Sulla Sogliadel Canone

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Capitolo X

Copertina di Le molte vite dell'Artista
Copertina con AI

Le molte vite dell'Artista

di @sayman

Crossover, Doctor Who (fandom generico) · Classificazione: Generale · In corso

99.518 parole · 13 capitoli · 2 letture · aggiornata il 1 ottobre · nessuna recensione ›

Personaggi

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Artista

Capitoli

13 capitoli, dal 6 maggio al 1º ottobre

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Riassunto

Riassunto

Questa raccolta presenta brevi avventure incentrate sul misterioso viaggiatore omniversale noto come l'Artista.

Capitolo 10

L'amico extraterrestre

5.800 parole, circa 29 minuti

Copertina del capitolo 10

Prima di leggere questo capitolo, se non l'avete già fatto, vi consiglio di leggere "Guardian Who: La nascita del Tredicesimo Guardiano".

La giornata di Anika era iniziata come tutte le altre: sveglia presto, colazione con la madre, poi direzione Brikbeck University per seguire l'ennesima, noiosissima giornata di lezioni in una facoltà che non faceva per lei, ma che aveva scelto su insistenza della madre.

Quel giorno però accadde qualcosa di particolare, una gag davvero divertente che vedeva come protagonista il sexy cugino di Emily, la sua migliore amica. Dopo essersi vestito come il padre della suddetta, aveva iniziato a spiegare come catalogare i reperti antichi, facendo infuriare il professor Stain, che ad Anika non era mai piaciuto. E no, il suo aspetto fisico grassoccio e pelato non c'entrava nulla: lo trovava semplicemente soporifero quando spiegava. 

Era irritata dal fatto che Trevor non avesse accettato il suo numero di telefono e fosse scappato via di corsa senza degnarla di uno sguardo

Era irritata dal fatto che Trevor non avesse accettato il suo numero di telefono e fosse scappato via di corsa senza degnarla di uno sguardo... Alla sua richiesta se potesse andare con loro, Emily le aveva detto che quella era una cosa di famiglia e che si sarebbero viste il giorno dopo, facendola un po' arrabbiare.

Da quando si erano conosciute all'università erano diventate fin da subito migliori amiche, unite dal fatto che erano entrambe straniere in terra straniera. Lei veniva da New York, mentre la sua amica da Firenze e ricordava ancora con affetto quando correggeva Emily, visto che all'inizio era una vera frana in inglese, anche se aveva imparato piuttosto velocemente.

Da allora avevano condiviso svariate avventure: disegnare e cantare in mezzo a Londra, parlare del più e del meno, dei loro gusti sui ragazzi o altro. Anche se, rispetto a lei, Emily era un po' più riservata dal punto di vista uomini, forse troppo concentrata nella sua arte. 

Una delle caratteristiche principali della sua migliore amica, oltre ai capelli rosso fuoco, era il fatto che aveva quasi sempre la testa per aria mentre pensava ai prossimi disegni che avrebbe fatto. Ricordava ancora le risate che si era fatta quando aveva chiamato il suo edicolante di fiducia "Signor Olivander", confondendolo con il famoso venditore di bacchette di "Harry Potter".

Ma proprio perché loro si erano dette tutto, si erano confidate ogni segreto, trovava assurdo che Emily non le avesse parlato del cugino Trevor... Perché non ne sapeva niente? Era forse una sorta di rinnegato della sua famiglia?

Se doveva essere onesta, trovava l'unico parente della rossa che conosceva, suo padre Roberto della Rovere, un tipo davvero strano e misterioso, sempre rinchiuso a catalogare chissà quale reperto nel suo negozietto di antiquariato Time&Space, non uscendo quasi mai di casa.

L'unica volta che lo aveva visto uscire dal negozio era stata quando lo avevano invitato a casa loro e lui si era complimentato con sua madre per le ottime lasagne, definendola la cuoca più brava dei sette sistemi stellari, ma inferiore alla propria moglie. Un commento che definire strano sarebbe stato riduttivo. Oltre al fatto che pure i suoi abiti e il modo di parlare sembravano usciti dal Rinascimento o da qualche altra epoca, non era brava in storia. 

Quindi, se Roberto era così strano, allora forse anche la sua famiglia lo era. Emily esclusa, ovviamente.

Dopo la strana fuga dei due Della Rovere, la giornata divenne ancora più assurda quando dei letterali UFO scesero dal cielo, facendo tremare tutto l'edificio e crepando i vetri della loro università, facendole prendere un vero e proprio spavento.

Dalle finestre poté notare che, come uno sciame di calabroni, diversi esseri simili a saliere futuristiche sciamarono fuori dagli UFO, per poi imboccare una delle vie di Londra.

