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All'interno di una delle tante e infinite stanze della macchina spazio-multiversale, conosciuta come TARDIM, per gli amici TARDIS, Emily si stava svegliando assonnata, tanto è vero che aveva una faccia stordita e i capelli rossi sparsi sul viso. La venticinquenne sembrava stanca e sinceramente urtata, tanto che si alzò dal letto con un sonoro sbuffo e si diresse verso il bagno per sciacquarsi la faccia.
La stanza da letto era piccola ma confortevole, con pareti color crema illuminate da una luce soffusa dorata che sembrava emanare dalle pareti stesse. Il letto, con una coperta spessa dai colori vivaci, era posizionato accanto a un angolo disordinato pieno di fogli sparsi e schizzi disegnati a matita, carboncino e tubetti di colore strizzati. Quadretti e bozzetti erano appesi alla rinfusa sulle pareti, raccontando di mondi lontani, creature fantastiche e ricordi perduti.
Il bagno era semplice ma funzionale, con piastrelle bianche e azzurre e un lavandino in acciaio lucido che rifletteva la luce fredda emanata da una piccola lampada incassata nel soffitto. Alzando il suo sguardo verso lo specchio e notando il suo aspetto stanco, Emily era certa che suo padre l'avrebbe mandata al manicomio.
Urtata, tornò nella sua stanza e lanciò un'occhiata rassegnata alla confusione che la circondava. Ovviamente il disordine era indecente, ma lei non era mai stata la persona più ordinata, soprattutto per quanto riguardava i suoi spazi, in primis il luogo dove disegnava. Tre anni prima aveva una suite moderna con tanto di laboratorio artistico, ora invece, aveva questa stanzetta. Forse era chiaro segno che questa macchina non la conosceva ancora o che, in fondo, odiasse il paradosso.

Il suo sguardo cadde su una foto di lei e i suoi amici Sam e Dean. Sam era stato anche qualcosa di più, anche se non durò poi molto, date le loro scelte di vita differenti. Lei voleva disegnare e viaggiare, mentre loro cacciavano giorno e notte bestie molto poco cristiane. I due avevano come sempre le loro camicie di flanella e le loro giacche marroni di pelle. Sam era alto come un architrave, mentre Dean, seppur più piccolo, non era meno prestante. Nella foto lei sorrideva felice con quella sua magliettina bianca e il suo sorriso dello stesso colore. Invidiava la Emily di quella foto, visto che ancora non sapeva gli scleri che avrebbe subito in futuro, così come invidiava la piccola Emilia che se ne stava in un paesaggio natalizio con il suo Zio preferito.

Ad Emily mancava il Dottore, soprattutto quel Dottore, quello che aveva un legame con i suoi zii preferiti (i Ponds) e che era buffo e divertente.
Decidendo che non era il caso di autocommiserarsi e dopo essersi tolta il pigiama, un tempo bianco, ma che lei aveva colorato e trasformato in una tavolozza di colori, indossò la maglia bianca che portava nella foto con i Winchester e una giacca di pelle rossa sopra. Come pantaloni, scelse dei jeans neri. Infine, indossò il ciondolo che un tempo apparteneva a sua madre: quello con il sigillo di Gabriele, l'Arcangelo patrono della loro famiglia e anche un gran pervertito... o almeno lo era quello del mondo di Sam e Dean. L'Omniverso era strano...
Una volta pronta, uscì dalla camera e si incamminò lungo i corridoi infiniti e poco illuminati della nave.

Emily odiava quella stanza della console. Era nera, scarsamente illuminata, fatta eccezione per qualche luce a LED qua e là e rifletteva il carattere cupo e arrabbiato con la vita della proprietaria. Proprietaria che era rimasta esattamente dove l'aveva lasciata la sera prima di andare a dormire.
L'unico aspetto positivo che Emily riusciva a trovare in quella donna era la sua bellezza, paragonabile a quella di una dea greca. Il volto ben definito, il corpo sinuoso coperto da una giacca di pelle nera, una camicia bianca sbottonata sul davanti e dei jeans blu. Tuttavia, la caratteristica più notevole erano i suoi occhi: azzurri e freddi come la sua anima. Perché, per quanto l'aspetto esteriore fosse stupendo, quello interiore faceva davvero schifo.
Il Guardiano, in quella rigenerazione, era una donna che aveva perso la voglia di vivere e per questo passava il suo tempo ad ubriacarsi, mostrando un evidente disprezzo per la propria vita.
Il tratto che davvero disturbava Emily era il modo in cui questa versione di suo padre trattava i suoi nemici. Definirla crudele e cruenta sarebbe stato un eufemismo. Emily vedeva la gioia sadica con cui infliggeva dolore e questo la disgustava profondamente. Sapeva che suo padre non era perfetto e che aveva ucciso; lo aveva persino visto farlo. Ma mai per puro piacere. Almeno, non la versione con cui lei aveva viaggiato, né quella che l'aveva cresciuta.
