la mano fuori dal finestrino, tipo saluto da concerto

La Rocker gli fece un cenno con la mano fuori dal finestrino, tipo saluto da concerto. 

<< Ci vediamo Billy Bonazzo! >> 

Billy accelerò, deciso a raggiungerla. 

Non aveva idea di chi fosse quella tizia. Non sapeva perché gli avesse rubato la macchina, ma una cosa era certa: non gliel'avrebbe lasciata!

Note al capitolo

Ed eccoci alla vera fine, finalmente! Ho citato anche la storia "Per Noi e Per Tutti Loro*"* della mia amica — quella ambientata nel mondo di Harry Potter — e ho fatto fare un piccolo cameo al Billy della storia "La Crepa nel Sole*"*.

Detto ciò, ci vediamo!!!

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Sul capitolo intero. Le note ai passaggi stanno a margine del testo.

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