Dalle finestre poté notare che, come uno sciame di calabroni, diversi esseri simili a saliere futuristiche sciamarono fuori dagli UFO, per poi imboccare una delle vie di Londra

Preoccupata, era uscita insieme a tutti gli altri studenti e, poco dopo, una scena ancor più assurda si manifestò nel cielo. Un gigantesco cilindro argentato apparve sopra la città e subito dopo, come un enorme ologramma, il volto di Trevor sotto forma di proiezione parlò ad alta voce:

<< Salve Dalek!! È il Guardiano che vi parla!! >> urlò lui, per poi mostrare una bella corvina svenuta sopra a un divano rosso. << Ho qui la Time Lady che tanto cercate, quindi prego entrate! >>

Subito dopo, sia le saliere che i loro dischi volanti ramati entrarono dentro l'immensa porta del cilindro, che poi scomparve dal cielo così come era arrivato.

Dopo quell'assurdità, Anika pretendeva delle spiegazioni da Emily e provò subito a chiamarla al cellulare, ma niente... non rispondeva! Quindi decise di andare a casa sua, dovendo subire dieci minuti buoni di viaggio — che, quando si aveva fretta, sembravano un'eternità — con il taxi, anche se Shoun, il tassista, era simpatico e molto chiacchierone. 

Una volta arrivata, le si gelò il cuore: il Time&Space era devastato. Vetrine in pezzi, mobili bruciati e scaraventati a terra come se ci fosse passato un tornado. Una volta entrata chiamò la sua amica e il signor Roberto più volte, ma non ricevette risposta.

Mentre si guardava attorno alla ricerca di... non sapeva, forse un indizio, un reperto da salvare? Si imbatté in uno strano oggetto di origine aliena, che sembrava un bastoncino di metallo con la punta verde? Contro ogni buon senso lo prese da terra per analizzarlo.

A un certo punto un gruppo di agenti militari vestiti di nero con la scritta UNIT le fece prendere un colpo, scacciandola in malo modo dal luogo, anche se era riuscita a nascondere l'oggetto in una delle tasche della sua larga giacca invernale.

Tornata a casa, sua madre l'abbracciò preoccupata, dicendo che forse le follie sugli alieni che ogni tanto invadevano Londra erano vere.  Dopo di che la donna dovette uscire: aveva trovato un nuovo acquirente interessato ai suoi lavori in terracotta.

Ed ora, dopo tutto quel casino, eccola lì, mentre tentava di rilassarsi sdraiata nel letto, ascoltando "Family Affair" dal suo iPod con le cuffiette, ripensando a tutte le follie successe in quella giornata.

Se normalmente avrebbe cantato e ballato sotto la fantastica musica di Mary J. Blige, in quel momento si limitava a osservare la foto che aveva scattato la sera prima con Emily, con il suo nuovo cellulare. 

Eccole lì, allegre e spensierate, mentre discutevano del più e del meno in un bar e lei osservava qualche bel ragazzo passare dalla vetrina accanto

Eccole lì, allegre e spensierate, mentre discutevano del più e del meno in un bar e lei osservava qualche bel ragazzo passare dalla vetrina accanto. Quello era solo il giorno prima, mentre ora... Come mai Emily non le rispondeva? Il cellulare lo aveva anche lei!

Il suo vero terrore era il fatto che fosse morta, viste le condizioni in cui versava il Time&Space.

Con un brusco clic spense la canzone: tanto nemmeno la sua cantante preferita riusciva a calmarle i nervi. Si alzò dal letto con un sbuffo, togliendosi le cuffiette nel mentre, per poi guardare la sua camera per un secondo, piena di poster di ragazzi muscolosi, dischi della sua musica preferita sparsi qua e là, il letto disfatto, svariati vestiti colorati nell'armadio aperto e alcune foto di lei da piccola con la famiglia e i cugini. In mezzo a quelle, spiccava quella con suo padre: un uomo calvo dal sorriso solare, ora deceduto. Un'altra cosa che aveva in comune con Emily: entrambe avevano perso un genitore.

Uscì dalla stanza e attraversò l'appartamento con passo nervoso. Il corridoio era stretto ma luminoso, con le pareti decorate da quadri vivaci che sua madre comprava ai mercatini. Passando davanti alla stanza‑laboratorio di ceramica, un'ondata di colore le investì gli occhi: scaffali pieni di vasi, piatti, statuette, tutti dipinti con tonalità così accese che in casa lei doveva vestirsi quasi in modo estivo per non morire di caldo.

Scese al piano di sotto, dove la cucina e il soggiorno si aprivano in un ambiente unico: mobili moderni, qualche pianta che resisteva a fatica, il tavolo pieno di riviste e schizzi della madre e la finestra che dava sulla strada, da cui si sentiva il rumore costante della città.