L'unico motivo per cui Emily non l'aveva abbandonata per tornare sui suoi passi era il fatto che, se quella donna avesse deciso di togliersi la vita, lei sarebbe scomparsa dall'esistenza. Quella versione del Guardiano era pur sempre suo padre nel passato. Un altro motivo era che Emily sapeva cosa l'aveva resa così: i traumi della Divisione, la Guerra del Multiverso ( o Guerra del Tempo Multiversale, o comunque si chiamasse quell'orrore ) e la successiva morte di un figlio l'avevano distrutta.
Emily lo capiva ed era per questo che, nonostante tutto, sopportava quella donna. Anche quando vomitava dopo essere tornata ubriaca fradicia o quando spezzava il braccio a un ragazzo lascivo solo perché si era avvicinato troppo. Certo, il ragazzo non era innocente, ma adesso non poteva più nemmeno scrivere, perché il Guardiano era stata fin troppo brava nel suo "lavoro".
Ricordava ancora quando aveva provato a nascondere tutto l'alcol del TARDIS, chiedendo persino alla nave stessa di sigillare le stanze contenenti alcol. Anche se il TARDIS del passato non la gradiva particolarmente, Emily sperava che avrebbe acconsentito per il bene del suo più vecchio amico e pilota. La nave era comunque senziente, quindi tanto valeva tentare, no? Poco dopo, però, scoprì con forte disappunto che i Signori del Tempo si sballavano con lo zenzero. Così si ritrovò a nascondere anche quello.
Mai e poi mai avrebbe pensato di fare da babysitter a suo padre ubriaco. Mai.
Ricordava ancora una vecchia vacanza in Grecia, dove aveva conosciuto la sua prima cotta, il bellissimo Vasilis. Durante una giornata al mare, lui le aveva raccontato quanto fosse difficile vivere con la madre alcolizzata. Emily aveva provato pena per lui, ma era certa che a lei una cosa simile non sarebbe mai successa. I suoi genitori erano persone bravissime, che si godevano il vino con piacere, ma non erano degli ubriaconi. Ma il karma colpisce sempre nel momento peggiore, ed eccola lì, in una situazione simile.
Mentre rifletteva, non si accorse che il Guardiano la stava osservando a sua volta. Per quanto le volesse bene, perché non avrebbe mai potuto odiare davvero un suo figlio, seppur futuro, la sua presenza le causava irritazione. Non era Emily in sé a irritarla; la ragazza era così dolce e serena da scaldarle i cuori, seppur di poco. Ma il fatto che fosse lì, un promemoria vivente che la sua vita, già troppo lunga e miserabile, sarebbe continuata per altri millenni.
Non le piaceva il suo eroismo. Non che Emily fosse come la sua disgustosa sesta versione, né come il Dottore, ma non esitava ad aiutare se poteva. Questo le ricordava il suo piccolo Tal, il suo dolce bambino strappato troppo presto da quel multiverso disgustoso e infernale. Non voleva che Emily facesse la stessa fine.
Ecco perché, nonostante tutte le lamentele della rossa sul suo modo di comportarsi, l'aveva accolta comunque con sé. Per proteggerla. Inoltre, seppur non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce, la sua compagnia le faceva piacere.
<< Allora, dove vuoi andare? >> le chiese, facendola rinvenire dai suoi pensieri. << Sei la persona più distratta del multiverso. A cosa pensavi così intensamente? A qualche bel quadro? >>
<< Pensavo al mio passato >> rispose la rossa con una mezza verità, grata che il legame mentale tra lei e suo padre fosse una cosa del futuro e che, di conseguenza, la corvina non potesse scrutarle nella testa.
Il Guardiano annuì freddamente. << Allora, te lo richiedo di nuovo, dove vuoi andare? >>
Ormai lasciava sempre scegliere a Emily la destinazione. A lei non importava quasi più nulla, quindi un luogo valeva l'altro.
<< A casa >> disse Emily e per un attimo le parve di scorgere un accenno di tristezza negli occhi di ghiaccio del Guardiano. << La mia vecchia casa, dico. Non sono mai riuscita a tornare per recuperare alcune delle mie cose. >> Mentì, sapendo benissimo che il TARDIS ci aveva già pensato anni prima. Ma lei voleva rivedere ancora una volta il Time & Space, il bellissimo negozietto di antiquariato che le riportava alla mente solo bei ricordi. Ricordi di intere serate passate a chiacchierare con suo padre e a catalogare vari oggetti antichi. I suoi preferiti erano ovviamente i quadri d'epoca, dei veri capolavori che un giorno avrebbe voluto eguagliare.
<< Dammi le coordinate spazio-temporali >> disse l'aliena, sempre con il suo tono freddo.
