Sulla Sogliadel Canone

Fanfiction e storie originali in italiano: leggere e scrivere

Capitolo VIII

Copertina di Le molte vite dell'Artista
Copertina con AI

Le molte vite dell'Artista

di @sayman

Crossover, Doctor Who (fandom generico) · Classificazione: Generale · In corso

99.518 parole · 13 capitoli · 2 letture · aggiornata il 1 ottobre · nessuna recensione ›

Nessuna avvertenza

Tag

Avventura · Azione · Commedia · Fantascienza · Fantasy · Horror · Crescita Personale · Destino

Personaggi

Personaggi originali

Artista

Capitoli

13 capitoli, dal 6 maggio al 1º ottobre

Scegli il capitolo
Riassunto

Riassunto

Questa raccolta presenta brevi avventure incentrate sul misterioso viaggiatore omniversale noto come l'Artista.

Capitolo 8

La casa della mamma - Parte 2

5.653 parole, circa 28 minuti

Copertina del capitolo 8

Osservando il mostro con sguardo di sfida, Paradox lo indicò minacciosamente con l'indice destro: 

<< Chi cazzo sei? Come sei entrato in casa mia? >>

<< Sei stata tu a farmi entrare >> rispose la creatura con una voce meccanica e allo stesso tempo cavernosa, creando un contrasto grottesco e inquietante.

<< Fidati, ho fatto entrare tanta gente, tesoro, ma tu non sei tra questi >> ribatté lei con un sorrisino beffardo e divertito, guadagnandosi uno sguardo esasperato dalla figlia, anche se non poteva vederlo, visto che la rocker si era messa davanti ai suoi figli per proteggerli.

<< Ero installato nell'olo‑programma FantaFica 4D >> rivelò lui.

<< Ah... >> rispose secca la donna.

<< Mamma? >> la voce di Alex era isterica. << Ti prego non dirmi che è quello che penso che sia! >>

Xavier scosse la testa verso le due, che erano riuscite a trasformare anche quella situazione imbarazzante in uno dei loro soliti battibecchi, sfoggiando i loro caratteri opposti.

<< Ok, beh... >> anche Emily sembrava leggermente imbarazzata, ma solo perché c'erano i suoi figli. Altrimenti... eh, di stronzate ne aveva fatte davvero tante. << Mea culpa, ora... >>

Come per magia, il suo bracciale destro si trasformò in una bellissima chitarra elettrica nera con dettagli argentati, ma non prima di attraversare uno stato intermedio che sembrava composto da argento vivo.

<< Wow... nano‑macchine? >> chiese Xavier con un filo di voce.

<< ...Let's rock, baby! >> 

Con una schitarrata, la rocker generò un'onda sonora che colpì l'entità facendola arretrare, per poi correre oltrepassando i figli

Con la schitarrata, la rocker generò un'onda sonora che colpì l'entità facendola arretrare, per poi correre oltrepassando i figli. << Che aspettate? Andiamo! >>

I due, dopo essersi scambiati un'occhiata breve e terrorizzata, la seguirono, decisamente non intenzionati a restare lì.

––––––•––––––

Visto che l'ingresso del parco acquatico da cui era uscita Alex era scomparso, i tre avevano optato per entrare nella prima porta che gli capitasse a tiro.

Una volta oltrepassata, i due ragazzi rimasero ancora una volta stupiti dalle dimensioni degli ambienti di quella... nave? Xavier era convinto di sì, potesse esserlo.

Si trovavano in un enorme hangar‑garage, grande come un campo da calcio, illuminato da luci bianche e fredde che correvano lungo il soffitto metallico

Si trovavano in un enorme hangar‑garage, grande come un campo da calcio, illuminato da luci bianche e fredde che correvano lungo il soffitto metallico. Ovunque c'erano macchine e moto: alcune di marche famose — Mustang d'epoca, Harley Davidson, una Lamborghini Countach color rosso ciliegia — altre invece erano completamente aliene, con carrozzerie iridescenti, ruote magnetiche sospese nel vuoto, motori che pulsavano come organi viventi e veicoli che sembravano più creature che mezzi di trasporto. C'erano perfino moto senza ruote, che galleggiavano a pochi centimetri dal pavimento come se fossero in attesa del pilota.

I due sapevano che la madre era una patita di macchine. Non a livelli allucinanti, ma le piacevano, soprattutto se erano rozze e d'epoca... o almeno questo era il pensiero di Alex.

Xavier, con gli occhi che brillavano, si precipitò subito verso una delle moto futuristiche che galleggiava placida a pochi centimetri dal terreno, mentre la madre, dopo averlo osservato divertita, si diresse verso una moto nera del presente.

<< Lei chi è, Valentina? >> la prese in giro la figlia, indicando la moto. Secondo lei, pure quella vettura aveva un nome.

<< Non nomino tutte le mie vetture, Bessy è speciale >> rispose Paradox facendo il segno del rock.