Prima che potesse prendere dei biscotti dalla credenza, visto che voleva sfogare la sua frustrazione e ansia con il cibo, il campanello suonò. << Arrivo! >> urlò, per poi correre verso la porta.

Quando aprì, si trovò davanti il ragazzo più bello che avesse mai visto, tanto che avvampò da cima a fondo. 

Sembrava uscito da una rivista Hip-Hop: cappellino blu girato di lato, giacca grigia chiara, maglietta grafica bianca e blu

Sembrava uscito da una rivista Hip-Hop: cappellino blu girato di lato, giacca grigia chiara, maglietta grafica bianca e blu. La sua pelle ambrata risaltava sotto la luce dell'ingresso e la catenina d'oro con il pendente a forma di J luccicava contro il tessuto. Quel sorriso poi... era così gentile e calmo che le faceva squagliare il cuore.

Quel ragazzo era il suo ragazzo ideale che aveva preso forma. 

<< Anika!! >> l'abbracciò lui, facendole venire un mancamento. << Quanto tempo! Come stai?! >> 

<< Ehm... be... bene? >> rispose imbarazzata, molto probabilmente rossa in faccia.

Intanto il rapper — o quello che credeva essere un rapper — entrò senza invito, guardandosi attorno con un grande sorriso, un sorriso che alla ragazza sembrò nostalgico. 

<< Quanto tempo che non vengo qua >> disse lui, per poi osservarla, sorridendo imbarazzato. << Oh, giusto... È ovvio che non mi riconosci, ma prima... So che hai preso qualcosa dal Time & Space. Devi darmelo, così non rischi di... non so, trasformarti in un pony? Ritrovarti dall'altra parte della galassia? Ritrovarti Alpiu in macchina? >>.

<< E tu come fai a saperlo, scusa? >> Anika si infuriò: era bello e tutto, ma gli stalker non le erano mai piaciuti. << Mi stavi spiando? >> 

<< No, mi trovavo solo nei paraggi e ti ho vista prendere il dispositivo >> spiegò con calma lui. << Poi però sono arrivati gli agenti UNIT e... mi sono allontanato. Sono simpatici, ho lavorato per loro, ma... vabbè, non importa. Dove lo hai messo? >> 

<< Di sopra... >> Anika ancora non si fidava del tutto, ma non sembrava una brutta persona...

Il rapper corse di sopra, seguito dalla padrona di casa e una volta raggiunto in camera lo notò ispezionare il dispositivo con uno sguardo dubbioso. Sbuffando, la ragazza glielo tolse di mano, pigiando per errore un pulsante al lato che fece brillare la punta, accompagnata da un rumore simile aun vibrare acuto e metallico.

<< Visto? Non so perché l'ho preso, ma mi pare solo un giocattolo per bambi— >>

Un lampo azzurro li avvolse entrambi, un bagliore accecante che cancellò la stanza, i colori, l'aria stessa. Il pavimento sotto i loro piedi sparì, sostituito da un metallo freddo e lucido. Quando la luce svanì, Anika si ritrovò in un ambiente completamente diverso.

Una vasta sala cilindrica, dalle pareti argentate e pulsanti, illuminata da luci fredde che scorrevano come circuiti viventi. L'aria odorava di metallo e ozono. Intorno a loro, disposti in cerchio, decine d quegli alieni simili a saliere li osservavano: gusci ramati e dorati, le cupole che si muovevano a scatti, l'occhio blu puntato su di loro come un mirino. Alcuni emettevano un ronzio minaccioso, altri oscillavano leggermente, pronti a reagire.

 Alcuni emettevano un ronzio minaccioso, altri oscillavano leggermente, pronti a reagire

<< TECNOLOGIA SONICA RILEVATA! >> << AGGANCIARE IL SEGNALE! >> 

Anika si ritrovò ad abbracciare lo sconosciuto, spaventata. Le voci metalliche di quelle creature esprimevano solo odio e le facevano venire un'ansia indescrivibile. Come diamine ci era finita lì?

<< LA CREATURA CHE STRINGE LA SONDA SONICA È UMANA >>.

<< Ma io no >> il rapper sciolse l'abbraccio e fece un passo verso di loro, con un sorriso stampato in faccia.

<< IDENTIFICATI! IDENTIFICATI! IDENTIFICATI!! >>

Con un sorriso, il rapper pigiò due volte la J nel suo ciondolo... e iniziò a cantare?

Entro nella cabina, è il momento di sganciare bombe

J.Time nell'edificio, porto un flow che spacca forte

Rime così strette che ti fanno girare la testa

Sono un avventuriero onniversale, nessun limite, vinco sempre

Sia Anika che gli alieni si guardarono confusi il rapper, per poi scambiarsi occhiate altrettanto perplesse tra di loro. Ok, anche lei adorava cantare, sul serio, era la sua più grande passione, ma non in un momento del genere... anche se, a dire il vero, non aveva mai vissuto momenti del genere.