Emily si passò una mano tra i capelli, imbarazzata. Sinceramente, non conosceva le coordinate, così come non sapeva pilotare quella nave. Aveva imparato solo poco e quel poco di certo non bastava.
La donna più grande la prese per un braccio e la condusse davanti a una sezione della console dove si trovava qualcosa di strano e gelatinoso. << Mettici le mani e pensa alla tua vecchia casa >> ordinò lei.
Emily obbedì e la macchina partì. Se ne accorse dalle luci del soffitto che brillarono più forti, per poi spegnersi di colpo. Segno che erano arrivate.
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Altrove, in un altro spazio-tempo, un altro Guardiano, decisamente più solare e giovanile della precedente, se ne stava seduto mentre rifletteva sul fatto che era di nuovo solo. Questo pensiero lo rendeva solo leggermente triste. Sì, gli piaceva la solitudine, visto che poteva visitare un bel mondo per i fatti propri o leggere un manga in santa pace, ma l'assenza di Angel e soprattutto, di sua figlia Emily si faceva sentire.
Pensando alla giovane rossa, non poté fare a meno di ricordare quel vecchiume cosmico che era stato il suo piccolo negozietto di antiquariato, che per alcuni anni era stata la loro casa. Emily adorava quel posto, anche se... beh, non era stato sempre così. In realtà, all'inizio, lo odiava.
Dopo aver impostato le coordinate esatte, visto che forse era il caso di tornare in quel negozietto, anche perché avrebbe potuto lasciare per sbaglio (per la sua distrazione e la sua vita caotica) qualche strano artefatto alieno o roba magica ancora più strana, si accomodò sulla sua poltroncina color crema e si perse nei ricordi, ripensando al loro trasferimento a Londra e a quanto sua figlia avesse detestato quella scelta.
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Il Guardiano sedeva dietro la sua scrivania di legno pregiato, osservando con sguardo orgoglioso, ma pensieroso il suo bel negozietto. Le pareti erano tappezzate di scaffali colmi di ogni tipo di oggetto, proveniente da svariate epoche storiche. Tra gli articoli più curiosi, si potevano scorgere antiche monete d'oro, cristalli scintillanti, orologi a pendolo dall'aspetto vintage e strani artefatti che sembravano appartenere a mondi lontani. Il profumo dell'incenso si mescolava all'odore di carta antica e legno. Sperava che un giorno anche sua figlia potesse amare questo piccolo angolo di paradiso.
Ormai era cresciuta e aveva diciannove anni; per quanto ai suoi occhi sembrasse ancora così dolce e piccolina, era ormai una giovane donna e questo lo riempiva sia di orgoglio che di una profonda paura. Paura che un giorno se ne sarebbe andata per la sua strada. Una strada che, come gli aveva detto anni fa il vecchio mago Gandalf, sarebbe stata tra le stelle, ma proprio per questo lo preoccupava ancora di più. Un tempo si era sentito raggiante d'orgoglio a quelle parole, ma ora, dopo aver già perso sua moglie anni fa e con solo sua figlia a tenergli compagnia, non voleva perdere anche lei.
<< Papà, io esco un attimo per andare a comprare altro materiale per il disegno, ci vediamo dopo >> disse Emily con un sorriso, mentre usciva dalla porta. Lui però poteva percepire chiaramente che sua figlia non amava affatto quel posto. Non aveva preso bene il trasferimento da Firenze, la città che amava e dove aveva i suoi amici. Prima che fosse troppo lontana per il loro legame mentale, una frase intensa e carica di tristezza gli arrivò nella mente:
"Odio questa città, la gente non sa da quale parte si guida, il cibo è davvero disgustoso e il clima è quasi sempre piovoso. Quanto meno oggi è una bella giornata..." Seguito da quello che a lui parve un sospiro: "Mi manca l'Italia..."
Il Guardiano abbassò mesto la testa tra le mani, triste e pensieroso. Sapeva che il trasferimento non avrebbe reso felice sua figlia, vista la profonda connessione che aveva con la sua patria. Ma lui non poteva più restare in Italia, nella città natale della sua amata defunta; il dolore era troppo forte e gli riportava alla mente solo ricordi tristi.
Stanco di quella sofferenza e consapevole di quanto fosse stato già devastato dalla tristezza in vite passate, specialmente in quella conosciuta come la Tata, decise, per il bene di Emilia e per se stesso, di andarsene via e ricominciare. Cambiarono persino universo, anche se la giovane rossa non se ne accorse. Essendo il Guardiano e avendo numerosi nemici, non era saggio rimanere fermo nello stesso posto per troppi decenni.
Si alzò dalla sedia e uscì da dietro la scrivania per osservare l'ultimo pezzo arrivato, quando la campanella del negozio suonò e un giovane biondo vi entrò, guardandosi intorno con aria distratta e pensierosa. Non doveva avere più di venticinque o ventisei anni.