<< Ok... >> sbuffò la castana. << Mamma, riguardo a quello che quel coso ha detto poco fa... >>

In quel momento, però, il soffitto venne sfondato dalla creatura, che si precipitò verso di loro con un'esplosione di scintille statiche.

<< Via! >> urlò Paradox, facendo cenno alla figlia di montare dietro di lei, per poi guardare Xavier. << Tu vai, noi ti raggiungiamo! >> ordinò, indicando un'apertura simile a quella di una galleria, mentre metteva in moto con un forte rombo.

Quando partì, notò una cosa che non le piacque affatto: l'essere si era messo alla ricerca di Xavier, ignorandole completamente. Visto che erano appena partite, sarebbero state prede molto più facili.

Ancora più motivata, imboccò la galleria inseguendo la creatura.

La scena che seguì era oltremodo surreale, ma a Xavier piacque tantissimo: si stava divertendo un mondo su quella moto spaziale

La scena che seguì era oltremodo surreale, ma a Xavier piacque tantissimo: si stava divertendo un mondo su quella moto spaziale. Per lui, nonostante il pericolo, era un sogno che si avverava. 

Mentre sfrecciava in quella galleria impossibile — non diversa da quelle che conosceva, ma decisamente più atipica date le circostanze — gli sembrò di giocare a "Mario Kart" e  la sensazione aumentò quando il paesaggio cambiò più volte: prima una foresta, dove dovette schivare tronchi giganteschi e saltare sopra radici sporgenti che sembravano vive; poi un castello medievale, con ponti levatoi che si alzavano all'improvviso e armature che cadevano dalle pareti come trappole; poi ancora una spiaggia, dove si divertì un mondo a guidare lungo la riva, evitando geyser d'acqua salata e scivolando su rampe naturali che lo lanciavano in piccoli salti acrobatici; e infine altri scenari ancora più assurdi, pieni di ostacoli impossibili, anelli luminosi da attraversare per ottenere boost di velocità e piattaforme sospese che sembravano uscite da un platform 3D.

Certo, era continuamente inseguito da quello che aveva capito essere un virus informatico altamente avanzato... ma cavolo, se era divertente!

Ad aumentare il divertimento, ovattate dal rumore futuristico della sua vettura e da quello statico del suo inseguitore, c'erano le imprecazioni che sua madre lanciava al mostro — forse per attirarne l'attenzione — mischiate agli insulti di Alex, che urlava contro il genitore perché secondo lei guidava come una matta. Più volte avevano rischiato di finire sfracellate contro un albero o un masso.

<< Ok, mi son rotta i coglioni! >> sbottò Paradox. Con un'imprecazione, pigiò un bottone davanti a lei e, con una fiammata, il turbo le portò accanto a Xavier.

<< Xavier asco... ti stai divertendo? >> chiese la madre. Il ragazzino alzò le spalle con fare imbarazzato.

<< Cazzo, sei proprio mio figlio! >>

<< Laggiù! >> Alex indicò una casa abbandonata in quello che sembrava una pista a tema post‑apocalittico. Dopo una sterzata brusca, si diressero verso la casa, lasciando le vetture all'esterno.

L'interno era quasi inesistente: muri degradati che lasciavano filtrare la luce del giorno e un enorme cratere al centro che finiva nel vuoto. Vedendo che il virus li stava raggiungendo, Paradox spinse se stessa e i figli giù per la voragine.

––––––•––––––

Dopo quelle che sembravano ore, nelle quali continuarono a cadere sempre più giù nel vuoto — lanciando grida spaventate nel caso di Alexandra e divertite nel caso di Paradox — atterrarono con un sonoro splash, forse all'interno di una piscina

Dopo quelle che sembravano ore, nelle quali continuarono a cadere sempre più giù nel vuoto — lanciando grida spaventate nel caso di Alexandra e divertite nel caso di Paradox — atterrarono con un sonoro splash, forse all'interno di una piscina.

Dopo aver annaspato un po', uscirono boccheggiando da quello che era un materasso a due piazze, accatastato sopra ad altri materassi simili. Quando si guardarono intorno, notarono di trovarsi all'interno di quello che sembrava un immenso magazzino stracolmo di praticamente ogni cosa: c'erano sarcofagi, droni alieni, strane bevande, barattoli luminescenti, letti e tanto, tanto altro. Perfino giocattoli per bambini, ma giganteschi, come se fossero stati costruiti per dei giganti.

<< Materassi ad acqua! >> Paradox indicò i materassi con un sorriso divertito. << Di gran qualità! >>

<< Mamma! >> La figlia le si piazzò davanti con il volto rosso di rabbia. << Sei partita di capo più del tuo solito per caso?! >> Con un gesto brusco indicò il soffitto, dove poco prima c'era la voragine... ora stranamente scomparsa. << Ti sembra normale buttarci giù in un buco?! Potevi ammazzarci! >>

<< Calmati, ragazzina, era tutto calco— >>

<< Calmarmi un corno! Prima sono stata zitta, ma in che razza di follia siamo stati catapultati?! >> sbottò lei, per poi allontanarsi verso una delle corsie del luogo, sparendo sotto lo sguardo dispiaciuto della madre.