Salto sul beat, lo cavalco come un'ottovolante

Il mio flow è così versatile che gira per tutto il mondo

Da New York a Tokyo, mi conoscono come il maestro del flow

Ti porto in viaggio, più veloce di qualsiasi trasportatore

Quanto meno, la ragazza dovette ammettere che era bravo, anche se non sapeva se fosse impazzito o stesse creando una sorta di distrazione, sperando che non contasse su di lei per fare qualcosa, visto che non sapeva davvero che fare.

Porto il calore, come un'esplosione di supernova

Il mio stile è ipnotico come una pozione magica

Con ogni parola che sputo, lascio il pubblico a bocca aperta

J-Time, il fenomeno del rap che non avevano mai visto

A canzone terminata, Anika lo guardò come se fosse pazzo e lui si limitò a sorriderle, alzando le spalle.

<< LA MUSICA È IRRILEVANTE PER I DALEK!! >> 

<< Vero, ma è ottima per guadagnare tempo >> sorrise lui, mentre pigiava la J al collo. << È ora di invertire la polarità! >>

Furono ancora una volta avvolti nella luce blu, accompagnati da un coro che urlava: << STERMINARE! STERMINARE! STERMINARE! >>

Riapparvero nella camera di Anika, dove J, dopo aver allargato le braccia, sorrise: << The Power of J! >> Per poi fare una smorfia disgustata. << Ok, non lo dirò più, promesso... >>

<< Che cosa è successo! >> chiese la ragazza, con una nota quasi isterica, mentre si tastava il corpo alla ricerca di qualche ferita, visto che aveva chiaramente visto quelle creature spararle contro dei raggi blu.

<< Ho invertito la polarità del loro teletrasporto riportandoci indietro >> spiegò, mentre le prendeva la mano. << Corri! >>

Detto ciò, la trascinò al piano di sotto, attraverso la porta e infine all'interno di un armadietto situato nel corridoio del suo palazzo. Una volta entrati, Anika rimase senza parole.

Si trovava in uno studio musicale futuristico, immerso in una luce blu intensa che filtrava da ogni superficie

Si trovava in uno studio musicale futuristico, immerso in una luce blu intensa che filtrava da ogni superficie. Al centro dominava una console esagonale, circondata da pannelli, mixer e display digitali che sembravano pulsare come un cuore tecnologico. Dal cilindro luminoso al centro si sprigionava un bagliore azzurro, quasi vivo, che rifletteva sulle sedute moderne disposte attorno.

Su uno dei tavolini, le cuffie e un libro erano rimasti appoggiati con naturalezza, come se qualcuno si fosse appena alzato. Le pareti mostravano dischi incorniciati e opere digitali, mentre il piano superiore, delimitato da una ringhiera metallica, offriva una vista dall'alto sull'intero ambiente. Tutto trasmetteva l'idea di un luogo avanzato, elegante e immersivo.

<< Welcome to My House! >> J allargò le braccia, fiero.

<< Ok, come...? >> Sul serio, a questo punto il cervello della ragazza stava per esplodere.

<< Lo so che hai molte domande, davvero, ma... puoi pazientare ancora un po'? Ci sono ancora dei Dalek lassù, che ora sanno della nostra esistenza e sto cercando di capire come sbarazzarcene >> le disse lui con tono gentile.

<< Quindi si chiamano Dalek... >> sussurrò lei, avendo finalmente un nome da associare a quegli strani alieni.

<< Sì, gli esseri più crudeli di questo universo e molti altri... >> spiegò mentre pigiava i comandi della console esagonale, che sembrava un mix tra una tastiera da DJ e un pannello di controllo alieno, creando anche una sinfonia leggera e melodica.

<< Ma perché ci hanno teletrasportati da loro? >> chiese confusa. << Cercavano te? Alla fine nella tua canzone avevi detto che sei un Signore del Tempo... o meglio in parte... e quindi forse un alieno? >>

<< In effetti non avrei dovuto rivelare così tanti dettagli di me in una canzone così breve >> ridacchiò. << Comunque no, cercavano tracce di tecnologia gallifreyana che tu hai attivato per errore >> la osservò, per poi fare una faccia confusa. << Che poi quello è il cacciavite sonico di mio zio... perché lo aveva mio padre? Vabbè non importa >>.