<< Buongiorno, giovine. In cosa posso esserle utile? >> disse con un leggero sorriso. Era sempre bello accogliere un nuovo cliente con eleganza e rispetto. Se doveva essere sincero con se stesso, il biondo, che in realtà aveva i capelli biondo-scuro, tanto da sembrare quasi castano, sembrava più il tipo di ragazzo che andrebbe in un bar o in una fumetteria, piuttosto che in un negozio di antiquariato. Era forse uno studente della stessa facolità di Emilia? Un suo amico?
<< Ah... >> esclamò il biondo osservando il suo passato. Poi roteò gli occhi e finse di osservare qualcosa, anche se conosceva già quel posto e non gli interessava davvero nulla. Non voleva rovinare la linea temporale sembrando sospetto. Purtroppo, uno dei suoi maggiori difetti in quella rigenerazione, ovvero parlare a voce alta, lo tradì quasi subito, perché con voce buffa e canzonatoria disse:
<< Buongiorno giovine, io sono un vecchio e noioso tizio strano che si veste come un ortaggio. In cosa posso esserle utile? >>
Detto ciò, si trovò davanti il suo passato con sguardo offeso e braccia conserte. << Se sei qui solo per burlarti di me, la porta è in quella direzione, ragazzo. >> Per poi aggungere ancora più irritato. << Il Bar, l'edicola o dovunque voi giovani amate sprecare il vostro tempo al giorno d'oggi si trovano poco distanti da qui >>.
<< Sai che, uomo-carota, hai perfettamente ragione. Ci vediamo, eh? >> detto ciò, uscì dal negozio il più velocemente possibile. Doveva fare una chiacchierata con la sua nave.
Se il biondo fosse uscito solo un attimo dopo, avrebbe quasi certamente notato la sua nave materializzarsi sul fondo della via accanto a un lampione, ma ormai le dava già la schiena e si dirigeva verso una destinazione imprecisata.

Dal cilindro uscì Emily, che osservò quel luogo con nostalgia. Le mancava davvero vivere lì, ora più che in passato. La via era, come sempre, affollata e vivace, con il suono dei passi che si mescolava a quello delle conversazioni. I colori dei negozi e delle insegne vibravano sotto il sole, rendendo l'atmosfera quasi magica. Ovviamente, nessun passante si era minimamente accorto di uno strano cilindro alieno apparso dal nulla. Cominciava a pensare che quello che il Dottore le aveva detto, ovvero che gli umani tendevano a dimenticare o ignorare le cose strane, fosse vero.
Voltando leggermente lo sguardo verso destra, si accorse che il Guardiano l'aveva seguita e si era appoggiata al lampione lì accanto con fare disinteressato. Dopo aver roteato gli occhi ed essersi soffermata ancora un po' su quella via, guardò la donna e disse:
<< Tu resta qui e non seguirmi, visto che per te la mia casa è uno spoiler, ok? >>
<< Non sono una novellina, Emily. Tu vai, io andrò dalla parte opposta. >> Senza nemmeno aspettare la risposta della figlia, si avviò con il suo solito atteggiamento tra l'apatico e l'indispettito. Emily non riusciva a capire quale sensazione sgradevole il Guardiano provasse, visto che sembravano tutte insieme. Sbuffando, si diresse verso il Time & Space, un nome che trovava particolarmente adatto per il negozio di suo padre, data la sua vera natura e anche ciò che vendeva.
Arrivata lì, però, qualcosa non andava. Si aspettava di trovare macerie o almeno qualche segno di distruzione, considerata la carica selvaggia dei Dalek che doveva essere avvenuta. Invece, tutto era straordinariamente pulito e calmo. Un dubbio la assalì.

Decise di andare all'edicola lì vicino, una delle poche ancora esistenti a Londra, visto che nel Regno Unito le edicole indipendenti erano diventate piuttosto rare. Una volta arrivata, trovò il signor Thomas, con il suo solito berretto verde e gli occhiali rotondi sulla punta del naso. Per via del suo modo antiquato di vestire, le ricordava Olivander, uno dei personaggi della sua saga preferita di libri Fantasy: Harry Potter. Tanto che, una volta, lo aveva chiamato davvero Olivander per distrazione, facendo una figuraccia memorabile. Ricordava ancora la sua amica Anika che si sbellicava dalle risate e la paura di perderla per quella sciocchezza, ma fortunatamente la loro amicizia era cresciuta ogni giorno di più.
<< Emilia >> la salutò con un caro sorriso da nonno Thomas. << Sei venuta a prendere il tuo solito? >> chiese, riferendosi alla rivista di arte e artisti del passato che prendeva abitualmente.
<< In realtà no. Posso avere il giornale per un secondo? >> domandò. Thomas glielo porse senza esitare.