<< Mamma, questa volta Alex ha ragione... capisco che siamo in fuga, ma... >> Il piccolo sembrava abbastanza scosso, tanto che la madre lo abbracciò teneramente.

<< Xavy, sono pazza, ma non così pazza da mettere a rischio le vostre vite così >> disse piano, con tono dolce. << Sapevo che non ci sarebbe successo niente. In caso contrario... avevo già un piano di riserva >>.

<< Quale? >> chiese curioso Xavier.

<< Attutire l'atterraggio con la mia chitarra >> rispose lei e il figlio annuì, ricordandosi di quando poco prima la madre aveva scacciato il mostro con delle onde soniche uscite dal suo strumento. Sì... se avesse puntato quelle onde verso il terreno, facendole rimbalzare come un impulso acustico, avrebbero davvero potuto frenare la caduta. In effetti, aveva perfettamente senso.

<< Che posto è questo? >> chiese, osservando con curiosità delle bevande frizzanti di una marca che non aveva mai visto.

<< Il mio vecchio magazzino. Sai, un tempo ero una negoziante >> gli sorrise lei. << Dai, ora andiamo a cercare tua sorella >>.

La trovarono in una delle corsie, mentre si finiva di mettere una camicia blu trovata tra gli scaffali, insieme a dei jeans neri, un paio di calze rosse e delle scarpe marroni.

<< Andiamo, dobbiamo cambiare zona >> ordinò la madre e la figlia si limitò ad annuire.

Attraversare quel posto era come camminare all'interno di un ipermercato, ma pieno delle cianfrusaglie più strane.

Xavier aveva notato anche oggetti dai colori che non sapeva nemmeno riconoscere, una sfera di cristallo, cose a cui non sapeva dare un nome e oggetti banalissimi che vedeva nella vita di tutti i giorni

Xavier aveva notato anche oggetti dai colori che non sapeva nemmeno riconoscere, una sfera di cristallo, cose a cui non sapeva dare un nome e oggetti banalissimi che vedeva nella vita di tutti i giorni.

Dopo aver svoltato dietro un sarcofago egizio, Paradox spinse la maniglia rossa di una porta con scritto EXIT e subito furono inondati da un bellissimo profumo di pane appena sfornato e altre delizie ancora calde.

––––––•––––––

La stanza  oltre la porta appariva come una cucina‑laboratorio steampunk, immersa in una luce calda che rendeva ogni superficie più morbida

La stanza  oltre la porta appariva come una cucina‑laboratorio steampunk, immersa in una luce calda che rendeva ogni superficie più morbida. Al centro dominava un grande apparato circolare di metallo, composto da anelli luminosi che sembravano pulsare lentamente; i pannelli di controllo mostravano scritte e diagrammi e la luce arancione dei display rifletteva sulle superfici di rame.

Attorno alla macchina, i tavoli di legno erano coperti da barattoli, bottiglie, piccole piante e utensili. Le mensole alle pareti reggevano file ordinate di contenitori in vetro, ognuno con polveri o erbe diverse.

Vicino alle finestre ad arco — che lasciavano filtrare una luce naturale più fredda — c'era un angolo più domestico, con sedie e un tavolino, quasi un invito a sedersi mentre la macchina lavorava. Dalle travi pendevano pentole e utensili di rame, consumati ma ancora lucidi.

Su una lavagna nera erano elencati gli ingredienti del burro: cannella, zenzero, noce moscata, pasticceria, vaniglia, anice. Sembrava una ricetta annotata in fretta.

Sul lato sinistro della stanza si notava una piccola cucinetta composta da un fornello compatto, scuro, con le manopole in metallo consumato dall'uso. Sopra, una piastra di ghisa mostrava leggere macchie di cottura, come se fosse stata usata di recente.

Accanto al fornello c'era un lavello minuscolo, incassato in un piano di legno più semplice rispetto ai tavoli centrali. Una mensolina appesa sopra il lavello reggeva due o tre barattoli piccoli, probabilmente spezie o ingredienti di uso rapido.

In fondo, un ritratto mostrava una persona intenta a cucinare, come un ricordo appeso per dare calore al luogo. L'insieme mescolava tecnologia e artigianato, creando un ambiente che sembrava vissuto, usato, eppure curato con attenzione.

<< Finalmente cazzo! >> esultò Emily, per poi precipitarsi verso la console. << Non è esattamente la mia console, ma me la farò andare bene >>.

Xavier intanto si avvicinò al quadro per osservarlo meglio. La gentile signora castana, un po' cicciottella e dal volto pacioso e amichevole, esprimeva subito simpatia.

<< Mamma, chi è? >> chiese indicandola e la donna alzò lo sguardo.

<< Io, prima che la vita mi facesse diventare così >> rispose lei.