<< Tuo padre? >> chiese confusa. << Tuo padre era con la mia amica e il signor Roberto durante l'attacco? >>

<< No, mio padre è... >> le sorrise calorosamente. << Come ho detto, le spiegazioni a dopo. Ora... >>

In silenzio, il rapper smanettò girando come un pazzo attorno alla console, parlottando ad alta voce ogni tanto, dicendo frasi come funzionerà?, speriamo bene e vorrei avere l'intelligenza di mio padre. Dopo qualche secondo apparve uno schermo olografico sopra la console, dove si poteva notare l'ufo Dalek. Subito dopo, una bolla di energia blu si espanse dal punto in cui si trovavano — o almeno così era sembrato ad Anika — fino a sorpassare la nave nemica.

Successivamente lo spazio, dal quale si poteva intravedere uno spicchio della Terra — un paesaggio mozzafiato e impossibile — scomparve, sostituito momentaneamente da un vortice pieno di mille colori. Il vortice svanì subito dopo, lasciando il posto a quello che sembrava... un buco nero? Sì, se ne stava lì, massiccio p oscuro, mentre risucchiava le navi Dalek, compresa la loro nemica, che aveva appena impattato contro un'altra all'interno del buco nero. Un secondo dopo, lo spazio di prima riapparve, per poi chiudersi con un bagliore azzurrino.

<< Lo hai gettato in un buco nero? >> chiese stupita.

<< Ho agganciato la loro nave con gli scudi della mia, l'ho trascinata fuori dalla linea temporale e l'ho scaraventata nel passato, proprio nel momento esatto in cui mio padre aveva fatto la stessa cosa con il resto della flotta >> spiegò. << I Dalek non sono scemi: avevano lasciato un ufo in disparte per qualsiasi evenienza, prima di assaltare il TARDIS di papà >>.

Anika si ricordò del grosso cilindro nel cielo, quello in cui gli ufo erano entrati e quindi annuì. Ok, sinceramente ci aveva capito ancora poco e nulla, ma la fantascienza non era davvero il suo genere e, alla fine, si erano salvati, quindi...

<< Ora, mi sa che è tempo delle spiegazioni, quindi... >> le sorrise.

<< Stai per cantare? >> ridacchiò lei, visto che aveva capito che per il rapper ogni occasione era buona per cantare, tanto che le ricordava la sua amica, che disegnava anche nei fazzoletti per il naso.

<< Ci puoi scommettere! >>

Capelli rossi al vento, arte nelle vene,

Pennellate vivide, che riversavano il dolore,

La tela il suo parco giochi, danzava tra le tinte,

Metà umana, metà Signora del Tempo, cambiava squadra.

Disegnava galassie con un tocco terrestre, Sognava viaggi nel tempo, cazzo,

voleva così tanto. Ma gli orologi correvano, il tempo cambiava ritmo,

Lasciò il pennello indietro, ora inseguiva altre mosse.

Stava cantando di Emily? Beh, le pennellate e i disegni non lasciavano spazio a dubbi, così come i capelli rossi. J la conosceva? Inoltre... anche la sua amica era un'ibrida come lui?

Ricordi sfumati, come inchiostro seppia,

Gli occhi della vecchia Emily, sempre sul limite,

Trascendeva il tempo, ma non riusciva a stare ferma,

Mutava a ogni era, piegandola alla sua volontà.

Portava il cuore sulle maniche come magliette Warhol,

Spirito ribelle, infrangeva ogni regola.

Ora sono solo beat, niente schizzi di vernice,

J‑Time è il nome, niente maschere o finzioni.

La verità la colpì come un getto d'acqua fredda. Non sapeva come, né tanto meno perché, ma Emily era lui. La canzone glielo stava facendo capire direttamente, ma... come era possibile?

Emily l'artista, intrappolata nel passato,

I colori svaniscono lenti, ma gli echi restano,

Dai capelli rossi al flair del rap, trovò il suo ritmo,

Ora è J‑Time, guarda i suoi movimenti parlare.

Non più Signora del Tempo, solo ritmo e rima,

Ha cambiato pelle, ma è rimasta vera nel tempo.

Aveva cambiato pelle? Ma i Signori del Tempo erano come le lucertole?

Lasciava il segno, bombolette in mano,

Sogni di graffiti, incendiava la città,

Dai murales al crepuscolo agli show all'alba,

Ogni tratto ridefinito, guardala ieri e oggi.

Ragazza giovane con grandi sogni, che vinceva le sue paure,

Dalle lacrime d'olio alle sfere che girano su vinile.

Cambiava persona, come maschere in una pièce,

Emily è ancora lì, ma J‑Time guida la scena.

Il rapper stava cantando con nostalgia del suo passato e ora questo le era ovvio.

Sussurri del passato, echeggiano nei beat,

In ogni verso che scrive, la storia si ripete,

Dipinta nell'anima, i colori non muoiono mai,

Spettro eterno, che punta al cielo.

Parte della sua eredità, incisa sul volto del tempo,

Emily si evolve nell'abbraccio di J‑Time.