Emily sgranò gli occhi preoccupata. Era il 2006! Si trovava davvero nel passato, il che era un problema. Anche se... lui era qui, l'uomo che l'aveva cresciuta. Sapeva che era sbagliato interferire con il tempo, ma se lo avesse solo osservato da lontano...? Al diavolo le regole. Era stanca e arrabbiata e, per una volta, voleva fare qualcosa per se stessa.
<< Emilia, posso farti una domanda? Come mai indossi vestiti diversi da prima? >>
<< Sono una ragazza e lo sai come siamo fatte, no? Ci piace cambiare abiti molto spesso >> rispose con un sorriso forzato, restituendo il giornale a Thomas e salutandolo di fretta. Immediatamente imprecò contro se stessa per quella scusa ridicola. "Alle ragazze piace cambiare? Che sono, le scale di Hogwarts?" Pensò, ridacchiando amaramente.
Arrivata davanti alla vetrina del negozio, le mancò il respiro per un attimo. Suo padre era lì, rosso ed elegante come lo ricordava. Sembrava urtato da qualcosa e piuttosto triste, ma dopo la morte della mamma era quasi sempre così, anche se non glielo aveva mai fatto pesare, forse perché cercava di proteggerla.
<< Non puoi andare da lui, lo sai vero? >> disse una fredda voce femminile, voce che Emily ormai aveva imparato a odiare. Si girò, decisamente infastidita, e lanciò uno sguardo irritato alla corvina.
<< Tu non dovevi andare dalla parte opposta? >>
<< Ti ho vista andare con fare preoccupato all'edicola per guardare la data del giornale. Ho solo fatto due più due >> la voce della donna era severa. << Non si gioca con il tempo, soprattutto non si gioca con la propria linea temporale o quella dei propri parenti >>.
<< Io sto con te proprio perché sto giocando con la linea temporale dei miei parenti >> rispose seccata Emily. << E comunque non avevo intenzione di entrare. Non sono così stupida >>.
La donna più grande annuì, per poi osservare il nome del negozio. << Nome banale e poco originale. >> Si accovacciò per guardare meglio la vetrina, quando due ragazzoni che si credevano i padroni del quartiere arrivarono con fare arrogante, osservando senza pudore il sedere della corvina.
<< Ehi bella, io so... >> la voce del ragazzo si spense quando la donna voltò la faccia e lo osservò con i suoi occhi glaciali. Non disse nulla, ma il messaggio era ovvio: vattene o ti strappo le palle e le do da mangiare al tuo amico.
Spaventati, i due scapparono via e Emily ridacchiò. Per quanto detestasse il carattere del Guardiano, quei due se lo meritavano.
<< Ho sbagliato a farti usare il circuito telepatico della nave per trovare le coordinate >> ammise la corvina con un tono sorprendentemente gentile. << Anche se non è del tutto colpa tua. Avrei dovuto essere più chiara. Torniamo al TARDIS e riproviamo >>.
Emily assaporò uno dei pochi istanti in cui la sua parente riusciva a mostrarsi gentile. O almeno quella che per lei era una forma di gentilezza, ma visto che la sua vita non poteva mai essere tranquilla, una voce maschile la chiamò alle sue spalle. << Emilia? Che ci fai qui fuori? Entra, ti è successo qualcosa? Pensavo che fossi... >>
Non finì la frase, perché Emily lo abbracciò così forte da togliergli il respiro. << Mi sei mancato, Babbo >> disse con le lacrime agli occhi. Non avrebbe mai dimenticato il suo odore di storia e libri antichi.
La corvina, in quel momento, poteva solo sentirsi un'estranea e bruciava di gelosia per il suo futuro. Il legame tra Emily e suo padre era evidente e più forte che mai. Poteva percepirne il calore, un calore così intenso da bruciarla e farla sentire ancora più miserabile, sapendo di averlo perso da tempo e di dover aspettare ancora molto prima di poterlo ritrovare. Come sempre, il multiverso era uno schifo. Almeno, però, era contenta per sua figlia.
<< Ehi, uomo noioso che sta fermo in mezzo ai relitti della storia e...>> disse il Guardiano più vecchio avvicinandosi al sé più giovane. Come sempre, la vita gli sorrideva una volta sì e cento no, o meglio, più no che sì, ma quando alzò lo sguardo, il suo volto si illuminò.
<< Emily! >> esclamò, correndole incontro e abbracciandola, facendola girare su se stessa. << Mi sei mancata, non ci vediamo da quando... >> Il suo volto si rabbuiò un po' e osservò la versione femminile di sé stesso, quella che considerava il periodo peggiore della sua vita. << Quindi stai già viaggiando con la mia fase emo? >> disse guardando sua figlia con uno sguardo triste nei suoi occhi.
Il rosso, accorgendosi solo allora della propria versione passata, si mise davanti alla figlia con un'aria quasi protettiva. Non voleva che lei conoscesse il suo passato, soprattutto quel volto.