<< Ma che dici? >> si spazientì Alex. << È evidente che quella non sei tu! Non avete niente in comune! >>

<< Ok! >> la donna alzò le mani spazientita. << Forse è meglio se mi presento come si deve! Sono la Signora del Tempo nota come l'Artista. Questa nave in cui ci troviamo si chiama TARDIO, ma i babbani lo chiamano TARDIS. Quando muoio, al posto di morire davvero, mi rigenero in un nuovo corpo con una nuova personalità. Io sono l'ottava me stessa, mentre la tizia nel quadro è la terza. È chiaro? >>

<< Cosa?! Cioè tu vorresti farmi credere che tu sei un alie... no, non esiste. >> In quel momento la povera ragazza aveva perso quel minimo di autocontrollo che aveva mantenuto fino ad allora in mezzo a tutte quelle assurdità. Forse perché aveva sperato fino all'ultimo di essere finita in uno strano sogno o in una trappola assurda insieme alla sua famiglia, ma invece... certo che quel postaccio infernale era di Paradox! Già trovava allucinante il carattere della madre, ma questo... questo era davvero troppo!

<< Cioè sono in parte alieno?! >> chiese eccitato Xavier, con gli occhi che brillavano. A differenza della sorella, per lui tutto quello era stupendo: si trovava in una nave spaziale, che apparteneva alla madre e che quindi avrebbe potuto visitare o usare tutte le volte che voleva!

Certo, aveva sospettato quasi fin da subito che quel posto appartenesse alla madre: era troppo calma e in fin dei conti erano ancora all'interno di casa sua. Ma mai dire mai e Paradox era una donna che sapeva tenere il sangue freddo.

<< Non c'è niente di fantastico! >> lo ammonì la sorella, inviperita.

<< Se lo dici tu... >> sbuffò lui, praticamente ignorandola.

<< Tecnicamente parlando siete un quarto alieni, visto che mia madre era umana. Quindi, sostanzialmente, siete quasi umani >> spiegò la rocker, mentre continuava a smanettare girando attorno alla console, per poi alzare lo sguardo verso la figlia con un'espressione di rimprovero. << Non temere, ragazzina: la tua normalità non viene violata, visto che in fin dei conti puoi ancora considerarti umana e quindi "normale" >>.

<< Ma non è che tu non sei normale, mia sorella non lo è >> sbuffò il ragazzino, beccandosi un'occhiataccia dalla suddetta. << Voglio dire... se gli alieni sono reali allora sono normali perché esistono. La concezione soggettiva della normalità non è come quella oggettiva >> concluse, dirigendosi verso il tavolo dove c'erano delle profumate pastarelle che aveva adocchiato appena entrato.

Una volta morso, le sue papille gustative esplosero dalla bontà, facendogli fare anche un sonoro uhm..., cosa che fece sorridere la madre.

<< Un tempo sapevo cucinare da dio >> disse orgogliosa.

<< Già, mentre ora è già tanto se non dai fuoco alla cucina... >> sbuffò la figlia.

<< Beh, il rock è la mia arte adesso, quindi... >> lei alzò le spalle. << Mangia anche tu piuttosto, visto che ieri non abbiamo cenato >>.

<< No, non voglio mangiare, voglio capire che diamine sta succedendo, visto che ancora non ho capito nulla, tranne il fatto che la tua nave sia stata abbordata da un virus preso da un porno che hai scaricato! >> la indicò in malo modo e Paradox ebbe almeno la decenza di sembrare imbarazzata.

Non si vergognava per quello, però: lei era Paradox caos e fiamme e le cazzate erano un po' il suo marchio di fabbrica. Però quando mettono a rischio la vita dei suoi figli... Era anche vero che all'epoca, quando aveva scaricato il programma, loro non erano nemmeno nati, non aveva ancora conosciuto Jared e diventare madre era davvero l'ultimo dei suoi pensieri.

<< In effetti... ok, forse qualcosa in più di Alex ho capito, ma... >> disse timido il ragazzino.

<< Vostro nonno ve lo saprebbe spiegare meglio di me e con paroloni fantascientifici >> ridacchiò Emily, mentre ripensava al padre. Erano secoli che non lo vedeva. << Ma una volta che il TARDIS ha localizzato l'intruso, si è attivato in modo da poterlo tenere bloccato all'interno. Ecco il perché delle stanze senza senso: normalmente non sono così confusionarie. Oltre al fatto che, con noi dentro, le sta mischiando ancora di più >>.

<< Come la voragine da cui siamo caduti che è sparita un secondo dopo! >> realizzò Xavier.

<< Esatto. O la porta che mi ha permesso di trovarti >>.

<< A proposito... il mio letto era finito nello spazio siderale, o quantomeno una rappresentazione di ciò. Attorno a me c'erano pezzi di biblioteca che fluttuavano >> spiegò il ragazzino.

<< Uhm... forse la nave ha tentato di rinchiuderlo in un luogo immenso, espellendo la biblioteca in quel vuoto... >> ragionò la rocker.

<< Ma perché non farlo all'esterno? >> chiese giustamente Alex.