In quel momento le sembrò di scorgere la sua amica, simile a un ricordo dietro al rapper, e loro due erano la stessa persona. Lo poteva vedere negli occhi, nella stessa passione che sfoggiavano quando praticavano la loro arte.

Pareti di galleria, ora rivestite di colonne sonore,

L'evoluzione della sua storia, senza voltarsi indietro,

Ricordi dei capelli rossi, nel bacio del crepuscolo,

J‑Time emerge, eternamente sfuggente.

Ritmi pulsanti, il metronomo oscilla,

Da artista a rapper, il destino che porta.

Nessun addio finale, solo un nuovo saluto,

Dai pennelli ai testi...

Con un grande sorriso si alzò dalla poltrona blu — tra l'altro decisamente comoda — e iniziò a cantare il ritornello con lui, visto che anche lei adorava cantare e la voce di questa strana versione della sua amica era angelica.

Emily l'artista, intrappolata nel passato,

I colori svaniscono lenti, ma gli echi restano,

Dai capelli rossi al flair del rap, trovò il suo ritmo,

Ora è J‑Time, guarda i suoi movimenti parlare.

Non più Signora del Tempo, solo ritmo e rima,

Ha cambiato pelle, ma è rimasta vera nel tempo.

Dopo aver cantato e riso insieme, Anika si buttò di nuovo sulla poltrona, facendosi male, perché si era seduta sopra lo strano aggeggio che aveva dato inizio a tutto quel delirio, scansandolo via in malo modo.

<< Allora, mi spieghi come hai fatto a diventare un fratello? >> ridacchiò lei.

<< Rigenerazione >> sorrise lui. << In pratica, quando un Signore del Tempo muore, o meglio, viene gravemente ferito, per sopravvivere si rigenera in un nuovo corpo, acquisendo una nuova personalità, nuovi gusti e sì, può anche cambiare genere >>.

<< Quindi sei morta durante l'attacco dei Dalek? >> gli chiese allarmata.

<< Sì, e poi mi sono trovato un TARDIS e sono tornato indietro >> la prese in giro, beccandosi un'occhiataccia. << No, Anika, io sono il suo futuro. La tua Emily è ancora tutta intera, non preoccuparti >>.

<< Quindi in futuro Emily morirà e diventerà te? >> chiese, per poi sbuffare. << Oltre al fatto che non è affatto giusto. Lei diventerà un ragazzo bellissimo, io invece sarò piena di rughe e con le emorroidi, uff >>.

<< In realtà lei diventerà tante bellissime e fantastiche artiste, prima di diventare me >> sorrise divertito. << Io sono la nona versione di me stesso >>.

<< Quindi... molto avanti nel futuro... >>

<< Sì, secoli e secoli avanti >> rispose lui con uno sguardo leggermente triste, ma non troppo, perché Anika poteva vedere la gioia di vivere nei suoi occhi.

<< Quindi io sono morta? >> chiese triste.

<< Non pensare a queste cose tristi. Davvero, non devi >> la ammonì. << Nel futuro siamo tutti morti, ed è una verità, ma ciò che conta è ciò che facciamo prima di arrivare alla fine. Inoltre sei giovane, Anika: non dovresti pensare alla tua morte nemmeno per sbaglio >>.

<< Oggi però ho rischiato grosso... >>

<< Vero, ma sei ancora viva ed è questo l'importante >> la incoraggiò. << Ora... visto che sei vestita in modo estivo, che ne pensi di visitare la luna estiva di Bobaboba? >>

<< Ma posso venire davvero con te? Insomma, se sei nel futuro... >> chiese lei, che almeno un minimo di viaggi nel tempo lo conosceva tramite qualche film visto di sfuggita alla TV.

<< Finché non parli di me al mio passato, siamo a posto >> detto ciò tornò a smanettare nella  console.

<< Dove siamo ora? >> chiese.

<< Nella tua camera. Ti conosco abbastanza bene da sapere che ti porti sempre cento vestiti diversi quando vai in viaggio >> ridacchiò lui.

<< Ma non è vero! >> sbuffò lei.

<< Yo, vorrei ricordarti la tua valigia vergognosamente piena durante la nostra gita a Brighton >>.

<< Ma quello era solo il minimo indispensabile! >> lo guardò male, anche se era divertita.

<< Sì, per una vacanza di un intero anno dall'altra parte del mondo, non per un weekend! >>

<< Basta prendermi in giro, Emily! >> ridacchiò lei. Ok, era ancora strano che quel tipo fosse la versione futura della sua migliore amica, ma faccia a parte avevano ancora la stessa chimica, il che era rincuorante: segno di un'amicizia che non sarebbe mai morta davvero.