La "emo" lo guardò irritata per averle affibbiato quel soprannome, considerando che lei non era affatto emo, e poi perché l'altro stava proteggendo Emily? Credeva davvero che le avrebbe fatto del male? O voleva solo nascondere il fatto che un tempo era stata lei?
<< Emilia! Perché stai abbracciando il ragazzino irritante? >> chiese, mentre lei con gioia ricambiava l'abbraccio del biondo.
<< Perché è uno di noi >> rispose freddamente la donna, che ovviamente, visto che non era nata ieri, aveva già capito chi era quel biondo.
<< Ma... ma... >> balbettò il rosso e il biondo sorrise.
<< Sì, sono te. Il tuo futuro più simpatico e migliorato, mentre Malefica qui la conosciamo entrambi >> disse indicando la donna che lo guardava con ostilità.
<< No, di nuovo no! >> sbuffò Emily, vedendoli lì tutti e tre, rendendosi conto solo ora in che situazione si era cacciata. Era stata troppo impegnata a riabbracciare i suoi due padri (che in realtà erano lo stesso) per accorgersi del delirio che stava vivendo. Tre Guardiani in un solo posto avrebbero solo causato che danni.
<< Di nuovo? >> chiese il rosso con curiosità.
<< Sì, l'ultima volta eravamo io e Junior >> rispose il biondo e lui annuì, avendo capito che si riferiva al loro primo io, il Senatore Fuggitivo.
<< Quindi tu sei la Emilia del futuro, un futuro celato dietro le tende del mistero che... >> ma fu interrotto dal sé futuro che lo imitava con tono canzonatorio:
<< Dietro le tende del mistero che celano un mistero misterioso che ... >>
<< Papà, dai! >> lo rimproverò la rossa, ridendo però divertita. Si era quasi dimenticata del modo fin troppo erudito di parlare dell'uomo che l'aveva cresciuta e del carattere infantile del ragazzo che le aveva mostrato le stelle. Erano entrambi suo padre, lo stesso Signore del Tempo, ma allo stesso tempo così diversi che era ancora difficile per lei considerarli la stessa persona. << Comunque, per la mia sanità mentale, vi chiamerò con il vostro numero di rigenerazione, così è più semplice. Quindi cominciamo da Tredici. Come mai sei qui? >>
Sinceramente, Emily avrebbe voluto chiamare Dodici "Babbo" e Tredici "Papà", ma così facendo avrebbe escluso Nove e non voleva farlo. Non voleva vederla offendersi, incazzarsi o essere triste ancora una volta, ne aveva già abbastanza.
<< Non volevo arrivare qui, non in questa epoca >> disse lui passandosi una mano tra i capelli. << Volevo vedere se avevo lasciato qualcosa di pericoloso in questo posto, inoltre... mi machi e questo posto mi fa pensare a te >>.
<< Aww! Papà, grazie! >> disse Emily intenerita. << Anche io, beh, noi, siamo venute qui per lo stesso motivo. Volevo vedere casa un'ultima volta >>.
Dodici li osservava preoccupato. Cosa era successo al suo bellissimo negozio? Inoltre, aveva capito che la sua bambina lo avrebbe visto morire e che avrebbe viaggiato con quella sua irritante versione futura. Voleva essere lui a mostrarle le meraviglie della realtà. La cosa più preoccupante era che ora Emilia viaggiava con la Tata, o meglio, quella che sarebbe diventata la Tata. Gli tornò alla mente una grande persona che l'aveva aiutata, ma non ricordava chi fosse, solo un caldo ricordo. Era forse la sua bambina?
<< Sì, non ho finito la mia storia comunque >> disse Tredici. << Una volta entrato nel negozio e visto che ero finito nel passato, avevo deciso di tornare indietro, ma a quanto pare il mio TARDIS è sparito, poof, volatilizzato! >> continuò: << Quindi ho deciso di tornare indietro per usare il TARDIS di Rosso Mal Pelo e capire cosa fosse successo. Ora però, credo sia meglio utilizzare il TARDIS spettrale e oscuro della Fata Morgana qui, visto che credo sia già per strada e non in cantina >>.
Tutti annuirono, anche se Nove e Dodici erano infastiditi dai nomignoli che Tredici aveva dato loro. Dodici in particolare, perché credeva di aver smesso di dare soprannomi alla gente dalla sua decima vita, anche se quelli erano decisamente più volgari.
Incamminandosi lungo la via, Tredici disse: << Wow, un momento. Chissà se Thomas ha delle carte Pokémon. Aspettate qui, eh? >> Con un sorriso, corse verso l'edicola, suscitando una risata divertita e al contempo esasperata in Emily. Gli erano mancate le buffonate di quella versione di suo padre.
<< Perfetto... mi rigenererò in un nerd... >> sbuffò il rosso, passandosi la mano sulla faccia con aria rassegnata. Anche Nove non sembrava particolarmente contenta.