<< Perché all'esterno c'è il mondo, Alex. Un virus del genere potrebbe creare danni inimmaginabili >> spiegò suo fratello, per poi guardare la madre. << Però il piano di espellerlo è sensato. Ora che possiamo pilotarla possiamo buttarlo in un buco nero o... beh, se è senziente magari ucciderlo non sarebbe l'opzione migliore, però... >>

<< Ma non è vivo, è un virus, non è una persona reale! >> sbuffò Alex.

<< Reale per chi, ragazzina? Posso assicurarti che ho conosciuto persone artificiali molto più reali e gentili degli organici. Però in questo caso, Xavier... non possiamo davvero porci tali dilemmi morali. Abbiamo già avuto modo di saggiare la sua natura violenta >>.

<< Ma... >> provò a ribattere il ragazzino, triste: per lui, anche se per autodifesa, era comunque omicidio.

<< Se fosse stato buono, il TARDIS non ci avrebbe protetto così tanto. Anzi, molto probabilmente ci avrebbe fatto amicizia o lo avrebbe aiutato. Ma se così non è, allora è una minaccia >> spiegò lei.

<< Aspetta... la nave è viva? >> chiese Xavier.

<< Sì e ti capisce se ci parli. Ma non agisce e non si esprime come noi. I TARDIS... sono complessi >>.

<< Se la nave è senziente, non avrebbe potuto espellere direttamente il virus nello spazio da sola? Al posto di aspettare più di vent'anni? >> chiese, anche giustamente, la castana.

<< Come ho già detto, queste navi sono complesse >>.

Sul serio, Paradox non aveva la minima idea del perché la sua nave non avesse agito da sola. In passato lo aveva fatto: ogni tanto le prendeva lo schiribizzo e viaggiava dove le pareva, o la portava in posti casuali, cosa che a lei piaceva. 

Quindi... forse non voleva abbandonare, anche se per poco, la Terra senza di lei, nel caso si fosse danneggiata e avesse rischiato di bloccarla in una singola realtà. Oppure, essendo quasi onnisciente — visto che vedeva passato, presente e futuro in contemporanea — già sapeva che era un problema che non doveva risolvere da sola. Infine... opzione più preoccupante: suo padre aveva modificato il TARDIO in modo da non abbandonarla mai su un singolo pianeta. Sapeva per certo che il Guardiano aveva apportato qualche miglioria, ed era abbastanza paranoico da fare una cosa simile.

In quel momento un forte boato li fece sobbalzare. La porta era stata buttata giù: il nemico li aveva trovati.

Con un gesto della mano, Paradox abbassò una leva e subito i tre vennero avvolti da un fascio di energia azzurra che li fece scomparire da lì.

––––––•––––––

Riapparvero in una stanza simile a quella di prima, solo che... si vedeva chiaramente che quella apparteneva alla madre.

 si vedeva chiaramente che quella apparteneva alla madre

Il posto era un caos totale. Le luci esagonali lampeggiavano come se litigassero tra loro, la console centrale ribolliva di pulsanti messi a caso e in giro c'erano divani, bottiglie, una chitarra buttata sul tavolo e perfino sassi sul pavimento. In un angolo, il minibar era un monumento al disordine: un mobiletto mezzo aperto, bottiglie accatastate senza criterio e bicchieri sporchi che sembravano pronti a scappare da soli.

Alex osservava tutto con disgusto, le labbra piegate in una smorfia che diceva chiaramente quanto volesse dare fuoco all'intera stanza. Ogni passo era misurato, attenta a non sfiorare nulla di quello schifo, come se ogni oggetto potesse infettarla con qualche virus alieno.

<< Sistemato! >> urlò felice Paradox, mentre mostrava sullo schermo della console una struttura rettangolare  che fluttuava verso un gigantesco buco nero.

<< Ma... quella stanza era stupenda... >> sbottò Xavier.

<< La posso sempre ricreare, no problem >> la madre gli fece il pollice in su, poi sorrise ai figli. << Bene, dove volete andare? Avete tutto l'Omniverso e ogni epoca a vostra disposizione! >>

<< Questa nave viaggia davvero nel tempo e in realtà parallele?! >> chiese Xavier con occhi che — se fosse stato un cartone animato — avrebbero letteralmente brillato, mentre esplorava mentalmente le infinite possibilità. << Per iniziare... >> si guardò intorno in cerca di un'idea, finché non posò lo sguardo su una foto che ritraeva la madre mentre beveva una strana bevanda verde, probabilmente alcolica, insieme a un coccodrillo umanoide dalle scaglie azzurre, occhi gialli e una maglia grigia. << Credo che voglio visitare il mondo da dove viene lui >>.

 << Credo che voglio visitare il mondo da dove viene lui >>

<< Ah, il mio vecchio amico Takezo! >> sorrise lei. << Quante avventure abbiamo vissuto insieme! In effetti lui viene da un mondo molto particolare, dove quasi tutta la popolazione, a un certo punto della loro vita, sviluppa un gene chiamato Quirk che dona loro dei super pote— >> si interruppe osservando il figlio, che sembrava sul punto di esplodere per quanto respirava. << Tutto ok? >>

<< Hai appena descritto il mondo di My Hero Academia!! >> disse tutto d'un fiato. << Sul serio è reale? O è un mondo che casualmente è simile?! In effetti nell'Omniverso ogni storia è vera, o così dicono le Wiki online! >>

<< Beh sì, altrove le opere sono reali >> gli sorrise la madre.