Con un grande sorriso, varcò la porta, per poi buttarsi nel letto esausta. Da quella visuale notò che la strana nave della sua amica o amico aveva assunto l'aspetto di un'estenzione del suo armadio. 

Con un grande sorriso, varcò la porta, per poi buttarsi nel letto esausta. Da quella visuale notò che la strana nave della sua amica — o amico — aveva assunto l'aspetto di un'estensione del suo armadio.

In quel momento il suo telefono suonò e notò che si trattava di Emily. Dopo aver osservato stupita J, lui annuì incoraggiante, intimandole di rispondere.

<< Emily, ciao! Come va? >> le chiese con il suo solito tono allegro e un po' sibilino.

"Insomma... Ti ho chiamata per dirti che mi dispiace di essere sparita così all'improvviso con lo strano cugino Trevor. Forse ti ho fatta preoccupare".

<< Tranquilla >> rispose l'amica, con un tono un po' impacciato.

"Ti ho forse interrotta in un momento poco opportuno?" chiese Emily, facendola sbuffare.

<< Cosa? No, no... Beh, sì. C'è un ragazzo qui con me, ma è praticamente come un fratello per me: il mio fratello chill e cool! >> ridacchiò Anika. << Io e lui stiamo per partire per un viaggio, quindi non preoccuparti per me. Ci rivediamo appena torno, ok? >>

"Ok..." rispose Emily, con un tono decisamente perplesso e stanco. "Quando ci rivedremo, mi parlerai meglio di questo tuo "fratello". Perché da quanto ne so, ero io la tua sorella!" sbottò lei con tono ironico.

<< Appunto! >> le rispose Anika, divertita.

"Appunto cosa?"

<< Che sei il mio unico "fratello'" >>

"Sorella, semmai! E poi che cosa stai dicendo?" chiese irritata la ragazza dall'altra parte del telefono.

<< Lo scoprirai >> detto ciò, Anika chiuse la chiamata.

<< Yo, finalmente dopo secoli questa chiamata ha senso! >> sbuffò, per poi guardare l'amica. << Prendi la tua roba, ti aspetto dentro >>.

<< Aspetta un secondo >> J la osservò.

<< Emily mi è sembrata... stanca e triste, come mai? >> chiese.

<< Diciamo che ha preso male la rigenerazione del padre e ha appena avuto un'accesa discussione con lui >> spiegò. << Ora che ci penso dovrei scusarmi con papà, ma all'epoca non capivo la complessità della rigenerazione ed ero anche molto testarda e radicata nelle mie idee... >>

<< Oh mio dio! >> Anika realizzò solo in quel momento di averci provato con il signor Roberto! Sì, doveva essere così: lo strano cugino Trevor altri non era che il padre di Emily rigenerato in un sexy biondo! No, non doveva pensare al suo aspetto, così come non doveva pensare al fatto che il rapper davanti a lei avesse un sorriso splendido, visto che era la sua migliore amica! Ok, ora che lo sapeva non lo trovava attraente in quel modo, però... che strana questa rigenerazione. Inoltre... << Aspetta un momento, J. Per caso non è che ti sei ispirato a una tua certa sexy e allegra amica afroamericana che ama cantare quando hai assunto questo aspetto, vero? >> scherzò divertita.

<< Yo, la rigenerazione è una lotteria, ma può essere. Eccetto il canto, però, visto che anche la vita prima di me cantava e posso assicurarti che con te non c'entra nulla >>.

<< Non trovo affatto giusto che tu sappia cantare così bene, insomma era il mio ruolo! >> fece la finta offesa, anche perché in realtà era contenta: adorava cantare con gli amici, ma Emily era così stonata che, a confronto, il lamento di una balena spiaggiata era una sinfonia.

<< Follow the flow >> le sorrise lui, per poi guardare il suo telefono. << Un Samsung Innov8 Touch... roba da museo. Oltre al fatto che... cavolo, ormai viaggio così tanto nello spazio‑tempo e tra le realtà che mi sono scordato l'epoca in cui è iniziato tutto. Siamo nel 2008, vero? >>

<< Sì >> ridacchiò lei. << Dai, fammi prendere il necessario, poi andiamo, ok? Anche se... non hai dei vestiti nel tuo armadio spaziale? >>

<< Certo, ma so che sei così fissata con i tuoi che non oso mostrarteli >> scherzò, per poi scappare all'interno della nave per schivare un cuscino lanciato dalla sua amica.

Rimasta sola, Anika si ritrovò a osservare la foto che la ritraeva insieme alla madre. Una madre che, in un certo senso, le somigliava: non solo fisicamente — afro lei, treccine l'altra — ma anche per la passione artistica. 

Il problema? Anika non aveva la stessa passione per le ceramiche della madre e questo a lei non piaceva

Il problema? Anika non aveva la stessa passione per le ceramiche della madre e questo a lei non piaceva. Ecco perché l'aveva spedita a studiare arte in quella stupida università.