Dopo poco, Tredici tornò tutto soddisfatto con il suo box di carte Pokémon, mostrandolo a tutti prima di riporlo nelle sue tasche interne. Emily notò che indossava un nuovo giacchetto, più scuro rispetto al precedente, blu e nero al posto del bianco e azzurro, con sotto la solita maglia gialla.
<< Hai finito o dobbiamo aspettare ancora i tuoi comodi? >> gli chiese Nove, guardandolo come se volesse atomizzarlo in quel preciso momento, cosa che tutti sapevano essere molto probabile, dato il suo caratteraccio.
<< Se troverò una carta rara e diventerò ricco, non ti darò niente >> disse Tredici, facendo il finto offeso e facendo sbuffare tutti. << Inoltre, perché Dodici ci sta seguendo? Questa è la tua epoca, se ci segui peggiori solo le cose >>.
<< Voglio assicurarmi che Emilia stia bene e al sicuro fino alla vostra partenza, che mi auguro sia il prima possibile >> gli rispose lui.
Detto ciò, il gruppo si incamminò verso il punto dove avrebbe dovuto essere parcheggiato il TARDIS di Nove, ma non c'era. La donna si guardò attorno irritata e, con occhi pieni d'odio, imprecò in lingue sconosciute.
Prima di indagare ulteriormente, furono accerchiati da un gruppo di jeep, dalle quali scesero molti soldati armati che si diressero subito verso di loro. L'uniforme dei soldati era nera e sulla spalla avevano il simbolo della loro organizzazione: la UNIT.
<< Ci mancava solo la UNIT >> sbuffò il biondo. << Chissà cosa vogliono adesso >>.
<< Guardiano >> disse uno dei soldati rivolgendosi a Dodici. << Lei e i suoi assistenti siete pregati di seguirci. Kate vuole parlarvi di un problema urgente >>.
<< Il suo cosa?! >> urlò Tredici, infastidito. << Il suo che cosa? Io non sono il suo assistente! Vi sembro forse uno che ha la faccia di un assistente? >>
<< Assolutamente >> gli rispose Dodici con un sorrisino canzonatorio e Emily roteò gli occhi sbuffando. Era assurdo quanto poco andassero d'accordo le versioni di suo padre. Con la coda dell'occhio vide Nove cercare di dileguarsi, invisibile come un gatto nero.
<< Dove vai? >> le chiese e lei la guardò infastidita.
<< Devi imparare a tenere la bocca chiusa, bambina >> disse severamente Nove. << Chi ti dice che questi soldati non siano qui per farci del male? >>
<< Sono della UNIT, sono i buoni, no? >>
<< Ingenua, potrebbero essere corrotti, manipolati o chissà che altro. Devi fare sempre attenzione >> le rispose lei.
<< Neanche Malocchio Moody è paranoico come te. Non puoi vedere nemici ovunque, non è il giusto modo di vivere >> sbuffò Emily e la donna roteò gli occhi.
<< Prego, se volete, seguitemi nella jeep, così vi portiamo al quartier generale >> disse il soldato.

Quando la Jeep partì, le tre versioni dello stesso alieno, la loro figlia e il soldato che Tredici aveva soprannominato Sergente Sargent, con molta irritazione sia di quest'ultimo che degli altri, si misero in marcia. Dodici notò qualcosa del suo futuro: << Forse la mia mente mi illude, ma tu mi ricordi proprio... >>
<< Sì, sì, assomiglio a quel ragazzino che ogni tanto sbuca fuori nell'Omniverso, lo so già >> gli rispose lui alzando le spalle. Se continui a incontrare svariate varianti della stessa persona e quella persona ti sta simpatica, finisci per somigliarle. Inoltre, gli piaceva il suo aspetto, quindi poco importava.
<< Qual è il problema? >> chiese Emily al sergente. Amichevoli o meno, essere circondata da un esercito e prelevata così la irritava parecchio; le sembrava di essere trattata come una criminale. A suo avviso, i telefoni esistevano per un motivo e se quelle persone conoscevano suo padre, sapevano anche dove lavorava. Una semplice chiamata no?
<< Signorina, vi spiegheremo tutto al quartier generale >> le rispose freddamente la guardia.
"C'è qualcosa che ti turba?" le chiese telepaticamente Tredici e lei annuì. Non le era estraneo averlo nella testa, visto che era stato proprio lui a farle capire e comprendere quell'abilità.
"Non mi è piaciuto il modo in cui la UNIT ci ha prelevati. Una chiamata non andava bene?"
"Figlia mia, mi congratulo con te per aver appreso i misteri della mente..." intervenne Dodici nella discussione telepatica.
"Senti..." lo guardò male il suo successore. "Fuori dalla mia testa, ci sono cose di cui devo parlare con Emily, cose che per te sono spoiler".