<< Beh, anche io so dove andare >> disse Alex richiamando la loro attenzione.

<< Dove? >> chiese curioso Xavier.

<< A casa >> rispose secca, con uno sguardo più che urtato. Poteva sopporta— anzi no, non poteva sopportare nulla di quello che era appena successo. Ma il fatto che anche Topolino fosse reale da qualche parte era la proverbiale goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Voleva tornare alla sua vita, alla quotidianità, il prima possibile, cercando di lasciarsi quella giornata alle spalle.

<< Come vuoi, ragazzina... >> sbuffò dispiaciuta la madre, ma ormai sapeva che far cambiare idea alla figlia sarebbe stato impossibile, quindi...

Dopo aver smanettato un po' sulla console e aver abbassato la leva, indicò con un gesto la porta.

Dopo aver salutato con un cenno, la ragazza si precipitò verso l'uscita.

<< Seguila e salutala come si deve >> ordinò Paradox al figlio, che uscì anche lui.

Rimasta sola, il suo volto si fece più serio e tornò a osservare il monitor. Ora che la minaccia era passata, voleva vederci chiaro e soprattutto capire perché avesse preso di mira Xavier, visto che era evidente che l'essere volesse lui. Si era già fatta un'idea, ovviamente: un'idea che non le piaceva per niente e che la faceva incazzare. Ma prima doveva controllare le videocamere di sicurezza.

Iniziò a cercare i video del loro arrivo, quelli in cui entrarono in casa e trovarono il cibo ammuffito che, con il senno di poi, era molto probabilmente un avvertimento da parte del TARDIS: un modo per dirle che non erano al sicuro, piuttosto che un malfunzionamento come aveva pensato all'inizio.

La scena successiva li mostrava mentre parlavano in salotto e solo in quel momento si accorse che l'essere li stava osservando da una piccola grata dell'aria. Si vedevano chiaramente i suoi occhi gialli. 

Quindi il bastardo era già lì e doveva aver ascoltato il discorso di Alex, quando aveva detto che suo fratello era un piccolo genio in grado di hackerare le reti. Ecco perché lo aveva preso di mira! Molto probabilmente il virus pensava che, tramite il cervello di Xavier, avrebbe potuto trovare finalmente un modo per uscire da quella che era, di fatto, la sua prigione.

Cambiando scena ancora una volta, notò il mostro osservare Xavier fluttuando sopra di lui, facendogli prendere uno spavento. 

Per fortuna, in quel momento il TARDIS aveva spostato il letto e il ragazzino nello "spazio siderale", anche se il mostro non ci aveva messo molto a trovarlo

Per fortuna, in quel momento il TARDIS aveva spostato il letto e il ragazzino nello "spazio siderale", anche se il mostro non ci aveva messo molto a trovarlo. Evidentemente, restando più di vent'anni intrappolato lì dentro, doveva aver studiato la nave quasi a memoria, quindi sapeva come raggiungere un punto entro tempi ragionevoli, anche se il TARDIS spostava le persone altrove o cambiava la sua conformazione interna.

La cosa che fece incazzare Paradox, però, fu il fatto che — invece di possedere Xavier subito, ammesso che il virus fosse simile a uno Zompavirus capace di infettare sia macchine che organici — aveva scherzato con lui, spaventandolo. Aveva giocato al gatto e al topo, oppure voleva essere sicuro che il ragazzo gli fosse utile. Fanculo, non aveva senso pensarci adesso. Lo aveva eliminato, tanto bastava.

Ovviamente avrebbe taciuto questa cosa a Xavier: non voleva spaventarlo ulteriormente. Inoltre, visto che secondo lei il virus era decisamente senziente, non voleva farlo sentire in colpa per questo "omicidio", dato che prima non era affatto d'accordo.

Grazie a Dio che quella sua cagata giovanile non aveva creato un problema più grande, visto che il virus non era abbastanza avanzato da poter infettare e possedere la sua meravigliosa nave.

––––––•––––––

Xavier uscì dal TARDIO e vide Alexandra camminare a passo svelto lungo il vialetto, diretta verso la sua casa. Quella che si era scelta per scappare dal caos e costruirsi una vita tutta sua.

La casa era un colpo d'occhio.

 Moderna, squadrata, con ampie vetrate che riflettevano il cielo del tardo pomeriggio

Moderna, squadrata, con ampie vetrate che riflettevano il cielo del tardo pomeriggio. Le superfici in cemento chiaro e legno trattato erano pulite, lisce, senza un graffio. Ogni linea era simmetrica, ogni angolo perfetto. 

Il prato era rasato con una precisione chirurgica, uniforme come un tappeto di velluto verde. Nessuna foglia fuori posto, nessuna zolla ribelle. Le aiuole erano disposte in file geometriche, con piante tutte della stessa altezza, come soldatini in parata.