Anika sapeva bene perché sua madre voleva a tutti i costi che seguisse i suoi passi: voleva darle un lavoro sicuro, ereditario, un modo per guadagnarsi il pane senza problemi. Ma così facendo calpestava il suo sogno di diventare una cantante. Voleva bene a sua madre, certo, ma era anche una persona difficile con cui vivere. Ecco perché aveva accettato subito di viaggiare con J: le avrebbe fatto bene staccare un pò dalla vita reale. 

Inoltre... con Emily aveva già programmato di viaggiare in giro per il mondo, quindi un po' le dispiaceva farlo con qualcun altro. Anche se quel "qualcun altro" era comunque la sua amica e questo le dava un gran mal di testa.

Con un sorriso si alzò dal letto e cominciò a preparare le valigie con tutto il necessario.

Anika iniziò a riempire la valigia con una quantità assurda di cose che, nella sua testa, erano assolutamente indispensabili:

Aprì l'armadio e iniziò a infilare dentro la valigia una quantità assurda di vestiti: prima cinque magliette identiche, "perché magari una si sporca" poi altre tre "perché magari non mi va il colore" e infine un paio che non metteva da mesi ma che improvvisamente le sembrarono indispensabili per un viaggio nello spazio. Aggiunse tre paia di jeans, ognuno "per un mood diverso", e una giacca pesante, visto che la fuori poteva esserci un mondo prennemente innevato. 

Poi vennero gli oggetti assurdi: due phon — perché uno poteva esplodere, giusto? — una scatola di trucchi grande quanto un microonde, che usava solo nelle grandi occasioni, e una coperta gigante che occupò metà valigia. "Magari fa freddo nello spazio" si disse.

Quando provò a chiudere la valigia, dovette sedercisi sopra, rimbalzando un paio di volte finché la cerniera non cedette, rassegnata.

Una volta terminato, guardò le valigie e annuì soddisfatta, per poi entrare all'interno dell'armadio, pronta alle nuove avventure che la vita le avrebbe messo davanti.

––––––•––––––

La luna estiva di Bobaboba era... stupenda. Il mare dorato e frizzante — cosa che Anika trovava assurda — illuminava l'ambiente riflettendo i raggi del sole. Gli alberi rossi, alieni, non avrebbe saputo descriverli in altro modo, erano circondati da tanti piccoli pesci multicolore che "nuotavano" attorno alle "foglie". La spiaggia era soffice e fresca, anche nelle ore più calde. Nel cielo svettava un pianeta ricoperto da continue esplosioni di fuoco, circondato da anelli simili a quelli di Saturno che si "immergevano" nel mare, regalando una vista mozzafiato.

A servirle dei cocktail dall'aspetto fluo c'erano camerieri di specie diverse, che non avrebbe neppure saputo nominare e la musica in sottofondo — che parlava di quel mondo — era cantata proprio dal suo amico, sdraiato nel lettino accanto a lei, occhi chiusi, costume, berretto e un sorriso beato che rendeva tutto ancora più chill.

<< Lo sai che è da egocentrici prendere il sole mentre si ascolta la propria musica? >> ridacchiò lei.

<< È una pubblicità che viene mandata a ripetizione >> sorrise lui. << Non è che sono andato da loro e li ho costretti a metterla. Inoltre... >> si alzò a guardarla. << Se sei qui gratis è solo grazie alla mia musica, quindi porta rispetto e continua a prendere il sole >> scosse la testa divertito.

<< Va bene, ragazzo con il berretto >>. Sul serio: si teneva il berretto anche quando prendeva il sole?

<< Yo, il berretto e la J sono i miei simboli >> disse, per poi tornare a chiudere gli occhi, facendola ridacchiare.

<< J, come mai ti trovavi fuori dal negozio di tuo padre? >> chiese, visto che sinceramente non aveva ancora capito quella parte. Anche se, presa dall'ansia e dalla meraviglia del momento, si era persa diverse cose... come la bella corvina che il signor Roberto aveva mostrato nell'ologramma nel cielo. Molto probabilmente erano lei che i Dalek cercavano... o Roberto... o entrambi. Lei aveva solo attivato il dispositivo sbagliato in mezzo a tutto quel marasma.

<< Nostalgia >> sorrise lui con gli occhi chiusi e lei annuì comprensiva.

Ascoltando le risate — o ruggiti, o qualunque cosa fossero — dei bambini che giocavano nei parchi degli hotel ultralusso e spaziali dietro di lei, chiuse gli occhi e si rilassò, grata di poter essere lì, con il suo migliore amico, decisa a godersi ogni secondo di quel viaggio nell'Omniverso.

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