"Bene... Tuttavia, volevo rispondere al quesito di nostra figlia" disse lui, continuando. "La UNIT interviene così perché conosce la natura sfuggente di noi Signori del Tempo, colpa del Dottore, suppongo. Quindi, per essere sicuri che li seguiremo, agiscono in questo modo".
Sua figlia annuì con un sorriso, poi uscì dalla connessione mentale e notò che il suo passato li osservava freddamente. Forse si era accorta che stavano parlando telepaticamente? O era solo arrabbiata con loro? Con quella donna era difficile dirlo.
"Allora" pensò Tredici. "Ora che quel noioso se n'è andato, è giunto il momento per dirti che mi dispiace".
"Per cosa? Non mi hai fatto niente, non capisco..." La rossa era preoccupata. Che cosa intendeva?
"Emily, stai viaggiando con la mia versione più oscura e autodistruttiva e hai visto cose che nessuna figlia dovrebbe vedere. Io sapevo che avresti dovuto affrontare tutto questo, visto che... beh, è il mio passato".
Il suo sguardo era pieno di scuse. Il tempo non andava cambiato, ecco perché non se ne pentiva fino in fondo, ma Emily non si meritava tutto quello. Nessuno lo meritava.
Emily annuì, ora molte cose avevano più senso. Suo padre l'aveva lasciata andare per la sua strada senza fare troppe storie, perché sapeva già che l'avrebbe rivisto, più giovane e femminile, ma sempre lui. Tuttavia, questo sollevava un quesito:
"Quindi tu mi conoscevi ancora prima che io nascessi? Quando mi hai vista crescere, già sapevi chi sarei diventata? È strano... e se, anche involontariamente, mi avessi manipolata per diventare ciò che sono ora?"
"La risposta è no" le rispose secco lui. "Alla fine della sua vita, quella matta laggiù prenderà una pozione che le cancellerà la memoria su di te ai suoi successori, a meno che tu non dica una Password che conoscerai più avanti. A quel punto, la loro memoria si sbloccherà brevemente. Il barbone rosso laggiù non si ricordava di te alla tua nascita. Io sì, perché l'effetto della pozione era svanito. Durante i nostri viaggi conoscevo il tuo futuro, ma ormai eri grande e non ti ho manipolata affatto " le spiego lui." Ah, ricordati di dire alla Tata di preparare quella pozione".
Emily annuì. "Perché la chiami la Tata?"
"Hai visto com'era vestita nel quadro a casa di Vastra, giusto? La Tata sarà il suo soprannome ufficiale. Perché dopo tanta sofferenza si era ripresa, aveva trovato un motivo per vivere e andare avanti, una persona speciale che l'aveva aiutata nel suo periodo più oscuro. Quella persona sei tu, Emily" Il suo sorriso mostrava gratitudine e orgoglio per averla come figlia. "Devi solo avere un po' di pazienza, il vostro rapporto migliorerà".
Emily ricambiò con un sorriso. L'aspettava un compito difficile, ma ne sarebbe valsa la pena. Appoggiò la testa sul cappotto del suo padre più giovane, che ricambiò il semi-abbraccio, visto che i due erano seduti vicini, mentre il biondo stava alla destra della corvina e Sargent se ne stava al centro, appoggiato al pannello divisorio che separava i passeggeri dal conducente, dando le spalle a quest'ultimo.
<< Perché siamo qui, veramente? >> chiese la donna osservandoli.
<< Signora, come ho già detto, vi spiegheremo tutto una volta arrivati a destinazione. La prego di avere un po' di pazienza >> le disse la guardia.
<< Non parlavo con te, ma con il mio futuro >> la sua voce era fredda. << Non vi sembra strano che siamo in tre? Che sia solo una coincidenza che ci siamo tutti ritrovati in questo periodo storico? Le nostre navi sono scomparse, c'è qualcuno dietro >>.
<< Grazie per aver sottolineato l'ovvio >> rispose il biondo, ricevendo una delle sue occhiate glaciali. << Stiamo andando da Kate proprio per questo motivo, no? Kate è già al comando, giusto? Cavolo, che confusione con tutte queste epoche e universi >>.
"Papà, lei intendeva dire che forse è stata proprio la UNIT a orchestrare tutto. L'ho vista sgattaiolare via quando ci hanno circondati" gli spiegò Emily telepaticamente.
"Ero davvero una paranoica, ogni ombra era un cavolo di nemico..." sbuffò mentalmente lui. "Ma potrebbe non avere torto. Non credo sia la UNIT, ma con tre di noi in mezzo... meglio stare all'erta".
La rossa annuì e, appoggiò ancora una volta la testa sulla spalla del padre, ma lui non c'era più. Con un brivido, si voltò: il padre e gli altri due erano svaniti, lasciandola sola con la guardia.
<< Che cosa? >> esclamò sorpresa.
All'improvviso, un violento sbandamento scosse la Jeep, che si schiantò con fragore contro qualcosa, facendola precipitare nell'oscurità.