Accanto al vialetto, un laghetto artificiale rotondo, minuscolo e impeccabile, sembrava quasi finto da quanto era ordinato. L'acqua era immobile, limpida e rifletteva la casa come uno specchio. Una piccola fontanella centrale creava un getto sottile e regolare.

Il garage era aperto e dentro troneggiava un maggiolone giallo, lucido come appena uscito dal concessionario.

Alexandra avanzava verso la porta d'ingresso con le spalle rigide, come se ogni passo la riportasse verso il suo santuario di ordine e routine. Un mondo dove tutto era prevedibile, controllabile e sopratutto normale.

Se Xavier doveva essere onesto con se stesso... quella casa non la trovava brutta, ma... era banale. Secondo lui non aveva personalità. Mancava quel tocco che aveva percepito all'interno del TARDIS. La sala console della madre urlava Paradox da tutti i pori, era pregna della sua personalità caotica e questo la rendeva speciale. Cosa che non era la casa che aveva davanti.

Ok, in realtà rispecchiava a pieno la sorella, ma non gli piaceva comunque...

<< Alex, aspetta un secondo >> richiamò la sua attenzione e lei si voltò a guardarlo. << Non saluti nemmeno? >>

<< Scusa fratellino >> sorrise stanca lei, << ma quel posto non fa davvero per me... >>

<< Lo so... >> sbuffò Xavier.

<< Sai, forse è davvero il caso che tu venga a vivere con me >> ridacchiò lei, facendolo ridacchiare a sua volta.

<< Nah, preferisco le stranezze della nave della mamma. Però ascolta... >> disse lui con un gran sorriso. << Grazie a questa esperienza ho scelto da chi andare a vivere: ovvero papà. Pensaci, la mamma può venire a trovarmi tutte le volte che vuole con il TARDIS. Ovviamente andrò da lui dopo aver fatto qualche bel viaggetto >>.

<< Xavier, cerca di darti una regolata con questa roba spazio-temporale, non voglio davvero che quando ti rivedo somigli a nonno Dave >> sbuffò lei, nominando il loro nonno paterno. Un tipo brusco, ma con un cuore gentile.

<< Tranquilla. Inoltre... hai lasciato la tua roba nella nave >> le ricordò lui.

<< Bah, nulla di insostituibile >> lo liquidò lei, per poi aprire la porta di casa. << Ci vediamo, fratellino >>. Detto ciò, entrò, chiudendosi la porta alle spalle.

Xavier rimase a guardare la porta per qualche secondo, poi fece dietrofront. Ed è lì che lo vide.

L'esterno del TARDIS era mutato

L'esterno del TARDIS era mutato. Ora era diventato un furgoncino dei gelati. Se non fosse stato per la porta aperta, che tradiva la sua natura aliena, sarebbe senz'altro passato per un vero e proprio veicolo terrestre.Chissà se si poteva anche guidare in modo normale.

<< Mimetismo... fighissimo... >> sospirò lui, per poi entrare.

Con un sonoro sbadiglio andò dalla madre. << Possiamo rimandare la gita a domani? Ho un sonno che non ci vedo >>. Ora che ci pensava, aveva dormito davvero poco e aveva passato tutto il tempo a scappare da un virus. Con lo stupore e l'adrenalina in corpo non aveva sentito la stanchezza, ma ora stava tornando più forte di prima.

<< Va bien! >> disse la madre, guardando lo schermo, per poi incamminarsi verso le scale, seguita dal figlio.

Le scale li condussero in un lungo corridoio, che però era meno ampio e meccanizzato di quelli in cui erano scappati in precedenza. Sembrava più... casereccio e accogliente. Sul pavimento c'era una moquette nera, mentre le pareti erano rivestite di un legno che tendeva al dorato.

Dopo aver oltrepassato diverse porte, Paradox indicò una porta un po' più grande, situata in un piccolo pianerottolo leggermente più ampio, simile all'ingresso di un appartamento. Ai lati c'erano due vasi con piante perfettamente vive e rigogliose, come se qualcuno le curasse ogni giorno. Sulla porta, una targhetta luminosa recitava: "Stanza di Xavier".

Una volta varcata la soglia...La stanza non era una stanza. Era un mini appartamento nerd!

Appena entrato, Xavier rimase a bocca aperta.

La prima area era un salottino da gaming: un enorme divano a forma di L, morbido e scuro, rivolto verso un maxischermo curvo che occupava quasi tutta la parete

La prima area era un salottino da gaming: un enorme divano a forma di L, morbido e scuro, rivolto verso un maxischermo curvo che occupava quasi tutta la parete. Sotto, una console futuristica proiettava ologrammi di menu di gioco. Accanto allo schermo, scaffali pieni di action figure, modellini di astronavi, robot e perfino un Creeper di "Minecraft" a grandezza naturale che lampeggiava minacciosamente.

Più avanti c'era la zona studio, con una scrivania enorme, piena di schermi, tastiere meccaniche, luci RGB e un computer che sembrava un incrocio tra un PC da gaming e un artefatto alieno. I cavi erano perfettamente ordinati, come se il TARDIS stesso li avesse sistemati.

Alla sinistra, una porta scorrevole conduceva a una mini sala giochi: cabinati arcade, un flipper con tema spaziale, un tavolo da air hockey e perfino una piccola postazione VR con tappeto omnidirezionale.

La zona notte era rialzata su un piccolo soppalco, raggiungibile tramite una scaletta metallica. Il letto era grande, morbido, con lenzuola blu scuro piene di costellazioni. Sopra, un cielo artificiale mostrava stelle che cambiavano lentamente posizione, come un planetario personale.

E in tutto questo, la cosa più incredibile era che... ogni oggetto sembrava perfettamente calibrato sui gusti di Xavier, come se il TARDIS avesse letto la sua mente e avesse creato il suo paradiso personale.

<< Stupenda! >> urlò, per poi abbracciare la madre, che ricambiò con un gran sorriso.

<< Ok, notte piccolino. Ci vediamo domattina, ok? >> lo salutò lei, scompigliandogli i capelli.

<< Ok, notte... >> rispose lui, per poi notare il tablet sul comodino, che doveva essere finito lì durante il caos. << Momento... e se il virus fosse entrato lì? O una piccola parte? >>

<< Cazzo... ok, dammelo. Così come il tuo smartwatch e il portatile. Li butterò nel buco nero e te ne farò dei nuovi. Tanto hai i salvataggi sul PC a casa, no? >> Il figlio annuì. << Che palle! Alex però non è qui! >>

<< Beh... in realtà ha lasciato tutta la sua roba qui, dicendo che non è importante. Quindi... ti basta trovarla >> le svelò il figlio, mentre stanco si incamminava verso le scale che portavano al soppalco.

<< Beh... quando la spocchiosa si accorgerà di aver lasciato qui il suo telefono ci faremo due risate. Ben le sta >> scherzò Paradox, per poi uscire dalla stanza, lasciando il figlio riposare.

Uscita, si incamminò verso la console, alla ricerca della roba di Alex. Magari prima si sarebbe imbattuta in una sua eventuale stanza. Passò accanto a una vetrina che esponeva tutti i suoi trofei musicali. Subito le saltò all'occhio il premio Regina del Rock e del Sesso, un titolo che le strappò un sorriso beffardo... per poi farla rendere conto che, con Xavier in giro, quella roba volgare non poteva restare sotto i suoi occhi.

Quando era una pazza rockettara e viveva alla giornata ignorando le regole, vivendo di eccessi, quei trofei erano un vanto: servivano a dire chi era a chiunque fosse entrato nella sua nave. Ma ora... come madre sapeva che la sua prima responsabilità era verso il figlio e sapeva che non poteva comportarsi come una totale deficiente con lui.

Per lei crescere al meglio i figli era la cosa più importante, tanto che molte volte sfotteva la se stessa del passato per non volerne. Xavier e Alex erano la sua luce, ed era grazie a loro se la sua vita aveva un senso. Erano l'unica cosa più importante della sua stessa arte.

Decisa, aprì la teca e tolse il premio, così come altri con titoli discutibili, lasciando solo quelli più normali e simpatici. Dopo di che iniziò a decidere quali oggetti o aree della nave bloccare al figlio e molto probabilmente la sala trofei dedicata alle sue canzoni era la prima sulla lista.

Ma prima... doveva sbarazzarsi dei telefoni e dei dispositivi elettronici correlati. Ringraziava il cielo che il virus non potesse accedere al collegamento nella cameretta di Xavier a casa loro, visto che il TARDIS lo aveva bloccato all'interno in ogni modo possibile. Altrimenti sai che casino...

Giunta nella sala console, si guardò attorno con le mani sui fianchi. Le era mancato viaggiare e non vedeva l'ora di rifarlo con il figlio. Certo, le sarebbe piaciuto avere anche Alex lì, ma la realtà era quella, quindi...

<< Basta cazzeggiare, Paradox. Hai dei telefoni da defenestrare! >> disse a se stessa. Detto ciò, con un gran sorriso, partì verso quella piccola avventura... sapendo che era solo l'inizio di tante altre ben più fantastiche.

Note al capitolo

Takezo è il personaggio di GiacomoSavastano ( Wattpad) e, oltre a leggere le sue storie, andate a leggervi l'ultima One‑Shot delle cronache di Enoch, intitolata "Che cosa sta succedendo?".

Lascia un segno

Ti è piaciuto questo capitolo? Fallo sapere a chi l'ha scritto.

Capitolo successivo Famiglia ›

Commenti

Sul capitolo intero. Le note ai passaggi stanno a margine del testo.

Accedi per commentare.

Caricamento…

Dello stesso autore

  1. Doctor Who: The Fifteen Doctors2 capitoli
  2. When Universes Collide9 capitoli
  3. I Segreti dell'Omniverso2 capitoli